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I social media sono un ottimo strumento per costruire un dialogo tra le marche e le persone: sono ideali da un punto di vista di marketing e di comunicazione per sviluppare una relazione. I canali social, però, hanno un’altra caratteristica che li rende unici: il marketing e la comunicazione sviluppati su questi canali vanno spesso oltre i propri confini abituali.
Capita sempre più di frequente di imbattersi in iniziative sui social media che hanno un impatto importantissimo sul prodotto o sul servizio a cui si riferiscono. Il valore generato dai canali social spesso è così forte che viene percepito come parte integrante di ciò che le persone acquistano.
Le marche che interpretano meglio questo ruolo dei canali social creano esperienze di marketing e di comunicazione che vanno oltre la promozione e lo stimolo alla vendita. Nella maggior parte dei casi questo scenario si sviluppa in un “adaptive marketing“: “un approccio flessibile in cui i marketer rispondono velocemente al proprio ambiente per allineare gli obiettivi del brand e delle persone, massimizzando il ritorno sul valore marca“. In altre parole, grazie alle tecnologie social e alla conversazione, l’offerta e la comunicazione di prodotto varia e si adatta alle esigenze delle persone.
Gli esempi sono sempre più comuni, eccone alcuni:
- In Italia, nei settori più focalizzati sul servizio (come quello telefonico e bancario) è sempre più diffuso il concetto di caring attraverso i canali social. Sempre più utenti, infatti, ricorrono a canali non tradizionali per ricevere supporto rispetto alle proprie esigenze: con molti clienti stiamo sviluppando direttamente programmi di questo tipo su Facebook, Twitter e sull’intero social web;
- KLM ha creato un’iniziativa chiamata “Meet & Seat“, che permette – attraverso LinkedIn e Facebook – di scoprire e incontrare persone interessanti a bordo del proprio volo;
- Heinz insieme a noi di We Are Social ha creato “Get Well Soup”, che consente di inviare ai propri amici attraverso i canali social una porzione personalizzata di zuppa Heinz;
- Kleenex consente, su Facebook, di scegliere il design e condividere una confezione di fazzolettini personalizzata con i propri amici;
- Adidas (cliente We Are Social) miCoach consente di allenarsi e condividere i propri risultati con un approccio social, confrontandoli con quelli della community;
Come in molti altri paesi del mondo, anche in Italia Facebook è il social network più diffuso. Questo significa che, anche se ci sono altri canali social media molto rilevanti, Facebook è abbastanza presente da evidenziare di una tendenza del nostro paese a partecipare alla conversazione sul social web.
Ci siamo chiesti quali siano le città più “social” e abbiamo analizzato i dati messi a disposizione da Facebook incrociandoli con i numeri di Wikipedia.
Ecco cosa abbiamo scoperto.
Le città con più utenti Facebook
Tra tutti i capoluoghi di provincia italiani, le città con più utenti Facebook sono Roma, Milano e Napoli. Interessante, nella top ten, la presenza di Cagliari e Catanzaro, considerata anche la popolazione delle due città.
Le città con più utenti Facebook per abitante
Facebook permette a tutti di dichiararsi abitanti di una città. Per questo motivo, anche chi non vive in un capoluogo, può indicare la città come propria.
La top ten dei capoluoghi su Facebook che hanno più utenti per abitante è quindi dominata da città che hanno più di un utente Facebook per abitante. In questo caso le sorprese sono ancora più interessanti: con il dominio assoluto di Catanzaro (con più di due utenti Facebook per abitante), seguita da Cagliari e da Ancona. A quanto pare, anche chi non vive in questi capoluoghi ama dichiararli come propria città su Facebook.
Cosa pensate di questi dati? Sorprendenti o attesi? Raccontatecelo nei commenti.
Update: Qual è l’elemento più interessante che si ricava da questi dati? Visto che ne ho parlato in diversi casi su Twitter e nei commenti di questo post, aggiungo alcune considerazioni utili lato brand:
L’insight principale della classifica è che esiste una differenza (anche consistente) nell’utilizzo di Facebook tra le città italiane. Questo insight può essere un’indicatore parziale anche dell’utilizzo dei social media in generale (se consideriamo la penetrazione di Facebook nel nostro paese).
Nel ricavare i “top 10″ abbiamo potuto definire un database filtrabile per provincia, o per regione o per area geografica. Anche se l’obiettivo di questo post è trasferire l’importanza di un approccio personalizzato anche a livello geografico interno all’Italia, in quanto cambiano molto i comportamenti tra le varie aree.
