Here are all of the posts tagged ‘social web’.
Ogni giorno sentiamo parlare della crescita di internet e dello sviluppo di soluzioni di comunicazione che uniscono paesi, persone, imprese. Online Schools ha realizzato questo Infographic interattivo che evidenzia cosa succede ogni giorno online e cosa accade in questo preciso momento.
È molto interessante notare quasi tutte le attività rappresentate siano “social”: sono l’interazione tra persone, la componente “umana” e la conversazione il vero motore di internet, oggi. Un nuovo modo di creare una relazione anche dal punto di vista del marketing: l’opportunità per le marche è partecipare a questo scambio quotidiano.
Creato da: Online Schools
Questa soluzione interessante di infographic interattivo risponde al suggerimento di Jeremiah Owyang, riguardo l’esigenza di un nuovo tipo di rappresentazione, che consenta più livelli di lettura, rispetto all’infographic standard.
Cosa pensate di questi dati e degli impressionanti aspetti “social”? Raccontatecelo nei commenti e – se vi è piaciuto questo post – considerate la possibilità di iscrivervi al blog di We Are Social.
Alcuni diranno che Google ci ha già provato con Buzz e non è certo stato un successo. Altri diranno che non si tratta di un vero social network e non si può parlare di Anti-Facebook. Altri ancora sono convinti (e lo rimarranno) che Google dovrebbe giocare la sua partita sul social web esclusivamente migliorandone la fruizione attraverso la ricerca.
Insomma qualsiasi cosa direte oggi, la direte su Google +, il nuovo progetto dei ragazzi di Mountain View.
“Oggi le relazioni tra le persone avvengono sempre più spesso sul Web. Tuttavia, le sfumature e la sostanza delle interazioni della vita reale si perdono nella rigidità degli strumenti online.
Da questo punto di vista, squisitamente umano, la condivisione online è inefficace. Inadeguata, perfino. Il nostro obiettivo è risolvere questo problema”
Google + si propone come una piattaforma in grando di organizzare relazioni, contenuti ed interessi. La parola d’ordine è “scelta”, si perchè secondo Google oggi, troppo spesso, online non possiamo scegliere liberamente se condividere un’informazione o un messaggio e soprattutto non possiamo scegliere facilmente “con chi” condividerlo.
Cosa ci offre Google +? Ecco una breve descrizione e alcuni video:
+ Circles (+ Cerchie)
Un modo semplice e veloce per organizzare i propri contatti in “cerchie” e poter scegliere cosa condividere e con chi.
+ Sparks (+ Spunti)
Questa funzionalità ci permetterà di indicare i nostri gusti, i nostri temi di interesse, insomma, tutto ciò che ci piace ed avere sempre qualcosa da leggere e da vedere e natutalmente la possibilità di condividerlo… con la “cerchia” giusta.
+ Hangouts (+ Videoritrovi)
Unite la videochiamata di gruppo alla possibilità di scegliere la “cerchia” con la quale volete entrare in contatto ed avrete Hangouts… (ok stiamo tutti pensando a Skype
)
+ Mobile
Foto, contenuti ed informazioni sempre pronte per la condivisione grazie ad una sorta di “personal cloud”
+ Huddle
Avete presente i gruppi di Facebook? Ecco a voi i gruppi di Google… Parola d’ordine? “cerchia”
È ancora molto presto per parlare di Google + da un punto di visto pratico e prevederne il successo o meno e forse non è nemmeno questo che ci interessa, ora. Certo Big G parte da una base solida di utenti che ogni giorno utilizzano i suoi servizi, dalla ricerca, all’email, alla condivisione di documenti e contenuti e il suo mobile OS Android, quindi è difficile pensare che questa nuova piattaforma venga ignorata come successo allo sfortunato fratellino Buzz. Facebook non tarderà nell’adeguamento della sua piattaforma per una migliore gestione dei gruppi e dei permessi ma dobbiamo riconoscere che, se non altro a livello di marketing, Google ha trovato un’ottima chiave di lettura per lanciare il suo nuovo servizio: la libertà di condividere la nostra vita in real-time con… la “cerchia” giusta!
