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Mercoledì social #103

di Francesca Fedrizzi

Buongiorno a tutti oggi è mercoledì, ed oltre ad essere il famoso giorno in cui si fa il giro di boa della settimana è anche il giorno in cui esce il mercoledì social, quindi ecco a voi alcuni riflessioni sul social web per farvi arrivare fino al weekend momento del TGWAS!

Misurare i risultati sugli investimenti nel Social Web

Sono molte le aziende che sono già attive nel social web, ma sono moltissime anche quelle che non lo sono e si continuano a chiedere se abbia senso pianificare la presenza e gli investimenti. Ebbene si, esiste la possibilità di creare una strategia complessa che permetta di pianificare obiettivi a lungo termine anche sui social media e soprattutto misurare gli investimenti, esiste infatti la possibilità di calcolare il tanto amato ROI (Return On Investment). Come? Vi proponiamo qualche esempio concreto.

Possiamo misurare il Brand Reach che nel tempo ci permette di capire se stiamo aumentando i nostri contatti, se le nostre attività sono ben comunicate e  ad un target corretto. Infatti, oltre a calcolare il numero di follower e contatti su Facebook e Twitter possiamo anche estrarre gli insight sulla nostra community per verificare in breve se i nostri investimenti generano contatti utili o meno al brand.
In parallelo è fondamentale tenere monitorato il Content Reach che mira a misurare quanto i contenuti creati siano stati condivisi e cerca di capire l’ampiezza del bacino di persone raggiunte. Il Content Reach è ampio quanto più è alto il Content Engagement che è semplicemente il rapporto tra Click e Content Reach, ovviamente la creazione di contenuti ha un costo molto elevato e riuscire a capire se siano efficaci è importante per restituire un valore all’investimento.

Fonte: Peter Ghali, iContact Corp.

Quindi come in ogni strategia bisogna considerare gli obiettivi ma anche monitorare l’andamento giorno per giorno tenendo a mente che la brand awareness, misurabile attraverso il Brand Reach, è importante ma che il Content Engagement è fondamentale per arrivare a creare un lead. Aprire una pagina Facebook o un account su Twitter significa creare un rapporto diretto con i consumatori stimolando una conversazione. Va da se che questo significa che una volta che la conversazione è iniziata non è possibile fermarla o decidere di ascoltare solo in certi momenti ma è fondamentale essere aperti al dialogo sempre e con i giusti strumenti. Questo se fatto con attenzione permetterà in futuro di acquisire nuovi follower e successivamente generare vendite e addirittura advocacy.

LinkedIn, lead generation e conversazione

E’ da molto tempo che LinkedIn viene utilizzato come luogo ufficiale dove fare personal branding. Le persone hanno capito di dover essere presenti per poter essere meglio intercettati dalle aziende o semplicemente contattati da un possibile vicino di viaggio su una tratta KLM con il meet and seat, che secondo lo studio condiviso negli ultimi giorni potrebbe anche essere stato colui che gli ha consigliato quella linea aerea, vedi recente infografica. Questo ha portato diversi cambiamenti negli anni tra cui la possibilità di avere un’offerta sempre più ampia di profili premium, i plugin in continua evoluzione come l’ultimo recente Follow Botton e ora una grande attenzione all’ottimizzazione di ogni tipo di relazione e conversazione tra persone e brand. E’ di ieri la notizia della nuova tipologia di gestione delle People you may know nonchè persone che potrebbero essere conosciute ma non all’interno della cerchia di contatti di primo livello. Attraverso una chiave di lettura più immediata è infatti ora possibile selezionare con pochi click le aree di appartenenza, scuola, lavoro o aziende affini applicando filtri immediati per raggiungere possibili nuovi contatti.


LinkedIn è il miglior social network dal punto di vista della lead generation con un conversion rate del 2,74% contro lo 0,69% di Twitter e lo 0,77% di Facebook. Dopo aver superato i 100 milioni di iscritti in 50 nazioni e aver aperto la piattaforma agli sviluppatori nell’aprile 2011, il fondadore di LinkedIn, Reid Hoffman, non si ferma e punta sempre di più alla capitalizzazione dei risultati raggiunti cercando di dare molto più spazio alle aziende aggiungendo servizi e strumenti nuovi. Follow Botton, e tab (tab overview, tab prodotti e servizi, tab careers, tab insights) diventanto quindi strumento fondamentale per creare una vera e propria piattaforma di conversazione in cui veicolare contenuti relativi al brand ed i suoi prodotti.

Tab Overview. Fonte Linkedin Blog.

Tab Overview. Fonte Linkedin Blog.

Potrà quindi LinkedIn entrare a far parte della rosa dei social network fondamentali per le aziende? La direzione è sicuramente quella corretta e le ultimissime informazioni che lo danno social network con un “high perceived value” ne sono la prova.

Timeline e l’analisi sui primi brand

E’ da poco più di tre settimana che la timeline è stata annunciata e all’alba della conversione obbligata per tutti del 30 marzo esistono già i primi risultati su come sia cambiato il traffico sulla pagine dei brand pionieri. Il nuovo layout da spazio ai contenuti video e alle immagini che ora hanno un ruolo fondamentale e permettono ai brand di parlare con chiavi di lettura molto facili e di forte impatto. Si rileva 14% di incremento di Brand Reach o Fan engagement, il 46% per quanto riguarda il Content Engagement e il 65% in più di interazione su contenuti quali foto e video.

