Benvenuti in we are social. Siamo una conversation agency, con uffici a Milano, New York, Londra, Parigi, Monaco di Baviera, Singapore, Sydney e San Paolo. Aiutiamo le marche ad ascoltare e comprendere le conversazioni che hanno luogo sui social media, per potervi prendere parte in modo attivo e rilevante.
Siamo un nuovo tipo di agenzia, ma la conversazione tra persone non è certo una novità: la nostra missione è quella di introdurre i nostri clienti all’interno di questo processo naturale.

Abbiamo già aiutato brand come Sky, Henkel, BNL Gruppo BNP Paribas, Mondelēz, Barilla, Lavazza, Adidas e BIC.

Se vuoi conoscerci meglio, e scoprire come possiamo aiutare anche te, inviaci una e-mail o chiamaci al numero +39 02 3655 1868.

Mercoledì Social #210

di Arianna Dellera in News

Nuova settimana, nuovo Mercoledì Social. Partiamo subito con la rassegna delle principali news provenienti dal fantastico mondo del social web :)

Social network sempre più “mobile”

Comscore ha rilasciato il 2014 U.S. Digital Future in Focus report (potete scaricarlo gratuitamente qui). Uno dei dati emersi riguarda la fruizione dei principali social network che avviene sempre di più attraverso device “mobile”. Dal grafico sotto possiamo vedere come ormai solo due dei principali social network (Tumblr e LinkedIn) vengono visitati prevalentemente da desktop.

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Snapchat, Vine e Instagram sono ovviamente i social nati con l’elemento mobile nel proprio DNA ed è per questo che gli utenti li utilizzano principalmente (e nel caso di Snapchat esclusivamente) dal proprio smartphone. I tre canali hanno registrato una forte crescita in termini di visitatori unici tra Febbraio e Dicembre 2013: Instagram è cresciuto del 43%, Snapchat del 234% e Vine addirittura del 515%.

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Instagram Report: March edition

Socialbakers ha rilasciato il report che fa il punto sulla presenza dei brand su Instagram. Le top 5 aziende, in base al numero di follower, sono: Victoria’s Secret, Nike, Forever21, Christian Louboutin e Starbucks Coffee. Ecco invece l’overview sugli account più forti in termini di engagement:

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Interessante vedere anche quali sono i due “branded updates” (che in comune hanno il fatto di non essere assolutamente branded) che hanno ottenuto le migliori performance. Il primo (lo trovate qui) appartiene all’account di GoPro ed è un’immagine “evocativa” pubblicata come call to action per la loro campagna “Photo of the day” in cui aggregano contenuti UGC in linea con lo spirito di avventura, libertà e adrenalina rappresentato dal brand. Il secondo update migliore è stato un “re-gram” di Starbucks Coffee, che ha semplicemente condiviso una foto scattata da un loro cliente. In entrambi i casi l’elemento di successo è da ricondurre al coinvolgimento attivo dei propri follower – la chiave per sviluppare una presenza efficace su Instagram.

Da Facebook a Facebank

Dopo un tentativo poi abbandonato di lanciare i Credits, denaro “virtuale’” da utilizzare per i pagamenti in-app, Facebook ci riprova: secondo un’indiscrezione del Financial Times, il social network di Zuckerberg sarebbe vicino ad ottenere l’ok della Banca centrale irlandese per un servizio di moneta elettronica, valido in Europa.

Cosa significa concretemente? Ottenere l’autorizzazione consentirebbe agli utenti di “salvare” denaro sulla piattaforma e usarlo per fare pagamenti e per scambiare soldi fra iscritti (tipo Money Transfer). Per il momento sul tema “e-money” la risposta ufficiale di Facebook è ancora un “no comment”.

Heartbleed for dummies

Molti di voi avranno sentito parlare, nella scorsa settimana, di heartbleed: un errore di programmazione divulgato il 7 Aprile 2014, presente da circa due anni nelle librerie di crittografia OpenSSL. Ok, ok… e quindi?? Come funziona? Ecco una semplice spiegazione.

