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Ieri sera Facebook ha introdotto delle novità negli insights delle applicazioni, che – se sfruttate bene – possono aumentare l’efficienza dell’integrazione di Open Graph e migliorare la conversione.
Grazie a questi nuovi insights è sicuramente aumentata la conoscenza che abbiamo di ciascun utente delle nostre applicazioni, ma vediamo cosa è cambiato in dettaglio:
Utenti unici su open graph
Fino a oggi era possibile estrarre dagli insights il totale delle azioni Open Graph, ma senza sapere il numero di utenti coinvolti – questo significa che un singolo utente che pubblicava 10 volte era indistinguibile da 10 utenti che pubblicavano 1 volta.
Ora, con questa informazione a disposizione, abbiamo un miglioramento della misura dell’engagement: questo ci guida nell’evoluzione dell’integrazione di Open Graph e di conseguenza nel miglioramento dell’esperienza utente.

Accettazione dei permessi
L’altra novità è che ora sono disponibili statistiche avanzate sull’accettazione dei permessi da parte degli utenti. In particolare, se sono disponibili diversi “gruppi” di permessi è possibile capire quale di questi da un riscontro – in termini di accettazioni – migliore.
Con questi dati a disposizione è possibile selezionare il sottoinsieme ottimale di permessi per aumentare in maniera diretta il numero di installazioni e quindi di utenti.

Secondo una nuova ricerca pubblicata da Nielsen, la fiducia nelle raccomandazioni delle persone è ai massimi storici: le conversazioni con persone conosciute e le opinioni di consumatori pubblicate online sono in assoluto le fonti più affidabili.
L’aspetto interessante del dato è il distacco tra la fiducia attribuita alle forme di comunicazione basate sulla conversazione e le fonti più tradizionali: mentre Nielsen rileva un 92% di fiducia e di un 70% di fiducia rispettivamente per le opinioni di persone conosciute e per le opinioni di consumatori pubblicate online, la fonte al terzo posto (gli editoriali) presenta un distacco significativo, con “solo” il 58%. La pubblicità in televisione sviluppa il 47% di fiducia secondo Nielsen.
La ricerca, dal titolo “Global Trust in Advertising and Brand Messages”, è stata condotta in 56 paesi su un campione di 28000 persone.
È sempre più evidente come per le marche sia necessario integrare canali più tradizionali che hanno un buon impatto su awareness e posizionamento (come la televisione) con soluzioni di conversazione che, oltre a rafforzare il positioning e il livello di conoscenza, attivano una relazione basata sulla fiducia tra la marca e le persone.
Qual è il valore per un’azienda del singolo “Like” sulla propria Facebook Page? Quanto “ritorno” produce “l’investimento” per coinvolgere una nuova persona nella community di un brand?
C’è chi dice $3,60, c’è chi dice $136,38 e c’è chi dice che il valore è “zero”, finché non decidi di costruire una conversazione con queste persone. L’istituto di ricerca Forrester Research ha appena pubblicato uno studio che conferma un’ipotesi importante: i fan hanno un valore per le marche.
Il risultato è stato ottenuto analizzando la differenza nei comportamenti tra “fan” e “non fan” di quattro marche: Coca-cola, Blackberry, Walmart e Best Buy. Cosa è emerso dall’indagine?
- I fan di un brand su Facebook acquistano i relativi prodotti molto di più rispetto ai non fan;
- I fan di una marca prendono in considerazione un nuovo acquisto di quel brand molto più spesso rispetto a chi non è fan;
- Chi fa parte di una community su Facebook legata a una marca raccomanda molto di più il brand ai propri amici rispetto ai “non fan”;
- “Essere fan su Facebook” è l’indicatore più significativo da cui si può ricavare l’intenzione d’acquisto;
Noi di We Are Social lavoriamo in un ambito in continuo cambiamento e ci troviamo spesso a dover prevedere, insieme ai nostri clienti, come cambieranno i comportamenti e le esigenze delle persone.
Forse è deformazione professionale, forse è il contatto continuo con realtà italiane e internazionali molto all’avanguardia, ma in questo periodo dell’anno ci piace raccontarvi come, secondo noi, si evolverà il mondo della conversazione sui social media.
