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adidas #boostmi, il lancio di una rivoluzione
Non fa una piega: per celebrare l’uscita di una grande rivoluzione ci vuole un grande lancio.
Detto, fatto. L’occasione per applicare questa buona regola è stata il lancio di un nuovo prodotto adidas, con cui abbiamo lavorato per presentare un’importante innovazione che sta rivoluzionando il modo di vivere il running: Energy Boost.
Sarà stato per aver messo insieme la proiezione di live content (aggregando sotto l’hashtag #boostmi i tweet e le foto instagram) e il video mapping più grande mai realizzato in Italia (Grattacielo Pirelli, 7.000 mq), o l’averli contemporaneamente condivisi in live streaming su YouTube e Facebook.
Sarà stato per l’aver documentato e proiettato live sulla medesima superficie anche l’ennesima impresa del campione di vertical run Thomas Dold, che è stato capace di salire in 3 minuti e 32 secondi i 31 piani del “Pirellone”. Ovviamente con le adidas Energy Boost ai piedi.
Ma soprattutto crediamo che la vera riuscita di questo progetto sia stata aver fatto vivere un’esperienza continua tra online e offline a tutte le persone che si sono trovate a interagire con adidas in questo ultimo mese. Un’esperienza iniziata sul social web, proseguita in store e in un evento finale, mantenendo sempre e comunque la community adidas running al centro di tutta l’operazione. Insomma una attività di comunicazione integrata, ma integrata veramente.
Attività che ha consentito ad adidas di coinvolgere le persone facendo leva su elementi tipici del nostro approccio: quello di pensare anzitutto alla centralità delle persone, e di comunicare valori e messaggio del brand in modo da creare una vera esperienza alla quale possano partecipare in prima persona. Una regia capace di combinare e far convivere al meglio tutte le piattaforme di comunicazione oggi a disposizione.
Forse avrete già letto qualcosa su Style & Fashion, Assodigitale o Think.BigChief, ma nella pratica, come si è svolta l’operazione?
Semplice. Siamo partiti appunto dal coinvolgimento delle persone online, lanciando un’applicazione Facebook dedicata alla community adidas running che permettesse ai partecipanti di esprimere il proprio concetto di energia, elemento fondamentale e caratterizzante della tecnologia Boost, utilizzata per la prima volta proprio sulle Energy Boost ma che verrà introdotta anche su altri modelli della famiglia running adidas.
In palio un invito al party esclusivo al 31° piano del Grattacielo Pirelli, ricco di ospiti d’eccezione e di grandi sorprese.
Abbiamo coinvolto e invitato gli influencer fornendo loro un primo assaggio di ciò che Boost rappresenta per il mondo del running, inviando loro un outreach box personalizzato, e soprattutto un invito esclusivo al party.
Un’ulteriore spinta all’operazione è stata data dalla disponibilità dei testimonial adidas (da Montolivo a Nocerino, da Castrogiovanni a Gallinari) che hanno stimolato la community a partecipare condividendo il proprio concetto di energia con il resto del mondo attraverso video personalizzati.
E poi c’è stato l’evento finale che vi raccontiamo con questo video:
Ringraziamo il team adidas per averci coinvolto in questo bellissimo progetto, e per il supporto Elena Terrini (Event Manager), i ragazzi di Recipient (proiezioni/video mapping), STS (produzione tecnica proiezioni), Kaizeen (streaming e riprese), Luigi Acerra e Giacomo Carnaghi (fotografi).
Le conversazioni esistono da sempre e si diffondono: alcuni le hanno paragonate a un “virus” per il modo in cui si propagano, altri hanno ipotizzato che esistesse un “tipping point“, un momento in cui un fenomeno precedentemente raro diviene comune. I social media ci consentono di analizzare le conversazioni e le modalità in cui nascono e si sviluppano.
Secondo Paul Adams (Global Head of Brand Design di Facebook) sono i “piccoli gruppi” a consentire la diffusione di informazioni e scambi tra le persone. Non esiste un unico “collo di bottiglia”, analogo al “VIP” televisivo, che raggiunge una audience enorme grazie a modalità “broadcast”. Si tratta invece di “tribù” di persone accomunate da una o più caratteristiche (demografiche, psicografiche o sociografiche).
