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In questi giorni, ne siamo sicuri, sentirete parlare di Facebook soprattutto in relazione alla recente ufficializzazione della sua IPO (offerta pubblica iniziale) per una somma pari a 5 miliardi di dollari. Se non volete farvi scappare la possibilità di comprare i titoli dell’azienda (e abitate negli Stati Uniti) potrete chiederli alla vostra banca con una sigla piuttosto scontata: FB.
(Questa foto, presa direttamente dal profilo di Mark Zukerberg ci racconta come si preparano all’attesa i ragazzi di Facebook)
Un altro dei motivi per cui sentirete parlare di Facebook in questo periodo è indubbiamente il rilascio delle prime applicazioni che sfruttano pienamente il “nuovo Open Graph”. Che cos’è esattamente Open Graph? Come è cambiato?
Open Graph è un protocollo (introdotto nel 2010) che permette di estende l’efficacia del Social Graph a tutto il social web esterno a Facebook, attraverso la condivisione di contenuti, website e applicazioni di terze parti con il proprio network di amici. Recentemente Facebook ha deciso di evolvere Open Graph offrendo la possibilità ad applicazioni e contenuti di terze parti di integrarsi profondamente con l’esperienza di fruizione della piattaforma e personalizzare le azioni che possono essere compiute da chi le utilizza. Non più solo Mi Piace quindi ma Ho letto, Ho mangiato, Ho corso, Ho visto, Ho cucinato, Ho comprato e così via.
Citando testualmente:
Dopo che gli utenti avranno aggiunto la vostra applicazione alle loro Timeline, le azioni specifiche che possono essere svolte grazie all’applicazione potranno essere condivise attraverso Open Graph. Dal momento che le vostre App diventeranno una parte importante del modo in cui gli utenti si esprimono, queste azioni avranno sempre maggiore visibilità nelle Timeline, nel Ticker e nei News Feed. Questo permetterà alle vostre applicazioni di diventare una parte fondamentale dell’esperienza Facebook degli utenti e dei loro amici.
L’interazione delle persone con le vostre applicazioni avverrà quindi seguendo questa logica: Azione (Ho cucinato) e Oggetto (Ricetta).
Cosa significa questo cambiamento da un punto di vista di marketing?
Pensare a lungo termine (oltre alla singola campagna)
Poiché le Timeline App condivideranno in modo automatico una grande quantità di azioni e informazioni, le persone presteranno sempre più attenzione alla condivisione di questi dati e opteranno per applicazioni in grado di offrire un’esperienza rilevante. La nuova dinamica di interazione tra Applicazioni, Timeline, Ticker e News Feed consentirà ai brand di aumentare (quantitativamente) l’esposizione attraverso la conversazione su Facebook. Ma dal momento che le Timeline App sono molto utili nel raccogliere ed interpretare dati se utilizzate in modo continuativo, non saranno lo strumento ideale per progetti tattici di breve periodo e imporranno una progettazione di esperienze in grado di soddisfare esigenze e interessi reali delle persone.
Più attenzione alla privacy
Facebook ha recentemente modificato le regole alla base della richiesta di permessi da parte delle applicazioni, consentendo agli utenti di sapere esattamente il motivo della richiesta di ogni singolo permesso e lasciandoli liberi di decidere con chi condividere le informazioni prodotte. È stato inoltre reso opzionale il permesso di creare eventi per conto dell’utente e postare mentre l’utente è offline, non sarà quindi più possibile vincolare la partecipazione ad un’attività a questi due permessi. Questo cambiamento renderà lo scopo di ogni singola richiesta molto più chiaro ed è plausibile aspettarsi che le persone premieranno con una maggiore propensione alla condivisione le applicazioni più rilevanti, penalizzando molto quelle volte a “carpire informazioni” a puro scopo promozionale.
