Here are all of the posts tagged ‘social commerce’.
Come ogni settimana è giunto il momento del Mercoledì Social, che nel mio caso è anche il primo! Partiamo subito con la nostra overview.
Twitter: Burger King e alcune raccomandazioni sulle password
Come molti di voi sapranno negli ultimi giorni l’account Twitter di Burger King (seguito poi da quello di Jeep) ha subito un brutto scherzo da alcuni hacker. Dopo aver cambiato la visual identity – inserendo il simbolo di McDonald’s – hanno annunciato che Burger King era stata comprata dalla casa della M gialla, oltre a pubblicare alcuni messaggi pieni di insulti, offese e oscenità varie. Dopo mezzora fuori controllo l’account è stato chiuso. Tutto ciò ovviamente ha fatto parlare della sicurezza delle password e questa mattina il blog ufficiale di Twitter ha portato l’attenzione sul tema, con alcuni consigli che ogni utente e brand dovrebbe seguire.
Vine: prime sperimentazioni dei brand
Sono bastate poche settimane a Vine per attirare l’attenzione dei brand e degli esperti del settore. Vine con i suoi video di sei secondi rappresenta infatti un’autentica sfida per realizzare piccoli contenuti di conversazione e condivisione dal forte impatto emotivo. Per le aziende questo si traduce nella possibilità di realizzare dei veri e propri video teasing su prodotti e servizi istantaneamente condivisibili con la propria community. Ecco alcuni esempi per comprendere le potenzialità e le modalità di utilizzo di questa nuova applicazione.
Gap ha scelto di realizzare una clip incentrata sul prodotto, raccontando in soli sei secondi l’evoluzione dei modelli dei jeans dal passato al presente.
Un altro fashion brand su Vine è il nostro cliente Asos, che utilizza l’applicazione non come una semplice vetrina dei prodotti, ma per stimolare i propri follower a generare contenuti. Asos infatti invita i follower a realizzare e condividere le proprie clip di unboxing, utilizzando l’hashtag #ASOSUnbox. Per vedere un esempio cliccate qui.
In conclusione: Vine sembra aprire strade nuove all’interno della comunicazione web dei brand, rappresentando uno strumento innovativo di storytelling e d’interazione con gli utenti. La case history di Asos ci mostra come poter sfruttare in maniera semplice ed efficace le potenzialità di questa nuova applicazione.
Facebook conferma il primato nel social commerce
Grandi o piccole che siano, sono sempre meno le aziende che non hanno una presenza su Facebook. Dopo tutto sul social network di Palo Alto ci sono più di 1 miliardo di persone, cioè un larghissimo bacino di consumatori potenziali. Per identificare una strategia social efficace è necessario porsi una domanda importante: perché le persone decidono di seguire un brand su Facebook? Ecco un’infografica di Ambassador che ci dà alcuni insight interessanti a riguardo, passando in rassegna anche i numeri sempre più significativi per le aziende del social commerce.
I dati più interessanti per i brand raccolti in quest’infografica sono i seguenti:
- 70% segue un brand su Facebook per essere aggiornato o ricevere offerte speciali
- 38% considera Facebook uno strumento di shopping online
- 38% per tenersi aggiornato sugli eventi promossi dal brand
- 29% per commentare prodotti e servizi
- 52% segue su Facebook tra i 2 e i 5 brand
- 63% condivide news e immagini di prodotto.
L’ultimo punto sottolinea il ruolo di endorser che le persone hanno all’interno dei social network. I brand possono cogliere questa importante opportunità e creare, attraverso una strategia di contenuto, una community di ambassador legata al prodotto.
Differenze di engagement nel video sharing
I video sono un tipo di contenuto molto efficace da utilizzare per creare conversazione nelle pagine Facebook, aumentando l’awareness delle marca. Come sapete, esistono due opzioni per postare i video: facendo un upload direttamente su Facebook, oppure tramite la condivisione di un link che rimanda a YouTube. Queste due modalità di pubblicazione generano dei risultati differenti in termini di engagement. Ecco le peculiarità di entrambi:
Video Facebook
- I video hanno un tasso di engagement superiore del 40% (0,25%) rispetto ai link di YouTube (0.151%)
- I fan possono essere taggati all’interno del video
- I video suggeriscono agli utenti di cliccare mi piace alla pagina direttamente dal post
Link YouTube
- YouTube è il più popolare sito di video-sharing ed è in grado di aggregare, non solo i video, ma anche i dati riguardanti le visualizzazioni e le condivisioni. Gli Insight di Facebook invece non ci dicono nulla su quante volte un video sia stato visto e questo è un enorme svantaggio.
