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Il social web sta cambiando molto rapidamente il ruolo delle marche, rendendole sempre più media company. Basti pensare a Red Bull ed all’impatto mediatico che ha avuto l’impresa di Felix Baumgartner, ma anche a Heineken, capace di appropriarsi del territorio della musica attraverso eventi che vivono in maniera integrata sul social web e offline, o a Starbucks, sempre più distributore di contenuti oltre che di caffè.

Questa premessa è importante per rendersi conto di quale sia l’importanza che oggi ricopre la creazione e la condivisione di contenuti di qualità, capaci di mettere al centro le persone, offrendo loro un’esperienza completa. Prendiamo in considerazione per un attimo soltanto Facebook: in poco più di un anno la % di foto presenti nei newsfeed delle persone è cresciuta dal 20% al 50% (un incremento del +150%), come testimonia una recente ricerca di PostRocket.

Quando qualche mese fa Facebook ha acquisito Instagram, quest’ultimo contava poco più di 20 milioni di utenti (ed era disponibile solo per iOS): oggi sono più di 100 milioni le persone che utilizzano il servizio, ed il 67% dei TOP100 Brand intervistati da Interbrand ha colto l’opportunità di offrire a queste persone contenuti con cui interagire (era il 59% a Febbraio). Pensate che MTV ha assunto un fotografo dedicato esclusivamente ad Instagram per condividere con la community le immagini provenienti dagli MTV Movie Awards di qualche settimana fa.

La forza di Instagram è la semplicità di utilizzo e di fruizione dei contenuti. Questo è il motivo per cui anche rispetto a canali più utilizzati, o dove i brand sono più presenti, mantiene un grado di interazione più elevato: Pinterest, ad esempio, è utilizzato dal 76% dei TOP100 brand di Interbrand, ma l’aggregato dei follower di queste marche non raggiunge le 500.000 persone, contro i più di 7 milioni di Instagram.
Oltre alla frequenza di utilizzo, ed alla maggior “mobilità” di Instagram, il motivo è da ricercarsi nel modo in cui le marche mantengono la propria presenza su Pinterest: è vero che il 76% di quei brand hanno un account, ma solo il 55% lo utilizza attivamente per condividere contenuti. Instagram è utilizzato in maniera molto più frequente dalle marche, e questo ovviamente contribuisce a coinvolgere maggiormente le persone (il 27% dei brand presenti ha più di 20.000 follower, ed il 16% addirittura più di 100.000).

Quello che sarà interessante capire è se in futuro ci sarà un’ulteriore integrazione con Facebook, non soltanto a livello di condivisione delle immagini (oggi il 98% delle immagini pubblicate sono condivise anche su Facebook), ma anche a livello di funzionalità. Il ruolo dei brand è – e dovrà sempre più essere – quello di offrire alle persone un’esperienza continua a prescindere dai canali, dai momenti e dai dispositivi con cui entreranno in contatto con i contenuti.
Per un approfondimento sullo studio relativo all’utilizzo di Instagram da parte delle marche potete consultare lo studio pubblicato da Simply Measured, mentre potete usare lo spazio dedicato ai commenti per segnalarci brand che seguite e che secondo voi stanno sfruttando nel modo migliore le potenzialità del canale.
Il 14 Maggio 1984 nasceva Mark Zuckerberg, che 22 anni dopo avrebbe dato vita a Facebook, ma la vera notizia è che il 14 Maggio 1981 fa nascevo io
, che 32 anni dopo vi avrei augurato un buon mercoledì. Un mercoledì che non può considerarsi tale se non dopo aver letto il nostro mash-up settimanale legato alle notizie del mondo del social web, del marketing e della comunicazione.
Il 51% degli utenti internet utilizza Facebook
La penetrazione dei social network tra gli utenti che accedono ad internet è in continuo aumento: Facebook guida questa classifica con il il 51% (ci si aspetta che raggiunga il 60% entro la fine dell’anno), seguito da Google+ (26%), Youtube (25%) e Twitter (22%). Altri canali come Sina Weibo, QZone e Tencent hanno numeri decisamente alti se si considera che sono frequentati da persone di precise aree geografiche.

Un altro dato molto interessante – pubblicato anch’esso da GlobalWebIndex – ci fornisce lo split per paese degli utenti attivi su Google+ e la relativa penetrazione rispetto agli utenti internet.

In Italia sono quasi 4 milioni gli utenti attivi mensili, con una penetrazione del 14%.
L’approccio personale è sempre più importante
Lo è nella vita reale, in cui una persona si sente molto più gratificata e invogliata ad interagire se capisce di essere trattata in modo unico, sulla base dei propri interessi e a quelle che sono le proprie abitudini, ma lo è ancora di più sul social web, dove conquistare l’attenzione delle persone è molto difficile, vista la quantità di stimoli cui tutti sono sottoposti continuamente.

La personalizzazione dei contenuti proposti dai brand è uno dei maggiori trend che chi si occupa di marketing ha individuato come cruciale (il 94% degli intervistati da eMarketer su questo tema).

