Benvenuti in we are social. Siamo una conversation agency, con uffici a Milano, New York, Londra, Parigi, Monaco di Baviera, Singapore, Sydney e San Paolo. Aiutiamo le marche ad ascoltare e comprendere le conversazioni che hanno luogo sui social media, per potervi prendere parte in modo attivo e rilevante.
Siamo un nuovo tipo di agenzia, ma la conversazione tra persone non è certo una novità: la nostra missione è quella di introdurre i nostri clienti all’interno di questo processo naturale.Abbiamo già aiutato brand come Sky, Henkel, BNL Gruppo BNP Paribas, Mondelēz, Barilla, Lavazza, adidas e BIC.

Se vuoi conoscerci meglio, e scoprire come possiamo aiutare anche te, inviaci una e-mail o chiamaci al numero +39 02 8970 8500.

Thank God We Are Social #203

di Andrea Biolcatti

Buon sabato della Liberazione a tutti! O Liberation Day, come lo chiama il nostro fedele Google Calendar. In questo TGWAS parleremo di culture attraverso le emoji, dell’arrivo delle chiamate via Whatsapp sui melafonini e dei nuovi modi utilizzati dalla HBO per creare hype intorno alla seconda stagione di True Detective. Come se ce ne fosse bisogno.
Summary terminato, si parte!

Paris, je t’aime

Per il secondo TGWAS di fila le emoji richiamano la nostra attenzione. Uno studio condotto da Swiftkey, e ripreso da Wired, ci spiega quali siano le faccine più utilizzate nei diversi stati, confermando lo stereotipo della Francia come patria del romanticismo. Sugli schermi dei nostri cugini d’oltralpe c’è infatti un tripudio di cuori scarlatti (utilizzati il quadruplo rispetto alla media mondiale). Per quanto ci riguarda, abbiamo il primato per l’invio dei baci ma siamo anche spesso impauriti.
Il pacifico Canada, che Michael Moore dipingeva come il paese in cui le porte di casa restano spalancate, tanta è la fiducia verso il prossimo, si rivela invece il più frequente utilizzatore di pistole e armi varie. Se serve come valvola di sfogo, sicuramente meglio un pugno in più su whatsapp e una carezza offline.

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Il tempo delle mele

Non è una vera e propria novità. Le chiamate via Whatsapp dopo alcuni test erano già sbarcate sui dispositivi Android. Ora sembra però essere giunta l’ora dell’attivazione anche per gli iPhone. La qualità si prevede non sarà ottimale ma è un altro step importante per la piattaforma social che in Italia fa registrare attualmente il più alto numero di iscritti.
Dopo lo sbalordimento iniziale, su Android non sembra esserci stata una rivoluzione copernicana. Tra poco scopriremo se l’allargamento delle frontiere anche ai dispositivi iOS cambierà maggiormente le nostre abitudini. Se già gli sms sembrano un ricordo, il traffico dati potrebbe diventare più centrale anche nella comunicazione vocale.

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True Posters

Dopo essere stata la serie rivelazione del 2014, True Detective è attesa al varco dai fan, e dalla critica. Potrebbe essere un glorioso trionfo o un pesante tracollo. Gli addii della trinità McConaughey-Harrelson-Fukunaga all’inizio hanno seminato il panico. La scelta di un cast intrigante ha poi placato gli animi e il teaser ha decisamente riacceso gli entusiasmi.
Ma l’ultima trovata per far aumentare il buzz intorno alla serie è stata la diffusione via Twitter di questi motion posters. Immagini evocative e giocate sul chiaroscuro che ci fanno già assaporare il ritorno di tormenti interiori in stile Rustin Cohle.
Ah, se vi dico HBO, teaser e sententia di forte impatto come fosse scritta da Seneca, non vi viene in mente nulla? A me il corvo qui sotto ricorda qualcosa.