- È possibile condividere il link di YouTube ovunque, cosa che non avviene per i video caricati e pubblicati direttamente da Facebook, che non possono essere condivisi al di fuori del social network.
LinkedIn e l’importanza di un approccio personale
A quanti di voi la settimana scorsa è capitato di ricevere su LinkedIn un messaggio del genere: “Congratulazioni! Il tuo profilo è nel x% dei profili Linkedin più visitati in Italia nel 2012!”? Alcuni ne sono rimasti inorgogliti, molti altri perplessi, dubitando di essere utenti così attivi o ritenendo di aver ricevuto un messaggio standard.
La perplessità degli utenti deriva dal fatto che il contenuto condiviso dal brand non era veramente personalizzato, ma si basava su logiche di misurazione approssimative, senza fare una vera selezione degli utenti. Ciò induce a porre l’attenzione su quanto sia importante, per chi opera sui canali social, offrire agli utenti dei contenuti che siano realmente personalizzabili. Un approccio personale è la base per creare un contenuto rilevante e affine agli interessi delle persone che lo ricevono, stimolandole ad interagire con esso e generando quindi conversazione attorno all’iniziativa proposta. Fateci sapere nella sezione commenti come reagite ai contenuti proposti dalle pagine che seguite.
Benvenuti al nostro consueto appuntamento del Mercoledì dedicato a tutte le news più interessanti sul social web: guarda caso, è anche il primo Mercoledì di Agosto, quindi ne approfittiamo per augurare buone vacanze a tutti voi che ci leggete!
Twitter raggiunge i 500 milioni di account
Un recente studio di Semiocast ha mostrato il dettaglio sul numero e la provenienza geografica degli account attivi su uno dei social network più amati da tutti noi: per l’esattezza sono 517 milioni i profili creati su Twitter fino ad ora, con una larga maggioranza di utenti dagli Stati Uniti (140 milioni). Molto interessante notare la crescita registrata da paesi del continente sudamericano e del sud est asiatico, che superano abbondantemente in numero di account la vecchia Europa: fanalino di coda della top 20 è proprio l’Italia, al ventesimo posto. Secondo voi Twitter è ancora relativamente poco utilizzato nel Bel Paese rispetto a quanto non lo sia in altre nazioni del mondo?

Audiweb: i dati di audience online di Giugno 2012
A proposito di social media e di italiani online, Audiweb Database ha appena pubblicato una stima dell’utilizzo effettivo di internet nel nostro paese: in un giorno medio del mese di Giugno 2012 sono risultati essere online 14 milioni di utenti, +8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il tempo medio di collegamento è stato di 1 ora e 20 minuti circa e – udite udite - ogni giorno questi utenti hanno messo a segno 1,5 milioni di stream views (visualizzazioni online) di contenuti video. Un dato assolutamente rilevante per tutti quei brand impegnati nella produzione di contenuti video per instaurare una conversazione con le persone online. Ma qual è la strategia migliore per coinvolgere il target interessante tra quei 14 milioni di italiani che ogni giorno non possono fare a meno di internet?

Le performance dei Facebook Ads da mobile – Il report di AdParlor
Uno studio di AdParlor, agenzia che negli Stati Uniti cura la pianificazione di campagne di advertising su Facebook per brand come American Express e Audi, ha mostrato di recente la particolare propensione delle persone a cliccare sugli ads visualizzati da mobile rispetto a quelli visualizzati “da desktop”. Il click-through rate dei mobile ads è inoltre particolarmente alto: ben 1,32%, contro uno 0,086% dei classici desktop ads a cui siamo ormai abituati. I device con una migliore performance in termini di click-through rate sono i telefoni Android, che distanziano in positivo iPhone e BlackBerry. Per visualizzare il report completo potete cliccare qui: si tratta indubbiamente di una serie di dati interessanti, che lasciano presagire come il futuro dell’adv Facebook da Mobile sia ancora tutto da scrivere (anche grazie a strumenti come le sponsored stories). Voi che ne dite?
