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[Infographic] Geolocalizzazione, chi se ne serve?

di Luca Della Dora in News

Il 55% dei possessori di smartphone se ne serve per ottenere suggerimenti e consigli: un dato decisamente impressionante se pensiamo che ormai occupano una fetta di mercato tutt’altro che marginale (il 42% dei possessori di telefoni cellulari possiede infatti uno smartphone).

Dati davvero interessanti che non fanno altro che confermare una ricerca di Gartner che già l’anno scorso prevedeva che entro il 2013 le connessioni via mobile avrebbero superato quelle via desktop. Il fenomeno è ancor più interessante se pensiamo che l’Italia è il quarto paese al mondo per diffusione di telefoni cellulari – con 93 dispositivi ogni 100 persone.

Questa premessa è utile a capire l’importanza che oggi ricoprono i Location Based Services e i social network che sfruttano questo tipo di tecnologia – che rende avvicina, fino a sovrapporre, il mondo online con quello offline (Geosocial). È quindi interessante osservare quest’infographic frutto del lavoro di Flowtown, ColumnFive e Pew Research.


Qui in hi-res

Vi aspettavate dei numeri così consistenti o eravate convinti che la geolocalizzazione fosse, in fondo, ancora un fenomeno di nicchia? Le opportunità che garantisce in termini di coinvolgimento sono enormi, soprattutto nell’ottica di attivare una conversazione che fornisca valore reale e tangibile agli utenti nel lungo periodo. Non credete?

Fateci sapere quello che pensate utilizzando lo spazio qui sotto, quello dedicato ai commenti, e non scordate di abbonarvi al nostro Feed RSS se volete rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità del social web.

Ah, potete seguire i nostri check-in su Foursquare per venire a scoprire dove ci ha portato l’operazione #wearemoving. Ah, non dimenticatevi di chiedere del Mayor, cioè io.

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Hands on Foursquare 3.0

di Luca Della Dora in News

Foursquare riparte da dove è nato nel 2009: dall’SXSW di Austin (in Texas) è infatti stata rilasciata la versione 3.0, che offre agli utenti alcune novità davvero sostanziali. Vediamo quindi insieme cosa porta con sé quest’aggiornamento, che abbiamo già iniziato a testare in queste ore.
Foursquare 3

“Every check-in counts”
Con questa frase Crowley ha riassunto la novità più evidente della nuova release: è da oggi infatti disponibile una nuova sezione – Explore – che fornisce agli utenti delle raccomandazioni personalizzate in base alla loro storia. Come? Più o meno allo stesso modo di Amazon e Netflix, ma incrociando tutte le nostre interazioni (in base alla categoria di locali che frequentiamo più spesso, ai luoghi più visitati dai nostri amici, ma anche dal giorno della settimana, o dall’orario) offrendoci consigli sempre più vicini ai nostri gusti. In questo modo si crea maggior coinvolgimento per gli utenti, spingendoli a scoprire sempre più posti nuovi, concentrandosi su interazioni e social graph.
Foursquare 3 - Esplora

Nuove motivazioni
La componente ludica è sempre stata importante per Foursquare, e la nuova Leaderbord terrà conto di una serie di parametri nuovi per creare la classifica settimanale: non soltanto il numero o la frequenza di check-in, ma anche la categoria di posti che si frequentano, le attività insieme agli amici o ad altre persone e altre variabili saranno importanti. Lo storico dei nostri check-in non sarà più una lista su base temporale, ma sarà organizzata per categorie, in modo da renderci conto di quali sono i posti che frequentiamo più spesso, anche senza dover ripercorrere a mano tutto l’anno – come ho fatto per costruire un infographic qualche tempo fa.
Foursquare 3 - Leaderboard

