Benvenuti in we are social. Siamo una conversation agency, con uffici a Milano, New York, Londra, Parigi, Monaco di Baviera, Singapore, Sydney e San Paolo. Aiutiamo le marche ad ascoltare e comprendere le conversazioni che hanno luogo sui social media, per potervi prendere parte in modo attivo e rilevante.
Siamo un nuovo tipo di agenzia, ma la conversazione tra persone non è certo una novità: la nostra missione è quella di introdurre i nostri clienti all’interno di questo processo naturale.Abbiamo già aiutato brand come Sky, Henkel, BNL Gruppo BNP Paribas, Mondelēz, Barilla, Lavazza, adidas e BIC.

Se vuoi conoscerci meglio, e scoprire come possiamo aiutare anche te, inviaci una e-mail o chiamaci al numero +39 02 3655 1868.

Thank God We Are Social #163

di Matteo Starri

Scusate, i mondiali sono finiti. Non è colpa nostra, davvero.

Mai più senza filtro.
No, non parliamo di un buon proposito di capodanno di non vedere mai più quel capolavoro* che è il film con J-Ax, bensì la nuovissima funzione di Snapchat, che consente di aggiungere dei filtri pazzi alle vostre foto e ai vostri video, basati sulla location in cui vengono snappati. Naturalmente è necessario attivare la localizzazione del device, ma da Snapchat dicono che la location non sarà loggata sui loro server.

(*: potremmo non pensarla proprio tutti tutti così in We Are Social)

La prima foto su Instagram (spoiler: non è un gattino)
Non sorprende naturalmente che la foto “più antica” su Instagram sia di Kevin Systrom, co-founder della piattaforma. Quello che sorprende è che non si tratti di gattini, risaputi paladini dell’internet. La foto, invece, ritrae il suo cane (/sadtrombone). La curiosità che vi vogliamo segnalare sta nell’URL: la foto è infatti /p/C/, dove /p/ rappresenta i contenuti (spiace, ma se volevate iscrivervi a Instagram e chiamarvi semplicemente “p” potreste avere brutte notizie…), e /C/ è l’identificativo della foto in questione. La particolarità è che la foto è seguita da /D/ (un bar di tacos) ed /E/, dolce compagnia, e così via.

Le nostre menti da CSI quindi ci portano a chiederci cosa ci fosse nelle foto /B/ e soprattutto /A/, che immaginiamo essere le prime due foto pubblicate sulla piattaforma, ma poi cancellate. Forse gattini?

It’s complicated
Come combinare 7 settimane all’Analog Research Lab di Facebook e un incarico di creare artwork per i pavimenti del campus? Con dei passi di danza, naturalmente. Stefanie Posavec ha creato quattro visualizzazioni che rappresentano un mese di interazioni di altrettante coppie su Facebook, tra post, commenti e tag. Caschè finale?
Facebook

$o£di!
Sempre restando nel mondo dataviz, Evermerchant ha creato una grafica dinamica raffigurante, in real time, la spesa mondiale sui siti di eCommerce. Nella loro speciale classifica, l’Italia si piazza al decimo posto, mentre non è una sorpresa vedere Facebook, Pinterest e Twitter nella top 3 delle piattaforme social.


Click on the above preview to view the full interactive graphic, or go to Ever Merchant).

Ehm… Mondiali
Ok ok ok, un ultimo post sui mondiali concedetecelo dai. Vorremmo infatti segnalarvi un altro esperimento di dataviz, direttamente da Twitter, sull’utilizzo delle hashflags dei Paesi in gara. Vediamo ad esempio che l’Italia è stata menzionata molto da utenti in Inghilterra e Uruguay, ma anche Svizzera, Australia e Spagna (quasi tutta gente che al Mondiale ha fatto benissimo…). Al contrario, di chi abbiamo parlato in Italia? Non sorprende vedere Germania, Argentina e Brasile tra i primi 5. Ma, sorpresa, al primo posto gli Stati Uniti.

