Here are all of the posts tagged ‘check-in’.

Mercoledì Social #193

di Giovanna Minini

Benvenuti al nostro Mercoledì Social #193, che precede di pochissimo la settimana di Natale: un periodo in cui come sapete gli articoli sulle classifiche sull’anno che sta per concludersi si sprecano, qualsiasi sia il tema di fondo.
Noi non vogliamo essere da meno, ma lo faremo con l’impostazione social che ci contraddistingue.
Iniziamo subito con la carrellata.

Qual è il tuo ultimo check-in da Facebook?

Vi ricordate quali sono gli ultimi luoghi in cui avete fatto check-in? Probabilmente tra quelli ci sarà una delle 25 località in cui sono stati fatti più check-in tramite Facebook nell’ultimo anno.
Per la maggior parte dei casi si tratta di località turistiche, e il dato diventa più interessante se si pensa che le prime 4 mete sono tutte riferite ai parchi d’attrazione della Disney:Disneyland Tokyo, Disneyland Hong Kong, Disneyland Paris, Disneyland California.
Anche una località italiana tra le 25 location con più check-in: Piazza San Marco a Venezia.

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Fin qui tutto sembra più o meno prevedibile, come i molti check-in effettuati in luoghi di aggregazione come la Rogers Arena a Vancouver. Non si tratta dei luoghi più visitati in generale, ma di quelli visitati da persone che desiderano farlo sapere agli altri grazie a un check-in. È a questo punto che nasce spontaneo chiedersi come mai tra le mete in classifica si trova anche Reeperbahn in Germania, la famosa via a luci rosse. Goliardia, esibizionismo o rivivere i luoghi percorsi dai Beatles? A voi l’ardua sentenza.

The best of Instagram

Chi usa gli hashtag per professione sa quanto sia delicato il momento della scelta dello stesso, bisogna evitare parole banali e fare in modo che sia rappresentativo dell’immagine (e, nel caso di un brand, in linea con la propria identità di marca).
La rete è piena di utenti che usano in maniera più o meno corretta, più o meno abusata, una svariata quantità di hashtag, a volte autoreferenziali, a volte invece riferiti ad una particolare categoria, azione, personaggio e chi più ne ha più ne metta..

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Secondo Instagram l’hashtag più usato è …rullo di tamburi… #LOVE ma ovviamente non poteva mancare #selfie che raccoglie quel filone di foto autocelebrative che noi tutti ben conosciamo e forse abbiamo anche fatto.

Per l’occasione Instagram rilascia anche altre classifiche ed è interessante notare come, anche per il social network delle immagini, tra le location più taggate ci sia Disney World Florida, mentre le festività più instagrammate sono il giorno del Ringraziamento e Hannukah.

Per i veri coraggiosi l’ultima chicca: la foto Instagram con più like nel 2013, circa 1,500,000. Buona visione! ;)
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Di chi si fidano i consumatori?

Se le classifiche vi hanno stancato tranquilli, sono finite.
Di chi si fidano i consumatori? Se amate i social media o se ci leggete da tempo, saprete benissimo che un utente si fida molto di più di un consiglio ricevuto da un amico, che di quello ricevuto da un brand. Lo sa benissimo Facebook che da sempre si muove in questa direzione. Di seguito un’interessantissima infografica che mostra proprio, tra i tanti dati, quali siano le piattaforme che generano raccomandazioni più credibili relativamente a brand, prodotti e servizi.

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L’infografica completa a questo link.

Si, ma quanto mi fai vendere?

In che modo è possibile mettere in relazione le performance dei Facebook ads con le vendite offline? Quale è il legame tra l’interazione di una persona con un’inserzione Facebook e il suo percorso d’acquisto di un bene legato a quell’inserzione? Grazie allo strumento delle custom audience, Facebook offrirà a breve la possibilità di un’analisi di ogni eventuale incremento delle vendite collegato a una campagna di social ads.

