Benvenuti in we are social. Siamo una conversation agency, con uffici a Milano, New York, Londra, Parigi, Monaco di Baviera, Singapore, Sydney e San Paolo. Aiutiamo le marche ad ascoltare e comprendere le conversazioni che hanno luogo sui social media, per potervi prendere parte in modo attivo e rilevante.
Siamo un nuovo tipo di agenzia, ma la conversazione tra persone non è certo una novità: la nostra missione è quella di introdurre i nostri clienti all’interno di questo processo naturale.Abbiamo già aiutato brand come Sky, Henkel, BNL Gruppo BNP Paribas, Mondelēz, Barilla, Lavazza, adidas e BIC.

Se vuoi conoscerci meglio, e scoprire come possiamo aiutare anche te, inviaci una e-mail o chiamaci al numero +39 02 3655 1868.

Global Digital Statshot 001: lo scenario digital globale, in breve

di Luca Della Dora in News

È sempre più importante conoscere lo scenario relativo a social media, mobile e contesto digital: essere consapevoli dei numeri che riguardano il nostro lavoro di tutti i giorni ci aiuta a individuare le migliori soluzioni da proporre ai brand con cui abbiamo il piacere di lavorare.

Per questo, durante gli ultimi mesi, abbiamo condiviso report riguardanti diversi mercati e diverse aree tematiche verticali (potete trovare una raccolta di queste ricerche qui), grazie al lavoro di Simon Kemp – Managing Partner del nostro ufficio di Singapore.

La mole di dati è veramente enorme, quindi abbiamo deciso di creare dei brevi snapshot che diano un overview dello scenario a livello globale, che potete consultare e scaricare dal nostro account Slideshare.

I Digital Statshots sono pensati per accompagnare i nostri report più dettagliati – Social, Digital e Mobile Report – che contengono dati relativi a più di 100 paesi di tutto il mondo.

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Non bastano due gattini per guadagnare l’attenzione dei millennials

di Luca Della Dora in News

Che ruolo hanno le marche nella vita delle nuove generazioni? Come devono comportarsi quando interagiscono con loro? Quanto vale una relazione con i consumatori di domani? Molto, perché non si tratta solo dei “consumatori di domani” – appunto – ma di una generazione che ha già molto chiaro il ruolo che i brand giocano nelle loro vite, molto più di quanto non fosse chiaro per le generazioni passate.

Le marche sanno molto bene di aver oggi a che fare con ragazzi molto più consapevoli rispetto a quelli di ieri da questo punto di vista, ragazzi che sanno molto bene qual è il loro valore come consumatori, e quale può essere il loro impatto nel far sì che una marca abbia successo o meno. Lo sanno perché vedono ogni giorno quanto i brand cerchino di dialogare con loro su Twitter o Facebook, e si rendono conto di avere la possibilità di far sentire la propria voce anche per tematiche molto serie (basti pensare al peso che i social media hanno hanno avuto – e stanno avendo – in momenti critici come le proteste in Medio Oriente, o a Hong Kong, ad esempio).

Un recente report condotto da Moosylvania ci dice quanto il loro impatto sia chiaro anche in termini economici: nei soli USA ci sono più di 74 milioni di “millennials”, con un potere d’acquisto di 170 miliardi di dollari, e hanno accesso a internet (e quindi opportunità di interazione) mediamente da 7.1 dispositivi. Si tratta – appunto – di una generazione consapevole del proprio ruolo nei confronti delle marche, ma che sa anche attribuire una forte importanza alle marche nelle loro vite: il 45% di loro dichiara che i brand giocano un ruolo fondamentale nelle loro vite (contro il 35% degli adulti tra 35 e 54 anni, e 25% delle persone sopra i 50 anni).

Millennials

Per dimostrare il loro legame con una marca vi interagiscono su Facebook (59%) e ne parlano con i propri contatti (57%), ma soprattutto ne acquistano i prodotti: il 54% lo fa in-store, mentre il 48% lo fa online.

Dai brand si aspettano di trovare contenuti in grado di divertirli e intrattenerli (72%), ma soprattutto di accrescere il proprio bagaglio di informazioni legato a temi specifici (76%) e di imparare qualcosa di utile (75%). Vogliono sentirsi coinvolti in quello che le marche fanno (54%), e dichiarano che è fondamentale che una marca sia in grado di parlare il loro linguaggio, facendo percepire che non è un’entità astratta, ma che è parte del loro mondo (48%).