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I vincitori del Mondiale Social

di Matteo Starri

Nel caso vi fosse sfuggito, domenica sera la Germania ha vinto il suo quarto titolo mondiale, primo della storia della Germania unita, battendo l’Argentina al Maracanã. In parallelo, però, si è disputato un mondiale completamente diverso, il mondiale social.

Abbiamo parlato con i nostri osservatori, condotto le analisi post-partita e catturato l’opinione del pubblico nelle ultime 5 settimane, per cercare di capire chi ha avuto la meglio nel migliorare il proprio profilo prima della finestra di mercato estiva, che sarà sicuramente molto viva come sempre dopo un torneo di questo livello.

Social superstar

Diversi giocatori hanno visto le loro community crescere di oltre 1 milione di fan: Neymar è l’unico sopra i 2 milioni (2,1), seguito da David Luiz (1,6), Cristiano Ronaldo (1,5), Mesut Ozil (1,3) e James Rodriguez (1,3).

Si tratta di numeri impressionanti, aiutati da prestazioni ai massimi livelli sul piano del calcio giocato. Ma se ci spingiamo oltre il valore assoluto e andiamo ad analizzare la crescita percentuale, scopriamo esiti del tutto diversi.

Paul Pogba – indicato come uno degli astri nascenti del calcio che conta, e alla prima grande manifestazione su scala mondiale – ha visto la sua community crescere del 584%, fermandosi a poche migliaia di nuovi follower dal milione.

 

Se consideriamo che la Francia ospiterà i Campionati Europei tra 2 anni, è la nostra prima scelta per il titolo di Social Superstar per questi mondiali e per il futuro.

Naturalmente c’è stata un’altra, forse leggermente meno umana, protagonista indiscussa di questo Mondiale: @brazuca ha visto la sua community crescere di quasi 3 milioni di follower, un incremento del 1.044%. Non male, per un oggetto inanimato…

 

Instagratification

Tornando al mondo dei viventi, le nostre ricerche evidenziano come le crescite più significative a livello di piattaforme non si siano viste su Twitter. Il profilo Instagram di Neymar è cresciuto di 3,8 milioni di follower, quasi il doppio rispetto alla sua – peraltro già impressionante – crescita su Twitter.

James Rodriguez ha visto 2,3 milioni di nuovi follower (più che su Twitter) e anche l’uomo partita della finale, Mario Gotze, rientra in questo club esclusivo. Al contrario, Cristiano Ronaldo e Robin Van Persie hanno visto una crescita su Instagram più ridotta rispetto a Twitter: un indice che queste giovani star sono più “sul pezzo” in quanto a piattaforma più in voga?

Anche dal punto di vista contenutistico, è chiaro come i giocatori più giovani siano pienamente a proprio agio con il divertimento, la genuinità e la naturalezza tipiche di Instagram.

Selfie, selfie, selfie

La facilità d’utilizzo e immediatezza delle piattaforme di condivisione di immagini ha voluto dire soltanto una cosa: siamo stati inondati di selfie. Giocatori, commentatori, giornalisti, VIP: da Angela Merkel all’intera nazionale messicana.

Difficile comunque trovarne una più bella della parata dei vincitori:

Fan fiction

Ma non è stato solo un mondiale di community in crescita e selfie. Per gli amanti di meme, reaction-GIFs e montaggi, è stato un mondiale stupendo. Tra i nostri preferiti, @CheapPanini, l’imbarazzante incrocio di braccia, e il Sabella pendente di Pisa.

Per tutti questi motivi, sarà un mondiale difficile da dimenticare. Almeno fino all’inizio di quella cosa meravigliosa che è il calcio d’agosto.

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Mercoledì Social #223

di Paola Tonetti

Ed eccoci arrivati al mercoledì social #223. Per dare il boost a questa settimana e arrivare lisci al weekend, vi delizieremo con un primo piatto di news su Linkedin e Twitter, un secondo a base di una nuova startup App chiamata Hashtack, e un dolce su una nuova feature di Pinterest.

