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Qualche settimana l’acquisizione di Instagram da parte di Facebook è stato il tema più discusso tra chi si interessa di social media. La notizia è stata sorprendente per molti, soprattutto alla luce della cifra investita, ma in realtà rappresenta solo uno degli ultimi sviluppi in ambito “visivo” del social web.
Instagram è tra i principali social network “mobile” per la condivisione di immagini e i numeri (sintetizzati in questo interessante infographic) lo confermano.
Ma l’evoluzione “visiva” dei social media e della conversazione non è solo nella diffusione di Instagram: ci sono tre tendenze molto importanti da considerare per le marche.
- I canali social si stanno evolvendo dando più peso alle immagini:
- Facebook ha lanciato il formato “Timeline” sostituendo le vecchie immagini profilo e la visualizzazione delle Facebook Page analoga, con un nuovo modello di interazione che mette in primo piano l’aspetto visivo della conversazione. In particolare le immagini legate agli amici e ai propri gruppi di conoscenze e amicizie più strette stimolano maggiormente l’attenzione di chi partecipa alla conversazione sulle Facebook Page, come è possibile vedere da un esperimento di “Eye Tracking” condotto Mashable. Una gran parte dei cambiamenti (anche contenuti, ma continui) di Facebook è legato all’impatto visivo;
- Twitter ha introdotto da qualche mese un nuovo design che incorpora direttamente nei tweet i video e le immagini, privilegiando la condivisione degli elementi visivi
- Gli utenti ricercano in modo sempre più consistente forme di interazione basate su immagini: sono sempre più rilevanti i canali social che consentono la condivisione di immagini (non solo la creazione), tra cui Pinterest (molto rilevante, anche dopo la fase di boost iniziale, in cui si è verificata una crescita molto più forte). L’importanza delle immagini è uno degli ingredienti alla base del recente consolidamento del successo di Tumblr;
- I brand stanno integrando nella conversazione elementi di interazione visiva. Nuovi esperimenti, come quello recente di Rovio, che permette di giocare a Angry Birds direttamente nella Timeline dimostrano le enormi possibilità in fase di sviluppo. Numerose marche (alcune insieme a noi) stanno sviluppando modalità di interazione con le persone basate su immagini e video. I brand che hanno più successo in questo senso sono quelli che integrano l’aspetto visivo in una conversazione, in uno scambio, anziché limitarlo a un’interazione fine a sé stessa;
Evoluzione dei social media in Italia e implicazioni sulle attività dei brand
È stata appena presentata una ricerca di Demoskopea e comScore sui trend emergenti dell’universo digitale in Italia. All’interno di questo studio vi sono ovviamente parecchi risvolti “social” e non potevamo certo esimerci dal sottoporvi le nostre osservazioni in merito, come sempre “fresche di giornata”.
Giusto per darvi una panoramica su quanto sta succedendo in Italia: i canali social hanno raggiunto ormai 27 milioni di utenti, pari al 94% della popolazione online.
Ma chi sono i protagonisti della scena? E per quali ragioni?
Facebook è sicuramente il leader in termini di penetrazione sulla popolazione online:
- Vi si passa 1/3 del tempo totale speso online
- Per il 50% degli utenti è il sito visitato per primo durante la propria sessione di navigazione
Il dato più interessante però è relativo all’audience di Facebook: rispetto al passato, questo canale social sta abbracciando sempre di più anche la popolazione più adulta; 1/3 dei visitatori del canale ha infatti più di 45 anni, mentre gli over 55 sono aumentati del 15%. Questi trend sono ancora più evidenti se si guardano gli accessi a Facebook mediante Smarthpone: aumentano del 144% gli accessi dei 45-54 enni, +130% per quelli degli over 55.
Facebook si conferma pertanto come canale social fortemente strategico e che andrebbe presidiato anche dai brand che hanno un target meno giovane.
Aldilà di Facebook, che spicca sempre grazie alla sua forte penetrazione, è in realtà Twitter a mostrare il potenziale maggiore, nell’ultimo anno il numero di visitatori unici al canale è infatti triplicato e un utente su 10 frequenta il canale.
E’ interessante notare inoltre che la visita media di un utente su Twitter dura circa 3 minuti e questo vale sia per gli utenti più giovani che per gli adulti.
Da questi dati si evince che Twitter è certamente diventato un canale sul quale i brand dovrebbero focalizzare la loro attenzione, ma per poterlo presidiare non basta che il brand “ci sia”, occorre invece che il brand sappia farsi sentire mediante un’attività costante e pianificata, in modo da riuscire a catturare l’attenzione degli utenti, anche nel nel breve periodo di tempo che viene dedicato alla consultazione del canale.
