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[Infographic] Le associazioni nonprofit e i social media

di Matteo Brignoli in News

Come si struttura la presenza delle associazioni nonprofit sui social media? Colgo l’occasione offertami da questa interessante infografica di Visual.ly per tornare su un tema che abbiamo già in parte affrontato in questo post sull’impegno social.

Secondo il 2012 Nonprofit Social Networking Benchmark Report, le associazioni  che hanno scelto di integrare la propria attività con l’apertura di embassy social hanno raggiunto nel corso degli ultimi due anni ottimi risultati in termini di crescita della community online. Il 98% delle nonprofit è dotata di una presenza consistente su Facebook, mentre il 72% si dedica al microblogging su Twitter; da notare inoltre come il 44% di queste associazioni sia attiva anche su LinkedIn: un dato non secondario per iniziative che hanno costantemente necessità di recruitment, partnership e, soprattutto, fund-raising.

A proposito di fund-raising, nonostante la continua crescita in termini di fan/follower, la raccolta di fondi e donazioni tramite i social media continua ad avere proporzioni modeste. Altrettanto modesto sembra essere l’effort speso da queste associazioni, che per la natura stessa della loro attività non hanno la possibilità di destinare grandi risorse alla comunicazione sui social media: nel 79% dei casi, la gestione dei canali social è un task affidato ad una sola figura professionale.
Come si spiegano allora gli ottimi risultati raggiunti? Il punto chiave è, come spesso accade, la forza delle storie vere che le associazioni nonprofit affrontano e raccontano ogni giorno a partire dalla propria esperienza diretta. La capacità di storytelling affiancata ad un’attività offline che cambia concretamente in meglio la vita delle persone rappresenta il più forte fattore di crescita per community composte da utenti solidali con le cause affrontate e propensi allo sharing dei contenuti rilevanti.

Secondo voi quali sono le nonprofit che gestiscono meglio la loro presenza sui social media? Fate parte di qualcuna di queste community? Scrivetecelo in un commento!

The Social Harvest Infographic

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Cresce ancora la fiducia nel passaparola, secondo Nielsen

di Stefano Maggi in News

Secondo una nuova ricerca pubblicata da Nielsen, la fiducia nelle raccomandazioni delle persone è ai massimi storici: le conversazioni con persone conosciute e le opinioni di consumatori pubblicate online sono in assoluto le fonti più affidabili.

L’aspetto interessante del dato è il distacco tra la fiducia attribuita alle forme di comunicazione basate sulla conversazione e le fonti più tradizionali: mentre Nielsen rileva un 92% di fiducia e di un 70% di fiducia rispettivamente per le opinioni di persone conosciute e per le opinioni di consumatori pubblicate online, la fonte al terzo posto (gli editoriali) presenta un distacco significativo, con “solo” il 58%. La pubblicità in televisione sviluppa il 47% di fiducia secondo Nielsen.

La ricerca, dal titolo “Global Trust in Advertising and Brand Messages”, è stata condotta in 56 paesi su un campione di 28000 persone.

È sempre più evidente come per le marche sia necessario integrare canali più tradizionali che hanno un buon impatto su awareness e posizionamento (come la televisione) con soluzioni di conversazione che, oltre a rafforzare il positioning e il livello di conoscenza, attivano una relazione basata sulla fiducia tra la marca e le persone.

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Facebook acquisisce Instagram: cosa possiamo aspettarci?

di Stefano Maggi in News

Poche ore fa, Facebook ha annunciato l’acquisizione di Instagram. Lo ha fatto con una dichiarazione del CEO Mark Zuckerberg che, ha anche spiegato alcuni termini dell’acquisizione. Due dettagli sono molto importanti:

  • Facebook punterà a mantenere e sviluppare le caratteristiche di Instagram, piuttosto che integrare tutto in un unico social network;
  • Facebook continuerà a costruire Instagram (e il suo brand) in modo indipendente;
Con un’acquisizione da un miliardo di dollari, Facebook si porta a casa il social network fotografico più grande del mondo, con più di 30 milioni di utenti.
Come tutti i grandi cambiamenti, questa acquisizione genera incertezze (sembra ci sia già chi cerca di salvare tutte le proprie foto), ma ci sono alcuni segnali interessanti che permettono di intuire alcune motivazioni attuali e alcune possibilità future.
Possiamo individuare 7 cambiamenti favoriti da questa acquisizione:
  • Instagram potrà crescere in modo consistente: Facebook ha dimostrato di avere la struttura, i processi e le persone ideali per sostenere una crescita consistente e veloce;
  • La monetizzazione di Instagram sarà legata al modello di business Facebook: in molti si sono chiesti come il social network fotografico potesse sostenere il proprio business. Ora possiamo aspettarci un modello molto vicino a quello di Facebook, basato sulla promozione del contenuto e della conversazione, più che “sull’advertising”;
  • L’integrazione con l’esperienza di Facebook diventerà sempre più forte, sviluppando ancora di più quel coordinamento tra i due social network attivato alcune settimane fa nella Timeline;
  • Instagram stimolerà sempre di più lo sviluppo di una conversazione all’interno dei canali Facebook, ma rimarrà verosimilmente comunque fruibile anche indipendentemente: la base utenti attuale Instagram è molto affezionata e difficilmente accetterà di continuare le proprie interazioni in Facebook;  drive traffic timeline e Integrazione totale (come è avvenuto per Timeline);
  • Attraverso l’acquisizione di Instagram, Facebook potrà assicurarsi una continuità nell’esperienza utente di questo social network, mentre ad oggi la condivisione di Instagram avveniva soprattutto attraverso Twitter (social network affine per modalità, spontaneità e tempi di utilizzo);
  • Le marche saranno stimolate maggiormente a utilizzare Instagram per costruire una conversazione, dal momento che ci sarà sempre più vicinanza tra la base utenti di questo social network e quella (ormai universale) di Facebook;
  • L’acquisizione e l’integrazione sarà verosimilmente molto vicina al modo in cui è stata gestita l’acquisizione YouTube da parte di Google: mantenendo l’identità, i valori e i principi alla base dell’interazione, come sostiene Chris Taylor;
In We Are Social siamo molto attenti alle implicazioni di questo cambiamento e continueremo a seguirle molto da vicino, in particolare saranno interessanti le nuove possibilità nate per estendere la conversazione tra marche e persone, rendendola il più possibile integrata con la vita di tutti i giorni.

Ecco il post con cui Zuckerberg ha annunciato l’acquisizione

I’m excited to share the news that we’ve agreed to acquire Instagram and that their talented team will be joining Facebook.

For years, we’ve focused on building the best experience for sharing photos with your friends and family. Now, we’ll be able to work even more closely with the Instagram team to also offer the best experiences for sharing beautiful mobile photos with people based on your interests.

We believe these are different experiences that complement each other. But in order to do this well, we need to be mindful about keeping and building on Instagram’s strengths and features rather than just trying to integrate everything into Facebook.

That’s why we’re committed to building and growing Instagram independently. Millions of people around the world love the Instagram app and the brand associated with it, and our goal is to help spread this app and brand to even more people.

We think the fact that Instagram is connected to other services beyond Facebook is an important part of the experience. We plan on keeping features like the ability to post to other social networks, the ability to not share your Instagrams on Facebook if you want, and the ability to have followers and follow people separately from your friends on Facebook.

These and many other features are important parts of the Instagram experience and we understand that. We will try to learn from Instagram’s experience to build similar features into our other products. At the same time, we will try to help Instagram continue to grow by using Facebook’s strong engineering team and infrastructure.

This is an important milestone for Facebook because it’s the first time we’ve ever acquired a product and company with so many users. We don’t plan on doing many more of these, if any at all. But providing the best photo sharing experience is one reason why so many people love Facebook and we knew it would be worth bringing these two companies together.

We’re looking forward to working with the Instagram team and to all of the great new experiences we’re going to be able to build together.

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Quanto vale un fan su Facebook?

di Stefano Maggi in News

Qual è il valore per un’azienda del singolo “Like” sulla propria Facebook Page? Quanto “ritorno” produce “l’investimento” per coinvolgere una nuova persona nella community di un brand?

C’è chi dice $3,60, c’è chi dice $136,38 e c’è chi dice che il valore è “zero”, finché non decidi di costruire una conversazione con queste persone. L’istituto di ricerca Forrester Research ha appena pubblicato uno studio che conferma un’ipotesi importante: i fan hanno un valore per le marche.

