Benvenuti in we are social. Siamo una conversation agency, con uffici a Milano, New York, Londra, Parigi, Monaco di Baviera, Singapore, Sydney e San Paolo. Aiutiamo le marche ad ascoltare e comprendere le conversazioni che hanno luogo sui social media, per potervi prendere parte in modo attivo e rilevante.
Siamo un nuovo tipo di agenzia, ma la conversazione tra persone non è certo una novità: la nostra missione è quella di introdurre i nostri clienti all’interno di questo processo naturale.

Abbiamo già aiutato brand come Sky, Henkel, BNL Gruppo BNP Paribas, Mondelēz, Barilla, Lavazza, Adidas e BIC.

Se vuoi conoscerci meglio, e scoprire come possiamo aiutare anche te, inviaci una e-mail o chiamaci al numero +39 02 3655 1868.

Thank God We Are Social #149

di Giulio Bordonaro in News

Buon sabato a tutti gli appassionati del TGWAS, anche questa settimana siamo pronti per raccontarvi le notizie più curiose dal mondo dei social media.

This must be the place: Google Street View musicale

Iniziamo questo weekend come si deve, con un po’ di musica: alcuni dei nostri album preferiti sono stati inseriti nelle schermate di Google Street View per mostrarci il mondo da una prospettiva diversa. Dalla Londra degli Oasis alla New York di Bob Dylan, ovviamente non poteva mancare Abbey Road. Potete vederle tutte sul sito del Guardian. Vi vengono in mente copertine italiane per proseguire la serie?

Classic album covers in Google Street View

 

Emoji-nation, arte e social media

L’artista Ucraina Nastya Nudnik ha cercato di reinterpretare opere d’arte classiche inserendo i simboli della cultura di Internet come emoticon, aggiornamenti e notifiche dai social media, in una serie chiamata Emoji-Nation. Un progetto che ci fa riflettere su quanto alcune icone informatiche siano per noi cariche di significato.

Emoji-nation di Nastya Nudnik

 

Emoji e Twitter

Che le emoticon permettano di connotare meglio una frase, aggiungendo sentimenti, sfumature e colori senza dilungarsi, lo ha capito anche Twitter: da pochi giorni infatti anche da desktop è possibile includere e visualizzare smile, animaletti e cuoricini nei tweet. E sul sito Emoji Tracker potete seguire l’aggiornamento in tempo reale delle icone più utilizzate: mentre scriviamo l’emoji più utilizzata è png-1, invece la meno utilizzata è . Chissà come mai.

emoji su twitter

 

Condividi per una buona causa

Ecco una bella campagna contro il bullismo: nel video “Share it to end it” sentiamo il lamento di un bambino che si sente solo e insicuro. L’invito è di condividere il video, diffondere il messaggio al posto di chi ha troppa paura di farlo: con ogni condivisione su Facebook il video si accorcerà di un millisecondo e, quando il messaggio sarà diffuso in modo massiccio, il video finirà. Al momento è già stato postato da oltre 20.000 utenti.

Share it to end it

 

Selfie mirror: un futuro possibile

Immaginate uno specchio che scatta automaticamente il vostro autoritratto e lo condivide sul social network che preferite: ecco la nuova frontiera delle selfie, un’invenzione che cambierà per sempre il mondo della fotografia autoinflitta. Non fatevi prendere dall’entusiasmo però: al momento si tratta solo di un esperimento di iStrategy Labs, un’agenzia digital già già famosa per la rivoluzionaria tecnologia BeardSwipe.

 

L’instagrammer della settimana

E a proposito di selfie, anche questa settimana vi suggeriamo un account Instagram da seguire: quello di Peter Griffin! La Fox, in vista del lancio del gioco mobile “Family Guy” ha aperto l’account del protagonista della serie, dove i fan potranno trovare anticipazioni sul gioco, sugli episodi futuri e altre foto di famiglia imbarazzanti.

Peter Griffin su Instagram

 

Escape from XP

Concludiamo il nostro TGWAS con una punta di tristezza, facendo un saluto speciale a un amico che, dopo anni di onorata carriera, ci ha lasciato in questi giorni. Stiamo parlando di Windows XP: dall’8 aprile Microsoft ha infatti cessato il supporto tecnico e gli aggiornamenti per il sistema operativo lanciato nel 2001, invitando gli utenti a migrare verso sistemi più aggiornati.
Per un’ultima avventura insieme, Microsoft ha creato un  videogame, “Escape from XP”, in cui vestirete i panni dell’ultimo eroe rimasto a difendere Windows XP e Internet Explorer 6. Un’epica battaglia per la sopravvivenza è alle porte…

Escape from XP

Volete sapere se sul vostro computer è ancora installato Windows XP? Potete visitare l’utilissimo sito ufficiale amirunningxp.com. Se invece volete sapere se oggi è il giorno di Natale visitate isitchristmas.com. In caso di risposta positiva tanti auguri, altrimenti un semplice buon weekend!