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Per verificare se un sito è vulnerabile potete utilizzare uno di questi due tool: SSLLABS oppure FILIPPO.IO. L’infografica sotto vi aiuterà a visualizzare i siti più comuni per identificare quali sono gli account su cui è consigliabile impostare una nuova password (qui trovate qualche spunto su come ricordarle facilmente).

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Arrivano le notifiche su Twitter

Settimana scorsa Twitter ha annunciato il roll-out delle notifiche interattive real-time per la sua versione desktop. Le notifiche permettono di visualizzare immediatamente in un pop-up (in modo molto simile rispetto a quanto avviene su Facebook) le risposte, i retweet, i DM, i nuovi follower e tutte le altre azioni. Sono a tutti gli effetti interattive quindi si può retwittare, rispondere etc direttamente dalla notifica stessa. Per modificare le impostazioni di questa feature potete andare nel pannello dedicato presente nella sezione “Settings” del vostro account.

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Il matrimonio lo decide la community Facebook!

Con l’arrivo della primavera inizia la stagione dei matrimoni! Per rimanere in tema vi segnalo quindi una campagna social molto particolare lanciata da Thomson, tour operator inglese, che permette a tutte le coppiette innamorate di candidarsi per vincere il primo matrimonio “crowd-sourced” da una community Facebook.

In pratica, una giuria selezionerà una coppia di vincitori cui verrà regalato, e completamente finanziato, il matrimonio. C’è però un “inghippo”: tutti i dettagli del loro grande giorno (dall’abito alle musiche) saranno decisi e votati dai fan della Facebook Page dell’azienda. Potrete seguire la campagna cercando l’hashtag #YourBigDay.

Mike, nice to meet you

Termino questo post presentandovi Mike, il consumatore tipo del 2015. Mike non perde mai di vista il suo iPhone. Non si fida della pubblicità e interagisce solo con i brand che giudica più autentici. Ha sempre un’opinione su tutto e non ha paura di condividerla (positiva e negativa che sia) sui social network. Ma soprattutto, Mike è fedele. È un grande fan della tua azienda e vuole continuare ad acquistare i tuoi prodotti. Se però commetti un grave errore e perdi la sua fiducia, Mike se ne andrà in fretta e furia a fare shopping da qualche altra parte.

“Se la tua marca non esiste nella mente delle persone, non ha alcun valore” #FOMG14

di Luca Della Dora in News

L’8 Aprile scorso si è conclusa l’edizione 2014 del Festival of Media Global. Si tratta di uno dei più importanti appuntamenti mondiali legati al mondo della comunicazione digitale, capace ogni anno di accogliere i migliori brand e i professionisti più brillanti provenienti da tutto il mondo per discutere del modo in cui sta evolvendo il mondo del marketing.

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We Are Social è stata partner dell’evento e questo ci ha permesso di lavorare a stretto contatto con tutti gli interlocutori presenti, rafforzando i rapporti che si erano già creati in passato con alcuni di loro, e avendo la possibilità di incontrare di persona moltissimi professionisti provenienti da ambiti molto diversi (basti pensare al background di David Shing o all’esperienza in ambito publishing di Lewis D’Vorkin di Forbes).

Abbiamo voluto raccogliere i 4 spunti che ci hanno più colpito, partendo dagli interventi a cui abbiamo assistito, per condividerli con voi e fornirvi il quadro di quello che si è confermato come un momento di condivisione di enorme valore – come l’entusiasmo dei presenti ha testimoniato.

 
#1
David ShingAOL Digital Prophet – ha chiuso così il suo intervento – “Disruption all around us” – dedicato al modo in cui i contenuti creati dai brand stanno evolvendo per competere non soltanto con quelli condivisi da altre marche, ma soprattutto con quelli prodotti dalle persone.