Facebook e il nuovo layout per le foto del vostro profilo
Facebook ha annunciato oggi una serie di cambiamenti importanti per la sezione Foto dei profili personali: il social network starebbe infatti testando una nuova modalità di visualizzazione a collage, che comprenderà la possibilità di individuare come highlight e mettere in evidenza alcune immagini rispetto ad altre, proprio come già avviene sulla timeline. Questo cambiamento contribuirà indubbiamente a rendere anche la cara vecchia sezione Foto più dinamica, e porrà l’accento sui contenuti visivi che spesso sono al centro della conversazione tra gli utenti. Unico appunto – già notato da vari commentatori – sembra essere l’aspetto di questa sezione (almeno nelle preview disponibili), in effetti molto simile a quello del suo equivalente su Google+.
La straordinaria crescita di Instagram
Instragram ha da poco annunciato di aver superato a Luglio 2012 gli 80 milioni di utenti registrati, con più di 4 miliardi di foto condivise dai suoi iscritti: una crescita notevole se pensate che ad Aprile gli utenti registrati erano circa 30 milioni. Il merito è in senza dubbio anche della release della versione per Android e ovviamente della profonda integrazione con Facebook, che ad Aprile come ricorderete ha acquisito la popolare app di photosharing. La previsione è che Instagram riesca a raggiungere i 100 milioni di utenti già nell’inverno di quest’anno, superando in prospettiva i tempi di crescita che hanno toccato colossi come Twitter, Facebook e Google prima di raggiungere lo stesso volume di registrazioni. Una crescita record che ribadisce l’importanza fondamentale del contenuto visivo, in questo caso di grande valore personale e “a portata di clic” per gli utenti.

Social login e social sharing: l’impatto sull’eCommerce [Infografica]
Numerosi i progressi registrati negli ultimi tempi dalla vendita online, che un po’ ovunque si sta evolvendo da eCommerce a Social commerce grazie alla possibilità degli utenti di commentare e condividere notizie su prodotti interessanti mediante il login da uno dei propri profili social. Una feature che, come ci mostra questa infografica di Monetate, è molto utile a chi si occupa di eCommerce per evitare l’abbandono del “carrello” nel corso dell’iter di acquisto a causa di particolari difficoltà nella registrazione (un problema ben noto a chi lavora in questo settore). Non dimentichiamo, inoltre, l’importanza fondamentale dello scambio di pareri con altri utenti online prima di procedere ad una decisione d’acquisto. E voi, grazie ai social media “comprate” di più?
Creare valore sui social media: l’importanza del social sharing
A proposito di social media e acquisti online, Beyond ha di recente pubblicato pubblicato questa presentazione realizzata in occasione della Facebook Marketing Conference 2012. Il futuro della condivisione di contenuti interessanti da parte degli utenti appare essere il frictionless sharing legato all’uso di applicazioni perfettamente integrate con Facebook, a cui tutti noi siamo più o meno soliti accedere, ad esempio, per leggere un articolo o ascoltare musica. Ma che cosa condivideranno maggiormente le persone con i propri contatti? Secondo una proiezione realizzata da Beyond, il 43% degli utenti condividerà i propri traguardi personali grazie allo strumento delle milestone, mentre il 30% ed il 28% si concentrerà rispettivamente su piani per i propri viaggi e sui biglietti acquistati. Un dato molto interessante per tutti quei brand legati al settore dei viaggi che vorrebbero attivare una presenza di valore su Facebook, non credete? Non perdetevi la presentazione, che contiene anche un’analisi sulle categorie di utenti particolarmente propensi a condividere contenuti online:

L’esperienza di acquisto è storicamente “sociale” e basata sulla condivisione. I social media amplificano questo aspetto e rendono gli acquisti un momento di conversazione.
Ecco un infographic interessante di TabJuice, che riassume alcune componenti fondamentali della psicologia del social commerce.
Alcuni dati interessanti:
- l’81% delle persone riceve consigli da amici e famiglia attraverso i social network riguardo i propri acquisti;
- il 77% degli “online shopper” si fida dei commenti e delle recensioni per prendere decisioni d’acquisto;
- il 77% delle persone desidera ricevere offerte esclusive che possano essere attivate via Facebook;
- il 50% di chi compra online ha effettuato acquisti sulla base di raccomandazioni attraverso social network;
- il 62% di chi acquista online sono fedeli alla marca;
Una nuova forma di commercio dove le persone, stimolate da tecnologie e comportamenti social, superano i canali tradizionali e si scambiano direttamente più informazioni, beni e servizi.
