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Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

di Luca Della Dora in News

Il 2014 è stato un anno di crescita a tutti i livelli per quanto riguarda l’utilizzo dei canali social, sia in termini di volume, sia di modalità di interazione delle persone: Digital, Social e Mobile 2015 è il nostro report annuale che ci permette di andare veramente in profondità e individuare tutti i dati più rilevanti, e – soprattutto – di trarre moltissimi insegnamenti relativi a ciò che ci dovremo aspettare durante i prossimi mesi.

Il report include statistiche relative a più di 240 paesi, e una profilazione dettagliata delle nazioni più importanti a livello economico.

Potete sfogliarla nel dettaglio da qui.

Ma vediamo di cosa si tratta, dando un’occhiata allo scenario globale e a quello italiano.

La popolazione mondiale è passata da 7 a 7.2 miliardi di persone, e il numero di utenti internet attivi ha superato i 3 miliardi di utenti – erano 2.5 miliardi 12 mesi fa (con una penetrazione che ha raggiunto il 42% dell’intera popolazione mondiale).

Gli account attivi sui social media sono oggi più di 2 miliardi (penetrazione 29%), questo significa che rispetto a 12 mesi fa è cresciuta del 12%. Se osserviamo i dati relativi al mobile, è interessante notare come a fronte di un incremento della diffusione del 5% di utenti mobile, sia cresciuto invece del 23% il numero di persone che usano attivamente social media dai propri smartphone (313 milioni di persone in più).

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

La crescita di tutti questi indicatori è un fenomeno assolutamente globale. Ma l’Italia? Se a livello di penetrazione il dato è superiore alla media (60% vs 42% della media mondiale), osservando il tempo speso online ci accorgiamo che quello relativo all’accesso a internet da desktop è – di poco – superiore alla media – mentre quello legato alla navigazione da mobile è decisamente inferiore (2.2 ore al giorno, contro una media di 2.7 ore).

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Insomma, sembra che gli italiani prediligano molte sessioni, ma di durata inferiore rispetto a quanto accade in altri paesi: a livello globale il numero di pagine visitate da desktop è diminuito del 13%, mentre è aumentato del 39% da smartphone (e 17% da tablet).

L’analisi relativa all’utilizzo – attivo – dei canali social evidenzia come anno dopo anno risulti sempre più determinante permettere alle persone di interagire, e di trovare le informazioni che cercano: oggi sono più di 2 miliardi gli account attivi su piattaforme social (con una penetrazione del 29% sul totale della popolazione): in Italia la penetrazione è del 46% (il valore più alto è quello registrato a Singapore – 66% – mentre in Francia, ad esempio, è 45%, e in Germania 35%).

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

La piattaforma – largamente – più usata rimane Facebook (1.36 miliardi di utenti attivi), ma è interessante osservare come continui il trend di crescita dei servizi di instant messaging (WhatsApp ha superato i 600 milioni di utenti, contro i 400 milioni di 12 mesi fa, e Facebook Messenger è usato oggi da più di 500 milioni di persone; WeChat ha quasi raddoppiato la sua user-base, raggiungendo oggi i 468 milioni di utilizzatori).

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

La grande new entry in questa classifica è Instagram, che è oggi utilizzato da più di 300 milioni di persone.

Gli italiani trascorrono 6.7 ore al giorno su internet (tra mobile e desktop), e 2.5 ore sono dedicate all’utilizzo di canali social: contro una media mondiale di 2.4 ore (2 ore in Francia e 1.9 in Spagna – per offrire dei termini di paragone).

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Ecco, invece, com’è cresciuto – negli anni – il traffico da dispositivi mobile a livello globale:

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Ma scendiamo ora nel dettaglio, e osserviamo da vicino la situazione relativa all’Italia.


Il 60% degli italiani accede regolarmente a internet, e gli account attivi sui canali social sono oggi 28 milioni (22 milioni accedono da dispositivi mobile): quest’ultimo (accesso a canali social da mobile) è il dato che ha visto il maggior incremento negli ultimi 12 mesi (+11%), a dimostrazione di una sempre maggior propensione di interagire in mobilità e in maniera attiva con i contenuti a cui è possibile accedere online.