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Facebook vs Twitter: il feed selettivo e il feed cronologico

di Stefano Maggi in News

I contenuti che raggiungono le persone su Facebook e su Twitter seguono logiche fondamentalmente diverse ed è molto importante conoscerle per definire una strategia di contenuto che funzioni bene per la community.

Nel primo caso, esiste una vera e propria selezione dei contenuti da parte dell’algoritmo di Facebook, sulla base di regole che definiscono se un contenuto ha buone possibilità di essere rilevante per le persone (quanti amici hanno interagito con quel contenuto, in quanto tempo, quanto è rilevante la fonte e il tipo di contenuto sono solo alcune delle variabili). Facebook ha introdotto nel tempo in modo marginale anche un altro tipo di approccio: l’elemento cronologico, che permette di vedere tutti i contenuti e le interazioni del proprio gruppo di connessioni. È però valorizzato solamente in modo marginale, nel “ticker”: sacrificato a una sezione molto ridotta della versione desktop di Facebook.

Il ticker: l'eccezione alla regola selettiva dei contenuti di Facebook

Il ticker: l’eccezione alla regola selettiva dei contenuti di Facebook

Radicalmente diverso l’approccio di Twitter, che funziona – come noto – in modo cronologico, mostrando contenuti agli utenti senza filtri in ordine di pubblicazione. Twitter si sta muovendo per introdurre alcuni elementi di mediazione a questo approccio, che permettano di visualizzare contenuti rilevanti anche quando non sono recentissimi. Anche in questo caso un algoritmo che seleziona i contenuti potenzialmente più rilevanti per gli utenti. L’enorme differenza è che, nel caso di Twitter, la parte di selezione dei contenuti tramite algoritmo, è decisamente in secondo piano, affidata alla sezione “Discover”, sia su mobile che su desktop.

Discover: l'eccezione alla modalità cronologica di visualizzazione dei contenuti Twitter

Discover: l’eccezione alla modalità cronologica di visualizzazione dei contenuti Twitter

Quali implicazioni ha questo approccio radicalmente diverso?

  • Nel caso di Facebook è importantissima la frequenza dei contenuti, ma nel caso di Twitter è vitale: se in Twitter un contenuto viene scavalcato da altri contenuti più recenti, c’è una buona possibilità che venga ignorato dal target. In Facebook, se un contenuto è rilevante per l’utente e ha generato un buon livello di interazioni, molto probabilmente verrà mostrato anche se non è stato pubblicato da pochissimo;
  • In entrambi i casi, è molto importante conoscere le community di riferimento per capire la frequenza migliore: se il posting è troppo frequente per una community che segue poche persone e pochi brand, molte persone trovano il feed invaso da un solo brand, un solo contatto, un solo tema.
  • La promozione del contenuto funziona in modo radicalmente diverso: Facebook utilizza la promozione per influenzare parte della selezione delle conversazioni mostrate agli utenti, Twitter utilizza la promozione per mostrare contenuti aggiuntivi nello stream che normalmente ha una logica legata al tempo;

I due modelli non vivono solo in Facebook e Twitter, ma sono adottati da moltissimi social network. Il modello di feed cronologico simile a Twitter è adottato da Instagram, Pinterest, Google Plus, mentre il modello di Facebook è adottato nei casi in cui ci sono molti contenuti da mostrare in un contesto di spazio o tempo limitato. Foursquare (nella selezione di contenuto rilevante), per esempio utilizza questo approccio.

Il differente approccio dei social network è un ulteriore motivo che, nella definizione della strategia editoriale, rende fondamentale tenere in considerazione la strategia di canale, per scegliere tipologia e frequenza di contenuti a seconda delle community coinvolte.

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Mercoledì Social #209

di Stefano Voltan in News

Oggi è il giorno fatidico: Facebook spegne le Sponsored Stories.

O quasi.
Arriviamo a questo nuovo appuntamento con il mercoledì social dopo una settimana di avvicinamento, preparazione, (panico?), al momento in cui le Sponsored Stories non saranno più disponibili come prodotto di advertising a sé stante.
Un cambiamento sicuramente importante, che prevederà d’ora in poi l’integrazione del “social context” ai contenuti e alle inserzioni promosse su Facebook.

Uniamo questa prima notizia al fatto che il reach organico delle Facebook Pages si stia sempre più riducendo e arriviamo ad una conclusione fondamentale: da oggi sarà ancora più importante avere strategie chiare riguardo gli investimenti, il loro ruolo e i risultati generati su Facebook e, come vedremo, su tutti i social network.