Millennials

I “millennials” sono la prima generazione con una mentalità mobile-first, abituata ad essere connessa in qualsiasi momento, e consapevole di avere la possibilità di esprimersi influenzando ciò che accade nel mondo che la circonda: non si tratta più soltanto di interagire con la propria cerchia di amici, ma di poter – potenzialmente – attivare una relazione con qualsiasi altra persona – o marca – connessa.

Un tempo i brand erano considerati come un’entità che parlava dall’alto al basso, dal suo quartier generale a milioni di persone: a livello di comunicazione, di scelta nella creazione dei prodotti e di rapporto reale con i consumatori. Oggi questo paradigma si è rovesciato.

Lo studio “Coming of Age on Screens” commissionato da Facebook a Crowd DNA ha coinvolto 11.000 persone tra 13 e 24 anni in 13 paesi (inclusa l’Italia) e ci racconta di come sia cambiato il modo di interagire e di vedere il mondo delle nuove generazioni rispetto alle precedenti.

Facebook

È interessante che quasi 6 ragazzi su 10 si dichiarino ottimisti (soprattutto tra i più giovani – il picco è del 64% tra i giovani di 13-15 anni), e che il 72% dica di cercare qualcosa di positivo da ogni situazione che si presenta nella vita di tutti i giorni (l’Italia è nella media, con il 67%, mentre i più ottimisti in assoluto sono i ragazzi indonesiani – 92% – e i meno ottimisti gli inglesi – 63%).

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I social media hanno un ruolo chiave in questo senso: il 74% li ritiene un mezzo fondamentale per restare in contatto con i propri amici, mentre il 65% dichiara di utilizzarli anche per interagire con le persone che vede anche offline tutti i giorni. Il senso di appartenenza a una community, a un gruppo, è un altro dei motivi per cui molti ragazzi utilizzano tutti i giorni i social media, e il 66% di loro li sfrutta per essere aggiornato riguardo ciò che accade nel mondo che li circonda.

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È una generazione che desidera conoscere cose nuove, e che vuole essere guidata in questa scoperta: a guidarli devono essere marche che sappiano capirli e che permettano loro di esprimersi e di dire la loro.

Quando si parla di coinvolgere la propria community in una storia, di renderla parte di un’esperienza, è proprio perché è quello che le persone desiderano - a prescindere dall’età - e perché è quello che sono più propense a condividere con i propri amici e familiari: i ragazzi vogliono trovare ispirazione o intrattenimento quando interagiscono con le marche, e lo vogliono perché sono quelli i contenuti con cui sono abituati a interagire.

Guadagnare la loro attenzione non significa soltanto produrre contenuti migliori rispetto a quelli dei propri competitor, ma rendersi conto che la “competizione” avviene anche con ciò che viene condiviso da altri milioni di persone, da 9Gag, da Buzzfeed e dai publisher di tutto il mondo.

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Mercoledì Social #235

di Giovanni Balsamo in News

Tra tutti i passatempi che esistono al mondo la lettura è il più economico, il meno pericoloso e quasi sicuramente il più istruttivo. Pertanto, prendetevi 5 minuti del vostro tempo e leggete questo Mercoledì Social #235. Oggi, l’argomento principe sarà Facebook e la sua strategia per contrastare sul terreno dell’advertising lo strapotere di Google.

I social-commerce registra un tasso di crescita tre volte superiore rispetto al 2013

Se foste degli online shopper abitudinari, sareste ben lieti di scoprire che sempre più persone scelgono i social network come canale preferenziale per l’acquisto di un prodotto o servizio.

Il successo del social-commerce, rispetto ai canali di vendita più tradizionali, si lega all’esperienza d’acquisto che offre estremamente semplice e accessibile. La strada da seguire da parte dei brand, vista la sua crescita costante, è quella che porta ad un percorso d’acquisto breve, facile e soprattutto condivisibile sui canali social.

Detto questo, bisogna dire che se da un lato solo una piccola percentuale delle vendite online di un rivenditore è generata direttamente dal social-commerce; dall’altro – stando ai dati dell’ultimo report di BI intelligence - il volume delle vendite ottenuto attraverso i canali social sta aumentando con un tasso di crescita tre volte superiore rispetto al 2013.

