Benvenuti in we are social. Siamo una conversation agency, con uffici a Milano, New York, Londra, Parigi, Monaco di Baviera, Singapore, Sydney e San Paolo. Aiutiamo le marche ad ascoltare e comprendere le conversazioni che hanno luogo sui social media, per potervi prendere parte in modo attivo e rilevante.
Siamo un nuovo tipo di agenzia, ma la conversazione tra persone non è certo una novità: la nostra missione è quella di introdurre i nostri clienti all’interno di questo processo naturale.Abbiamo già aiutato brand come Sky, Henkel, BNL Gruppo BNP Paribas, Mondelēz, Barilla, Lavazza, adidas e BIC.

Se vuoi conoscerci meglio, e scoprire come possiamo aiutare anche te, inviaci una e-mail o chiamaci al numero +39 02 8970 8500.

Thank God We Are Social #202

di Matteo Starri

Buon sabato signore e signori.

Che l’emoji sia con te

Tagliamo la testa al toro e iniziamo subito con la cosa in assoluto più importante della settimana, le nuove emoji di Star Wars. Noi naturalmente siamo leggerissimamente in attesa che si risvegli la Forza, quindi potete immaginare la nostra felicità.

#starwarsemoji

Waze, dati e governi

Riallacciandoci all’ultimo Mercoledì Social torniamo in America, dove Waze sta entrando in numerose partnership con enti locali e uffici governativi. Basti pensare che da Ottobre 2014 il Distretto di Columbia ha ricevuto poco più di 11.500 segnalazioni di buche stradali; dal 21 Marzo, data in cui la città di Washington ha iniziato a raccogliere i dati di Waze a riguardo, ha ricevuto 10.200 segnalazioni. In neanche un mese.

(vi prego, fatelo anche a Milano, ché con la bici in certi posti è terribile)

Messenger > Facebook > Facebook chat > di nuovo Messenger?

Facebook fa un salto indietro nel tempo, più precisamente ai tempi di Messenger, ICQ prima di Messenger, AIM per i nostri amici oltre oceano. Facebook sta infatti testando (Taiwan e Australia, per ora, quindi abbiate pazienza) un nuovo “away message” da associare al proprio profilo nella chat nativa dell’app. Naturalmente affiancato da iconine pazze, perché figurarsi se no.

Facebook

 

Hai capito Snapchat?

Sai che i dipendenti di Uber, AirBnb, Pinterest sono bravi? Vorresti farli lavorare per te? Come fai? Facile, se sei Snapchat metti un geo-filtro sulle rispettive sedi, così da inviare agli utenti Snapchat in quei confini geografici un messaggio di recruiting neanche troppo subliminale per “rapirli”.

 

Noi non arriviamo a tanto, ma se volete lavorare con noi sapete cosa fare.

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Automotive e social media, a love story

di Luca Della Dora in News

I social media sono un formidabile strumento di conversazione, capace di creare relazioni tra brand e persone. Molte aziende hanno imparato a utilizzarli per lavorare su tutta la customer journey: dalla generazione di awarenss, alla considerazione nella scelta dei propri prodotti, fino all’acquisto vero e proprio, e a tutte le fasi successive (esperienza → loyalty → advocacy).

Customer Journey

Se è evidente il valore dei social media in termini di coinvolgimento delle persone e di generazione di lead per brand che operano in determinati settori, è meno scontato quando si pensa – ad esempio – a brand automotive.

Il 38% dei consumatori dichiara di consultare canali social per scegliere la prossima auto da acquistare, e il 23% li usa per raccontare la propria esperienza dopo l’acquisto: è quindi evidente quanto siano importanti per i brand, sia nell’ottica di partecipare - e influenzare – al processo decisionale, sia nella fase successiva, relativa alla reputazione, ma anche della creazione di un legame di fedeltà con le persone.