Ecco perché, anche per il 2012, nonostante la concorrenza dei Maya e di Nostradamus, vogliamo condividere con voi sette trend emergenti sui social media in Italia:
- Il contenuto ad hoc per i social media diventa sempre più importante: è la scintilla che può attivare la conversazione e rappresenta una risorsa sempre più irrinunciabile per le marche che vogliono dialogare con le persone. Quasi una persona su sei su Facebook segue una marca, quasi due su dieci attraverso Twitter: ecco perché è fondamentale costruire una base editoriale comune;
- I progetti di social business diventeranno concreti: in media, un dipendente ogni 330 interagisce sui social media per lavoro. È facile capire come sia importantissimo preparare le aziende anche internamente e non solo esternamente per la conversazione sui social media. Nel 2012 verranno messi in pratica processi, linee guida e pianificazioni per fare “diventare” social alcune parti strategiche delle aziende, secondo quella che Jeremiah Owyang definisce “gerarchia dei bisogni”, applicata ai social media;
- La geolocalizzazione diventerà trasparente: con una penetrazione smartphone del 24% della popolazione, l’utilizzo di soluzioni di geolocalizzazione sarà sempre più parte del nostro quotidiano e sempre meno un’attività a sé stante. Applicazioni integrate nel sistema operativo degli smartphone (pensate all’assistente virtuale di iPhone, Siri) forniscono informazioni e permettono di interagire con i propri contatti dipendentemente dal luogo in cui ci si trova. Il “check-in” fine a sé stesso avrà sempre meno importanza, mentre la condivisione delle esperienze legate ai luoghi saranno sempre più rilevanti, come ha capito da tempo Foursquare;
- Il social graph degli utenti si trasforma un elemento chiave per costruire esperienze personalizzate: l’insieme dei contatti, dei contenuti e delle azioni che le persone ogni giorno intraprendono sui canali social sono molto utili a costruire interazioni dedicate e ad aggiungere valore alle azioni più comuni, come ad esempio l’acquisto. Alcuni esperimenti preliminari di applicazione dell’elemento social allo shopping, che vanno oltre il like e le recensioni, fanno intuire sviluppi interessanti, portando avanti il concetto di “open graph” introdotto da Facebook;
- L’integrazione con la fruizione televisiva sarà sempre più forte: sulla scia di esperimenti come il programma di Fiorello #ilpiugrandespettacolodopoilweekend o #serviziopubblico o la maratona Telethon (di cui abbiamo seguito per un cliente l’aspetto “social”), anche in Italia i social media stanno diventando un punto di riferimento per la conversazione legata alla TV: alimentano il coinvolgimento delle persone e vengono utilizzati sempre più in prima persona da cosiddetti “social broadcaster“;
- I social media saranno “come l’aria”: come sostiene Charlene Li, i social media saranno sempre più integrati con le nostre attività di tutti i giorni che li utilizzeremo sempre più in modo naturale. È interessante vedere come l’integrazione sia già avvenuta in un ambito molto significativo: alcuni sistemi operativi, come Mac OS o iOS, hanno integrato la possibilità di twittare direttamente. Nel 2012 questa tendenza si svilupperà ancora di più e estendere un’azione verso i social media sarà sempre più semplice;
- Aggregare e filtrare saranno due azioni chiave: anche nel 2012, avremo sempre meno tempo e ci saranno sempre più contenuti a disposizione (ad esempio, ogni minuto vengono caricate 48 ore di video su YouTube). Avranno successo quei brand che aiuteranno le persone a focalizzare la propria risorsa più scarsa, l’attenzione, sui temi e le conversazioni interessanti per loro. Questo avverrà sia a livello “umano”, nelle interazioni dirette, che a livello “software” con il successo di soluzioni per content curation, come Flipboard.
Questa, secondo noi, è una selezione di alcuni tra i temi più importanti che si troverà ad affrontare chiunque si occuperà di conversazione. Quali altri punti aggiungereste?
Bonus: il trend più forte del 2011, la transizione dalla “tradigital era” alla “connected era”, continuerà a rafforzarsi nel 2012.
A noi sono piaciute molto le previsioni del nostro amico Augie Ray, quando avete un po’ di tempo, vi suggeriamo di leggerle.
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Qualche giorno fa, Tom Smith, il fondatore di Trendstream ha presentato sul blog We Are Social in UK i risultati di una delle ricerche più interessanti riguardo il web e i social media: il “Global Web Index“.