Progettare esperienze “portatili”
È ragionevole pensare che molte delle migliori Open Graph App verranno sviluppate come integrazioni web o applicazioni mobile, per diverse ragioni. In parte perché le applicazioni che si sviluppano nelle tab sono meno adatte ad un utilizzo ripetuto (ad esempio non sono accessibili da mobile) e le Open Graph App hanno bisogno di questa caratteristica per dare il massimo (Pensate ad un’applicazione per condividere cosa si sta ascoltando o una in grado di misurare le vostre performance di corsa). Aggiungiamoci che tra gli oltre 60 partner che hanno sviluppato applicazioni in anteprima, alcuni hanno utilizzato delle Canvas App ma quasi tutti hanno preferito applicazioni cross piattaforma, accessibili dunque sia da mobile sia da desktop. Diventa quindi fondamentale ragionare in modo agnostico rispetto alla tecnologia e semplicemente offrire la migliore esperienza e renderla fruibile in modo “portatile”.
Considerare le partnership
Potrebbe rivelarsi utile non ragionare solo in termini di creazione di applicazioni in grado di suscitare l’interesse del pubblico ma considerare partnership strategiche, sfruttando applicazioni già esistenti, per generare word of mouth per il proprio brand. Immaginate di essere un noto fastfood e voler premiare i vostri clienti con un contenuto esclusivo (un film gratis?) per ogni menù acquistato, generando passaparola grazie al frictionless sharing, ecco che una partnership con Hulu potrebbe rivelarsi molto interessante. Si dovrà fare quindi sempre più attenzione alla conversazione grazie alla quale aumentare la percezione del brand come facilitatore di un’esperienza.
Cosa aspettarsi dal futuro
Leggendo di queste novità, qualcuno potrebbe pensare ad tentativo di Facebook di dominare l’intera esperienza sociale delle persone online a discapito della nascita di nuove iniziative e invece siamo convinti che accadrà proprio il contrario; se assumiamo infatti che Facebook voglia diventare sempre di più un ecosistema non è difficile immaginare che nasceranno centinaia di nuove piattaforme in grado di sviluppare un’esperienza verticale in modo consistente, facendo leva sul Social Graph di Facebook. Un’esempio: Pinterest.
Nei prossimi giorni torneremo a parlare di questo argomento, nel frattempo fateci sapere se avete già sperimentato il nuovo Open Graph e cosa ne pensate.
Nonostante la neve ed il gelo siberiano, non potevamo certo mancare al nostro consueto appuntamento del Sabato. Ed allora eccomi qui a condividere con voi le news più divertenti ed interessanti del mondo social.
Youtube Slam
Iniziamo subito con una funzionalità di Youtube che mi era sfuggita (risale a Dicembre) e che sembra “pretty cool”: Youtube Slam. Funziona così: cliccando qui vi troverete davanti una serie di video da far sfidare l’uno contro l’altro e toccherà a voi dover scegliere tra il più curioso, il più interessante, il più divertente e così via!
Una bella iniziativa di Youtube, in collaborazione con Google, che permetterà agli utenti di scoprire i nuovi fenomeni della rete e dargli visibilità. Chi lo sa, magari è proprio grazie a Slam che scopriremo il prossimo Justin Bieber
Intanto preparatevi a far sfidare bulldog che russano contro gattini parlanti!
Quale sarà il futuro dei libri?
Rimaniamo sempre in tema di sfida, ma spostiamoci leggermente verso un mondo più “serio”, quello dei libri e della realtà aumentata. Guardate questo video:
Questo video ci dimostra che il futuro della carta stampata non è soltanto l’e-book, ma anche l’augmented reality potrebbe fare la sua parte. Immaginate un libro “pop-up” come questo, si potrebbero creare tantissime situazioni particolari e divertenti, come storie interattive oppure anche semplici indovinelli.
Torna Old Spice
Continuiamo a parlare di storie e stranezze e torniamo sull’ormai celebre “Old Spice”, la lunghissima saga del bagnoschiuma che permette al vostro uomo di profumare come un uomo. Molti di voi si saranno chiesti come continuerà questa saga, beh la risposta l’avete in questo video:
Visto? P&G ha utilizzato una campagna esistente di uno dei loro prodotto e vi ha infilato dentro una delle campagne Old Spice. Il tutto nella solita atmosfera megalomane e divertentissima che mi ricorda molto le fantasie egocentriche di Barney Stinson di “How I Met Your Mother” (che non a caso è stato uno degli Old Spice Guys
)
Siamo giunti alla fine, per questo Sabato è tutto. Tanti saluti e tanti baci, io torno sotto al mio piumone che qui si gela! Have a great day
Tre aziende su quattro utilizzano i canali social, quasi tutte per motivi di marketing e di comunicazione. Secondo uno studio di eCircle pubblicato oggi, l’utilizzo dei social media è molto diffuso per le aziende italiane e si avvicina al 100% per le imprese che hanno una componente di vendita online.
Secondo la ricerca, i social media sono molto importanti perché
- Aumentano l’interazione con le persone;
- Permettono di raccogliere feedback;
- Migliorano la awareness e la reputazione;
- Consentono attività di marketing efficaci;
- Agevolano la fidelizzazione;
I canali più utilizzati sono i social network (94%), seguiti da blog e da canali video e foto.
I motivi principali del contatto sono legati alla conversazione: la metà delle persone interagiscono per scambiarsi opinioni.
Anche questa settimana torna l’appuntamento con il Mercoledì Social: non spegnete lo schermo e non chiudete il vostro feed reader, ci sono tante notizie interessanti da approfondire insieme!
Censura location-based: cosa ne pensate?
In un articolo sul blog istituzionale, Twitter ha annunciato la possibilità che determinati tweet vengano nascosti in Paesi in cui sia per legge imposto il controllo su determinate tematiche. Ora che anche Blogger, la piattaforma per i blog di Google, sembra aver pensato ad una strategia simile, il dibattito assume una dimensione ancora più ampia.
Da un lato c’è chi accusa di sudditanza ai poteri locali le due company, dall’altra chi motiva queste scelte come un adattamento minimo necessario per garantire che le idee, se non possono circolare internamente, vengano almeno rese pubbliche al resto del Mondo. Voi cosa ne pensate? Che tipo di utilizzo verrà fatto di questi strumenti? Raccontatecelo nei commenti (o in 140 caratteri, su Twitter!)
Social media e customer service
Nell’infographic pubblicata qui da SocialTimes, il team di ZenDesk ha analizzato come i consumatori utilizzano il social web per rivolgersi alle aziende a cui si afidano, in particolar modo vendita al dettaglio, servizi di telefonia, viaggi, banche. I dati confermano il ruolo sempre più importante del customer service attraverso i social media che appare come un luogo di incontro obbligato per i brand che vogliono rispondere alle esigenze dei propri clienti.
Prima di attivare un servizio online, bisogna sempre rispondere a tutti gli interrogativi che restano aperti: come renderlo efficace, efficiente e scalabile?
Chi ha paura della Timeline?
Con l’introduzione della Timeline pochi mesi fa, Facebook sembra aver distrutto le certezze di molti utenti riguardo la propria privacy e la gestione di uno spazio importante e personale come il proprio profilo. Per avvicinare le persone più scettiche alla nuova Timeline, l’azienda a collaborato con Definition 6 per lo sviluppo di Timeline Movie Maker. Grazie a questa app ogni persona ha la possibilità di trasformare i contenuti foto e video del proprio profilo in un viaggio che percorre tutta la propria storia sul social network.
Il risultato finale è accattivante ma, questa la mia opinione personale, non sorprende per una particolare scelta di contenuti. Avete già creato e condiviso il vostro video? Cosa ne pensate?
Il primo hangout di Obama
Da tempo assistiamo ad un’evoluzione della politica che, di elezione in elezione, aumenta l’esposizione e l’impegno dei diversi candidati sui social media. Il presidente Obama è stato senza dubbio uno dei primi, e soprattutto dei più abili, a capitalizzare al meglio la propria presenza sul social web e lunedì è stato il protagonista principale di un hangout su Google+ con cinque suoi concittadini. Mashable ha pubblicato un interessante resoconto, potete leggerlo qui. Ora che anche gli altri candidati sono stabilmente attivi sui social media, quale può essere la strategia vincente per parlare con il proprio elettorato in maniera convincente?
Come funziona Foursquare
Ci lasciamo con un divertente contenuto video che spiega Foursquare anche a chi sa poco di geo localizzazione e smartphone.
Non vi è mai capitato di dover spiegare qualcosa del genere alla zia, mamma, nonna…? Spero che vi possa tornare utile!
Queste sono le notizie che abbiamo selezionato per voi dalla scorsa settimana e che saremo felici di approfondire con voi, fateci sapere cosa ne pensate!
Quando cerchiamo lavoro, è molto più facile che accettiamo una posizione se l’abbiamo scoperta grazie a una persona con cui non abbiamo spesso a che fare. È molto più infrequente che scegliamo un posto di cui ci hanno parlato i nostri amici più stretti. Lo ha dimostrato Mark Granovetter, un sociologo, ormai quarant’anni fa: i “legami deboli”, le persone che conosciamo ma con cui non interagiamo spesso, sono importantissime per farci conoscere informazioni nuove e fresche.
Questa logica è ancora più rilevante oggi, vista la moltiplicazione dei legami deboli che si verifica grazie ai canali social: tutti interagiamo con alcuni contatti più frequentemente, mentre la maggior parte degli altri è collegata a noi da “legami deboli”. Questo tipo di correlazione, però, è importantissimo anche su Facebook per fare circolare le informazioni. Uno studio pubblicato su Facebook da Eytan Bakshy pochi giorni fa ha dimostrato come si diffondono le informazioni sul social network più grande del mondo, con alcuni spunti molto interessanti:
- I canali social permettono ai nuovi messaggi, alle nuove idee e alle nuove informazioni di diffondersi facilmente;
- Non è vero che i social network ci spingono a leggere sempre le stesse informazioni solo dagli stessi amici;
- La maggior parte delle informazioni proviene da contatti con cui non interagiamo spesso;
- Sono i “legami deboli” i principali responsabili della diffusione delle informazioni;
Questa dinamica apparentemente controintuitiva è molto importante per le marche. I brand infatti, alla luce di questa situazione, se vogliono diffondere efficacemente un messaggio e costruire una conversazione devono:
- Creare conversazioni sempre nuove: è la novità a diffondersi meglio sui canali social;
- Pensare per “interessi” e non per “connessioni”: il messaggio deve essere rilevante non solo per chi lo riceve per primo, ma anche per gli utenti che lo visualizzano da una condivisione;
- Lavorare su tipi diversi di influencer: non solo quelli con un alto “reach”, ma anche quelli con un’affinità forte con le persone da coinvolgere;
- Considerare i contatti più lontani elementi fondamentali per diffondere un’informazione efficacemente;
In pratica, interagiamo spesso con una cerchia di amici selezionati, ma sono quelli più “lontani” a diffondere le idee velocemente nei canali social. Chi impara a sfruttare questa dinamica raggiunge più persone, in meno tempo e in modo più efficace.
Thank God We Are Social #34
Settimana lunga? Faticosa? Non per noi, che da giovedì siamo a La Plagne per il meeting internazionale di We Are Social. Seguite l’hashtag #weareskiing se volete vedere le facce di tutti i nostri colleghi europei.
Questa non è però una scusa per rinunciare alle nostre più radicate tradizioni, quindi eccoci qui ad aggiornarci sulle news della settimana.