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Facebook Atlas, arriva un nuovo strumento di social tracking

Restando in tema, parliamo del lancio di Atlas, la nuova piattaforma pubblicitaria di Facebook ricostruita da zero dopo essere stata acquistata da Microsoft. Da Febbraio 2013 ad oggi, Zuckerberg & co. hanno lavorato sodo per sviluppare questa piattaforma e competere con Google sul terreno della pubblicità.

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Il terreno di battaglia, infatti, sarà la profilazione degli utenti e Facebook dispone del più grande database di utenti profilati al mondo. Grazie ad Atlas sarà possibile interrogare questo database e capire quali sono le pubblicità migliori da offrirci sulla base dei nostri interessi.

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Non che Google non abbia un database simile, ma è diverso lo strumento di tracciatura dei profili. Zuckerberg è pronto a scommettere che il suo sistema di profilazione sia migliore e più accurato, perché non basato sui cookies.

Il segreto di Atlas risiede in una tracciatura di profilo più precisa nell’individuazione del percorso d’acquisto, anche quando esso si sviluppa su piattaforme diverse (il limite dei cookies è che non funzionano sul mobile). Un utente, infatti, potrebbe iniziare ad acquistare un prodotto sullo smartphone per poi concludere l’acquisto su desk.

Nelle intenzioni dell’headquarter di Facebook Atlas deve essere per gli inserzionisti uno strumento estremamente efficace per raggiungere le persone secondo il principio del people-based marketing e per misurare con precisione l’impatto avuto dalle campagne adv digitali sulle vendite offlineAtlas rappresenta quindi un nuovo capitolo, non certo quello finale, della saga di Menlo Park che ha come protagonista assoluto il social tracking.

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Facebook, dopo Atlas lancia anche Audience Network

Dopo aver parlato del lancio di Atlas, il nuovo sistema di advertising con cui Facebook intende andare in concorrenza con Google AdWords, è il turno di un altro annuncio importante: la nascita di Audience Network.

Audience Network è un nuovo sistema di advertising creato per consentire agli sviluppatori di includere la pubblicità di Facebook direttamente nelle proprie App e agli inserzionisti per disporre di un bacino potenzialmente illimitato di App dove pianificare il proprio investimento pubblicitario.

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La vera novità, però, è che Audience Network continuerà a lavorare in piena sinergia con il meccanismo di pubblicazione delle inserzioni su Facebook utilizzato fino a questo momento. Non ci sarà, pertanto, un’interfaccia autonoma per acquistare la pubblicità.

In altre parole, Facebook ha trovato un altro modo per allargare il proprio bacino pubblicitario e diminuire l’eccessiva presenza di inserzioni all’interno del news feed degli utenti. Per ora i formati disponibili all’interno delle App saranno tre: banner, interstitial, native. Quale sarà il formato più performante lo scopriremo in uno dei futuri mercoledì social.

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La Commissione Europea dà il via libera all’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook

Dopo i dati sulla crescita del social-commerce, il lancio di Atlas e di Audience Network, voltiamo pagina ma non del tutto perché c’è sempre di mezzo Facebook. È arrivato due giorni fa, infatti, l’annuncio ufficiale dell’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook.

Le due società hanno finalmente ottenuto il via libera della Commissione Europea per formalizzare la cessione. Al momento dell’accordo la cifra pattuita era di 19 miliardi di dollari, ma l’affare ammonterà a 21,8 miliardi a causa dell’aumento del valore delle azioni di Facebook.

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Jan Koum, fondatore di WhatsApp entra così a far parte dei vertici aziendali Facebook e proprio come l’attuale CEO Mark Zuckerberg guadagnerà soltanto 1 dollaro all’anno. Detto ciò, c’è da scommettere che non ci saranno sostanziali cambiamenti nel breve termine. Un possibile miglioramento potrebbe riguardare l’aggiunta delle chiamate vocali, attesa da tempo tra l’altr0, ma all’orizzonte non c’è nulla di ufficiale.