La ricerca diversi spunti a livello mondiale e anche alcuni elementi molto interessanti per chi ama seguire il panorama dei social media in Italia in modo specifico sia dal punto di vista personale che professionale.
Ecco gli insight più interessanti
- Internet è sempre più caratterizzata da “nicchie”: non esiste più un consumatore “mainstream”, ma i modelli di comunicazione che funzionano meglio sono calibrati sulle esigenze dei singoli, attraverso una conversazione dedicata;
- Le marche sono sempre più integrate nello stile di vita delle persone: gli utenti si aspettano servizi, contenuti e interazioni da parte dei brand con cui si relazionano. In particolare, è sempre più importante attivare uno scambio “umano”, non basato esclusivamente su interazioni predefinite e gestite da “software”. La componente umana e personale delle marche è sempre più importante;
- Il modo in cui usiamo internet sta cambiando: l’utilizzo “rilassato” (Mobile e Tablet) sta affiancando sempre più l’utilizzo “Desktop” o “Laptop”, influenzando anche l’approccio alle tematiche. Ha senso ricordare che i confini tra personale e professionale sono sempre più sottili, quindi può essere molto efficace raggiungere un target professionale anche in contesti personali e viceversa;
- Facebook è il principale social network, ma gli utenti esplorano anche altri contesti: in alcuni paesi l’utilizzo di Facebook inizia ad affiancarsi ad altre soluzioni, quindi è importante analizzare caso per caso il target quando si definisce una strategia. Facebook non può quindi essere considerato l’unico e il solo canale per sviluppare engagement;
- Gli utenti sono sempre in cerca, anche sui social network, di contenuto utile e interessante: diviene sempre più importante per le marche saper rispondere a questa esigenza, analizzando se e come proporre contenuto può essere efficace nel proprio caso;
- La maggior parte degli utenti focalizza le proprie attività social nel consumare e condividere contenuto: non più solo “creazione” o “fruizione”, ma diviene sempre più importante considerare tutte le tipologie di attività social interessanti per le persone che le marche vogliono coinvolgere;
In Italia questi trend si concretizzano in modo molto forte e va sottolineato che, nel nostro paese, la crescita nell’utilizzo di social network è sempre forte, anche paragonata ad altre nazioni europee.
E ora, tre suggerimenti:
- Leggete la presentazione della ricerca (propone spunti molto interessanti)
- Seguite Tom Smith su Twitter (per lo stesso motivo)
- Se non lo avete già fatto, iscrivetevi al blog di We Are Social per rimanere sempre aggiornati su tutte le nuove tendenze del social web;
Se volete leggerla direttamente qui, ecco la presentazione della ricerca:
Cosa pensate di questi trend? Li vivete tutti i giorni nella vostra esperienza o alcuni devono ancora svilupparsi in modo efficace secondo voi?
Come in molti altri paesi del mondo, anche in Italia Facebook è il social network più diffuso. Questo significa che, anche se ci sono altri canali social media molto rilevanti, Facebook è abbastanza presente da evidenziare di una tendenza del nostro paese a partecipare alla conversazione sul social web.
Ci siamo chiesti quali siano le città più “social” e abbiamo analizzato i dati messi a disposizione da Facebook incrociandoli con i numeri di Wikipedia.
Ecco cosa abbiamo scoperto.
Le città con più utenti Facebook
Tra tutti i capoluoghi di provincia italiani, le città con più utenti Facebook sono Roma, Milano e Napoli. Interessante, nella top ten, la presenza di Cagliari e Catanzaro, considerata anche la popolazione delle due città.
Le città con più utenti Facebook per abitante
Facebook permette a tutti di dichiararsi abitanti di una città. Per questo motivo, anche chi non vive in un capoluogo, può indicare la città come propria.
La top ten dei capoluoghi su Facebook che hanno più utenti per abitante è quindi dominata da città che hanno più di un utente Facebook per abitante. In questo caso le sorprese sono ancora più interessanti: con il dominio assoluto di Catanzaro (con più di due utenti Facebook per abitante), seguita da Cagliari e da Ancona. A quanto pare, anche chi non vive in questi capoluoghi ama dichiararli come propria città su Facebook.
Cosa pensate di questi dati? Sorprendenti o attesi? Raccontatecelo nei commenti.