Il risultato è stato ottenuto analizzando la differenza nei comportamenti tra “fan” e “non fan” di quattro marche: Coca-cola, Blackberry, Walmart e Best Buy. Cosa è emerso dall’indagine?

  • I fan di un brand su Facebook acquistano i relativi prodotti molto di più rispetto ai non fan;
  • I fan di una marca prendono in considerazione un nuovo acquisto di quel brand molto più spesso rispetto a chi non è fan;
  • Chi fa parte di una community su Facebook legata a una marca raccomanda molto di più il brand ai propri amici rispetto ai “non fan”;
Ma soprattutto
  • “Essere fan su Facebook” è l’indicatore più significativo da cui si può ricavare l’intenzione d’acquisto;
Cosa si intende per “molto di più”? Josh Bernoff di Forrester propone alcuni dettagli, tra cui: il 79% dei fan di Best Buy ha fatto acquisti in questa catena negli ultimi 12 mesi, contro solo il 41% dei non fan. Il 74% dei fan ha raccomandato Best Buy, mentre solo il 38% dei non fan ha suggerito il brand ai propri amici. La differenza è evidente.
È sbalorditivo – sempre nell’esempio di Best Buy – che essere fan della marca su Facebook aumenta le probabilità che l’utente acquisti di 5,3 volte rispetto a chi non lo è. Per dare un’idea dell’importanza di questo dato: il secondo fattore più correlato all’acquisto per Best Buy è aver fatto una ricerca su prodotti di elettronica di consumo. Questo fattore aumenta le probabilità solamente di 1,4 volte.
In altre parole, anche se il “valore” quantitativo è variabile, è dimostrato che un fan su Facebook ha un enorme peso in termini di considerazione, acquisto e raccomandazione. Ecco perché per i brand è fondamentale costruire una conversazione e sviluppare una relazione con le persone: un rapporto sviluppato giorno dopo giorno attraverso interazioni (e micro interazioni) dirette.

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Mercoledì Social #104

di Matteo Brignoli in News

Ed eccoci arrivati al nostro consueto appuntamento del Mercoledì, dedicato alle news sul social web: la più grande novità di questi giorni sembra essere il definitivo passaggio al formato timeline di moltissime brand pages. Quali sono secondo voi le pagine con una cover più creativa e originale? E quelle che fanno il migliore uso strategico delle nuove feature come milestone, starred e pinned post?

Facebook e il “timeline look” anche per i gruppi
I gruppi di Facebook mi ricordano un po’ le musicassette: tutti le abbiamo usate e molti di noi ne avevano parecchie, ma sono ormai cadute quasi completamente nel dimenticatoio. Lo stesso sembra essere successo con i gruppi del popolare social network, che però ha di recente svecchiato il loro look avvicinandolo a quello della nuova timeline. Già un paio di mesi fa era stata introdotta una top image per comunicare anche da un punto di vista visivo l’identità del gruppo, mentre è di questi giorni l’aggiunta delle tab About, Events, Photos e Docs, per fare spazio alle quali è stata molto ridimensionata la classica search box “Search this group”. Riusciranno questi cambiamenti a restituire un po’ di appeal a tanti vecchi gruppi ormai caduti in disuso? E soprattutto, un giorno stamperanno magliette da hipster con la top image dei gruppi Facebook come si fa oggi per le musicassette C-90?

Fb groups new look and tabs

Tumblr si integra con Facebook grazie ad Open Graph
Sicuramente sapete già tutto su Open graph (se non fosse così, potete approfondire leggendo questo post), e nel caso siate dei fanatici di Tumblr come me e parecchi altri miei colleghi di We Are Social, potrebbe interessarvi la nuova opzione introdotta tra i vostri blog settings: flaggando “Share posts on Facebook”, potrete facilmente mettere in evidenza su Facebook i vostri post, condividendo anche Like e Replies sulla timeline. Tumblr ha di recente annunciato di aver raddoppiato il proprio volume rispetto ai sei mesi precedenti, e la scelta di optare per una sempre maggiore integrazione con Facebook dovrebbe auspicabilmente portare ad un ulteriore crescita in termini di traffico e visibilità. Voi che ne dite? Avete già attivato l’opzione per connettere Tumblr alla timeline?

