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E rieccoci, puntuali come sempre, pronti per ripartire da dove ci eravamo lasciati con l’ultimo Mercoledì Social del 2010: dalle ultime novità, i trend e gli spunti più interessanti offerti dal social web. Dopo i festeggiamenti per accogliere il nuovo anno siamo quindi fiduciosi – e anzi, certi – che il 2011 ci offrirà un sacco di sorprese, ma anche di conferme: iniziamo a vedere cos’è successo in questa prima settimana dell’anno!
Buon anno: e Facebook dà i numeri
Nel week end a cavallo di Capodanno Facebook ha registrato l’ennesimo incredibile record: sono state condivise più di 750 milioni di fotografie dai suoi utenti! Una cifra impressionante, che va ad aggiungersi ad una serie di dati altrettanto interessanti resi pubblici nei giorni scorsi da Facebook stesso: nel corso del 2010 sono state uploadate più di 2.7 miliardi di foto, gli utenti hanno clickato Like su 7.6 milioni di pagine e condiviso 1 milione di link ogni 20 minuti. Pensiamo poi che i fan di LadyGaga e di Eminem sommati superano la popolazione della Spagna (45 milioni), e che il 44% di ciò che viene condiviso online passa per Facebook, per renderci conto di quanto forte sia ormai la sua influenza sulle nostre vite. E, a proposito di foto, avete visto la nuova applicazione lanciata da Schweeps per personalizzare in modo “artistico” i nostri profili?

50 miliardi di buone ragioni per pensare che investire in Facebook abbia senso
E conseguenza di numeri di questa portata, è stata la notizia che nelle ultime ore ha disorientato un po’ tutti – addetti ai lavori e non – legata alla raccolta di finanziamenti conclusa attraverso Goldman Sachs e la società di investimenti Digital Sky Technologies, che ha portato a Facebook la bellezza di 500 milioni di dollari di liquidità, portandolo ad essere valutato l’astronomica cifra di 50 miliardi di dollari. L’ingresso in borsa appare ancora lontano – i piani societari parlano ancora di 2012 – ma è sicuramente interessante osservare come l’attrazione per i social media sia sempre più forte da parte degli investitori, che non si limitano più a investire in piccole start up – quasi per sperimentare – ma puntano in modo deciso e concreto.

L’evoluzione dei comportamenti su Twitter
Il 2010 è stato l’anno della maturità anche per Twitter, che ha visto incrementare la sua base di utenti di più di 100 milioni di unità nel giro di 12 mesi – secondo eMarketer negli USA si è passati dai 18 milioni del 2009 ai più di 26 milioni del 2010. Il dato interessante riguarda però la qualità delle relazioni tra gli utenti, e in particolare le interazioni e il rapporto tra following e followers, e la completezza di informazioni che ogni utente condivide con gli altri. Lo studio di eMarketer chiarisce nel dettaglio questi aspetti:

L’iPad mette in cantina i desktop
Che il lancio di iPad da parte di Apple abbia creato un terremoto tra i produttori di apparecchi tecnologici – computer, palmari o smartphone poco importa – è un dato di fatto: ma le previsioni riportate da uno studio di Forrester mettono definitivamente con le spalle al muro i classici laptop – ma soprattutto i desktop. Stando infatti all’analisi le vendite dei tablet cresceranno dai 10.3 milioni del 2010 ai 44 milioni del 2015, superando i laptop venduti (che nel 2015 saranno 38.9 milioni) e spazzando via i desktop (di cui si prevede, verranno vendute solo 18.2 milioni di unità).