Attraverso numerose microinterazioni, i piccoli gruppi creano un rapporto continuativo al proprio interno, una condizione che permette alle conversazioni di sviluppare “resonance“: di alimentarsi grazie al proprio allinamento con valori e interessi della micro-community. Questo aspetto è molto interessante per i brand che vogliono sviluppare una relazione rilevante con le persone: è indispensabile rivolgersi a nicchie di interessi comuni, piuttosto che sviluppare un messaggio comune, generico e “mainstream”.
Il nostro connazionale Emilio Ferrara, ricercatore alla Indiana University, ha analizzato le relazioni su Facebook e ha pubblicato una ricerca dai risultati molto interessanti: sono i gruppi piccoli e medi il motore delle relazioni sui social network.
We discovered that the average degree of communities and their size put into evidence the tendency to self-organization of users into small- or medium-size communities well-connected among each other
Questa illustrazione tratta dalla ricerca evidenzia queste unità all’interno delle relazioni sui social network.
Ma come si sviluppa la conversazione e come si propaga all’interno dei social network?
- Affinità: se l’oggetto e il contenuto della conversazione ha un livello di affinità alto con gli interessi della persona, è molto probabile che generi interazioni (pensiamo ai like, ai commenti o alle condivisioni). Queste interazioni generano visibilità rispetto alla conversazione;
- Resonance: se la conversazione è in linea con i valori, le passioni e le aspettative del piccolo gruppo in cui si genera, si attiva semplicemente un fenomeno di “risonanza”, la partecipazione si estende a chi fa parte del gruppo in modo veloce;
- Relevance: alcune persone del piccolo gruppo sono punti di contatto con altri piccoli gruppi. La conversazione e il contenuto ad essa associato viene preso in considerazione da un individuo appartenente a un nuovo gruppo se è “rilevante”, in linea con i propri interessi. Per questa dinamica è molto importante la content curation (individuazione e contestualizzazione di contenuto rilevante): pensiamo a come l’algoritmo EdgeRank di Facebook fa in modo che emergano gli elementi più rilevanti per noi nel news feed;
- Reach: questo processo, moltiplicato per tutti i “piccoli gruppi” che ne prendono parte, genera il livello di reach complessivo della conversazione;
La misurazione delle attività di marketing e comunicazione attraverso i canali social e il relativo impatto su metriche di business rimane una delle principali aree di sviluppo che il mercato sta imponendo. Gli investimenti crescono anno su anno ed è sempre più importante scegliere le giuste metriche, capire come misurarle e ricavare insight utili alla pianificazione strategica di nuove attività. Facile direte. Non è proprio così.
Se da una parte le metriche di engagement (numerosità della community, partecipazione, reach, etc.) sono relativamente consolidate, dall’altra è ancora difficile per molte aziende comprendere come correlare queste metriche con indicatori di business (impatto sulle revenue, sul consumer journey, sulla customer experience e sempre più spesso sulla riduzione dei costi rispetto ad attività di customer care tradizionali).
A questo propostito, la classificazione di Altimer risulta molto utile per classficare le categorie di indicatori che possono essere presi in considerazione e misurati, da più reparti funzionali all’interno dell’impresa e con differenti priorità.
Non esistono soluzioni “preconfezionate”, standardizzate, esistono certamente modelli che aiutano la definizione di una strategia ma ogni caso è da considerare come a sé stante. Nonostante ci siano numerosi punti di contatto tra diversi modelli di business e organizzazioni aziendali, anche all’interno dello stesso mercato esistono peculiarità straordinarie. Proprio su questo fronte siamo impegnati costantemente insieme ai nostri clienti, grazie al nostro reparto di Ricerca e Insight e alla nostra offerta di Consulenza e Strategia. Comprendere, misurare e gestire l’impatto che la conversazione ha sui processi aziendali, al fine di poterne ricavare un valore tangibile per l’azienda e per i suoi stakeholder è una parte fondamentale del nostro lavoro, ogni giorno.
Proprio oggi eMarketer ha pubblicato una ricerca molto interessante (condotta negli US) che indaga le priorità delle aziende rispetto agli obiettivi, alle metriche ed alle principali aree di investimento nella seconda parte del 2012 con uno sguardo al 2013.
Quali sono i principali obiettivi rispetto alle attività social?