Se è presto per dare giudizi sulle funzionalità della piattaforma, figuriamoci per parlare dell’eventuale ruolo previsto per le marche in Google +. Voglio comunque provare ad azzardare alcune ipotesti che, dal mio punto di vista, potrebbero concretizzarsi.
+ Sparks promosse da…
L’orientamento per interessi alla base di Sparks è terreno fertile per il concetto di “Promoted Media”, attraverso il quale le marche potrebbero offrire uno spazio di condivisione e aggregazione di contenuti e conversazioni su un certo tema e aggiungere il proprio punto di vista. Pensate ad esempio ad Adidas che si fa promotrice di un interesse come il basket, il calcio o il running grazie ad uno Spark dedicato…
+ Circle Brand
Cos’è una cerchia se non un sinonimo (dal sentore vagamente massonico
) di Community? Ecco che le marche potrebbero avere l’opportunità di sviluppare la propria cerchia, premiandola con contenuti, informazioni e promozioni dedicate e sviluppando attraverso una relazione molto “intima” veri e propri advocate.
Ecco a voi alcuni link ad altri post che parlano dell’argomento:
Google+ leverages Google’s strength as a communications platform di Charlene Li
Google+ Project: It’s Social, It’s Bold, It’s Fun, And It Looks Good — Now For The Hard Part di TechCrunch
Google Launches Google+ To Battle Facebook [PICS] di Mashable
Come sempre mi interessa molto il vostro punto di vista e per questo sotto con i commenti.
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Facebook continua a crescere – nonostante la flessione registrata recentemente tra gli utenti US – ed il tempo speso sulla piattaforma ne sottrae, ovviamente, al resto delle attività che si svolgono sul web: il risultato è che, se si esclude Facebook, la fruizione di contenuti sul web in termini di tempo è diminuita del 9% tra Marzo 2010 e Marzo 2011.

Il +45% in fruizione di contenuti video, o il +28% di utilizzo di mobile-device o ancora il fatto che più de 90% degli utenti internet US navighi per più di 4 ore su social network, non aggiunge quindi volume di traffico, ma lo sostituisce con modalità di fruizione differenti: il web “statico” – in cui le relazioni sono tra pagine/contenuti -, sta lasciando il posto a un web dinamico, basato sulle relazioni tra gli individui. Il web connette ora tra loro le persone in luoghi che fino a poco tempo fa non esistevano e che ora sono un’opportunità imperdibile per le aziende – non solo per i più di 2.2 miliardi di dollari in display advertising che andranno investiti in un luogo fino a pochi mesi fa quasi sconosciuto, ma anche – e soprattutto – per le modalità di interazione offerte.
Il social web è quindi un luogo vivo, in continuo movimento ed espansione, un luogo che conosce la nostra identità (perché dichiararla contribuisce a creare valore per noi, che possiamo così sviluppare una rete di conoscenza ed entrare in contatto con contenuti che ci interessano), che ci segue ovunque siamo (perché i dispositivi mobile permettono una fruizione 24/7, a prescindere dal luogo e dal momento), e che ci permette di immergerci in vere e proprie esperienze (perché le aziende hanno capito che la relazione con l’audience ha e crea valore solo se si tramuta in interazione bidirezionale).
È importante comprendere questo cambio di paradigma non tanto per giustificare una sempre più massiccia presenza dei brand su Facebook – e altri canali social – ma per rendersi conto di quando siano sempre più importanti i contenuti offerti alle persone, il modo in cui questi vengono proposti e come ne viene favorita la condivisione: il social web è un luogo così dinamico perché regala un’esperienza diversa, in grado di fornire contenuti rilevanti e più piacevoli, proprio perché in grado di comprendere l’affinità con le persone a cui vengono proposti.
Per i brand è una grande opportunità, perché in fondo è come tenere un discorso ad una conferenza: è meglio parlare a chi è venuto per ascoltare i temi di cui stiamo trattando piuttosto che coinvolgere una platea composta da persone con interessi di ogni tipo – magari anche a qualcuno di loro interesserà quello che ho da dire, ma difficilmente tutti saranno coinvolti. E sta poi allo speaker – o all’azienda, in questo caso – presentarsi in maniera intelligente, in modo da creare una relazione che vada oltre lo scambio unidirezionale.

