Here are all of the posts tagged ‘nicchie’.

Le cerchie di Facebook

di Stefano Maggi in News

facebook-cerchie-circles

Una compagnia telefonica attiva una conversazione dedicata solo ai propri utenti in abbonamento e la pubblica solo sul newsfeed degli abbonati, non includendo chi ha la ricaricabile e non è interessato.

Una compagnia aerea pubblica un post dedicato solamente ai giovani che non hanno compiuto 30 anni e hanno interesse per il cinema. Il post compare solo nel newsfeed di queste persone, senza coinvolgere le altre.

Da ieri è possibile. Facebook non sta implementando le “cerchie”, come è avvenuto per Google+, ma il social network più diffuso in Italia (e nel mondo) sta cercando gradualmente di offrire alle community e ai brand la possibilità di instaurare relazioni con un approccio per piccoli gruppi, concettualmente simili alle cerchie.

In cosa consiste l’approccio per piccoli gruppi proposto da Facebook?

I fan di una pagina hanno spesso molti interessi in comune, oltre ad aver espresso il proprio “mi piace per un brand”. Ad esempio, chi ha cliccato “mi piace” sulla Facebook Page di Ducati, molto probabilmente è appassionato di motociclismo.

Ci sono poi caratteristiche che segmentano le persone in una community: possono essere demografiche (dove vivono, quanti anni hanno) o psicografiche (che interessi, passioni, modalità di interazione hanno). Tra i fan di un brand di articoli sportivi, ad esempio, potranno esserci nicchie di persone appassionate di running assolutamente non interessate al tennis.

Fino a qualche mese fa era difficile poter raggiungere queste nicchie precisamente e evitando di coinvolgere i non interessati. Le novità che Facebook sta introducendo stanno gradualmente mettendo le marche nella condizione di attivare numerosi livelli di comunicazione dedicati in modo esclusivo a nicchie specifiche.

Microtargeting

Quali sono i segni più espliciti di questa novità?

  • Ieri Facebook ha introdotto la possibilità per i brand di creare post che vengono pubblicati esclusivamente nel news feed delle persone in target. Si tratta di un prodotto sponsorizzato simile ai “Targeted Promoted Tweets” di Twitter. Il targeting può avvenire in modo più granulare che all’interno della pagina, utilizzando quelle che Facebook definisce “custom audiences”;
  • Attraverso le “custom audiences” i brand hanno la possibilità di caricare sulla piattaforma del social network un database di identificativi (email o numero di cellulare), ad esempio i propri clienti più fedeli. Facebook permette di raggiungere, attraverso prodotti sponsorizzati, in modo specifico le persone presenti sul social network incluse nell’elenco caricato. È così possibile ad esempio, proporre una conversazione ai propri clienti più fedeli e non ai nuovi o differenziare le tematiche in base a chi ha acquistato il prodotto e chi non l’ha fatto;
  • Attraverso le “lookalike audiences” i brand possono caricare un database di identificativi (email o numero di cellulare) e coinvolgere nella conversazione, attraverso ads mirati persone, persone che hanno caratteristiche simili a quelle incluse nel database, identificate tramite algoritmo di Facebook;
  • L’introduzione del targeting dei post nella pagina ha permesso alle marche di raggiungere nicchie di persone basandosi sulle caratteristiche demografiche, implementando sulla stessa pagina variazioni rilevanti dello stesso piano editoriale;

Perché sono rilevanti questi cambiamenti? Anche se non vedremo a breve una funzione “Cerchie” su Facebook, è importantissimo notare come i brand siano sempre più in grado di stimolare conversazioni rilevanti in modo specifico per le nicchie, non più solo attivando pagine parallele e tematiche (soluzione comunque molto valida in alcuni casi), ma attivando micro-suddivisioni all’interno della stessa pagina.

È utile per le marche studiare la propria community per comprenderne i sottogruppi che la compongono, attivando conversazioni e contenuti sempre più specifici con le nicchie più rilevanti. Considerare questo aspetto sarà sempre più rilevante in futuro per le strategie di conversazione su Facebook.

tags: , , , ,

Social media: 7 novità per il 2013

di Stefano Maggi in News

Adesso abbiamo la prova: il 22 dicembre non si è fermato il mondo, nonostante le ipotesi catastrofiche di quelli che Gary Alexander definirebbe “apocaholic”. Niente catastrofi, nessuna invasione aliena, nessuna apocalisse.

