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Noi di We Are Social lavoriamo in un ambito in continuo cambiamento e ci troviamo spesso a dover prevedere, insieme ai nostri clienti, come cambieranno i comportamenti e le esigenze delle persone.
Forse è deformazione professionale, forse è il contatto continuo con realtà italiane e internazionali molto all’avanguardia, ma in questo periodo dell’anno ci piace raccontarvi come, secondo noi, si evolverà il mondo della conversazione sui social media.
Ecco perché, anche per il 2012, nonostante la concorrenza dei Maya e di Nostradamus, vogliamo condividere con voi sette trend emergenti sui social media in Italia:
- Il contenuto ad hoc per i social media diventa sempre più importante: è la scintilla che può attivare la conversazione e rappresenta una risorsa sempre più irrinunciabile per le marche che vogliono dialogare con le persone. Quasi una persona su sei su Facebook segue una marca, quasi due su dieci attraverso Twitter: ecco perché è fondamentale costruire una base editoriale comune;
- I progetti di social business diventeranno concreti: in media, un dipendente ogni 330 interagisce sui social media per lavoro. È facile capire come sia importantissimo preparare le aziende anche internamente e non solo esternamente per la conversazione sui social media. Nel 2012 verranno messi in pratica processi, linee guida e pianificazioni per fare “diventare” social alcune parti strategiche delle aziende, secondo quella che Jeremiah Owyang definisce “gerarchia dei bisogni”, applicata ai social media;
- La geolocalizzazione diventerà trasparente: con una penetrazione smartphone del 24% della popolazione, l’utilizzo di soluzioni di geolocalizzazione sarà sempre più parte del nostro quotidiano e sempre meno un’attività a sé stante. Applicazioni integrate nel sistema operativo degli smartphone (pensate all’assistente virtuale di iPhone, Siri) forniscono informazioni e permettono di interagire con i propri contatti dipendentemente dal luogo in cui ci si trova. Il “check-in” fine a sé stesso avrà sempre meno importanza, mentre la condivisione delle esperienze legate ai luoghi saranno sempre più rilevanti, come ha capito da tempo Foursquare;
- Il social graph degli utenti si trasforma un elemento chiave per costruire esperienze personalizzate: l’insieme dei contatti, dei contenuti e delle azioni che le persone ogni giorno intraprendono sui canali social sono molto utili a costruire interazioni dedicate e ad aggiungere valore alle azioni più comuni, come ad esempio l’acquisto. Alcuni esperimenti preliminari di applicazione dell’elemento social allo shopping, che vanno oltre il like e le recensioni, fanno intuire sviluppi interessanti, portando avanti il concetto di “open graph” introdotto da Facebook;
- L’integrazione con la fruizione televisiva sarà sempre più forte: sulla scia di esperimenti come il programma di Fiorello #ilpiugrandespettacolodopoilweekend o #serviziopubblico o la maratona Telethon (di cui abbiamo seguito per un cliente l’aspetto “social”), anche in Italia i social media stanno diventando un punto di riferimento per la conversazione legata alla TV: alimentano il coinvolgimento delle persone e vengono utilizzati sempre più in prima persona da cosiddetti “social broadcaster“;
- I social media saranno “come l’aria”: come sostiene Charlene Li, i social media saranno sempre più integrati con le nostre attività di tutti i giorni che li utilizzeremo sempre più in modo naturale. È interessante vedere come l’integrazione sia già avvenuta in un ambito molto significativo: alcuni sistemi operativi, come Mac OS o iOS, hanno integrato la possibilità di twittare direttamente. Nel 2012 questa tendenza si svilupperà ancora di più e estendere un’azione verso i social media sarà sempre più semplice;
- Aggregare e filtrare saranno due azioni chiave: anche nel 2012, avremo sempre meno tempo e ci saranno sempre più contenuti a disposizione (ad esempio, ogni minuto vengono caricate 48 ore di video su YouTube). Avranno successo quei brand che aiuteranno le persone a focalizzare la propria risorsa più scarsa, l’attenzione, sui temi e le conversazioni interessanti per loro. Questo avverrà sia a livello “umano”, nelle interazioni dirette, che a livello “software” con il successo di soluzioni per content curation, come Flipboard.
Questa, secondo noi, è una selezione di alcuni tra i temi più importanti che si troverà ad affrontare chiunque si occuperà di conversazione. Quali altri punti aggiungereste?
Bonus: il trend più forte del 2011, la transizione dalla “tradigital era” alla “connected era”, continuerà a rafforzarsi nel 2012.
A noi sono piaciute molto le previsioni del nostro amico Augie Ray, quando avete un po’ di tempo, vi suggeriamo di leggerle.
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Il 55% dei possessori di smartphone se ne serve per ottenere suggerimenti e consigli: un dato decisamente impressionante se pensiamo che ormai occupano una fetta di mercato tutt’altro che marginale (il 42% dei possessori di telefoni cellulari possiede infatti uno smartphone).