Il primo badge di Audi
Per i malati di Foursquare come Stefano, Luca e me, il meeting sulla neve è stato anche l’occasione per sbloccare un nuovo badge. Audi ha infatti messo a disposizione dei suoi follower il suo primo badge, Audi Winter Ride: si sblocca facendo check-in in qualsiasi Ski Area (anche in Italia) e dà diritto al 20% di sconto sui prodotti Audi Collection.

MINI is burning
Per restare in tema di auto, la situazione per MINI in Belgio è decisamente infuocata. Al Motorshow di Bruxelles, ogni like alla pagina Facebook del brand può valere una Mini Countryman: attraverso una tab che rimanda al sito dedicato, infatti, è possibile vedere live se è proprio il tuo like a generare la fiammata che incendierà la corda che tiene ferma la macchina. Un’iniziativa originale per legare i like alla pagina Facebook alla possibilità di vincere un premio di tutto rispetto.

BMW: new, interactive, innovative.
Spostandoci più al caldo, interessante il gioco interattivo fatto da BMW per il lancio del suo ultimo modello di Serie 1 in Sud Africa. Ai giocatori è stato chiesto di collegare il proprio account Facebook attraverso un tablet che è diventato il volante virtuale per una divertente corsa di auto. In palio tanti premi per i migliori piazzamenti.
Per questo sabato è tutto, vi lascio al vostro weekend e torno a godermi questo:

Rieccoci qui per un nuovo appuntamento con il mercoledì social. La rubrica settimanale che vi aggiorna sulle novità e gli spunti più interessanti del social web. Ben trovati
!
Questa settimana parleremo di Tumblr, Google e Google Plus, Facebook App, Twitter e McDonald’s.
I numeri di Tumblr
Partiamo da Tumblr. Non è la prima volta che parliamo della crescita impressionante registrata dalla piattaforma soprattutto negli ultimi mesi ma val la pena partire ancora una volta dai numeri per riflettere insieme sulle potenzialità dello strumento per i brand e per le iniziative attivate.
Superati i 15 (e anche i 16) milioni di post e raggiunti i 120 milioni di visitatori mensili.
Cifre che non solo ci raccontano del successo del mezzo e della sua diffusione sempre più capillare anche al di fuori dei confini americani ma che soprattutto ci danno evidenza di come le microinterazioni stiano sempre di più prendendo piede rispetto ai contenuti più strutturati.
Più del 40 % dei contenuti condivisi sul Tumblr sono immagini. Foto e video la fanno da padrone rispetto ai testi e gli stessi sono brevi e quasi sempre a corredo o a commento delle immagini condivise o rebloggate. Perché? Perché le immagini sono il mezzo più immediato e diretto per esprimere se stessi, i propri interessi e per ‘documentare’ quanto accade a noi e intorno a noi. La forza di Tumblr sta anche in questo e i brand che, sempre più numerosi, decidono di approcciarsi a questa piattaforma non possono trascurare questo aspetto.
Può venire spontaneo usare Tumblr come un qualsiasi blog o come un sito web proponendo contenuti e approfondimenti molto curati, articolati e apparentemente di maggior valore ma il segreto di Tumblr sta proprio nell’immediatezza. Il primo driver, come per ogni mezzo, è la qualità di quanto veicoliamo ma il secondo è la facilità.
Facilità di fruizione, di comprensione e di condivisione.

Su Tumblr, ad oggi, non esistono contenuti o profili promossi a pagamento dai brand, come ad esempio per Facebook e oramai per Twitter.
Farsi conoscere e far conoscere il proprio Tumblr, sviluppare e alimentare relazioni con gli utenti significa, in primo luogo, trovare la chiave nel come e nel quanto pubblichiamo, per spingere chi trova, cerca o segue i nostri contenuti non solo a leggerci e guardarci ma soprattutto a farli propri rebloggandoli e apprezzandoli e quindi condividendoli a propria volta con i propri follower.
Google e Google Plus
Numerose le novità che riguardano il mondo Google in questi ultimi giorni. Ripercorriamo insieme le principali.