Il 78% delle aziende intervistate rispetto ai principali obiettivi delle attività social ha dichiarato di privilegiare il miglioramento del livello di coinvolgimento dei propri clienti ma sono in forte crescita anche obiettivi quali la generazione di revenue (nulla di nuovo
) e il miglioramente della customer experience e come abbiamo avuto modo di raccontarvi i canali social sono diventati un elemento centrale nella ridefinizione del consumer journey.
Quali sono le principali metriche considerate e quali aumenteranno di importanza?
Rispetto alle metriche invece ciò che sta avvenendo è una rapida ascesa di indicatori non solamente legati alla numerosità della community ma sempre più spesso alla qualità delle interazioni tra marche e persone. La generazione di revenue e lead sono in forte crescita ma è degna di nota la presa di coscienza rispetto al valore dell’intero “ciclo di vita” del cliente.
Quali sono le aree dove si concentreranno gli investimenti in ambito social?
Molte delle aziende intervistate hanno dichiarato di voler allargare la loro presenza a nuove piattaforme social e incrementare la frequenza di pubblicazione di contenuto, questo dato non stupisce se pensiamo che gli sviluppi delle strategie di Facebook, Google+ e Twitter (in parte), tra acquisizioni e partnership, vanno sempre più nella direzione di facilitare l’integrazione di social network in grado di offrire esperienze verticali legate agli interessi delle persone; per le marche questa è una chiara opportunità per estendere le occasioni di contatto con la propria community, aumentandone la dimensione e la partecipazione, anche grazie ad opportuità di targeting sempre più raffinate.
Insomma,il 2013 è alle porte ed è ora di iniziare a pianificare le attività per il prossimo anno. Quali sono le vostre priorità di investimento? State considerando le giuste categorie di metriche e soprattutto come le state misurando? Se volete parlarne con noi, sapete come trovarci: parlaconnoi[at]wearesocial.it
C’è chi sostiene che Google+ sia un fallimento e chi pensa che sia uno strumento con un forte potenziale, ancora inespresso. Una recente ricerca condotta da Fast Company sull’attività di 40.000 utenti rivela un livello di engagement davvero basso spingendoci a sostenere la prima ipotesi: “Google abbiamo un problema”. Dall’altra parte, alcuni dati oggettivi (90 milioni di utenti attivi, l’impatto sulla ricerca e strumenti di collaborazione interessanti come gli Hangout) devono spingerci a considerare Google+ come una delle piattaforme social da osservare con attenzione in ambito business.
Questo infographic realizzato da Blue Glass e Chris Brogan si sofferma proprio su questo punto, “Perchè Google Plus potrebbe essere una buona scommessa per un’azienda”.
Come ogni mercoledì anche questa settimana il nostro mercoledì è social!
Siete dei Facebook power user?
Una percentuale tra il 20% e il 30% degli utenti Facebook è costituita da power users, almeno questo secondo l’infografica di DemandForce su dati Pew.
Credete di essere dei power user? Non vi resta che andare a vedere l’infografica completa e – che lo siate o meno – farci sapere il vostro parere nei commenti.
Una nuova app: Bright Light
Gli studenti della svedese scuola di comunicazione Berghs hanno vinto il premio come miglior progetto per studenti del nord Europa con questo concept per un’applicazione:
Credete che un’applicazione del genere sarebbe comoda nelle giornate primaverili per trovare in quale parco c’è più sole per andarci per pranzo?
Il complicato mondo del social media marketing
Quanto è complicato il mondo del social media marketing? Quanti elementi / prodotti ci sono da tenere in considerazione quando si lavora in questo contesto? L’infografica di Buddy Media, pubblicata da Business Insider, ce ne da un’idea:
Applicazione Facebook per gestire le pagine con iOS
Facebook ha rilasciato, senza il clamore di un annuncio ufficiale, l’applicazione per la gestione delle pagine. L’applicazione permette di gestire le pagine tramite i dispositivi mobili di Apple, ha le stesse funzionalità dell’applicazione Facebook dedicata agli utenti, con in più solo l’accesso a elementi specifici come gli insights.
Purtroppo per ora l’app è disponibile solo negli Stati Uniti, forse stanno attendendo per l’annuncio ufficiale la disponibilità globale?
