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Mercoledì Social #200

di Giovanni Balsamo in News

Se è vero che l’unico vero lettore è il lettore attento, fermatevi un attimo, distogliete il pensiero da tutto ciò che potrebbe distrarvi e dedicate cinque minuti del vostro tempo prezioso a questo Mercoledì social, che per la cronaca è il numero 200. Un traguardo importante, ma ogni traguardo – come diceva Stephen Littleword – altro non è che un nuovo inizio. Passiamo quindi in rassegna alcune delle news più interessanti, utili e di rilievo degli ultimi giorni.

Facebook introduce i Trending Topics anche in Italia

Sono passati poco più di sette mesi dall’introduzione degli hashtag su Facebook, che all’interno della strategia di Zuckerberg dovevano da una parte aggregare i post per argomento – rendendo facile e immediato scoprire le conversazioni che si sviluppano intorno ad una parola chiave – dall’altra rappresentare uno strumento utile e di un certo appeal per gli inserzionisti. Con gli hashtag, infatti, essi hanno la possibilità d’inserirsi in maniera funzionale all’interno di determinate conversazioni considerate d’interesse e raggiungere in modo più immediato il proprio target o interlocutore di riferimento. Niente di nuovo rispetto a quanto accadeva e accade da tempo su altri social network vedi Twitter, Pinterest, Tumblr e – dulcis in fundo - Instagram.

Gli hashtag però erano – il 12 giugno scorso – solo una delle diverse novità annunciate dall’headquarter di Palo Alto, che a breve, per mantenere la promessa fatta, lancerà anche in Italia i Trending Topics (già disponibili agli utenti Facebook americani, canadesi e inglesi). Anche questi ultimi non rappresentano di certo una novità rivoluzionaria rispetto a Twitter, tuttavia delle differenze ci sono.

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Su Twitter gli argomenti più popolari del momento sono individuati in base agli hashtag e alle parole più condivise, su Facebook – invece – sono gli utenti a scegliere le tematiche da seguire. A seconda poi delle preferenze di ognuno, saranno enfatizzati gli argomenti più ricercati del momento con tanto di commenti e notizie (per approfondire la tematica, consiglio questo articolo di Techcrunch.comFacebook Launches Trending Topics On Web With Descriptions Of Why Each Is Popular).

Che scenario si prospetta per gli inserzionisti a cui Facebook da sempre strizza l’occhio? La domanda è per ovvie ragioni retorica, dato che la risposta consiste in una pubblicità più mirata e capace di raggiungere con efficacia maggiore il segmento di mercato a cui si fa riferimento.

Facebook Paper, l’alter ego di Google Reader, lancia la sfida a Flipboard

Da due giorni – sfruttando la chiusura di Google Reader – Facebook ha lanciato un aggregatore molto simile negli USA. Facebook Paper è di fatto un’app che si pone l’obiettivo di permettere alle persone di creare il proprio magazine digitale completamente customizzabile. La nuova App di Facebook è composta da una prima sezione dov’è visibile il proprio News Feed e da cui è possibile postare e condividere foto, video e messaggi e da sezioni tematiche personalizzabili per seguire ogni notizia relativa ai propri interessi principali.

Saranno disponibili, inoltre, più di dodici aree diverse e riguardanti argomenti disparati come: fotografia, sport, food, scienza e design, per creare come si diceva il proprio paper. I contenuti delle sezioni saranno generati a partire da un ampio e differenziato mix di informazioni provenienti non solo dalla propria rete di contatti, ma anche da influencer e testate autorevoli nel panorama editoriale.

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Particolare non indifferente, Facebook Paper – così come proprio i Trending Topics – rappresenta per Zuckerberg un ottimo mezzo sia per dare vita a flussi di informazioni e condivisioni sempre più mirati, sia per contrastare il monopolio del grande rivale Twitter nel campo del citizen journalism.

Twitter punta dritto sull’e-commerce?

