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Come anche i più tradizionalisti avranno notato, il percorso dalla awareness alla fidelizzazione, che passa per considerazione, intenzione e acquisto è cambiato radicalmente. È diventato “Dinamico” e il team Altimeter Group sta analizzando le cause e le modalità nella propria ultima ricerca. In We Are Social abbiamo il privilegio di poter vedere da vicino questa evoluzione dai nostri uffici in tutto il mondo ogni giorno, scoprendo come la conversazione abbia un impatto enorme su questo cambiamento.
Fonti multiple
Laptop, smartphone, tablet e device connessi sono ora parte della nostra vita di tutti i i giorni: potersi connettere ovunque significa essere connessi continuativamente, mantenendo uno scambio costante con marche e persone importanti per noi. Il contenuto è diventato parte delle conversazioni, una scintilla per attivarle: spesso destrutturato in piccoli elementi, per sviluppare interazioni brevi e continue. Le fonti multiple traggono vantaggio da caratteristiche specifiche dei device: grazie al GPS nascono i location based social networks, grazie alla connettività e alle mobile camera si sviluppano numerosi social network fotografici, grazie a tecnologie di sincronizzazione televisiva nascono attività di Social TV.
Concentrazione
Come sottolinea Shiv Singh, i social media stanno diventando ogni giorno di più “come l’aria“: una parte importantissima di tutto ciò che tocchiamo, vediamo e con cui interagiamo. Mentre le persone sono a contatto con canali multipli, con vari tipi di contenuti, con altre marche e persone, i social network come Facebook e Twitter capiscono l’importanza di aggregare varie esperienze all’interno di un unico stream. Basta pensare a Facebook, che integra canali esterni (come Pinterest o Foursquare) nella Timeline, o Twitter che mostra immagini e video da canali esterni all’interno dello stream. Le persone scelgono i canali social sulla base delle connessioni con il proprio network (“i miei amici ci sono?”) e con le marche, ma anche per le funzionalità specifiche del canale. Per gli utenti che desiderano avere un aggiornamento su tutto il proprio social graph, è importante avere un punto di riferimento: ecco perché i social network stanno integrando funzioni di aggregazione della vita sociale degli utenti.
Fiducia
Considerando tutta la popolazione della terra, una persona su otto è attiva su Facebook: la quantità di informazione, contenuto e interazioni prodotte è enorme e in continuo aumento. L’attenzione è diventata la risorsa più scarsa: è molto importante utilizzare la tecnologia per individuare ciò che è rilevante. L’elemento che definisce cosa possa avere un impatto sull’attenzione delle persone è la fiducia. Con un numero così importante di device, canali, connessioni e marche che convergono in un’unica user experience è fondamentale che le persone diano la corretta priorità alle interazioni più rilevanti. Le marche che vogliono sviluppare un coinvolgimento efficace hanno l’opportunità di partecipare a conversazioni a cui possono aggiungere valore, per costruire fiducia e relazioni continuative.
Ricerca
Per poter sviluppare fiducia è fondamentale che le marche capiscano a fondo le persone di riferimento da un punto di vista demografico, psicografico e sociografico. Non è più sufficiente per i brand sapere chi sono i referenti: è importantissimo capire le dinamiche di social influence all’interno dei gruppi di persone. Ascoltare e analizzare le conversazioni pubbliche è una soluzione eccellente per costruire insight rilevanti e concreti. Il concetto di real time sta diventando sempre più irrinunciabile per sviluppare relazioni: le marche possono differenziarsi efficacemente strutturando la propria offerta e i processi interni per seguire in modo dinamico il percorso degli utenti.
La conversazione è il prodotto
Tutti i cambiamenti legati alla Dynamic Consumer Journey hanno un impatto su come le marche pensano al proprio business model. Gli elementi legati alla conversazione stanno divenendo parte integrante dei prodotti e servizi delle aziende: un elemento che può influenzare una decisione d’acquisto (o la scelta di parlare di un servizio). Dal momento che i social media sono parte della vita di tutti i giorni per le persone, offrire un servizio tramite questi canali può essere un punto di differenziazione notevole.
L’evoluzione verso la Dynamic Consumer Journey ridefinisce il modo in cui le persone pensano a marche e prodotti, enfatizzando fortemente il ruolo della conversazione. Le aziende hanno una grandissima opportunità di analizzare e evolvere i propri modelli in modo graduale, facendo della conversazione un elemento visibile, rilevante e differenziante.
L’utilizzo dei social media è cresciuto così velocemente che molte aziende si stanno ancora attrezzando per gestire al meglio la presenza delle proprie marche su questi canali.
L’istituto di ricerca Altrimeter Group ha appena pubblicato un report di Jeremiah Owyang che racconta come le aziende (e le agenzie che le supportano) si stiano strutturando per gestire i canali social, delineando anche un panorama dei principali software di collaborazione e amministrazione dei social media: i Social Media Management System (SMMS).
Noi di We Are Social siamo molto contenti di aver dato il nostro contributo offrendo il nostro punto di vista ad Altimeter Group, da osservatori privilegiati del panorama social medi. È anche per questo che vorremmo condividere con voi i risultati molto interessanti dell’analisi.
Alcuni highlight:
- C’è bisogno di organizzare i propri canali: mediamente, le aziende hanno più di 39 account Twitter e 29 account Facebook;
- Ci sono molti tool per gestire i canali social e spesso le differenze sono poco evidenti: ecco perché è fondamentale scegliere il tool corretto;
- In alcuni casi è utile integrare più tool: di monitoraggio e di gestione;
- Adattare i processi interni e il coordinamento con l’agenzia social media per la gestione dei canali social è una priorità per le aziende;
Altimeter Group ha individuato cinque principali aree di utilizzo per i Social Media Management System: coinvolgimento, diffusione di contenuti sui canali social, pubblicazione di campagne social, distribuzione della presenza del brand e personalizzazione dei canali di conversazione.

Se volete approfondire questi trend e conoscere più nel dettaglio le valutazioni di Altimeter Group rispetto al panorama SMMS, vi suggeriamo di leggere il report completo.
Come suggerito da Altimeter Group, anche Forrester raccomanda nel proprio report di individuare “social media boutique agencies” specializzate, come We Are Social. Questa scelta consente di capire quale sia la migliore soluzione per gestire la conversazione: molto spesso, le agenzie specializzate selezionano tre o più tool a supporto del lavoro dei propri specialisti.
Noi di We Are Social lavoriamo in un ambito in continuo cambiamento e ci troviamo spesso a dover prevedere, insieme ai nostri clienti, come cambieranno i comportamenti e le esigenze delle persone.
Forse è deformazione professionale, forse è il contatto continuo con realtà italiane e internazionali molto all’avanguardia, ma in questo periodo dell’anno ci piace raccontarvi come, secondo noi, si evolverà il mondo della conversazione sui social media.
Ecco perché, anche per il 2012, nonostante la concorrenza dei Maya e di Nostradamus, vogliamo condividere con voi sette trend emergenti sui social media in Italia:
- Il contenuto ad hoc per i social media diventa sempre più importante: è la scintilla che può attivare la conversazione e rappresenta una risorsa sempre più irrinunciabile per le marche che vogliono dialogare con le persone. Quasi una persona su sei su Facebook segue una marca, quasi due su dieci attraverso Twitter: ecco perché è fondamentale costruire una base editoriale comune;
- I progetti di social business diventeranno concreti: in media, un dipendente ogni 330 interagisce sui social media per lavoro. È facile capire come sia importantissimo preparare le aziende anche internamente e non solo esternamente per la conversazione sui social media. Nel 2012 verranno messi in pratica processi, linee guida e pianificazioni per fare “diventare” social alcune parti strategiche delle aziende, secondo quella che Jeremiah Owyang definisce “gerarchia dei bisogni”, applicata ai social media;
- La geolocalizzazione diventerà trasparente: con una penetrazione smartphone del 24% della popolazione, l’utilizzo di soluzioni di geolocalizzazione sarà sempre più parte del nostro quotidiano e sempre meno un’attività a sé stante. Applicazioni integrate nel sistema operativo degli smartphone (pensate all’assistente virtuale di iPhone, Siri) forniscono informazioni e permettono di interagire con i propri contatti dipendentemente dal luogo in cui ci si trova. Il “check-in” fine a sé stesso avrà sempre meno importanza, mentre la condivisione delle esperienze legate ai luoghi saranno sempre più rilevanti, come ha capito da tempo Foursquare;
- Il social graph degli utenti si trasforma un elemento chiave per costruire esperienze personalizzate: l’insieme dei contatti, dei contenuti e delle azioni che le persone ogni giorno intraprendono sui canali social sono molto utili a costruire interazioni dedicate e ad aggiungere valore alle azioni più comuni, come ad esempio l’acquisto. Alcuni esperimenti preliminari di applicazione dell’elemento social allo shopping, che vanno oltre il like e le recensioni, fanno intuire sviluppi interessanti, portando avanti il concetto di “open graph” introdotto da Facebook;
- L’integrazione con la fruizione televisiva sarà sempre più forte: sulla scia di esperimenti come il programma di Fiorello #ilpiugrandespettacolodopoilweekend o #serviziopubblico o la maratona Telethon (di cui abbiamo seguito per un cliente l’aspetto “social”), anche in Italia i social media stanno diventando un punto di riferimento per la conversazione legata alla TV: alimentano il coinvolgimento delle persone e vengono utilizzati sempre più in prima persona da cosiddetti “social broadcaster“;
- I social media saranno “come l’aria”: come sostiene Charlene Li, i social media saranno sempre più integrati con le nostre attività di tutti i giorni che li utilizzeremo sempre più in modo naturale. È interessante vedere come l’integrazione sia già avvenuta in un ambito molto significativo: alcuni sistemi operativi, come Mac OS o iOS, hanno integrato la possibilità di twittare direttamente. Nel 2012 questa tendenza si svilupperà ancora di più e estendere un’azione verso i social media sarà sempre più semplice;
- Aggregare e filtrare saranno due azioni chiave: anche nel 2012, avremo sempre meno tempo e ci saranno sempre più contenuti a disposizione (ad esempio, ogni minuto vengono caricate 48 ore di video su YouTube). Avranno successo quei brand che aiuteranno le persone a focalizzare la propria risorsa più scarsa, l’attenzione, sui temi e le conversazioni interessanti per loro. Questo avverrà sia a livello “umano”, nelle interazioni dirette, che a livello “software” con il successo di soluzioni per content curation, come Flipboard.
Questa, secondo noi, è una selezione di alcuni tra i temi più importanti che si troverà ad affrontare chiunque si occuperà di conversazione. Quali altri punti aggiungereste?
Bonus: il trend più forte del 2011, la transizione dalla “tradigital era” alla “connected era”, continuerà a rafforzarsi nel 2012.
A noi sono piaciute molto le previsioni del nostro amico Augie Ray, quando avete un po’ di tempo, vi suggeriamo di leggerle.
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Una nuova forma di commercio dove le persone, stimolate da tecnologie e comportamenti social, superano i canali tradizionali e si scambiano direttamente più informazioni, beni e servizi.
La definizione di social business data da Augie Ray (Executive Director of Community & Collaboration at USAA) è molto interessante, soprattutto per due motivi: si focalizza sull’aspetto “umano” (interazione tra persone) del social business e considera la tecnologia uno stimolo per abilitare uno scambio, non un punto di arrivo.
In altre parole, attivare un canale di e-commerce e includere funzioni di “Like” e condivisione rappresenta solo un passo (non sempre così rilevante) verso il social commerce, ma non l’ingresso in un nuovo approccio di scambio tra persone, favorito dalle marche. Ci sono quattro punti fondamentali da tenere in considerazione per chi desidera attivare un programma di social business con un forte orientamento al “social commerce”:
- Abilitare una relazione tra persone: sui canali social siamo abituati a interagire con persone come noi, ad avere un approccio diretto e “umano”. L’approccio automatizzato funziona solo quando l’interazione non si ferma alla tecnologia, ma consente un dialogo tra persone o tra marca e persone;
- Capitalizzare le informazioni che le persone mettono a disposizione: le marche più di successo in questo ambito saranno quelle che sapranno utilizzare le informazioni che le persone volontariamente (in una logica di “permission marketing”) condividono una selezione delle proprie informazioni per poter facilitare i loro scambi e le loro relazioni;
- Attivare un’esperienza accessibile: uno degli ingredienti principali del successo di Amazon è la facilità con cui è possibile scegliere e comprare il proprio prodotto, con il percorso di acquisto più breve possibile e con un’esperienza integrata con la situazione di chi compra, da Web, da App, da browser mobile. È importante che qualsiasi esperimento di social commerce sia il più possibile integrato con i luoghi dove si trovano le persone. Si tratta sempre più di una relazione in cui le marche facilitano uno scambio, meno di un “negozio” verso cui si dirigono i clienti;
- Facilitare la condivisione: l’esperienza di acquisto è – per sua natura – sociale e orientata alla condivisione. È utile che le marche tengano in considerazione questo aspetto e integrino nelle esperienze di social commerce una serie di soluzioni per condividere la propria esperienza che non si limitino a uno “share” finale, ma che siano parte integrante dell’esperienza stessa;
È molto interessante vedere come alcuni esperimenti di “social commerce” stiano nascendo in modo più efficace dal marketing, piuttosto che dal mondo dell’e-commerce. Sono sempre più rilevanti le azioni di brand che forniscono alcuni degli elementi più significativi del social commerce all’interno di un’attività di marketing che ha dei confini stabiliti, ma che domani potrebbero diventare le basi per un rapporto continuativo di social commerce in cui la marca è un abilitatore fondamentale.