Dati davvero interessanti che non fanno altro che confermare una ricerca di Gartner che già l’anno scorso prevedeva che entro il 2013 le connessioni via mobile avrebbero superato quelle via desktop. Il fenomeno è ancor più interessante se pensiamo che l’Italia è il quarto paese al mondo per diffusione di telefoni cellulari – con 93 dispositivi ogni 100 persone.
Questa premessa è utile a capire l’importanza che oggi ricoprono i Location Based Services e i social network che sfruttano questo tipo di tecnologia – che rende avvicina, fino a sovrapporre, il mondo online con quello offline (Geosocial). È quindi interessante osservare quest’infographic frutto del lavoro di Flowtown, ColumnFive e Pew Research.
Vi aspettavate dei numeri così consistenti o eravate convinti che la geolocalizzazione fosse, in fondo, ancora un fenomeno di nicchia? Le opportunità che garantisce in termini di coinvolgimento sono enormi, soprattutto nell’ottica di attivare una conversazione che fornisca valore reale e tangibile agli utenti nel lungo periodo. Non credete?
Fateci sapere quello che pensate utilizzando lo spazio qui sotto, quello dedicato ai commenti, e non scordate di abbonarvi al nostro Feed RSS se volete rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità del social web.
Ah, potete seguire i nostri check-in su Foursquare per venire a scoprire dove ci ha portato l’operazione #wearemoving. Ah, non dimenticatevi di chiedere del Mayor, cioè io.
Foursquare è nato con la precisa intenzione di aiutare le persone a scoprire – ed esplorare – la propria città, di uscire e trovare un bel locale dove bere un buon moijto, la trattoria che prepara le lasagne più buone della zona o magari il negozio di dischi che oltre ad avere tutti i vinili di Johnny Cash, offre lo sconto del 10% al Mayor.

Di quali sono le opportunità offerte da Foursquare e quante sono ormai le case history interessanti abbiamo parlato tante volte – e continueremo a farlo – ma quello che è stato annunciato ieri, in concomitanza con la public release di iOS5 per iPhone/iPad – segna un momento davvero importante nella sua evoluzione: sto parlando di Radar (dispo.

Il titolo del post con cui viene presentato l’update riassume molto bene ciò di cui vi sto per parlare: The real world, now in real-time! Say hi to foursquare Radar!
Ma cos’è? Semplice, è una nuova funzionalità che rende la presenza di qualsiasi business (dal più piccolo esercizio commerciale al più grande dei brand) molto più attiva e volta all’interazione con le persone.
Concretamente, non sarà più necessario che l’utente acceda all’applicazione per scoprire il luogo che sta cercando, ma sarà l’applicazione stessa ad avvisare che da quelle parti c’è quella galleria d’arte che si voleva visitare perché consigliata da un amico, o il punto vendita di quella marca di abbigliamento che piace tanto.
Ma come fa Foursquare a sapere quali sono i nostri gusti e di cosa vogliamo essere avvisati? Semplice, attraverso le Liste – una funzionalità introdotta con gli ultimi update dell’applicazione, che consente alle persone di seguire (o creare) determinate liste di cose da fare: queste liste possono essere create da qualsiasi utente (e quindi anche dai brand) e condivise con gli amici.

Ad esempio, se siete dei grandi fan di Starbucks (tanto per citare un brand noto a tutti) e seguite la lista che contiene tutti i suoi punti vendita, Foursquare vi avviserà non appena vi trovate nei dintorni di uno di questi, senza che siate voi a doverlo ricercare perché avete voglia di un Frappuccino. In fondo, come diceva Steve Jobs (e non solo lui), non sempre i consumatori sanno cosa vogliono, né quando lo vogliono: e spesso per un brand è importante farsi notare, soprattutto quando c’è la possibilità di convertire la semplice segnalazione in un acquisto nel giro di pochi istanti.
Pensiamo poi, a come questa nuova funzionalità potrebbe essere sfruttata da chi si occupa di turismo: proporre alle persone delle liste da seguire nelle città che stanno visitando, e far sì che sia Foursuqare a dire “ehi, ti trovi a pochi passi dal Palazzo Ducale, uno dei luoghi che volevi vedere”. Beh, potrebbe essere un modo interessante per accompagnare i consumatori in giro per la città.
Insomma, le opportunità offerte e le applicazioni possibili sono davvero tante, non pensate? Voi avete in mente qualche possibile utilizzo della nuova funzione Radar o siete tra quelli più preoccupati degli aspetti legati alla possibile invasione della privacy di servizi di geolocalizzazione come Foursquare?
Fateci sapere cosa ne pensate utilizzando, come sempre, lo spazio qui sotto – quello dedicato ai commenti – e se volete rimanere aggiornati su tutto ciò che succede sul social web, non scordate di iscrivervi al nostro feed RSS.