Consumatori sempre più fedeli
Con oltre 2 milioni di check-in al giorno, il team di Foursquare ha collezionato una gran mole di dati, li ha osservati ed ha capito che la fidelizzazione a determinati luoghi è uno degli aspetti più evidenti nel comportamento dei suoi utenti: vuoi per conservare la Mayorship, vuoi per guadagnare determinati badge, o per fruire di promozioni o Specials, le persone tendono a tornare nei loro locali preferiti e a segnalarlo attraverso Foursquare. Per questo motivo sono stati introdotti 6 nuovi tipi di Special (per gli Swarm, per i check-in con Gruppi di amici, per i Newbie, per i clienti più fedeli, etc.) e sono ora visibili in una lista (o sulla mappa) e non più uno per volta.
Foursquare 3 - Specials

Più che di un update quindisi tratta di una vera e propria nuova versione, che spinge sempre più Foursquare nella direzione della scoperta della propria città: la differenziazione rispetto a Facebook Places era necessaria, e Crowley sembra aver mantenuto le promesse di qualche mese fa – quando aveva spiegato l’importanza di to-do e tips – e dell’esplorazione, appunto.

L’altra notizia davvero interessante è la partnership con American Express (per ora in fase di test in occasione dell’SXSW), che consente agli utenti di fruire della classica promozione “Spendi $5, risparmi $5″ semplicemente collegando la propria carta di credito all’account di Foursquare e effettuando una transazione in uno dei locali che aderiscono all’iniziativa (in questa fase sono 60 locali nell’area di Austin). Ne parlo in maniera più approfondita qui, se desiderate saperne di più.

Insomma, le prime impressioni sono ottime, e le premesse per un anno sempre più all’insegna dei location based services – trainati dalla crescita del mobile – ci sono tutte: ora non resta che vedere se i 7 milioni e mezzo di utenti (in continua crescita) convinceranno anche qui in Italia i business ad incrementare l’utilizzo di uno strumento che sta dimostrano upgrade dopo upgrade di essere vivo e capace di evolvere in base alle abitudini dei suoi utenti.

L’approccio di Foursquare, che si basa ora molto di più sulla personalizzazione è perfettamente coerente con i principi che creano valore per qualsiasi azione sul social web: sapere che quello che mi viene consigliato nell’area Explore si basa sulla mia storia e sulle mie abitudini mi incentiva molto di più alla sua fruizione, piuttosto che uno strumento che dia raccomandazioni standard a tutti gli utenti “solo” in base al luogo un cui si trovano. Non pensate?

Noi vi aspettiamo per un caffé: fate check-in in we are social e lo offriamo noi. Intanto non scordate di abbonarvi al nostro feed RSS se vi interessa rimanere aggiornati su tutte le novità del social web.

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Geolocalizzazione: chi sa cos’è…la usa

di Luca Della Dora in News

Abbiamo parlato più volte delle tante opportunità che l’utilizzo dei Location Based Services (LBS) – e della geolocalizzazione in generale – offre ai brand che vogliano coinvolgere i propri consumatori: dalla creazione di promozioni ad hoc, alla segnalazione – ad esempio – di nuovi punti vendita, fino all’implementazione di programmi di fidelizzazione. Insomma, la tendenza a fruire di questo genere di servizi apre un’infinità di porte alle aziende disposte a conversare con le persone. Quello che fino ad oggi è invece sempre stato un aspetto poco considerato è quello legato al tipo di utilizzo e all’approccio degli utenti a queste tecnologie.

Vuoi perché si tratta di realtà che stanno raggiungendo il mainstream solo negli ultimi mesi, vuoi perché il fenomeno sta crescendo a velocità tale da non consentire di fermarsi ad analizzarlo che ha già subìto variazioni, non avevamo ancora avuto modo di approfondire la questione da un punto di vista qualitativo: eMarketer ha reso pubblici alcuni studi che ci raccontano qualcosa di interessante. Vediamo di cosa si tratta.

Partiamo dal primo dato, quello legato alla conoscenza, alla familiarità e all’utilizzo di LBS:
eMarketer - LBS
Sono più di 6 persone su 10 a dichiarare di sapere di cosa si tratta, con variazioni a seconda delle fasce d’età, ma con una percentuale che non scende sotto il 50% neppure tra gli over 65: la tipologia di utilizzo più comune è quella legata al meteo e alla ricerca di indicazioni sulle mappe – attività che non prevedono la condivisione di informazioni personali, e che sono ormai diventate di uso quotidiano per la maggior parte delle persone che usano uno smartphone.