Linkedin acquisisce Newsle

La notizia è fresca-fresca: Linkedin ha annunciato l’acquisizione ufficiale di Newsle, una startup che aiuta gli utenti a districarsi nella miriade di informazioni provenienti dai social network  fornendo solo le news più interessanti sulla base della propria cerchia di “amici”. Newsle permette infatti di  importare i propri contatti di Facebook e Linkedin, notificando l’utente nel momento in cui uno qualsiasi dei propri conoscenti di rete viene nominato online. Fondata nel 2011, oggi Newsle ha raggiunto 2.6 milioni di dollari dagli investitori, tra i quali figurano Transmedia Capital e Draper Fisher Juvetson. Stando al comunicato rilasciato da Linkedin, Newsle continuerà a vivere in modo indipendente, mentre entrambi i team porteranno avanti il processo di integrazione fra le due piattaforme.

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Twitter introduce l’Analytics per i Tweet organici

Twitter ha aggiornato la propria dashboard di analisi con una nuova feature che permette di capire effettivamente quanto bene funzionano i propri Tweet organici; la dashboard è dedicata agli advertiser  e agli account verificati fornendo così un insight più dettagliato sulle strategie editoriali adottate. La nuova dashboard include specifiche quali impression, engagement totale e anche l’engagement per ogni singolo tweet, con la possibilità di comparare le performance dei diversi mesi di gestione editoriale. Oltre a questo, la nuova feature permette di capire quante volte sono stati visualizzati i propri tweet, sia da smartphone (Android e iOS) che dalla piattaforma.

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Hashtack: Facebook, Twitter e Instagram in un’unica App

Hashtack  nasce dalla mente brillante di Jeremy Greenfiled  che ha presentato la sua piccola startup al TechCrunch meetup di Seattle di quest’anno. Hastack è un’applicazione ibrida di foto e video sharing, che ingloba in un’unica App la possibilità di fare like, share, comment e repost (o retack per essere precisi) di qualsiasi contenuto. La feature importante di Hashtack, a differenza di Instagram, è che rende molto semplice il retack, incentivando così gli utenti  a dare credito alle immagini che stanno appunto re-postando. Un altro aspetto interessante è la possibilità data dall’applicazione di creare  uno stream personalizzato di hashtag, una feature che potrebbe fare gola ai social media manager e ai creatori di contenuti. Questa funzionalità rende il lavoro delle compagnie più facile, permettendo di rispondere in modo efficace agli utenti che stanno interagendo con loro. Per ora Hashtack è disponibile solo su iOS, mentre sembra essere in dirittura d’arrivo la versione Android.

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Pinterest lancia il nuovo Follow Button 

Pinterest conta ad oggi 60 milioni di utenti attivi, e ultimamente si è data un gran da fare per migliore il modo in cui le persone fanno ricerca e navigano all’interno della piattaforma. L’ultima novità riguarda il modo in cui Pinterest ingaggia gli utenti mentre stanno facendo web surfing su altri siti: il nuovo Follow button non rimanda semplicemente gli utenti a Pinterest, ma apre un’anteprima pop-up che consente di visualizzare il profilo interessato insieme ad una serie di top Pins dell’account. Disegnato in primis per i Brand e per le attività di Business, questa nuova feature arricchisce la navigazione dell’utente con contenuti pertinenti, senza distoglierli dal loro focus primario, ovvero le pagine su cui stanno navigando in quel momento.

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#WorldCup: non ha vinto (solo) la Germania

di Luca Della Dora in News

Poco prima dell’inizio dei Mondiali Facebook aveva dichiarato che sono più di 500 milioni gli utenti attivi appassionati di calcio presenti sulla piattaforma.

Ma quanti di questi hanno poi effettivamente preso parte alla conversazione durante la manifestazione? Secondo lo studio condiviso da Facebook sono stati più di 350 milioni gli utenti ad aver discusso della Coppa del Mondo tra il 12 Giugno (giorno della partita di esordio Brasile – Croazia) e il 13 Luglio (notte in cui si è disputata la finale tra Argentina e Germania).