Lunedì Foursquare ha annunciato di aver superato i 10 milioni di utenti registrati, Crowley ha festeggiato il suo 35esimo compleanno e poche ore dopo è stata resa disponibile la release 3.2 dell’App per iOS. Ma la notizia più importante è probabilmente quella annunciata oggi: Foursquare e American Express hanno ufficializzato la loro partnership – dopo il periodo di test limitato alla città di Austin, in occasione del SXSW, che ha convinto definitivamente American Express (Edward Gilligan – Vice Presidente di American Express – ha dichiarato che chi ha preso parte al programma, in quel periodo, ha speso mediamente il 20% di più di chi non ha partecipato).

Ma qual è – nella pratica – il funzionamento di questa partnership? E come mai è un’operazione tanto importante?
Una cosa per volta: quindi vediamo in che modo i possessori di American Express possono trarre vantaggio dall’utilizzo di Foursquare.
È semplicissimo e completamente automatico, ed è questo il primo dei suoi punti di forza. Il suo funzionamento può essere riassunto in 3 passaggi:
- SYNC – è sufficiente collegare la propria American Express al proprio account Foursquare (da qui);
- CHECK-IN – quando si fa un check-in in una venue che aderisce al programma comparirà uno special che riporterà la dicitura “load to card”;
- SWIPE & SAVE – si va a pagare alla cassa e si attende la notifica di avvenuto accredito sul proprio conto.
E poi? E poi niente, perché – appunto - è tutto automatico: verrà riaccreditata la cifra stabilita sulla propria carta, senza bisogno di mostrare coupon, schermate o altro alla cassa (come accade per gli Special tradizionali, con il rischio di trovarsi di fronte a qualcuno che non è a conoscenza della promozione in corso).
In questa prima fase sono già attive le promozioni di Sport Authority (che restituisce $20 a fronte di una spesa di $50) e H&M (che ne accredita $10 su una spesa di $75), oltre che una serie di ristoranti e pub di New York. Non resta che attendere che American Express decida di estendere le promozioni anche al di fuori dei confini statunitensi quindi.

Ma vediamo ora invece perché la partnership è davvero rilevante.
Lo è per Foursquare perché – nonostante non riceva alcuna revenue diretta dall’operazione, pone Crowley e la sua start-up in una posizione decisamente privilegiata, proprio perché scelta da un partner eccellente come American Express: questo fungerà da traino per altre aziende che vorranno sfruttare le opportunità offerte dalla geolocalizzazione e lo avvicinerà sempre di più alla massa necessaria per essere considerato mainstream (i 5 milioni di utenti registrati in circa 6 mesi sono comunque, di per sé, un segnale in questo senso). Ma anche perché i possessori di American Express saranno incentivati a registrarsi a Foursquare, in modo da poter trarre vantaggio dall’utilizzo della loro carta di credito.
Lo è per American Express perché – oltre a dimostrare di essere un brand attento ai trend emergenti – ha un concreto guadagno in termini di risposta da parte dei consumatori: Gilligan afferma infatti che il test effettuato a partire dall’SXSW ha evidenziato una reattività maggiore rispetto a qualsiasi altra attività promozionale effettuata (direct mailing, loyalty card o altre attività via web). L’obiettivo è – chiaramente – quello di incentivare i consumatori ad utilizzare più spesso la loro American Express per effettuare acquisti – almeno nelle venue partner – e approfittare degli sconti offerti.
Lo è per le persone che decideranno di collegare la propria American Express a Foursquare perché potranno godere di vantaggi che vanno ben oltre il caffè o il drink omaggio che eravamo stati abituati a immaginare come Special Offer, e consente un risparmio consistente che è molto più vicino a quanto offerto da servizi come Groupon, con la differenza che con Foursquare non è necessario individuare la promozione e recarsi appositamente nel luogo dove è possibile fruirne, ma è lo Special stesso a proporsi ai consumatori che effettuano il check-in.
Insomma, cosa ne pensate? Credete che questa partnership potrà rivelarsi effettivamente vincente per American Express? Non ci resta che aspettare che il servizio venga esteso anche ad altri paesi e che altri brand aderiscano all’iniziativa per poter ragionare su dati consistenti: voi intanto potete dirci la vostra utilizzando lo spazio qui sotto – quello dedicato ai commenti – e, se non l’avete già fatto, abbonarvi al nostro feed RSS, così da restare sempre aggiornati su tutte le novità legate al social web.
[UPDATE]
Ecco un video, dove Tristan Walker (Business Develoment Manager di Foursquare) ci spiega – in 2 minuti – come funziona nella pratica la partnership tra Foursquare ed American Express.