CMO Council Automotive

L’auto che si sceglie è spesso auto-espressione di se stessi (basti pensare alle community di appassionati di brand come Alfa Romeo, BMW o MINI, o di marche iconiche e decisamente aspirazionali, come Ferrari, Porsche o Lotus), e non ci sono dubbi che questo sia un aspetto decisamente comune con il ruolo dei social media: luoghi dove è possibile esprimere se stessi e condividere ciò che sia ama, ciò che appassiona e che riflette la propria personalità.

Insomma, scorrendo il newsfeed di una persona su Facebook, o guardando le sue foto su Instagram, è possibile farsi un’idea di ciò che quella persone vuole esprimere nel mostrarsi agli altri: proprio come quando sceglie un’auto.

L’84% delle persone che acquistano un’auto sono presenti su Facebook, e il 24% di loro l’hanno usato come canale fondamentale nel loro processo di scelta del veicolo. Queste percentuali sono destinate a crescere, se consideriamo che il 40% delle nuove auto saranno acquistate – nei prossimi 10 anni – da millennials, e il 94% di loro cerca informazioni online.

Molti brand automotive hanno stabilito una presenza molto forte sui canali social durante gli ultimi anni, e ci sono diversi esempi virtuosi da questo punto di vista, proprio perché è presente una forte componente emozionale nella scelta di un’auto, come dichiara Rob MilneDirettore Marketing per il Nord America di Mazda.

It's the cars themselves that drive the most social buzz and excitement

Un caso che testimonia molto bene il legame affettivo che si crea tra le persone e una marca è quello di BMW, che con #BMWSTORIES ha saputo rispondere a un comportamento già presente tra gli amanti del brand: legare momenti importanti della propria vita alla propria auto. Non un’auto qualsiasi, ma un’auto che amano davvero, proprio per i valori che contraddistinguono la marca.

#BMWSTORIES, su Instagram, ha offerto alle persone la possibilità di condividere la propria “storia” e diventare parte della “storia della marca”: è stato, infatti, creato un album di figurine virtuale (che diventerà poi anche fisico) che si sta completando, man mano, con le immagini delle foto condivise dalla community. Qui potete vedere nel dettaglio di cosa si tratta.

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Un altro esempio interessante, sempre legato a storie delle persone capaci ci ispirare l’evoluzione di una marca, è quello di Hyundai: per dimostrare quanto per il brand siano importanti le persone, l’azienda coreana ha raccontato la storia di una bambina di 13 anni, che desiderava mandare un messaggio d’amore al proprio papà astronauta.

In questo caso si è trattato di uno stunt il cui impatto emozionale viene completamente veicolato da questo breve film:

Honda, con The Endless Road, ha creato invece un video interattivo che permette alle persone di navigare tra diversi luoghi (da Sidney, a Milano, a Londra o Rio) e vedere il video variare a seconda dell’ora del giorno nel luogo scelto, e del meteo relativo a quella città. In questo caso, la campagna è funzionale a comunicare la versatilità della nuova Honda CR-V, e l’atterraggio è infatti sul website, dove è possibile navigare tra le caratteristiche di prodotto.

Honda The Endless Road
Honda The Endless Road

Qui il video interattivo
Qui il dietro le quinte

Questi 3 casi hanno alcune caratteristiche comuni, che spiegano molto bene in che modo un brand può sfruttare i social media per coinvolgere le persone, portandole dentro al proprio racconto di marca, e creando quella relazione che solo una conversazione a due vie può generare.

  • Il racconto di una storia come elemento fondamentale per coinvolgere le persone (come nel caso di Honda).
  • La costruzione di community di persone che condividono valori simili e che si sentono parte di ciò che la marca fa (come nel caso #BMWSTORIES).
  • La capacità di ispirare – e farsi ispirare – grazie a un percorso che parte da una componente emozionale, ma che racconta i benefit funzionali dei prodotti (come nel caso di Hyundai).