2014 World Cup Breaks Facebook Records
Qui l’infografica completa

350 milioni di persone che hanno generato più di 3 miliardi di interazioni (tra post, commenti e like), con un picco durante la finale di domenica, che ha visto prendere parte alla conversazione 88 milioni di persone (che hanno creato 280 milioni di interazioni).

2014 World Cup Breaks Facebook Records

Il Brasile è stato – per ovvie ragioni – al centro della maggior parte delle conversazioni: vuoi perché nazione ospitante (il 57% dei brasiliani presenti su Facebook ha creato e condiviso contenuti relativi alla #WorldCup), vuoi perché il giocatore più rappresentativo è stato al centro delle conversazioni stesse, prima per aver trascinato i Verdeoro fino alla semifinale, poi per l’infortunio di cui è stato vittima (la Facebook Page di Neymar è cresciuta di 15 milioni di fan durante l’ultimo mese), vuoi – infine – per la storica sconfitta subita per mano della Germania (il goal del 5-0 – segnato da Khedira – è stato il momento capace di generare il maggior numero di conversazioni durante il torneo).

È stato l’evento con il più alto volume di conversazioni mai registrato su Facebook: questo evidenzia, ancora una volta, come per le persone sia sempre più naturale utilizzare i social media per commentare eventi globali che seguono in televisione (basti pensare alla Notte degli Oscar, alle Olimpiadi, e – appunto – ai Mondiali di Calcio).

Se era ipotizzabile il coinvolgimento di un numero così alto di persone, è invece sorprendente il volume di interazioni che queste persone hanno creato (come sottolinea anche Nick Grudin – Facebook’s Director of Global Media Partnerships): “Facebook è stato lo stadio globale grazie a cui le persone hanno potuto assistere alla #WorldCup 2014”.

Le conversazioni spontanee generate dalle persone hanno avuto un enorme impatto sui numeri condivisi da Facebook, ma non possiamo non menzionare l’enorme lavoro da parte di moltissimi brand che hanno deciso di prendere parte a questo mese di calcio e conversazioni: un esempio di cui siamo molto orgogliosi è rappresentato da Adidas, che – oltre ad aver vestito entrambe le squadre finaliste – ha generato +1.6 milioni di interazioni su Twitter durante il Torneo (finale esclusa).

Business Insider racconta in che modo We Are Social ha collaborato con Adidas per preparare al meglio quello che è stato un enorme successo, sia in termini di conversazioni (è stato il brand più menzionato durante la World Cup 2014), sia di risultato sportivo (con, appunto, due squadre in finale).

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Come misurare l’engagement di Facebook

di Andrea Savarino in News

All’interno del variegato panorama dei social network, Facebook è senza dubbio quello che evidenzia la rapidità di sviluppo e di cambiamento maggiore; per contro non si assiste alla stessa dinamicità per quanto riguarda la misurazione di Facebook, che ad oggi rimane invece piuttosto controversa.

Negli ultimi anni si è parlato molto di come siano cambiati i criteri secondo i quali Facebook determina quali contenuti mostrare agli utenti: ci sono sempre più brand presenti sul network, gli utenti ne seguono sempre di più e di conseguenza risulta sempre più difficile per una marca riuscire a farsi notare tra i News feed dei propri fan.

Molti addetti ai lavori avranno ormai notato che il reach organico dei post su Facebook è diminuito. Con qualche differenza tra brand e mercati, i dati che rileviamo evidenziano infatti che il reach organico dei post si assesta tra l’1% e l’8% (con una media del 3% per le Pagine con più fan).

Si evince quindi che se un brand vuole continuare a raggiungere la propria community, o meglio ancora nuovi fan, si rende necessario un investimento media.

Non ci interessa particolarmente approfondire le motivazioni per cui il reach dei post su Facebook sia diminuito: la cosa che più ci preme è capire l’impatto che questo sta avendo sulla misurazione delle performance di una marca sul canale.

