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Facebook Open Graph, cos’è? Come si sta evolvendo?

di Ottavio Nava in News

In questi giorni, ne siamo sicuri, sentirete parlare di Facebook soprattutto in relazione alla recente ufficializzazione della sua IPO (offerta pubblica iniziale) per una somma pari a 5 miliardi di dollari. Se non volete farvi scappare la possibilità di comprare i titoli dell’azienda (e abitate negli Stati Uniti) potrete chiederli alla vostra banca con una sigla piuttosto scontata: FB.

(Questa foto, presa direttamente dal profilo di Mark Zukerberg ci racconta come si preparano all’attesa i ragazzi di Facebook)

Un altro dei motivi per cui sentirete parlare di Facebook in questo periodo è indubbiamente il rilascio delle prime applicazioni che sfruttano pienamente il “nuovo Open Graph”. Che cos’è esattamente Open Graph? Come è cambiato?

Open Graph è un protocollo (introdotto nel 2010) che permette di estende l’efficacia del Social Graph a tutto il social web esterno a Facebook, attraverso la condivisione di contenuti, website e applicazioni di terze parti con il proprio network di amici. Recentemente Facebook ha deciso di evolvere Open Graph offrendo la possibilità ad applicazioni e contenuti di terze parti di integrarsi profondamente con l’esperienza di fruizione della piattaforma e personalizzare le azioni che possono essere compiute da chi le utilizza. Non più solo Mi Piace quindi ma Ho letto, Ho mangiato, Ho corso, Ho visto, Ho cucinato, Ho comprato e così via.

Citando testualmente:

Dopo che gli utenti avranno aggiunto la vostra applicazione alle loro Timeline, le azioni specifiche che possono essere svolte grazie all’applicazione potranno essere condivise attraverso Open Graph. Dal momento che le vostre App diventeranno una parte importante del modo in cui gli utenti si esprimono, queste azioni avranno sempre maggiore visibilità nelle Timeline, nel Ticker e nei News Feed. Questo permetterà alle vostre applicazioni di diventare una parte fondamentale dell’esperienza Facebook degli utenti e dei loro amici.

L’interazione delle persone con le vostre applicazioni avverrà quindi seguendo questa logica: Azione (Ho cucinato) e Oggetto (Ricetta).

Cosa significa questo cambiamento da un punto di vista di marketing?

Pensare a lungo termine (oltre alla singola campagna)
Poiché le Timeline App condivideranno in modo automatico una grande quantità di azioni e informazioni, le persone presteranno sempre più attenzione alla condivisione di questi dati e opteranno per applicazioni in grado di offrire un’esperienza rilevante. La nuova dinamica di interazione tra Applicazioni, Timeline, Ticker e News Feed consentirà ai brand di aumentare (quantitativamente) l’esposizione attraverso la conversazione su Facebook. Ma dal momento che le Timeline App sono molto utili nel raccogliere ed interpretare dati se utilizzate in modo continuativo, non saranno lo strumento ideale per progetti tattici di breve periodo e imporranno una progettazione di esperienze in grado di soddisfare esigenze e interessi reali delle persone.

Più attenzione alla privacy
Facebook ha recentemente modificato le regole alla base della richiesta di permessi da parte delle applicazioni, consentendo agli utenti di sapere esattamente il motivo della richiesta di ogni singolo permesso e lasciandoli liberi di decidere con chi condividere le informazioni prodotte. È stato inoltre reso opzionale il permesso di creare eventi per conto dell’utente e postare mentre l’utente è offline, non sarà quindi più possibile vincolare la partecipazione ad un’attività a questi due permessi. Questo cambiamento renderà lo scopo di ogni singola richiesta molto più chiaro ed è plausibile aspettarsi che le persone premieranno con una maggiore propensione alla condivisione le applicazioni più rilevanti, penalizzando molto quelle volte a “carpire informazioni” a puro scopo promozionale.