Fonte: Simply Measured

Olimpiadi di Londra e il silenzio “social” 

Annunciato ieri dal CONI la limitazione relativa alle diffusione di informazioni private riguardo tutto quello che è l’emisfero olimpiadi e competizioni da parte degli atleti italiani coinvolti nelle olimpiadi di Londra.

Nel dettaglio sul Quotidiano.net si dice che “[...] L’uso dei social network come Facebook e Twitter, di gran moda fra gli atleti, non sara’ vietato ma limitato. Durante tutto il periodo delle Olimpiadi eventuali ‘post’ degli atleti su social media, siti web e twitter “non devono riportare notizie sulle competizioni o commenti sulle attivita’ di altri partecipanti o persone accreditate, o pubblicare qualunque informazione di tipo confidenziale o privato relativa a qualsiasi altra persona o organizzazione”. I post dovranno essere “sempre e comunque conformi allo spirito olimpico” oltre che “dignitosi e di buon gusto, mai contenendo volgarita’ o parole o immagini oscene [...]“.

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Social media: ROI, conversazione e un mondo migliore

di Stefano Maggi in News

Chi legge questo blog conosce l’importanza della conversazione e il ruolo fondamentale dei social media nel renderla accessibile a tutti, libera e integrata nella vita di tutti i giorni. I social media sono un’ottima soluzione anche per le aziende e per le marche: attraverso questi canali, la tradizionale separazione tra consumatore e produttore, tra esterno e interno si è sgretolata.

Il cambiamento portato dalla conversazione ha aiutato i consumatori a costruire, insieme alle aziende, un nuovo concetto di mercato: condiviso, basato sui feedback e sulle reazioni di tutti. Senza barriere. Il percorso d’acquisto è oggi in realtà un passo di una relazione molto più forte.

I social media rendono migliore l’ambiente in cui viviamo, conversiamo, compriamo, ci divertiamo e ci informiamo. Spesso però le aziende, una volta compreso il valore più “alto” e a lungo termine del social web, si interrogano sull’effettivo valore pratico anche di breve termine dei social media: quale ritorno ha un’investimento nella conversazione?

Oggi, un nuovo studio di McKinsey, lo dimostra.

Le aziende dichiarano di trarre dai social media benefici misurabili

Le aziende, insomma, dichiarano di ricevere molto dai social media, così come le persone che li utilizzano. In particolare, i social media secondo le aziende:

  • Aumentano l’efficacia del marketing
  • Aumentano la soddisfazione dei consumatori
  • Riducono i costi di marketing

Ma per molte aziende (1 su 4) è già misurabile anche un aumento delle revenue.

Grazie ai social media, quindi, una conversazione efficace genera un ritorno sull’investimento. Cosa ne pensate? I social media ci stanno veramente aiutando a costruire un mondo migliore?

I commenti sono a vostra disposizione. Se avete trovato interessante questo post, potete considerare la possibilità di iscrivervi al blog di We Are Social, per essere sempre aggiornati.

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Quanto vale la tua Facebook Page?

di Gabriele Cucinella in News

Facebook_value

Uno dei trending topics di oggi su Mashable riguarda il lancio del Social Page Evaluator, un tool di misurazione del valore economico delle Facebook Page sviluppato dalla Vitrue (la stessa società che qualche settimana fa ha valutato il valore monetario dei fan su facebook in $ 3,60 cadauno). Il tool funziona così: si inserisce la URL della page che si vuole valutare, si aspetta qualche secondo e si riceve una fotografia del valore attuale e potenziale della pagina. I parametri che influenzano il risultato sono numero di fan, numero di interazioni, numero di post etc. Il valor potenziale viene invece calcolato ipotizzando un incremento di uno o più di questi parametri.

Si torna quindi a parlare di monetizzazione dei canali social, tema complesso e fondamentale allo stesso tempo. Qualche mese fa abbiamo partecipato alla Social Media Week di Londra, dove abbiamo avuto il piacere di assistere all’incontro “Chinwag Live: Show me the money – where’s the ROI in social media?”, riassunto da un bel post di Stefano sul suo blog.

Il limite principale che trovo nello strumento proposto da Vitrue è l’approccio strettamente numerico: la Facebook page viene considerata esclusivamente come un media, considerando principalmente il numero di esposizioni ad un messaggio (in questo caso luogo digitale veicolo di più messaggi) e di interazioni come metrica per la quantificazione del valore economico.

Attenzione: il dato quantitativo ha un suo valore e non va trascurato. Il reach di una Facebook Page, e conseguentemente il numero di esposizioni che questa è in grado di veicolare, rappresentano un punto di partenza importante. Non si può tuttavia prescindere da altre variabili qualitative, che contribuiscono a differenziare il ROI della comunicazione attraverso i social media da quello delle altre discipline della comunicazione tradizionale, come l’influenza generata dalle opinioni condivise dagli utenti attraverso le conversazioni online, il livello di coinvolgimento dei consumatori in un rapporto di interazione diretta con le marche e le organizzazioni, il valore delle informazioni derivanti da un confronto con il target di riferimento.

La notizia pubblicata da Mashable ci offre quindi uno spunto per riaprire la conversazione su questo tema: quali sono secondo voi i parametri più importanti della misurazione del ROI sui social media? Possiamo considerare attendibile un approccio numerico come quello proposto da Vitrue? A voi la parola!

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