Facebook rumors
Prima di chiudere vi segnaliamo due possibili evoluzioni del social network recentemente quotato in borsa: secondo allfacebook.com pare che sia in testing la possibilità di fare like su una brand page direttamente sulle sponsored stories:
Inoltre Mashable riporta che è in testing una (mini) modifica dell’immagine di cover della timeline:
Pensate che sia credibile?
Loyalty e social media? Questo Infographic realizzato da SimpliFlying ci racconta uno studio condotto su un gruppo di frequent flyer (persone che volano almeno 5 volte all’anno) e ci svela che:
- il 90% dei frequent flyer utilizza Facebook regolarmente
- il 65% di questi ha concesso il “Like” ad almeno un vettore
- l’80% vorrebbe guadagnare punti loyalty raccomandando la compagnia ad un amico
- il 72% parteciperebbe volentieri ad un social loyalty program
Le probabilità che abbiate sentito nominare Pinterest ultimamente sono piuttosto alte e ci sono buone possibilità che vi sia capitato più di una volta: è uno dei social network più discussi in questo momento. Ma di cosa si tratta realmente? Pinterest è un social network che permette di scoprire contenuto visivo rilevante, attraverso una dinamica di sharing e commento (il “Pin”): gli utenti individuano immagini o video interessanti e li segnalano attraverso un’azione semplice come attaccare un ritaglio a una bacheca.
Anche se non siete ancora iscritti, la probabilità che questo social network sia entrato “nei vostri radar” è molto alta: l’integrazione di Pinterest con Facebook è forte e le interazioni degli utenti vengono spesso riprese e pubblicate nelle timeline, grazie all’uso di Open Graph. Questo approccio focalizzato sull’estensione delle interazioni al di fuori del social network fa in modo che la community di utenti si estenda più facilmente.
Questi ingredienti hanno reso Pinterest uno dei social network con la crescita più interessante: si stimano più di 13 milioni di utenti e, soprattutto, sembra che le interazioni generate da questo social network siano perfette nello stimolare traffico verso altri website.
Diverse marche internazionali (tra cui Time Magazine, Gap, Unicef) hanno iniziato ad utilizzare questo canale e – da poco – anche Telecom Italia.
Ma perché le marche decidono di attivare una conversazione attraverso Pinterest, al di là dell’attenzione che questo canale sta attirando per la sua novità? Già oggi, dopo pochi mesi di vita di questo canale, si possono intuire alcune attività interessanti:
- Costruzione di una leadership di pensiero attraverso la scelta e condivisione di contenuti visivi: il brand – con un’attività di “content curation” – scopre e segnala alla propria community le immagini e i video più in linea con i propri valori e progetti;
- Showcase di prodotti: con una logica non aggressiva, ma integrata nella conversazione, le marche possono dare visibilità ai propri prodotti, lasciando poi che sia la community a diffondere i contenuti più rilevanti, attraverso la logica del “repin” (che permette di segnalare un contenuto ai propri follower: l’analogo del retweet);
- Individuazione di trend: attraverso un’attività di ascolto su Pinterest è possibile scoprire trend visivi che possono essere utili alle marche sia da un punto di vista di comunicazione che di sviluppo del prodotto;
- Interazione con la community: è possibile costruire modelli di contatto e dialogo ad hoc con la community. Threadless, in occasione di San Valentino, ha invitato la community a creare delle “Board” (gruppi di Pin) dedicate alla festa, che includessero dieci immagini, di cui almeno 5 prodotti del brand. Una giuria ha poi assegnato un premio alla board migliore;
- Individuazione di persone e contenuti: attraverso un’attività di analisi della community e dei suoi contenuti, le marche possono scoprire le persone più rilevanti in termini di produzione e segnalazione contenuti, per poterle coinvolgere in interazioni dedicate;
È venerdì, sta iniziando il weekend e cosa potremmo offrirvi di meglio se non un contenuto che vi faccia riflettere ma allo stesso tempo non impegni troppo la vostra mente?
Ecco a voi uno stupendo infographic di Hubspot sulla storia del Marketing. Dalla stampa nel 1450 ai social media nel 2012.
Un vero e proprio viaggio attraverso diverse epoche, da quando la tecnologia era uno strumento nelle mani di pochi all’avvento della tecnologia per tutti, fenomeno che ha dato alle persone un modo per esprimersi e conversare cambiando il marketing profondamente.
Fonte: HubSpot Marketing Software














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