La definizione di social business data da Augie Ray (Executive Director of Community & Collaboration at USAA) è molto interessante, soprattutto per due motivi: si focalizza sull’aspetto “umano” (interazione tra persone) del social business e considera la tecnologia uno stimolo per abilitare uno scambio, non un punto di arrivo.
In altre parole, attivare un canale di e-commerce e includere funzioni di “Like” e condivisione rappresenta solo un passo (non sempre così rilevante) verso il social commerce, ma non l’ingresso in un nuovo approccio di scambio tra persone, favorito dalle marche. Ci sono quattro punti fondamentali da tenere in considerazione per chi desidera attivare un programma di social business con un forte orientamento al “social commerce”:
- Abilitare una relazione tra persone: sui canali social siamo abituati a interagire con persone come noi, ad avere un approccio diretto e “umano”. L’approccio automatizzato funziona solo quando l’interazione non si ferma alla tecnologia, ma consente un dialogo tra persone o tra marca e persone;
- Capitalizzare le informazioni che le persone mettono a disposizione: le marche più di successo in questo ambito saranno quelle che sapranno utilizzare le informazioni che le persone volontariamente (in una logica di “permission marketing”) condividono una selezione delle proprie informazioni per poter facilitare i loro scambi e le loro relazioni;
- Attivare un’esperienza accessibile: uno degli ingredienti principali del successo di Amazon è la facilità con cui è possibile scegliere e comprare il proprio prodotto, con il percorso di acquisto più breve possibile e con un’esperienza integrata con la situazione di chi compra, da Web, da App, da browser mobile. È importante che qualsiasi esperimento di social commerce sia il più possibile integrato con i luoghi dove si trovano le persone. Si tratta sempre più di una relazione in cui le marche facilitano uno scambio, meno di un “negozio” verso cui si dirigono i clienti;
- Facilitare la condivisione: l’esperienza di acquisto è – per sua natura – sociale e orientata alla condivisione. È utile che le marche tengano in considerazione questo aspetto e integrino nelle esperienze di social commerce una serie di soluzioni per condividere la propria esperienza che non si limitino a uno “share” finale, ma che siano parte integrante dell’esperienza stessa;
È molto interessante vedere come alcuni esperimenti di “social commerce” stiano nascendo in modo più efficace dal marketing, piuttosto che dal mondo dell’e-commerce. Sono sempre più rilevanti le azioni di brand che forniscono alcuni degli elementi più significativi del social commerce all’interno di un’attività di marketing che ha dei confini stabiliti, ma che domani potrebbero diventare le basi per un rapporto continuativo di social commerce in cui la marca è un abilitatore fondamentale.
Negli ultimi giorni abbiamo visto alcuni movimenti interessanti in questa direzioni, probabilmente perché queste soluzioni – visto l’approccio di condivisione molto forte – funzionano bene applicate al concetto di “regalo” e non esiste un periodo migliore di quello pre-natalizio per sperimentarle. Ecco due esempi, che alcuni hanno considerato al limite dello “scherzo”, ma che in realtà contengono elementi molto interessanti (la percezione leggera è dovuta alla logica di “gaming” attivata in queste esperienze).
La prima è Walmart Shopycat: un’applicazione (per ora attiva su Facebook) che, analizzando le informazioni condivise dai vostri amici, vi suggerisce i regali ideali per loro. È interessante come la funzione di “e-commerce” sia totalmente integrata nell’esperienza, che l’applicazione si trovi inun luogo totalmente integrato con le abitudini degli utenti (Facebook) e che la condivisione sia un elemento fondamentale in ogni fase dell’interazione. Walmart in questo caso “abilita” uno scambio. Ecco un video che racconta Shopycat.
La seconda è Heineken BeerFriender, che individua gli amici con gli stessi gusti in termini di birra e consente di accordarsi per scambiarsi lo stesso regalo, in modo da trasformare un acquisto egoistico in un gesto di condivisione. L’approccio è leggero e scherzoso, ma si tratta di un’altra applicazione del concetto, in cui la marca abilita uno scambio. In questo video, Heineken spiega il funzionamento di BeerFriender.
Ci sono altri esempi interessanti secondo questo approccio? Raccontateceli nei commenti. Se vi è piaciuto questo post, non dimenticatevi di iscrivervi al nostro blog, per rimanere sempre aggiornati.