Questo periodo, però, rimane un’ottima occasione per riflettere su ciò che è successo nel 2012 e per dedurre alcuni dei temi che potranno essere significativi nel 2013. Nell’ambito della conversazione e del marketing ne abbiamo individuati moltissimi: si tratta di temi in evoluzione rapidissima.

Tra questi abbiamo selezionato i sette che ci sembravano i più forti in questo momento specifico e con più potenzialità di svilupparsi nel breve termine.

Un buon punto di partenza è un breve aggiornamento sullo stato del social web, grazie all’ultimo aggiornamento dell’ormai famoso video di Erik Qualman

  • Coinvolgimento: i social media sono canali sempre più caratterizzati da un alto livello di coinvolgimento. Lo ha dichiarato anche Facebook: ”Tutti i contenuti dovrebbero essere così coinvolgenti come i post della nostra famiglia e dei nostri amici”.

    Nascono soluzioni creative che permettono di mantenere un livello di engagement molto alto grazie alla personalizzazione delle esperienze e alla crescita sempre più significativa di linguaggi paralleli a quello testuale all’interno delle esperienze social: le immagini e i video sono ormai all’ordine del giorno nella conversazione tra persone e i brand con engagement rate alti producono contenuti social creativi di altissimo livello.I contenuti sono pensati come “social object“: oggetti facili da scambiare e condividere: i brand che riescono a capitalizzarli al meglio sono quelli che generano più visibilità a parità di investimenti media.

    La logica di interruzione dell’advertising è sempre meno efficace sui social media e – in generale – online. La conversazione tra marche e persone funziona solo quando aggiunge valore a un’esperienza e non la interrompe. L’evoluzione dei comportamenti social verso “dynamic aggregation” e “content curation” dimostra l’importanza del contesto;

Evoluzione dei comportamenti sui social media

  • Social TV: nell’ottica di creare prodotti e servizi che integrino l’esperienza con la conversazione, il campo della televisione è tra quelli con più potenzialità. Attraverso la conversazione le persone possono partecipare, influenzare, migliorare lo spettacolo e costruire vere e proprie community di nicchia insieme ai brand e ai broadcaster.

    Non sorprende che istituti come Nielsen stiano lavorando a stretto contatto con i social network per individuare metriche che unifichino conversazione e fruizione televisiva. Assistiamo ogni giorno all’evolversi della conversazione riguardo le produzioni che generano più coinvolgimento e attivano meglio le community;

  • Mobile: il declino della logica di advertising come interruzione si sposa perfettamente con la crescita della conversazione su mobile. Il concetto di “mobility” è ispirato ai principi di contestualizzazione, personalizzazione, integrazione con l’esperienza che una persona sta vivendo.

    Pensate al mobile come “secondo schermo” in supporto alla fruizione televisiva, o come strumento per individuare informazioni e amici rilevanti rispetto a un luogo. I brand che capiscono meglio le esigenze delle persone attraverso un’attenta attività di ricerca e pianificazione riusciranno più facilmente a creare esperienze mobile rilevanti per gli utenti. La conversazione è tra gli strumenti più personali e legati profondamente al contesto che un brand ha a disposizione;

  • Network di nicchia: continueranno a crescere i network di nicchia. Non più necessariamente alternative ai social network più mainstream, ma anche al loro interno: community verticali in cui le persone si aggregano sulla base delle proprie passioni e interessi. Le marche avranno l’opportunità di stimolare la crescita di community, favorendo gli interessi più vicini al proprio DNA;

  • Partecipazione: la conversazione diventerà sempre più strumento per “fare”, oltre che per “dire”. I progetti di crowdfunding sono oggi ancora in fase di sviluppo ma permettono già agli interessati di partecipare (fisicamente o economicamente) ai progetti preferiti.

    Le marche nel 2013 avranno modo di stimolare la community nell’azione di “creare”, incoraggiando la partecipazione attiva delle persone per creare output concreti e di interesse per una community il più possibile ampia;

Costruire una “crowdsourcing community”

  • Contenuto: il contenuto continuerà a essere un elemento importantissimo della conversazione, il carburante più efficace. Attraverso la collaborazione della community, il contenuto potrà essere sempre più condiviso e creativo e assisteremo a forme di storytelling collaborativo, in cui le persone, stimolate dai brand, prendono parte alla costruzione di una storia.