Se si parla di Facebook, sembra che in quel di San Francisco stiano seguendo il motto dantesco “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. Sembra, appunto, ma non è così. Novità importanti all’orizzonte potrebbero esserci eccome. Twitter, infatti, a sei mesi di distanza dallo sbarco in Borsa, pare voler provare a diversificare le sue fonti di ricavi. Oltre alla ormai fedele compagna pubblicità, secondo Financial Times, starebbe seriamente valutando lo sbarco nell’e-commerce insieme a Fancy.

Twitter E-commerce

L’idea di inviare un tweet con la foto di un oggetto e la scritta “Compralo su Fancy“ è allettante, soprattutto ora che le App per mobile, di cui Twitter è specialista incontrastato, sono individuate come il prossimo Eldorado dell’e-commerce. Resta da capire come – nel caso diventasse realtà – potrebbero reagire gli utenti nel vedersi inondati di foto con prodotti da acquistare.

A volerla dire tutta, Twitter ha già sperimentato un servizio di acquisti simile, attraverso un tweet in collaborazione con American Express, senza però mai manifestare l’intenzione di aprire un vero e proprio canale e-commerce. Forse la crew di San Francisco, dopo aver fatto i conti con la difficoltà di generare utili dalla semplice raccolta pubblicitaria, ha preso in seria considerazione un aumento e una diversificazione delle proprie fonti di ricavi? Se così fosse, Fancy – gruppo americano di vendite online con articoli originali che spaziano dalla casa alla moda – potrebbe rivelarsi un ottimo alleato. Per approfondire il tema trattato, consiglio il seguente articolo di  recode.net: Is This What Twitter Commerce Will Look Like?.

Super Bowl 2014, la sfida nella sfida!

Febbraio è tempo di RBS 6 Nazioni e soprattutto di Super Bowl. Si poteva mai chiudere questo duecentesimo Mercoledì social senza toccare la sfida più attesa? E non ci riferiamo a quella tra i Seattle Seahawks e i Denver Broncos (43-8 il risultato finale), finita agli archivi con il terzo scarto (35 punti) più ampio di sempre, ma all’ancora più sentita sfida in campo social fra Facebook e Twitter. I due giganti dei social network si giocavano, infatti, il primato del second screen più utilizzato dai 111.5 milioni di telespettatori. Facebook – stando ai dati raccolti da Marketingland – ha ricevuto più mention rispetto a Twitter.

I veri vincitori, però, sono stati gli hashtag, utilizzati nel complesso nel 57% dei messaggi pubblicitari trasmessi a livello nazionale nel corso del match. Rispetto all’edizione precedete del Super Bowl la crescita è stata del 7%! I due principali social network, per contro, si sono fermati rispettivamente al 9% e al 7% degli spot, mentre YouTube non è andato oltre il 6%. Interessante notare come Google+ non abbia trovato sponsor.

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Hyundai è il marchio che più di tutti ha investito sul Super Bowl 2014 per avere una visibilità degna dell’evento. Nella sua scia si è inserita Subway, catena di ristoranti fast food, e T-Mobile che ha approfittato dell’occasione per lanciare una campagna online utilizzando come vetrina tutti i canali social più popolari: Facebook, Twitter, YouTube, Instagram e Google+.

L’ultimo dato, ma non per questo meno importante, che vorrei menzionare è l’imponente numero di tweet inviati nel corso della gara, intervallo compreso, con l’hashtag #SB48, 24.9 milioni! L’ultima edizione si fermò a 24.1 milioni. Nel salutarvi e ringraziarvi per l’attenzione, vi lascio con un’interessantissima infografica elaborata da Nielsen che vi permetterà di avere una visione d’insieme chiara di come i broadcaster televisivi si sono comportati su Twitter durante l’evento sportivo più amato d’America.

Twitter TV Ratings

 

 

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Social, digital e mobile in Italia nel 2014

di Stefano Maggi in News

Siamo ormai pienamente nel 2014, ma continuano i trend di crescita che hanno caratterizzato l’ultimo periodo, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto social, digital e mobile in Italia e nel mondo. Poche ore fa, Simon Kemp del nostro ufficio di Singapore ha pubblicato un post con una ricerca molto interessante riguardo queste tematiche.