La parola della settimana: native advertising
Sono stati molti gli articoli che hanno analizzato, nel corso dell’ultima settimana, cosa significhi e come utilizzare il “native advertising” sul social web. L’interpretazione negativa del termine associata al tentativo di “camuffare” contenuti promozionali utilizzando format o modalità proprie di un certo canale, non può dirsi rappresentativa del ruolo del nuovo panorama del social web.
Come mostra in modo semplice e diretto questa infografica, le interazioni native sono uno strumento per migliorare l’esposizione di una campagna che non può prescindere da strategie di comunicazione che puntino su un rich media che possa generare vero engagement.
Il native advertising acquista quindi un valore di relazione trasparente tra il brand e le persone che interagiscono con un nuovo contenuto perché collegato ad azioni dei propri amici o aderente ai loro interessi, coscienti che questo è stato sponsorizzato da un brand proprio a fronte di questi criteri.

native + rich media
Guarda l’infografica

Uno studio sul Post-Click engagement
L’importanza di costruire esperienze e interazioni davvero rilevanti per le persone viene confermata da questo studio di Shareaholic in cui emerge come i diversi social network possono veicolare differenti livelli di coinvolgimento degli utenti. E non è Facebook il canale che veicola il migliore livello di engagement:

shareaholic

Social adv: l’evoluzione secondo Google
Il panorama del social advertising interno ed esterno a Facebook è in fibrillazione e l’ennesima conferma arriva da Google. La prossima chiusura di Wildfire – che continuerà a supportare i propri clienti fino al 2015 – potrebbe rappresentare la scelta da parte di Google di creare un servizio proprietario che permetta di vedere la gestione della presenza social di un brand come un unico network dove engagement, performance, insight e risultati passano da una visione “per canale” a quella di brand.

Questo panorama di novità porta a riflettere sull’importanza di strategie di produzione di contenuti e promozione della conversazione che siano espressione di una visione più generale sul ruolo del brand sul social web.

Per concludere: non è una rondine che fa primavera
Ci lasciamo con altri spunti utili a fornire un quadro più completo dell’evoluzione di Facebook e del panorama generale della promozione delle conversazioni:

Gli hashtag, anche su Facebook, stanno trovando sempre maggiore utilizzo da parte dei brand secondo l’analisi di Socialbakers. Le statistiche percentuali sembrano suggerire un utilizzo da parte dei brand simile a quello che si fa degli hashtag su Twitter. Considerando le differenze sostanziali tra i due social network, credete che questa modalità di adozione sia corretta?
(E parlando di advertising, vedremo presto anche dei “promoted trend” anche su Facebook)
facebook statstwitter stats

Tra i nuovi strumenti introdotti da Facebook, la possibilità di utilizzare page post ad con una call to action esplicita sembrano generare risultati rilevanti in termini di costi per azione e di conversione finale. InsideFacebook ha approfondito in un’intervista (qui) lo studio realizzato da AdParlor (qui).

Secondo voi, quali sono altri social network che, evolvendosi, offrono ai brand le migliori opportunità di visibilità e coinvolgimento delle persone? Aggiungete i vostri spunti e con un commento a questo post.

Thank God We Are Social #148

di Manuela Rossi

Se il buongiorno si vede dal mattino, preparatevi per un sabato all’insegna della goliardia: il TGWAS di oggi è dedicato ai pesci d’aprile più divertenti del web! Dal profumo al gusto di Cheetos al Gmail Shelfie, anche quest’anno gli scherzi dell’April Fools’ Day non hanno deluso.

Shelfie, traduzione Emoji, Magic Hand e caccia ai Pokémon!

Come non cominciare da quello che è stato partorito a Mountain View dai team di Google, che ogni anno superano loro stessi (e tutte le altre tech companies) sfornando idee sempre più pazze. A partire dall’annuncio, in occasione del decimo compleanno di Gmail, della funzione Shelfie (SHareable sELFIE) per permettere agli utenti di condividere con i propri contatti gli autoscatti preferiti e impostarli come sfondo Gmail.

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Il team Google Maps ha lanciato il Pokémon Challenge, che ha permesso per due giorni agli utenti Android e iOS di catturare i teneri mostriciattoli.

Un Emoji vale più di mille parole: ecco allora che viene annunciato, sempre per iOS e Android, l’introduzione di un algoritmo di traduzione degli Emoji in Google Translate! Poiché un testo di sole parole sembrerebbe troppo asettico, il nuovo servizio promette di riuscire a tradurre non solo le definizioni delle parole di una pagina Web, ma anche tono e contesto.