E con questo è tutto anche per il primo Mercoledì Social del 2011, e nell’augurarvi un anno grandioso sotto tutti i punti di vista, vi diamo appuntamento a mercoledì prossimo: intanto – se siete interessati alle novità del social web – considerate l’opportunità di abbonarvi al nostro feed RSS.
Le tendenze e i comportamenti condivisi a livello sociale cambiano costantemente, influenzando ogni sfumatura della nostra esistenza: l’abbigliamento e il design sono solo un esempio delle aree che si modificano costantemente. Prendete una foto con un gruppo di persone scattata 10 anni fa e una di 20 anni fa, mostratele a un estraneo e vi dirà molto facilmente a quale periodo appartengono.
Questa continua evoluzione e questo cambiamento costante avviene anche sui social media. Di anno in anno. È piuttosto facile dire perché: oltre alla componente “umana” di conversazione, i social media hanno una forte caratteristica tecnologica che li influenza. Nascono nuovi strumenti, nuovi modi di interagire e nuove tendenze nell’interazione che rendono più facile, immediato e utile lo scambio attraverso il social web.
Forrester Research produce ogni anno un’indagine chiamata “Social Technographics” che approfondisce il modo in cui gli utenti interagiscono con i canali social. Pochi giorni fa sono stati pubblicati i nuovi dati.
Come stiamo cambiando?
Tra il 2009 e il 2010 in Europa è cambiato qualcosa, ma soprattutto sono aumentati ancora – e in modo sensibile – gli utenti di social media. Ecco una panoramica della situazione.
- Aumenta leggermente la percentuale di coloro che commentano contenuti: ora più di una persona su cinque lo fa abitualmente;
- Aumentano (quasi raddoppiando) coloro che raccolgono contenuti social, ad esempio salvandoli o condividendoli;
- Più di quattro persone su dieci utilizzano ora social network, mentre l’anno scorso erano meno di un terzo;
- Coloro che creano contenuti diminuiscono leggermente 14% contro il 15% del 2009;
Ma soprattutto diminuiscono gli “inattivi”: solo il 32% della popolazione non utilizza i social media. Questo dato è molto interessante, se consideriamo che comprende ogni fascia di età e che l’anno scorso erano il 39%.
Dal 2010 Forrester Research ha iniziato a misurare i “Conversationalist”: persone che partecipano a conversazioni attraverso brevi status update, soprattutto su Facebook e Twitter.
Un evoluzione sempre più veloce, quindi, per il social web, molte più persone sui social network, molte più persone attive sul social web in generale. Per le aziende che vogliono stabilire un dialogo con il proprio target, questo canale, se sfruttato in modo efficace, è una risorsa sempre più rilevante e sempre più integrata strategicamente con i canali di comunicazione più tradizionali.
Cosa ne pensate? Come vivete questo cambiamento nella vostra attività di tutti i giorni?
Se avete trovato interessante questo post, considerate la possibilità di iscrivervi al blog We Are Social.

Ok, prometto di non parlare anche di pizza, spaghetti e mandolino. Ma il titolo di questo post, legato ad uno degli stereotipi del Belpaese, per una volta introduce un primato di cui possiamo andare fieri.
Siamo abituati a sentirci definire (e autodefinirci) arretrati, all’ombra di altri paesi europei sempre all’avanguardia. Ma sui social media possiamo dire la nostra. Anzi, la diciamo già da tempo.
Oltre a vantare un’ audience dei canali social più che notevole (oltre 19 milioni di utenti li frequentano assiduamente), secondo gli ultimi dati di Nielsen noi italiani deteniamo il record mondiale relativo alle ore pro capite/mese trascorse sui social network (quasi 6 ore e 28 minuti, un’ora in più rispetto alla media planetaria).
Ma non è questo il dato più interessante. Quello che ci distingue davvero è l’uso che facciamo di questi canali, che riflette un’inclinazione storica della nostra popolazione. I discendenti di Dante Alighieri non me ne vorranno per la citazione (e per la non casuale immagine in apertura), ma fedeli allo spirito del sommo poeta gli italiani si distinguono sui social media proprio per la predisposizione alla creazione di contenuto, riflettendo una modalità di interazione fortemente attiva. Ovvio, non parliamo di letteratura, nè tantomeno di scienza, ma i Social Technographics di Forrester Research parlano chiaro: l’Italia può vantare le percentuali più alte di fruizione attiva dei social media, in diverse modalità.

Il grafico qui sopra mostra un confronto tra Italia e media europea nella classificazione degli utenti dei social media secondo le sei categorie della Social Technographics Ladder, che ne definisce i comportamenti e le tipologie di attività.
Il primo dato lampante è un utilizzo dei canali social particolarmente sviluppato: l’unica voce dove l’Italia fa registrare un dato più basso della media continentale è infatti quella degli Inactives, coloro i quali non sono attivi su questi mezzi.
Ma il dato più interessante, oltre a una percentuale comunque significativa di Joiners e Spectators (rispettivamente coloro i quali entrano a far parte delle community e coloro i quali invece ne fruiscono passivamente i contenuti), è certamente quello legato a Creators e Critics: gli Italiani fanno registrare percentuali nettamente superiori alla media europea nelle categorie che producono e commentano contenuto sui social media, dando un contributo attivo alle conversazioni online.
Insomma, come ho già detto sui social media diciamo decisamente la nostra.
E voi? Numeri alla mano non potete smentirmi, aspetto i vostri commenti!

lukeslab
Fraespana
Andrea_Savarino
MassiPu7


