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800 milioni di persone accedono a Facebook ogni giorno da mobile

di Luca Della Dora in News

E 581 milioni usano Facebook solo dal proprio smartphone.

Si tratta di un dato significativo, che spiega molto chiaramente in che modo sta cambiando il modo in cui accediamo ai contenuti e interagiamo con altre persone, con brand e publisher.

Non è solo il numero di utenti che accedono da mobile a crescere, infatti anche il numero di utenti totali attivi ogni giorno è cresciuto rispetto all’anno scorso: 936 milioni (802 milioni a Q1 2014, +17%).

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Il 65% delle persone utilizza Facebook tutti i giorni (1.44 miliardi è invece il totale degli utenti attivi al mese), e il 40.3% degli utenti accede esclusivamente da mobilecon una crescita continua mese dopo mese.

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Qui ⬇︎ Facebook Q1 2015 Results nel dettaglio

Insomma, tutti i valori sono in crescita, ma le percentuali più alte riguardano i dati relativi a ciò che accade su dispositivi mobile: niente di nuovo, ma osservando gli utenti mensili di WhatsApp (800 milioni), di Facebook Messenger (600 milioni) o di Instagram (+300 milioni) è evidente come l’impatto dell’ecosistema costruito da Facebook (e queste quattro piattaforme ne costituiscono solo una parte) sia sempre più grande nella nostra quotidianità.

Facebook Ecosystem

Le persone usano per sempre più tempo il proprio smartphone, e per questo l’obiettivo di Facebook è far sì che questo tempo sia speso usando le sue piattaforme: ogni giorno vengono scambiati più di 30 miliardi di messaggi, foto, messaggi vocali o video via WhatsApp (meno di 20 miliardi gli SMS totali), e 70 milioni di foto vengono condivise su Instagram.

TheNextWeb aveva accolto l’introduzione delle App per Facebook Messenger con un titolo oggi ancora più attuale:

Facebook finally has a phone and it’s already in your pocket

Ed effettivamente è così, ancor di più oggi, a seguito del lancio di Hello: si tratta di un’App che, nelle intenzioni di Facebook, dovrebbe sostituire l’App nativa dei nostri smartphone.

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Ecco di cosa si tratta:

Per ora è disponibile solo su dispositivi Android, e questo articolo di TechCrunch ne spiega molto bene le funzionalità.

Facebook Ecosystem

Hello costituisce un ulteriore mattone di una costruzione molto più ampia, che apre enormi opportunità per le persone, e per tutti quei brand che desiderano attivare e mantenere viva una relazione con loro: per questo è Facebook stesso ad avere pieno interesse nel trovare un equilibrio tra il valore dell’esperienza vissuta sulla piattaforma dalle persone, e le opportunità offerte ai business, come evidente dai recenti cambiamenti dell’algoritmo annunciati.

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Mercoledì Social #263

di Filippo Vizzani

In questo mercoledì social parliamo dello sviluppo di alcune piattaforme digitali già piuttosto affermate e dei loro diversi possibili usi. Approfondiremo la possibilità di lanciare ADV personalizzata su Spotify; come il sito The Drum analizzi con attenzione le case più interessanti su Vine ogni settimana; perché Periscope stia vincendo la sfida con Meerkat e infine di come il “cinema muto” stia tornando in pole position.

Spotify “targettizza”

Spotify oramai può vantare numeri da capogiro: 1,5 miliardi di playlist con più di 60 milioni di user attivi ogni mese e 45 milioni raggiungibili attraverso la versione free.

Certo sono dati che non hanno lasciato indifferenti i grandi brand e il social network della musica non si è lasciato sfuggire l’occasione: infatti dopo aver acquisito lo scorso anno “The Echo Nast,” la compagnia di acquisizione dati, attraverso la lettura dei gusti musicali degli utenti, ha sfruttato la preziosità delle sue informazioni dando la possibilità agli interessati di targettizare i loro messaggi pubblicitari.