Socialbakers ha appena reso ufficiale un cambio di rotta rispetto al loro abituale engagement rate, come metrica chiave di misurazione delle performance di una Pagina; si tratta di un’evoluzione cruciale, dal momento che riguarda la metrica intorno alla quale è nato Socialbakers stesso. Considerato il numero di brand e agenzie (tra cui anche We Are Social e i clienti che gestiamo) che si appoggiano a Socialbakers, è ragionevole pensare che il loro cambiamento di rotta avrà un notevole impatto su come saranno misurate le performance dei brand sul canale nel prossimo futuro.

Per riassumere, l’engagement rate di Socialbakers pondera le interazioni generate dai post (inteso like+commenti+condivisioni) rispetto al numero di fan della Pagina (per la precisione ci sono due engagement rates, uno per la Pagina e uno per i post).

Engagement rate 

L’idea di base è che dividendo le interazioni per il numero di fan, è possibile stimare una percentuale di engagement che consente di confrontare tra loro Pagine di diversa ampiezza. Il punto è che Socialbakers ha deciso che da ora in poi ci si dovrà invece concentrare sul numero assoluto di interazioni e non più sulla ponderazione delle stesse in base al numero di fan.

La ragione di questa scelta è appunto che, considerata la crescente difficoltà dei post di un brand nel raggiungere spontaneamente i fan della Pagina e considerata la maggiore presenza di contenuti sponsorizzati all’interno dei News feed degli utenti, diventa meno sensato ed efficace misurare l’efficacia di un post basandosi sui fan della Pagina. Per dirla in altre parole, i (soli) fan non rappresentano più l’unica opportunità per un post di diventare “engaging”.

L’implicazione più critica di questo nuovo approccio è che i brand con community piccole, che vogliono confrontarsi con competitor di dimensioni più importanti, rischiano facilmente di passare da una posizione di “leader” (in termini di engagement rate) a “loser” (in termini di numero assoluto di interazioni generate).

Dal nostro punto di vista la community di un brand continua ad avere un’importanza strategica, tuttavia è anche vero che qualunque brand che voglia investire su Facebook non ha il solo obiettivo di coinvolgere esclusivamente la propria community (che tra l’altro sarà ragionevolmente costituita da utenti già “fidelizzati”) ma bensì anche quello di raggiungere altri utenti e di avvicinarli al brand.

Secondo questa logica è ragionevole pensare che se un brand riesce a generare molte più interazioni rispetto ad un competitor, evidentemente è perché riesce a raggiungere più persone. Non si tratta di dire che il reach è l’unico indicatore di successo: il reach non deve mai essere fine a se stesso, il vero obiettivo di un brand dovrebbe infatti essere quello di raggiungere il target corretto e di farlo con contenuti che siano vincenti su quel determinato target. La misurazione di questo può essere, per l’appunto, il numero di interazioni che questi contenuti otterranno, infatti:

- I contenuti “engaging” incrementano la diffusione virale
- I contenuti “engaging” sono la conferma del fatto il contenuto ha raggiunto il target corretto, che ha appunto reagito positivamente al contenuto
- I contenuti “engaging” hanno più probabilità di essere riproposti da Facebook grazie alle notifiche del network (ad esempio quando un utente vede che un amico ha interagito con quel contenuto)

Tornando quindi al tema della misurazione, che indicazioni possiamo trarre da tutto ciò?

Reach e frequenza

In We Are Social crediamo che il reach e la frequenza (numero di volte in cui gli utenti vengono raggiunti da un contenuto) siano due delle metriche più importanti nella valutazione di una Pagina.

Pur rimanendo fondamentale controllare il reach (e la frequenza di reach) di un singolo post, è molto importante prestare attenzione al reach (complessivo) ottenuto su base settimanale o mensile; in altre parole, anziché fossilizzarsi sul fatto che il reach spontaneo dei singoli post è sceso al 1%-3%, occorre focalizzarsi sul reach complessivo che la Pagina o i Post riescono ad ottenere nell’arco di una settimana o di un mese.