Google Japan non è stato da meno, e ha presentato Magic Hand, un device di soli 800 grammi in grado di digitare al posto nostro su tablet e smartphone. Disponibile sia per destri che per mancini, è stato proposto in diverse versioni, compresa una per grattarsi la schiena.

 

Il clima perfetto con Virgin America

Richard Branson in persona annuncia l’ultima frontiera del comfort on-board: il Total Temperature Control. Realizzato in collaborazione con Nest, azienda produttrice di termostati intelligenti, il TTC avrebbe potuto finalmente realizzare il sogno di tutti i globetrotter del mondo: creare il proprio ‘clima’ personale attraverso uno schermo touch-screen posto su ogni schienale. Peccato sia solo un pesce d’aprile!

 

Il profumo per i golosi by Cheetos

Annunciato con un countdown sulla pagina Facebook del brand, Cheeteau è il profumo unisex dell’azienda produttrice di patatine Cheetos. Una fragranza dalle note burrose e accenti di cheddar stagionato, per un effetto acquolina garantito!

 

More is more

Dalla ciambella da 24 carati di Krispy Kreme Australia al contenitore per la pizza commestibile di Domino’s Pizza, passando per i desk in affitto di Airbnb e i photobombing di David Hasselhoff su Google+, uno dei pranks più apprezzati e divertenti apparsi in rete è stato quello di Nokia, il makeover dello storico 3310! La riedizione del telefono, commercializzato per la prima volta nel lontano 2000, è spessa 22 millimetri, e vanta features come Windows Phone 8, fotocamera da 41 megapixel, Xbox Games, Outlook preinstallati. Per i nostalgici ;)

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Gattini, amici, brand e la visibilità delle conversazioni su Facebook

di Stefano Maggi in News

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Dal 2007, quando sono nate le Facebook Pages, i brand hanno utilizzato questo social network per attivare una relazione, raccogliendo preferenze, “likes” da parte delle persone interessate e attivando una conversazione, attraverso contenuti social creativi, interessanti e realizzati in modo specifico per il target. Come sappiamo, nel tempo è diminuita la percentuale di fan delle pagine raggiunti mediamente da un brand con un singolo update in modo organico.

Questo è avvenuto perché, come in tutto il mondo, anche in Italia è aumentato esponenzialmente il numero di persone che utilizzano di Facebook e la  frequenza di utilizzo. La conseguenza? Molti più post di persone e brand potenzialmente interessanti per ogni singolo utente. Cosa non è cambiato? Il tempo a nostra disposizione e la nostra attenzione. Il risultato è che le foto dei nostri amici, gli articoli delle testate che seguiamo, i post dei brand con cui siamo connessi e – ovviamente – gli immancabili gattini concorrono per la nostra attenzione.

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Facebook, nel nostro news feed, opera una selezione per noi, segnalando i post più rilevanti. In questo modo seleziona anche i post dei brand che ci vengono mostrati. La diminuzione del reach di questi post è dovuta a questo meccanismo, come conferma Brandon McCormick, communications director di Facebook,in risposta allo statement formulato dal brand Eat24 contro questo cambiamento

“There is some serious stuff happening in the world and one of my best friends just had a baby and another one just took the best photo of his homemade cupcakes and what we have come to realize is people care about those things more than sushi porn”

Questo cambiamento non ha comportato che tutta la visibilità dei contenuti dei brand fosse affidata solamente all’investimento media. La diminuzione del reach potrebbe fare pensare a un appiattimento delle differenze tra brand, ma la situazione è completamente opposta. La diminuzione del reach medio ha comportato che i brand senza un approccio creativo, senza una strategia editoriale efficace e con una community non omogenea o “in target” hanno visto un decremento considerevole nella visibilità dei post. I brand che hanno un approccio strategico e creativo coerente hanno invece distanziato in modo forte in termini di visibilità le altre marche. I brand che pongono il “social thinking” al centro del proprio modo di essere e di conversare riescono più facilmente a sviluppare un alto livello di visibilità, rispetto agli altri, come dimostra questa analisi di Edgerankchecker.

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Il fattore community è altrettanto importante: qualche giorno fa abbiamo evidenziato che le community sono fatte di persone, non luoghi. Uno studio recente della Cornell University ha confermato che i legami tra community vanno ben oltre il concetto di “friend” / “fan” su Facebook e “follower” su Twitter, e che le community si formano attorno a “temi”, “attività”, “interazioni” e non solo a “strutture” (connessioni sui canali social). È proprio questo aspetto a rendere importantissimo il targeting delle proprie community: i brand che vogliono avere più visibilità e partecipare a conversazioni con più persone in modo organico possono favorire l’ingresso di persone in target, privilegiando l’approccio qualitativo (accogliere persone interessate a temi e valori specifici) a quello solamente quantitativo (invitare chiunque).

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