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Immaginatevi ad ascoltare musica d’allenamento mentre vi fate una corsetta quando arriva un annuncio che lancia cheeseburger e patatine. Non sarebbe il massimo, ma se invece vi venisse proposta una bevanda per il fitness o degli integratori per sportivi forse il messaggio non passerebbe inosservato. Adesso questa è una possibilità reale e un’opportunità d’investimento concreta e vincente per qualsiasi brand.

Per ulteriori informazioni potete andare qua!

Periscope VS Meerkat

Sembra sempre più evidente agli occhi di tutti l’esplosione dei “live stream”. Sono un nuovo strumento divertente e interessante di condivisione: attraverso l’account Twitter ci si può loggare in “Periscope” e dare vita ad una diretta video in streaming che può essere vista dai propri follower, ma non solo, se si sceglie l’opzione “visibile a tutti”.

Durante i live si ha la possibilità di interagire con gli utenti che ci stanno seguendo rispondendo ai loro commenti, mentre gli spettatori hanno la possibilità oltre che di commentare anche di inviare un “cuore”, l’equivalente del like di “Instagram”.

Questo strumento risulta molto interessante anche per i brand in quanto può essere usato in live conference, o per il “dietro le quinte” di eventi, come situazioni estreme o particolari, ma anche, qualora si avessero dei testimonial particolari o influencer di spessore, a far interagire direttamente i fan con loro.

Periscope sta surclassando Meerkat pur essendo apparentemente molto simile. In realtà le differenze sono molte, ed è in queste che il primo risulta essere molto più performante. Non a caso Meerkat è stato sviluppato in soli tre mesi, mentre per Periscope si è reso necessario più di un anno di studi.

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Periscope ha un layout molto più tradizionale, con immagine profilo e la possibilità di inserire una breve descrizione, a differenza di Meerkat, che inoltre ha la funzione di accesso automatico se schiaccia sul link, cosa che ai più risulta fastidiosa. Infine Meerkat stila una classifica degli utenti a seconda dei like ottenuti, delle visualizzazioni e della lunghezza dei live. La domanda è: perché?

Altre info? Ecco qua!

The Drum & Brand Vine Chart

Vine in Italia non ha ancora preso piede con prepotenza, ma fuori dai nostri confini nazionali è già usato, apprezzato e soprattutto risulta essere in crescita costante.

La sua forza probabilmente è nella durata breve, che costringe i brand a dover essere incisivi nei pochi secondi, 6.5, che vengono dati loro a disposizione.

Questo, fra gli utenti, risulta essere motivo di visione e di condivisione, dato il poco impegno che richiede in cambio di ciò che può offrire.

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Sono molti i brand che investono su Vine e producono creatività interessanti attraverso le possibilità offerte da questa piattaforma. The Drum, specializzato nel “modern marketing” ogni settimana raccoglie le migliori “Brand Vine Chart” in una classifica precisa e dettagliata, che è sicuramente utile per capire come si sviluppa, come cresce e come può essere sfruttato Vine per i Brand. 

In attesa che sbarchi anche in Italia, come a breve accadrà, e che diventi presto una “moda”, non ci resta che approfondire per farci trovare pronti a produrre decine di “Brand Vine Chart”, fino a stuzzicare l’attenzione di The Drum!

Charlie Chaplin is back

Ultimo brevissimo punto, ma non meno importante in ottica di produzione di creatività, è sul ritorno dei video muti sui social network.

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La domanda d’oro è perché? La risposta è semplicissima: spessissimo i contenuti video vengono fruiti dagli utenti tramite cellullari. In questo caso l’audio non parte e l’attenzione si concentra solo sulle immagini. Perché Facebook inserisce i video in autoplay di default, ma muti. Viene facile immaginare che magari si è in un luogo pubblico, o più semplicemente non si ha voglia di attivare la funzione sonoro. Quindi l’audio diventa decisamente secondario, al punto di rischiare di diventare a breve completamente inutile.