 

Disclosure: BMW Italia è cliente di We Are Social

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Mercoledì Social #262

di Bruno Tecci

Questo potrebbe sembrare un Mercoledì Social tematico. In realtà, pur prendendo spunto da un argomento unico, tocca vari aspetti. Perché l’argomento in esame avrà nei prossimi mesi un grosso peso su scala mondiale, a più livelli, anche social.

Parliamo delle elezioni negli Stati Uniti.



Già dalle prime battute di questa campagna elettorale americana si comprende come, nei prossimi mesi, ne vedremo delle belle.

Obama a suo tempo, per molti versi, riscrisse le regole del gioco: lo fece sia in termini di utilizzo dei media e delle varie piattaforme sia in termini di meccaniche di engagement.
Il video ormai vintage “Obama for America” ne racconta la case history, vincitrice tra l’altro del Grand Prix nella categoria Titanium & Integrated all’edizione di Cannes 2009.

Ma questo è il passato.

In questi giorni invece Hillary Clinton ci ha subito ricordato, con ben un anno e sette mesi d’anticipo sull’effettiva data delle elezioni (8 novembre 2016) quanto le primarie e poi la campagna elettorale vera e propria in Usa riescano a essere di grande interesse in tutto il mondo.

Per le migliaia di implicazioni politiche e per i relativi riverberi sociali che queste avranno a ogni latitudine, è ovvio, ma anche per come – e ciò ci riguarda un po’ più da vicino – riusciranno a utilizzare, modificare, potenziare gli strumenti di comunicazione.

Per come alzeranno l’asticella e sposteranno il confine del già visto anche in ambito social.


I social come canali “ufficiali”.


È bastato un singolo tweet di Hillary (chiamiamola semplicemente così, col suo nome, amichevolmente nonostante l’autorevolezza delle sue parole) per increspare le acque. Il video ha fatto il resto.

 

 

Le costanti possibilità di real time content da parte di terzi.


Naturalmente sono state tante le reazioni a questa dichiarazione d’intenti. A noi interessa il fatto che per fare l’annuncio siano stati scelti proprio Twitter e Youtube; perché anche i mezzi fanno il messaggio. E come questi mezzi abbiano iniziato a stimolare interazioni a tutti i livelli. A tal proposito vogliamo citarne soltanto una: quella di un altro campione della politica altrettanto self-confident: Frank Underwood.

Crisis management, social caring, gestione della polarizzazione.

Ma la politica, si sa, è assimilabile a certe categorie merceologiche in cui, con ogni azione ci si espone a critiche e negatività. Sicuramente dalle elezioni americane avremo tanti spunti interessanti anche in termini di crisis management e social caring.

Hillary dovrà cominciare da qui, dal “contro-hashtag” #WhyI’mnotvotingforHillary.

Qui un articolo del Telegraph.

E da tutti coloro che hanno già da ridire sul logo scelto per la campagna.

Qui un articolo de Il Post.

Ma ecco che arriva la prima – pronta – risposta.

Presenza ben bilanciata sui canali.


Comunque, al di là dei primi commenti – positivi o negativi che siano – possiamo osservare come Hillary abbia già fatto un uso ottimale delle piattaforme. Per esempio dando a Twitter l’onere di essere bilingue: sia inglese sia spagnolo.

 

O bilanciando il suo carattere forte con una descrizione di sé più morbida, simpatica, da mamma. Infatti twitta con un linguaggio da duro, quasi da repubblicano, e poi si descrive così: “wife, mom, grandma, women+kids advocate, FLOTUS, Senator, SecState, hair icon, pantsuit aficionado, 2016 presidential candidate”.
Dimostrando poi di essere davvero focalizzata solamente sulle elezioni, il bene per il proprio paese e per la propria famiglia: infatti segue giusto 14 account su Twitter (da sua figlia, alla sua fondazione, passando per suo marito) contro i 3,36 milioni di follower.

