Seminare vs “Seeding”

di Stefano Maggi in News
Avete presente i “false friends”, quelle parole inglesi che ingannano la maggior parte dei ragazzi delle medie e del liceo perché sembrano un’altra parola italiana? Ad esempio “actually” che sembra “attualmente”, “firm” che  sembra “firma”, “morbid” che sembra “morbido” o “vacancy” che sembra “vacanza”.
La novità è che siamo riusciti a crearne uno nuovo (almeno sul mercato italiano). Però un po’ diverso: infatti non crea confusione perché ha un suono simile alla parola italiana. Crea confusione perché, tradotto, vuol dire l’esatto opposto di quello che è.
Lo avete letto nel titolo: seeding. Seeding è una parola che letteralmente significa “seminare”, “piantare”. Tradotta letteralmente, è un’espressione che indica come un’azione di oggi sia la base per qualcosa che cresce, si sviluppa e fiorisce.
Seeding però – sui social media – viene sempre più spesso usato per indicare un’attività lontana dalla “semina” e con una prospettiva molto più breve. Seeding viene utilizzato per indicare l’azione continuativa di chi “sparge” (e quindi non semina) il proprio contenuto sulla rete. A volte anche in modo “non trasparente”, spacciandosi per altri utenti o impersonando improbabili fanatici del contenuto diffuso.
Esistono invece sul social web delle attività che “seminano” per costruire e che – come potete notare – non sono attività di “seeding”. Attività che, grazie all’impegno di molti, “piantano” oggi il presupposto per qualcosa che crescera e si svilupperà. Penso (per citarne due e evocarne molte) a iniziative come Pepsi Refresh, che costruiscono idee per migliorare il mondo (a prescindere dalla “purezza” dell’intento), a attività di “crowdfunding” come kiva.org in cui molti utenti danno un contributo anche piccolo a progetti di sviluppo o semplicemente a tutte quelle strategie e azioni (anche di marketing e comunicazione) che hanno il loro valore nella costruzione, anche nella costruzione di un significato.
Una marca che costruisce attraverso la conversazione un rapporto con i propri consumatori basato sul valore non sta facendo “seeding”. Sta seminando.
Vi è capitato di incrociare iniziative di “seeding”? Avete mai partecipato, invece, alla “costruzione” di qualcosa sul social web, anche ad esempio un significato o un’idea?

Avete presente i “false friends”, quelle parole inglesi che ingannano la maggior parte dei ragazzi delle medie e del liceo perché sembrano un’altra parola italiana? Ad esempio “actually” che sembra “attualmente”, “firm” che  sembra “firma”, “morbid” che sembra “morbido” o “vacancy” che sembra “vacanza”.

La novità è che siamo riusciti a crearne uno nuovo (almeno sul mercato italiano). Però un po’ diverso: infatti non crea confusione perché ha un suono simile alla parola italiana. Crea confusione perché, tradotto, vuol dire l’esatto opposto di quello che è.

93107044

Lo avete letto nel titolo: seeding. Seeding è una parola che letteralmente significa “seminare”, “piantare”. Tradotta letteralmente, è un’espressione che indica come un’azione di oggi sia la base per qualcosa che cresce, si sviluppa e fiorisce.

Seeding però – sui social mediaviene sempre più spesso usato per indicare un’attività lontana dalla “semina” e con una prospettiva molto più breve. Seeding viene utilizzato per indicare l’azione continuativa di chi “sparge” (e quindi non semina) il proprio contenuto sulla rete. A volte anche in modo “non trasparente”, spacciandosi per altri utenti o impersonando improbabili fanatici del contenuto diffuso. Queste attività, come le bugie, hanno molto spesso le gambe corte, non sono sostenibili eticamente e in generale non generano un ritorno in termini di coinvolgimento.

Esistono invece sul social web delle attività che “seminano” per costruire e che – come potete notare – non sono attività di “seeding”. Attività che, grazie all’impegno di molti, “piantano” oggi il presupposto per qualcosa che crescera e si svilupperà. Penso (per citarne due e evocarne molte) a iniziative come Pepsi Refresh, che costruiscono idee per migliorare il mondo (a prescindere dalla “purezza” dell’intento), a attività di “crowdfunding” come kiva.org in cui molti utenti danno un contributo anche piccolo a progetti di sviluppo o semplicemente a tutte quelle strategie e azioni (anche di marketing e comunicazione) che hanno il loro valore nella costruzione, anche nella costruzione di un significato.

Una marca che costruisce attraverso la conversazione un rapporto con i propri consumatori basato sul valore non sta facendo “seeding”. Sta seminando.

Vi è capitato di incrociare iniziative di “seeding”? Avete mai partecipato, invece, alla “costruzione” di qualcosa sul social web, anche ad esempio un significato o un’idea?

Se questo post ti è piaciuto, puoi ricevere i prossimi post di We Are Social via o .


tags: , , , ,

  • http://topsy.com/trackback?utm_source=pingback&utm_campaign=L2&url=http://wearesocial.it/blog/2010/04/seminare-seeding/ Tweets that mention Seminare vs “Seeding” | we are social — Topsy.com

    [...] This post was mentioned on Twitter by Stefano Maggi, Roldano De Persio and Angelo Di Mambro, Elena Franco. Elena Franco said: RT @stefanomaggi: Ecco perché sul social web "seeding" non vuol dire "seminare" http://ow.ly/1v2oe – Nuovo post [...]

  • http://www.matteogalli.com/ Matteo

    Personalmente non ho mai partecipato ad azioni del genere ma più volte hanno cercato di coinvolgermi. Preferisco partecipare (meglio se in modo spontaneo e non indotto) ad azioni rivolte alla costruzione di una relazione.
    Purtroppo ho l'impressione che oggi molte agenzie che si professano professioniste del Digital PR intendano il seeding nel modo più sbagliato, vale a dire con una diffusione (logica tanto cara al broadcasting) dei contenuti sui vari canali, senza curare in alcun modo la parte di feedback. Purtroppo non capiscono che è lì che si gioca la vera partita: non nella proposizione del contenuto, piuttosto nelle relazioni che si costruiscono a partire dal contenuto stesso.

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    È vero, Matteo: da una parte è fondamentale “costruire” significato “aggiungendo” qualcosa. Non semplicemente sparare nel mucchio il contenuto.
    Dall'altra è molto importante, come dici tu, “partecipare: in maniera aperta e trasparente alla creazione di una relazione.
    Mi piace la contrapposizione che evidenzi tra “proposizione” del contenuto e “costruzione” di relazioni.

  • http://twitter.com/mafe mafe

    Purtroppo social media marketing e digital PR stanno diventano sinonimo di spam, dobbiamo tenere duro e fare quel pezzettino di fatica in più per far capire che copiare e incollare lo stesso messaggio in centinaia di ambienti non è “seeding”, soprattutto se non si seguono le risposte (spesso, non a caso, infastidite). Grazie per averlo ricordato e per lo spunto, che sto estendendo a tutti i “false friends” non solo linguistici.

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    Credo che sia proprio “quel pezzettino di fatica in più” che permette a chi ha un approccio serio al marketing sui social media di fare la differenza. È anche quello che permetterà di fare conoscere questo mondo nel modo giusto a chi si avvicina per la prima volta o a chi viene raggiunto da iniziative specifiche.