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Nell’annuncio dato da Sheryl Sandberg, si parla infatti della capacità degli advertisers di misurare come le campagne ads abbiano impattato sulle vendite incrociando i dati degli utenti che sono stati sottoposti alla campagna con quelli degli effettivi acquirenti del prodotto o servizio sponsorizzato. Un passo molto importante che permetterà ai brand di avere un riscontro sull’efficacia dell’investimento media condotto su Facebook.

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Thank God We Are Social #39

di Valentina Zaini in News

Buon sabato a tutti e ben ritrovati con il nostro (ormai tradizionale) articolo che chiude la settimana e vi fa cominciare il week end con il sorriso. O almeno ci proviamo. Ma basta frasi melense e arriviamo al sodo: le belle giornate stanno arrivando per cui leggete il nostro Thank God We Are Social e poi uscite a divertirvi!

Da cosa cominciare? Dall’argomento del momento, le Facebook Timeline per le brand page di Facebook. Tra i casi più interessanti vi segnaliamo una revisione molto particolare prodotta dai nostri colleghi di We Are Social UK per Bulmers e che ripercorre la storia dell’azienda dal suo anno di fondazione ad oggi.

A quanto pare le idee nate intorno agli strumenti di geolocalizzazione non conoscono limiti. Se ormai per molti è diventato comune creare una venue Foursquare della macchietta del caffè in ufficio o diventare mayor dell’albero preferito dal vostro cane, nessuno aveva ancora applicato il concetto di check in al “safe sex“.

Planned Parenthood ha distribuito negli Stati Uniti 60 mila preservativi con un QR code collegato a “Where Did You Wear It?“, la piattaforma, dalla quale ha preso il nome anche l’iniziativa, che vi permette di fare check-in lasciando le informazioni su dove e come avete utilizzato il vostro condom. Tutto questo per sensibilizzare ragazzi e adulti a praticare sesso sicuro e senza sorprese.

Ma è il momento di lasciare per un attimo da parte il sesso e rivestirsi. Sì, ma in un camerino virtuale. Tesco (cliente We Are Social), attraverso il suo brand Florence&Fred, ha infatti lanciato una stanza virtuale per coloro che sono troppo pigri per spogliarsi e provare o che non vogliono rischiare di rimanere incastrati a metà strada nel provarsi un paio di jeans ultra skinny.

La procedura è semplice: un volta effettuato l’accesso dalla pagina Facebook del marchio, basterà caricare una foto del proprio viso e inserire le misure chiave per ottenere una versione virtuale di se stessi. E se avete dubbi sull’acquisto, l’applicazione vi permette di condividere l’outfit con i vostri amici. Giusto per avere la conferma di sembrare veramente delle salsicce strizzate in quei jeans!

Sempre per rimanere in tema di app Facebook, proprio ieri Kit Kat ha lanciato il “Break Time Friday” che, grazie alle prodigiose manine di diversi illustratori, permette a tutti gli utenti che partecipano di avere la propria caricatura. Inviate la vostra foto, aspettate il tempo utile affinché l’artista si liberi e vedrete la creazione del vostro ritratto in diretta. Per averlo però dovrete aspettare il prossimo venerdì.

Nel caso in cui un giorno vi dovesse passare per la testa di mangiarvi un’iguana, ecco, non postatelo su Facebook perché potreste passare guai seri. Ce lo dice questa infografica di Criminal Justice Degree Guide sui crimini commessi (e risolti) via Facebook. Chissà se Mark Musarella dopo aver caricato l’album di una scena del crimine ha anche taggato la vittima…

Clicca sull’immagine per vedere l’infografica completa.

Se invece la carriera criminale non vi interessa ma siete appassionati di cinema, Foursquare ha un’applicazione dedicata a voi. Come ci spiega il nostro Luca Della Dora nel suo post su Foursquare Italia, Scene Near Me sfrutta le API di Foursquare per avvisarci nel momento in cui ci troviamo nelle vicinanze di un luogo in cui sono state girate importanti scene cinematografiche. Pretty cool, uh?