Un altro grande protagonista del mondo digitale è senza dubbio lo Smartphone, il quale ha ovviamente un forte impatto sulla frequenza e la modalità di fruizione dei canali social:
- Circa il 50% degli italiani muniti di cellulare possiede uno Smartphone e il consumo di Mobile Media è cresciuto del 26% rispetto all’anno scorso
- Facebook si riconferma il leader poichè è il social network al quale si accede di più mediante Smartphone (67%)
- Altro dato interessante è il trend positivo mostrato dal target femminile (si registra +43% di donne che usano Smartphone)
Grazie agli Smartphone aumentano ulteriormente per i brand le possibilità di comunicare in modo diretto ed efficace col proprio target: più del 60% di coloro che accedono ai social network da Smartphone, leggono infatti i post dei brand e cliccano sui link che portano ai siti dei brand stessi (almeno una volta alla settimana). Si riconferma comunque cruciale il ruolo di amici e conoscenti nella diffusione delle informazioni: i post delle persone conosciute personalmente vengono infatti letti tutti i giorni dal 50% degli utilizzatori di Smartphone. Ogni azienda/brand dovrebbe quindi cercare di porsi sui social media come “essere umano”, sviluppando contatti personali con gli utenti, avvalendosi di attività di Research & Insight per individuare e coinvolgere le persone in target e in grado di incrementare il reach delle comunicazioni e delle attività proposte.
Ultimi, ma non meno importanti: anche i video online possono ormai essere definiti come dei veri e propri generatori di traffico “social”: 1 spettatore su 3 infatti commenta i video online, 1 su 2 è solito condividere video, mentre 2 utenti su 5 sono soliti caricare video sulla rete.
Mercoledì Social #108
Come ogni mercoledì continua il nostro consueto rendez-vous con le ultime news dal mondo dei social media.
Stories/Storytellers
Page storytellers: Numero di utenti che condividono storie che riguardano la vostra pagina.
Post stories: Numero di storie generate dal post pubblicato dalla vostra pagina.
Post storytellers: Numero di utenti che condividono contenuti che riguardano un post pubblicato sulla vostra pagina.
Impressions
Post impressions: Numero di visualizzazioni totali del post
Post impressions unique: Numero di persone che hanno visualizzato il post.
Post impressions paid: Numero di visualizzazioni totali del post in un ad od all’interno di una sponsored story
Post impressions paid unique: Numero di persone che hanno visualizzato il post in un ad od all’interno di una sponsored story
Post impressions organic: Numero di visualizzazioni “naturali” del post (all’interno del news feed o sulla bacheca)
Post impressions viral: Numero di visualizzazioni totali del post generate da un’interazione di un amico.
Post impressions by story type: Numero di visualizzazioni raggiunte grazie ad una storia pubblicata da un amico della persona che ha interagito con il post (like, commento, condivisione)
Post consumptions: Numero di click degli utenti raccolti dal post senza generare una storia.
Post consumptions unique: Numero di persone che hanno cliccato sul post senza generare una storia.
Post engaged users: Numero di persone che hanno cliccato in qualunque punto all’interno del post
Negative Feedback
Post negative feedback: Numero di azioni negative generate dal post.
Post negative feedback by type: Numero di azioni negative generate dal post, suddivise per tipologia (nascondi, nascondi tutto, non mi piace più, segnala spam)
Google AdWords for Video
BigG ha finalmente messo a disposizione a tutti il programma Adwords for Video, dopo circa sette mesi di test con un numero ristretto di aziende selezionate.
Un’opportunità davvero interessante per tutte le piccole-medie imprese in cerca di visibilità che ora potranno utilizzare questa piattaforma di video adv duttile ed efficace.
Come con gli Adwords per la ricerca sul web, su Youtube sarà quindi possibile far visualizzare video sponsorizzati prima dei risultati naturali della ricerca video, scegliendo specificatamente il target della campagna e pagando esclusivamente per ogni video visionato.
Le potenzialità da sfruttare sono davvero interessanti, soprattutto dal punto di vista della segmentazione del target: difatti Google ha riunito i profili Youtube a quelli di Google Plus e Gmail, creando un database ricco, completo e dettagliato a disposizione dell’inserzionista.
Un universo di 800 milioni di spettatori mensili ai quali far visualizzare i propri contenuti, selezionati in base ai dati demografici ed agli interessi, ottimizzando l’investimento, pagando a visualizzazione completata e monitorando in tempo reale l’andamento della campagna.
Sarà finalmente la svolta decisiva per la tanto ricercata monetizzazione del più celebre e diffuso hub video della storia del web?
Tutti gli indizi ci fan pensare di si.