Guadagnare l’attenzione delle persone è sempre più difficile perché lo scenario competitivo è sempre più affollato, e l’abbondanza di informazioni da cui siamo bombardati ogni giorno non fa che rendere il dialogo tra brand e consumatori sempre più complesso: fornire valore non significa più soltanto offrire contenuti utili, ma trovare il miglior momento e contesto in cui condividerli.

 

Ci troviamo assolutamente d’accordo con l’assunto con cui Shing ha concluso il suo talk: conversations, not campaigns.

 
#2
Peter EspersenHead of Global Community Co-Creation di LEGO – ha iniziato così il suo talk in cui ha raccontato l’enorme valore che LEGO ha saputo costruire nel corso degli anni facendo leva sulla voglia delle persone di esprimersi e di farlo insieme a persone con cui condividere la stessa passione.

LEGO non è soltanto il produttore dei mattoncini che hanno accompagnato l’infanzia (e non solo) di milioni di persone, ma sono lo strumento attraverso cui costruire un’esperienza per se stessi, e una marca diventata un vero e proprio ecosistema fatto di persone.

Quando le persone hanno iniziato a riunirsi in community spontanee, LEGO ha preso parte al movimento, l’ha stimolato e gli ha dato voce, creando una connessione forte tra la marca e le persone stesse, che da quel momento sono diventate veri e propri co-creatori uniti al brand da una relazione forte, capace di portare valore a entrambi gli attori coinvolti.

 
#3
Lewis D’VorkinChief Product Officer di Forbes – ha saputo spiegare, in poche parole, lo scenario che tutti i publisher si trovano a vivere in un momento in cui cui il giornalismo deve competere con altre testate, ma soprattutto con un modo di fare informazione in continuo mutamento, in cui è sempre più difficile competere sulla freschezza delle notizie come unico fattore di differenziazione.

Le persone non si informano più soltanto cercando le notizie che gli interessano, ma sono sempre più spesso esposte al flusso che gli viene proposto dai luoghi che visitano, a prescindere da dove si trovino e cosa stiano facendo.

 

L’approccio di Forbes al native advertising mira alla completa trasparenza nei confronti dei lettori e fa leva su 10 punti che spiegano come Forbes è in grado di assecondare i bisogni dei brand che decidono di investire in contenuti condivisi attraverso i suoi canali, ma dichiarando in modo onesto e trasparente chi sta veicolando il messaggio e con quali finalità.

 
#4
Oliver Snoddy è Global Content Director di Twitter, e non poteva che essere lui a parlare della velocità con cui oggi si propagano le informazioni, una velocità che fa sì che i contenuti in real-time diano sempre più valore ai “momenti”.

La possibilità di connettersi in qualsiasi momento, ovunque ci si trovi è un’opportunità unica per le persone, che possono avere accesso a qualsiasi tipo di informazione, ma lo è soprattutto per le marche che saranno in grado di essere rilevanti, reattive e che saranno capaci di rispondere a ciò che le persone stanno cercando (su Slideshare trovate parte delle slide raccontate durante lo speech).

Anche Snoddy chiude il suo talk con un concetto che condividiamo pienamente e che spiega il modo in cui un brand può stabilire una presenza consistente sui social media – e su Twitter in particolare – ragionando sempre in ottica di relazioni di lungo periodo, piuttosto che di singole campagne.

 

I due giorni del Festival of Media Global 2014 sono stati ricchissimi di spunti – oltre ad aver costituito un’ottima occasione di networking con professionisti provenienti da tutto il mondo – e se volete ripercorrere tutto ciò che si è detto, potete farlo seguendo l’hashtag dedicato #FOMG14.

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Thank God We Are Social #149

di Giulio Bordonaro in News

Buon sabato a tutti gli appassionati del TGWAS, anche questa settimana siamo pronti per raccontarvi le notizie più curiose dal mondo dei social media.