Insomma, il web ruota sempre più attorno alle relazioni, come lo studio di comScore riportato poco sopra testimonia, e Facebook si pone sempre più come hub centrale delle conversazioni, occupando gran parte del tempo delle persone che si connettono: cosa ne pensate? Vi aspettavate uno sbilanciamento così forte e un cambiamento così rapido dal “Search Web” al “Social Web”? Quali pensate possano essere i prossimi trend che valga la pena tenere d’occhio?
Pensateci: quanto è cambiato il vostro modo di navigare, di cercare informazioni e di entrare in contatto con le persone, da quando non solo Facebook, ma anche Twitter, LinkedIn o Foursquare, sono una parte concreta e consistente delle vostre vite?
Fateci sapere il vostro punto di vista: lo spazio qui sotto, quello dedicato ai commenti, è a vostra disposizione per questo. E non scordate di abbonarvi al nostro feed RSS per restare sempre aggiornati su ciò che accade sul social web.
La prima regola dei social media? Le regole (da sole) non servono. Per capire il motivo partiamo dagli USA.
Una caratteristica dei brand statunitensi che mi colpisce sempre è l’attenzione e la precisione con cui regolamentano i momenti di interazione con i propri clienti. È facile intuire quanto sia indispensabile in un paese con così grandi contrasti culturali e così vasto: lasciare al caso un aspetto della relazione può creare enormi problemi. Ecco perché, quando visitate Starbucks a San Francisco vivrete lo stesso tipo di accoglienza che potete avere a Chicago o a Londra. Ecco perché nei parchi a tema Disney potete osservare, a Parigi come a Los Angeles, lo stesso tipo di gestualità, di interazioni e di espressioni nel personale. Sono elementi che aiutano a creare uniformità tra le varie esperienze che le persone hanno rispetto alla marca. Ecco come Peter Kim descrive questa situazione di “Global neighborhood”:
Destinations have changed. The proliferation of global brands make this difference ironically apparent, making foreign cities both comfortingly familiar and unfortunately similar. Almost everywhere you go, you can have a Coke or Starbucks coffee, buy an Apple product, or get outfitted in Nike gear. Whether this is good or bad depends on your personal preferences.
Questa attenzione per la regolamentazione non sempre è sufficiente a rendere efficace o piacevole un’interazione, leggete ad esempio questa recente esperienza di Chris Brogan, da Payless: l’interazione si è svolta come regolamentato, ma è stata molto lontana dall’essere soddisfacente.
At Payless, we had a bored employee traipse past us, pretend to ask if we needed help, and then mumble that every shoe in the store is “buy one, get one half off.” We picked out the single pair of shoes we wanted for our efforts, brought them down to the register, where the same employee ignored us for a minute or so before telling us, “I’ll have to get the manager. I can’t ring on these registers.” So, we waited for the manager.
The manager arrived and said, “You know, every shoe in the store is buy one, get the next pair half off.” I said, “Thanks, I’m all good with this pair.” She proceeds to sigh, as if I’m the stupidest buyer in the world and how could I possibly pass up the chance to get another pair of shoes at half off. Then, she slowly (laboriously slowly) scans in my order, and finishes by asking me for four pennies so she can give me back a nickel, as she’s out of pennies in her drawer.
Avere un copione non rende automaticamente le persone appassionate e coinvolte: leggere una parte, recitare delle azioni è controproducente se manca una condivisione di valori e una partecipazione.
Questo tipo di situazioni si verificano anche in Italia, non solo nei punti vendita fisici, ma ogni giorno, continuamente sui social media. Pensateci: il social web è il luogo in cui avvengono più scambi continui e relazioni tra persone e marche, ma queste relazioni avvengono grazie alla mediazione di community manager, cioè altre persone che, come avviene per i dipendenti sul punto vendita, rappresentano (anche solo in parte) la marca.
