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Distributed publishing: cosa significa e come cambia il nostro modo di fruire i contenuti

di Stefano Maggi in News

Fino a pochi mesi fa, la scelta più comune per pubblicare un video online passava per YouTube. Publisher, brand e persone utilizzavano la piattaforma di Google per caricare il proprio video, integrandolo poi all’interno di tutti gli altri canali: Facebook, Twitter, blog e piattaforme proprietarie.


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Oggi invece, la scelta ricade sempre più spesso su un utilizzo “nativo” del canale: i video per Facebook caricati direttamente sulla piattaforma, così come accade per Twitter e per molti altri canali. A livello globale, la quantità di video da parte di brand e persone presente nel news feed è aumentata di 3,6 volte in un anno. Si tratta, in pratica, di un linguaggio sempre più importante e addirittura irrinunciabile per chi utilizza i canali social. Guardando questo trend da un punto di vista più ampio, vediamo come non sia limitato solo ai video: le piattaforme social hanno incoraggiato questo cambiamento in modo consistente anche per le immagini. Instagram, che in passato consentiva la preview delle immagini su Twitter, ha deciso di sospenderla ormai più di due anni fa, favorendo invece il caricamento diretto sui canali. Chi pubblica contenuto ha seguito queste evoluzioni. Alcuni publisher non le hanno accolte di buon grado immediatamente, perché rappresentano uno spostamento del contenuto da piattaforme proprietarie a canali altrui, dove il controllo sul contenuto e sulle revenue associate non è più completo. Altri invece, ne hanno fatto un punto di forza, con una strategia di distribuzione innovativa, che prevede la pubblicazione in modo “nativo” del contenuto direttamente sul canale.

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Posted by TIME on Wednesday, September 10, 2014

 
I brand che hanno saputo sfruttare questo cambiamento hanno ottenuto senza dubbio alcuni vantaggi. Da un punto di vista creativo, la pubblicazione “nativa” e diretta sulle piattaforme consente una conoscenza più puntuale del modo in cui le persone verranno a contatto con il contenuto. Permette di adattare il contenuto al contesto in cui viene fruito: ad esempio sviluppando contenuti diversi per tecnologie e device differenti o individuando soluzioni di interazione che sono specifiche e tipiche del canale in cui vengono pubblicate. Pensiamo ad esempio alle call-to-action specifiche che si possono proporre a una persona che guarda un video che parte in autoplay su Facebook su un tablet in cucina e a come possono essere diverse da chi sta vedendo un contenuto video su Twitter in metropolitana o da chi, invece, fruisce il contenuto via YouTube, sul divano guardando la televisione con Apple TV. Sono contesti radicalmente diversi, in cui le persone si aspettano modelli di interazione profondamente differenti.

  
Diversi tipi di contenuto per diversi tipi di fruizione: un esempio di un nostro cliente: Olivia e Marino La pianificazione editoriale dei brand deve tenere in considerazione le esigenze delle persone che fruiscono contenuto e fare così in modo che la conversazione che si crea sia ancora più rilevante nella vita delle persone. Le scelte creative, di art direction e di contenuto possono essere pensate oggi con molta più consapevolezza del contesto in cui le persone della community fruiranno il contenuto.

Ecco ciò che può nascere da una magica unione…Benvenuta primavera!

Posted by Fanta on Saturday, March 21, 2015

 
Il contenuto può essere pensato in modo verticale per una community specifica e per una fruizione tramite un canale preciso: un esempio di un nostro cliente, Fanta Il vantaggio della pubblicazione distribuita su più canali, poi, ha un impatto anche dal punto di vista “media”: le performance di diffusione dei post video “nativi” rispetto ai link sono molto più forti, anche grazie alle caratteristiche delle piattaforme (ad esempio autoplay per Facebook o per Instagram). Non dimentichiamo però che una pubblicazione distribuita e “nativa” è possibile anche su YouTube: soprattutto per contenuti pensati per chi utilizza il social network video di Google come canale di scoperta contenuti e fruizione diretta. Vanno poi considerate le numerose possibilità creative differenti e specifiche fornite da tutte le piattaforme, tra cui anche YouTube come le nuove “card” interattive introdotte all’interno dei video o per casi in cui il video non può che vivere nella piattaforma, per la modalità espressiva che lo caratterizza.

Un esempio di utilizzo creativo delle funzionalità del canale YouTube, con relativo “bahind the work”: Honda Type R In altre parole: a guidare la scelta del canale non è più principalmente la tecnologia (ormai disponibile trasversalmente su tutti i canali), ma le persone e il proprio modo di entrare a contatto e interagire con il contenuto.

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Facebook si evolve: le principali novità dall’F8 di San Francisco

di Luca Malgara

Ieri, durante il primo giorno di F8, la conferenza degli sviluppatori annuale di Facebook, sono state annunciate numerose novità sull’evoluzione del social network. Vediamo le principali.

Facebook Messenger App
Le prime interessanti novità riguarda Messenger: l’app di messaggistica di Facebook si aprirà agli sviluppatori, permettendo l’integrazione di numerose app (come ad esempio Giphy, app per la ricerca di GIF sul web) per la creazione di nuovi modi per condividere contenuti.

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Non solo maggiore interazione tra gli utenti: Facebook punta anche a utilizzare Messenger per reinventare la comunicazione con le aziende. Attraverso Messenger sarà possibile infatti fornire assistenza clienti grazie all’integrazione di tool già esistenti di customer care oppure consentire di modificare, monitorare, o restituire il vostro ordine online (su cui sta lavorando con una prima serie di partner, tra cui Everlane e Zulily).

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Un nuovo sistema di commenti in real time
La seconda novità riguarda l’introduzione di un nuovo sistema di commenti che permetterà di visualizzare in tempo reale i commenti che appaiono sia sulle pagine web dove sono consentite le interazioni con Facebook sia quelli condivisi sulle pagine.

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L’unificazione dei commenti su entrambi i siti che li utilizzano e le loro pagine dovrebbe aiutare i gestori di piattaforme di social a monitorare le conversazioni più facilmente, aiutando ad esempio ad affrontare alcune delle lamentele che le persone fanno in luoghi diversi. I nuovi strumenti di commento sono attualmente in fase di test con Huffington Post, BuzzFeed.


I video Facebook ovunque
Vuoi caricare un video su Facebook, ma lo vorresti anche sul tuo blog? In generale, questo significava caricarlo una volta su Facebook e una volta su piattaforme come YouTube. Ora avrete solo bisogno di Facebook, incrementando quindi la possibilità di visualizzazioni dei propri video.Schermata 2015-03-26 alle 11.48.44
Facebook ha infatti introdotto la possibilità di incorporare i video di Facebook su altri siti web. Sarà sufficiente cliccare sul pulsante “embed”, ottenere un codice e incollarlo sul proprio blog o altri siti, come avviene già con YouTube. Questa piccola, ma intelligente mossa, mostra come il contenuto video acquisisca sempre più un ruolo importante nelle strategie di Facebook.


Nuovi formati video
Video immersivi che consentiranno di avere una visione “a 360 gradi” di luoghi reali come in un videogioco in 3D. Questa è una delle altre novità di Facebook relative ai video che potranno apparire nel newsfeed. Per la versione di prova del servizio sono state scelte Venezia e Riomaggiore nel quale l’utente «naviga» tra le strade come se fosse teletrasportato e passeggiasse.
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Zuckerberg ha spiegato che questi video consentiranno all’utente di muoversi nel video e vederlo da punti di vista differenti.  I video immersivi, sono solo il primo passo di Facebook nel mondo della realtà virtuale. Seguiranno infatti i video “sferici”, grazie alle tecnologie di Oculus Rift, azienda produttrice di occhiali per i videogiochi in 3D.



LiveRail
Lo scorso anno, Facebook ha acquistato LiveRail, un sistema che riempie lo spazio pubblicitario all’interno di applicazioni e siti al miglior offerente. Da ieri sono state apportate due modifiche: supporteranno annunci display mobile oltre al video, e sarà in grado di attingere a un pool di dati anonimi di Facebook per determinare quale annuncio mostrare.

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Analytics per le App
Facebook sa molto circa gli utenti delle loro applicazioni. Ora vogliono aiutare gli sviluppatori a capire chi sta usando le loro applicazioni. La maggior parte delle persone che giocano il gioco è di target femminile? Sono adolescenti? Chi spende i soldi con per quel gioco specifico? La nuova piattaforma di analisi di Facebook aiuterà a capirlo meglio.

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I cambiamenti introdotti da Facebook sono molti, in alcuni casi piccole novità, in altri casi invece aree di sviluppo con un altissimo potenziale per i brand. Ma soprattutto il più grande messaggio è la crescita sempre più significativa di Facebook come un vero e proprio ecosistema di canali che va a coprire una gamma delle esigenze delle persone molto varia, focalizzandosi sulla conversazione e le sue sempre più numerose sfaccettature “social”.

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Mercoledì Social #253

di Michele Morici Google+

La parola mercoledì deriva dal latino Mercurĭi dies, giorno dedicato a Mercurio dio della loquacità, del commercio e dei bugiardi. Un ottimo giorno per parlare di comunicazione dei brand su Tumblr, il nuovo acquisto di Google Toyota che torna dallo spazio con un robot.

Tumblr & Marketing: un connubio vincente

Procediamo con ordine e cominciamo questo Mercoledì Social parlando di Tumblr e dell’interesse per molti brand a conquistare questo social network in continua crescita.

Secondo i dati di QuickSprout, nell’ultimo anno il traffico su Tumblr è cresciuto del 74% con 300 milioni di visitatori unici. Inoltre, come riportato dai Social Intelligence Report, il social si piazza al primo posto tra i social con sentiment positivo nei confronti dei brand.

Ok, fin qui tutto bello, ma perché aprire una pagina brand su Tumblr? Primo perché è un terreno ancora fertile e libero dov’è possibile arrivare prima dei competitors. Secondo è un social rivolto alle nicchie, che parla alle nicchie e amatissimo dalle nicchie: il social ideale per parlare ad un target specifico. Terzo la possibilità di creare delle campagne adv.

Queste potenzialità hanno già attirato l’attenzione di diversi brand che hanno deciso di puntare anche su questo social. Ecco alcuni esempi:

Apple
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Vans
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Google compra l’app Odysee

La voglia di shopping colpisce ancora e Google acquista Odysee, l’app che permette di archiviare, condividere e gestire le foto e i video su tutti i vostri dispositivi.

Il 23 febbraio sarà l’ultimo giorno di vita dell’app che, molto probabilmente, si fonderà con Google+ implementando il social network di interessanti e pratiche funzionalità. Una tra tante? La funzione che determina automaticamente la qualità con cui il media viene salvato in base allo spazio disponibile sul device.

Quindi assisteremo ad una evoluzione di Google+? Chi può dirlo! Certo, le probabilità sono molto alte ma possiamo aspettarci tutto da Google che, molto spesso, intraprende percorsi paralleli e imprevedibili.

 

Il robot astronauta di Toyota torna sulla Terra

Dopo diciotto mesi nell’International Space Station, Kirobo torna a casa. No, non stiamo parlando della versione 2.0 di Lessie ma di un robottino alto circa 33 centimetri che, proprio oggi, torna dal suo viaggio spaziale.

Nato da un progetto tra Dentsu e Toyota, Kirobo è un simpatico robottino antropomorfo che è stato spedito nello spazio. Perché? Semplice, per fare una chiacchierata con l’astronauta giapponese Koichi Wakata!

Ok, i giapponesi sono stravaganti ma non è così folle come sembra. L’obiettivo dell’esperimento era vedere come i robot umanoidi parlanti potessero intrattenere e allietare le persone che vivono in solitudine. Questa ricerca ha trovato terreno fertile nello spazio dove gli astronauti sono costretti a vivere per lungo tempo isolati e lontani da tutti.

Kirobo si è lanciato oggi all’interno di un CRS-5 Dragon atterrando nell’Oceano Pacifico. Tranquilli, prima di partire Kirobo ha salutato il suo compagno di viaggio con la promessa di rivedersi a maggio quando anche lui tornerà sulla Terra.

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Reverse engineering per la strategia di canale

di Stefano Maggi in News

Ogni giorno veniamo a contatto con un numero di canali di comunicazione sempre in crescita, attraverso device talmente diversi tra loro che possono seguirci in qualsiasi situazione. Per questo motivo è fondamentale che i brand definiscano una strategia di canale, individuando i punti di contatto (fisici o digitali) in cui sia possibile dialogare con le persone.

Sui canali social questi punti di contatto sono connessi, contaminati tra loro, al punto che i contenuti creati e pubblicati per un canale, oggi, possono essere fruiti all’interno di canali completamente differenti, cambiandone radicalmente il contesto. I cambiamenti degli ultimi mesi nell’ambito dell’integrazione tra le piattaforme danno valore a questo approccio.

Un esempio emblematico è la partnership annunciata tra Google e Twitter, che consentirà di visualizzare i tweet rilevanti tra i risultati delle ricerche Google. Così, ad esempio, chi desidera informarsi su un evento, potrà trovare informazioni e tweet in tempo reale nello stesso luogo. Al tempo stesso, i contenuti pubblicati su Twitter, non vivranno solo sul social network, ma estenderanno la propria visibilità all’esterno.

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Un altro esempio sono i contenuti che derivano da una “content curation” e vengono inclusi in canali diversi da quelli nativi. Twitter può essere un valido esempio anche in questo caso, con il lancio del proprio tool “Curator“, che permette di creare vere e proprie rassegne tematiche in tempo reale, a partire da tweet.

Come cambia quindi l’approccio alla strategia di canale?

Il primo passo fondamentale per definire una strategia di canale è studiare le persone a cui il brand vuole rivolgersi, ricavando insight sui loro comportamenti, sulle esigenze e sulle motivazioni che le caratterizzano.

Il cambiamento avviene al secondo step. Quando le contaminazioni tra canali non erano così forti come oggi, un contenuto pubblicato su un canale (ad esempio Facebook), verosimilmente sarebbe stato visto nello stesso contesto (ad esempio news feed Facebook). La scelta del canale, quindi influenzava la tipologia di contenuti prodotti e la modalità in cui il contenuto poteva raggiungere il target.

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Oggi, grazie a questa contaminazione, è importante tenere in considerazione le numerose modalità diverse in cui un contenuto può entrare a contatto con le persone per cui è pensato. Un contenuto Facebook, ad esempio, può essere fruito attraverso news feed, ma oggi,  tramite Graph Search potrebbe essere individuato tramite una ricerca oppure potrebbe comparire come contenuto contestuale a un luogo specifico dove si trova l’utente.

Introducing Place Tips in News Feed from Facebook on Vimeo.

È utile quindi che il secondo step sia dedicato al contenuto, perché – in modo sempre più forte – è la strategia di contenuto a influenzare la strategia di canale. Soprattutto se consideriamo come oggi sia possibile diffondere il contenuto anche all’esterno del canale per cui nasce.

La modalità di distribuzione, dunque, deriva dal target e dal contenuto e – anche grazie alle strategie di paid media – può raggiungere le persone e attivare una conversazione in modo sempre più granulare, che sia attraverso search, in un feed temporale (come quello di Twitter) o in un feed gestito da un algoritmo (come quello di Facebook).

A questo aspetto si legano le funzioni di “scoperta” (discover) del contenuto. Sia Twitter che Snapchat stanno sperimentando in questa direzione. Nel primo caso attraverso una selezione di contenuti potenzialmente rilevanti proposti agli utenti, nel secondo attraverso un’operazione di contenuto che seleziona prodotti video particolarmente rilevanti per il target.

Tutti questi motivi concorrono a cambiare il modo in cui i brand concepiscono la propria strategia di canale, con un approccio che può partire oggi da dove gli utenti possono venire a contatto con il contenuto, identificando solo come conseguenza i possibili canali da coinvolgere.

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Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

di Luca Della Dora in News

Il 2014 è stato un anno di crescita a tutti i livelli per quanto riguarda l’utilizzo dei canali social, sia in termini di volume, sia di modalità di interazione delle persone: Digital, Social e Mobile 2015 è il nostro report annuale che ci permette di andare veramente in profondità e individuare tutti i dati più rilevanti, e – soprattutto – di trarre moltissimi insegnamenti relativi a ciò che ci dovremo aspettare durante i prossimi mesi.

Il report include statistiche relative a più di 240 paesi, e una profilazione dettagliata delle nazioni più importanti a livello economico.

Potete sfogliarla nel dettaglio da qui.

Ma vediamo di cosa si tratta, dando un’occhiata allo scenario globale e a quello italiano.

La popolazione mondiale è passata da 7 a 7.2 miliardi di persone, e il numero di utenti internet attivi ha superato i 3 miliardi di utenti – erano 2.5 miliardi 12 mesi fa (con una penetrazione che ha raggiunto il 42% dell’intera popolazione mondiale).

Gli account attivi sui social media sono oggi più di 2 miliardi (penetrazione 29%), questo significa che rispetto a 12 mesi fa è cresciuta del 12%. Se osserviamo i dati relativi al mobile, è interessante notare come a fronte di un incremento della diffusione del 5% di utenti mobile, sia cresciuto invece del 23% il numero di persone che usano attivamente social media dai propri smartphone (313 milioni di persone in più).

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

La crescita di tutti questi indicatori è un fenomeno assolutamente globale. Ma l’Italia? Se a livello di penetrazione il dato è superiore alla media (60% vs 42% della media mondiale), osservando il tempo speso online ci accorgiamo che quello relativo all’accesso a internet da desktop è – di poco – superiore alla media – mentre quello legato alla navigazione da mobile è decisamente inferiore (2.2 ore al giorno, contro una media di 2.7 ore).

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Insomma, sembra che gli italiani prediligano molte sessioni, ma di durata inferiore rispetto a quanto accade in altri paesi: a livello globale il numero di pagine visitate da desktop è diminuito del 13%, mentre è aumentato del 39% da smartphone (e 17% da tablet).

L’analisi relativa all’utilizzo – attivo – dei canali social evidenzia come anno dopo anno risulti sempre più determinante permettere alle persone di interagire, e di trovare le informazioni che cercano: oggi sono più di 2 miliardi gli account attivi su piattaforme social (con una penetrazione del 29% sul totale della popolazione): in Italia la penetrazione è del 46% (il valore più alto è quello registrato a Singapore – 66% – mentre in Francia, ad esempio, è 45%, e in Germania 35%).

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

La piattaforma – largamente – più usata rimane Facebook (1.36 miliardi di utenti attivi), ma è interessante osservare come continui il trend di crescita dei servizi di instant messaging (WhatsApp ha superato i 600 milioni di utenti, contro i 400 milioni di 12 mesi fa, e Facebook Messenger è usato oggi da più di 500 milioni di persone; WeChat ha quasi raddoppiato la sua user-base, raggiungendo oggi i 468 milioni di utilizzatori).

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

La grande new entry in questa classifica è Instagram, che è oggi utilizzato da più di 300 milioni di persone.

Gli italiani trascorrono 6.7 ore al giorno su internet (tra mobile e desktop), e 2.5 ore sono dedicate all’utilizzo di canali social: contro una media mondiale di 2.4 ore (2 ore in Francia e 1.9 in Spagna – per offrire dei termini di paragone).

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Ecco, invece, com’è cresciuto – negli anni – il traffico da dispositivi mobile a livello globale:

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Ma scendiamo ora nel dettaglio, e osserviamo da vicino la situazione relativa all’Italia.


Il 60% degli italiani accede regolarmente a internet, e gli account attivi sui canali social sono oggi 28 milioni (22 milioni accedono da dispositivi mobile): quest’ultimo (accesso a canali social da mobile) è il dato che ha visto il maggior incremento negli ultimi 12 mesi (+11%), a dimostrazione di una sempre maggior propensione di interagire in mobilità e in maniera attiva con i contenuti a cui è possibile accedere online.

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Ed ecco invece cosa emerge osservando il tempo speso su diversi media:

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Di seguito invece i dati che abbiamo visto relativamente a ciò che accade a livello globale, calati sulla nostra popolazione:

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Abbiamo visto come WhatsApp e – in generale – le piattaforme di messaging siano sempre più usate in tutto il mondo, ma in Italia questo è ancora più vero, tanto che – rispetto al totale della popolazione – sia proprio WhatsApp il servizio più usato ogni mese (ancor più di Facebook):

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Quindi, anche in Italia, il mobile è sempre più il mezzo attraverso cui accedere a piattaforme di relazione e conversazione online. Gli italiani infatti usano i propri smartphone per svolgere diverse attività, un tempo delegate a schermi più grandi: la fruizione di contenuti video è sempre maggiore, così come l’uso di applicazioni legate a piattaforme social.

È interessante poi osservare come le percentuali relative a chi cerca informazioni su prodotti da acquistare, e di chi poi finalizza effettivamente l’acquisto da desktop siano identiche (39%), mentre c’è un piccolo discostamento tra chi cerca da smartphone, e chi finalizza poi dallo stesso dispositivo (20% vs 19%), perché – probabilmente – preferisce approfondire da desktop prima di concludere la transazione.

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Questi solo alcuni degli highlight del report Digital, Social e Mobile 2015, che potete consultare e scaricare da qui, e utilizzare per capire in che modo sta evolvendo lo scenario in cui lavoriamo – e viviamo – quotidianamente. Enjoy. :)

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