Sabato 16/04, anche in Italia (a Bologna e a Milano), si è festeggiato il Foursquare Day. Che cos’è? È il giorno in cui le community di Foursquare di tutto il mondo si riuniscono per celebrare il LBS made in New York: già l’anno scorso era stato ufficializzato con un badge dedicato, ma quest’anno – vista anche la crescita degli ultimi mesi – è stato un vero evento globale.

Bologna – già protagonista della Foursquare Conference di Luglio, a cui ha partecipato Crowley in videoconferenza – è stata teatro di un’intera giornata dedicata all’esplorazione della città attraverso l’utilizzo di Foursquare: in fondo Explore your city è il principio che muove il LBS, e che i suoi fondatori non smettono mai di ricordare agli utenti.
Non ci sono dati ufficiali sul numero di utenti attivi in Italia – globalmente sono invece stati superati gli 8.5 milioni – ma a giudicare dalle conversazioni nei giorni precedenti e in quelli successivi all’evento, la community italiana sembra veramente forte: pensate che nella sola giornata di sabato 16/04 ci sono stati più di 700 tweet riferiti all’evento (per non parlare dei post di resoconto che già da ieri stanno a testimoniare l’entusiasmo attorno a Foursquare)!
Il numero di check-in per i vicoli di Bologna è stato davvero enorme, quindi per avere dati precisi ci vorrà qualche tempo, ma basti pensare che oltre ai più di 130 che sono riusciti ad ottenere il biglietto per l’evento c’erano anche “infiltrati” (nel senso buono del termine ovviamente) e curiosi che si sono uniti all’ultimo momento: moltiplicate questo numero per le 24 venue – suddivise in tre percorsi tematici – e otterrete, a spanne, il numero di interazioni tra gli utenti e Foursquare.
Sabato 16 Aprile è stato anche il giorno in cui Foursquare ha registrato il maggior numero di check-in dalla sua nascita ad oggi (superando i 3 milioni di check-in) e che Bloomberg – il Sindaco di New York (quello vero) – ha dichiarato il 16 Aprile, ufficialmente il Foursquare Day. Ma a parte queste note di colore, che significato hanno tutte le conversazioni che hanno preso vita in questi giorni su tutti i luoghi del social web?

Quello più evidente, e più interessante, è che la convergenza tra mondo online e offline rende le conversazioni più coinvolgenti, facendo sì che le persone siano incentivate a utilizzare e partecipare ad iniziative di questo tipo: Facebook e Twitter sono luoghi davvero interessanti, che offrono enormi opportunità ai brand e che crescono giorno dopo giorno a ritmi incredibili, ma non coinvolgono gli utenti come Foursquare. E la dimostrazione è la freddezza con cui è stato accolto prima Places e poi Deals – troppo incentrati sulle promozioni e poco su dinamiche di esplorazione o di rapporto tra gli utenti – senza dimenticare la completa assenza della componente ludica.
Foursquare avrebbe poi poco senso se preso come prodotto scollegato dal resto del social web, così come ha poco senso se lo si utilizza senza interazione con i propri amici: vi divertireste a giocare a tennis da soli? Ci sono decine di post che spiegano le opportunità di business, le diverse modalità di utilizzo che si possono prevedere sia per piccoli esercizi commerciali, che per grandi brand, e – almeno per questi giorni, a ridosso del Foursquare Day – è quindi molto più interessante osservare come anche in Italia questo sia un fenomeno assolutamente vivo e in crescita.
Anche We Are Social ha voluto partecipare a questa giornata, sponsorizzando l’evento, promosso dall’Osservatorio italiano su Foursquare e Mimulus – a cui vanno i ringraziamenti per quella che – a leggere commenti, tweet e post – è stata una bella giornata per tutti i partecipanti, anche grazie ai contest promossi da Coin e Kodak.

Il sito dedicato – 4sqday.it – raccoglie tutte le foto, i post e lo stream dei tweet dell’evento: ovviamente tutto in continuo aggiornamento.
Per tutti coloro che vogliano condividere con noi i loro feedback su questa giornata, lo spazio per i commenti – qui sotto – è a vostra disposizione, e non dimenticate di iscrivervi al nostro feed RSS se volete rimanere sempre aggiornati su ciò che succede sul social web!
Abbiamo parlato più volte delle tante opportunità che l’utilizzo dei Location Based Services (LBS) – e della geolocalizzazione in generale – offre ai brand che vogliano coinvolgere i propri consumatori: dalla creazione di promozioni ad hoc, alla segnalazione – ad esempio – di nuovi punti vendita, fino all’implementazione di programmi di fidelizzazione. Insomma, la tendenza a fruire di questo genere di servizi apre un’infinità di porte alle aziende disposte a conversare con le persone. Quello che fino ad oggi è invece sempre stato un aspetto poco considerato è quello legato al tipo di utilizzo e all’approccio degli utenti a queste tecnologie.