Per questo motivo avere delle regole di risposta è importante ma non è assolutamente sufficiente se si vuole sviluppare una relazione efficace sul social web con i consumatori. Le “social media guidelines” proprio per questo motivo servono a definire non solo il modo in cui si esprimono i community manager, ma soprattutto i valori e la missione della marca. Se un community manager conosce la missione della marca, la condivide e vi partecipa avrà molte più possibilità di creare un rapporto efficace con i consumatori rispetto a un community manager che impara a memoria delle risposte e le applica.
Le linee guida per definire le regole di interazione sul social web sono fondamentali e si possono sviluppare in step semplici:
- Individuare i valori: qual è la missione della marca e come si traduce sul social web?
- Individuare le modalità espressive: quali sono le regole pratiche con cui si esprime la marca? Quali sono i temi più rilevanti e generalmente come vengono trattati?
- Definire un’esperienza coerente: il modo in cui si esprime il brand sui social media è affine a ciò che avviene su altri canali (anche fisici, come il punto vendita)?
- Assicurarsi la partecipazione: i community manager che lavorano al progetto conoscono la missione e i valori della marca? Organizzare sessioni di training è sempre molto utile in questo senso;
- Misurare e adattare: il modo di esprimersi è conforme alle aspettative? Le reazioni dei consumatori sono positive? Quali sono le aree di miglioramento? Adattare in corsa le modalità di conversazione è estremamente utile;
In sintesi, sia per community manager interni, esterni o misti, è fondamentale definire delle regole, ma è ancora più rilevante condividere i valori alla base di queste regole. Solo così le marche possono creare esperienze efficaci appassionate e coerenti sul social web. Solo così potranno nascere esperienze “alla Disney”, “alla Zappos” o “alla Starbucks” e non scambi sterili e con poco valore aggiunto.
Secondo voi quali marche condividono in modo efficace i propri valori e la propria missione con i community manager? Quali vi sembrano più notevoli sui social media a livello internazionale? I commenti sono a vostra disposizione.
Se volete costruire una modalità di interazione sul social web efficace per la vostra marca o fare una riflessione sul modo in cui avvengono le interazioni oggi per il vostro brand, scriveteci un’email.
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Foto da instagram.
Ecco a voi il nuovo capitolo di un video che avrete visto e rivisto lo scorso anno: Social Media Revolution.
È molto interessante notare come la versione 2010 iniziasse con un dubbio “I social media sono la moda del momento? Oppure sono il più grande cambiamento dalla rivoluzione industriale?”. A solo un anno di distanza non sentiamo più la necessità di rispondere a questa domanda perchè i social media sono diventati parte della nostra vita, parte del nostro modo di essere, di relazionarci con i nostro amici, partenti, colleghi e con i nostri clienti; proprio come il telefono, l’email, la radio e la TV.
Non a caso il video inizia raccontando l’impatto che i social media hanno sulla vita offline
Non vi svelo altro… godetevelo!
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I social media giocano un ruolo fondamentale nella nostra vita, in particolare quando si tratta di decidere un acquisto, anche impegnativo.
Ci sono numerose analisi che lo dimostrano e eMarketer ha evidenziato di recente come questo trend sia in crescita.
Abbiamo analizzato, durante l’ultimo anno, la conversazione su uno dei settori per cui la raccomandazione è più importante: quello automobilistico. Abbiamo raccolto numerose informazioni pubblicate e individuato molte conversazioni rilevanti. Le abbiamo quindi analizzate, ricavando molti insight utili a capire il mercato e il target. I risultati di questo studio vengono utilizzati per definire strategie e tattiche con i nostri clienti, ma abbiamo deciso di rendere pubblico uno di questi dati, riguardo il volume di conversazione.
Ecco la classifica dei brand più menzionati nell’ultimo anno sui social media in Italia.

Non stupiscono alcune “entry” tipicamente italiane, come Fiat e Ferrari, che sono in testa alla classifica. È molto interessante il piazzamento di Mercedes, che con il proprio brand principale e con Smart occupa il terzo e quarto posto. Seguono BMW, Ford, Honda, Audi, Renault e Volkswagen.
