Facebook Open Graph: tutto il web diventa social

di Stefano Maggi in News

n11204705797_1374Poche ore fa, durante la conferenza “F8″ di San Francisco, Facebook ha dichiarato un’evoluzione della piattaforma che – a pensarci bene – può essere una piccola “rivoluzione” del modo in cui viviamo alcune delle nostre esperienze on-line.

Questo cambiamento si chiama “Open Graph”: una soluzione che permette di portare l’esperienza Facebook all’esterno di Facebook.com e attivarla potenzialmente in qualsiasi contesto digitale.

Da oggi chiunque visiti un website che implementa questa tecnologia potrà interagire tramite Facebook senza accedere al portale.

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Un esempio pratico?

  • Leggo un articolo su CNN.com
  • NON effettuo login o “connect”
  • Vedo a quanti dei miei amici Facebook è piaciuto l’articolo
  • Clicco – all’interno di CNN.com – sull’icona “Recommend”
  • L’articolo viene raccomandato ai miei amici Facebook

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Qualsiasi website può implementare Facebook Open Graph per offrire all’utente un’esperienza completamente integrata con il social network e con i tre tipi di dati che rende disponibili:

  • L’identità dell’utente
  • Le “amicizie”
  • I contenuti

Facebook Open Graph è – in sintesi – “l’utente portatile”: rende tutto il social web potenzialmente parte dell’ecosistema Facebook.

Cosa possiamo aspettarci in futuro?

  • Le esperienze digitali potranno essere sempre più personalizzate e integrate l’una con l’altra;
  • Facebook.com non sarà l’unica destinazione Facebook e – nel lungo termine – perderà importanza relativa perché sarà superata da Facebook come ecosistema;
  • Facebook Connect non esisterà più perché Open Graph renderà l’integrazione più immediata e diretta;

Facebook Open Graph

E la privacy? Sarà importante per tutti capire molto bene che la privacy è “opt-in”: saranno gli utenti a decidere cosa vogliono condividere e con chi. Non solo quello che avverrà in Facebook.com, ma anche ciò che avverrà all’esterno potrà essere condiviso. Facebook sta cercando – dopo i problemi del passato – di gestire questo tema nel modo più trasparente possibile. Addirittura Open Graph condivide meno rispetto al vecchio Facebook Connect perché condivide solo ciò che è strettamente necessario e non dati aggiuntivi. È comunque importante comunicare in maniera chiara quali sono le implicazioni di ogni azione e trasferire agli utenti la percezione di quanto sia nelle loro mani il livello di condivisione.

Facebook Open Graph rappresenta un’opportunità notevole per le marche, che potranno attivare le proprie esperienze digitali in modo personalizzato per l’utente a un livello prima non pensabile e che potranno raggiungere non solo l’utente, ma anche i suoi amici interessati al messaggio.

Cosa ne pensate? Credete sia un rischio o un’opportunità per gli utenti nel lungo termine, una volta che tutti avranno compreso il reale impatto a livello di privacy? Quali opportunità potete prevedere grazie a Facebook Open Graph?

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  • Anton

    paura…

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    Eh già… :)

  • http://wearesocial.it/ ottavio nava

    Vorrei vederlo implementato sui siti che frequento abitualmente e capire come cambia il mio modo di condividere. Integriamo, integriamo…

  • marcocasano

    hanno fatto un pò come StubleUpon

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    Vero. E soprattutto hanno deciso di farlo direttamente “scavalcando” eventuali terze parti come addthis.

  • Lorenzo

    Post interessante.
    Due osservazioni:
    - L'esperienza su Facebook non cambierà poi molto: gli utenti vedranno tra i propri feed gli articoli raccomandati dagli amici, come una volta vedevano gli articoli condivisi. In tal senso, continuerà la logica di informarsi tramite Facebook (quasi un utente su tre utilizza Facebook o Twitter come prima fonte di informazione). Tuttavia, nei diversi website gli utenti potranno vedere cosa raccomandano i propri amici e l'ecosistema Facebook colonizzerà a tendere ciascun sito. Viene da chiedersi: gli editori saranno maggiormente contenti? Verrà generato + traffico sui loro portali?
    - Per quanto riguarda il fatto che Open Graph condivide meno rispetto al vecchio Facebook Connect perché condivide solo ciò che è strettamente necessario e non dati aggiuntivi, viene da chiedersi: i dati degli utenti se li tiene solo Facebook, no? Opportunità per gli editori e le marche? Se fossi un editore o un brand non vorrei le info dell'utente per le + disparate (future) azioni/comunicazioni?
    Domande, domande..stupide domande.. :)

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    L'esperienza dello stream di Facebook rimarrà simile a quella attuale per l'utente finale. Però Facebook avrà a disposizione molti più contenuti tra cui scegliere per poterli proporre ai propri utenti: verosimilmente la possibilità di attivare dei “like” ovunque o di commentare ovunque permetterà di aumentare il volume di commenti e di “like”.

    I dati degli utenti sono salvati da Facebook e i luoghi digitali esterni possono utilizzarli per arricchire l'esperienza degli utenti. Le marche e gli editori sono interessati al maggior numero di informazioni rilevanti, però l'utente è interessato a condividere solo ciò che è necessario per la singola attività. Questo però significa che i brand che vogliono più informazioni, in cambio dovranno fornire valore aggiunto e motivazioni concrete per ricevere i dati. Questo mi sembra possa essere molto positivo per le aziende e per i consumatori e potrebbe alzare il livello della comunicazione e del marketing relativamente alle iniziative attivate.

  • Lorenzo

    Like :D

  • L2D

    Gli editori sono così contenti che in Italia hanno deciso di proporre una minitassa (vedremo quanto “mini”…) per chi naviga.