D’ora in avanti quindi – per tornare all’incipit di questo post – dovremo solo stare a vedere, per vederne delle belle.

Thank God We Are Social #201

di Giulia Marinelli

Se state leggendo queste righe vuol dire che siete sopravvissuti a una delle settimane più lunghe dell’anno: quella in cui bisogna essere operativi subito dopo i bagordi di Pasqua e Pasquetta!

Ora che ce l’avete fatta, potete anche rilassarvi e leggere il TGWAS sotto questo splendido sole primaverile.

 

Coachella, tra musica e social

Sotto lo stesso sole, qualche migliaio di chilometri più a ovest, decine di migliaia di persone (e Chiara Ferragni) si stanno scatenando nel deserto californiano al ritmo del music festival più in voga del momento, Coachella.

Ogni festival che si rispetti porta con sé un gran numero di conversazioni social: quest’anno per seguirle meglio potete andare su People VS Poster, un sito che vi permette di capire se su twitter si parli più di AC/DC, Jack White o FKA Twigs. Non solo: potrete confrontare il twitter buzz con il lineup del festival, per capire se la posizione di un artista sul poster ufficiale di Coachella rispecchi quanto si parla di lui/loro su twitter.

people vs poster

 

Magia…o filtri di Instagram?

Quale modo migliore di coinvolgere i fashion addicted se non con una campagna sulla piattaforma che più utilizzano in assoluto (e che, proprio in settimana, ha introdotto i controlli per Color e Fade tra le opzioni di ritocco delle immagini)?

Devono averlo pensato anche da Ted Baker, dove hanno trovato un modo assolutamente innovativo di utilizzare i filtri Instagram per promuovere la nuova collezione SS15.

Nel corso di circa due settimane hanno pubblicato sul loro profilo Instagram delle immagini fortemente ritoccate, con alcuni colori del tutto artificiali, chiedendo agli utenti di condividerle a loro volta sui propri profili Instagram con l’hashtag #Pinch_Me, ma solo dopo aver applicato il giusto filtro.

Come per magia, un Ludwig o un Crema più tardi, sulle immagini sono iniziati a comparire indizi nascosti, tutti utili per svelare un messaggio segreto!

ted baker instagram

 

Spoilers… spoilers everywhere!

Mentre noi eravamo impegnati a capire come funziona Periscope, Google ha trovato modo di salvarci da uno dei più grandi problemi dell’appassionato di tv del giorno d’oggi: gli spoiler sui social media.

spoilers everywhere

In un brevetto da poco depositato, Google delinea un sistema per bloccare le informazioni relative a serie tv, libri e film, in modo da non correre il rischio di incappare su notizie che non si è pronti a conoscere. Basterà aggiornare un social network sull’ultimo episodio visto di una serie che stiamo seguendo – come fanno già molte piattaforme – e il sistema riconoscerà in automatico se altre persone stanno pubblicando contenuti sullo stesso argomento e quei post riguardano un punto della storia che non abbiamo ancora raggiunto.

Se il sistema pensa che il post possa contenere spoiler, ne nasconderà il contenuto e ci chiederà se siamo davvero pronti a sapere chi sia stato ad uccidere Laura Palmer.

google no spoiler

È una notizia che fa tirare a tutti un enorme sospiro di sollievo, giusto in tempo per l’inizio della nuova stagione di Game of Thrones.

Quale modo migliore di avvicinarsi alla season premiere di GOT – che, ricordo per i più distratti, sarà nella notte tra domenica e lunedì – se non un rapido recap di tutti i personaggi? Ancor meglio se sotto forma di cani (pictured: #Hodor)!hodorpainting

 

Chiuderò questo appuntamento con il TGWAS – e la digressione sulle serie tv – ricordandovi che durante la settimana che si sta chiudendo gli americani hanno vissuto il loro Lost day (l’8 aprile 15, alle 16:23 e 42 secondi) e Apple ha finalmente inserito nella tastiera dei suoi iDevices un’emoji per permettere ai Vulcaniani di salutarsi augurando “lunga vita e prosperità”.