This must be the place: Google Street View musicale

Iniziamo questo weekend come si deve, con un po’ di musica: alcuni dei nostri album preferiti sono stati inseriti nelle schermate di Google Street View per mostrarci il mondo da una prospettiva diversa. Dalla Londra degli Oasis alla New York di Bob Dylan, ovviamente non poteva mancare Abbey Road. Potete vederle tutte sul sito del Guardian. Vi vengono in mente copertine italiane per proseguire la serie?

Classic album covers in Google Street View

 

Emoji-nation, arte e social media

L’artista Ucraina Nastya Nudnik ha cercato di reinterpretare opere d’arte classiche inserendo i simboli della cultura di Internet come emoticon, aggiornamenti e notifiche dai social media, in una serie chiamata Emoji-Nation. Un progetto che ci fa riflettere su quanto alcune icone informatiche siano per noi cariche di significato.

Emoji-nation di Nastya Nudnik

 

Emoji e Twitter

Che le emoticon permettano di connotare meglio una frase, aggiungendo sentimenti, sfumature e colori senza dilungarsi, lo ha capito anche Twitter: da pochi giorni infatti anche da desktop è possibile includere e visualizzare smile, animaletti e cuoricini nei tweet. E sul sito Emoji Tracker potete seguire l’aggiornamento in tempo reale delle icone più utilizzate: mentre scriviamo l’emoji più utilizzata è png-1, invece la meno utilizzata è . Chissà come mai.

emoji su twitter

 

Condividi per una buona causa

Ecco una bella campagna contro il bullismo: nel video “Share it to end it” sentiamo il lamento di un bambino che si sente solo e insicuro. L’invito è di condividere il video, diffondere il messaggio al posto di chi ha troppa paura di farlo: con ogni condivisione su Facebook il video si accorcerà di un millisecondo e, quando il messaggio sarà diffuso in modo massiccio, il video finirà. Al momento è già stato postato da oltre 20.000 utenti.

Share it to end it

 

Selfie mirror: un futuro possibile

Immaginate uno specchio che scatta automaticamente il vostro autoritratto e lo condivide sul social network che preferite: ecco la nuova frontiera delle selfie, un’invenzione che cambierà per sempre il mondo della fotografia autoinflitta. Non fatevi prendere dall’entusiasmo però: al momento si tratta solo di un esperimento di iStrategy Labs, un’agenzia digital già già famosa per la rivoluzionaria tecnologia BeardSwipe.

 

L’instagrammer della settimana

E a proposito di selfie, anche questa settimana vi suggeriamo un account Instagram da seguire: quello di Peter Griffin! La Fox, in vista del lancio del gioco mobile “Family Guy” ha aperto l’account del protagonista della serie, dove i fan potranno trovare anticipazioni sul gioco, sugli episodi futuri e altre foto di famiglia imbarazzanti.

Peter Griffin su Instagram

 

Escape from XP

Concludiamo il nostro TGWAS con una punta di tristezza, facendo un saluto speciale a un amico che, dopo anni di onorata carriera, ci ha lasciato in questi giorni. Stiamo parlando di Windows XP: dall’8 aprile Microsoft ha infatti cessato il supporto tecnico e gli aggiornamenti per il sistema operativo lanciato nel 2001, invitando gli utenti a migrare verso sistemi più aggiornati.
Per un’ultima avventura insieme, Microsoft ha creato un  videogame, “Escape from XP”, in cui vestirete i panni dell’ultimo eroe rimasto a difendere Windows XP e Internet Explorer 6. Un’epica battaglia per la sopravvivenza è alle porte…

Escape from XP

Volete sapere se sul vostro computer è ancora installato Windows XP? Potete visitare l’utilissimo sito ufficiale amirunningxp.com. Se invece volete sapere se oggi è il giorno di Natale visitate isitchristmas.com. In caso di risposta positiva tanti auguri, altrimenti un semplice buon weekend!