L’iscrizione a un social network è uno dei numerosissimi indicatori che devono essere considerati nello studio di un target, ma è comunque indicativa di un comportamento. Forrester stessa definisce persone che hanno un profilo sui social network come “Joiner”, comunque persone non completamente inattive a livello social. E – con una approssimazione realistica – possiamo ritenere valido questo approccio, considerati i numeri che abbiamo rilevato.
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Sono moltissime le statistiche che ci raccontano, attraverso i numeri, quanto siano importanti i social media per l’Italia. È ancora più interessante scoprirlo dal punto di vista pratico, dall’esperienza diretta: ad esempio, se usiamo il social web come un punto di osservazione privilegiato degli argomenti che stanno a cuore al nostro paese.
Poche ore fa, Nielsen ha pubblicato un’analisi molto interessante, che riflette l’impatto del disastro Giapponese sul dibattito italiano relativo al nucleare.
Dalla ricerca, che prende in considerazione la conversazione sui social media in Italia, emergono alcuni spunti. Dal punto di vista della conversazione non c’è nulla di inaspettato:
- Il disastro di Fukushima ha alimentato il dibattito sui social media riguardo il nucleare;
- L’approccio al tema è cambiato: prima del disastro, il sentiment era negativo al 33%, oggi al 43%. La percentuale è molto rilevante se si considera che le opinioni “neutre” sono il 46% e le positive solo l’11%;
- Le tematiche più discusse sono la sicurezza, la radioattività e l’ambiente;
È molto interessante però vedere come i social media siano lo specchio degli interessi e delle opinioni del paese: non solo sono utili a vedere dove si concentrino le conversazioni più rilevanti, ma permettono di individuare quali siano gli approcci e le tematiche risultanti dalla conversazione.
Sarà interessante scoprire la corrispondenza tra questi risultati e gli esiti del referendum sul nucleare previsto per giugno.
Cosa pensate del ruolo dei social media sulle tematiche di interesse nazionale? Li trovate rappresentativi? Partecipate al dibattito? Pensate che la conversazione sui social media possa influenzare il parere degli italiani in modo significativo non solo per gli acquisti e la relazione con le marche, ma anche per un referendum?
I commenti, come sempre, sono a vostra disposizione. Se vi è piaciuto questo post, considerate la possibilità di iscrivervi al nostro blog.
Vi segnaliamo questo video di Alex Trimpe, sullo stato di Facebook oggi: un ottimo lavoro, prodotto al Columbus College of Art and Design.
Per contestualizzare le informazioni che vedrete:
- in Italia gli utenti Facebook sono 18.438.760 (più di una persona ogni quattro) [Fonte Facebook];
- sempre in Italia, più del 47% di questi hanno 35 anni o più [Fonte Facebook + Wikipedia];
- ci sono 54.779.000 utenti internet in Italia: questo significa che il 33% di loro è anche su Facebook [Fonte Nielsen Media Monthly Report Febbraio 2011]
Uno dei vantaggi più forti di Facebook è la possibilità di segmentare molto precisamente il target e gli interessi: è un canale che permette di raggiungere una popolazione ormai “mainstream”, attraverso le numerosissime nicchie che la compongono. Oggi, per le marche, è ancora più importante, essere rilevanti e creare una relazione diretta con le persone.
I social media giocano un ruolo fondamentale nella nostra vita, in particolare quando si tratta di decidere un acquisto, anche impegnativo.
Ci sono numerose analisi che lo dimostrano e eMarketer ha evidenziato di recente come questo trend sia in crescita.
Abbiamo analizzato, durante l’ultimo anno, la conversazione su uno dei settori per cui la raccomandazione è più importante: quello automobilistico. Abbiamo raccolto numerose informazioni pubblicate e individuato molte conversazioni rilevanti. Le abbiamo quindi analizzate, ricavando molti insight utili a capire il mercato e il target. I risultati di questo studio vengono utilizzati per definire strategie e tattiche con i nostri clienti, ma abbiamo deciso di rendere pubblico uno di questi dati, riguardo il volume di conversazione.
Ecco la classifica dei brand più menzionati nell’ultimo anno sui social media in Italia.