Progettare esperienze “portatili”
È ragionevole pensare che molte delle migliori Open Graph App verranno sviluppate come integrazioni web o applicazioni mobile, per diverse ragioni. In parte perché le applicazioni che si sviluppano nelle tab sono meno adatte ad un utilizzo ripetuto (ad esempio non sono accessibili da mobile) e le Open Graph App hanno bisogno di questa caratteristica per dare il massimo (Pensate ad un’applicazione per condividere cosa si sta ascoltando o una in grado di misurare le vostre performance di corsa). Aggiungiamoci che tra gli oltre 60 partner che hanno sviluppato applicazioni in anteprima, alcuni hanno utilizzato delle Canvas App ma quasi tutti hanno preferito applicazioni cross piattaforma, accessibili dunque sia da mobile sia da desktop. Diventa quindi fondamentale ragionare in modo agnostico rispetto alla tecnologia e semplicemente offrire la migliore esperienza e renderla fruibile in modo “portatile”.

Considerare le partnership
Potrebbe rivelarsi utile non ragionare solo in termini di creazione di applicazioni in grado di suscitare l’interesse del pubblico ma considerare partnership strategiche, sfruttando applicazioni già esistenti, per generare word of mouth per il proprio brand. Immaginate di essere un noto fastfood e voler premiare i vostri clienti con un contenuto esclusivo (un film gratis?) per ogni menù acquistato, generando passaparola grazie al frictionless sharing, ecco che una partnership con Hulu potrebbe rivelarsi molto interessante. Si dovrà fare quindi sempre più attenzione alla conversazione grazie alla quale aumentare la percezione del brand come facilitatore di un’esperienza.

Cosa aspettarsi dal futuro
Leggendo di queste novità, qualcuno potrebbe pensare ad tentativo di Facebook di dominare l’intera esperienza sociale delle persone online a discapito della nascita di nuove iniziative e invece siamo convinti che accadrà proprio il contrario; se assumiamo infatti che Facebook voglia diventare sempre di più un ecosistema non è difficile immaginare che nasceranno centinaia di nuove piattaforme in grado di sviluppare un’esperienza verticale in modo consistente, facendo leva sul Social Graph di Facebook. Un’esempio: Pinterest.
Nei prossimi giorni torneremo a parlare di questo argomento, nel frattempo fateci sapere se avete già sperimentato il nuovo Open Graph e cosa ne pensate.

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Le aziende italiane e l’utilizzo dei social media [dati]

di Stefano Maggi in News

Tre aziende su quattro utilizzano i canali social, quasi tutte per motivi di marketing e di comunicazione. Secondo uno studio di eCircle pubblicato oggi, l’utilizzo dei social media è molto diffuso per le aziende italiane e si avvicina al 100% per le imprese che hanno una componente di vendita online.

Secondo la ricerca, i social media sono molto importanti perché

  • Aumentano l’interazione con le persone;
  • Permettono di raccogliere feedback;
  • Migliorano la awareness e la reputazione;
  • Consentono attività di marketing efficaci;
  • Agevolano la fidelizzazione;
Dall’analisi emerge che le aziende meno affini ai canali digitali hanno più margine di miglioramento nel coltivare i propri risultati, mentre quelle che hanno una componente di conversazione attraverso i canali digitali nel proprio DNA, come le aziende di eCommerce, percepiscono maggiormente il valore dei canali social.

I canali più utilizzati sono i social network (94%), seguiti da blog e da canali video e foto.

I motivi principali del contatto sono legati alla conversazione: la metà delle persone interagiscono per scambiarsi opinioni.

Per le aziende italiane, insomma, emerge un fortissimo interesse nei confronti dei canali social.

Si tratta di un riflesso delle abitudini delle persone a cui le imprese si rivolgono nel nostro paese, ormai molto focalizzate sui canali social. Un altro aspetto molto evidente è l’esigenza di una strategia per approcciare il social web, che renda coerenti le numerose attività tattiche sviluppate dalle marche.