Nissan è diciassettesima, seguita da Citroën. Tra le entry relativamente nuove per questo mercato, spiccano Chevrolet, con l’1,21% delle mention e l’emergente DR, con 0,51%.
Considerata l’importanza dei social media nello sviluppo di una relazione e nelle decisioni di acquisto è molto importante per le marche considerare questi parametri e capire come influenzarli positivamente. Non si tratta solo di “volume” di conversazione, ma è importantissima anche la qualità della relazione associata e sviluppata con il proprio target.
Cosa pensate di questa classifica? Ci sono delle sorprese o prevedevate un volume di conversazione di questo tipo per le varie marche? Vi interessa approfondire questo aspetto della conversazione, magari per il vostro brand? Contattateci. Utilizzate il grafico come volete, vi chiediamo solo di inserire un link a questo post.
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Una delle caratteristiche più importanti dei social media e – in particolare di Twitter, è la possibilità di tenerci aggiornati su ciò che sta succedendo in ogni preciso momento, sui temi della conversazione in tempo reale: i “trending topics”.
I trending topics sono una caratteristica tradizionale di Twitter che consente di visualizzare i 10 temi più discussi in una determinata area geografica (o 9 temi più discussi + 1 sponsorizzato).
HP ha appena rilasciato uno studio molto interessante e complesso, che vi invitiamo a leggere (lo abbiamo incorporato alla fine di questo post), ecco – in sintesi – cosa emerge:
- Sono sufficienti generalmente uno o due tweet per iniziare un potenziale trend;
- Nel generare trending topic è più importante il tema dell’autore: difficilmente un tema diventa “trending” solo perché twittato da un influencer;
- I trending topics sono alimentati soprattutto da retweet;
- Le fonti di informazione tradizionali aiutano ad amplificare i trending topics;
- Molto raramente i trend durano più di 40 minuti;
- Una percentuale consistente di trend nasce da fonti “non mainstream”: dal basso e non da news tradizionali;
Per le marche, poter partecipare ai trending topics offre una visibilità enorme. Esistono due modi di farlo: partecipare alla conversazione e contribuire al tema così tanto da essere associati ad esso o acquistare un “promoted trend”, che permette di dare visibilità a un tema specifico. I promoted trend, tuttavia, vivono solo se alimentano una conversazione e vengono mantenuti vivi da chi partecipa alla conversazione, altrimenti decadono: non si tratta di semplice “paid media”, dunque.
Ecco – secondo HP – i segreti dei trending topics. Cosa ne pensate? Avete assistito o contribuito alla nascita di un trending topic? Avete riscontrato le stesse dinamiche?
I commenti sono a vostra disposizione. Come al solito, se vi è piaciuto questo post, vi invitiamo a iscrivervi al blog We Are Social, per rimanere sempre aggiornati.
L’ormai onnipresente pulsante “Like” di Facebook ha abituato le marche a chiedere “Ti piaccio?”. Oggi, come spesso avviene per i rapporti interpersonali, è tempo di andare oltre, non basta più sapere quanti apprezzano in qualche modo un contenuto, è il momento di domandare “Ti fidi di me?”.
Fiducia: nel 2011 sarà questa una delle parole chiave per le marche italiane. Certo, continueranno ad essere importanti molte metriche “pratiche”, come la “share of voice”, il numero di “advocate” o il “satisfaction rate”, ma per fare in modo che questi indicatori si trasformino effettivamente in coinvolgimento, acquisto e fedeltà è importante che i brand si interroghino su come possano rendersi dei punti di riferimento affidabili.
Sui social media, l’importanza crescente attribuita alla fiducia è un fattore fisiologico: aumenta la popolazione sul social web (oggi il 61% degli italiani dichiara di parteciparvi), aumenta il tempo trascorso sui canali social (ad esempio sui social network mediamente ogni italiano passa circa 6 ore e mezza ogni mese) e aumenta il numero medio di “amici” sui social media: (in media sono 159).