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Colpisce l’enorme quantità di utenti mobile, ma anche l’impressionante numero degli utenti Facebook attivi rispetto agli utenti internet (il rapporto è vicino al 73%).

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Il tempo trascorso ogni giorno online in media ammonta a quasi 5 ore, di cui quasi 2 si verificano attraverso device mobili. Questa situazione ha un impatto molto forte sulle abitudini di consumo e di relazione tra persone e brand che, attraverso questi canali sono in contatto sempre più continuativo e possono sviluppare una conversazione attraverso numerose microinterazioni.

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I social media sono parte integrante dell’esperienza quotidiana delle persone: il 54% dell’intera popolazione li utilizza, trascorrendo una media di 2 ore e 29 minuti al giorno e in larga parte attraverso device mobile. L’utilizzo di servizi che si basano sulla location dell’utente è ancora in fase di sviluppo.

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La quasi totalità degli utenti internet possiede un account social media, mentre quasi la metà li utilizza con cadenza almeno mensile. Il social network con la penetrazione maggiore si conferma Facebook, seguito dal “social layer” di Google, Google Plus, e da Twitter, in crescita.

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L’utilizzo di smartphone è sempre più diffuso, soprattutto per la ricerca di informazioni contestuali al luogo in cui si trova l’utente, ma anche per scoprire prodotti o servizi.

Questi dati sono molto interessanti anche alla luce del contesto internazionale. Abbiamo chiesto a Simon Kemp, Managing Director di We Are Social Singapore che ha seguito la ricerca, una considerazione sulla situazione Italiana rispetto al resto del mondo in termini sul tema social, digital e mobile:

L’elemento social in Italia è molto interessante se paragonato alla media dei paesi presi in considerazione e molto superiore alla media mondiale (penetrazione al 42% contro 26%).

Questo dato risalta ancora di più se considerato alla luce della penetrazione internet o con la situazione di altri paesi. Prendiamo ad esempio la Germania, che ha una penetrazione internet molto più alta dell’Italia (84% contro 58%), ma che ha una penetrazione social decisamente più bassa (35% della Germania contro 42% dell’Italia).

Non è da escludere che l’approccio mediamente più aperto alla socializzazione insito nella cultura italiana rispetto ad altri paesi abbia un impatto su questa forte propensione all’utilizzo dei canali social.

Questi insight confermano ulteriormente l’importanza di un approccio fortemente localizzato alla conversazione sui social media da parte dei brand: sviluppare e implementare strategie a livello locale (anche quando sono parte di un contesto internazionale) è una scelta molto importante, che permette ai brand di essere il più possibile rilevanti per le persone che partecipano alla conversazione.

Vi suggeriamo di leggere il post di commento di Simon e la ricerca completa.

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Mercoledì Social #169

di Giulio Bordonaro in News

Benvenuti al centosessantanovesimo Mercoledì Social, l’appuntamento fisso per gli appassionati di social web: passiamo senza indugio alle notizie più interessanti della settimana.

Twitter: 140 caratteri + 1 immagine

Novità dal mondo di Twitter: il social network di San Francisco sta cercando un modo di mostrare in maniera più evidente nello stream i contenuti visivi legati ai tweet degli utenti. Mentre fino a oggi per vedere l’immagine collegata bisogna cliccare sul tweet stesso, la sperimentazione attuale prevederebbe una piccola anteprima subito visibile alla destra del tweet, un gancio visivo che contribuirà ad attirare maggiormente l’attenzione dei lettori.
Che le immagini siano sempre più importanti nel mondo dei social network lo sapevamo già. Ma se anche Twitter -  che ha fondato la sua fortuna basandosi esclusivamente su contenuti testuali -  inizia a muoversi su questo fronte, allora è giunto il momento di fare una riflessione più approfondita sul ruolo dei contenuti visivi. Per approfondire vi segnaliamo questo articolo.

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Meglio a colori o in bianco e nero? Quali immagini funzionano su Pinterest

Non solo quantità quindi, ma anche qualità. Quali sono le immagini che funzionano di più? Grazie all’analisi su oltre 500.000 pin condotta da Curalate, un tool di analytics per Pinterest e Instagram, ora sappiamo che le immagini colorate in rosso e arancione ottengono il doppio dei repin di quelle blu. In generale, più le immagini sono colorate, più vengono condivise. Un dato importante anche sul taglio dell’immagini: un rapporto 2:3 sembra essere quello ideale per la condivisione su Pinterest. E sembrerà incredibile, ma le immagini senza volti umani sono condivise il 23% in più rispetto a quelli dove il viso è inquadrato. Qui potete leggere l’analisi completa.

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Quale schermo sta guardando lo spettatore?

Continuiamo il discorso della scorsa settimana su social TV e second screen, vi segnaliamo una ricerca di Nielsen che analizza le modalità di utilizzo di tablet e smartphone durante la visione di programmi televisivi: semplici distrazioni da film o match noiosi o validi strumenti per un maggior godimento delle proprie passioni?
Il dato più interessante è che a livello globale, quasi la metà dei possessori di smart device lo usa tutti i giorni mentre guarda la TV. Con i tablet, la ricerca e la navigazione generiche sul web sono le attività più diffuse. Ma è pur vero che circa il 50% degli intervistati afferma di usare il proprio tablet per cercare informazioni relative allo show in onda. Una persona su cinque segue invece le conversazioni sullo show tramite i social network.

Di seguito il grafico completo del sondaggio:

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Interfacce digitali fantascientifiche

Nell’attesa di poter controllare con i nostri second screen ciò che succede sul piccolo schermo in maniera più profonda, vi segnaliamo Kit FUI una raccolta di interfacce digitali immaginarie, tratte da film e serie TV. Molti film di fantascienza hanno provato a prevedere come ci confronteremo con i robot, computer e dispositivi digitali del futuro, in alcuni casi indovinando e anticipando clamorosamente i tempi: pensate al comando vocale imperfetto del nonno di Siri, HAL9000 di 2001: Odissea nello spazio oppure alle “touch gestures” ante-litteram sugli schermi di Minority Report, un tempo visionarie e oggi tanto comuni da essere naturali anche per i bambini. Chi avrebbe potuto prevederlo appena dieci anni fa? Chissà che fra le invenzioni di questi film non si nasconda il prossimo grande passo nel rapporto tra umani e macchine dopo i touch device portatili…

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Orientarsi nel panorama social con il Prisma della conversazione

No, non si tratta di un amuleto magico, ma di una complessa e bellissima infografica che vi aiuta a capire a cosa servono i maggiori servizi social del mondo e che tipo di conversazioni vi avvengono. Vi confondete sempre tra tumblr, twitter e flickr? Cercate le foto dei vostri amici su Spotify? Niente paura, nella versione aggiornata del Conversation Prism troverete i social network più adatti allo scopo che desiderate ottenere, organizzati per ambiti e categorie di riferimento: dal microblogging ai social marketplace, ce n’è proprio per tutti i gusti per chi ha voglia di dire e fare qualcosa sul social web.

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E con questo arcobaleno vi diamo appuntamento alla settimana prossima!

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Scoprire contenuti e conversazioni in movimento

di Stefano Maggi in News

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Le conversazioni sui social media sono un elemento importantissimo nelle nostre attività di tutti i giorni, basti pensare che gli italiani che utilizzano i social network, vi passano in media 1,9 ore al giorno (fonte: GlobalWebIndex – 10.12 / 03.13). Questa fortissima integrazione con ciò che facciamo abitualmente è resa possibile dalla mobilità che le piattaforme social consentono e incoraggiano: in Italia, il 67% degli utenti accede ai social network da mobile (fonte: GlobalWebIndex  - 10.12 / 03.13).

Le strategie dei social network si muovono di conseguenza, sviluppando un approccio “mobile first”: secondo cui le esperienze devono essere pensate prima per un utilizzo in mobilità e poi adattate al desktop, al contrario di quanto storicamente avveniva nella definizione di user experience. Per dare un’idea di questa ossessione all’approccio mobile: Josh Williams, ex CEO di Gowalla e ora product manager in Facebook, racconta che l’accesso alla versione website desktop del social network è stata disattivata a lui e al suo team per costringerli a focalizzarsi sull’esperienza in mobilità.

L’interazione sempre più frequente e l’utilizzo sempre più mobile generano una moltitudine di input con cui veniamo a contatto ogni giorno.Diventa così sempre più difficile e importante classificare e filtrare le conversazioni che per noi sono più interessanti, evitando di essere distratti dal “rumore” di tutte le informazioni a cui abbiamo accesso ma che non sono rilevanti. Questo è ancora più evidente in mobilità, quando le parentesi che possiamo dedicare allo smartphone, al tablet e ai social media sono anche molto frequenti, ma di durata più breve rispetto a quando ci troviamo alla scrivania.

Per venire incontro a questa esigenza sono nate diverse soluzioni che aiutano a “scoprire” conversazioni e contenuti interessanti. Il principio alla base di queste applicazioni è, sulla carta, molto semplice: analizzare le conversazioni che si svolgono nel “social graph” dell’utente per proporre gli elementi più rilevanti, che hanno generato più attenzione e che – sulla base dei comportamenti passati dell’utente – potrebbero essere più importanti.

Applicazioni come Zite si basano su questo principio: selezionano i post potenzialmente più rilevanti analizzando il social graph dell’utente.

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Facebook, forte del proprio approccio “mobile first”, nella sua rivisitazione dell’app mobile (ma anche nella versione desktop) propone il news feed: strumento che permette di “scoprire” contenuto che viene selezionato dal social network sulla base del profilo dell’utente e di ciò che avviene nel suo social graph. Recentemente il news feed è diventato “multiplo”: l’utente potrà scegliere quale tipologia di scoperta è interessante per lui in un momento specifico e visualizzare solo quella selezione. Ad esempio “solo conversazioni da amici”.

Anche Twitter partecipa a questo trend, in modo molto interessante: ha introdotto la funzione “Discovery” che permette, all’interno del social network di capire cosa è più rilevante per le proprie community. Pochi giorni fa, Twitter ha anche lanciato #music: uno strumento desktop e mobile per scoprire la musica più interessante sulla base del proprio social graph (l’applicazione mobile per ora è disponibile per il download da alcuni app store non italiani, tra cui quello statunitense). Attraverso l’analisi di ciò che i propri amici (followed / followers) segnalano, twitter propone varie classifiche aggiornate in tempo reale: gli artisti “top”, quelli “emergenti”, quelli “suggeriti” in modo specifico all’utente e quelli ascoltati in questo momento dalle persone connesse con l’utente.

interest graph - sviluppare connessioni basate sugli interessi e le passioni

Per i brand che vogliono rimanere rilevanti e partecipare alle conversazioni delle persone aggiungendo valore anche in mobilità è importante seguire alcuni spunti:

  • Sviluppare contenuti coinvolgenti da un punto di vista social: questi generano reazioni da parte delle persone, quindi un livello più alto di engagement e vengono selezionati maggiormente dagli algoritmi che filtrano le conversazioni;
  • Ascoltare le conversazioni pubbliche per individuare le tematiche più interessanti per la propria community;
  • Proporre formati di contenuti utili agli utenti e sviluppare conversazioni al momento giusto (il fattore tempo indispensabile);
  • Mantenere una riconoscibilità e una coerenza evidenti non solo a livello visivo, ma in ogni singola interazione;
  • Analizzare i modelli di interazione delle persone per capire quando e come desiderano sviluppare un contatto con la marca;
  • Considerare che il “social graph” delle persone che si vogliono coinvolgere è fondamentale perché attraverso gli amici viene filtrata la maggior parte dei contenuti;

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Come costruire un ecosistema sui social media

di Stefano Maggi in News

Quando Arthur Tansley ha immaginato la definizione di ecosistema non era ancora stato pubblicato l’ultimo report Technorati sulla digital influence, Twitter non esisteva ancora e Facebook non era il primo social network al mondo. Secondo Wikipedia:

Ogni ecosistema è costituito da una comunità di organismi ed elementi non viventi con il quale si vengono a creare delle interazioni reciproche in equilibrio dinamico.

Gli ecosistemi hanno diverse caratteristiche distintive, tra cui:

  • Sono sistemi aperti;
  • Sono strutture interconnesse con altri ecosistemi;
  • Tendono a raggiungere e a mantenere nel tempo una certa stabilità;

Nonostante Tansley abbia formulato la definizione nel 1935, ha descritto molto bene la direzione verso cui le marche e le loro community si stanno evolvendo oggi.

Il “2013 Digital Influence Report” pubblicato recentemente da Technorati, lo dimostra:

Per i brand, è molto frequente la presenza contemporanea su canali social vari: ma il valore reale di questa differenziazione nasce quando i canali sono integrati in un’unica strategia di conversazione. Essere presenti su numerosi canali è un modo per integrarsi con le abitudini nelle persone che fanno parte delle community, non un semplice “moltiplicatore” del messaggio in ottica “broadcast”. In altre parole: essere su molti canali è utile a stimolare la conversazione in modalità diverse a seconda del momento e delle esigenze delle persone, ma una strategia inutile o addirittura aggressiva e dannosa se si limita a riproporre lo stesso messaggio sui canali differenti, senza alcun tipo di adattamento.

Pensare in ottica di “ecosistema” significa, per le marche, essere “utili e interessanti”: avere un messaggio di comunicazione coinvolgente, divertente, commovente è importante, ma non è più abbastanza.

I brand che riescono a essere “utili” riescono a diventare davvero “rilevanti” e “notevoli” per le proprie community. È proprio questa utilità che permette di attivare i quattro elementi che permettono a una conversazione di diffondersi: raggiungere un reach elevato è possibile se il messaggio non è solo affine alla community, ma se genera una “risonanza” con i valori di chi ne fruisce. È questa l’unica via per essere rilevanti e sviluppare un reach organico efficace.

Anatomia di una conversazione: come si diffonde?

Essere utili non significa sempre, necessariamente, creare un servizio insieme alla community, ma creare un valore che va oltre la semplice ricezione di un messaggio, ripetuto e identico a se stesso. Le marche lo hanno capito e misurano il successo delle proprie attività in modo sempre più “multicanale”. Non solo: quando i brand considerano il coinvolgimento di persone con un elevato livello di influence rispetto alle proprie community, tengono in considerazione parametri vari e coordinati tra loro (non solo i “like” di Facebook o i “follower” di Twitter).

Per questo motivo, in We Are Social, quando analizziamo il livello di social influence teniamo in considerazione vari parametri: alcuni legati al reach, altri al livello di engagement e alcuni legati alla visibilità. Bilanciare questi parametri ci consente di elaborare calcolare il livello di “REV” (reach, engagement, visbility) e di capire chi ha più senso coinvolgere in un’attività specifica.

L’aspetto di “utilità” di un ecosistema si rileva anche nelle motivazioni per cui le persone seguono le marche sui social media: rimanere aggiornato, scoprire il prodotto o il servizio e contribuire in modo utile sono tra le ragioni più forti nel legame quotidiano tra i brand e le loro community.

Tansley non avrebbe mai pensato a questo utilizzo della sua definizione di ecosistema, ma è proprio l’equilibrio tra utilità e interesse alla base di ogni ecosistema che nasce e si sviluppa sui social media.

 

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