Facebook Messenger è l’app di messaggistica istantanea più usata negli Stati Uniti

Avendo parlato di WhatsApp, non possiamo non parlare di Facebook Messenger anche perché secondo l’ultimo report pubblicato da Parks Associates risulta essere la prima app di messaggistica istantanea negli Stati Uniti (53% degli utenti intervistati dichiara di utilizzarla). Subito dopo Facebook Messenger troviamo Skype ferma al 45%, mentre WhatsApp si piazza addirittura settima.

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Facebook Messenger attualmente ha più di 200 milioni di utenti attivi al mese (+5 milioni solo in Italia), che mandano più di 12 miliardi di messaggi ogni giorno. Stiamo parlando di un quinto della base di utenti totale di Facebook che, rendendo obbligatorio l’uso di Facebook Messenger per l’invio e la ricezione dei messaggi privati da mobile, ha intenzione di ridurre il suo divario da WhatsApp su scala mondiale. Divario, per chi non lo sapesse, che ammonta a circa 300 milioni di utenti attivi in più ogni mese (WhatsApp, infatti, ha attualmente più di 500 milioni di utenti attivi mensilmente).

Come i social network stanno rivoluzionando e modificando la fruizione delle news

L’esplosione dei social network ha accompagnato la lenta implosione della fruizione delle notizie tramite carta stampata. Dati alla mano, i ricavi pubblicitari di quest’ultima sono diminuiti del 65% in un solo decennio e il 2013 ha visto il minimo mai registrato.

I lettori della carta stampata stanno diminuendo in maniera progressiva, perché preferiscono sempre di più alle testate tradizionali le loro alternative digitali. Il declino della carta stampata fa sì che le aziende spostino in massa i loro investimenti pubblicitari dagli inserti di carta a quegli strumenti in grado di assicurare un accesso più diretto al pubblico, i social network.

Da un’indagine recente della Online News Association Conference emerge che tra le diverse piattaforme social, Facebook è quella più utilizzata per la ricerca di news (il 30% degli adulti americani lo utilizza). In seconda posizione si piazza YouTube (10%), mentre in terza Twitter (8%).

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Una volta trovata la notizia su (e grazie) ai social network, cosa fanno le persone? A quanto pare, più del 50% degli intervistati tende semplicemente a condividere le storie, le immagini o i video di loro interesse e meno a commentarli. Questo significa che la fruizione dei contenuti mediatici risulta essere – stranamente – ancora piuttosto passiva.

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I dati appena presentati, però, dimostrano una cosa: i social network con il passare del tempo sono diventati le piattaforme privilegiate per cercare e trovare notizie, raggiungere lettori interessati e attirare investimenti pubblicitari. Qualora voleste approfondire la tematica sulla fruizione delle news attraverso i social media, ecco dove consultare tutti i dati della ricerca di Pew Research Center. A questo punto, dopo una lunga carrellata di news tratte dal social web, non ci resta che augurarvi un buon Mercoledì!

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Food & social media: cibo, brand e conversazione

di Stefano Maggi in News

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Mangiare è da sempre un’azione condivisa tra persone: dall’antico Egitto ai giorni nostri, il consumo di cibo è stato un momento di incontro, di scambio e di dialogo.

La natura conviviale di queste azioni è probabilmente il fattore principale che rende l’incontro tra cibo e social media una situazione ideale. Questo aspetto si riflette positivamente nelle scelte dei brand in ambito “food and beverage” che scelgono di strutturare un dialogo con le persone attraverso i canali social.

Altri fattori sono cause di questo successo: li abbiamo raccolti in una presentazione, che abbiamo avuto il piacere di condividere in occasione della Social Media Week di Roma. Oltre alla natura conviviale, è importante evidenziare l’aspetto dell’influenza “peer to peer”: in un ambito in cui l’elemento soggettivo è fondamentale, anche il parere di influencer è cruciale.

Un terzo elemento deriva dalla natura del prodotto: l’iconicità visiva del cibo rende molto efficace la scelta di porlo in primo piano, al centro dell’attenzione. Questo si differenzia molto da altri settori, in ciò non avviene e in cui il focus è sbilanciato più sui valori del brand e sul territorio della marca che sui prodotti nello specifico.

Tra le motivazioni dell’affinità tra “food and beverage” e social media, sicuramente il reach e la frequenza consistente che questi strumenti consentono, oltre alla possibilità di targeting molto puntuale.