Per tutti, insomma, diventa più difficile gestire le sempre più veloci conversazioni, i sempre più numerosi contenuti e i contatti, che si avvicinano ogni giorno di più al numero di Dunbar, il limite teorico massimo di persone con cui è possibile mantenere contatti sociali.
Le marche hanno due strumenti molto validi per guadagnare fiducia e mantenere una relazione con le persone di riferimento: la rilevanza e la differenziazione. Possiamo aspettarci di incontrare spesso questi parametri, come base per il social media marketing nel 2011.
- La rilevanza: sviluppare conversazioni focalizzate su temi rilevanti per le persone con cui si vuole interagire è un modo per stimolare la fiducia. In parte perché aiuta tutti i partecipanti a ridurre il “rumore” presente sul social web e a concentrarsi cui “segnali”, sulle informazioni importanti. In parte, invece, perché consente di raggruppare persone con interessi comuni e quindi più predisposte alla fiducia reciproca;
- La differenziazione: analizzare profondamente il target consente di capire quali siano le attività che svolge e quali siano gli interessi principali. Studiarne i comportamenti consente anche di capire quali aree siano scoperte: in quali ambiti le esigenze delle persone di riferimento sono già appagate e in quali, invece, può intervenire la marca aggiungendo un valore?
Rilevanza e differenziazione porteranno a lavorare molto sulle nicchie di interessi. Come sostiene Charlene Li, infatti, “Le persone scopriranno che gli amici più vicini non sono esattamente la migliore fonte di conoscenza. Assisteremo alla crescita di reti basate su interessi, dove la tua reputazione come più esperto acquirente di racchette da badminton e molto più importante – e molto più redditizia da un punto di vista di advertising. Nella “long tail” dell’esperienza, la dimensione è molto importante: seguite attentamente la crescita di questi network all’interno di social graph più grandi, come, ad esempio, quello di Facebook”.
Non si tratta di nuovi parametri, ma di elementi di marketing da sempre importanti. Oggi, però, diventano sempre più importanti per qualsiasi marca che voglia stimolare il coinvolgimento.
Non più solo “Ti piaccio?”, ma “Ti fidi di me?” sarà la domanda che le marche sempre più spesso dovranno rivolgere al proprio target. La risposta definirà il successo: nelle conversazioni, nelle azioni di marketing e nelle vendite.
Cosa pensate della crescente importanza della fiducia come parametro discriminante sul social web? I commenti sono a vostra disposizione. Se vi è piaciuto questo post, considerate la possibilità di iscrivervi al blog We Are Social.
Eccoci all’appuntamento con il Mercoledì Social, al termine di una settimana che ha messo Facebook al centro della conversazione sui temi social.
Arrivano i nuovi messaggi: sarà una rivoluzione?
A detta di Mark Zuckerberg anche l’email dovrà presto abdicare a favore di Facebook: le caratteristiche introdotte dai nuovi messaggi permetteranno ad ogni utente di controllare la propria vita nel social network senza doversi preoccupare della tipologia di messaggio utilizzata.
I numeri sono dalla parte di Zuckerberg: gli utenti che utilizzano Facebook quotidianamente sono oltre 250 milioni e il volume di conversazioni gestite dal social network supera i 4 miliardi di interazioni.
Facebook mette sempre più al centro della propria attività l’ottimizzazione della gestione delle relazioni degli utenti, e mentre da un lato consente di controllare ed aumentare l’esperienza social, dall’altro rende ogni utente sempre meno indipendente dal social network per gestire le relazioni nello spazio digitale: forse, più che una rivoluzione, quella dei messaggi è una naturale evoluzione di quell’istinto che ci spinge a semplificarci la vita?
Facebook compromette le relazioni faccia-a-faccia? È proprio il contrario
Se siete tra quelli che pensano che i social network – e Facebook in particolare – possano essere un problema per la socializzazione nel mondo reale, beh, sappiate che vi state sbagliando. A dircelo è una ricerca australiana – condotta da Australian Psychological Society (APS) su 1834 adulti – che ha analizzato le modalità d’utilizzo dei social network e le relative conseguenze.
Ecco – in breve – alcuni punti interessanti:
- il 71% degli intervistati accede al proprio profilo ogni giorno, mentre a farlo più volte al giorno è il 51%;
- il 20% tra gli intervistati compresi tra i 31 e i 50 anni ammette di aver sviluppato una relazione “intima” con le persone con cui interagisce online;
- l’81% degli utilizzatori intervistati tra i 31 e i 50 anni, e il 64% di quelli sopra i 50 anni utilizza i social media per fare networking;
- gli utenti Facebook sotto i 30 anni hanno mediamente 263 amici, mentre quelli tra i 31 e i 50 ne hanno 206.
La maggior parte degli intervistati ha poi risposto che Facebook gli consente un contatto più regolare e frequente con i propri amici e la propria famiglia, e il 25% afferma che interagire con qualcuno online lo spinge a incontrare poi di persona l’interlocutore: il social web alimenta la socialità, potremmo dire.
Anche i cinguettii hanno il loro analytics
Proprio così, è di poche ore fa la notizia che circolava già da tempo: Twitter ha iniziato a distribuire – ad account selezionati – il nuovo tool di monitoraggio dei tweet (per gli altri utenti si parla di fine 2010). Ma cosa darà agli utenti – e soprattutto ai brand – questo strumento nella pratica? Beh, sarà – ad esempio sarà possibile capire quali tweet sono stati più apprezzati (e retweettati), o dopo quali tweet abbiamo subito un unfollow, o ancora, potremo scoprire chi sono le persone più influenti ad averci citato. Insomma, veramente una grande novità che consentirà ai brand di tenere traccia della loro attività e di calibrare la loro strategia – anche di contenuto – in base a ciò che gli utenti ritengono più rilevante.
Non dobbiamo scordare infatti che questa è la direzione che il social web sta imponendo alle marche: proporre contenuti – e esperienze – interessanti è l’unico modo per intrattenere conversazioni con i consumatori – soprattutto nel lungo periodo.
E anche per questo Mercoledì Social è tutto. Se ti è piaciuto valuta la possibilità di iscriverti al nostro feed RSS per rimanere sempre aggiornati sul mondo dei social media e delle conversazioni online. Alla prossima settimana!
Come ogni settimana si rinnova l’appuntamento con il Mercoledì Social. Oggi parleremo delle novità introdotte da Starbucks per i suoi clienti, del grande successo di Foursquare, dei vantaggi di una realtà socialmente aumentata e di tanto, tanto altro. Buona lettura!
Starbucks accetta anche i pagamenti mobile…
Dopo il grande successo negli store selezionati di San Francisco e Seattle, il pagamento via dispositivo mobile arriva anche a New York e Long Island. Starbucks Card Mobile per iPhone e BlackBerry consente agli utenti di pagare il loro caffè passando nello scanner alla cassa il codice QR relativo alla loro Starbucks Card e presente sullo schermo del loro smartphone. L’operazione ha avuto grande successo, prova che gli smartphone, e in generale i dispositivi mobili, possono diventare dei veri e propri portafogli mobili in grado di far risparmiare tempo al cliente e costi all’azienda.
… e introduce il suo digital network
I pagamenti mobile di Starbucks sono nati sulla scia di un’altra nuova innovazione della società: l’introduzione di Starbucks Digital Network, pensato per chi vuole connettersi mentre sta prendendo un caffè. Si tratta di un servizio innovativo che parte dal creare prima una rete di contenuti e successivamente una rete di persone, e da cui possono trarre insegnamento molti brand. Oltre a veicolare contenuti divisi per argomenti, il network arricchisce l’esperienza del cliente nello store e crea una comunità virtuale (già ben fidelizzata) che lo renderà sostenibile e capace di anticipare le tendenze future. Una previsione che si è già avverata è l’utilizzo di soluzioni per dispositivi mobili.
Foursquare: quattro milioni di utenti sulla terra e uno nello spazio
Solo cinquanta giorni dopo il raggiungimento di tre milioni di users, Foursquare è già pronto a tagliare un nuovo traguardo entro la prossima settimana. Secondo quanto appreso da Mashable, il mobile game basato sulla geolocalizzazione, aggiunge 20.000 utenti al giorno. Un ritmo di crescita straordinario dovuto al recente rilascio della versione 2.0 per iPhone, Android e Symbian, senza dimenticare che il suo maggior competitor, Facebook Places, si trova sul social network più famoso. Il perché di questo boom? Foursquare piace perché è la sintesi di più cose che interessano a chi usa smartphone: unisce social e mobile, ed è la contaminazione tra il reale e il virtuale. Il geo-tagging inoltre apre nuove opportunità di business: il locale taggato o uno sponsor può inviare offerte e pubblicità mirate all’utente interessato.
Nel frattempo, c’è già chi ha fatto il primo check-in in orbita. Si tratta di Doug Wheelock (Astro_Wheels), comandante della International Space Station. Lo stesso ha anche inaugurato il nuovo badge di Foursquare NASA Explorer, che per gli utenti sarà possibile guadagnare quando Wheelock tornerà sulla Terra a fine novembre. Le posizioni sbloccabili con questo badge sono tutte legate alla storia del volo spaziale come lo US Space and Rocket Center in Alabama o il Kennedy Space Center.
TagWhat e la realtà socialmente aumentata
Rimenedo nel campo del geo-tagging, TagWhat si autodefinisce il primo “Social Augmented Reality Network” e permette di taggare un luogo nel momento in cui lo si vive e contemporaneamente di fruire dei contributi degli altri. Il funzionamento è semplice: attraverso la webcam del nostro smartphone, TagWhat ci mostra i tag, le opinioni, le informazioni degli altri utenti sullo stesso luogo. Il principio di una realtà socialmente aumentata consente di poter avere un livello di esperienza nuovo e più personalizzato del luogo. Un sistema decentralizzato come questo permette alla “realtà aumentata” di fare un ulteriore passo verso la diffusione capillare e di riuscire a ritagliarsi un’effettiva utilità come mezzo di informazione locale.
Twitter vede il futuro del mercato azionario
Tempo fa alcuni studi avevano già trovato il legame tra i Twitter e il cinema: i tweet potevano predire il successo o il fallimento al botteghino. Ma oggi, una ricerca presso l’Indiana University ha trovato anche il legame tra Wall Street e il social network. Analizzando i messaggi su Twitter dei mesi precedenti (oltre 9,8 milioni di tweet) e misurando il “mood collettivo”, sarebbe stato possibile predire l’ascesa e caduta del Dow Jones Industral Average, Una scoperta che non sorprende più di tanto chi lavora nel campo del marketing e dei social media: è l’ennesima prova che il social web è un luogo in cui quotidianamente vengono scambiati opinioni, pareri, preferenze. Le vere sfide sono l’analisi e l’ascolto di queste discussioni (solo per Twitter si tratta di 90 milioni di post al giorno) e l’individuazione delle esigenze degli utenti, dei metodi più efficaci di comunicazione, delle strategie di marketing più mirate e dell’eventuale scesa in campo di altri competitor.
La business guide di Facebook
Facebook è al momento il social network più importante e “popolato”, con altre 500 milioni di utenti. I brand, indipendentemente dalla loro awareness e dalla loro strategia (a volte infatti lo scopo è solo quello di creare comunità), stanno convergendo su Facebook, dove sembra più facile rimanere in contatto con i clienti, guadagnando un nuovo dominio e ampliando la globalità del brand. Brian Solis fornisce una guida per le marche che vogliono entrare nel mondo del social web, partendo da una top ten dei brands con più likers su Facebook. Il primo è Starbucks (16 milioni di “like”), seguito da CocaCola, Oreo, Skittles e Red Bull. Il trend degli ultimi anni e che continua tutt’oggi, segna la fine del commercio come lo si era sempre pensato, e l’inizio del “social commerce“. Si tratta di un processo di fidelizzazione del cliente con la creazione di una comunità sostanziosa in cui si sviluppano aree di conversazione e collaborazione.
Per questa settimana è tutto. Vi invitiamo a dire la vostra e ad iscrivervi al nostro feed RSS in modo da non perdere gli ultimi aggiornamenti social.






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