Vuoi perché si tratta di realtà che stanno raggiungendo il mainstream solo negli ultimi mesi, vuoi perché il fenomeno sta crescendo a velocità tale da non consentire di fermarsi ad analizzarlo che ha già subìto variazioni, non avevamo ancora avuto modo di approfondire la questione da un punto di vista qualitativo: eMarketer ha reso pubblici alcuni studi che ci raccontano qualcosa di interessante. Vediamo di cosa si tratta.
Partiamo dal primo dato, quello legato alla conoscenza, alla familiarità e all’utilizzo di LBS:

Sono più di 6 persone su 10 a dichiarare di sapere di cosa si tratta, con variazioni a seconda delle fasce d’età, ma con una percentuale che non scende sotto il 50% neppure tra gli over 65: la tipologia di utilizzo più comune è quella legata al meteo e alla ricerca di indicazioni sulle mappe – attività che non prevedono la condivisione di informazioni personali, e che sono ormai diventate di uso quotidiano per la maggior parte delle persone che usano uno smartphone.
Solo il 18% degli intervistati - in Canada, Germania, Giappone, UK e Stati Uniti – hanno dichiarato di condividere la propria posizione attraverso LBS, ma se pensiamo che all’inizio del 2010 era solo il 4% degli intervistati – in USA – ad utilizzarli, capiamo la velocità con cui la geolocalizzazione sta entrando nelle vita di sempre più persone.
Una delle questioni – da sempre – più dibattute è legata alla privacy, e a questo proposito è interessante osservare percezione e utilizzo dei servizi LBS, distinguendo tra uomini e donne: il timore di essere vittime di stalking, di altre questioni legate alla sicurezza personale, ma anche – più banalmente – di condividere accidentalmente informazioni, è comune ad entrambi i sessi.
Interessante notare come sia identica la percentuale delle donne che conoscono il servizio e quelle che lo utilizzano.

Per rendersi poi conto di quali siano effettivamente i temi più delicati osserviamo i dati raccolti da Webroot nel corso del 2010, in termini di timore di intromissione nella propria privacy e di frequenza di utilizzo dei LBS – limitatamente al mercato US.

Sempre Webroot sottolinea come la tendenza sia quella di una maggior attenzione da parte delle donne rispetto agli uomini, e dei meno giovani rispetto alle nuove generazioni, quando si parla di privacy issues, ma questo era ampiamente prevedibile.
Purtroppo non sono disponibili ricerche così approfondite per quanto riguarda il mercato italiano: pensate che la situazione sia simile o che ci sia un atteggiamento diverso nel nostro Paese?
Quello dei comportamenti e della percezione dei LBS è un tema molto importante, soprattutto ora che la loro diffusione sta raggiungendo numeri importanti: il lancio di Facebook Deals a livello internazionale ha fornito un ulteriore boost a questa tendenza, che sicuramente caratterizzerà il 2011.
Io intanto ho provato a fare un esperimento, e a ripercorrere tutto il mio 2010, attraverso i check in su Foursquare con un infographic: è stato interessante sia per ricordare locali, luoghi, momenti dell’anno appena passato, ma anche per osservare come il fenomeno non sia così poco diffuso come si potrebbe pensare: i numeri di unique visitors nelle singole venue dicono questo (e che ogni 4 giorni ho bevuto una birra).
Clicca per ingrandire.
Che lezione traiamo dalle ricerche riportate da eMarketer e da ciò che ho osservato analizzando il mio 2010 quindi? Innanzitutto che i brand devono operare in maniera trasparente se vogliono guadagnarsi la fiducia dei consumatori servendosi di LBS: la conversazione onesta dovrebbe essere sempre alla base delle relazioni tra brand e persone, ma lo dev’essere a maggior ragione in un ambiente così delicato come questo.
Insomma è importante far percepire alle persone di avere il totale controllo nella gestione della propria privacy: solo così le marche potranno guadagnarsi la loro fiducia.
Il 2010 è stato l’anno in cui la geolocalizzazione si è imposta, grazie alla crescita del mercato mobile, alla sempre più larga diffusione delle connessioni 3G e degli smartphone. Foursquare è stata senza ombra di dubbio l’applicazione che più di tutte le altre ha fatto parlare di geolocalizzazione, e che ha fatto capire anche ai più scettici che le location based apps vedranno una sempre maggior diffusione nei prossimi mesi.
Oggi il blog di Foursquare ha reso pubblici – attraverso un’interessante infographic – alcuni dati davvero significativi sulla crescita del fenomeno nel corso del 2010. Potete vederla più nel dettaglio cliccando sull’immagine qui sotto.
Sempre riguardo a Foursquare ed alla sua crescita vi consigliamo di leggere quello che Dennis Crowley ha detto poche ore fa al DLD11 (Digital – Life – Design). Sembra che il 2011 sarà un anno davvero caldo per la geolocalizzazione: voi cosa ne pensate? I 6 milioni di utenti appena superati sono una buona base da cui partire per fronteggiare gli altri servizi (come Facebook Places e Gowalla)?