Solo il 18% degli intervistati - in Canada, Germania, Giappone, UK e Stati Uniti – hanno dichiarato di condividere la propria posizione attraverso LBS, ma se pensiamo che all’inizio del 2010 era solo il 4% degli intervistati – in USA – ad utilizzarli, capiamo la velocità con cui la geolocalizzazione sta entrando nelle vita di sempre più persone.

Una delle questioni – da sempre – più dibattute è legata alla privacy, e a questo proposito è interessante osservare percezione e utilizzo dei servizi LBS, distinguendo tra uomini e donne: il timore di essere vittime di stalking, di altre questioni legate alla sicurezza personale, ma anche – più banalmente – di condividere accidentalmente informazioni, è comune ad entrambi i sessi.
Interessante notare come sia identica la percentuale delle donne che conoscono il servizio e quelle che lo utilizzano.
eMarketer - LBS
Per rendersi poi conto di quali siano effettivamente i temi più delicati osserviamo i dati raccolti da Webroot nel corso del 2010, in termini di timore di intromissione nella propria privacy e di frequenza di utilizzo dei LBS – limitatamente al mercato US.
e3
Sempre Webroot sottolinea come la tendenza sia quella di una maggior attenzione da parte delle donne rispetto agli uomini, e dei meno giovani rispetto alle nuove generazioni, quando si parla di privacy issues, ma questo era ampiamente prevedibile.

Purtroppo non sono disponibili ricerche così approfondite per quanto riguarda il mercato italiano: pensate che la situazione sia simile o che ci sia un atteggiamento diverso nel nostro Paese?

Quello dei comportamenti e della percezione dei LBS è un tema molto importante, soprattutto ora che la loro diffusione sta raggiungendo numeri importanti: il lancio di Facebook Deals a livello internazionale ha fornito un ulteriore boost a questa tendenza, che sicuramente caratterizzerà il 2011.

Io intanto ho provato a fare un esperimento, e a ripercorrere tutto il mio 2010, attraverso i check in su Foursquare con un infographic: è stato interessante sia per ricordare locali, luoghi, momenti dell’anno appena passato, ma anche per osservare come il fenomeno non sia così poco diffuso come si potrebbe pensare: i numeri di unique visitors nelle singole venue dicono questo (e che ogni 4 giorni ho bevuto una birra).

Infografic_logo

Clicca per ingrandire.

Che lezione traiamo dalle ricerche riportate da eMarketer e da ciò che ho osservato analizzando il mio 2010 quindi? Innanzitutto che i brand devono operare in maniera trasparente se vogliono guadagnarsi la fiducia dei consumatori servendosi di LBS: la conversazione onesta dovrebbe essere sempre alla base delle relazioni tra brand e persone, ma lo dev’essere a maggior ragione in un ambiente così delicato come questo.


Insomma è importante far percepire alle persone di avere il totale controllo nella gestione della propria privacy: solo così le marche potranno guadagnarsi la loro fiducia.

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La vita è dopo il check in, con foto e commenti

di Luca Della Dora in News

Perché un brand dovrebbe utilizzare Foursquare, e non limitarsi alle conversazioni di Twitter o all’engagement garantito da una buona gestione di una Facebook Page? Semplice, perché a differenza loro, Foursquare richiede ai suoi utenti di compiere delle azioni concrete, di recarsi fisicamente in un luogo: insomma sovrappone la presenza digitale con la vita reale. E non dimentichiamo che le dimensioni del fenomeno sono tutt’altro che irrilevanti – vista la sempre più rapida diffusione di smartphones e relative connessioni: basta dare un’occhiata a quest’infographic di Jess3 per rendersene conto:

The GeoSocial Universe

In questi mesi la geolocalizzazione è stata uno degli argomenti più caldi quando si parlava del social web e delle sue possibili evoluzioni: il lancio di Places – e Deals – da parte di Facebook è stato il boost decisivo che ha spinto questa tendenza, e ha imposto a Foursquare (e agli altri Location Based Services) di rinnovarsi per non venire travolti. E così qualche giorno fa è stato svelato attraverso il blog di Foursquare un consistente aggiornamento che permette agli utenti di accompagnare foto e commenti ai propri check in. Ma non solo.

Foursquare 2.2.1

Le trovate anche nello scorso Mercoledì Social, proprio il giorno in cui l’upgrade è stato rilasciato per iPhone (ora è disponibile anche per Android, e a Gennaio 2011 sarà pronta anche la versione per Blackberry e Palm), ma ecco qui di seguito le due grosse novità che Foursquare v.2.2.1 porta con sé:

  • Commenti ai propri check in ed ai check in degli amici;
  • Possibilità di allegare foto ai propri check in, alle venue, ai to do ed ai tips;

Come ha sottolineato Crowley, i commenti e le foto non solo danno un’impronta più social a Foursquare, e lo rendono sempre più un diario da consultare per ricordare le nostre esperienze, ma – soprattutto – ne fanno uno strumento che acquista valore anche dopo – e oltre – il check in. Il problema di Foursquare era infatti quello di vivere sull’attribuzione di una ricompensa immediatamente successiva all’azione svolta, che poi rischiava però di rimanere fine a sé stessa: ora invece un tip – accompagnato da una foto – ha veramente valore: spesso leggere un suggerimento è sì di aiuto, ma rischia di non restituire veramente l’idea di ciò che stiamo cercando, ed è proprio il caso di dire che, sì, spesso un’immagine vale più di mille parole.

Parole che invece acquistano valore nell’ottica di creare engagement tra gli utenti con l’introduzione dei commenti ai check in: Foursquare era stato criticato anche da questo punto di vista, soprattutto dopo il lancio di Places, che dell’interazione tra i suoi utenti fa la sua forza – visti anche i 600 milioni di potenziali utenti.

Un’altra grande novità introdotta con il recente upgrade è l’integrazione di altri servizi – come Instagram (che ha appena superato 1 milione di utenti registrati), PicPlz e FoodSpotting -  a dimostrazione che è quello che avviene dopo il check in ad essere ora importante: dall’aggiunta di foto anche dopo la prima volta che siamo stati in un determinato locale, al commento delle attività dei nostri amici, sono tutte azioni che aumentano la socializzazione e che spingono gli utenti a vivere un’esperienza più completa, meno basata sulla conquista di un badge o della Mayorship di un locale – o legata a partnership ufficiali e non ad applicazioni di terze parti, come ad esempio Flicksquare, che permette di inviare a Flickr le foto caricate attraverso Foursquare.

Foursquare integrazione apps

Sicuramente il 2011 ci regalerà altre novitàmagari il Like dei check in o delle venue – ma per ora siamo curiosi di sapere cosa ne pensate di questi upgrade: avete già iniziato a fotografare i luoghi in cui usate più spesso Foursquare? E avete collegato il vostro account Instagram ? Beh, abbiamo tutte le feste per farlo: prendiamolo come un regalo da parte di Foursquare.

Non dimenticate di abbonarvi al nostro feed RSS se vi interessa essere sempre aggiornati sulle novità del social web – anche durante le feste – e guardate un po’ qui, noi abbiamo provato qualche giorno fa le nuove feature di Foursquare 2.2.1 nel nostro ufficio di Milano.

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Google lancia Hotpot e spinge le raccomandazioni per i luoghi

di Luca Della Dora in News

I Location Based Services sono l’argomento caldo del momento, un po’ perché il lancio di Deals da parte di Facebook ha spostato gli equilibri in gioco, un po’ perché anche i brand hanno iniziato a sfruttare intensivamente le opportunità che la geolocalizzazione offre: e poteva Google rimanere fuori dalla mischia?

In realtà, tra Places, Latitude, Images – e altri esperimenti più o meno riusciti – Google ha già provato a dire la sua, ma mentre Places si è rivelato uno strumento utile (con quasi 50 milioni di venue create), Latitude – ad esempio – non è mai decollato, anche perché ha dovuto confrontarsi da subito con Foursquare – e per Crowley che ha visto acquisire e poi accantonare, proprio da Google, il suo Dodgeball è stata una bella rivincita.

Lior Ron – Product Manager di Google – ha spiegato che “Hotpot – questo il curioso nome del nuovo servizio – nasce con l’obiettivo di rendere le ricerche dei luoghi da frequentare ancora più personalizzate, rilevanti e affidabili”. Il funzionamento è molto semplice: cercando – ad esempio – un ristorante attraverso Google o Google Maps, avremo la possibilità non solo di individuarlo, ma anche di assegnargli una valutazione (da 1 a 5 stelle) e di lasciare un commento o dei suggerimenti per i nostri amici (o per le altre persone che lo cercheranno). Man mano che si valutano locali, Google ci fornirà raccomandazioni sempre più coerenti con i nostri gusti perché imparerà a conoscere le nostre abitudini: potremo poi invitare gli amici a provare i luoghi che abbiamo visitato, o a evitare di andare in locali in cui non ci siamo trovati bene. Ovviamente più ricerche faremo e più saranno le raccomandazioni che lasceremo, maggiore sarà il grado di accuratezza dei consigli che Hotpot fornirà.

L’interfaccia – come potete vedere visitando google.com/hotpot – prevede una navigazione su due livelli: uno basato sui luoghi (già visitati, simili a quelli che preferiamo, che abbiamo già votato o che abbiamo salvato per visitare in un secondo momento) e uno che mette i nostri contatti al centro (e che ci fornisce quindi indicazioni sui luoghi che loro preferiscono frequentare o che hanno votato e commentato).

Ma con Foursquare, Facebook Places (e Deals), Gowalla e Yelp (che offre un servizio simile e in USA ha un’ottima base di utenti) che spazio riuscirà a ritagliarsi Hotpot? Alla fin fine il meccanismo delle raccomandazioni è lo stesso su cui si basa Yelp, mentre le dinamiche di gioco garantite dalla leaderboard sono presenti – e maggiormente strutturate – su Foursquare, Gowalla e SCVNGR. Dalla sua parte Hotpot può vantare 50 milioni di venue già create su Places e circa 3 milioni di utenti attivi su Latitude da cui attingere per fornire raccomandazioni efficaci: la Search History consente a Google un grado di conoscenza dei profili di chiunque abbia effettuato ricerche online che nessun altro LBS può vantare, quello che gli manca è l’elemento di socializzazione, garantito – ad esempio – da Facebook (la scelta da parte di Google di non importare automaticamente tutti i nostri contatti – partendo con dai nostri contatti mail – pare un’ammissione di colpa per quanto fatto con Buzz).

I brand (e gli esercizi commerciali in generale) saranno quindi ora più spinti a gestire in modo attento le loro pagine su Google Places per spiccare tra i luoghi consigliati, e per dimostrare agli utenti un grado di interazione significativo: insomma, il paradigma del social web – che impone ai brand di non limitarsi al contatto, ma che li spinge a fornire contenuti di qualità per essere rilevanti – si ripropone anche in questo caso.

Possiamo quindi affermare che per i business sarà la possibilità di essere più rilevanti nelle ricerche (i suggerimenti legati ad una venue sono più credibili se scritti da un amico) e di fornire dati più precisi sulla loro attività (indirizzo, descrizione, rating, valutazione di cibo, servizio, atmosfera altri aspetti a scelta, e – ovviamente – recensione, sono una serie di nuove informazioni che possono spingere le persone verso un ristorante – ad esempio – piuttosto che un altro).

Hotpot verrà utilizzato da milioni di persone, che recensiranno tonnellate di ristoranti, bar e locali? Probabilmente no (anche perché per ora è disponibile solo per Android), ma se anche solo una piccola parte di utenti lo facesse Google si troverebbe per le mani una quantità di nuovi dati non indifferente.

Voi credete che ci potranno essere altre implicazioni? Che sia un’ulteriore minaccia per Foursquare nella geolocation war o che si tratti di un altro esperimento di Google destinato ad essere dimenticato presto (tipo Wave)?

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