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Facebook vs Twitter: il feed selettivo e il feed cronologico

di Stefano Maggi in News

I contenuti che raggiungono le persone su Facebook e su Twitter seguono logiche fondamentalmente diverse ed è molto importante conoscerle per definire una strategia di contenuto che funzioni bene per la community.

Nel primo caso, esiste una vera e propria selezione dei contenuti da parte dell’algoritmo di Facebook, sulla base di regole che definiscono se un contenuto ha buone possibilità di essere rilevante per le persone (quanti amici hanno interagito con quel contenuto, in quanto tempo, quanto è rilevante la fonte e il tipo di contenuto sono solo alcune delle variabili). Facebook ha introdotto nel tempo in modo marginale anche un altro tipo di approccio: l’elemento cronologico, che permette di vedere tutti i contenuti e le interazioni del proprio gruppo di connessioni. È però valorizzato solamente in modo marginale, nel “ticker”: sacrificato a una sezione molto ridotta della versione desktop di Facebook.

Il ticker: l'eccezione alla regola selettiva dei contenuti di Facebook

Il ticker: l’eccezione alla regola selettiva dei contenuti di Facebook

Radicalmente diverso l’approccio di Twitter, che funziona – come noto – in modo cronologico, mostrando contenuti agli utenti senza filtri in ordine di pubblicazione. Twitter si sta muovendo per introdurre alcuni elementi di mediazione a questo approccio, che permettano di visualizzare contenuti rilevanti anche quando non sono recentissimi. Anche in questo caso un algoritmo che seleziona i contenuti potenzialmente più rilevanti per gli utenti. L’enorme differenza è che, nel caso di Twitter, la parte di selezione dei contenuti tramite algoritmo, è decisamente in secondo piano, affidata alla sezione “Discover”, sia su mobile che su desktop.

Discover: l'eccezione alla modalità cronologica di visualizzazione dei contenuti Twitter

Discover: l’eccezione alla modalità cronologica di visualizzazione dei contenuti Twitter

Quali implicazioni ha questo approccio radicalmente diverso?

  • Nel caso di Facebook è importantissima la frequenza dei contenuti, ma nel caso di Twitter è vitale: se in Twitter un contenuto viene scavalcato da altri contenuti più recenti, c’è una buona possibilità che venga ignorato dal target. In Facebook, se un contenuto è rilevante per l’utente e ha generato un buon livello di interazioni, molto probabilmente verrà mostrato anche se non è stato pubblicato da pochissimo;
  • In entrambi i casi, è molto importante conoscere le community di riferimento per capire la frequenza migliore: se il posting è troppo frequente per una community che segue poche persone e pochi brand, molte persone trovano il feed invaso da un solo brand, un solo contatto, un solo tema.
  • La promozione del contenuto funziona in modo radicalmente diverso: Facebook utilizza la promozione per influenzare parte della selezione delle conversazioni mostrate agli utenti, Twitter utilizza la promozione per mostrare contenuti aggiuntivi nello stream che normalmente ha una logica legata al tempo;

I due modelli non vivono solo in Facebook e Twitter, ma sono adottati da moltissimi social network. Il modello di feed cronologico simile a Twitter è adottato da Instagram, Pinterest, Google Plus, mentre il modello di Facebook è adottato nei casi in cui ci sono molti contenuti da mostrare in un contesto di spazio o tempo limitato. Foursquare (nella selezione di contenuto rilevante), per esempio utilizza questo approccio.

Il differente approccio dei social network è un ulteriore motivo che, nella definizione della strategia editoriale, rende fondamentale tenere in considerazione la strategia di canale, per scegliere tipologia e frequenza di contenuti a seconda delle community coinvolte.

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Mercoledì Social #209

di Stefano Voltan in News

Oggi è il giorno fatidico: Facebook spegne le Sponsored Stories.