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Perché un brand dovrebbe utilizzare Foursquare, e non limitarsi alle conversazioni di Twitter o all’engagement garantito da una buona gestione di una Facebook Page? Semplice, perché a differenza loro, Foursquare richiede ai suoi utenti di compiere delle azioni concrete, di recarsi fisicamente in un luogo: insomma sovrappone la presenza digitale con la vita reale. E non dimentichiamo che le dimensioni del fenomeno sono tutt’altro che irrilevanti – vista la sempre più rapida diffusione di smartphones e relative connessioni: basta dare un’occhiata a quest’infographic di Jess3 per rendersene conto:

In questi mesi la geolocalizzazione è stata uno degli argomenti più caldi quando si parlava del social web e delle sue possibili evoluzioni: il lancio di Places – e Deals – da parte di Facebook è stato il boost decisivo che ha spinto questa tendenza, e ha imposto a Foursquare (e agli altri Location Based Services) di rinnovarsi per non venire travolti. E così qualche giorno fa è stato svelato attraverso il blog di Foursquare un consistente aggiornamento che permette agli utenti di accompagnare foto e commenti ai propri check in. Ma non solo.

Le trovate anche nello scorso Mercoledì Social, proprio il giorno in cui l’upgrade è stato rilasciato per iPhone (ora è disponibile anche per Android, e a Gennaio 2011 sarà pronta anche la versione per Blackberry e Palm), ma ecco qui di seguito le due grosse novità che Foursquare v.2.2.1 porta con sé:
- Commenti ai propri check in ed ai check in degli amici;
- Possibilità di allegare foto ai propri check in, alle venue, ai to do ed ai tips;
Come ha sottolineato Crowley, i commenti e le foto non solo danno un’impronta più social a Foursquare, e lo rendono sempre più un diario da consultare per ricordare le nostre esperienze, ma – soprattutto – ne fanno uno strumento che acquista valore anche dopo – e oltre – il check in. Il problema di Foursquare era infatti quello di vivere sull’attribuzione di una ricompensa immediatamente successiva all’azione svolta, che poi rischiava però di rimanere fine a sé stessa: ora invece un tip – accompagnato da una foto – ha veramente valore: spesso leggere un suggerimento è sì di aiuto, ma rischia di non restituire veramente l’idea di ciò che stiamo cercando, ed è proprio il caso di dire che, sì, spesso un’immagine vale più di mille parole.
Parole che invece acquistano valore nell’ottica di creare engagement tra gli utenti con l’introduzione dei commenti ai check in: Foursquare era stato criticato anche da questo punto di vista, soprattutto dopo il lancio di Places, che dell’interazione tra i suoi utenti fa la sua forza – visti anche i 600 milioni di potenziali utenti.
Un’altra grande novità introdotta con il recente upgrade è l’integrazione di altri servizi – come Instagram (che ha appena superato 1 milione di utenti registrati), PicPlz e FoodSpotting - a dimostrazione che è quello che avviene dopo il check in ad essere ora importante: dall’aggiunta di foto anche dopo la prima volta che siamo stati in un determinato locale, al commento delle attività dei nostri amici, sono tutte azioni che aumentano la socializzazione e che spingono gli utenti a vivere un’esperienza più completa, meno basata sulla conquista di un badge o della Mayorship di un locale – o legata a partnership ufficiali e non ad applicazioni di terze parti, come ad esempio Flicksquare, che permette di inviare a Flickr le foto caricate attraverso Foursquare.

Sicuramente il 2011 ci regalerà altre novità – magari il Like dei check in o delle venue – ma per ora siamo curiosi di sapere cosa ne pensate di questi upgrade: avete già iniziato a fotografare i luoghi in cui usate più spesso Foursquare? E avete collegato il vostro account Instagram ? Beh, abbiamo tutte le feste per farlo: prendiamolo come un regalo da parte di Foursquare.
Non dimenticate di abbonarvi al nostro feed RSS se vi interessa essere sempre aggiornati sulle novità del social web – anche durante le feste – e guardate un po’ qui, noi abbiamo provato qualche giorno fa le nuove feature di Foursquare 2.2.1 nel nostro ufficio di Milano.
I Location Based Services sono l’argomento caldo del momento, un po’ perché il lancio di Deals da parte di Facebook ha spostato gli equilibri in gioco, un po’ perché anche i brand hanno iniziato a sfruttare intensivamente le opportunità che la geolocalizzazione offre: e poteva Google rimanere fuori dalla mischia?