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Ed ecco invece cosa emerge osservando il tempo speso su diversi media:

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Di seguito invece i dati che abbiamo visto relativamente a ciò che accade a livello globale, calati sulla nostra popolazione:

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Abbiamo visto come WhatsApp e – in generale – le piattaforme di messaging siano sempre più usate in tutto il mondo, ma in Italia questo è ancora più vero, tanto che – rispetto al totale della popolazione – sia proprio WhatsApp il servizio più usato ogni mese (ancor più di Facebook):

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Quindi, anche in Italia, il mobile è sempre più il mezzo attraverso cui accedere a piattaforme di relazione e conversazione online. Gli italiani infatti usano i propri smartphone per svolgere diverse attività, un tempo delegate a schermi più grandi: la fruizione di contenuti video è sempre maggiore, così come l’uso di applicazioni legate a piattaforme social.

È interessante poi osservare come le percentuali relative a chi cerca informazioni su prodotti da acquistare, e di chi poi finalizza effettivamente l’acquisto da desktop siano identiche (39%), mentre c’è un piccolo discostamento tra chi cerca da smartphone, e chi finalizza poi dallo stesso dispositivo (20% vs 19%), perché – probabilmente – preferisce approfondire da desktop prima di concludere la transazione.

Digital, Social & Mobile 2015: tutti i numeri globali, e italiani

Questi solo alcuni degli highlight del report Digital, Social e Mobile 2015, che potete consultare e scaricare da qui, e utilizzare per capire in che modo sta evolvendo lo scenario in cui lavoriamo – e viviamo – quotidianamente. Enjoy. :)

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Mercoledì Social #247

di Alessandra Maffei

31 dicembre: l’ultimo giorno e l’ultimo Mercoledì Social del 2014. Se avete scelto di leggerci dalle misteriose ed esotiche destinazioni del vostro Capodanno, benvenuti alla rassegna delle più recenti novità dal social web.

Promoted Pins per tutti nel 2015

Partiamo con un aggiornamento da Pinterest, che ci porta direttamente all’anno prossimo. Dopo una fase beta riservata a una ristretta cerchia di inserzionisti (ve ne avevamo parlato a maggio qui), a partire dal primo gennaio 2015 i Promoted Pins – unico formato adv della piattaforma – saranno aperti, per ora solo con offerte basate su CPM, per tutti i partner in territorio statunitense.

Pinstitute - promoted pins

Si tratta di pin in tutto e per tutto identici a quelli che siamo abituati a vedere sul canale, differenziati solo dal disclaimer “Promoted By”. La comunicazione dell’opportunità arriva insieme a un bilancio sulle performance della fase beta – positivo per impression, engagement e durata – e al lancio di Pinstitute: un programma dedicato ai partner (grandi brand, agenzie, PMI) interessati a ottimizzare la propria presenza su Pinterest, sia dal punto di vista della creatività che della misurazione dei risultati.

“Year in Review” di Facebook (e i suoi rischi)

A fine anno, come vi abbiamo mostrato qualche sabato fa, i principali canali social amano mostrare di aver presidiato gli eventi mondiali più memorabili degli ultimi dodici mesi. Facebook ha però fatto un passo ulteriore, permettendo a ogni utente – a partire dal CEO – di condividere con gli amici il proprio personale “Year In Review”.

Trattandosi di uno slideshow inizialmente generato in automatico – con un algoritmo che attinge alla Timeline di ognuno di noi – per alcuni il risultato è stato però il forzato ricordo di eventi dolorosi avvenuti nel 2014. Un esempio è quello del web designer Eric Meyer, cui Facebook ha poi fatto le sue scuse. Lesson learned: più le persone condividono la propria vita online, più diventa cruciale comprendere la natura delle loro conversazioni prima di prenderne parte.