    Non pensiamo più però solo ai modelli tradizionali di raccolta di contenuto dalla community, pensiamo piuttosto a processi di produzione di contenuto continuativi, in cui le marche sollecitano, raccolgono e guidano gli input da parte delle proprie community;

  • Marketing al di là del marketing: la conversazione è uno strumento unico per avvicinare persone e brand. Genera awareness, stimola la fiducia e il goodwill, comunica il posizionamento, stimola la partecipazione e l’advocacy. La conversazione è però anche parte del prodotto o del servizio scelto: sempre più persone durante l’acquisto prendono in considerazione la possibilità di connettersi con un brand sui social media. Una recente ricerca (“Social care – social media meets customer care, McKinsey Chief Marketing & Sales Officer Forum”) conferma l’importanza del “caring” sui canali social: quasi la metà di tutti gli utenti ha usato i social media per ricevere aiuto, 1 su 3 preferisce il “social caring” al “customer service”, chi ha un’esperienza positiva sui social media ha 3 volte più probabilità di raccomandare il brand ai propri amici.

    Non solo customer care sui social media, quindi: ma la possibilità di aggiungere valore all’acquisto fatto tramite la conversazione stessa. Sempre più aziende si stanno muovendo per costruire servizi, contenuti e prodotti supportati dai social media.Anche in Italia assistiamo a importanti passi di avvicinamento tra conversazione e CRM: le marche immaginano servizi personalizzati in base alle esigenze espresse tramite la conversazione;

Dynamic Customer Journey: La conversazione cambia il rapporto tra persone e brand

Non è stato facile selezionare 7 trend tra quelli più rilevanti che si stanno sviluppando, ma crediamo che queste indicazioni siano utili a ispirare alcune idee e strategie per le marche in Italia.
Se volete fare una riflessione insieme a noi sul futuro del vostro brand e sul modo in cui può generare valore per e con la propria community, sapete dove trovarci.

tags: , , , , , , , , , ,

Migliaia di micro social network

di Stefano Maggi in News

Nelle prime fasi di crescita di Facebook, mentre il social network iniziava a acquisire utenti con un ritmo mai visto per qualsiasi mezzo di comunicazione nella storia dell’umanità, una delle riflessioni più diffuse tra chi si occupa di marketing sui canali social riguardava cosa avrebbero scelto le persone. Cosa sarebbe successo? Gli utenti si sarebbero accentrati verso un solo canale senza particolari focus tematici oppure avrebbero distrutto l’egemonia di Facebook diversificando la propria attenzione e il proprio tempo verso numerosissimi social network molto specializzati su temi singoli?

Oggi abbiamo la risposta. Nessuna delle due ipotesi si è realizzata, almeno non singolarmente: infatti, entrambi gli scenari si sono realizzati contemporaneamente.

Oggi Facebook ha quasi 845 milioni di utenti attivi in tutto il mondo (8 su 10 sono fuori da Stati Uniti e Canada) e più di 425 milioni di utenti ogni mesi si collega via mobile, rendendo l’utilizzo di questo social network un’abitudine totalmente integrata nelle proprie giornate.

Parallelamente, iniziano a nascere social network di nicchia o basati su interessi, come Instagram (divenuto il social network mobile più grande del mondo) e Pinterest (un network basato su interessi, ancora in beta, ma in crescita fortissima). Accanto a questi network di nicchia con un’ampia diffusione, si sviluppano canali ancora più focalizzati.

Come possono convivere questi due trend? Sembra strano anche solo da ipotizzare, ma il secondo è il risultato del primo. Il social network più diffuso al mondo, Facebook, ha messo a disposizione una serie di tecnologie (conosciute come Open Graph), che permettono di integrare Facebook in qualsiasi esperienza online. Questo ha permesso a tutti i social network (anche al più piccolo del mondo) di avvantaggiarsi di una serie di tool che consentono agli utenti di utilizzare le proprie identità, dati e profili ovunque, senza doversi sempre registrare a qualsiasi nuovo canale.

Facebook Open Graph

I brand iniziano a intuire questo trend e capiscono come, spesso, costruire un social network di nicchia, significhi facilitare un’aggregazione sfruttando tecnologie già esistenti (come quella di Facebook), piuttosto che creare website o “destinazioni” dedicate.

Nascono così esperimenti molto focalizzati, campagne, come l’ormai celebre “Museum of Me” di Intel, come il video personalizzato degli Arcade Fire “The Wilderness Downtown” o come la campagna “Take This Lollipop“.

Ma anche social network molto articolati, come la community di RunKeeper, dedicata ai runner o alla community Fitocracy, dedicata a individuare e superare obiettivi di fitness, a cui RedBull partecipa attivamente da pochi giorni.