Cambiano i termini di utilizzo dei servizi Google e viene unificata la normativa soprattutto in termini di privacy. Lo scopo è quello di rendere più breve e immediata la comprensione delle norme di riferimento per “creare un’esperienza d’uso che sia meravigliosamente semplice e intuitiva per tutti i serivizi Google”.
Viene introdotta la possibilità di utilizzare pseudonimi su Google Plus, in controtendenza con la posizione iniziale che faceva della garanzia dell’identità personale uno dei punti di forza del social network. Rimangono comunque alcuni “vincoli” alla possibilità di usare un nome fittizio soprattutto legate all’obbligo di dimostrare che quel soprannome appartenga effettivamente all’utilizzatore e che lo stesso sia solito utilizzarlo su altri canali e per la pubblicazione di altri contenuti.
La decisione si deve probabilmente alla numerosità (più del 60% degli utenti) di coloro che commentano utilizzano uno pseudonimo o semplicemente rientra nel ventaglio di cambiamenti messi in atto per l’ottimizzazione e per stimolare la diffusione del social network a marchio Google.
“Ask on Google+”. Proseguono gli sforzi verso l’integrazione delle funzioni di Search con quelle tipiche dei social network.
Al momento dell’inserimento di una qualsiasi query su Google verrà data la possibilità di reindirizzare quella richiesta su Google+ e chiedere quindi un “aiuto” e la risposta alla propria domanda agli amici di Google+. La funzionalità non è ancora disponibile per tutti i Paesi e per tutti gli utenti ed è pacifico che possa essere utilizzata solo quando si è loggati in Google. L’integrazione di queste caratteristiche è frutto dell’evidenza che i pareri, i consigli e le opinioni dei proprio amici, parenti e delle proprie cerchie di conoscenze hanno sempre più peso anche rispetto a quanto reperibile sulle fonti tradizionali e presso quelli che tradizionalmente vengono considerati “esperti” per un determinato argomento, prodotto etc. Diventa, quindi, sempre più importante la capacità dei brand di influenzare queste dinamiche creando advocacy presso gli utilizzatori finali e stimolando il passa parola (positivo) riguardo le esperienze d’acquisto, di prodotto e di interazione delle persone con i brand.
Il nuovo algoritmo di Google penalizza i contenuti che contengono troppo advertising
Modificato e già attivo il nuovo algoritmo per il motore di ricerca che assegna priorità ai vari contenuti nella visualizzazione dei risultati e penalizza quei contenuti che cotengono troppi contenuti pubblicitari nella parte superiore delle pagine web, ossia quella che si visualizza senza la necessità di effettuare lo scroll. L’affollamento di messaggi e di banner rende infatti il contenuto meno frubile e meno reperibile.
L’idea è quella di dare meno priorità a quelle pagine che scelgono di dare più spazio alla pubblicità a pagamento che ai veri contenuti e anche se sembra che solo l’1% delle ricerche globali verrà influenzato da questo provvedimento, non deve sfuggire il messaggio che, nonostante l’introduzione, l’utilizzo e l’abuso di banner a pagamento sui proprio spazi web sia una necessità, una tentazione o anche solo un modo di comunicare messaggi pubblicitari pertinenti rispetto ai contenuti proposti, l’eccessivo affollamento non solo rende sgradevole l’esperienza utente e penalizza la valutazione di qualità e l’attenzione sui contenuti ma, motivo in più, è sconveniente anche in termini di SEO.
Un’App di Aviary darà la possibilità di customizzare le immagini su Facebook
Mentre Instagram ha introdotto da poco la completa e diretta condivisione delle immagini nella propria timeline di Facebook, Aviary ha appena lanciato una nuova applicazione Facebook che darà la possibilità di modificare le foto già caricate su Facebook introducendo filtri, effetti e stili simili a quelli di Instagram, “privilegi” riservati agli utenti iPhone o comunque all’utilizzo di app mobile e alle foto caricate da smartphone.