Tumblr - Facebook open graph

LinkedIn e le nuove “Persone che potresti conoscere”
A proposito di novità e aggiornamenti, il social network per professionisti più famoso al mondo ha annunciato l’introduzione di alcuni miglioramenti alla feature che consente di entrare in contatto con persone potenzialmente interessanti per la nostra vita lavorativa. Il principale di questi cambiamenti comporta quella che LinkedIn sul suo blog ufficiale ha definito “streamlined user experience”, che consentirà di individuare più facilmente i collegamenti attraverso uno stream di profili preselezionati dal social network sulla base di fattori come l’occupazione attuale e precedente, la sede di lavoro, gli studi fatti. A questo si aggiunge la possibilità di filtrare i profili limitandosi a cliccare sul logo dell’azienda o della scuola/università frequentata. Volete provare in prima persona la nuova feature? Ecco il link per scoprire tutte le persone che potreste conoscere!

I nuovi Ads di Twitter per gli small business
Chiudiamo con una nota più leggera ma – spero – non meno interessante per chi segue il social web “per lavoro”: grazie ad una partnership con American Express, Twitter ha consentito ad alcuni small business di testare i nuovi ads, e ha scelto di spiegarne il funzionamento con un video molto semplice ed immediato, oltre che piacevole da vedere. Molto interessante la possibilità di targettizzare il contenuto promosso sulla base degli interessi degli utenti, aspetto che senza dubbio eviterà di imbattersi in promoted tweets estremamente invasivi nelle timeline di tutti noi. Personalmente sono sempre affascinato dall’uso che potrebbero fare dei social media le piccole imprese locali, soprattutto in un paese come il nostro dove è ancora una strada in fondo poco battuta: siete d’accordo con me? Avete qualche caso interessante da segnalarci?

Come dico sempre, il Mercoledì è il giorno del “giro di boa”: da domani inizia il weekend! (ci piacerebbe, eh?) Da via De Amicis 28 è tutto, alla prossima!

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Il 2012 sarà l’anno dell’impegno social?

di Matteo Brignoli in News

Tutti noi siamo consapevoli di come l’avvento dei social media abbia rivoluzionato il modo in cui le persone comunicano, introducendo nuove interessanti possibilità di acquisire informazioni utili, ma anche e soprattutto di esprimere la propria opinione conversando con gli altri, che si tratti di amici, persone sconosciute, brand o istituzioni.
Di recente mi ha molto colpito questa infografica di Column Five Media sull’impegno sociale negli Stati Uniti: nel 2011, il 73% dei ragazzi tra i 20 e i 28 anni ha sostenuto attivamente una causa in cui credeva. E guarda caso, una larga parte delle azione intraprese riguarda anche la comunicazione online: iscrizione e partecipazione a gruppi e community, iniziative di fundraising, dialogo con i rappresentanti delle istituzioni, supporto o boicottaggio di vari brand sulla base della loro posizione riguardo ad alcune cause specifiche.

Nel 2012 il legame tra impegno nel sociale e social media è sempre più forte, e può rappresentare per i brand un’occasione fondamentale per supportare attivamente cause che stanno a cuore della collettività, gettando al tempo stesso le basi per un solido legame con la propria community e generando word of mouth positiva attorno alla marca.

Associazioni umanitarie e social media: l’app di Bollocks to Poverty
Bollocks to Poverty è una “giovane” associazione inglese che fa parte del circuito umanitario di ActionAid, e in occasione dell’8 Marzo di quest’anno ha lanciato un’app in grado di simulare come sarebbe il vostro profilo Facebook e la vostra vita se fossimo negli anni ’50. Lo scopo? Mostrare come alcune ineguaglianze, in particolare quelle tra uomo e donna nella vita lavorativa e domestica, a distanza di 60 anni siano tutt’altro che superate.
La componente di impegno sociale dell’app unita a un’idea interessante e per certi versi molto accattivante (in grado di intercettare, diciamolo pure, la moda “vintage” che imperversa da un po’ di tempo a questa parte) ha generato in breve tempo un fortissimo passaparola sull’iniziativa, tant’è che la community Facebook di Bollocks to Povery ha registrato una crescita notevole sia in termini di numero di Like sia in termini di engagement nel corso del mese, arrivando a sfiorare gli 11.000 fan: alla fine di Marzo, la fanbase continua a crescere di circa 300 utenti al giorno grazie alla forza dell’ “impegno social”.