Insomma, l’accentramento verso Facebook non significa aggregazione verso un solo luogo (come Facebook.com o le applicazioni mobile), anzi. Significa parallelamente espansione verso canali esterni, verso nuove community e verso interessi verticali, utilizzando il proprio “Social Graph” portatile (l’aggregazione di identità, contenuti e interazioni). Facebook stessa indica le “App all’interno di Facebook” come una delle tre principali modalità in cui Open Graph può essere utilizzato, oltre all’utilizzo all’interno del web o per mobile.

Il futuro di Facebook, quindi, è sempre più “open” e le marche che lo capiranno per prime riusciranno a sfruttare questa tendenza per aggregare community di persone interessate, agendo come facilitatrici di una conversazione, creando un social network e contemporaneamente migliaia di micro social network.

PS: Anche i programmi TV diventano micro social network. Questa caratteristica potrà avere impatti anche sul modo in cui guardiamo la televisione. BBC sta sperimentando i “Perceptive media”: contenuti televisivi personalizzati sulla base delle informazioni dell’utente. Dall’inserimento all’interno del contenuto di immagini, video e elementi dello spettatore fino allo sviluppo di storytelling differenziati sulla base di chi sta guardando. Le potenzialità sono molto interessanti e Facebook Open Graph è una delle tecnologie attualmente più utili a sviluppare questo approccio.

tags: , , , , ,

Come faranno a trovarvi?

di Stefano Maggi in News

L’evoluzione delle idee e dei trend grazie al social web

“Come faranno a trovarvi?”. Me lo ha chiesto qualche giorno fa un giornalista, con cui stavo parlando di un’attività di conversazione per un nostro cliente. A lui avevo raccontato il progetto, i contenuti, i canali di riferimento ma il grande dubbio riguardava l’inizio della relazione: la “scintilla” che permette di attivare un rapporto tra la marca e le persone.

La domanda è intelligente, soprattutto se consideriamo il “modello” con ha funzionato per anni la comunicazione digitale: le marche pubblicavano un website e per farlo conoscere raggiungevano il target in modalità pull, con strumenti come direct e-mailing, banner o altre soluzioni più invasive. Questa era – fino a qualche tempo fa – l’unica soluzione; non esistevano i social media, quindi i brand per farsi conoscere si comportavano proprio come in TV: interrompevano un’esperienza con il proprio messaggio.

Oggi lo scenario è cambiato radicalmente: le marche che sanno comunicare in modo efficace con il proprio “target” lo fanno in modalità “pull”. Grazie ai social media è infatti possibile “farsi conoscere” prendendo parte a una conversazione, portando degli spunti rilevanti, attivando una relazione e diventando – in poche parole – “utili e interessanti”.

Come faranno a trovarvi?

I social media offrono numerose possibilità. Ecco alcuni esempi che ho condiviso, si tratta solo di alcuni spunti che devono essere raffinati sui singoli progetti e integrati con azioni ad hoc, ma rendono l’idea della differenza di approccio:

  • Individuare – in tutto il social web – conversazioni mirate in cui sono attive le persone che vogliamo coinvolgere e attivare una conversazione aggiungendo valore e non proponendo solamente messaggi commerciali. Come disse Conn Fishburn a Chris Brogan “Bring wine to the picnic”;
  • Creare microcontenuti che abbiano un nucleo rilevante anche solo per una piccola parte del target e che siano facili da condividere;
  • Scoprire quali sono le persone più significative per il target e coinvolgerle in un’attività per cui la marca ha un ruolo significativo: il brand diventa così un “facilitatore” per una relazione;
  • Aiutare a raccontare storie: le marche possono dare il potere alle persone di raccontare una storia (la propria o collettiva), di creare narrazioni che siano interessanti per le persone di riferimento. Alcune persone vogliono condividere la propria esperienza: dando loro visibilità le i brand possono creare valore per tutta la community;
  • Pensare sempre per nicchie: sui social media è completamente inutile “sparare nel mucchio”. È importante, invece, individuare molti “micro-target”, focalizzati fortemente su un tema e coinvolgerli tutti con un approccio mirato, personalizzato e umano;

Tutto questo si lega alle altre discipline del marketing: una buona attività di conversazione deve essere completamente integrata con gli altri canali attivati, che possono essere molto validi in alcune fasi del percorso di acquisto e che – grazie ai social media – possono evolvere. Da un messaggio a un rapporto.

Ecco come faranno a trovarci. E voi? Come vi “fate trovare” sul social web? Raccontatecelo nei commenti.

Se vi è piaciuto questo post, considerate la possibilità di iscrivervi al blog di We Are Social per essere sempre aggiornati.

tags: , , ,