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Da chi lo hai saputo? Come circolano le informazioni sui social network

di Stefano Maggi in News

Quando cerchiamo lavoro, è molto più facile che accettiamo una posizione se l’abbiamo scoperta grazie a una persona con cui non abbiamo spesso a che fare. È molto più infrequente che scegliamo un posto di cui ci hanno parlato i nostri amici più stretti. Lo ha dimostrato Mark Granovetter, un sociologo, ormai quarant’anni fa: i “legami deboli”, le persone che conosciamo ma con cui non interagiamo spesso, sono importantissime per farci conoscere informazioni nuove e fresche.

Questa logica è ancora più rilevante oggi, vista la moltiplicazione dei legami deboli che si verifica grazie ai canali social: tutti interagiamo con alcuni contatti più frequentemente, mentre la maggior parte degli altri è collegata a noi da “legami deboli”. Questo tipo di correlazione, però, è importantissimo anche su Facebook per fare circolare le informazioni. Uno studio pubblicato su Facebook da Eytan Bakshy pochi giorni fa ha dimostrato come si diffondono le informazioni sul social network più grande del mondo, con alcuni spunti molto interessanti:

  • I canali social permettono ai nuovi messaggi, alle nuove idee e alle nuove informazioni di diffondersi facilmente;
  • Non è vero che i social network ci spingono a leggere sempre le stesse informazioni solo dagli stessi amici;
  • La maggior parte delle informazioni proviene da contatti con cui non interagiamo spesso;
  • Sono i “legami deboli” i principali responsabili della diffusione delle informazioni;

Questa dinamica apparentemente controintuitiva è molto importante per le marche. I brand infatti, alla luce di questa situazione, se vogliono diffondere efficacemente un messaggio e costruire una conversazione devono:

  • Creare conversazioni sempre nuove: è la novità a diffondersi meglio sui canali social;
  • Pensare per “interessi” e non per “connessioni”: il messaggio deve essere rilevante non solo per chi lo riceve per primo, ma anche per gli utenti che lo visualizzano da una condivisione;
  • Lavorare su tipi diversi di influencer: non solo quelli con un alto “reach”, ma anche quelli con un’affinità forte con le persone da coinvolgere;
  • Considerare i contatti più lontani elementi fondamentali per diffondere un’informazione efficacemente;

interest graph - sviluppare connessioni basate sugli interessi e le passioni

In pratica, interagiamo spesso con una cerchia di amici selezionati, ma sono quelli più “lontani” a diffondere le idee velocemente nei canali social. Chi impara a sfruttare questa dinamica raggiunge più persone, in meno tempo e in modo più efficace.

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Report: le aziende si preparano per il social business

di Stefano Maggi in News

I social media sono strumenti di conversazione straordinari quando si tratta di mettere in contatto le persone tra loro e con le marche. Questi strumenti sono sempre più utilizzati dalle aziende, che li integrano nelle proprie attività, sia interne alle imprese che esterne, verso il proprio target.

Jeremiah Owyang, partner di Altimeter Group (una delle aziende di ricerca e consulenza con focus sul social web di riferimento a livello mondiale) ha pubblicato poco fa un report che racconta come le aziende si preparano internamente per il “social business”. Noi di We Are Social abbiamo avuto la possibilità di leggerlo in anteprima e vogliamo condividere con voi alcuni spunti molto interessanti.

I risultati sono rilevanti: per le ricerche alla base report, Altimeter Group ha intervistato più di 200 persone addette ai lavori, tra cui 144 social business program manager in grandi società e ha analizzato 50 crisi social media dal 2001 a oggi, con riferimento alla raccolta di casi curata da Jeremiah Owyang.

Come si muovono le aziende?

Dalla ricerca emergono quali siano i temi prioritari per le imprese che investono per “diventare social”:

  • Stabilire una governance: vengono definire le “regole” social, destinate all’interno dell’azienda, ma anche verso l’esterno, come ad esempio le policy social media o le regole di ingaggio;
  • Definire un processo per il tempo reale: è importante per le aziende individuare, insieme ai propri partner, un flusso di lavoro che permetta di interagire con la community secondo i tempi delle persone;
  • Stimolare l’apprendimento: le aziende che hanno maggiore efficacia in ambito social sono quelle che diffondono una cultura social tra tutti coloro che partecipano alla conversazione;
  • Organizzare una struttura scalabile: le aziende con l’approccio più avanzato sono quelle che pianificano soluzioni per crescere, internamente e insieme ai propri partner;
  • Prestare attenzione alla fase di preparazione: l’implementazione di tecnologie social funziona efficacemente se viene preceduta da un’analisi delle esigenze dei target e da una definizione strategica che sia coerente con gli obiettivi dell’azienda;
  • Favorire il legame tra CRM e conversazione: le aziende più avanzate iniziano a organizzarsi per associare le identità delle persone che partecipano alla conversazione al database di CRM;

Quali sono gli step fondamentali?

È quindi importante seguire un processo per sviluppare un approccio efficace al social business:

  • Sviluppare gli obiettivi, la strategia;
  • Implementare una governance;
  • Organizzare un team e un piano;
  • Connettere le varie business unit per avere un approccio coerente e univoco;

Insomma, individuare dei processi comuni a tutti i partner (tra cui le agenzie) è sempre più importante.