Negli ultimi giorni abbiamo visto alcuni movimenti interessanti in questa direzioni, probabilmente perché queste soluzioni – visto l’approccio di condivisione molto forte – funzionano bene applicate al concetto di “regalo” e non esiste un periodo migliore di quello pre-natalizio per sperimentarle. Ecco due esempi, che alcuni hanno considerato al limite dello “scherzo”, ma che in realtà contengono elementi molto interessanti (la percezione leggera è dovuta alla logica di “gaming” attivata in queste esperienze).
La prima è Walmart Shopycat: un’applicazione (per ora attiva su Facebook) che, analizzando le informazioni condivise dai vostri amici, vi suggerisce i regali ideali per loro. È interessante come la funzione di “e-commerce” sia totalmente integrata nell’esperienza, che l’applicazione si trovi inun luogo totalmente integrato con le abitudini degli utenti (Facebook) e che la condivisione sia un elemento fondamentale in ogni fase dell’interazione. Walmart in questo caso “abilita” uno scambio. Ecco un video che racconta Shopycat.
La seconda è Heineken BeerFriender, che individua gli amici con gli stessi gusti in termini di birra e consente di accordarsi per scambiarsi lo stesso regalo, in modo da trasformare un acquisto egoistico in un gesto di condivisione. L’approccio è leggero e scherzoso, ma si tratta di un’altra applicazione del concetto, in cui la marca abilita uno scambio. In questo video, Heineken spiega il funzionamento di BeerFriender.
Ci sono altri esempi interessanti secondo questo approccio? Raccontateceli nei commenti. Se vi è piaciuto questo post, non dimenticatevi di iscrivervi al nostro blog, per rimanere sempre aggiornati.
I social media sono strumenti di conversazione straordinari quando si tratta di mettere in contatto le persone tra loro e con le marche. Questi strumenti sono sempre più utilizzati dalle aziende, che li integrano nelle proprie attività, sia interne alle imprese che esterne, verso il proprio target.
Jeremiah Owyang, partner di Altimeter Group (una delle aziende di ricerca e consulenza con focus sul social web di riferimento a livello mondiale) ha pubblicato poco fa un report che racconta come le aziende si preparano internamente per il “social business”. Noi di We Are Social abbiamo avuto la possibilità di leggerlo in anteprima e vogliamo condividere con voi alcuni spunti molto interessanti.
I risultati sono rilevanti: per le ricerche alla base report, Altimeter Group ha intervistato più di 200 persone addette ai lavori, tra cui 144 social business program manager in grandi società e ha analizzato 50 crisi social media dal 2001 a oggi, con riferimento alla raccolta di casi curata da Jeremiah Owyang.
Come si muovono le aziende?
Dalla ricerca emergono quali siano i temi prioritari per le imprese che investono per “diventare social”:
- Stabilire una governance: vengono definire le “regole” social, destinate all’interno dell’azienda, ma anche verso l’esterno, come ad esempio le policy social media o le regole di ingaggio;
- Definire un processo per il tempo reale: è importante per le aziende individuare, insieme ai propri partner, un flusso di lavoro che permetta di interagire con la community secondo i tempi delle persone;
- Stimolare l’apprendimento: le aziende che hanno maggiore efficacia in ambito social sono quelle che diffondono una cultura social tra tutti coloro che partecipano alla conversazione;
- Organizzare una struttura scalabile: le aziende con l’approccio più avanzato sono quelle che pianificano soluzioni per crescere, internamente e insieme ai propri partner;
- Prestare attenzione alla fase di preparazione: l’implementazione di tecnologie social funziona efficacemente se viene preceduta da un’analisi delle esigenze dei target e da una definizione strategica che sia coerente con gli obiettivi dell’azienda;
- Favorire il legame tra CRM e conversazione: le aziende più avanzate iniziano a organizzarsi per associare le identità delle persone che partecipano alla conversazione al database di CRM;
Quali sono gli step fondamentali?