Bollocks to Poverty app

L’attivismo sociale nell’identità dei brand: TOMS shoes e One for One Movement
Se foste entrati qualche pomeriggio fa nella nostra sede di via De Amicis avreste trovato me e Gabriele intenti a parlare di un paio di scarpe di tela appena acquistate: dato che siamo entrambi distanti un milione di anni luce da Imelda Marcos o Enzo Miccio, che cosa attirava la nostra attenzione? Si trattava di un paio di scarpe comprate online da TOMS shoes, un brand che dal 2010 produce calzature nella propria attività for-profit, ma che attraverso il movimento umanitario One for One dona, ad ogni paio venduto, un paio di scarpe ad un bambino di un paese in via di sviluppo. In questo caso, la forza di un’idea originale e la vendita di prodotti unici ad un prezzo contenuto sono sostenuti da un uso strategico dei canali social: accanto all’e-commerce del sito ufficiale, TOMS shoes è attivo su Facebook, Twitter e YouTube. Una prova di valore? Periodicamente la community Facebook (1 milione e mezzo di utenti) viene informata sui progressi nell’attività umanitaria del brand attraverso un “giving report” come questo.


Due iniziative che siamo orgogliosi di supportare: Join the Stream e BNL in Action [clienti]
Di recente, abbiamo aiutato il nostro cliente Sodastream a sviluppare Join the Stream, un’iniziativa per la salvaguardia dell’ambiente: attraverso questa applicazione, ogni utente può segnalare luoghi soffocati dai rifiuti di plastica, caricando foto, descrizione o video che ne denuncino la condizione di degrado, e farli votare dai propri amici. I tre luoghi che riceveranno il maggior numero di voti verranno completamente ripuliti nel corso di un evento organizzato dal brand. Siamo molto orgogliosi di questa iniziativa e dell’impegno di Sodastream, e crediamo che la spinta a fare qualcosa di concreto per l’ambiente possa partire da ognuno di noi per arrivare a coinvolgere i brand: voi che ne dite? Avete qualche luogo da segnalarci usando l’app di Join the Stream?

 

Un’altra iniziativa a cui offriamo sostegno da tempo è quella del nostro cliente BNL, che da più di 20 anni supporta Telethon nella ricerca per le malattie genetiche: attraverso la piattaforma BNL in Action, che integra anche i canali Facebook e Twitter dedicati all’iniziativa, ogni utente può inviare il proprio contributo alla ricerca. Attenzione, non stiamo parlando di una donazione diretta(che potete comunque inviare), ma della condivisione “social” di un pensiero: ad ogni buona azione, sarà la stessa BNL a donare un euro a Telethon. L’obiettivo è arrivare a 40.000 euro: dateci una mano anche voi, e se volete aiutarci su Twitter, non dimenticatevi di aggiungere l’hashtag #bnlinaction

Se conoscete altre iniziative simili a queste, segnalatecelo in un commento, e soprattutto non dimenticatevi che nel nostro piccolo tutti noi possiamo contribuire a cambiare le cose che non vanno, anche grazie ai social media!

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Nuova Timeline, cambia il coinvolgimento delle persone?

di Stefano Maggi in News

Dall’annuncio al lancio delle nuove Timeline per le marche, si è sviluppata una discussione sul livello di engagement che il nuovo formato consente: aumenta il coinvolgimento delle persone? Aumentano i fan? Oppure, al contrario, diminuisce l’interazione tra marche e persone?

EdgeRank Checker ha analizzato 3500 pagine per dare la risposta. Dal momento che buona parte dell’engagement si svolge nei “news feed” delle persone, il cambio di layout della pagina non ha influito in modo significativo sulla quantità delle conversazioni con le marche, come mostrano i dati raccolti.

Il lavoro sulle nuove Timeline Facebook consente invece un cambiamento qualitativo, offrendo più possibilità di personalizzazione della conversazione (anche a livello visivo), consentendo così di sviluppare una relazione più diretta e continua tra brand e persone. Se volete scoprire tutti i segreti del nuovo formato, vi suggeriamo Facebook rilascia la timeline per le brand page e L’evoluzione di Facebook: fMC, tutte le novità da New York City.