#MyAmex, un esempio di “social media takeover” su Instagram

Ci spostiamo ora su Instagram, dove una recente operazione di coinvolgimento influencer può aiutarci a capire come usare questo canale in modo sempre più efficace. A novembre (prima che Instagram venisse inondato da foto di abeti illuminati, tavole imbandite e piste da sci) American Express ha lasciato “le chiavi” del proprio account a sei Instagrammer: graphic e fashion designer, cuochi e imprenditori, che tramite le loro foto e l’hashtag #MyAmex hanno mostrato il ruolo di AmEx nello sviluppo del loro business.

Come risultato, i contenuti degli influencer dall’account del brand hanno ricevuto il 23% di engagement in più rispetto alle altre foto pubblicate da @americanexpress; hanno inoltre permesso di duplicare per due settimane il numero di follower giornalieri, generando più di 10 milioni di impression. Un’attività che è riuscita a comunicare, tramite contenuti di qualità, l’impatto positivo di AmEx sulla vita quotidiana delle persone.

L’evoluzione del mobile video nel mondo

Pochi giorni fa abbiamo condiviso con voi dati e riflessioni sull’evoluzione dei video, in ottica di integrazione con la conversazione sui canali social. Arricchiamo questo approfondimento con uno studio recente, focalizzato sui dispositivi da cui le persone – a livello globale – fruiscono dei video digitali in relazione alla loro durata.

EMarketer Mobile Video

Gli smartphone vengono utilizzati principalmente per formati più brevi, con un focus (52%) sui video da meno di 10 minuti; il quasi 70% del tempo trascorso nella fruizione di video via tablet, invece, si concentra su contenuti più lunghi di 10 minuti. Da notare infine che, nei video tra i 30 e i 60 minuti, la visione via tablet ha superato quella tramite desktop.
La rilevanza dei dispositivi mobile continua dunque ad aumentare: lo conferma una ricerca di GlobalWebIndex ripresa da eMarketer, per cui il 39% degli utenti internet nel Mondo ha dichiarato di aver visitato YouTube da mobile nel Q3 2014. La percentuale era 33% nel Q3 2013 e 36% nel Q2 2014.

2014 was social: cosa è successo e cosa abbiamo imparato?

Approfittiamo infine delle ultime ore dell’anno per una rassegna delle iniziative più memorabili realizzate, nel corso del 2014, dai brand sui social media. Abbiamo iniziato a gennaio con Mom Song (Old Spice)#BeautyIs (Dove): poi? Vi basta cliccare sull’immagine per rivivere i mesi successivi.

Awesome Things Brands Did on Social Media in 2014
[Per visualizzare l'infografica completa >> qui]

Come mostra l’infografica di Unmetric qui sopra, il 2014 è stato ricco di traguardi raggiunti per chi come noi si dedica ogni giorno alle conversazioni tra brand e persone: ma quali trend del 2014 sono il migliore punto di partenza per l’anno prossimo?
SimplyMeasured ci ha lasciato 6 possibili spunti, segnalando che alla fine di quest’anno

  1. la rilevanza del “Visual Content” è ancora in ascesa
  2. i Blog non sono morti
  3. Google+ continua ad attrarre (ma necessita di una content strategy ad hoc)
  4. i Disappearing Media come Snapchat sono diventati interessanti
  5. il Podcast è tornato
  6. il Calcolo del ROI è diventato più fattibile.

La lista vi convince o cambiereste qualche elemento? Avete qualche ora per rifletterci su. Ci vediamo nel 2015!

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Video Killed the Video Star

di Stefano Maggi in News

Il modo in cui il marketing ha inteso il linguaggio video ha ruotato, fino a qualche anno fa, intorno a un concetto elementare: lo spot. Questo approccio ha previsto che, in passato, buona parte degli sforzi strategici, creativi e produttivi di un brand e dell’agenzia venissero orientati alla creazione di un singolo pezzo di contenuto. Anche se declinabile in formati differenti, e fruibile su diversi canali, lo spot ha rappresentato un territorio chiuso, da cui poi potevano derivare altri elementi creativi (digitali e non), tutti sincronizzati con il film: il vero elemento principale.

Oggi la realtà è molto diversa. Cosa è cambiato oggi? La discriminante più consistente è la storia che il brand vuole raccontare: in passato si esauriva in uno o pochi spot. Oggi è parte di una conversazione, si articola tra più contenuti. Proprio come avviene quando ci relazioniamo con un’altra persona, quando veniamo a contatto con la storia che un brand ci vuole comunicare non ci basta il tempo di uno spot perché diventi parte della nostra giornata e elemento di uno scambio comunicativo.

Il video e la strategia editoriale oggi

La storia che i brand vogliono comunicare (costruendola per le persone e con le persone), deve adattarsi con il modo in cui le persone utilizzano i device, deve realizzarsi sui canali dove le persone desiderano avere uno scambio, senza interromperle, scegliendo modalità, tempi, frequenze e linguaggi in modo che siano rilevanti per le persone, come ha raccontato Luca qualche giorno fa. Questo approccio è alla base della strategia di contenuto (che include anche il linguaggio video) che i brand stanno adottando in modo sempre più efficace.

Non significa eliminare lo spot, anzi. Significa ripensarlo, in modo che sia parte di un sistema di contenuti, che giochi (dove serve) un ruolo da importante comprimario rispetto a altre forme espressive di una storia che si svolge giorno per giorno davanti alle persone e che prende la forma di una conversazione grazie alla loro partecipazione.

I principali canali social stanno contribuendo a questo cambiamento, favorendo l’integrazione del linguaggio video nella conversazione in modo naturale e meno invasivo possibile. Facebook, ad esempio, si trova con una partecipazione molto distribuita fra le varie età, in cui anche i teen hanno ricominciato a crescere come numero e a tornare attivi. Questa caratteristica impone che modelli televisivi basati sull’interruzione di un’esperienza non siano più validi.

Facebook Usage by Age Group (source: Digiday 16.12.14)

Facebook Usage by Age Group (source: Digiday 16.12.14)

Nascono così nuove tipologie di fruizione, stimolate dai canali social. Facebook, oltre a favorire in modo sostanziale il linguaggio video attraverso soluzioni come l’autoplay, sta sperimentando delle pagine di canale video per chi desidera visualizzare i contenuti video di un media o di un brand (un po’ come avviene per gli YouTube Channel).

Facebook Video Channel

Non si tratta solo di scegliere gli strumenti comunicazione più interessanti per le persone. Si tratta di sviluppare contenuti mirati e dedicati alle nicchie che compongono il target a cui un brand si rivolge. Cosa hanno in comune alcune tra le realtà che producono contenuto YouTube più efficace, non solo per i brand? Si dedicano in modo verticale a una tipologia di interesse, non producono contenuti “generici”.

Molti brand stanno cogliendo questo cambiamento. Un segnale viene dallo shift verso la piattaforma Facebook per pubblicare i propri video, in modo che siano più integrati con la conversazione che tutti i giorni i brand sviluppano con le persone. Ovviamente non significa abbandonare YouTube, ma semplicemente dare peso nelle proprie strategie alle scelte più vicine alla vita di tutti i giorni delle persone.

Share of Facebook Interactions on Video Posts (Source: SocialBakers, Dec 14)

Share of Facebook Interactions on Video Posts (Source: SocialBakers, Dec 14)

La vita di tutti i giorni delle persone raramente prevede interrompersi volontariamente per vedere un contenuto di 30 secondi non richiesto.

Questo approccio alla strategia editoriale e video è ogni più concreto e evidente per i brand che sviluppano una relazione con le proprie community. Studiare in modo approfondito le abitudini, i gusti e le esigenze delle persone a cui rivolgersi assume per i brand un’importanza ancora maggiore in vista di questo tipo di pianificazione strategica.

In passato, lo spot (e la pubblicazione online dello stesso, ad esempio tramite pre-roll) è stata completamente separata dal piano editoriale continuativo o legata da riferimenti concettuali. Oggi, sempre più frequentemente, i brand scelgono di porre al centro della propria strategia di contenuto la pianificazione editoriale, dove si esprime la creatività attraverso video in forma breve, media o lunga. Lo spot è parte di questa pianificazione, la estende, la rende più frequente e familiare per le persone. Ma è diventato una parte della pianificazione editoriale: non è più la “video star” isolata dalla strategia di contenuto continuativa.

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C’era una volta il contenuto…

di Luca Della Dora in News

Il 2014 è stato un anno ricco di novità e cambiamenti, sia per quanto riguarda il modo in cui le persone accedono ai contenuti, sia per l’approccio di molti brand alla loro creazione e distribuzione.

Cambiano le piattaforme perché cambia il modo in cui le persone accedono ai contenuti, e cambiano le modalità di fruizione perché cambiano le piattaforme: questo processo circolare fa sì che risulti sempre più importante, per le marche, trovare un equilibrio tra quello che vogliono comunicare e l’individuazione di quello che cercano davvero le persone quando entrano in contatto con loro.

Perché dovrei desiderare interagire con un brand? Qual è il valore generato da questa interazione? C’è un reciproco scambio o è solo uno degli “attori” coinvolti a beneficiarne?

Sono queste le domande a cui le aziende devono saper rispondere nel momento in cui decidono di stabilire una presenza sui social media: durante gli ultimi mesi è cresciuto ulteriormente il volume di informazioni che ognuno di noi incontra ogni volta che accede a Facebook dal proprio computer, o quando scorre la propria timeline di Twitter (senza scordare che il 2014 è stano un anno di crescita straordinaria per piattaforme di condivisione “private”, come Snapchat, WhatsApp, Line o WeChat).

Chat Apps
We Are Social’s Digital Statshot 003

Emerge sempre più l’importanza, per i brand, di avere un approccio editoriale focalizzato al raggiungimento di obiettivi specifici, che sappia supportare la strategia che guida la presenza in luoghi che le persone vivono quotidianamente per ragioni molto diverse, e con sempre meno frizioni e differenze legate al dispositivo con cui accedono a internet.

How Technology Is Changing Media

Più di 7 persone su 10 dichiarano di fidarsi dei contenuti che vengono condivisi dai brand quando questi li aiutano a migliorare la propria conoscenza relativamente a un tema specifico, ma questa percentuale crolla al 30% quando il contenuto risulta chiaramente promozionale (fonte: Kentico Digital Experience Survey), e appare quindi come “contorno” a una comunicazione di prodotto: si tratta di una linea molto sottile, ed è quindi sempre più importante abbandonare l’approccio tipico dell’advertising tradizionale – da questo punto di vista.

Per questo motivo i messaggi di puro marketing non vengono digeriti dalle persone: è una cosa che Facebook sa molto bene, e per questo ha comunicato che il suo algoritmo penalizzerà sempre di più i post puramente promozionali.

FB Newsroom

Quello che rende un contenuto editoriale efficace è la capacità di essere fruito al momento giusto, e che risponda a un’esigenza (che può essere di supporto, o legata all’approfondimento di informazioni che si stavano cercando, ma anche di puro intrattenimento): sono questi due ingredienti a definire quello che le persone intendono come scambio di valore, e a creare un contenuto editoriale forte.

Le aziende più brillanti sono quelle in grado di sviluppare relazioni e conversazioni con le persone, e – soprattutto – “entrare nella loro narrativa” (come la definisce in modo molto efficace l’antropologo Bob Deutsch): la narrativa ha una trama, dei personaggi con il proprio punto di vista, ha un momento in cui viene messa in scena, ma ha anche dei conflitti e degli ostacoli che rendono la storia imprevedibile e in grado di regalare dei colpi di scena.

I social media sono il luogo attraverso cui le aziende possono sviluppare perfettamente questo approccio insieme alle persone, evolvendo l’approccio passato secondo cui le marche “costruivano” e raccontavano storie in cui le persone dovevano riconoscersi o a cui aspirare: oggi si tratta di costruire un rapporto sull’identità delle singole persone con cui i brand entrano in contatto, e costruire insieme storie di cui vorranno far parte.

La nostra soglia di attenzione è precipitata da 12 a 8 secondi in poco più di 10 anni (sì, anche un pesce rosso ci batte), e ci ritroviamo ogni giorno a leggere più di 100 mila parole: lo facciamo passando dallo schermo del nostro computer a quello dello smartphone decine di volte al giorno.

Come detto, le piattaforme si stanno adattando a questo cambiamento (favorendolo), dando sempre più spazio ai contenuti visuali (che il nostro cervello elabora 60.000 volte più velocemente rispetto a quelli testuali).

Visual Content

Non stupisce quindi che Instagram stia continuando a crescere e che abbia superato Twitter in termini di utenti attivi (superando i 300 milioni), o che Facebook continui la propria strategia che pone i video sempre più al centro dell’esperienza offerta ai suoi utenti (e che abbia visto – per la prima volta – il numero di video visti sulla sua piattaforma, superare quelli presenti su Youtubela presenza dell’autoplay su Facebook influenza sicuramente questo dato, che resta comunque molto sigificativo).

Facebook Video VS Youtube.001

Siamo certi che il 2015 sarà un anno ancor più interessante per tutte quelle marche che sapranno avere un approccio di questo tipo – incentrato sulla comprensione delle persone, e sulla partecipazione nella “loro” narrativa – e siamo davvero entusiasti di poter far parte di questa storia, una storia che dovrà sempre più prescindere dalle singole piattaforme, e vivere sempre più di un vero scambio di valore tra marche e persone.

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Food & social media: cibo, brand e conversazione

di Stefano Maggi in News

food-thinking

Mangiare è da sempre un’azione condivisa tra persone: dall’antico Egitto ai giorni nostri, il consumo di cibo è stato un momento di incontro, di scambio e di dialogo.

La natura conviviale di queste azioni è probabilmente il fattore principale che rende l’incontro tra cibo e social media una situazione ideale. Questo aspetto si riflette positivamente nelle scelte dei brand in ambito “food and beverage” che scelgono di strutturare un dialogo con le persone attraverso i canali social.

Altri fattori sono cause di questo successo: li abbiamo raccolti in una presentazione, che abbiamo avuto il piacere di condividere in occasione della Social Media Week di Roma. Oltre alla natura conviviale, è importante evidenziare l’aspetto dell’influenza “peer to peer”: in un ambito in cui l’elemento soggettivo è fondamentale, anche il parere di influencer è cruciale.

Un terzo elemento deriva dalla natura del prodotto: l’iconicità visiva del cibo rende molto efficace la scelta di porlo in primo piano, al centro dell’attenzione. Questo si differenzia molto da altri settori, in ciò non avviene e in cui il focus è sbilanciato più sui valori del brand e sul territorio della marca che sui prodotti nello specifico.

Tra le motivazioni dell’affinità tra “food and beverage” e social media, sicuramente il reach e la frequenza consistente che questi strumenti consentono, oltre alla possibilità di targeting molto puntuale.

Abbiamo poi evidenziato cinque trend che emergono nella relazione tra i social media e questo settore. Prima di tutto, nuovi modelli di consumo (acquisto, consegna, condivisione) modificano la nostra relazione con il cibo. Poi la centralità del prodotto nelle iniziative di marketing. Emerge l’approccio a prodotti food, considerati sempre più da un punto di vista di “gourmet”. A questi trend, si aggiunge l’importanza crescente del fattore tempo nella conversazione e il rapporto diretto tra marche e persone, anche attraverso canali di comunicazione one-to-one, come i tool di messaging social.

La presentazione abbiamo raccolto una serie di case study utili a raccontare questi trend, anche attraverso esempi concreti, che possono essere spunti interessanti per brand in mercati diversi ma con sfide comuni dal punto di vista del marketing e della conversazione.

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