Non stupiscono alcune “entry” tipicamente italiane, come Fiat e Ferrari, che sono in testa alla classifica. È molto interessante il piazzamento di Mercedes, che con il proprio brand principale e con Smart occupa il terzo e quarto posto. Seguono BMW, Ford, Honda, Audi, Renault e Volkswagen.
Nissan è diciassettesima, seguita da Citroën. Tra le entry relativamente nuove per questo mercato, spiccano Chevrolet, con l’1,21% delle mention e l’emergente DR, con 0,51%.
Considerata l’importanza dei social media nello sviluppo di una relazione e nelle decisioni di acquisto è molto importante per le marche considerare questi parametri e capire come influenzarli positivamente. Non si tratta solo di “volume” di conversazione, ma è importantissima anche la qualità della relazione associata e sviluppata con il proprio target.
Cosa pensate di questa classifica? Ci sono delle sorprese o prevedevate un volume di conversazione di questo tipo per le varie marche? Vi interessa approfondire questo aspetto della conversazione, magari per il vostro brand? Contattateci. Utilizzate il grafico come volete, vi chiediamo solo di inserire un link a questo post.
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I social media esistono e cambiano ogni giorno grazie alle persone che li utilizzano e che li scelgono ogni giorno come strumento per comunicare, divertirsi, informarsi, costruire e scambiare idee. Negli ultimi anni è aumentato notevolmente il numero di persone che utilizzano i canali social, modificandone le modalità e i modelli, come potete vedere da questo estratto di una recente ricerca UM dal titolo “Social Media Wave 5″.
Il contributo di nuovi utenti ha cambiato il modo in cui interagiamo con il social web per due motivi:
- Ha introdotto nuovi utenti che hanno le proprie abitudini, che in parte dei casi sono più “moderate” in termini di utilizzo rispetto agli utenti dei primi anni del social web;
- Ha stimolato gli utenti che già utilizzavano i social media a modificare in parte le proprie abitudini di utilizzo per interagire efficacemente con i “nuovi arrivati”;
Ma quale impatto ha avuto il cambiamento nei comportamenti di chi utilizza i social media tutti i giorni? Da un punto di vista statistico, è possibile notare una tendenza molto forte all’utilizzo dei social network, intesi come una parte dei social media, come Facebook: canali che permettono l’incontro, la comunicazione, la collaborazione e la condivisione tra più utenti. Ad esempio, come abbiamo citato in un post recente, nel corso di un anno in Europa è aumentata la percentuale di persone che partecipano a social network: secondo Forrester Research da 30% a 40%. Il dato è particolarmente impressionante se si considera che è riferito all’intera popolazione.
In generale, questo comporta una diminuzione, in percentuale, di utenti che “creano” contenuti complessi, a favore di coloro che amano condividere anche semplici aggiornamenti, condividere esperienze, fruire e condividere contenuti.
Lo nota anche TNS in una sua ricerca, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, scoprendo che in Italia gli “influencer” e i “networker”, cioè gli utenti più affini a comunicare e a condividere, rappresentano il 41% della popolazione, contro il 17% rappresentato da chi ama esprimersi creando contenuto.
Nei primi anni del marketing sul social web, molte aziende orientavano le proprie strategie sulla creazione di contenuto, creando quasi un’equazione tra UGC (user generated content) e (come molti lo definivano) “Web 2.0″. Oggi ci rendiamo conto che la generazione di contenuto è solo una parte, anche se – va detto – può essere davvero una parte molto importante perché ha un impatto su tutti quelli che non creano, ma fruiscono, commentano e condividono.
Ecco perché diviene sempre più rilevante, nel definire strategie di coinvolgimento che creino valore per le marche e per i consumatori, analizzare profondamente, a livello sociografico, le persone. Questo consente di scoprire chi ama creare contenuto, chi ama partecipare sui social media, chi ama semplicemente il contenuto ma non agisce. Conoscere questo aspetto delle persone che si vogliono raggiungere è un vantaggio sempre più decisivo, soprattutto oggi, in cui è sempre più vero che “social media” non significa solo “contenuto creato dall’utente”.
Per riassumere: sui social media siamo in molti, sempre di più. Ci sono numerosi “creatori” di contenuto, ma sono ancora di più le persone che vogliono “partecipare” sui social media, soprattutto attraverso i social network.
Cosa ne pensate, avete notato anche voi questi cambiamenti nel modo di interagire e come stanno influenzando il modo in cui i brand comunicano attraverso questi canali?