Si apre il mese di novembre nel segno del mercoledì social. Nell’appuntamento di oggi toccheremo argomenti molto diversi tra loro: dal social commerce alle elezioni di mid-term negli USA, dalla protezione dei propri dati da Firesheep alle premiazioni dei Forrester Groundswell Awards.
Dall’e-commerce al social-commerce
Le possibilità offerte dai social network nel campo del business si stanno diversificando rapidamente, ma quali strategie seguire per entrare in contatto con il proprio target? Nel recente articolo The 5th C of community, Brian Solis definisce il processo di “commerce” come parte integrante delle dinamiche di community: essere parte del network permette di creare contenuti rilevanti per chi vi partecipa e quindi creare interesse verso la propria offerta.
Le modalità con cui si sviluppa questo rapporto sono diverse: mentre su facebook la marca può creare una piattaforma dedicata all’e-commerce stimolando le relazioni tra gli utenti, su twitter deve costruire una strategia che permetta di guadagnare influence rispetto al proprio target per elevare l’engagement nella conversazione.
Election day: anche la politica diventa social
Il valore della conversazione sulle piattaforme social nella condivisione di idee e opinioni politiche sta acquistando sempre più forza: la risposta ci arriva in presa diretta dai dati che è possibile trovare online riguardo le elezioni di mid-term in America. Un’analisi quantitativa pubblicata da Adam Ostrow su Mashable evidenzia come il volume di conversazione legato a questo appuntamento ha già superato quello delle elezioni presidenziali del 2008 e rappresenta il valore più elevato per un evento non sportivo. Acquista sempre più valore anche la dinamica di socializzazione basata sulla geolocalizzazione: durante l’election day più di 20000 utenti hanno guadagnato il “I voted” badge di Foursquare.
Una prima analisi delle conversazioni su twitter mette in evidenza come siano i temi di interesse sociale a registrare i volumi di traffico maggiori rispetto ai singoli esponenti politici. In questo contesto gli esponenti del “Tea Party” sono in proporzione molto più attivi di chi si identifica negli schieramenti tradizionali, anche se i giudizi appaiono in maggioranza poco costruttivi.
La prossima domanda è: come riusciranno gli elettori nei social network a modificare le decisioni politiche della propria classe dirigente?
Proteggere i dati personali dalla minaccia Firesheep
Molti si saranno spaventati nel sapere che una semplice estensione di Firefox, Firesheep, possa rubare i dati di accesso a molti siti e social network utilizzati all’interno di reti pubbliche.
Fortunatamente anche lo sviluppo di difese alle minacce digitali corre quasi di pari passo: ecco quindi una serie di consigli su come evitare che i vostri dati finiscano in mano ad estranei e malintenzionati.
Un primo metodo è quello di utilizzare un VPN che permetta di creare un tunnel privato attraverso la rete pubblica, e qui potete trovare informazioni utili a riguardo.
Una seconda soluzione è quella di aggiungere al vostro browser un’estensione che imponga al browser di utilizzare connessioni sicure (HTTPS) per scambiare dati con i server. Anche in questo caso potete trovare molte risorse in rete, la guida che trovate cliccando qui è sicuramente molto accurata.
Il consiglio migliore è comunque quello di privilegiare reti private e connessioni sicure.
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Come ogni settimana si rinnova l’appuntamento con il Mercoledì Social. Oggi parleremo delle novità introdotte da Starbucks per i suoi clienti, del grande successo di Foursquare, dei vantaggi di una realtà socialmente aumentata e di tanto, tanto altro. Buona lettura!
Starbucks accetta anche i pagamenti mobile…
Dopo il grande successo negli store selezionati di San Francisco e Seattle, il pagamento via dispositivo mobile arriva anche a New York e Long Island. Starbucks Card Mobile per iPhone e BlackBerry consente agli utenti di pagare il loro caffè passando nello scanner alla cassa il codice QR relativo alla loro Starbucks Card e presente sullo schermo del loro smartphone. L’operazione ha avuto grande successo, prova che gli smartphone, e in generale i dispositivi mobili, possono diventare dei veri e propri portafogli mobili in grado di far risparmiare tempo al cliente e costi all’azienda.