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[Infographic] Il futuro del loyalty è social

di Ottavio Nava in News

Loyalty e social media? Questo Infographic realizzato da SimpliFlying ci racconta uno studio condotto su un gruppo di frequent flyer (persone che volano almeno 5 volte all’anno) e ci svela che:

  • il 90% dei frequent flyer utilizza Facebook regolarmente
  • il 65% di questi ha concesso il “Like” ad almeno un vettore
  • l’80% vorrebbe guadagnare punti loyalty raccomandando la compagnia ad un amico
  • il 72% parteciperebbe volentieri ad un social loyalty program

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Come nascono le conversazioni nel 2012?

di Stefano Maggi in News

Quasi ogni settimana viene presentato un nuovo social network, un’applicazione diventa “mainstream” e una nuova startup che si occupa di comunicazione social ottiene un finanziamento. Il cambiamento, in ambito social media, è velocissimo e continuo. La buona notizia è che questo continuo aggiornamento non stravolge il modo in cui comunichiamo, collaboriamo e conviviamo da migliaia di anni.

L'evoluzione verso la conversazione

Una ricerca recente di BuzzFeed e StumbleUpon dimostra che la maggior parte delle nostre condivisioni avvengono secondo dinamiche tradizionali di passaparola, anche attraverso i canali social: le informazioni e le conversazioni si muovono attraverso piccoli gruppi di persone e sono facilitate e amplificate da persone che collegano più gruppi (categoria a cui appartengono anche i “mass influencer”). Tra i soggetti che partecipano alla conversazione non ci sono solo persone, ma anche le marche che, a diverso titolo, possono fare parte dei “gruppi” con cui comunichiamo e viviamo, se sviluppano una strategia di marketing che le renda utili, interessanti e vicine a noi.

L’evoluzione dei canali di comunicazione social è arrivata a un livello tale da consentirci di sviluppare conversazioni in modo molto naturale, ma come è avvenuto questo cambiamento? Come si è modificato il modo in cui utilizziamo internet?

  1. Pagine e hyperlink: la prima forma di interazione a cui internet ci ha dato accesso è caratterizzata da un’informazione distribuita in contenitori (pagine) collegati tra loro (hyperlink). L’elemento umano è presente, ma in modo “mediato”: le persone erano artefici delle pagine, ma non interagivano direttamente;
  2. Search: in questa fase, l’accesso alle informazioni è facilitato dai motori di ricerca, che permettono di individuare contenuti rilevanti rispetto a un’esigenza specifica. Il contatto diretto con le persone è comunque mediato, anche se è possibile interagire direttamente con i contenuti che hanno prodotto;
  3. Community: nascono le prime community, dedicate all’interazione tra le persone, ma rimangono separate da luoghi dedicati all’informazione, quasi avessero una destinazione d’uso più legata alla socializzazione;
  4. Tutto è social: con l’introduzione della “social search” e l’integrazione di soluzioni per portare i social network all’esterno di community chiuse, tutta internet è “social”. Ogni esperienza può avere elementi informativi e di conversazione, mentre le dinamiche di social influence si sviluppano secondo le logiche del passaparola. Studiare l’impatto della social influence, misurarne gli effetti e definire strategie di comunicazione basate sulla conversazione diventano per le marche attività irrinunciabili per stabilire una relazione con le persone di riferimento;
Grazie allo sviluppo tecnologico, quindi, la conversazione si è sviluppata ed è diventata molto più efficace, rafforzando la propria natura. Per questo motivo, i brand si focalizzano sempre di più nell’attivazione di un dialogo basato su contenuto e interazioni (anche “microinterazioni) continue, che permettono di costruire un rapporto continuativo che sia utile, interessante e accessibile.

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[Infographic] Perché Pinterest provoca assuefazione

di Ottavio Nava in News

Se vi state chiedendo perché Pinterest provochi assuefazione e state cercando di capire se e come questo network possa essere utile al vostro brand, questo infographic di Flowtown probabilmente fa al caso vostro.

Infographic a cura di Flowtown e ColumnFive

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