I commenti sono a vostra disposizione per raccontarci la vostra opinione. Se vi è piaciuto questo post, considerate la possibilità di iscrivervi al blog We Are Social.

Dopo 4 anni dalle notti magiche di germania 2006 tornano i mondiali. E chiaramente non potevamo stare a guardare senza fare nulla!
I mondiali di Sud Africa 2010 saranno ricordati come i primi mondiali vissuti, oltre che davanti alla televisione, sui social media. Ecco perchè abbiamo pensato a Parole Mondiali: un luogo dove seguire il mondiale da un punto di vista diverso: quello dei protagonisti e dei tifosi. Su parolemondiali.it trovate i tweet di numerosi giocatori presenti al mondiale (tra cui il nostro @chiellini ), i commenti di opinionisti, community, federazioni, organi ufficiali etc. Oltre a tutto questo, un grande spazio è lasciato agli updates dei tifosi, per condividere un mese di passione (o follia totale, in casi che sfiorano il clinico come il mio).
Su parolemondiali.it trovate anche un blog dove si parla di curiosità, idee, aggiornamenti: il tutto ispirato dale conversazioni spontanee che, giorno dopo giorno, popoleranno i nostri stream.
Siamo felici di poter lavorare su questo progetto, e ringraziamo TeleTu (sponsor) per averlo reso possibile.
Vi aspettiamo allora…e speriamo che vada a finire come 4 anni fa!
Aggiornamento: un grazie a tutti quelli che prendono parte alla conversazione e che stanno parlando del progetto, in particolare a Marco Montemagno che, nella sua trasmissione su SkyTg24 “IoReporter” del 19 giugno ha parlato di noi e del progetto Parole Mondiali.

Ok, prometto di non parlare anche di pizza, spaghetti e mandolino. Ma il titolo di questo post, legato ad uno degli stereotipi del Belpaese, per una volta introduce un primato di cui possiamo andare fieri.
Siamo abituati a sentirci definire (e autodefinirci) arretrati, all’ombra di altri paesi europei sempre all’avanguardia. Ma sui social media possiamo dire la nostra. Anzi, la diciamo già da tempo.
Oltre a vantare un’ audience dei canali social più che notevole (oltre 19 milioni di utenti li frequentano assiduamente), secondo gli ultimi dati di Nielsen noi italiani deteniamo il record mondiale relativo alle ore pro capite/mese trascorse sui social network (quasi 6 ore e 28 minuti, un’ora in più rispetto alla media planetaria).
Ma non è questo il dato più interessante. Quello che ci distingue davvero è l’uso che facciamo di questi canali, che riflette un’inclinazione storica della nostra popolazione. I discendenti di Dante Alighieri non me ne vorranno per la citazione (e per la non casuale immagine in apertura), ma fedeli allo spirito del sommo poeta gli italiani si distinguono sui social media proprio per la predisposizione alla creazione di contenuto, riflettendo una modalità di interazione fortemente attiva. Ovvio, non parliamo di letteratura, nè tantomeno di scienza, ma i Social Technographics di Forrester Research parlano chiaro: l’Italia può vantare le percentuali più alte di fruizione attiva dei social media, in diverse modalità.

Il grafico qui sopra mostra un confronto tra Italia e media europea nella classificazione degli utenti dei social media secondo le sei categorie della Social Technographics Ladder, che ne definisce i comportamenti e le tipologie di attività.
Il primo dato lampante è un utilizzo dei canali social particolarmente sviluppato: l’unica voce dove l’Italia fa registrare un dato più basso della media continentale è infatti quella degli Inactives, coloro i quali non sono attivi su questi mezzi.
Ma il dato più interessante, oltre a una percentuale comunque significativa di Joiners e Spectators (rispettivamente coloro i quali entrano a far parte delle community e coloro i quali invece ne fruiscono passivamente i contenuti), è certamente quello legato a Creators e Critics: gli Italiani fanno registrare percentuali nettamente superiori alla media europea nelle categorie che producono e commentano contenuto sui social media, dando un contributo attivo alle conversazioni online.
Insomma, come ho già detto sui social media diciamo decisamente la nostra.
E voi? Numeri alla mano non potete smentirmi, aspetto i vostri commenti!













elenafizzotti
myredona
lukeslab
Fraespana
Andrea_Savarino
MassiPu7


