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Da chi lo hai saputo? Come circolano le informazioni sui social network

di Stefano Maggi in News

Quando cerchiamo lavoro, è molto più facile che accettiamo una posizione se l’abbiamo scoperta grazie a una persona con cui non abbiamo spesso a che fare. È molto più infrequente che scegliamo un posto di cui ci hanno parlato i nostri amici più stretti. Lo ha dimostrato Mark Granovetter, un sociologo, ormai quarant’anni fa: i “legami deboli”, le persone che conosciamo ma con cui non interagiamo spesso, sono importantissime per farci conoscere informazioni nuove e fresche.

Questa logica è ancora più rilevante oggi, vista la moltiplicazione dei legami deboli che si verifica grazie ai canali social: tutti interagiamo con alcuni contatti più frequentemente, mentre la maggior parte degli altri è collegata a noi da “legami deboli”. Questo tipo di correlazione, però, è importantissimo anche su Facebook per fare circolare le informazioni. Uno studio pubblicato su Facebook da Eytan Bakshy pochi giorni fa ha dimostrato come si diffondono le informazioni sul social network più grande del mondo, con alcuni spunti molto interessanti:

  • I canali social permettono ai nuovi messaggi, alle nuove idee e alle nuove informazioni di diffondersi facilmente;
  • Non è vero che i social network ci spingono a leggere sempre le stesse informazioni solo dagli stessi amici;
  • La maggior parte delle informazioni proviene da contatti con cui non interagiamo spesso;
  • Sono i “legami deboli” i principali responsabili della diffusione delle informazioni;

Questa dinamica apparentemente controintuitiva è molto importante per le marche. I brand infatti, alla luce di questa situazione, se vogliono diffondere efficacemente un messaggio e costruire una conversazione devono:

  • Creare conversazioni sempre nuove: è la novità a diffondersi meglio sui canali social;
  • Pensare per “interessi” e non per “connessioni”: il messaggio deve essere rilevante non solo per chi lo riceve per primo, ma anche per gli utenti che lo visualizzano da una condivisione;
  • Lavorare su tipi diversi di influencer: non solo quelli con un alto “reach”, ma anche quelli con un’affinità forte con le persone da coinvolgere;
  • Considerare i contatti più lontani elementi fondamentali per diffondere un’informazione efficacemente;

interest graph - sviluppare connessioni basate sugli interessi e le passioni

In pratica, interagiamo spesso con una cerchia di amici selezionati, ma sono quelli più “lontani” a diffondere le idee velocemente nei canali social. Chi impara a sfruttare questa dinamica raggiunge più persone, in meno tempo e in modo più efficace.

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La killer application del 2012

di Stefano Maggi in News

Non è un’applicazione. È la capacità di individuare le conversazioni e i contenuti rilevanti tra i milioni di messaggi a cui ognuno di noi è esposto ogni ora. Lo sviluppo sempre più forte dei canali social ha portato le nostre capacità di comunicare al livello più alto di sempre nella storia dell’umanità, ma moltiplicato le nostre possibilità ma ha reso difficile individuare le conversazioni che sono più importanti e ignorare quelle non rilevanti.

Ecco perché nel 2012 avrà successo chi saprà comunicare in modo mirato e chi saprà aiutare le persone a “filtrare” le proprie conversazioni. I social network si stanno muovendo in questa direzione, ecco alcuni esempi:

  • Google+, con le cerchie, permette di individuare gruppi di persone e assegnare priorità ai contenuti che producono;

  • Facebook, con le proprie liste e le novità del newsfeed (come ad esempio le app integrate), consente di visualizzare con più frequenza i contenuti simili a quelli che in passato le persone hanno definito interessanti;