Charlie Chaplin is back, quindi siate incisivi, siate muti e buttate un occhio qua!

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Facebook annuncia 3 novità che regolano l’algoritmo del Newsfeed

di Luca Della Dora in News

L’algoritmo di Facebook è in costante evoluzione, da una parte per assicurare un’esperienza sempre migliore ai propri utenti, dall’altra per garantire ai brand, ai publisher, alle organizzazioni e alle celebrities di poter condividere contenuti interessanti a persone rilevanti per il proprio business.

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Facebook Newsroom

Facebook ha annunciato che durante le prossime settimane verranno introdotti 3 cambiamenti in grado di rispondere a queste esigenze, lavorando sul modo in cui i contenuti vengono distribuiti e consumati.


1. Le persone vedranno più contenuti per ciascuna fonte nel proprio feed.

Questo significa che le persone si troveranno a consumare una maggiore varietà di contenuti: si tratta di un cambiamento molto importante per gli utenti, che in questo modo vedranno crescere il volume di contenuti presenti nel proprio feed, anche nel caso di persone con poche connessioni con altri utenti, o brand.

D’altra parte, per le Pagine sarà importante capire in che modo rivedere il modo in cui vengono distribuiti i contenuti, lavorando anche sulla frequenza di pubblicazione, e questo dovrebbe consentire di premiare quelle fonti in grado di produrre contenuti di qualità in maniera continuativa.

We Are Social

2. Facebook inizierà a dare priorità ai contenuti pubblicati dai propri amici.

Attenzione, questo non significa che i contenuti condivisi dalle Pagine non saranno più visibili, ma che la loro posizione nel Newsfeed sarà più “bassa” rispetto a quanto pubblicato dai propri amici.

Le Pagine dovranno quindi lavorare nell’ottica di guadagnare visibilità rispetto ai contenuti distribuiti da altri brand, publisher, organizzazioni e celebrities, anche attraverso le condivisioni “dirette” da parte degli utenti.

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3. I post non guadagneranno più visibilità attraverso Like o Commenti.

Questo cambiamento non intende diminuire la visibilità di ciò che interessa ai propri contatti, ma va nella direzione di far vedere alle persone quei contenuti che essi stessi apprezzeranno: sarà premiata l’affinità con i propri interessi rispetto all’interazione dei propri contatti con i singoli contenuti.

Questo punto rende ancora più cruciale per le Pagine strutturare una strategia media che sappia supportare la distribuzione del contenutoanche con micro-investimenti mirati – in modo da raggiungere persone per cui i contenuti della pagina stessa siano veramente rilevanti (e non siano frutto “soltanto” di “interazioni di secondo livello”).

 

Facebook sottolinea che questi cambiamenti avranno un impatto molto diverso a seconda della composizione della propria community e dalla strategia di contenuto attuata dalla Pagina, ma è evidente come sarà sempre più importante lavorare sulla rilevanza dei contenuti pubblicati (sia in termini di comprensione dei formati più adatti per la propria audience, sia sul tipo di “racconto” che si desidera proporre alla propria community – a livello di singolo pezzo di contenuto, e per periodi più lunghi), sia sulla pianificazione di un supporto media in grado di distribuire i contenuti adatti, alle persone che interessa raggiungere, nel momento in cui si desidera vengano coinvolte.

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Instagram, i teen e l’importanza di saper raccontare una storia

di Luca Della Dora in News

Instagram è la piattaforma social più importante per il 32% dei ragazzi (età media di 16 anni): se pensiamo che solo 24 mesi fa questa percentuale si assestava sul 17%, ci rendiamo conto di come la possibilità di esprimersi e di trovare ispirazione attraverso le immagini sia diventata sempre più determinante.