È quindi importante seguire un processo per sviluppare un approccio efficace al social business:
- Sviluppare gli obiettivi, la strategia;
- Implementare una governance;
- Organizzare un team e un piano;
- Connettere le varie business unit per avere un approccio coerente e univoco;
Insomma, individuare dei processi comuni a tutti i partner (tra cui le agenzie) è sempre più importante.
Dalla ricerca risulta anche che i ruoli del marketing e della comunicazione sono i più rilevanti nella definizione di attività social, con il supporto del Web / Digital
Lo studio ha anche rilevato che le aziende più preparate a livello social riducono i rischi e sono più efficienti: più del 90% delle aziende organizzate a livello social sostiene di raggiungere i propri obiettivi di business legati a queste attività.
Vi invitiamo a leggere il report di Jeremiah, perché contiene molti dati e insight interessanti e a raccontarci le vostre esperienze questo ambito: quali sono i casi di avvicinamento al social business più interessanti che avete visto o magari vissuto in prima persona in azienda?
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50! Dopo Twitter (sto forse esagerando?!) anche il Mercoledì Social ha raggiunto un suo piccolo traguardo: 50 mercoledì passati a commentare le ultime news e gli ultimi fatti dal social web. È un onore quindi scrivere il 50° numero di questa rubrica. E per festeggiare questo traguardo non potevamo non darvi una notizia in anteprima: finalmente anche l’Italia avrà il suo Foursquare Day! Già, proprio così, come anticipa Luca nel suo post sull’Osservatorio di Foursquare, il 16/4 a Bologna sarà organizzato il primo Foursquare Day italiano… per altri dettagli abbiate pazienza: fidatevi!
Alcuni dati sulle media agency
Forse ricorderete quando le agenzie media creavano piani di comunicazione basati sui media classici: stampa, magazine, televisione, radio… Oggi i budget pubblicitari per questi mezzi sono ancora molto alti, ma la crescita è tutta sui social media. E per social media non si intende il semplice fatto di possedere un’account Twitter o Facebook: da questi e dal social web le agenzie devono essere in grado di raccogliere feedback, trovare elementi di valore e trasformarli in azioni concrete. In pratica è la mission di Wa Are Social!

Small Business Marketing: i canali digitali in crescita
Secondo una ricerca di Network Solutions e l’Università del Maryland, anche le piccole medie imprese puntano i loro investimenti nella comunicazione sui social media.
Il 56% degli small business possiede un sito web; il 31% possiede anche un canale sui social network che usa soprattutto per veicolare i contenuti del website, in modo da rimandare gli utenti allo stesso. Lo scopo della presenza delle piccole imprese sul social web? Quello di creare engagement intorno al brand e sviluppare awareness nel proprio segmento di mercato.
Prevedibilmente Facebook è il canale in cui le PMI sono maggiormente presenti, seguito da LinkedIn e Twitter. Per avere dati più approfonditi riguardo l’argomento, leggete l’interessante articolo di Marketingprofs.
La tragedia Giapponese e i social media
Il devastante terremoto dell’11 Marzo ha portato l’attivazione di molti canali e account, con lo scopo di aiutare, per quanto possibile, la popolazione giapponese. YouTube ha lanciato un canale, shousoku, per aiutare le persone coinvolte nel terremoto a ritrovare i propri cari, e viceversa. La Tokyo Electric Power Company (TEPCO) ha invece creato un’account Twitter (@OfficialTEPCO) per mantenere la popolazione aggiornata sulla situazione nucleare e sulle centrali danneggiate, veicolando anche avvisi per possibili blackout. L’ufficio del primo ministro giapponese, ha inoltre attivato un account Twitter in inglese (@JPN_PMO) con update sulla situazione del Paese. Per avere maggiori informazioni su come il social web si sia mosso conseguentemente a questa catastrofe, leggete l’articolo di Emily Banks.