Dalla ricerca risulta anche che i ruoli del marketing e della comunicazione sono i più rilevanti nella definizione di attività social, con il supporto del Web / Digital

Departments where Formalized Customer Facing Efforts Occur

Lo studio ha anche rilevato che le aziende più preparate a livello social riducono i rischi e sono più efficienti: più del 90% delle aziende organizzate a livello social sostiene di raggiungere i propri obiettivi di business legati a queste attività.

Vi invitiamo a leggere il report di Jeremiah, perché contiene molti dati e insight interessanti e a raccontarci le vostre esperienze questo ambito: quali sono i casi di avvicinamento al social business più interessanti che avete visto o magari vissuto in prima persona in azienda?

Se vi è piaciuto questo post, considerate la possibilità di iscrivervi al blog di We Are Social per essere sempre aggiornati sulle novità riguardo i social media e la conversazione.

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La roadmap di Altimeter Group per far crescere il proprio social business

di Stefano Maggi in News
Jeremiah Owyang, partner e analista di Altimeter Group, e Charlene Li, co-autrice del famoso libro Groundswell e partner di Altimeter Group, hanno appena rilasciato un report che mostra una strada da seguire alle aziende che vogliono investire nel social business.
È molto importante che le aziende ottimizzino i propri budget a seconda delle proprie capacità di spesa e dimensioni. Jeremiah Owyang nel post di presentazione del report suggerisce alle aziende di compiere tre step:
1. Verificare, tramite poche semplici domande, la maturità della propria azienda in termini di social business;
2. Inquadrare il proprio livello di investimento confrontandolo con gli standard di aziende paragonabili alla propria;
3. Condividere il report apertamente;
Seguendo il consiglio di Jeremiah, condividiamo il report sul nostro blog e vi invitiamo a fare altrettanto.
Siamo lusingati della citazione a pagina 18 del report: We Are Social viene indicata come agenzia “boutique” molto focalizzata sul social business. Ci fa molto piacere di essere menzionati come riferimento per la nostra specializzazione e per l’approccio profondo al coinvolgimento dei consumatori.
Buona lettura!

Jeremiah Owyang, partner e analista di Altimeter Group, e Charlene Li, co-autrice del famoso libro Groundswell e fondatrice di Altimeter Group, hanno appena rilasciato un report che mostra una strada da seguire alle aziende che vogliono investire per far crescere il proprio social business.

È molto importante, secondo questa analisi, che le aziende ottimizzino i propri budget social media a seconda delle proprie capacità di spesa e dimensioni. Jeremiah Owyang nel post di presentazione del report suggerisce alle aziende di compiere tre step:

  1. Verificare, tramite poche semplici domande, la maturità della propria azienda in termini di social business;
  2. Inquadrare il proprio livello di investimento confrontandolo con gli standard di aziende paragonabili alla propria;
  3. Diffondere il report apertamente;

Seguendo il consiglio di Jeremiah, condividiamo il report sul nostro blog e vi invitiamo a fare altrettanto.

Siamo lusingati della citazione a pagina 18 del report: We Are Social viene indicata come agenzia “boutique” molto focalizzata sul social business. Ci fa molto piacere di essere menzionati come riferimento per la nostra “specializzazione e per l’approccio profondo al coinvolgimento dei consumatori”.

Buona lettura!

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I social media e l’analisi del target dal punto di vista sociografico

di Stefano Maggi in News

L’elemento “umano” è il punto di riferimento di tutte le attività sui social media. Nell’elaborazione di una strategia, infatti, il primo elemento da prendere in considerazione è l’insieme di persone a cui ci vogliamo rivolgere (e che vogliamo coinvolgere). Un modo molto efficace di studiare il target è l’approccio “sociografico“, che mira a comprendere il target da diversi punti di vista, non limitandosi agli aspetti di età, sesso, geografia (tipici dell’approccio demografico) o di comportamento generico (tipici dell’approccio psicografico).

L’approccio sociografico individua anche le singole micro tendenze e le persone di riferimento – influencer – per il target finale.

I social media e l'analisi del target dal punto di vista sociografico

L’approccio sociografico si basa su sei domande fondamentali

  • A partire dal target di riferimento, quali sono i cluster principali (o le “nicchie”) in cui possiamo scomporlo?
  • Quali sono i luoghi digitali in cui i cluster sono attivi?
  • Il target ha già qualche tipo di relazione con il settore di riferimento o con i brand dei competitor?
  • Come si comporta il target sul social web e quali sono gli influencer di riferimento per i vari cluster?
  • Quale legame hanno i cluster con la marca e con il prodotto?
  • Quali sono gli elementi “social” che possono offrire valore aggiunto al prodotto o al servizio offerto?

Quali aspetti specifici possono essere analizzati più facilmente grazie al social web? Quali vorreste approfondire di più? Ma soprattutto, quali non possono essere individuati tramite un’analisi solo quantitativa e richiedono l’approccio “umano” tipico del social web?

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