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Video: Facebook supera Youtube. E non solo per visualizzazioni

di Luca Della Dora in News

Negli ultimi mesi i video hanno guadagnato sempre maggior importanza per chiunque consumi contenuti su internet, e – di conseguenza – per chi li crea e li distribuisce.

È qualcosa che ha molto a che fare con il modo in cui le persone usano i propri dispositivi per cercare informazioni, supporto o intrattenimento, ma anche con il modo in cui le piattaforme stanno cambiando (spesso per soddisfare nuovi bisogni, dettati da nuove abitudini).

Facebook F8 Video

Abbiamo visto come Facebook sta facendo in modo di renderli un formato sempre più interessante per i brand, sia in termini di visibilità, sia di opportunità di condivisione (con la possibilità di embed).

Facebook Video Embed

Agosto 2014 ha rappresentato un momento di svolta: per la prima volta i video su Facebook hanno ottenuto più visualizzazioni rispetto a quelli su Youtube (da desktop), e da quel momento abbiamo visto le due piattaforme competere – mese dopo mese – da questo punto di vista.

Facebook VS Youtube - Video Viewed

La crescita – su Facebook – è stata trainata dal numero di video visti da ogni persona sulla piattaforma: più di 107 durante Febbraio 2015, contro i 69.5 visualizzati su Youtube. Il primo ha praticamente raddoppiato i video visti per persona in soli 12 mesi, il secondo ha invece visto diminuire quel numero del 9.9%.

Facebook VS Youtube - Video per person

Non si tratta di un dato trascurabile, e che interessa solo queste due piattaforme, perché il traffico generato dai video rappresenterà l’80% del traffico internet totale entro il 2018, e l’universo di servizi dedicati a questo tipo di contenuti è ormai popolato da piattaforme molto diverse tra loro: basti pensare alla popolarità, guadagnata in poche settimane, da Periscope o Meerkat, o all’attenzione che è stata posta su Instagram quando ha introdotto la possibilità di caricare video di 15” sulla piattaforma, senza scordare servizi completamente diversi, come Snapchat, o il neonato Riff.

Servizi diversi, adatti a essere fruiti da dispositivi differenti quindi: a dicembre 2014 il 38% di tutti i video sono stati visti da smartphone e tablet, per dare un’idea del volume di traffico di cui stiamo parlando.

OOYALA - The rise of mobile video

Non si tratta soltanto di una tematica di “quale dispositivo”, ma del tipo di contenuto più adatto a essere fruito a seconda del momento, di dove ci si trova e di quanto tempo si ha a disposizione per un video: è sempre più importante conoscere l’audience con cui si desidera interagire, in termini di abitudini e di momenti in cui le persone consumano effettivamente i contenuti.

SHARE OF TIME WATCHED BY DEVICE AND VIDEO LENGTH

Ma come stanno reagendo i brand a questo cambiamento?



Uno studio condotto da Mixpo evidenzia 3 aspetti molto interessanti:

  • la crescente attenzione verso la creazione di video su tutte le maggiori piattaforme da parte dei brand;
  • il sorpasso di Facebook nei confronti di Youtube;
  • la quasi totale assenza di soggetti che non investiranno in nessuna di queste piattaforme.

Lo studio ha coinvolto 125 tra agenzie, brand e publisher: l’87% hanno dichiarato di aver pianificato campagne di video adv su Facebook (contro il 63% dell’anno scorso), mentre l’81.5% su Youtube (12 mesi il 77.8%).

Advertisers Video Ads

È quindi interessante notare come sia sempre più importante per i brand essere in grado di comprendere i cambiamenti imposti dal modo in cui le persone accedono e consumano i contenuti, e saper offrire – di conseguenza – esperienze in linea con queste abitudini.

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