  • Pinterest, organizzando per macro temi le informazioni, consente di filtrare i contenuti che non hanno un grande impatto (e che non ottengono “re-pin”);
  • Foursquare, tramite la funzione “Radar”, fa emergere le location più rilevanti rispetto ai gusti della persona e del luogo in cui si trova;
Le marche possono imparare molto da questa tendenza, sviluppando alcune strategie molto importanti:
  • Attivare conversazioni mirate: pubblicando i propri messaggi riferendosi a nicchie di interesse e non sempre all’intera community;
  • Promuovere il contenuto (ad esempio attraverso Social Ads) evitando sempre comunicazioni generali, indirizzate a tutti;
  • Misurare sempre i risultati delle comunicazioni e delle conversazioni precedenti utilizzando strumenti di insight, per avere la certezza di comunicare nei momenti della vita delle persone più utili;
Una soluzione interessante è l’approccio “contro-competitivo”: individuare i momenti del giorno e i giorni della settimana meno “affollati” di comunicazioni e conversazioni per proporre il proprio messaggio. Questo approccio viene confermato anche dall’analisi del “social media scientist” Dan Zarrella: i momenti apparentemente meno appetibili, sono spesso i più utili, perché meno affollati.

La killer application del 2012 consiste nel favorire l’attenzione verso ciò che è importante. I social network lo hanno capito e si muovono in questa direzione. Alcune marche hanno già iniziato a prendere in considerazione questo approccio: è il momento per renderlo il più possibile concreto.

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Facebook lancia le App nella Timeline

di Stefano Maggi in News

Siete appassionati di Foodspotting e volete che tutti vedano i vostri scatti culinari? Andate pazzi per Pinterest e non vedete l’ora di condividere i vostri nuovi “pin”? O forse siete pazzi per il running e volete che chiunque lo sappia?

Facebook si sta muovendo per voi. Da oggi le applicazioni potranno integrarsi con la timeline, mostrando le interazioni più significative. Poche ore fa, il social network più grande del mondo ha introdotto una funzionalità che permette di dare rilevanza nel proprio profilo alle Facebook App e alle interazioni che ci riguardano.

Per le marche questo risvolto è importantissimo: sviluppare una Facebook App rilevante consente di incoraggiare l’interazione e il coinvolgimento. In più, ora permetterà agli utenti di mostrare a tutti i propri amici il risultato di questa interazione, l’appartenenza a un gruppo, a una community, a una tribù di marca.

Non vedete l’ora di saperne di più? Potete già sperimentare le nuove funzionalità con molte Facebook App, tra cui: RunKeeper, Foodspotting e TripAdvisor.

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Mercoledì Social #93

di Silvia Raimondi in News

Siamo ormai entrati a pieno regime nel 2012: benvenuti all’appuntamento con il mercoledì social, anzi, con il mio primo mercoledì social! :)

Oggi ci occuperemo non solo di social in senso stretto, ma anche di argomenti un po’ collaterali, che però potrebbero assumere un’importanza strategica nell’immediato futuro dell’universo dei social media.

The post social media era
Cominciamo con un titolo lievemente allarmante: stiamo già superando l’epoca dei social? Considerando che il mondo business sta cominciando solo ora a riconoscere in modo unanime l’importanza del canale social, mentre moltissime piccole imprese ancora non sono entrate in quest’ottica, la notizia può suonare giustamente poco rassicurante. Eppure c’è chi, come Nick Decrock, già sta codificando nuovi modi in cui i brand interagiranno con i social media.

La presentazione che vi voglio presentare è stata esposta lunedì al Click Asia Summit, un evento di grande importanza nel panorama del digital in Asia che si è svolto proprio in questi giorni a Mumbai con il contributo di moltissimi esperti.
Nel suo studio, Decrock ci propone una visione aggiornata del rapporto che i brand creano con i propri consumatori-utenti: non più semplicemente basato sulle logiche del web 2.0, ma consapevole che il mondo social sta cambiando anche le aspettative nei confronti delle marche. Cinque sono i punti strategici:

  1. Contestualità: è essenziale creare collegamenti di valore tra i contenuti della marca e i contenuti di interesse per l’utente, così come unire la socialità virtuale alle esperienze della vita reale.
  2. Everything is for free: come i servizi di maggiore successo e utilità sono gratuiti (vedi Google), a maggior ragione i contenuti delle marche devono essere messi a disposizione dei propri clienti.
  3. Il controllo agli users: i consumatori vogliono essere non solo attivi e partecipativi, ma avere potere sul mondo della marca, costruirlo ed influenzarlo.
  4. Il brand è dei consumatori: se si vuole farli sentire davvero protagonisti è essenziale coinvolgerli nei processi di co-creation, dando loro strumenti e credito.
  5. Sharevertising: il social si basa sulla condivisione. Ma bisogna che gli utenti abbiano qualcosa da condividere e vogliano farlo di loro spontanea volontà. Un’esperienza positiva del prodotto è la chiave irrinunciabile per stimolarli.