L’applicazione Facebook è disponibile anche in versione mobile per iPhone e dispositivi Android e per le sue caratteristiche, vedi in primis la possibilità di utilizzarla su tutte le foto, caricata da qualsiasi tipo di device ha un grosso potenziale di diffusione. La condivisione delle foto è una delle interazioni più importanti e frequenti nell’utilizzo dei social media e un’azione su cui i brand stimolano molto gli utenti quando si vuole puntare sui contenuti UGC. Questa app, semplicissima nell’utilizzo dà uno stimolo in più per tutti coloro che sempre di più amano imrpovvisarsi fotografi in erba
.
Ecco, ad esempio, il mitico draghetto Yoshi, di Super Mario, prima…
…E dopo la cura Aviary
.
Il caso McDonald’s e l’utilizzo degli hashtag sponsorizzati
L’hashtag, da parola in codice riservata ai nerd, è diventato un fenomeno nazional popolare anche grazie all’utilizzo che ne hanno fatto programmi televisivi come quello di Fiorello, la community sui fatti di cronaca e di costume o i brand in iniziative dedicate.
Come ci racconta Luca Della Dora sul suo blog, Il cosiddetto ‘hashtag marketing’ è sempre più utilizzato ed ha grandi potenzialità. Come ogni “strumento” però, va utilizzato in maniera adeguata e opportuna e come ogni fenomeno a grande potenziale può diventare un boomerang come nel caso della campagna Twitter di McDonals: #McDStories. La call to action invitava gli utenti a raccontate le proprie storie a lieto fine a tema ‘happy meal’ ma si è trasformata nella raccolta di storie d’orrore culinario e quotidiano promosse e amplificate dai detrattori del brand: #McDHorrorStories.
Come sempre non è importante lo strumento o il canale utilizzato ma come se ne sfrutta il potenziale e sicuramente l’hashtagging ne ha da vendere. Ad esempio, per i brand che vogliono attivare delle iniziative, dei contest e delle campagne di comunicazione su canali come Twitter e con strumenti come Instagram e Fourqaure che tra le proprie funzionalità di riferimento hanno proprio quello di indicizzazione, ricerca e categorizzazione dei contenuti tramite hastag.
Per questa settimana è tutto.
Vi invitiamo, ancora una volta, a dirci la vostra in un commento.
Buon proseguimento di settimana a tutti
.
Non è un’applicazione. È la capacità di individuare le conversazioni e i contenuti rilevanti tra i milioni di messaggi a cui ognuno di noi è esposto ogni ora. Lo sviluppo sempre più forte dei canali social ha portato le nostre capacità di comunicare al livello più alto di sempre nella storia dell’umanità, ma moltiplicato le nostre possibilità ma ha reso difficile individuare le conversazioni che sono più importanti e ignorare quelle non rilevanti.
Ecco perché nel 2012 avrà successo chi saprà comunicare in modo mirato e chi saprà aiutare le persone a “filtrare” le proprie conversazioni. I social network si stanno muovendo in questa direzione, ecco alcuni esempi:
- Google+, con le cerchie, permette di individuare gruppi di persone e assegnare priorità ai contenuti che producono;
- Facebook, con le proprie liste e le novità del newsfeed (come ad esempio le app integrate), consente di visualizzare con più frequenza i contenuti simili a quelli che in passato le persone hanno definito interessanti;
- Twitter, con la propria funzione “Discover” aiuta a leggere diversamente la timeline, dando priorità ai temi più rilevanti del momento;
- Pinterest, organizzando per macro temi le informazioni, consente di filtrare i contenuti che non hanno un grande impatto (e che non ottengono “re-pin”);
- Foursquare, tramite la funzione “Radar”, fa emergere le location più rilevanti rispetto ai gusti della persona e del luogo in cui si trova;
- Attivare conversazioni mirate: pubblicando i propri messaggi riferendosi a nicchie di interesse e non sempre all’intera community;
- Promuovere il contenuto (ad esempio attraverso Social Ads) evitando sempre comunicazioni generali, indirizzate a tutti;
- Misurare sempre i risultati delle comunicazioni e delle conversazioni precedenti utilizzando strumenti di insight, per avere la certezza di comunicare nei momenti della vita delle persone più utili;
Buon weekend a tutti, rieccoci qui con il consueto appuntamento settimanale – il trentatreesimo – dedicato alle notizie più “leggere” legate al social web: insomma, un buon modo per trascorrere qualche minuto di relax dopo una settimana impegnativa.