Coca-Cola punta sul social web
The Grocer ha pubblicato la top 100 degli inserzionisti, nella quale si nota che CocaCola ha tagliato la spesa pubblicitaria di una percentuale pari al 6,6%, investendo molto di più nei social media. Un taglio significativo se pensiamo alle grandi campagne pubblicitarie del passato, nella memoria di tutti. Con il lancio di CocaCola Zone, l’azienda ha chiaramente capito l’importanza dei social network nel marketing online, offrendo un portale social oriented, che offre contenuti esclusivi e ricompense per gli utenti. L’esempio di CocaCola è significativo: fa capire ai piccoli e grandi brand che i social media non devono essere usati solo per campagne che creano un immediato (ma effimero) buzz intorno al lancio di nuovi prodotti. È importante coinvolgere i consumatori in modo continuativo, al fine di approfondire le relazioni col brand. È forse arrivato il momento per altre grandi multinazionali di riconsiderare la loro spesa pubblicitaria?
Le 100 città più “social” d’oltreoceano
Non potevamo farci scappare piccole curiosità come queste: quale città degli Stati Uniti può definirsi “la capitale del social networking”? Tra le 100 città più social si scoprono diverse sorprese: Washington DC batte tutte e si pone in cima alla classifica, seconda Atlanta e terza Denver. New York si classifica solo 53°, mentre, sulla west coast, la posizione più alta va a Seattle seguita da San Francisco. Los Angeles è al 33° posto.
Auguri @Twitter
5 anni, 200 milioni di utenti (di cui quasi la metà iscritti nel 2010) e 140 caratteri a disposizione. Il 21 marzo 2006 nasceva Twitter (@twitter), il social network che ha sconvolto le dinamiche del modo di comunicare, offrendo informazioni facilmente fruibili e in cui il valore dei contenuti conta molto di più che in altri social network (assurdo se pensiamo che non è possibile superare i 140 caratteri!).
Clicca per vedere l’intera infographic
Un canale orizzontale, pensato per essere usato in più modi: chi legge news sulle proprie passioni, chi segue il proprio beniamino, chi preferisce creare e condividere contenuti e chi invece ne fa un’importante strumento di comunicazione aziendale e attenzione al cliente. Twitter ci piace perché: è democratico e rivoluzionario.
Apple cita in giudizio Amazon
Il 18 marzo Apple ha presentato denuncia contro Amazon per violazione nell’uso del marchio e concorrenza sleale. L‘Amazon Appstore Developer Program consente agli sviluppatori di applicazioni mobile di vendere le loro creazioni utilizzando il portale come vetrina, da cui ovviamente è possibile anche acquistarle. Tuttavia la parola Appstore ricorda forse troppo l’App Store di Apple, che non ha perso tempo per denunciare l’accaduto. L’Appstore per Android di Amazon ha aperto i battenti da poco, ma la sua fama sembra averlo già preceduto.
Il nostro prossimo traguardo? Il primo anno di We Are Social Italia! I festeggiamenti stanno per iniziare. Continuate quindi a seguirci iscrivendovi al nostro feed RSS. A presto! Anzi, ai prossimi 50 Mercoledì Social!
Jeremiah Owyang, partner e analista di Altimeter Group, e Charlene Li, co-autrice del famoso libro Groundswell e fondatrice di Altimeter Group, hanno appena rilasciato un report che mostra una strada da seguire alle aziende che vogliono investire per far crescere il proprio social business.
È molto importante, secondo questa analisi, che le aziende ottimizzino i propri budget social media a seconda delle proprie capacità di spesa e dimensioni. Jeremiah Owyang nel post di presentazione del report suggerisce alle aziende di compiere tre step:
- Verificare, tramite poche semplici domande, la maturità della propria azienda in termini di social business;
- Inquadrare il proprio livello di investimento confrontandolo con gli standard di aziende paragonabili alla propria;
- Diffondere il report apertamente;
Seguendo il consiglio di Jeremiah, condividiamo il report sul nostro blog e vi invitiamo a fare altrettanto.
Siamo lusingati della citazione a pagina 18 del report: We Are Social viene indicata come agenzia “boutique” molto focalizzata sul social business. Ci fa molto piacere di essere menzionati come riferimento per la nostra “specializzazione e per l’approccio profondo al coinvolgimento dei consumatori”.
Buona lettura!











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