Update: Qual è l’elemento più interessante che si ricava da questi dati? Visto che ne ho parlato in diversi casi su Twitter e nei commenti di questo post, aggiungo alcune considerazioni utili lato brand:
L’insight principale della classifica è che esiste una differenza (anche consistente) nell’utilizzo di Facebook tra le città italiane. Questo insight può essere un’indicatore parziale anche dell’utilizzo dei social media in generale (se consideriamo la penetrazione di Facebook nel nostro paese).
Nel ricavare i “top 10″ abbiamo potuto definire un database filtrabile per provincia, o per regione o per area geografica. Anche se l’obiettivo di questo post è trasferire l’importanza di un approccio personalizzato anche a livello geografico interno all’Italia, in quanto cambiano molto i comportamenti tra le varie aree.
L’iscrizione a un social network è uno dei numerosissimi indicatori che devono essere considerati nello studio di un target, ma è comunque indicativa di un comportamento. Forrester stessa definisce persone che hanno un profilo sui social network come “Joiner”, comunque persone non completamente inattive a livello social. E – con una approssimazione realistica – possiamo ritenere valido questo approccio, considerati i numeri che abbiamo rilevato.
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Tra i tanti aspetti della nostra vita che si stanno evolvendo grazie ai social media c’è il nostro modo di viaggiare: dalla scelta del viaggio, all’interazione dalle località visitate, alla richiesta di supporto o approfondimenti.
Questo infographic interssante realizzato da Tripl evidenzia lo stato attuale del turismo “social”, con alcuni dati notevoli:
- Per 1,1 miliardi di spostamenti dei viaggiatori previsti nel 2012, ci sono 750 milioni di utenti su Facebook, 200 milioni sono su Twitter e 100 milioni sono su LinkedIn;
- Il 72% degli utenti accede ai propri social network mentre viaggia;
- Il 52% dice che le foto degli amici ispirano il proprio prossimo viaggio;
- Il 46% sostiene di essere stato invitato a un viaggio tramite Facebook;
- Il 45% è convinto che Facebook li spinga a visitare gli amici all’estero;
Per tutti i dettagli, vi consigliamo di vedere l’infographic intero.
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Per assicurarsi che una conversazione tra marca e persone sia interessante e continuativa, è molto importante prevedere un coinvolgimento con diversi livelli di profondità e che parta da azioni brevi, dirette e basate su contenuti “light”: microinterazioni che si possono integrare efficacemente in un dialogo continuo.
Un’attività fondamentale è individuare per ogni canale social attivato la modalità migliore di proporre una “microinterazione”: cioè uno scambio, un dialogo, un microcontenuto che attivi altre interazioni tra brand e persone. Su Twitter, ad esempio, una formula che funziona molto bene per l’engagement è quella del tweet + link che permette l’approfondimento. Lo ha scoperto recentemente Dan Zarella (che si definisce “The Social Media Scientist”) analizzando la correlazione tra “follower” e numero di link proposti nei tweet. In questo grafico esplicita la sua intuizione.
In generale, è utile che il link proposto risponda ad alcuni requisiti:
- Contenuto: il link dovrebbe essere profondamente correlato con il tema del tweet;
- Contesto: è importante che il link proposto sia sincronizzato con le tematiche e il piano editoriale in fase di sviluppo sull’account Twitter preso in considerazione: in pratica, se si trattano 6 macro temi, rimanere aderenti al loro ambito aiuta a stabilire una conversazione;
- Brevità e tracciamento: scegliere uno URL shortener che consenta brevità dei link e tracciamento delle azioni vi aiuta a sfruttare bene i pochi caratteri messi a disposizione dal tweet e a capire quali hanno funzionato meglio. Tra i migliori possiamo suggerire Bit.ly (e la variante più corta J.mp), Goo.gl di Google e Hootsuite (con il proprio ow.ly);
- Branding: avere un URL shortener “branded” può aiutare a essere identificabili e affidabili (immaginate il vostro brand name abbreviato al posto di “j.mp”);
- Call to action: assicuratevi che il link nei vostri tweet, se collegato a un vostro contenuto, abbia una call to action chiara a continuare la conversazione, in modo da non perdere un’occasione di scambio con chi interagisce;
Quali sono le vostre abitudini riguardo i microcontenuti? Preferite gli account che fanno spesso tweet con link? Quale forma di microinterazione preferite? Raccontatecelo nei commenti, insieme a qualche esempio di account Twitter che, secondo voi, funziona molto bene a livello di conversazione perché stimola all’interazione.
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