Novità da Open Graph
Sono attese proprio per oggi alcune importanti novità per gli sviluppatori che si occupano di applicazioni per Facebook: in un evento a San Francisco, sarà presentato il passaggio dalle applicazioni che siamo abituati ad utilizzare a quelle che si basano sulla piattaforma di sviluppo Open Graph.

L’adozione del nuovo protocollo è avvenuta in concomitanza con la release di Timeline, ma ora sarà alla base anche di nuove importanti features. A quanto pare, infatti, gli utenti Facebook richiederebbero metodi di condivisione diversi dal famoso Like Button. Il Mi Piace è spesso ritenuto un’azione con cui ci si espone, che dà un giudizio o esprime un’opinione forte rispetto alla semplice condivisione, che invece può essere utilizzata anche per segnalare un contenuto che non ci trova concordi.

Ecco allora nascere le Gestures. Insieme al Like saranno possibili altre azioni, come Read o Watch, con meno implicazioni di giudizio, ma che dovrebbero alimentare la linfa vitale del social network: la condivisione.

Le gestures vivranno nella piattaforma Open Graph e, non appena Timeline sarà adottata da tutti gli utenti, gli sviluppatori potranno creare molte altre azioni per gli utenti.

Lo sviluppo di applicazioni sarà però soggetto a nuove regole e restrizioni per l’approvazione: niente di sconvolgente, ma il management di Facebook ha ritenuto fondamentale regolamentare le applicazioni, soprattutto in seguito a casi in cui vengono eseguite azioni non specificamente autorizzate dall’utente o che lo ingannano con informazioni carenti.

Per le ultime news sulla piattaforma Open Graph, stay tuned @FBOpenGraph!

Nasce Ubuntu TV
La seconda notizia che questa settimana ci ha colpiti arriva dal mondo open source: la grande famiglia Linux è pronta per mostrarci l’ultima nata, la Ubuntu TV. Per il momento le informazioni ufficiali sono poche e si limitano alla parte software, mentre per l’hardware ci toccherà attendere altre comunicazioni. Quello che per il momento ci è dato sapere è che l’interfaccia del mediacenter open source sarà semplice ed elegante, ci darà la possibilità di “consumare” format televisivi dei canali gratuiti e a pagamento, la visione di film che possiamo acquistare online e una libreria personalizzata. Tutto questo con un unico device dal controllo intuitivo e rapido. L’integrazione con altri sistemi sembra essere il punto focale del nuovo prodotto: Android, iOS e il mondo Windows saranno perfettamente compatibili, sia da mobile che dalle versioni desktop. Promesse, ma non ancora specificate, sono le integrazioni con Youtube e gli altri servizi di sharing musicale e video online.

Godiamoci il video di presentazione.

Stop Online Piracy Act
Chiudiamo infine con un aggiornamento sui famigerati SOPA e PIPA, che in questi giorni infiammano il dibattito politico statunitense. Mentre Wikipedia, Google, Yahoo! e altri “big” dell’online si sono accordati per sospendere i propri servizi in segno di protesta (proprio nella giornata di oggi), il grande pubblico rischia di perdere i dettagli più controversi della proposta di legge. Possiamo leggere su Wikipedia una descrizione formale dei contenuti, mentre vale la pena di soffermarsi sulla sintesi, opinabile ma ragionata, che ci offre Il Post.