Abbiamo poi evidenziato cinque trend che emergono nella relazione tra i social media e questo settore. Prima di tutto, nuovi modelli di consumo (acquisto, consegna, condivisione) modificano la nostra relazione con il cibo. Poi la centralità del prodotto nelle iniziative di marketing. Emerge l’approccio a prodotti food, considerati sempre più da un punto di vista di “gourmet”. A questi trend, si aggiunge l’importanza crescente del fattore tempo nella conversazione e il rapporto diretto tra marche e persone, anche attraverso canali di comunicazione one-to-one, come i tool di messaging social.

La presentazione abbiamo raccolto una serie di case study utili a raccontare questi trend, anche attraverso esempi concreti, che possono essere spunti interessanti per brand in mercati diversi ma con sfide comuni dal punto di vista del marketing e della conversazione.

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Thank God We Are Social #174

di Marta Azevedo

Bom dia e bem-vindos ao primeiro TGWAS em português… Scherzo!
Rilassatevi e godetevi questa colazione autunnale al gusto di glitch-art-social-fun-news.

Addio foto imbarazzanti!

Per quanto siamo attenti ai nostri post è impossibile controllare quello che i nostri amici decidono di pubblicare.
Ecco quindi che, all’improvviso, possiamo trovarci umiliati e imbarazzati dai contenuti altrui: una coinquilina pettegola che ti fotografa durante la ceretta o un amico che ti immortala sbronzo e molesto in discoteca.
A volte però non sono solo gli amici sbadati a metterci in imbarazzo: il problema del cyber bullismo ha una dimensione molto più estesa di quanto ci si possa immaginare e può superare la semplice vergogna andando a incidere sulla sfera personale e professionale delle persone.

Per aiutarvi a cancellare le vostre foto indesiderate vi presentiamo questa infografica:

Social Glitch

Per gli amanti della glitch art segnaliamo la disputa tra @pixelsorter e @badpng, due bot-artists che hanno catturato la nostra attenzione su Twitter.
@pixelsorter mette in ordine i pixel colorati delle immagini che gli vengono inviate, mentre @badpng le trasforma in un cocktail di linee e colori.

Ma cosa succede quando i due “artisti” vengono chiamati in causa contemporaneamente? È quello che ha provato a fare uno sviluppatore, inviando una foto a entrambi: ne è nato un frenetico batti e ribatti automatico tra i due bot a suon di immagini sempre più distorte. Qui ve ne diamo un assaggio, ma se volete vedere chi ha vinto tra i due vi rimandiamo a questo articolo.

 

 


…e vissero felici e contenti.

Check your boobies

Ottobre si veste di rosa, è il mese del tumore del seno!
Tra le varie campagna di sensibilizzazione sull’argomento spicca quella realizzata da DDB Singapore che ha ridisegnato i loghi di Facebook, Twitter e Instagram “tettizzandoli” con il messaggio “Check your breast as frequently as you check your social feeds”. 


Prima di iniziare a palpare date un’occhiata anche a queste brillanti campagne.

Come nasce un logo

Vi abbiamo già parlato di Swarm, la nuova app di Foursquare dedicata ai check-in. Mentre negli scorsi mesi tutti si sono concentrati sul restyling del logo di Foursquare, nessuno sembrava fare caso alla piccola ape che caratterizza Swarm. In un dettagliatissimo articolo pubblicato dal team si possono ripercorrere tutte le fasi del progetto, dalle primissime idee sulla personalità del brand, agli schizzi su carta, fino gli ultimi ritocchi all’icona.

// Moodboard

// Sketch
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// Logo finale

…Non avreste mai pensato che ci volessero tante persone per disegnare un logo!

Goodbye Followgram and welcome Collecto 

Il 1 Ottobre Fabio e Lorenzo hanno infatti annunciato un importante cambiamento: dopo 3 anni, Followgram cambia nome (e non solo) e diventa Collecto. Il rebranding porterà con sé alcune novità che renderanno l’esperienza sulla piattaforma ancora più completa per i +2 milioni di persone che hanno già iniziato a usarla. Riproponiamo quindi il suggerimento dei fondatori: stay tuned.

…e adesso tornate a fare un pisolino (: