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L’ultimo social network a aumentare i tipi di “azioni” possibili nel proprio social content è stato Twitter, presentando un nuovo formato di card, poche ore fa. In questo caso “ultimo” solo in senso temporale, vista che la crescita di questo canale lo pone sempre tra i primi in termini di utilizzo.
Le “card” sono contenuti che Twitter permette di aggiungere ai tweet, per fornire più informazioni come l’abstract di un link, aggiungere immagini o video. Si tratta di approfondimenti che le persone possono decidere di vedere, se interessate, espandendo il singolo tweet. Questo ha permesso a Twitter di andare oltre i 140 caratteri, ma solo quando è interessante per gli utenti.
Ieri Twitter ha proposto un nuovo formato di card promoted: una soluzione che permette alle persone di espandere il tweet e svolgere un’azione precisa, attraverso un pulsante personalizzato abbinato al contenuto. Questo pulsante, a chi lo desidera, di trasferire informazioni dall’utente al brand che ha effettuato il tweet: Nome, @username e email, consentendo così, ad esempio, di entrare a far parte di un programma di loyalty, di redimere offerte, di aderire a un gruppo, di rimanere informato su un tema. Le possibilità d’uso sono moltissime e varie, dalla più commerciale (simile al meccanismo delle Facebook Offers) alla più “branded” e informativa.
Le azioni diventano sempre più parte integrante delle conversazioni, attraverso contenuti social.
Questo avviene per Twitter, ma non solo: Pinterest ha proposto pochi giorni fa i “rich pins” che aggiungono informazioni arricchite rispetto a ricette, film e prodotti oggetto dei “pin”.
E Facebook è tra i leader in questo tipo di sperimentazione. Ricorderete forse le azioni “Want” e “Collect” che si aggiungono alle Facebook Offers ormai molto diffuse.
Insomma, anche per i social network che propongono le interazioni più semplici (come Twitter), vengono proposte nuove possibilità di approfondimento e soprattutto di azione. Le marche che scelgono di offrire questa possibilità hanno un enorme vantaggio: consentire a chi è interessato (e soprattutto in modo non invasivo) di concretizzare una propria esigenza. Di evolvere la conversazione in un’azione.
Poche ore fa, Facebook ha presentato Facebook Home, una novità molto interessante. Si tratta di un gruppo di applicazioni pensato per mettere le persone al centro dell’esperienza mobile. Una delle caratteristiche principali la personalizzazione della schermata visibile quando lo schermo non è ancora stato sbloccato: durante la presentazione di ieri, Zuckerberg, ha dichiarato che mediamente guardiamo il “lock screen” 100 volte al giorno.
Perché non utilizzare la schermata che si vede più spesso quindi per dare visibilità a ciò cui teniamo di più? I nostri amici, le nostre connessioni e le nostre conversazioni. Attraverso Facebook Home, il più grande social network del mondo non si propone di diventare un sistema operativo mobile per essere sempre presente nell’esperienza delle persone. Fa un passo ancora più importante: si pone come primo elemento dell’esperienza mobile, prima di tutto il resto.
Un’altra funzionalità importante è quella di Chat Heads: una soluzione che permette alla chat di Facebook di comparire durante l’utilizzo di altre app, attraverso i volti delle persone che parlano con noi: compaiono quando ci parlano.
Facebook Home presenta anche una soluzione per mostrare le notifiche di Facebook più rilevanti e un “app launcher” per gestire le proprie applicazioni.
In una intervista a Wired, Zuckerberg ha dichiarato, riguardo Facebook Home:
Facebook occupa una posizione interessante a livello mobile. Non siamo un sistema operativo, ma non siamo solo una app. Su Facebook le persone passano il 23% del tempo speso sugli smartphone. Le applicazioni che vengono dopo Facebook sono Instagram e Google Maps, che sono al 3%. Durante gli ultimi 18 mesi, ci siamo concentrati nel costruire versioni migliori delle nostre app mobile. Ma il design era ancora molto vicino a ciò che avevamo nella versione desktop. Sapevamo di poter fare meglio.
La soluzione oggi è solo per Android e non è facile immaginarsi come politicamente sia possibile integrarla in iOS, considerato l’approccio di Apple alla supervisione di tutta la user experience, ma si intravedono già alcune potenzialità molto importanti:
- Facebook lavora sempre di più sulla propria mission: mantenere tutti in contatto con le conversazioni, gli interessi e le persone più importanti in ogni momento della propria vita;
- Facebook Home non mostrerà “ads” come li immaginiamo oggi (almeno inizialmente, stando alle dichiarazioni di Zuckerberg);
- La nuova soluzione sarà un punto di contatto importante per le persone con tutto ciò che è importante per loro. Solo i brand che riusciranno a essere più rilevanti e a costruire una community coinvolta potranno partecipare a un’esperienza così pervasiva nella vita delle persone;
Qual è chiave per le marche che desiderano attivare una relazione rilevante e diretta con le persone, anche in un contesto così integrato con ogni momento della nostra vita? Mantenere un alto livello di engagement, sviluppando contenuto con un targeting molto preciso, per nicchie, con un forte peso alla componente creativa e visiva sarà molto importante nella conversazione tra brand e community. Le componenti di analisi, di strategia e di creatività applicate alla conversazione e ai social media sono, in questo senso, ancora più importanti.
“Tra poco il South by Southwest sarà finito e potremo ritornare a viver nel presente”. Così Gary Vaynerchuck ha commentato la settimana appena trascorsa a Austin, e ha ragione: durante il SXSW è fantastico partecipare alla conversazione sul domani e si vive continuamente circondati da grandi idee, spunti geniali (e anche qualche clamoroso “fail”) legato al mondo dell’innovazione.
Bonin Bough, Gary Vaynerchuk, Albert Chou, David Berkowitz, Steve Doan e David Teicher in uno dei migliori panel di SXSW 2013.
Gabriele, Ottavio e io non potevamo mancare, come avrete notato seguendo il nostro account Twitter e l’hashtag #wearesxsw. Come da tradizione, il SXSW è anche un’occasione per incontrare i colleghi We Are Social dai nostri uffici nel mondo, mettere a fattore comune le esperienze e capire come si stanno evolvendo marketing e la conversazione.
Per chi non c’era (o per chi c’era e ama i recap), ecco alcuni dei temi più interessanti, soprattutto per chi si occupa di marketing.
- La “socially-led idea“. È sempre più chiaro come le marche siano in cerca di idee profondamente “social”, ispirate e rese possibili dall’ascolto e dalla comprensione delle conversazioni. Idee che consentono alle marche di partecipare in modo rilevante alla vita delle persone, non solo attraverso la diffusione di messaggi in modalità “broadcast”;
- Lo spirito imprenditoriale. Le aziende che sono presenti al SXSW cercano di trarre il massimo dall’incontro con le persone rilevanti per il proprio business. Questo avverrebbe senso se avessero un approccio chiuso, di autocelebrazione. Al contrario, lo spirito è orientato “all’hacking” del proprio business e mettersi in gioco (e in discussione) per migliorare. Uno dei panel più coinvolgenti è stato quello organizzato dal nostro cliente Mondelez insieme a Expion, per discutere il futuro del contenuto sui social media in modo aperto e condividendo le proprie esperienze;
- I dati social. Abbiamo a disposizione dati di ogni tipo creati, modificati, aggiornati dalle persone, ogni giorno. Dati che esprimono ciò che le persone desiderano, ciò che preferiscono evitare, informazioni che possono aiutarci a creare conversazioni, prodotti e servizi migliori. Pochi brand sfruttano tutte le possibilità a disposizione per conoscere le esigenze delle persone, ma è ancora più interessante vedere cosa ci aspetta nel prossimo futuro. Molti chiamano questo trend con l’etichetta non troppo precisa di “big data”, in realtà questo futuro inizia oggi, da analisi, considerazioni e insight che è già possibile sviluppare sulle persone e che si andranno ad ampliare ogni giorno di più. È fantastico avere la possibilità in We Are Social di costruire questo nuovo approccio insieme ai nostri clienti che credono nel valore di questa ricerca e che raccolgono già ottimi risultati in termini di business;
- Contenuto e real-time marketing. È ormai famosissimo il tweet “You can still dunk in the dark“, di Oreo, pubblicato quando durante l’ultimo SuperBowl, con mezza America davanti allo schermo, si è verificato un blackout. Il caso è preso da esempio come azione di “Real-Time Marketing”. L’attenzione verso questo fenomeno non ha fatto altro che confermarne la natura: non si tratta di una tattica completamente nuova, ma è parte di quell’azione di produzione di social content che caratterizza la conversazione delle marche. Il tema non è radunare un designer e un copy in una stanza per rispondere in tempo reale con contenuto creativo. Si tratta invece di ascoltare e reagire con gli strumenti e le persone a disposizione del brand in un modo rilevante per la community. Può cambiare il ritmo delle interazioni (fino a diventare “live” in alcuni casi), per cui è molto importante la capacità di ascolto e di reazione, così come la collaborazione all’interno del team e un approccio flessibile alla creatività;
- Addio interruption marketing. È sempre più chiaro come tutte le strategie di marketing che si basano sull’interruzione di un’esperienza stiano perdendo importanza. Tutte le esperienze che bloccano una conversazione, una fruizione o una condivisione sono sempre meno efficaci perché le persone hanno milioni di alternative verso cui concentrare la propria attenzione. Timothy Jordan di Google ha presentato alcuni dettagli su come progettare interfacce per Google Glass. Anche se il panel ha deluso chi aspettava di vedere nuove funzionalità o magari di provare la nuova tecnologia Google, l’incontro è stato molto interessante per capire come questa tecnologia potrebbe sviluppare le proprie funzionalità in futuro. Le regole d’oro erano quattro: design (specifically) for Glass, don’t get in the way, be timely e don’t be unexpected. Quindi partecipazione, non interruzione. Praticamente tutti gli usi di Glass presentati avevano una componente social: Path, Google+, Gmail;
Insomma, sopravvivere al “closing party” con Deadmau5 si rivelerà molto utile, anche per vedere di persona queste novità. Non manca molto al “marketing del futuro” e in We Are Social siamo contenti di essere parte di questo cambiamento.
Quando Arthur Tansley ha immaginato la definizione di ecosistema non era ancora stato pubblicato l’ultimo report Technorati sulla digital influence, Twitter non esisteva ancora e Facebook non era il primo social network al mondo. Secondo Wikipedia:
Ogni ecosistema è costituito da una comunità di organismi ed elementi non viventi con il quale si vengono a creare delle interazioni reciproche in equilibrio dinamico.
Gli ecosistemi hanno diverse caratteristiche distintive, tra cui:
- Sono sistemi aperti;
- Sono strutture interconnesse con altri ecosistemi;
- Tendono a raggiungere e a mantenere nel tempo una certa stabilità;
Nonostante Tansley abbia formulato la definizione nel 1935, ha descritto molto bene la direzione verso cui le marche e le loro community si stanno evolvendo oggi.
Il “2013 Digital Influence Report” pubblicato recentemente da Technorati, lo dimostra:
Per i brand, è molto frequente la presenza contemporanea su canali social vari: ma il valore reale di questa differenziazione nasce quando i canali sono integrati in un’unica strategia di conversazione. Essere presenti su numerosi canali è un modo per integrarsi con le abitudini nelle persone che fanno parte delle community, non un semplice “moltiplicatore” del messaggio in ottica “broadcast”. In altre parole: essere su molti canali è utile a stimolare la conversazione in modalità diverse a seconda del momento e delle esigenze delle persone, ma una strategia inutile o addirittura aggressiva e dannosa se si limita a riproporre lo stesso messaggio sui canali differenti, senza alcun tipo di adattamento.
Pensare in ottica di “ecosistema” significa, per le marche, essere “utili e interessanti”: avere un messaggio di comunicazione coinvolgente, divertente, commovente è importante, ma non è più abbastanza.
I brand che riescono a essere “utili” riescono a diventare davvero “rilevanti” e “notevoli” per le proprie community. È proprio questa utilità che permette di attivare i quattro elementi che permettono a una conversazione di diffondersi: raggiungere un reach elevato è possibile se il messaggio non è solo affine alla community, ma se genera una “risonanza” con i valori di chi ne fruisce. È questa l’unica via per essere rilevanti e sviluppare un reach organico efficace.
Essere utili non significa sempre, necessariamente, creare un servizio insieme alla community, ma creare un valore che va oltre la semplice ricezione di un messaggio, ripetuto e identico a se stesso. Le marche lo hanno capito e misurano il successo delle proprie attività in modo sempre più “multicanale”. Non solo: quando i brand considerano il coinvolgimento di persone con un elevato livello di influence rispetto alle proprie community, tengono in considerazione parametri vari e coordinati tra loro (non solo i “like” di Facebook o i “follower” di Twitter).
Per questo motivo, in We Are Social, quando analizziamo il livello di social influence teniamo in considerazione vari parametri: alcuni legati al reach, altri al livello di engagement e alcuni legati alla visibilità. Bilanciare questi parametri ci consente di elaborare calcolare il livello di “REV” (reach, engagement, visbility) e di capire chi ha più senso coinvolgere in un’attività specifica.
L’aspetto di “utilità” di un ecosistema si rileva anche nelle motivazioni per cui le persone seguono le marche sui social media: rimanere aggiornato, scoprire il prodotto o il servizio e contribuire in modo utile sono tra le ragioni più forti nel legame quotidiano tra i brand e le loro community.
Tansley non avrebbe mai pensato a questo utilizzo della sua definizione di ecosistema, ma è proprio l’equilibrio tra utilità e interesse alla base di ogni ecosistema che nasce e si sviluppa sui social media.
Hello everybody!
Benvenuti nel nostro consueto appuntamento di metà settimana con le ultime news sul social web: parleremo di diversi argomenti con un unico denominatore comune, la conversazione. Mettetevi comodi, cominciamo con…
Social TV: “The new power of television”
Un’attenta analisi curata da Initiative a livello internazionale sulla Social TV ha evidenziato l’impatto estremamente positivo sugli ascolti televisivi della conversazione online, grazie a un nuovo gruppo di appassionati telespettatori che, commentando e condividendo la loro esperienza sul social web, influenza le scelte e le opinioni riguardo ai contenuti e, soprattutto, ai brand.
La fruizione televisiva combinata ai social media, secondo questa ricerca, ha contribuito a creare un gruppo molto influente di nuovi telespettatori, i “TV Talkers”. Questa nuova realtà è composta da utenti di età compresa tra i 16 e i 54 anni, e tende a condividere sui social network contenuti sui programmi e sui personaggi protagonisti dei TV Show, contribuendo in maniera determinante ad influenzare il sentiment della conversazione.
Come si muoveranno i broadcaster nel nuovo anno, per capitalizzare a proprio vantaggio questo trend ormai ampiamente consolidato nel 2012? La ricerca consiglia quattro step:
- Sostenere la conversazione non solo durante la trasmissione ma, in maniera strategica, anche prima e dopo
- Creare un’esperienza multischermo e multi contenuto che permetta agli utenti di condividere e approfondire la conoscenza del brand;
- Implementare strategie social per mantenere una relazione con i TV Talkers di rilievo;
- Investire in analisi volte a misurare il valore del TV Talking sulla brand equity;
- Muoversi in ottica “test & learn” all’interno nuove tecnologie per assicurare al brand il vantaggio del “first mover”.
Voi vi sentite parte dei Tv Talkers? Quale programma seguite e commentate attraverso i vostri profili social? Rispondete nei commenti.
Multi-taskers & Multi-screeners
Orami è consolidato: siamo utenti sempre più multi-tasker. Mentre state leggendo questo articolo, probabilmente state facendo anche altro o state intervallando la lettura con altre attività. Non solo, secondo l’ultima ricerca di Google “The New Multiscreen World” siamo sempre di più multi-screener, ovvero creiamo, condividiamo e consumiamo contenuti attraverso diversi device nello stesso momento.
Secondo BigG il 90% delle interazioni degli utenti sono “screen based“, sviluppate attraverso smartphone, tablet, laptop e TV ed in media ogni utente utilizza 3 differenti screen al giorno. Diverse attività su diversi screen, ma svolte in simultanea.
Quali sono le attività sviluppate contemporaneamente più gettonate dai multi-screener? Fare un check alla casella mail, visitare un website e utilizzare i social media sono le principali, ma è interessante il dato sul gaming (25%) che, anche a livello mobile, sta assumendo un’importanza sempre più rilevante.
Social Media 2012. un anno da record
L’anno che ci lasciamo spalle per il social web è stato un anno di grandi traguardi raggiunti e di nuovi record infranti, una serie impressionante di dati che Creotivo ha provato a riassumere in questa interessante infografica.
(per l’infografica completa, clicca qui)
100 mila tweet, 2 milioni di ricerche su Google, 3600 foto su instagram e 48 ore di video caricati su Youtube, 684.478 contenuti condivisi su Facebook: è quanto accade in un minuto sui social network. Secondo voi che cifre verranno raggiunte nel 2013? Dite la vostra nei commenti al post.
Waze, nuovi traguardi per nuovi obiettivi
Waze, la celebre piattaforma gratuita di navigazione stradale per dispositivi mobile aggiornata in tempo reale dalla community, ha annunciato di aver raggiunto la cifra record di 34 milioni di utenti attivi. Nell’infografica in seguito, la company israeliana ha voluto celebrare il traguardo identificando l’obiettivo per il 2013, ovvero il raddoppio della user base (70 milioni di utenti).
Voi utilizzate Waze? Secondo voi è un traguardo raggiungibile? Nei commenti potete partecipare alla conversazione.
Meno soli, grazie a Facebook
Chiudiamo con una notizia che non ci sorprenderà, ma che fa sorridere. L’Università di Berlino ha provato scientificamente, grazie ad uno studio su un campione di 100 studenti, che postare un update su Facebook migliora l’umore e fa sentire meno soli.
Gli studenti sono stati divisi in due gruppi e ad uno dei due è stato chiesto di incrementare in una settimana il numero di post pubblicato. Il gruppo più attivo su Facebook ha poi dichiarato di essere più sereno, più soddisfatto e più sicuro grazie alle interazioni ricevute dai propri amici e alla quantità di nuove connessioni ottenute. Tutto ciò ha avuto risvolti positivi, e provati, sulla loro vita sociale e sui risultati degli esami universitari.
Che dire, non ci resta che chiudere qua il nostro Mercoledì Social invitandovi a sentirvi tutti più felici, condividendo attraverso i vostri canali social questo post
Grazie a tutti!
Come rimettersi in linea dopo il cenone della vigilia, il pranzo del Natale, i bridisi con i parenti, i dolci e le varie abbuffate? Ma è ovvio, con l’ultimo Thank God We Are Social dell’anno!
Quindi, appoggiate per qualche minuto il vostro bicchier d’acqua con bicarbonato ed entrate con noi nel magico mondo del social web.
Dad’s Ecstatic Reaction to Gift
Qual è la reazione ideale ad un regalo? Sicuramente non quella che avete avuto dopo l’ennesima cravatta riciclata o quell’utilissimo set di sali da bagno che avete trovato sotto l’albero. La risposta è gioia, pura gioia.
L’autore di questo video è Daniel Buckhannan che, una volta immortalata la splendida reazione del padre alla scoperta di aver ricevuto due biglietti per un match di football, ha deciso di condividerlo su YouTube realizzando ben 6,4 milioni di views. Stupore, felicità e lacrime.. un’evoluzione di emozioni davvero irresistibili per il buon Don. Chi di voi non sogna di provocare una reazione del genere? Scriveteci cosa avete trovato sotto l’albero e raccontateci la vostra reazione nei commenti.
Midnight Message Delivery on Facebook
Anche a voi infastidisce l’idea di passare i primi minuti del 2013 a smanettare con il vostro smartphone per fare gli auguri a tutti i vostri amici? Non preoccupiamoci, Facebook ha pensato proprio a noi!
Mark Zuckerberg ci viene incontro e ci permette di continuare a bere responsabilmente per tutta la serata lanciando una fantastica applicazione per selezionare i contatti a cui volgiamo mandare il messaggio e scrivere un testo beneaugurante per il 2013.
Per accedere all’applicazione e levarsi l’incombenza cliccate qui.
Ms. Mac
Provate a chiudere gli occhi per un attimo, come vi immaginate il classico fan Apple? Ora potete riaprirli e controllare se corrisponde almeno in parte con Ms. Mac, la simpatica infografica di BlueStacks in cui vengono rappresentati alcuni dati sugli utenti medi Mac.
Trovate l’infografica completa a questo link e potrete scoprire il suo alter ego, Mr. Android, proprio cliccando qui. Scriveteci nei commenti da che parte state e se vi ritrovate, a vostro modo, in Mr. Android e Ms. Mac.
Instagram Top Location 2012
Il Capodanno si avvicina, siamo nel periodo in cui le persone iniziano a fare buoni propositi e programmi per il 2013. Diete, sport, amicizie, nuove esperienze ma soprattutto viaggi: Instagram ci aiuta a suo modo, indicandoci con perfetto tempismo la classifica delle 12 località più popolari del 2012.
Non ci sono molte sorprese: il Suvarnabhumi di Bangkog è uno degli aeroporti più trafficati del mondo e mete come Disneyland, Times Square e la Torre Eiffel sono attrazioni a cui è difficile non dedicare numerosi ed irresistibili scatti filtrati Lo-fi, Valencia o Toaster.
Documenting 2012 Through Instagram
Sempre a proposito di Instagram, vi lasciamo con una fantastica raccolta di immagini pubblicata sul blog della celebre applicazione sviluppata da Kevin Systrom e Mike Krieger. Per ripercorrere attraverso le fotografie create dagli utenti in tutto il mondo (digitale), i fatti più rilevanti del 2012.
Per visualizzare la gallery completa cliccate su questo link.
L’ultimo TGWAS dell’anno termina qui, non mi resta che augurare a tutti un 2013 ricco di pace e prosperità, grazie a tutti!
