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Geofencing: i recinti social e l’importanza del contesto

di Stefano Maggi in News

Viviamo da sempre in un contesto con luoghi pubblici, in cui condividiamo tutto con chi ci sta attorno e luoghi privati, a cui solo poche persone hanno accesso e in cui desideriamo una privacy differente e un contesto differente.

I social media hanno abbassato la barriera che separa il “pubblico” dal “privato”, soprattutto in termini geografici: anche quando siamo a casa nostra, ciò che condividiamo sul social web può essere visto da molti. Esistono le tecnologie per scegliere accuratamente chi vedrà un nostro contenuto (ad esempio creare una lista su Facebook o una cerchia su Google+), ma il loro utilizzo non è automatico, a seconda del contesto in cui ci troviamo.

Flickr ha lanciato una nuova soluzione che sfrutta la geolocalizzazione per stabilire se un contenuto pubblicato sia visibile solo a un numero ristretto di amici e persone vicine a noi o a un pubblico più allargato. Questa soluzione si chiama Geofencing, perché si tratta di “recinti” creati grazie alla geolocalizzazione. Quando scattiamo una foto geolocalizzata nel nostro salotto e la pubblichiamo su Flickr, il social network sa – in base alle nostre impostazioni – chi la può vedere e gestisce correttamente le impostazioni di privacy.

L’applicazione su Flickr potrà diffondersi lentamente, ma il trend che inaugura è molto interessante: la possibilità di personalizzare automaticamente la privacy dei contenuti che produciamo in base al contesto in cui ci troviamo.

Da un punto di vista di marketing, i “geofence” hanno un valore fortissimo, perché potranno consentire alle marche di conoscere quelle zone che le persone ritengono pubbliche e individuare i momenti più validi per attivare una conversazione. Questo può rendere il rapporto tra brand e persone ancora più “opt-in”, a richiesta, evitando di invadere zone che sono ritenute private e personali con conversazioni e comunicazioni non richieste.

In altre parole, l’idea di Flickr è molto interessante. L’applicazione attuale è solo una prima realizzazione, ma il potenziale è altissimo, specialmente se la immaginiamo integrata con soluzioni di geolocalizzazione diffuse come Foursquare o social network mainstream come Facebook, Twitter o Google+.

Oggi i social network utilizzano il geotargeting, mostrando messaggi e interazioni sulla base del contesto geografico in cui si trova l’utente. L’evoluzione è intersecare il geotargeting con il “geofencing” stabilito dalle persone: mostrare, in pratica, i contenuti interessanti per il contesto in cui si trovano, sulla base delle richieste e impostazioni stabilite dagli utenti. Un’ulteriore evoluzione verso il targeting “sociografico”.

Cosa pensate del geofencing? Pensate sia utile per proteggere la vostra privacy e per visualizzare contenuti interessanti in base al luogo in cui vi trovate? I commenti sono a vostra disposizione per raccontarcelo.

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I social media e l’analisi del target dal punto di vista sociografico

di Stefano Maggi in News

L’elemento “umano” è il punto di riferimento di tutte le attività sui social media. Nell’elaborazione di una strategia, infatti, il primo elemento da prendere in considerazione è l’insieme di persone a cui ci vogliamo rivolgere (e che vogliamo coinvolgere). Un modo molto efficace di studiare il target è l’approccio “sociografico“, che mira a comprendere il target da diversi punti di vista, non limitandosi agli aspetti di età, sesso, geografia (tipici dell’approccio demografico) o di comportamento generico (tipici dell’approccio psicografico).

L’approccio sociografico individua anche le singole micro tendenze e le persone di riferimento – influencer – per il target finale.

I social media e l'analisi del target dal punto di vista sociografico

L’approccio sociografico si basa su sei domande fondamentali

  • A partire dal target di riferimento, quali sono i cluster principali (o le “nicchie”) in cui possiamo scomporlo?
  • Quali sono i luoghi digitali in cui i cluster sono attivi?
  • Il target ha già qualche tipo di relazione con il settore di riferimento o con i brand dei competitor?
  • Come si comporta il target sul social web e quali sono gli influencer di riferimento per i vari cluster?
  • Quale legame hanno i cluster con la marca e con il prodotto?
  • Quali sono gli elementi “social” che possono offrire valore aggiunto al prodotto o al servizio offerto?

Quali aspetti specifici possono essere analizzati più facilmente grazie al social web? Quali vorreste approfondire di più? Ma soprattutto, quali non possono essere individuati tramite un’analisi solo quantitativa e richiedono l’approccio “umano” tipico del social web?

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