In realtà, tra Places, Latitude, Images – e altri esperimenti più o meno riusciti – Google ha già provato a dire la sua, ma mentre Places si è rivelato uno strumento utile (con quasi 50 milioni di venue create), Latitude – ad esempio – non è mai decollato, anche perché ha dovuto confrontarsi da subito con Foursquare – e per Crowley che ha visto acquisire e poi accantonare, proprio da Google, il suo Dodgeball è stata una bella rivincita.
Lior Ron – Product Manager di Google – ha spiegato che “Hotpot – questo il curioso nome del nuovo servizio – nasce con l’obiettivo di rendere le ricerche dei luoghi da frequentare ancora più personalizzate, rilevanti e affidabili”. Il funzionamento è molto semplice: cercando – ad esempio – un ristorante attraverso Google o Google Maps, avremo la possibilità non solo di individuarlo, ma anche di assegnargli una valutazione (da 1 a 5 stelle) e di lasciare un commento o dei suggerimenti per i nostri amici (o per le altre persone che lo cercheranno). Man mano che si valutano locali, Google ci fornirà raccomandazioni sempre più coerenti con i nostri gusti perché imparerà a conoscere le nostre abitudini: potremo poi invitare gli amici a provare i luoghi che abbiamo visitato, o a evitare di andare in locali in cui non ci siamo trovati bene. Ovviamente più ricerche faremo e più saranno le raccomandazioni che lasceremo, maggiore sarà il grado di accuratezza dei consigli che Hotpot fornirà.
L’interfaccia – come potete vedere visitando google.com/hotpot – prevede una navigazione su due livelli: uno basato sui luoghi (già visitati, simili a quelli che preferiamo, che abbiamo già votato o che abbiamo salvato per visitare in un secondo momento) e uno che mette i nostri contatti al centro (e che ci fornisce quindi indicazioni sui luoghi che loro preferiscono frequentare o che hanno votato e commentato).
Ma con Foursquare, Facebook Places (e Deals), Gowalla e Yelp (che offre un servizio simile e in USA ha un’ottima base di utenti) che spazio riuscirà a ritagliarsi Hotpot? Alla fin fine il meccanismo delle raccomandazioni è lo stesso su cui si basa Yelp, mentre le dinamiche di gioco garantite dalla leaderboard sono presenti – e maggiormente strutturate – su Foursquare, Gowalla e SCVNGR. Dalla sua parte Hotpot può vantare 50 milioni di venue già create su Places e circa 3 milioni di utenti attivi su Latitude da cui attingere per fornire raccomandazioni efficaci: la Search History consente a Google un grado di conoscenza dei profili di chiunque abbia effettuato ricerche online che nessun altro LBS può vantare, quello che gli manca è l’elemento di socializzazione, garantito – ad esempio – da Facebook (la scelta da parte di Google di non importare automaticamente tutti i nostri contatti – partendo con dai nostri contatti mail – pare un’ammissione di colpa per quanto fatto con Buzz).
I brand (e gli esercizi commerciali in generale) saranno quindi ora più spinti a gestire in modo attento le loro pagine su Google Places per spiccare tra i luoghi consigliati, e per dimostrare agli utenti un grado di interazione significativo: insomma, il paradigma del social web – che impone ai brand di non limitarsi al contatto, ma che li spinge a fornire contenuti di qualità per essere rilevanti – si ripropone anche in questo caso.
Possiamo quindi affermare che per i business sarà la possibilità di essere più rilevanti nelle ricerche (i suggerimenti legati ad una venue sono più credibili se scritti da un amico) e di fornire dati più precisi sulla loro attività (indirizzo, descrizione, rating, valutazione di cibo, servizio, atmosfera altri aspetti a scelta, e – ovviamente – recensione, sono una serie di nuove informazioni che possono spingere le persone verso un ristorante – ad esempio – piuttosto che un altro).
Hotpot verrà utilizzato da milioni di persone, che recensiranno tonnellate di ristoranti, bar e locali? Probabilmente no (anche perché per ora è disponibile solo per Android), ma se anche solo una piccola parte di utenti lo facesse Google si troverebbe per le mani una quantità di nuovi dati non indifferente.
Voi credete che ci potranno essere altre implicazioni? Che sia un’ulteriore minaccia per Foursquare nella geolocation war o che si tratti di un altro esperimento di Google destinato ad essere dimenticato presto (tipo Wave)?
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Menù ricco per il Mercoledì Social. Questa settimana sono molte le news interessanti, e Facebook è il protagonista assoluto.
Facebook: l’Indonesia sorpassa il Regno Unito
La scorsa settimana si è registrato il sorpasso: l’Indonesia è il secondo paese con più utenti su Facebook dopo gli Stati Uniti. Solo nell’ultimo anno, la nazione asiatica, ha triplicato il numero di utenti sul social network. Ma questa crescita non si registra solo in Indonesia: a gennaio il numero di utenti attivi su Facebook era pari a 73.5 milioni, con un tasso di crescita dell’8,5%, che non si è smentito nemmeno negli ultimi mesi.