Ma veniamo subito a noi, senza perdere altro prezioso tempo che potete impiegare magari per… riposare.
UGK – User generated knowledge
Lo sapevate che oggi, nel 1950, moriva George Orwell, il padre del Grande Fratello (non di quello attuale…), e chiamato spesso in ballo quando si parla di Facebook, Foursquare, Twitter. O ricordavate che Luigi XVI nel 1793 veniva ghigliottinato proprio il 21 Gennaio? Beh, no, onestamente nemmeno io. Non saranno le notizie più importanti che avete mai letto sul web, ma fanno parte di quello che offre Wikipedia, che ci ricorda ogni giorno quanto sia importante la conoscenza collettiva, quella costruita dalle persone per le persone: in questi giorni avrete sentito parlare di SOPA e PIPA, e saprete che il 23 Gennaio sarà il giorno del blackout del web, quello che vi posso consigliare di fare intanto è andare ad approfondire di cosa si tratta. Ovviamente su Wikipedia.

“Fotografare è scrivere con la luce”
Lo dice la parola stessa, ma quello che ha fatto Eric Fischer, va un po’ oltre: questo fotografo infatti, servendosi dei metatag utilizzati per localizzare le foto condivise via Flickr e Twitter ha creato delle mappe in cui il mondo è illuminato dalle immagini caricate dagli utenti.
E mai come in questo caso è vero che “un’immagine vale più di mille parole”, quindi, godetevi il suo lavoro cliccando qui.

Youtube lancia l’Online Film Festival
Proprio così, per tutti i film maker questa è davvero una grande notizia. Infatti Youtube consentirà – dal 2 Febbraio – a chiunque desideri partecipare di caricare il suo lavoro sul canale Your Film Festival, e farsi votare per accedere alla shortlist dei 10 migliori lavori che verranno premiati al Festival del Cinema di Venezia. Niente male eh? Siete pronti a portare a casa il vostro premio di $500.000?
E anche per questa settimana è tutto. Ora non vi resta che godervi questo freddo sabato invernale, magari a casa sotto al piumone leggendo i post di We Are Social che vi siete persi perché non avete avuto tempo di leggere in questi giorni. Buon weekend!
Siete appassionati di Foodspotting e volete che tutti vedano i vostri scatti culinari? Andate pazzi per Pinterest e non vedete l’ora di condividere i vostri nuovi “pin”? O forse siete pazzi per il running e volete che chiunque lo sappia?
Facebook si sta muovendo per voi. Da oggi le applicazioni potranno integrarsi con la timeline, mostrando le interazioni più significative. Poche ore fa, il social network più grande del mondo ha introdotto una funzionalità che permette di dare rilevanza nel proprio profilo alle Facebook App e alle interazioni che ci riguardano.
Per le marche questo risvolto è importantissimo: sviluppare una Facebook App rilevante consente di incoraggiare l’interazione e il coinvolgimento. In più, ora permetterà agli utenti di mostrare a tutti i propri amici il risultato di questa interazione, l’appartenenza a un gruppo, a una community, a una tribù di marca.
Non vedete l’ora di saperne di più? Potete già sperimentare le nuove funzionalità con molte Facebook App, tra cui: RunKeeper, Foodspotting e TripAdvisor.





















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