    A parte questo, mi prendo qualche giorno per capire “come” funziona sta cosa e che reali cambiamenti porta – visto che evidentemente ne porta, non tanto ai naviganti, ma a chi cerca di comprenderli.

    Ah. Nemmeno sapevo che Facebook Connect fosse un vero e proprio brand. Invece lo è, anzi lo era, visto che Marco Borgodizucchero ha annunciato che verrà dismesso.

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    Sì ma penso abbia le gambe corte la “minitassa”: secondo te si può davvero ipotizzare di controllare l'accesso alle notizie così bene da essere sicuri che nessuno raggiunga le news di proprio interesse in modi alternativi? Qualche dubbio ce l'ho…
    Sì era un vero e proprio brand Facebook Connect, mi sembra invece che – per ora – Open Graph abbia un'identità meno forte. Fore per lasciare più spazio al brand Facebook.

  • L2D

    No, no Ste. La Minitassa andrebbe pagata da chiunque abbia un accesso a internet. Insomma…puta caso che io utilizzi la connessione solo per sfidare il mio amico congolese a Football Manager 2010, senza aprire nemmeno una volta alcun browser, client di posta, etc… dovrei pagarla lo stesso.

    Insomma, in pieno stile italico.

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    Mi sembra abbastanza surreale. Quindi può essere che passi. Com'è avvenuto per la tassa sui supporti per l'archiviazione dei dati, ad esempio.
    Io mi riferivo invece alle iniziative altrettanto gradevoli di alcuni editori e operatori che da mobile fanno pagare la navigazione su alcuni website di news.

  • http://it-it.facebook.com/gianluigizarantonello Gianluigi Zarantonello

    Ciao Stefano,
    gli sviluppi di cui parli, dal punto di vista strategico di Facebook, sono impeccabili.
    Credo che la creazione di un ecosistema FB (e speriamo anche di altri) sia un'ottima opportunità, come avrai visto dal mio profilo su Twitter sto già facendo delle prove concrete di integrazione per l'azienda per cui lavoro.

    L'importante però è non perdere di vista che gli utenti che sono su Facebook, anche se ci frequentano, non sono ancora nostri utenti (nel senso che se domani FB chiude di queste persone non abbiamo nulla).
    Dunque sfruttiamo Facebook e il suo ecosistema per fidelizzare i navigatori fino a farli registrare da noi, e da quel momento sì che ogni features in più arricchirà il nostro database.

    Che ne pensate?

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    Ottimo spunto, Gianluigi. C'è chi, come ad esempio Jeremiah Owyang, ritiene che il dato del singolo utente difficilmente in futuro risiederà nell'azienda. Piuttosto – presuppone Owyang – esisterà un repository di identità nella “cloud” e i singoli potranno decidere con modalità “opt-in” quali dati condividere con un'azienda / brand. Staremo a vedere. L'idea mi sembra valida, credo però che uno standard aperto e non proprietario di Facebook possa essere una garanzia in più per i consumatori.

  • L2D

    Comunque alla fin fine è la strada che sta intraprendendo anche Twitter con i promoted tweets – seppur in modi e ambiti diversi – e senza dubbio dovrebbe significare un maggior impegno da parte delle aziende nell'attività su questi canali.

    Insomma, se la comunicazione non piace e non genera discussione muore. Semplice, stimolante e ovvio. Che dici? Sarà così o lo è solo nelle intenzioni?

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    Vero.
    Luca, non so se sei d'accordo, ma a me piacciono molto queste soluzioni che non sono (solo) “a pagamento” ma che devono avere un elemento di contenuto rilevante per funzionare bene (Facebook Ads, Open Graph e soprattutto Twitter Promoted Ads): fanno in modo che le marche siano rilevanti e utili anche nel marketing e nella comunicazione per il proprio target.

  • L2D

    Altroché se sono d'accordo. Credo che sia proprio la direzione giusta. Credo che per chi si occupa di comunicazione sia decisamente più stimolante lavorare in uno scenario del genere; magari alcuni responsabili marketing di aziende poco innovative vedranno tutto questo come un'inutile impedimento ai propri investimenti “tanto per investire”, ma a goderne non può che essere la qualità di chi invece vuole invesitre perché ci crede.

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  • http://www.doctorbrand.it Doctor Brand

    Ottimo Stefano, non potevo non citarti nel mio ultimo post:
    http://www.doctorbrand.it/2010/04/facebook-open…

    P.S.: I like! ;)

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    Grazie! Ti ho risposto sul tuo blog.

  • Pingback: OpenGraph, un protocollo per rendere ogni pagina del tuo web site un oggetto sociale interconnesso a Facebook e ai social network — Enrico Giubertoni @Buzzes

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  • Zairabelfiore

    Ciao Stefano! Personalmente i rischi sulla privacy a mio avviso ormai sono illusori, la maggior parte degli utenti social media utilizza applicazioni senza approfondire il discorso . Penso sia una vera opportunità per chi ha prodotti e servizi sul mercato, in particolare per chi vuole espandersi con il commercio online. Su vari settori i brand si stanno adeguando ma sono dell'opinione che nel settore moda sia una vera opportunità da gestire con numeri alla mano. Dopo Levi's anche il nostrano Frankie Garage
    http://carlosway.it/mktg/frank…/

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    È vero: si tratta di un'opportunità, anche nel mercato italiano come fai notare. L'ecommerce diventa ogni giorni più “Social”. Mi sembra interessante com in alcuni casi questo aspetto stia già andando oltre la logica di comunicazione (in senso stretto), per integrarsi a più livelli nel percorso d'acquisto, dal primo contatto fini alla vendita.