Il punto focale delle proposte di legge, attualmente al vaglio del parlamento che ha presentato parecchi emendamenti, è la possibilità di bloccare i siti web che mettono a disposizione degli utenti materiale soggetto a copyright e diritto d’autore. L’oscuramento dei siti web potrebbe avvenire anche prima dell’effettivo accertamento della violazione, mentre i gestori degli spazi rischiano condanne pesanti, fino a cinque anni di carcere.

Le implicazioni non si fermerebbero qui: anche i siti che non ospitano direttamente i contenuti incriminati, ma che ne consentono la sola condivisione (leggi i social media per loro natura), sarebbero soggetti a sanzioni e dovrebbero quindi esercitare un controllo preventivo sui contenuti che gli utenti vogliono condividere. Anche se il PIPA è stato depotenziato, togliendo dalla proposta di legge il sistema di filtro dei DNS, con il quale si sarebbero potute praticare opere di azione diretta sui siti colti in violazione, è chiaro che colossi come Youtube e Twitter vedrebbero minate le fondamenta della propria leadership nel campo delle comunicazioni e sono quindi intenzionati a dare battaglia contro i difensori dei diritti di case cinematografiche e produttori di software.

Per un aggiornamento sugli ultimi sviluppi e le opinioni della rete vi rimando all’hashtag su Twitter #SOPA e #PIPA o all’articolo dell’Huffington Post.

Ed eccoci giunti alla fine del nostro post di aggiornamento settimanale: vi ha un po’ risollevati dopo il Blue Monday o ha accresciuto le vostre preoccupazioni? Fateci sapere se il vostro sentiment è positivo o negativo nei commenti!

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SoLoMo, le persone vogliono marche sempre più Social, Local e Mobile

di Stefano Maggi in News

L’attenzione verso la geolocalizzazione è una tendenza in crescita da tampo: negli ultimi mesi abbiamo visto aumentare in modo esponenziale l’impegno dei social network in questo ambito. Facebook ha integrato sempre più i “luoghi” nella propria esperienza e ha acquisito un importante social network come Gowalla, Twitter ha integrato la geolocalizzazione nella fase di creazione di contenuto, ma anche nella fase di lettura e individuazione dei Tweet. Foursquare sperimenta continuamente nuove soluzioni per essere il social network di riferimento quando si tratta di localizzazione: l’ultima caratteristica importante è la funzionalità “radar”, che permette di individuare i luoghi più interessanti in base ai gusti dell’utente, in modalità push.

In questo contesto è sempre più importante, per le marche, individuare modalità di interazione basate sul luogo in cui vengono utilizzati i canali social. “SoLoMo” è un’abbreviazione per social, mobile e local: un’espressione che indica quanto questi tre elementi siano legati tra loro nella definizione di un’esperienza.

Retail and the social web: success opportunities

Le persone sono sempre più interessate a interagire con le marche su base locale: non è importante solo far parte della community “allargata” e della conversazione sviluppata dal brand, ma diventa sempre più rilevante fare parte della community locale, come evidenzia questo infographic di NM Incite, che abbiamo condiviso qualche settimana fa anche sul nostro blog UK.


Si possono già individuare alcuni esperimenti promettenti di unione tra aspetto social, local e mobile: è interessante, ad esempio, l’attività di Walmart in USA. La marca leader nella grande distribuzione incoraggia a “seguire” i propri store locali oltre al brand, facendo like non solo sulla Facebook Page Walmart, ma anche sul “Luogo” Facebook dello store preferito. Questo consente non solo di fruire di vantaggi dedicati e di promozioni locali, ma anche di partecipare alla conversazione del singolo negozio.

Anche in Italia questo approccio è sempre più rilevante e molti brand stanno lavorando per individuare e implementare la soluzione migliore, alcuni stanno già esplorando da tempo questo ambito con il nostro supporto. Cosa pensate del risvolto “locale” dei social media e del supporto che la tecnologia “mobile” mette a disposizione? Vi accorgete di quanto le marche siano più “vicine” anche fisicamente? Quali sono gli esempi italiani che vi hanno colpito di più? Raccontatecelo con un tweet, un update o un commento.