Engagement e numero di fan
Un recente studio di SocialBakers ha analizzato il rapporto tra il numero di fan di una Facebook Brand Page ed il grado di engagement della community, facendo emergere spunti davvero interessanti su come e quanto gli utenti interagiscono con i top brand, suddivisi per industry.
Questa speciale chart delinea un rapporto spesso discordante tra il numero di fan ed il livello di interazioni sulla pagina; ad esempio i brand FMCG nutrono grande seguito su Facebook, raccogliendo un grande numero numero di fan, grazie a brand come Coca-Cola, Red Bull, Oreo Pringles e Skittles, ma se ordiniamo questa speciale classifica per livello di interazioni, vediamo che i brand FMCG scivolano all’ultimo posto, scavalcati da tutte le altre categorie in esame.
I brand con il livello più alto di engagement appartengono alla categoria Automotive, con Renault ZE (15k fan) al primo posto. Una community piccola ma davvero attiva, che condivide, commenta e mette “mi piace” a contenuti che toccano tematiche riguardanti i prodotti ma non solo, come eventi, sondaggi e contenuti user generated. Una spinta dal basso al messaggio veicolato dal Brand che aiuta la comunicazione con un alto livello di credibilità ed efficacia.
L’importanza del livello di engagement sui social media è rimarcata anche da un altro studio sul world of mouth, attivato da Nielsen.
Nel processo decisionale che porta all’acquisto di un bene, l’influenza della rete personale sviluppata sui social network svolge un ruolo sempre più decisivo.
L’efficacia delle opinioni e dei consigli postati online è oggi come non mai di gran lunga maggiore rispetto ad altre fonti d’informazione, come TV, giornali, adv (anche digital); una buona strategia sulla conversazione online diventa quindi fondamentale per arrivare al target ed ottimizzare gli investimenti.
Twitter Premium Account
Twitter non conferma ma non smentisce.
Dalle ultime dichiarazioni di Dick Costolo, CEO di Twitter, ma non si esclude la possibilità di creare in futuro account premium a pagamento per gli utenti pro.
La piattaforma di microblogging nata nel 2006 a San Francisco, che ormai conta più di 300 milioni di iscritti, sembra intenzionata a mettere a disposizione delle aziende e di potenziali clienti business una versione più sviluppata, con opzioni di geolocalizzazione e strumenti di analytics. Interpellato sull’argomento, Dick Costolo risponde che una versione a pagamento sarebbe una “ragionevole aspettativa”per usufruire di tali benefits; dal suo account allo stesso tempo prende le distanze ma lascia aperta questa possibilità.
Bentrovati al nostro mercoledì social numero 106! Qui nel nostro ufficio di Milano la primavera sembra ritornata e ne approfittiamo per guardarci un po’ intorno: apriamo la finestra e buttiamoci sulle novità del mondo dei new media!
Facebook Offers
La prima news di cui parliamo oggi riguarda Facebook: dopo il passaggio a Timeline delle brand pages, per le aziende è arrivato il momento di riprendere in considerazione le offerte e gli sconti che passano attraverso il social network. Quasi un anno fa Facebook aveva deciso la chiusura dei Deal, ma ora sembra aver deciso di riprendere l’argomento con le Offer.
Questo cambiamento di rotta può essere determinato dalla volontà di monetizzare in modo più proficuo la presenza dei brand sul social network e soprattutto di dare nuove possibilità di promozione a quelle aziende che stanno prendendo le misure con le nuove features.
In un video di qualche giorno fa, Facebook spiega in modo semplice, anche se non del tutto esaustivo, il funzionamento delle Offer. I fan delle brand pages visualizzeranno all’interno del news feed le offerte postate dai brand e potranno riceverle via e-mail. Sarà sufficiente mostrare il proprio smartphone o la e-mail stampata al punto vendita per redimere l’offerta.
Il servizio per ora è ancora in versione beta e disponibile per un numero molto ristretto di aziende in alcuni Paesi: attendiamo il lancio sul mercato statunitense ed europeo per testare le caratteristiche e le funzionalità per le brand pages.
Google Drive
Un’altra novità in arrivo è Google Drive. Si tratta di un servizio di storage di documenti online: i documenti saranno accessibili e modificabili dagli utenti dalla versione desktop, da mobile e direttamente dal sito del servizio.
Sembra quindi che Google abbia deciso di fare una concorrenza decisa a Dropbox, finora il servizio analogo più diffuso. Quello che apparentemente farà la differenza, ovviamente a favore del gigante di Mountain View, saranno i 5Gb a disposizione di tutti gli utenti contro i 2 di Dropbox.
I particolari chiacchierati ma non confermati sono tanti (li trovate tutti con l’hashtag #googledrive): uno interessante riguarda l’integrazione con Windows e iOS che dovrebbe avvenire molto semplicemente con la navigazione per cartelle.