Ottenere la proprietà di qualcosa, pagando. Il significato di “acquistare” non cambia se applicato ai social media, ma si adatta al contesto. I canali social sono un luogo dove le persone interagiscono tra loro e con i brand e la transazione che li caratterizza è la conversazione. Questo distingue i social media da altri canali, anche digitali, più focalizzati su altre attività, come ad esempio l’eCommerce.
Esistono però dei casi particolari, che diventano sempre più frequenti e regolari: situazioni in cui l’azione di acquisto avviene nei canali social o grazie alla facilitazione dei canali social. Si tratta di situazioni in cui la transazione economica è parte della conversazione: quando, cioè, il beneficio prodotto dall’acquisto è legato profondamente al tema di scambio della community.
Il social media report 2012 di Nielsen, appena pubblicato, evidenzia come il confine tra conversazione e acquisto diventi sempre più sfumato:
- Il 70% delle persone è interessato alle esperienze altrui
- Il 65% si informa su brand, prodotti e servizi
- Il 53% si complimenta con le marche
- Il 50% esprime anche i propri pareri negativi
- Il 47% condivide benefit economici (ad es. offerte) con la propria community
Due persone si incontrano e parlano. Oltre alle persone, al contesto e ai mezzi che le fanno incontrare, c’è un altro elemento, non esplicito, ma importantissimo: il “social object”. Il tema, l’oggetto di cui parlano.
È “social” perché è
- Condiviso
- Costruito in modo collaborativo
- Facile da richiamare in altre conversazioni con altri interlocutori
- Uno spunto per la conversazione
- Predisposto a modificarsi ed evolvere tramite la conversazione
- Può essere decontestualizzato dalla singola conversazione
- Viene influenzato dalle persone che ne parlano ma ne è indipendente
- Può essere formalizzato in supporti differenti (parola, scrittura, disegno, foto, video)
Hugh MacLeod è un artista (cartoonist e scrittore) tra i nostri preferiti in We Are Social. Oltre a essere noto per i suoi cartoon “disegnati sul retro dei biglietti da visita” è autore di alcune riflessioni molto interessanti sul concetto di “social object“. Secondo Hugh:
Il Social Object, in sostanza, è la ragione per cui due persone parlano tra loro, anziché con altri. Gli esseri umani sono animali sociali. Amiamo socializzare. Ma, in fondo, deve esserci una ragione per cui ciò accada. Quella ragione, quel “nodo” nella rete è ciò che chiamiamo “Social Object”.
Le opere di Hugh sono un ottimo esempio di social object. Hanno temi molto precisi e interessanti per tribù di persone (parla di marketing, comunicazione, socializzazione, evoluzione e molto altro che non si può incasellare), sono facilmente condivisibili, sia fisicamente (biglietti da visita, stampe), ma soprattutto attraverso i canali social (sono immagini immediatamente riconoscibili e efficaci).
L’aspetto creativo è fondamentale, non solo a livello espressivo, ma anche a livello tematico, concettuale. Update Facebook, “card” sui canali social, video su YouTube, foto su Instagram, Tweet sono solo alcuni esempi delle migliaia di diverse tipologie di social object che i canali social abilitano.
È proprio per questo motivo che i brand, come le persone, per relazionarsi con altre persone hanno bisogno di “social object”. Analisi delle persone, definizione di obiettivi e ideazione di una strategia sono passi importantissimi nella creazione di un rapporto, che portano alla creazione di un oggetto sociale da condividere tra le marche e la community. I brand che interpretano al meglio questa logica sono quelli che più facilmente riescono a diffondere i propri contenuti: le persone li percepiscono come propri perché sono allineati al loro modo di pensare e li condividono perché credono che la condivisione aggiunga valore alla propria community.
È importantissimo avere un approccio al community management editoriale e creativo (in We Are Social, ad esempio, abbiamo team di persone dedicate a ideare e creare “social objects”): questo permette la creazione di contenuti rilevanti per le persone e rappresentativi per la community.
Per concludere con un’altra citazione di Hugh (questa volta in lingua originale):
The hard currency of the Internet is “Social Objects”.
i.e. Social Objects for people to SHARE MEANINGFULLY with other people.
You’re either creating them or you’re not. And if you’re not, you will fail, end of story.































ottavionava
puntlino
fabriziofaraco
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jowyang
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bomeniconi
aleqz
tamcdonald


