 

Anche questo Thank God We Are Social è concluso. O forse no. Non trovate che manchi qualcosa? Sì, gattini! Questa settimana non abbiamo saputo resistere a questo tecno-cat che, a quanto pare, vuole celare la sua vera identità…

Eccoci dunque alla vera fine del post. Buon week end e alla prossima settimana!

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Il futuro e i social media

di Stefano Maggi in News

Sui social media, il peso attribuito al tempo reale è diventato così importante che iniziano a concretizzarsi sempre di più soluzioni che sfruttano la condivisione, la conversazione e il networking per conoscere e avere un impatto rilevante e immediato sul futuro.

Qualche tempo fa, ho scritto della “social time machine”, evidenziando come, il social web, ci permetta di:

  • “scavare” efficacemente nel passato (nostro o collettivo);
  • conoscere il presente in tempo reale;
  • condividere il futuro;

In quel post, parlando del “futuro”, citavo “Plancast (che permette di condividere i propri piani futuri), Tripit (che permette di far conoscere i propri viaggi, anche futuri), MeetupUpcoming (che consentono di condividere i prossimi incontri)”.

A questa lista di possibilità si aggiungono oggi alcune soluzioni che permettono di individuare le scelte future migliori: primo fra tutti il “nuovo” Foursquare, che con la sua versione recentemente rilasciata permette di “esplorare” i dintorni per trovare cose interessanti (e nuove) da fare. Non si tratta più di cosa “ho fatto” ma di cosa “farò”. È interessante come la raccomandazione derivi dalle esperienze mie e dei miei amici, dai miei gusti personali e dalle abitudini: la raccomandazione sul futuro è unica e assolutamente diretta alla singola persona, non si tratta di un approccio standard.

Inutile sottolineare le implicazioni per le marche in questo scenario: aiutare le persone a scegliere ciò che può essere interessante per loro e che può aggiungere valore alle loro esperienze è un modo di creare una relazione solida e di diventare indispensabili per il proprio “target”.

Alcuni social network lo hanno capito e stanno cercando di capitalizzare questo “insight”: oltre al già conosciuto Plancast, che permette di condividere cosa si pianifica di fare nel futuro e vedere cosa faranno i nostri amici, stanno nascendo nuovi mezzi di condivisione dei piani futuri basati su geolocalizzazione, come Ditto.

Ditto ha molte caratteristiche simili a Foursquare, come la possibilità di gestire il proprio profilo e di fare degli “shout” legati a luoghi precisi, solo che si riferisce al futuro. Chiede agli utenti cosa hanno in mente di fare e permette di condividere i propri spunti basati su location specifiche. Ditto è solo uno degli esempi di questo trend emergente. Anche imup4 – per citarne un altro – consente un simile approccio.

Non è facile per i nuovi social network raggiungere una massa critica rilevante: è difficile trovare uno spazio nell’agenda fitta degli utenti. Può darsi che molti di questi tool non sopravvivano o che vengano acquisiti, ma quello che diventa sempre più rilevante è la volontà delle persone di condividere preventivamente i propri piani per il futuro, contestualizzandoli e legandoli a location e situazioni specifiche.

Lo spazio per le marche che vogliono contribuire a rendere migliori le esperienze future è enorme e accessibile solo attraverso la conversazione. Onesta e trasparente.

Cosa pensate di queste nuove opportunità? Condividete già i vostri piani futuri, magari su social network più “tradizionali”, come Facebook? I commenti sono a vostra disposizione per raccontarcelo. Come di consueto, se vi è piaciuto questo post, vi invitiamo a iscrivervi al blog We Are Social o, per restare in tema, di inserirlo tra i vostri piani futuri.

Photo credit: Popculturegeek

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Mercoledì Social #31

di Valentina Zaini in News

Menù ricco per il Mercoledì Social. Questa settimana sono molte le news interessanti, e Facebook è il protagonista assoluto.

Facebook: l’Indonesia sorpassa il Regno Unito
La scorsa settimana si è registrato il sorpasso: l’Indonesia è il secondo paese con più utenti su Facebook dopo gli Stati Uniti. Solo nell’ultimo anno, la nazione asiatica, ha triplicato il numero di utenti sul social network. Ma questa crescita non si registra solo in Indonesia: a gennaio il numero di utenti attivi su Facebook era pari a 73.5 milioni, con un tasso di crescita dell’8,5%, che non si è smentito nemmeno negli ultimi mesi.

Contando che buona parte dei paesi del continente asiatico non ha acceso ad internet per motivi politici o di semplice mancanza di strutture, questa notizia fa riflettere su come l’Indonesia e i paesi asiatici, possano rappresentare un’enorme opportunità per i social media e per i brand che li usano.

Facebook attribuisce valore ai “Like”
Chi sono i likers di Facebook? La domanda ha trovato una risposta grazie alla collaborazione tra lo stesso team del social network, Hacks/Hackers e la Online Publishers Association. Dalla ricerca è emerso che i likers, rispetto agli altri utenti Facebook, sono persone più attive e impegnate nel social web, hanno più del doppio degli amici e cliccano 5,4 volte in più su link esterni. Di conseguenza è utile, per tutti i brand che vogliono aumentare la loro awareness sul Faebook, adottare metodi per attrarre e mantenere il proprio target. Alcuni esempi: l’uso di social plugins, di attività feed e di recommendations; il posizionamento strategico del “Like” button; la pubblicazione continua di contenuti; l’uso del live streaming per coinvolgere gli utenti in grandi e piccoli eventi. Il bisogno di avere maggiori informazioni riguardo gli utenti che cliccano sul “Like” button è quindi sempre più forte, soprattutto per aiutare editori e brand a capire il profilo, le potenzialità e la esigenze del proprio target.

Uno studio per capire quando gli utenti di Facebook sono più attivi
Non è una novità che gli utenti del web passano più tempo sui social media che in altri luoghi virtuali. Da poco la social media management company Vitrue, ha pubblicato uno studio che identifica i giorni e le ore in cui gli utenti del network di Zuckerberg sono più attivi. A quanto pare sono tre gli orari che, in un giorno lavorativo, segnano un picco delle conversations: le 11, le 15 (il picco maggiore) e le 20. Di conseguenza, i post pubblicati durante la mattinata, hanno un efficacia maggiore (circa il 40%) di quelli pubblicati nel pomeriggio o in serata. La ricerca evidenzia inoltre come gli utenti siano maggiormente attivi il mercoledì, e meno attivi nel week-end.

Qual’è l’importanza di questa analisi? Sicuramente aiuta chi lavora con i social media a pianificare strategie efficaci, intervenendo negli orari e nei tempi in cui gli utenti amano stare online, ed evitando quelli in cui non hanno tempo e strumenti per creare momenti di contatto e conversazione.

I nuovi gruppi di Facebook: alcuni consigli utili per le imprese
Durante l’ultimo mese, Facebook ha revisionato lo strumento dei Gruppi, facendoci comprendere meglio le potenzialità di questo strumento per le PMI. Prima di tutto è necessario affermare che i gruppi, al contrario delle pagine, non sono strumenti per la promozione di un brand. In pratica i gruppi sono un trasferimento sul social web delle relazioni tra persone reali, non solo legate al business, ma anche per interessi comuni, rapporti di amicizia o parentela. Tuttavia possono essere molto utili per avvicinarsi meglio ai consumatori (inserendosi nelle discussioni più approfondite riguardo il brand), e per fare comunicazione interna all’azienda (la bacheca diventa il luogo dove condividere idee, progress, aggiornamenti e link utili a tutti i dipendenti). Ma il risultato finale che si ottiene da questa riflessione sono le grandi opportunità che questi gruppi possono fornire ad un’azienda: essi possono diventare dei focus group di consumatori, delle live chat e dei luoghi di scambio di documenti da legare direttamente a piattaforme per l’upload di dati.

Social media e midterm elections
I social media hanno raggiunto anche la politica, a partire dalle ultime elezioni di midterm negli Stati Uniti, svoltesi pochi giorni fa. Primo fra tutti Twitter, che ha mostrato sensazioni, attese e speranze durante la lunga maratona elettorale: il tag #ivote è stato scelto per le persone che avevano appena espresso il loro voto alle urne, mentre il tag #votereport per riunire le opinioni e le esperienze sul voto. Interessante l’infografica creata dal New York Times sui tweet dei candidati, che mostra come ormai la campagna elettorale si è in buona parte trasferita sul social web. Facebook non è stato a guardare a ha stretto un accordo con l’emittente ABC, i cui utenti potevano commentare gli eventi e partecipare ai sondaggi in tempo reale, come era già accaduto per le elezioni di due anni fa, ma con una quantità di utenti più che raddoppiata (per maggiori informazioni sui dati raccolti dal Facebook Data Team si veda l’articolo di Anthony Calabrese). Prima volta in politica per Foursquare: sono stati più di 50 mila le persone che hanno fatto check in ai seggi.
E in Italia? Si potrebbe avere lo stesso riscontro e la stessa partecipazione da parte di candidati ed elettori nelle prossime elezioni?

Anche per questo Mercoledì Social è tutto. Non dimenticatevi di iscrivervi al nostro feed RSS per rimanere sempre aggiornati sul mondo dei social media. Alla prossima settimana!

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Facebook lancia Deals: Foursquare sta a guardare?

di Luca Della Dora in News

200 milioni di utenti mobile: partiamo da questo dato per capire qual è l’effettivo peso di Facebook Deals. 200 milioni sono infatti le persone che utilizzano Facebook Mobile e che potranno quindi fruire del nuovo servizio annunciato da Zuckerberg il 3 Novembre.

Un peso notevole – verrebbe da dire – soprattutto se confrontato con i poco più di 4 milioni di wannabe-mayor che hanno reso, in questi mesi, Foursquare il LBS (Location Based Service) più appealing e chiacchierato. Ma vediamo un po’ cosa c’è dietro a questi numeri.

Partiamo dal funzionamento di Facebook Deals.

È sufficiente accedere a Facebook Places per registrarsi in un luogo, e potremo scoprire le offerte speciali presenti vicino a noi semplicemente cercando l’icona gialla di fianco al nome dell’esercizio commerciale che la propone.

Facebook ha tratto insegnamento dall’esperienza degli altri LBS già attivi e ha capito che proporre offerte speciali legate esclusivamente al numero o alla frequenza dei check-in sarebbe stato un errore: il livello di coinvolgimento e l’esperienza d’utilizzo ne avrebbero sofferto, rendendo il servizio poco interessante tanto per gli utenti quanto per i business.

Sono state create quindi quattro categorie di offerte speciali:

  • Friend Deal – È la logica dell’acquisto di gruppo: “fai check-in con 5 amici e offrigli un giro di birra, gratis naturlamente!”
  • Loyalty Deal – La naturale evoluzione delle carte fedeltà: si ottiene un riconoscimento in base al numero di check-in in un determinato luogo. È probabilmente la tipologia di offerte più interessante, perché permette di pensare a strategie e azioni specifiche anche di medio/lungo periodo.

Facebook Deals sembra quindi un’opportunità per tutti gli attori coinvolti: le persone usufruiscono di offerte speciali dedicate ai loro gusti e alle loro abitudini; i brand hanno uno strumento completamente gratuito attraverso cui creare awareness e attirare consumatori in-store (non dimentichiamo due aspetti: creare offerte speciali con Facebook Deals è completamente gratuito ed immediato – qui trovate un breve how to; ogni check-in viene condiviso attraverso Facebook con tutti i contatti dell’utente); e Facebook? Facebook per ora incrementa l’engagement della sua base utenti, ma nel lungo periodo potrà replicare quanto accaduto con Google AdWords, e sfruttare la volontà di differenziarsi dei brand, che non si accontenteranno più della offerte speciali standard, ma vorranno qualcosa di specifico e personalizzato.

Vedremo quindi sventolare una bandiera bianca al 36 di Cooper Square – sede di Foursquare – o dobbiamo aspettarci una risposta da parte di Crowley? Stando ha quanto ha dichiarato durante l’ad:tech – a cui era presente anche Nathan McDonald di We Are Social Londra – si prospetta un 2011 ricco di novità anche per la start-up newyorkese, che non ha certo intenzione di lasciar a Zuckerberg campo libero nella geolocation-war.

Sono quattro gli aspetti su cui Crowley intende puntare, forte anche dell’esperienza maturata in questi anni (prima con Dodgeball e ora con Foursquare):

  • È necessario dare agli utenti qualcosa di utile: il check-in così com’è non giustifica – per tutti – l’utilizzo di un LBS. L’idea è quindi di fornire delle raccomandazioni personalizzate partendo dalla storia dell’utente – e dei suoi check-in naturalmente.

“Ehi, a te che piacciono i pub irlandesi, guarda che ce ne sono 3 che non hai mai visitato, eppure sono proprio qui vicini.”

oppure

“È la prima volta che visiti Milano? Cosa ne dici di questa lista di cose da vedere durante la tua permanenza? Visto che ti piace il sushi dovresti provare questi ristoranti giapponesi.”

  • Rendere il check-in un’azione più immediata, automatica, è da tempo tema di discussione, ma Crowley spiega che oltre a un problema tecnico – legato alla precisione dei dispositivi GPS – esiste una questione legata all’invasività di un approccio del genere: in quanti vorremmo che tutto avvenisse in modo automatico? E non si perderebbe poi anche il coinvolgimento e la componente ludica? La soluzione potrebbe essere di semi-automatizzare solo i check-in in luoghi che si frequentano spesso: “Anche oggi qui per un caffé? Vuoi dirlo ai tuoi amici con un check-in?”
  • L’interazione brand-utenti è una delle criticità su cui Foursquare dovrà lavorare: oggi non è così semplice scoprire i brand attivi, seguire il modello delle Suggestions di Twitter potrebbe quindi essere un modo per rendere quest’incontro più immediato – e sarebbe un vantaggio sia per gli utenti che per i business, che godrebbero di maggior visibilità.
  • Il quarto punto riguarda un luogo comune: la maggior parte delle persone pensano che le offerte speciali su Foursquare siano dedicate quasi esclusivamente ai Mayor. Nulla di più sbagliato, sottolinea Crowley, visto che più dell’80% delle offerte sono dedicate a chi effettua semplicemente 1, 5 o 10 check-in nel luogo specifico: la naturale evoluzione delle carte fedeltà appunto. L’idea è di pensare a nuovi specials, magari basati proprio sul principio base che ha dato vita a Foursquare: spingere le persone a scoprire nuovi luoghi nella propria città.

Cosa ne pensate quindi dell’approccio di Facebook con Deals? Pensate che il suo lancio sancisca il tramonto di tutti gli altri LBS, e in primis di Foursquare, o che le dichiarazioni di Crowley lascino presagire un 2011 di botta e risposta non solo sulla carta? In fondo quando c’è concorrenza a guadagnarne dovrebbero essere gli utenti – ma in questo caso anche i business – no?

Fateci sapere qual è il vostro punto di vista sull’evoluzione dei LBS e non scordate di iscrivervi al nostro feed RSS per ricevere gli aggiornamenti di We Are Social!

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