A proposito della data di lancio tanti scommettono per martedì o mercoledì prossimo e l’URL più quotato per l’apertura (ma ancora inattivo) è http://drive.google.com: stay tuned e presto scoprirete tutte le feature del nuovo servizio!
Twitter acquisisce Hotspots.io
Le novità dal mondo social continuano, questa volta con un’acquisizione che fa ben sperare chi deve districarsi fra statistiche e numeri di follower e tweet. Lunedì è uscito l’annuncio ufficiale che Twitter ha acquisito la neonata Hotspots.io. Le feature di questo servizio ancora in versione beta sono tutte da scoprire, ma il payoff ci dà qualche indicazione: Social media intelligence you’ll actually use.
Come dire: avete presente tutto il tempo speso a fare report da dati incompleti e complicati? Ora non ne perderete più. Si tratta senz’altro di una promessa interessante: un primo assaggio di come potrebbero essere i dati offerti da hotspots.io ci è stato offerto in occasione del Superbowl.
L’unione con il social network dei cinguettii sembra essere foriera di buoni risultati, soprattutto considerando quanto al momento sia complesso reperire dati completi e significativi sulla piattaforma. Sembra che in un primo momento l’intenzione di Twitter sia quella di integrare al proprio interno il team di Hotspots, ma in futuro ci potrebbero essere interessanti sviluppi nell’ambito della media intelligence.
Are Memes Art?
Per chiudere in bellezza il nostro mercoledì social, vi proponiamo un riflessione profonda sulla evoluzione dell’arte nell’epoca moderna. La semplicità dei mezzi di espressione consente a chiunque di proporsi come artista? Le produzioni digitali che si rifanno a modelli già noti si possono etichettare come arte? Godetevi il video e diteci la vostra nei commenti!
Come si struttura la presenza delle associazioni nonprofit sui social media? Colgo l’occasione offertami da questa interessante infografica di Visual.ly per tornare su un tema che abbiamo già in parte affrontato in questo post sull’impegno social.
Secondo il 2012 Nonprofit Social Networking Benchmark Report, le associazioni che hanno scelto di integrare la propria attività con l’apertura di embassy social hanno raggiunto nel corso degli ultimi due anni ottimi risultati in termini di crescita della community online. Il 98% delle nonprofit è dotata di una presenza consistente su Facebook, mentre il 72% si dedica al microblogging su Twitter; da notare inoltre come il 44% di queste associazioni sia attiva anche su LinkedIn: un dato non secondario per iniziative che hanno costantemente necessità di recruitment, partnership e, soprattutto, fund-raising.
A proposito di fund-raising, nonostante la continua crescita in termini di fan/follower, la raccolta di fondi e donazioni tramite i social media continua ad avere proporzioni modeste. Altrettanto modesto sembra essere l’effort speso da queste associazioni, che per la natura stessa della loro attività non hanno la possibilità di destinare grandi risorse alla comunicazione sui social media: nel 79% dei casi, la gestione dei canali social è un task affidato ad una sola figura professionale.
Come si spiegano allora gli ottimi risultati raggiunti? Il punto chiave è, come spesso accade, la forza delle storie vere che le associazioni nonprofit affrontano e raccontano ogni giorno a partire dalla propria esperienza diretta. La capacità di storytelling affiancata ad un’attività offline che cambia concretamente in meglio la vita delle persone rappresenta il più forte fattore di crescita per community composte da utenti solidali con le cause affrontate e propensi allo sharing dei contenuti rilevanti.
Secondo voi quali sono le nonprofit che gestiscono meglio la loro presenza sui social media? Fate parte di qualcuna di queste community? Scrivetecelo in un commento!

Ed eccoci arrivati al nostro consueto appuntamento del Mercoledì, dedicato alle news sul social web: la più grande novità di questi giorni sembra essere il definitivo passaggio al formato timeline di moltissime brand pages. Quali sono secondo voi le pagine con una cover più creativa e originale? E quelle che fanno il migliore uso strategico delle nuove feature come milestone, starred e pinned post?
Facebook e il “timeline look” anche per i gruppi
I gruppi di Facebook mi ricordano un po’ le musicassette: tutti le abbiamo usate e molti di noi ne avevano parecchie, ma sono ormai cadute quasi completamente nel dimenticatoio. Lo stesso sembra essere successo con i gruppi del popolare social network, che però ha di recente svecchiato il loro look avvicinandolo a quello della nuova timeline. Già un paio di mesi fa era stata introdotta una top image per comunicare anche da un punto di vista visivo l’identità del gruppo, mentre è di questi giorni l’aggiunta delle tab About, Events, Photos e Docs, per fare spazio alle quali è stata molto ridimensionata la classica search box “Search this group”. Riusciranno questi cambiamenti a restituire un po’ di appeal a tanti vecchi gruppi ormai caduti in disuso? E soprattutto, un giorno stamperanno magliette da hipster con la top image dei gruppi Facebook come si fa oggi per le musicassette C-90?

Tumblr si integra con Facebook grazie ad Open Graph
Sicuramente sapete già tutto su Open graph (se non fosse così, potete approfondire leggendo questo post), e nel caso siate dei fanatici di Tumblr come me e parecchi altri miei colleghi di We Are Social, potrebbe interessarvi la nuova opzione introdotta tra i vostri blog settings: flaggando “Share posts on Facebook”, potrete facilmente mettere in evidenza su Facebook i vostri post, condividendo anche Like e Replies sulla timeline. Tumblr ha di recente annunciato di aver raddoppiato il proprio volume rispetto ai sei mesi precedenti, e la scelta di optare per una sempre maggiore integrazione con Facebook dovrebbe auspicabilmente portare ad un ulteriore crescita in termini di traffico e visibilità. Voi che ne dite? Avete già attivato l’opzione per connettere Tumblr alla timeline?

LinkedIn e le nuove “Persone che potresti conoscere”
A proposito di novità e aggiornamenti, il social network per professionisti più famoso al mondo ha annunciato l’introduzione di alcuni miglioramenti alla feature che consente di entrare in contatto con persone potenzialmente interessanti per la nostra vita lavorativa. Il principale di questi cambiamenti comporta quella che LinkedIn sul suo blog ufficiale ha definito “streamlined user experience”, che consentirà di individuare più facilmente i collegamenti attraverso uno stream di profili preselezionati dal social network sulla base di fattori come l’occupazione attuale e precedente, la sede di lavoro, gli studi fatti. A questo si aggiunge la possibilità di filtrare i profili limitandosi a cliccare sul logo dell’azienda o della scuola/università frequentata. Volete provare in prima persona la nuova feature? Ecco il link per scoprire tutte le persone che potreste conoscere!
I nuovi Ads di Twitter per gli small business
Chiudiamo con una nota più leggera ma – spero – non meno interessante per chi segue il social web “per lavoro”: grazie ad una partnership con American Express, Twitter ha consentito ad alcuni small business di testare i nuovi ads, e ha scelto di spiegarne il funzionamento con un video molto semplice ed immediato, oltre che piacevole da vedere. Molto interessante la possibilità di targettizzare il contenuto promosso sulla base degli interessi degli utenti, aspetto che senza dubbio eviterà di imbattersi in promoted tweets estremamente invasivi nelle timeline di tutti noi. Personalmente sono sempre affascinato dall’uso che potrebbero fare dei social media le piccole imprese locali, soprattutto in un paese come il nostro dove è ancora una strada in fondo poco battuta: siete d’accordo con me? Avete qualche caso interessante da segnalarci?
Come dico sempre, il Mercoledì è il giorno del “giro di boa”: da domani inizia il weekend! (ci piacerebbe, eh?) Da via De Amicis 28 è tutto, alla prossima!
Tutti noi siamo consapevoli di come l’avvento dei social media abbia rivoluzionato il modo in cui le persone comunicano, introducendo nuove interessanti possibilità di acquisire informazioni utili, ma anche e soprattutto di esprimere la propria opinione conversando con gli altri, che si tratti di amici, persone sconosciute, brand o istituzioni.
Di recente mi ha molto colpito questa infografica di Column Five Media sull’impegno sociale negli Stati Uniti: nel 2011, il 73% dei ragazzi tra i 20 e i 28 anni ha sostenuto attivamente una causa in cui credeva. E guarda caso, una larga parte delle azione intraprese riguarda anche la comunicazione online: iscrizione e partecipazione a gruppi e community, iniziative di fundraising, dialogo con i rappresentanti delle istituzioni, supporto o boicottaggio di vari brand sulla base della loro posizione riguardo ad alcune cause specifiche.

Nel 2012 il legame tra impegno nel sociale e social media è sempre più forte, e può rappresentare per i brand un’occasione fondamentale per supportare attivamente cause che stanno a cuore della collettività, gettando al tempo stesso le basi per un solido legame con la propria community e generando word of mouth positiva attorno alla marca.
Associazioni umanitarie e social media: l’app di Bollocks to Poverty
Bollocks to Poverty è una “giovane” associazione inglese che fa parte del circuito umanitario di ActionAid, e in occasione dell’8 Marzo di quest’anno ha lanciato un’app in grado di simulare come sarebbe il vostro profilo Facebook e la vostra vita se fossimo negli anni ’50. Lo scopo? Mostrare come alcune ineguaglianze, in particolare quelle tra uomo e donna nella vita lavorativa e domestica, a distanza di 60 anni siano tutt’altro che superate.
La componente di impegno sociale dell’app unita a un’idea interessante e per certi versi molto accattivante (in grado di intercettare, diciamolo pure, la moda “vintage” che imperversa da un po’ di tempo a questa parte) ha generato in breve tempo un fortissimo passaparola sull’iniziativa, tant’è che la community Facebook di Bollocks to Povery ha registrato una crescita notevole sia in termini di numero di Like sia in termini di engagement nel corso del mese, arrivando a sfiorare gli 11.000 fan: alla fine di Marzo, la fanbase continua a crescere di circa 300 utenti al giorno grazie alla forza dell’ “impegno social”.

L’attivismo sociale nell’identità dei brand: TOMS shoes e One for One Movement
Se foste entrati qualche pomeriggio fa nella nostra sede di via De Amicis avreste trovato me e Gabriele intenti a parlare di un paio di scarpe di tela appena acquistate: dato che siamo entrambi distanti un milione di anni luce da Imelda Marcos o Enzo Miccio, che cosa attirava la nostra attenzione? Si trattava di un paio di scarpe comprate online da TOMS shoes, un brand che dal 2010 produce calzature nella propria attività for-profit, ma che attraverso il movimento umanitario One for One dona, ad ogni paio venduto, un paio di scarpe ad un bambino di un paese in via di sviluppo. In questo caso, la forza di un’idea originale e la vendita di prodotti unici ad un prezzo contenuto sono sostenuti da un uso strategico dei canali social: accanto all’e-commerce del sito ufficiale, TOMS shoes è attivo su Facebook, Twitter e YouTube. Una prova di valore? Periodicamente la community Facebook (1 milione e mezzo di utenti) viene informata sui progressi nell’attività umanitaria del brand attraverso un “giving report” come questo.

Due iniziative che siamo orgogliosi di supportare: Join the Stream e BNL in Action [clienti]
Un’altra iniziativa a cui offriamo sostegno da tempo è quella del nostro cliente BNL, che da più di 20 anni supporta Telethon nella ricerca per le malattie genetiche: attraverso la piattaforma BNL in Action, che integra anche i canali Facebook e Twitter dedicati all’iniziativa, ogni utente può inviare il proprio contributo alla ricerca. Attenzione, non stiamo parlando di una donazione diretta(che potete comunque inviare), ma della condivisione “social” di un pensiero: ad ogni buona azione, sarà la stessa BNL a donare un euro a Telethon. L’obiettivo è arrivare a 40.000 euro: dateci una mano anche voi, e se volete aiutarci su Twitter, non dimenticatevi di aggiungere l’hashtag #bnlinaction
Se conoscete altre iniziative simili a queste, segnalatecelo in un commento, e soprattutto non dimenticatevi che nel nostro piccolo tutti noi possiamo contribuire a cambiare le cose che non vanno, anche grazie ai social media!
Thank God We Are Social #43
Oggi è sabato “e domani non si va a scuola” diceva una nota canzone, beh io a scuola non ci vado da un bel po’ ma c’è una cosa che fortunatamente continua a ripetersi, il “Thank God We Are Social” puntuale ogni fine settimana!
L’uccellino crea dipendenza!
Il primo argomento che trattiamo oggi è quello della dipendenza: ognuno di noi ha i suoi vizi, piccoli e grandi ma pur sempre cose che, nei limiti, rendono la vita più briosa. Ebbene, sembra che la triade Bacco tabacco e Venere abbia ormai fatto il suo tempo, per lasciare posto ai social network, in particolare Twitter!
Questa splendida infografica realizzata da visual.ly ci dà delle valide indicazioni per capire se abbiamo una dipendenza da Twitter, ecco qualche domanda a cui rispondere senza barare:
1) Oltre a sapere cosa significa la balena sospesa dagli uccellini, hai anche delle magliette a tema?
2) Hai riservato un Twitter handle per tuo figlio che ancora non è nato, e forse non è stato nemmeno concepito?
3) Puoi resistere più facilmente a sesso e sigarette (e qui scusatemi ma avrei da ridire) che ad un tweet?
Se hai risposto “sì” ad almeno una di queste domande puoi iniziare a preoccuparti! Sei un drogato di Twitter, quindi smetti di leggere quest’articolo e torna a seguire i tweet sulla gravidanza di Beyonce o sul Super Bowl!
Se mal comune è mezzo gaudio allora gioite pure, perché gli utenti attivi su Twitter sono 100 milioni e più del 50% di questi si connette giornalmente al social network! Poi si sa, con la primavera tornano gli uccelli (beh le rondini ma tanto è uguale) e allora twittate e retwittate volatili digitali, la vostra stagione è arrivata!
Foldable.me
Purtroppo non hanno ancora inventato la macchina per il teletrasporto ma qualcuno si sta attrezzando per ovviare al problema.
È il caso di Mint Digital che ha trovato un simpatico escamotage per poter essere ovunque si voglia con un click. Un momento, non parlo di figure in carne ed ossa ma di un semplice pupazzetto di carta da customizzare con i propri tratti caratteristici grazie al sito Foldable.Me, e da inviare ai propri amici!
Magra consolazione per chi voleva viaggiare in pochi secondi da un capo all’altro del mondo ma pur sempre una bella idea per essere, in qualche modo, più vicini alle persone lontane. Qualcuno vuole un mini-me della sottoscritta?
Fashion geek
Per gli amanti della moda che però non sanno rinunciare ai ricordi della propria giovinezza, ecco una raccolta di 10 accessori creati con oggetti di riciclo legati al tech! Dal papillon fatto con i Lego al portamonete creato con le vecchie audiocassette, una raccolta curata da Mashable che sa decisamente di vintage. Voi a quali di questi oggetti della vostra infanzia/adolescenza siete più affezionati? Scrivetecelo in un commento e… buon weekend a tutti!
Mercoledì social #103
Buongiorno a tutti oggi è mercoledì, ed oltre ad essere il famoso giorno in cui si fa il giro di boa della settimana è anche il giorno in cui esce il mercoledì social, quindi ecco a voi alcuni riflessioni sul social web per farvi arrivare fino al weekend momento del TGWAS!
Misurare i risultati sugli investimenti nel Social Web
Sono molte le aziende che sono già attive nel social web, ma sono moltissime anche quelle che non lo sono e si continuano a chiedere se abbia senso pianificare la presenza e gli investimenti. Ebbene si, esiste la possibilità di creare una strategia complessa che permetta di pianificare obiettivi a lungo termine anche sui social media e soprattutto misurare gli investimenti, esiste infatti la possibilità di calcolare il tanto amato ROI (Return On Investment). Come? Vi proponiamo qualche esempio concreto.
Possiamo misurare il Brand Reach che nel tempo ci permette di capire se stiamo aumentando i nostri contatti, se le nostre attività sono ben comunicate e ad un target corretto. Infatti, oltre a calcolare il numero di follower e contatti su Facebook e Twitter possiamo anche estrarre gli insight sulla nostra community per verificare in breve se i nostri investimenti generano contatti utili o meno al brand.
In parallelo è fondamentale tenere monitorato il Content Reach che mira a misurare quanto i contenuti creati siano stati condivisi e cerca di capire l’ampiezza del bacino di persone raggiunte. Il Content Reach è ampio quanto più è alto il Content Engagement che è semplicemente il rapporto tra Click e Content Reach, ovviamente la creazione di contenuti ha un costo molto elevato e riuscire a capire se siano efficaci è importante per restituire un valore all’investimento.
Quindi come in ogni strategia bisogna considerare gli obiettivi ma anche monitorare l’andamento giorno per giorno tenendo a mente che la brand awareness, misurabile attraverso il Brand Reach, è importante ma che il Content Engagement è fondamentale per arrivare a creare un lead. Aprire una pagina Facebook o un account su Twitter significa creare un rapporto diretto con i consumatori stimolando una conversazione. Va da se che questo significa che una volta che la conversazione è iniziata non è possibile fermarla o decidere di ascoltare solo in certi momenti ma è fondamentale essere aperti al dialogo sempre e con i giusti strumenti. Questo se fatto con attenzione permetterà in futuro di acquisire nuovi follower e successivamente generare vendite e addirittura advocacy.
LinkedIn, lead generation e conversazione
E’ da molto tempo che LinkedIn viene utilizzato come luogo ufficiale dove fare personal branding. Le persone hanno capito di dover essere presenti per poter essere meglio intercettati dalle aziende o semplicemente contattati da un possibile vicino di viaggio su una tratta KLM con il meet and seat, che secondo lo studio condiviso negli ultimi giorni potrebbe anche essere stato colui che gli ha consigliato quella linea aerea, vedi recente infografica. Questo ha portato diversi cambiamenti negli anni tra cui la possibilità di avere un’offerta sempre più ampia di profili premium, i plugin in continua evoluzione come l’ultimo recente Follow Botton e ora una grande attenzione all’ottimizzazione di ogni tipo di relazione e conversazione tra persone e brand. E’ di ieri la notizia della nuova tipologia di gestione delle “People you may know“ nonchè persone che potrebbero essere conosciute ma non all’interno della cerchia di contatti di primo livello. Attraverso una chiave di lettura più immediata è infatti ora possibile selezionare con pochi click le aree di appartenenza, scuola, lavoro o aziende affini applicando filtri immediati per raggiungere possibili nuovi contatti.

LinkedIn è il miglior social network dal punto di vista della lead generation con un conversion rate del 2,74% contro lo 0,69% di Twitter e lo 0,77% di Facebook. Dopo aver superato i 100 milioni di iscritti in 50 nazioni e aver aperto la piattaforma agli sviluppatori nell’aprile 2011, il fondadore di LinkedIn, Reid Hoffman, non si ferma e punta sempre di più alla capitalizzazione dei risultati raggiunti cercando di dare molto più spazio alle aziende aggiungendo servizi e strumenti nuovi. Follow Botton, e tab (tab overview, tab prodotti e servizi, tab careers, tab insights) diventanto quindi strumento fondamentale per creare una vera e propria piattaforma di conversazione in cui veicolare contenuti relativi al brand ed i suoi prodotti.
Potrà quindi LinkedIn entrare a far parte della rosa dei social network fondamentali per le aziende? La direzione è sicuramente quella corretta e le ultimissime informazioni che lo danno social network con un “high perceived value” ne sono la prova.
Timeline e l’analisi sui primi brand
E’ da poco più di tre settimana che la timeline è stata annunciata e all’alba della conversione obbligata per tutti del 30 marzo esistono già i primi risultati su come sia cambiato il traffico sulla pagine dei brand pionieri. Il nuovo layout da spazio ai contenuti video e alle immagini che ora hanno un ruolo fondamentale e permettono ai brand di parlare con chiavi di lettura molto facili e di forte impatto. Si rileva 14% di incremento di Brand Reach o Fan engagement, il 46% per quanto riguarda il Content Engagement e il 65% in più di interazione su contenuti quali foto e video.
Olimpiadi di Londra e il silenzio “social”
Annunciato ieri dal CONI la limitazione relativa alle diffusione di informazioni private riguardo tutto quello che è l’emisfero olimpiadi e competizioni da parte degli atleti italiani coinvolti nelle olimpiadi di Londra.
Nel dettaglio sul Quotidiano.net si dice che “[...] L’uso dei social network come Facebook e Twitter, di gran moda fra gli atleti, non sara’ vietato ma limitato. Durante tutto il periodo delle Olimpiadi eventuali ‘post’ degli atleti su social media, siti web e twitter “non devono riportare notizie sulle competizioni o commenti sulle attivita’ di altri partecipanti o persone accreditate, o pubblicare qualunque informazione di tipo confidenziale o privato relativa a qualsiasi altra persona o organizzazione”. I post dovranno essere “sempre e comunque conformi allo spirito olimpico” oltre che “dignitosi e di buon gusto, mai contenendo volgarita’ o parole o immagini oscene [...]“.
Benritrovati amici del sabato! Vorrei dedicare il mio primo Thank God WeAre Social, il numero 42, alla primavera, periodo di piante che si colorano, di gite all’aria aperta e di pulizie.

Iniziamo quindi con la parte noiosa, le pulizie. Vi siete mai chiesti quanti programmi, applicazioni e social network hanno gli accessi ai vostri dati personali? Molti più di quanti immaginiate. Cliccate qui per eliminare velocemente i collegamenti ormai obsoleti e proteggere meglio la vostra privacy. Ci vorrà un attimo!
Prima il dovere, poi il piacere. Oggi è il primo sabato di primavera, non potete trascorrerlo davanti al computer. Io vi consiglio di partecipare alla Giornata FAI (Fondo Ambiente Italiano) di Primavera 2012 (che dura in realtà tutto il weekend) e approfittarne per visitare bellezze culturali e naturali normalmente chiuse al pubblico. Per scoprire la più vicina a voi, scaricate qui l’app gratuita creata dal FAI per iPhone, iPad e Android.

Ora ci prendiamo cura delle vostre piantine: con l’app iSave the Plant potete chiede consigli a una community di pollici verdi su come curarle, potrete inviare la foto della pianta del vostro vicino di casa per scoprire di che esemplare si tratta e tanti altri suggerimenti utili.

Se non vi bastano i consigli della community, ma con le vostre piante volete addirittura parlare, ecco qui la soluzione: Botanicalls! Tramite una fogliolina finta che registra e analizza le sensazioni del vegetale, la vostra pianta vi comunicherà su Twitter le sue necessità. Si, avete capito bene: su Twitter!

Ora andate a lavarvi i denti con questo dentifricio portentoso e poi uscite a godervi la primavera!

















PetrilloImmobil
elenafizzotti
myredona
lukeslab
Fraespana
Andrea_Savarino


