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Mercoledì Social #92

di Matteo Brignoli in News

Benvenuti al secondo Mercoledì Social dell’anno: si sa d’altronde che l’Epifania tutte le feste porta via e che il Mercoledì porta con sé un’interessante carrellata di news sul nostro amato social web. Quest’oggi, per bruciare i grassi in eccesso e riprendere uno stile di vita sano, parleremo di Google, Pinterest, Tumblr e Instagram.

Google: Search, plus your world
Nei prossimi giorni Google introdurrà tre nuove feature che vi consentiranno di migliorare e raffinare le vostre ricerche: Personal Results offrirà una selezione di contenuti foto e post aggregati da Google+ relativi al tema su cui state cercando informazioni, Profiles in Search permetterà di trovare velocemente il profilo Google+ di persone che potreste essere interessati a seguire, mentre People and Pages vi aiuterà a trovare più facilmente profili e pagine Google+ legate ad uno specifico contenuto o area d’interesse. Questa novità aggiunge un livello di personalizzazione esclusiva ad ogni ricerca, incentivando l’integrazione dei singoli utenti con la community di Google+.

La straordinaria crescita di Pinterest
L’ormai popolare social network di cui vi abbiamo parlato anche pochi giorni fa ha registrato nella seconda metà del 2011 una crescita notevole, ed è stato recentemente inserito nella Top 50 websites of 2011 del Time Magazine. La chiave di questa crescita è senza dubbio la centralità e l’attenzione data da Pinterest agli interessi delle persone: un dato che sottolinea la necessità di una seria riflessione da parte dei brand su come meglio gestire la propria presenza sugli “interest network”.

Total visits Pinterest year 2011

Tumblr introduce la Fan Mail
Tumblr ha di recente annunciato l’introduzione di un nuovo messaging service tra i propri iscritti, che consentirà di inviare messaggi privati sia dalla home del blog che si sta visualizzando sia dalla propria Inbox: si tratta di una nuova modalità d’interazione, alternativa ai like ed alle note che fino ad oggi sono state la principale forma di comunicazione tra gli iscritti. Resta da vedere in che modo la novità verrà recepita dagli utenti, e quali saranno gli sviluppi più proficui di questo contatto diretto e personale su una piattaforma che fa della creatività e della condivisione di contenuti visivi il proprio punto di forza.

Tumblr Fan Mail

Barack Obama è su Instagram
Le possibili integrazioni tra social media e politica sono un tema di cui abbiamo già scritto più volte, e anche il buon Barack Obama sembra trovarlo un argomento interessante: il Presidente ha da poco annunciato di essersi iscritto a Instagram per “dare alle persone una testimonianza visiva di quello che succede tutti nella vita quotidiana del Presidente degli Stati Uniti d’America”. La presenza congiunta su Facebook, Twitter, Google+, Tumblr e Instagram rende senza dubbio Obama uno degli uomini politici “più social” del mondo, ed offre l’ennesimo spunto per un’analisi del ruolo che i social media potrebbero avere sulla campagna per le elezioni presidenziali americane. Volete sapere se l’iniziativa di Obama su Instagram si rivolgerà solo agli utenti Instagram? Potete scoprirlo, insieme a molte altre cose, leggendo questo post di Stefano Maggi.

Bene, anche per questa settimana è tutto: se avete trovato interessante ed ipocalorico questo post potete comunicarci il vostro parere attraverso la sezione destinata ai commenti. Per quanto mi riguarda, oltre che incoraggiarvi a praticare uno stile di vita sano all’insegna del social web e dell’attività sportiva, auguro a tutti voi un felice 2012. Alla prossima!

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I confini (scomparsi) della conversazione

di Stefano Maggi in News

In passato, la conversazione era confinata ai canali di nascita: un’affissione negli anni ’60, uno spot televisivo negli anni ’80, un website all’inizio degli anni ’00.

Adesso non sono più i canali attraverso cui comunichiamo a definire “come” si svolge una conversazione, proprio perché non è più il luogo (digitale) di partenza a definire “dove” continuerà un dialogo.

I social network, con la velocità che li caratterizzano, si aggiornano continuamente e la direzione è, sempre di più, l’integrazione. L’ultimo dei tanti social network che si sono integrati con Facebook è Instagram.

Instagram sta diventando il più grande social network mobile, basato sulla condivisione di immagini. L’unico modo di utilizzare Instagram è attraverso la App iPhone dedicata: apparentemente un vincolo che esclude chi non possiede uno smartphone Apple. “Apparentemente”, perché da pochi giorni le immagini di Instagram compaiono in modo perfettamente integrato con la timeline di Facebook. Quindi, chi porta avanti un’iniziativa su Instagram, si rivolge solo agli utenti Instagram? Non più: si rivolge anche agli utenti di tutti i social network collegati, tra cui Facebook.

Altro esempio è Miso, con l’integrazione delle azioni legate al contenuto all’interno dell’esperienza Facebook o Foursquare (con la condivisione delle azioni riferite ai luoghi) o Spotify (disponibile fuori dall’Italia, per ascoltare e condividere la musica). Facebook, tramite la propria iniziativa “Open Graph”, sta facilitando questa integrazione.

I confini della conversazione tra persone, ma anche tra marche e persone, sono sempre più “liquidi”: un altro risultato del passaggio dalla “tradigital” era alla “connected” era. È sempre importante tenere in considerazione i canali verso cui la conversazione può evolversi e non solo i canali dove nasce perché – spesso – è “nel secondo passaggio” che raggiunge la parte più consistente della community.

La strategia digitale delle marche: dalla “tradigital era” alla “connected era”

I commenti sono a vostra disposizione, ad esempio se volete raccontarci i canali che amate vedere “sconfinare” su social network più diffusi come Twitter e Facebook.

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Come gestire la propria presenza sui social media [Report]

di Stefano Maggi in News

L’utilizzo dei social media è cresciuto così velocemente che molte aziende si stanno ancora attrezzando per gestire al meglio la presenza delle proprie marche su questi canali.

L’istituto di ricerca Altrimeter Group ha appena pubblicato un report di Jeremiah Owyang che racconta come le aziende (e le agenzie che le supportano) si stiano strutturando per gestire i canali social, delineando anche un panorama dei principali software di collaborazione e amministrazione dei social media: i Social Media Management System (SMMS).

Noi di We Are Social siamo molto contenti di aver dato il nostro contributo offrendo il nostro punto di vista ad Altimeter Group, da osservatori privilegiati del panorama social medi. È anche per questo che vorremmo condividere con voi i risultati molto interessanti dell’analisi.

Alcuni highlight:

  • C’è bisogno di organizzare i propri canali: mediamente, le aziende hanno più di 39 account Twitter e 29 account Facebook;
  • Ci sono molti tool per gestire i canali social e spesso le differenze sono poco evidenti: ecco perché è fondamentale scegliere il tool corretto;
  • In alcuni casi è utile integrare più tool: di monitoraggio e di gestione;
  • Adattare i processi interni e il coordinamento con l’agenzia social media per la gestione dei canali social è una priorità per le aziende;

Altimeter Group ha individuato cinque principali aree di utilizzo per i Social Media Management System: coinvolgimento, diffusione di contenuti sui canali social, pubblicazione di campagne social, distribuzione della presenza del brand e personalizzazione dei canali di conversazione.

Social Media Management Systems: Five Use Cases

Se volete approfondire questi trend e conoscere più nel dettaglio le valutazioni di Altimeter Group rispetto al panorama SMMS, vi suggeriamo di leggere il report completo.

Come suggerito da Altimeter Group, anche Forrester raccomanda nel proprio report di individuare “social media boutique agencies” specializzate, come We Are Social. Questa scelta consente di capire quale sia la migliore soluzione per gestire la conversazione: molto spesso, le agenzie specializzate selezionano tre o più tool a supporto del lavoro dei propri specialisti.

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