Coming of Age on Screens – una serie di ricerche commissionate da Facebook a Crowd DNA – mette in luce alcuni aspetti molto interessanti da questo punto di vista, e spiega in che modo Instagram giochi un ruolo importante nella vita dei ragazzi, sia relativamente al modo in cui “esplorano” il mondo, sia a quello in cui si rapportano con altre persone o brand.

Instagram, cosa significa?

Instagram significa condividere l’attimo, ma anche scoprire cosa sta accadendo in un determinato momento a proposito di temi che ci interessano (42%); significa potersi esprimere in maniera creativa (37%) e trovare ispirazione relativamente agli ultimi trend (39%), ma anche cercare informazioni o punti di vista utili (32%): è così che hanno risposto i ragazzi tra 13 e 24 anni, intervistati da Crowd DNA, in Australia, Brasile, Canada, Germania, Francia, UK e USA.

Growing Up in a Visual World

Ispirazione e possibilità di esprimere la propria personalità significa anche raccontare una storiao prenderne parte – ed è questa la grande opportunità per i brand che decidono di utilizzarlo per creare una relazione con le persone: il 53% degli intervistati dichiara di usarlo proprio per esprimersi liberamente e far trasparire la propria personalità; per il 63% è uno strumento utile a documentare e condividere i momenti della propria vita: la condivisione resta infatti uno degli elementi centrali della piattaforma, come conferma il 56% degli intervistati che lo reputa un modo per sentirsi connesso con le persone che conoscono e il 52% che ne sottolinea l’importanza per sentirsi parte ci una community.

Instagram accompagna la vita delle persone, dal momento in cui si svegliano (il 33% degli intervistati accede appena sveglio), a quello in cui si mettono a letto (il 39% lo usa prima di addormentarsi), e questo succede sia quando si trovano a casa (69%), sia quando sono in vacanza (53%).

Growing Up in a Visual World

Quello che emerge è un quadro molto chiaro, che sottolinea – ancora una volta – come l’esperienza non sia più relegata a momenti specifici, o a occasioni di utilizzo circoscritte, ma che sia un qualcosa che permea la vita delle persone in modo continuativo, a prescindere dal luogo e dal momento.

Questo rappresenta un’enorme opportunità per i brand, che devono essere in grado di comprendere il linguaggio delle persone con cui desiderano interagire, e lavorare nell’ottica di trovare contenuti in grado di arricchire la loro esperienza sulla piattaforma, non interrompendo il flusso di contenuti a cui le persone accedono dal proprio feed, ma guadagnando rilevanza e attenzione (il 68% degli Instagrammer tra i 13 e i 24 anni dichiara di interagire regolarmente con i brand – osservando le sue immagini, apprezzando i contenuti, seguendo l’account di brand, o visitando i loro website).

Raccontare una storia, cosa significa?

Da sempre (o almeno, da quando abbiamo prove certe di ciò, grazie ai primi dipinti rupestri rinvenuti), sappiamo che le “storie” rappresentano la forma di comunicazione più efficace perché in grado di stimolare il nostro cervello, sia quando le ascoltiamo, sia quando le raccontiamo.

Questo accade perché ci immedesimiamo in situazioni, e abbiamo più facilità a capirle e a ricordarle, se inserite in un contesto. Se volessimo semplificare al massimo il significato di “storia”, potremmo definirla come la connessione più elementare tra una causa e un effetto: e questo è esattamente il modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni, associandole alle nostre esperienze passate (o a quello che sappiamo relativamente a un determinato tema), esattamente così:

nytimes - Your Brain on Fiction

L’opportunità che offre Instagram – e i social media in generale – è di creare delle storie che generino associazioni positive nelle persone, agendo sulla propria voglia di potersi esprimere e immedesimarsi in un racconto, facendone parte attivamente o trovando ispirazione: è esattamente questo che le persone cercano, sia quando interagiscono con i propri amici, sia quando lo fanno con brand che amano, o che sanno guadagnarsi il loro interesse.

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