Contando che buona parte dei paesi del continente asiatico non ha acceso ad internet per motivi politici o di semplice mancanza di strutture, questa notizia fa riflettere su come l’Indonesia e i paesi asiatici, possano rappresentare un’enorme opportunità per i social media e per i brand che li usano.
Facebook attribuisce valore ai “Like”
Chi sono i likers di Facebook? La domanda ha trovato una risposta grazie alla collaborazione tra lo stesso team del social network, Hacks/Hackers e la Online Publishers Association. Dalla ricerca è emerso che i likers, rispetto agli altri utenti Facebook, sono persone più attive e impegnate nel social web, hanno più del doppio degli amici e cliccano 5,4 volte in più su link esterni. Di conseguenza è utile, per tutti i brand che vogliono aumentare la loro awareness sul Faebook, adottare metodi per attrarre e mantenere il proprio target. Alcuni esempi: l’uso di social plugins, di attività feed e di recommendations; il posizionamento strategico del “Like” button; la pubblicazione continua di contenuti; l’uso del live streaming per coinvolgere gli utenti in grandi e piccoli eventi. Il bisogno di avere maggiori informazioni riguardo gli utenti che cliccano sul “Like” button è quindi sempre più forte, soprattutto per aiutare editori e brand a capire il profilo, le potenzialità e la esigenze del proprio target.
Uno studio per capire quando gli utenti di Facebook sono più attivi
Non è una novità che gli utenti del web passano più tempo sui social media che in altri luoghi virtuali. Da poco la social media management company Vitrue, ha pubblicato uno studio che identifica i giorni e le ore in cui gli utenti del network di Zuckerberg sono più attivi. A quanto pare sono tre gli orari che, in un giorno lavorativo, segnano un picco delle conversations: le 11, le 15 (il picco maggiore) e le 20. Di conseguenza, i post pubblicati durante la mattinata, hanno un efficacia maggiore (circa il 40%) di quelli pubblicati nel pomeriggio o in serata. La ricerca evidenzia inoltre come gli utenti siano maggiormente attivi il mercoledì, e meno attivi nel week-end.
Qual’è l’importanza di questa analisi? Sicuramente aiuta chi lavora con i social media a pianificare strategie efficaci, intervenendo negli orari e nei tempi in cui gli utenti amano stare online, ed evitando quelli in cui non hanno tempo e strumenti per creare momenti di contatto e conversazione.
I nuovi gruppi di Facebook: alcuni consigli utili per le imprese
Durante l’ultimo mese, Facebook ha revisionato lo strumento dei Gruppi, facendoci comprendere meglio le potenzialità di questo strumento per le PMI. Prima di tutto è necessario affermare che i gruppi, al contrario delle pagine, non sono strumenti per la promozione di un brand. In pratica i gruppi sono un trasferimento sul social web delle relazioni tra persone reali, non solo legate al business, ma anche per interessi comuni, rapporti di amicizia o parentela. Tuttavia possono essere molto utili per avvicinarsi meglio ai consumatori (inserendosi nelle discussioni più approfondite riguardo il brand), e per fare comunicazione interna all’azienda (la bacheca diventa il luogo dove condividere idee, progress, aggiornamenti e link utili a tutti i dipendenti). Ma il risultato finale che si ottiene da questa riflessione sono le grandi opportunità che questi gruppi possono fornire ad un’azienda: essi possono diventare dei focus group di consumatori, delle live chat e dei luoghi di scambio di documenti da legare direttamente a piattaforme per l’upload di dati.
Social media e midterm elections
I social media hanno raggiunto anche la politica, a partire dalle ultime elezioni di midterm negli Stati Uniti, svoltesi pochi giorni fa. Primo fra tutti Twitter, che ha mostrato sensazioni, attese e speranze durante la lunga maratona elettorale: il tag #ivote è stato scelto per le persone che avevano appena espresso il loro voto alle urne, mentre il tag #votereport per riunire le opinioni e le esperienze sul voto. Interessante l’infografica creata dal New York Times sui tweet dei candidati, che mostra come ormai la campagna elettorale si è in buona parte trasferita sul social web. Facebook non è stato a guardare a ha stretto un accordo con l’emittente ABC, i cui utenti potevano commentare gli eventi e partecipare ai sondaggi in tempo reale, come era già accaduto per le elezioni di due anni fa, ma con una quantità di utenti più che raddoppiata (per maggiori informazioni sui dati raccolti dal Facebook Data Team si veda l’articolo di Anthony Calabrese). Prima volta in politica per Foursquare: sono stati più di 50 mila le persone che hanno fatto check in ai seggi.
E in Italia? Si potrebbe avere lo stesso riscontro e la stessa partecipazione da parte di candidati ed elettori nelle prossime elezioni?
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DarioRauccio
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