… e introduce il suo digital network
I pagamenti mobile di Starbucks sono nati sulla scia di un’altra nuova innovazione della società: l’introduzione di Starbucks Digital Network, pensato per chi vuole connettersi mentre sta prendendo un caffè. Si tratta di un servizio innovativo che parte dal creare prima una rete di contenuti e successivamente una rete di persone, e da cui possono trarre insegnamento molti brand. Oltre a veicolare contenuti divisi per argomenti, il network arricchisce l’esperienza del cliente nello store e crea una comunità virtuale (già ben fidelizzata) che lo renderà sostenibile e capace di anticipare le tendenze future. Una previsione che si è già avverata è l’utilizzo di soluzioni per dispositivi mobili.
Foursquare: quattro milioni di utenti sulla terra e uno nello spazio
Solo cinquanta giorni dopo il raggiungimento di tre milioni di users, Foursquare è già pronto a tagliare un nuovo traguardo entro la prossima settimana. Secondo quanto appreso da Mashable, il mobile game basato sulla geolocalizzazione, aggiunge 20.000 utenti al giorno. Un ritmo di crescita straordinario dovuto al recente rilascio della versione 2.0 per iPhone, Android e Symbian, senza dimenticare che il suo maggior competitor, Facebook Places, si trova sul social network più famoso. Il perché di questo boom? Foursquare piace perché è la sintesi di più cose che interessano a chi usa smartphone: unisce social e mobile, ed è la contaminazione tra il reale e il virtuale. Il geo-tagging inoltre apre nuove opportunità di business: il locale taggato o uno sponsor può inviare offerte e pubblicità mirate all’utente interessato.
Nel frattempo, c’è già chi ha fatto il primo check-in in orbita. Si tratta di Doug Wheelock (Astro_Wheels), comandante della International Space Station. Lo stesso ha anche inaugurato il nuovo badge di Foursquare NASA Explorer, che per gli utenti sarà possibile guadagnare quando Wheelock tornerà sulla Terra a fine novembre. Le posizioni sbloccabili con questo badge sono tutte legate alla storia del volo spaziale come lo US Space and Rocket Center in Alabama o il Kennedy Space Center.
TagWhat e la realtà socialmente aumentata
Rimenedo nel campo del geo-tagging, TagWhat si autodefinisce il primo “Social Augmented Reality Network” e permette di taggare un luogo nel momento in cui lo si vive e contemporaneamente di fruire dei contributi degli altri. Il funzionamento è semplice: attraverso la webcam del nostro smartphone, TagWhat ci mostra i tag, le opinioni, le informazioni degli altri utenti sullo stesso luogo. Il principio di una realtà socialmente aumentata consente di poter avere un livello di esperienza nuovo e più personalizzato del luogo. Un sistema decentralizzato come questo permette alla “realtà aumentata” di fare un ulteriore passo verso la diffusione capillare e di riuscire a ritagliarsi un’effettiva utilità come mezzo di informazione locale.
Twitter vede il futuro del mercato azionario
Tempo fa alcuni studi avevano già trovato il legame tra i Twitter e il cinema: i tweet potevano predire il successo o il fallimento al botteghino. Ma oggi, una ricerca presso l’Indiana University ha trovato anche il legame tra Wall Street e il social network. Analizzando i messaggi su Twitter dei mesi precedenti (oltre 9,8 milioni di tweet) e misurando il “mood collettivo”, sarebbe stato possibile predire l’ascesa e caduta del Dow Jones Industral Average, Una scoperta che non sorprende più di tanto chi lavora nel campo del marketing e dei social media: è l’ennesima prova che il social web è un luogo in cui quotidianamente vengono scambiati opinioni, pareri, preferenze. Le vere sfide sono l’analisi e l’ascolto di queste discussioni (solo per Twitter si tratta di 90 milioni di post al giorno) e l’individuazione delle esigenze degli utenti, dei metodi più efficaci di comunicazione, delle strategie di marketing più mirate e dell’eventuale scesa in campo di altri competitor.
La business guide di Facebook
Facebook è al momento il social network più importante e “popolato”, con altre 500 milioni di utenti. I brand, indipendentemente dalla loro awareness e dalla loro strategia (a volte infatti lo scopo è solo quello di creare comunità), stanno convergendo su Facebook, dove sembra più facile rimanere in contatto con i clienti, guadagnando un nuovo dominio e ampliando la globalità del brand. Brian Solis fornisce una guida per le marche che vogliono entrare nel mondo del social web, partendo da una top ten dei brands con più likers su Facebook. Il primo è Starbucks (16 milioni di “like”), seguito da CocaCola, Oreo, Skittles e Red Bull. Il trend degli ultimi anni e che continua tutt’oggi, segna la fine del commercio come lo si era sempre pensato, e l’inizio del “social commerce“. Si tratta di un processo di fidelizzazione del cliente con la creazione di una comunità sostanziosa in cui si sviluppano aree di conversazione e collaborazione.
Per questa settimana è tutto. Vi invitiamo a dire la vostra e ad iscrivervi al nostro feed RSS in modo da non perdere gli ultimi aggiornamenti social.
È di qualche giorno fa la notizia del lancio di uno store e-commerce su Facebook da Parte di P&G, una decisa apertura del colosso americano verso il social commerce.
Si tratta di un’operazione realizzata insieme ad Amazon e con un coinvolgimento di Facebook, una partnership annunciata 2 mesi fa. L’accordo sembra essere vantaggioso per entrambi, per motivi diversi. P&G è consapevole di non avere il giusto know-how per intraprendere un’avventura di questi tipo senza un partner affidabile ed esperto in materia. Dal canto suo Amazon coglie un’opportunità interessante per continuare ad infastidire i retailer tradizionali, rafforzando la sua posizione di leadership nel mondo dell’e-commerce.
Pampers WebStore rappresenta un’esperimento interessante per diversi motivi. Prima di tutto è un importante passo per un’azienda come P&G che, di fatto, per la prima volta, “taglia i ponti” con i retailer vendendo direttamente al consumatore finale. Anche dal punto di vista delle PR, un canale di social commerce, è una buona tattica per generare word of mouth e attenzione nei confronti del brand, in questo caso Pampers (anche se, sono presenti prodotti di molti altri brand P&G, cosa che fa pensare ad una strategia più ampia).
Al momento la piattaforma offre un’esperienza abbastanza tradizionale dal punto di vista dello shopping, è possibile esplorare e acquistare i prodotti dirattamente su Facebook, questa è la novità principale. Gli scettici potrebbero avere da dire, definendo questa solo una diversificazione dei canali di vendita e non un vero e proprio passo verso una nuova era di vendita e shopping. A mio parere invece sono diverse le opportunità che P&G potrà cogliere nei prossimi mesi grazie a questo store.
Come prima cosa, da un punto di vista di marketing, poter comprendere, le abitudini e i gusti dei propri consumatori, direttamente nel canale di vendita, è un modo per adattare il prodotto al suo utente finale, creando segmentazioni praticamente infinite. Poter chiedere feedback direttamente all’interno della community, aiutare le persone a trovare il prodotto più adatto e in generale supportare il consumatore in fase di shopping, aggiungendo valore grazie alla conversazione farà la differenza e potrebbe rappresentare un notevole vantaggio competitivo per l’azienda.
La contestualizzazione dell’esperienza di acquisto sui social media è un modo molto efficace per sviluppare attività di social CRM.
- Grazie alla condivisione e al passaparola, è possibile stimolare l’acquisizione di nuovi clienti.
- La conversazione permette sicuramente di aumentare la relazione tra il brand e suoi consumatori.
- Meccanismi di promozione, come l’introduzione di una currency interna alla community o un social loyalty program, basati sulla capacità dei fan di generare word of mouth, sono ottime soluzioni per aumentare loyalty e fiducia e allo stesso tempo, mantenere alto il livello di engagement.
- Il punto più interessante a mio parere è quello legato all’advocacy, stabilire un rapporto di collaborazione con alcuni dei fan più attivi potrebbe rappresentare un’occasione di estendere la propria forza vendite, le R&D e in alcuni casi anche il supporto.
Insomma, “Pampers WebStore” potrebbe rimanere un’azione tattica volta a per far parlare di P&G come di un’azienda innovativa in un momento in cui tutto ciò che è social è cool, oppure rivelarsi una strategia a lungo termine per rompere gli schemi tradizionali della distribuzione e attuare un processo di “socializzazione” dello shopping online.
Cosa pensate di questo progetto? Le vostre aziende stanno intraprendendo esperimenti di questo tipo? Se state pensando di farlo e volete un partner entusiasta all’idea di supportarvi in un’iniziativa così innovativa, fatecelo sapere.
Se leggete i vostri feed su iPad vi consiglio questa App, non gratuita ma davvero bella (Grazie a Stefano per la segnalazione), e naturalmente vi consiglio di iscrivervi al feed RSS di We Are Social per non perdervi i nuovi post.









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