O quasi.
Arriviamo a questo nuovo appuntamento con il mercoledì social dopo una settimana di avvicinamento, preparazione, (panico?), al momento in cui le Sponsored Stories non saranno più disponibili come prodotto di advertising a sé stante.
Un cambiamento sicuramente importante, che prevederà d’ora in poi l’integrazione del “social context” ai contenuti e alle inserzioni promosse su Facebook.

Uniamo questa prima notizia al fatto che il reach organico delle Facebook Pages si stia sempre più riducendo e arriviamo ad una conclusione fondamentale: da oggi sarà ancora più importante avere strategie chiare riguardo gli investimenti, il loro ruolo e i risultati generati su Facebook e, come vedremo, su tutti i social network.

La parola della settimana: native advertising
Sono stati molti gli articoli che hanno analizzato, nel corso dell’ultima settimana, cosa significhi e come utilizzare il “native advertising” sul social web. L’interpretazione negativa del termine associata al tentativo di “camuffare” contenuti promozionali utilizzando format o modalità proprie di un certo canale, non può dirsi rappresentativa del ruolo del nuovo panorama del social web.
Come mostra in modo semplice e diretto questa infografica, le interazioni native sono uno strumento per migliorare l’esposizione di una campagna che non può prescindere da strategie di comunicazione che puntino su un rich media che possa generare vero engagement.
Il native advertising acquista quindi un valore di relazione trasparente tra il brand e le persone che interagiscono con un nuovo contenuto perché collegato ad azioni dei propri amici o aderente ai loro interessi, coscienti che questo è stato sponsorizzato da un brand proprio a fronte di questi criteri.

native + rich media
Guarda l’infografica

Uno studio sul Post-Click engagement
L’importanza di costruire esperienze e interazioni davvero rilevanti per le persone viene confermata da questo studio di Shareaholic in cui emerge come i diversi social network possono veicolare differenti livelli di coinvolgimento degli utenti. E non è Facebook il canale che veicola il migliore livello di engagement:

shareaholic

Social adv: l’evoluzione secondo Google
Il panorama del social advertising interno ed esterno a Facebook è in fibrillazione e l’ennesima conferma arriva da Google. La prossima chiusura di Wildfire – che continuerà a supportare i propri clienti fino al 2015 – potrebbe rappresentare la scelta da parte di Google di creare un servizio proprietario che permetta di vedere la gestione della presenza social di un brand come un unico network dove engagement, performance, insight e risultati passano da una visione “per canale” a quella di brand.

Questo panorama di novità porta a riflettere sull’importanza di strategie di produzione di contenuti e promozione della conversazione che siano espressione di una visione più generale sul ruolo del brand sul social web.

Per concludere: non è una rondine che fa primavera
Ci lasciamo con altri spunti utili a fornire un quadro più completo dell’evoluzione di Facebook e del panorama generale della promozione delle conversazioni:

Gli hashtag, anche su Facebook, stanno trovando sempre maggiore utilizzo da parte dei brand secondo l’analisi di Socialbakers. Le statistiche percentuali sembrano suggerire un utilizzo da parte dei brand simile a quello che si fa degli hashtag su Twitter. Considerando le differenze sostanziali tra i due social network, credete che questa modalità di adozione sia corretta?
(E parlando di advertising, vedremo presto anche dei “promoted trend” anche su Facebook)
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Tra i nuovi strumenti introdotti da Facebook, la possibilità di utilizzare page post ad con una call to action esplicita sembrano generare risultati rilevanti in termini di costi per azione e di conversione finale. InsideFacebook ha approfondito in un’intervista (qui) lo studio realizzato da AdParlor (qui).

Secondo voi, quali sono altri social network che, evolvendosi, offrono ai brand le migliori opportunità di visibilità e coinvolgimento delle persone? Aggiungete i vostri spunti e con un commento a questo post.