Anziché considerare quindi gli utenti raggiunti dal brand come un mero sotto-insieme dei suoi fan, occorre valutarli come un’opportunità di business: bisogna utilizzare gli Insights di Facebook per identificare il proprio target, quantificarne l’ampiezza e pianificare un piano media che consenta al brand di raggiungerlo.

Ne deriva che, nella misura in cui viene fatto sempre più uso di contenuti sponsorizzati, le marche dovrebbero investire su metodologie che misurino l’impatto della visualizzazione dei contenuti, anziché delle sole interazioni con gli stessi.

Impatto sul business

Sicuramente ci sono differenze tra brand e mercati, ma se pensiamo ad azioni quali cliccare su link/website referral, le conversioni in termini di sottoscrizioni o di acquisto di prodotti/servizi etc…Facebook si conferma sicuramente come uno dei principali strumenti di marketing per i brand, ma non per questo dobbiamo pensare che non si debbano verificare le performance del canale in questo ambito e potenziarne l’utilità a fini di marketing.

Engagement

L’engagement (come il reach) non deve essere un obiettivo di per sè. Occorre infatti focalizzarsi sulla qualità e sul contenuto reale dell’engagement ottenuto; ad esempio capire se il coinvolgimento è stato positivo o negativo, capire che target è stato effettivamente coinvolto ed infine qual è l’impatto dell’engagement ottenuto sul brand e/o sul business del brand.

Per poter valutare correttamente l’engagement quindi, occorre ponderarlo sul reach (o sulle visualizzazioni), bisogna quindi chiedersi: quante persone, tra quelle raggiunte dal contenuto, hanno interagito con lo stesso? Ci sono diverse metriche a disposizione per poterlo fare ma una soluzione efficace è quella di rapportare (facciamo riferimento alla terminologia degli Insights di Facebook) gli Utenti Coinvolti sugli Utenti Raggiunti (a livello di Pagina), oppure (a livello di Post) misurare gli Utenti coinvolti dai Post sugli Utenti Raggiunti dai post, così come le Interazioni dei Post (like+commenti+condivisioni) sulle Visualizzazioni dei Post e via dicendo. Ovviamente, a seconda del tipo di attività svolte sulla Pagina, bisognerà puntare l’attenzione su azioni/interazioni specifiche (ad esempio il numero di visualizzazioni di almeno il 95% di un video, oppure le condivisioni etc…).

Il dato di reach di Post/Pagina ovviamente non è pubblico e di conseguenza può essere usato solo dagli amministratori della stessa e soprattutto non consente di effettuare comparazioni con l’engagement di Pagine competitor. L’unica soluzione per ovviare in parte a questo problema è cercare di usare come benchmark delle Pagine di brand/prodotti/paesi del proprio portfolio clienti.

Se invece ci si vuole confrontare direttamente con la concorrenza, i tool come Socialbakers tornano ad essere la soluzione migliore. Tuttavia occorre ricordare che l’engagement misurato da Socialbakers non è necessariamente (o esclusivamente) il risultato della qualità del contenuto proposto, perché il numero di interazioni generate da un contenuto può ad esempio essere fortemente influenzato da attività di sponsorizzazione dello stesso.

In sostanza il cambio di rotta di Socialbakers comporta un’unica grande differenza, ed è il modo col quale i brand si confronteranno tra loro. Sia che si utilizzi la metodologia dell’engagement rate, sia che si opti per il confronto diretto delle interazioni in valore assoluto, si potrà comunque identificare gli alti e i bassi dell’engagement di una Pagina; tuttavia se per confrontare una Pagina coi competitor possiamo fare riferimento solo alle metriche pubbliche, riteniamo che il numero assoluto di interazioni sia il dato migliore per misurare l’impatto delle proprie attività su Facebook rispetto alla concorrenza.

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