Pardot ha condiviso un’infografica che spiega in modo molto semplice quali sono i benefici portati dalla personalizzazione e quali sono le opportunità legate al modo in cui è approcciata oggi.
Qui potete trovare l’infografica completa.
Meglio star su Youtube che innamorati
Lo dichiara il 22% degli intervistati (tra 14 e 30 anni) di uno studio condotto da Pulse Survey. L’infografica si riferisce ad una domanda molto semplice posta a 750 ragazzi con due opzioni di risposta: “cosa preferiresti ti succedesse quest’estate?”

Oltre alla percentuale decisamente alta di chi preferirebbe essere famoso su Youtube piuttosto che innamorarsi, è curioso come 1 persona su 10 dichiari di preferire superare i 10.000 follower su Twitter piuttosto che vincere un’automobile nuova. Questo dimostra come sia sempre più viva nelle persone la volontà di avere una presenza rilevante sul social web, ed una relativa influenza sulla propria cerchia di contatti. Lo studio è interessante perché riferito ad una fascia di popolazione con un’età bassa, che consente di capire in che modo stanno cambiando le abitudini, sempre meno distinte tra social web e “vita reale”.
Cosa si nasconde dietro a un commento? E dietro ad 1 miliardo di commenti?
Ce lo racconta un’infografica creata da JESS3 e condivisa da Disqus per celebrare il miliardo di commenti pubblicati sulla piattaforma. Una delle prime evidenze riguarda la lunghezza dei commenti, ed è interessante notare come il 57% di questi sia twittabile (non supera cioè i 140 caratteri), ed aumentino così la diffusione non soltanto del commento, ma anche del contenuto cui è legato.

Potete approfondire il resto dello studio direttamente sul blog di Disqus.
Foursquare è morto. Lunga vita a Foursquare.
Fin dalla sua nascita Crowley si è trovato a dover cercare investitori e un business model sostenibile con una mano, e smentire i detrattori sull’imminente chiusura del social network con l’altra. Qualche settimana fa, per l’ennesima volta, ha spiegato come non sia assolutamente nell’aria una smobilitazione del servizio, e che sia anzi ben chiara la direzione che la piattaforma sta seguendo: sempre meno location based game, sempre più luogo attraverso cui scoprire i locali più adatti alle proprie esigenze ed ai propri gusti (nel frattempo aboutfoursquare sottolinea come – in USA – il 75% dei ristoranti e delle catene di retail abbiano una presenza attiva sul canale).

Come detto poco sopra, la personalizzazione è uno degli aspetti chiave per le persone che si trovano ad interagire con i brand e la nuova menu bar presente su foursquare.com/expolore lo testimonia: è ora possibile filtrare la ricerca per range di prezzo, per special disponibili in determinati locali, ma anche per negozi aperti in quel determinato momento, per luoghi non ancora visitati o per locali in cui i propri amici vorrebbero andare.
E anche per questa settimana è tutto. Vi diamo appuntamento anche su Twitter e Facebook, dove potete seguirci e dirci la vostra sui temi che quotidianamente trattiamo e condividiamo con voi.
Il web è dalla sua nascita il luogo dove diversi interlocutori hanno l’opportunità di interagire tra loro, il luogo che offre alle persone di entrare in contatto, scambiare opinioni e trovare le informazioni che stanno cercando. Sono 1.5 miliardo gli utenti iscritti ad almeno un social network (ovvero 7 persone su 10 tra quelle che accedono ad internet), ed è il 55% ad essere connesso ad almeno un brand (InSites – Social Media Around the World 2012).
![How Marketers Are Measuring Content [INFOGRAPHIC] How Marketers Are Measuring Content [INFOGRAPHIC]](http://was-it.wascdn.net/wp-content/uploads/2012/11/Schermata-11-2456240-alle-11.00.31.png)
La connessione non è fine a sé stessa, perché più del 50% di chi è iscritto ad un social network pubblica contenuti legati ad una marca o a prodotti: è evidente l’importanza per le marche di partecipare alle conversazioni create dalle persone, ed è sempre più grande la consapevolezza per le aziende che i contenuti che loro stesse condividono siano cruciali per coinvolgere, farsi conoscere ed avvicinare consumatori ai propri prodotti.
Uno studio condotto da Pardot evidenzia come siano il 90% delle persone che si occupano di marketing in azienda a dichiarare che i contenuti creati saranno sempre più importanti, ma solo il 38% di loro dichiara di avere una strategia di contenuto ben definita: questo dà l’idea di quali siano le opportunità in questo senso. Se è vero che la fase della consapevolezza è fondamentale, è altrettanto vero che per ottenere risultati (in termini di engagement, di traffico verso i propri canali owned, di awareness, ma anche di vendite e di creazione di lead) sia indispensabile avere ben chiaro un percorso che porti al raggiungimento degli obiettivi individuati.

Scegliere e capire le metriche legate ad ognuno dei risultati che si vogliono ottenere è un altro passaggio fondamentale, per non cadere nell’errore – comune – di lasciarsi trascinare dall’entusiasmo di numeri che lasciano il tempo che trovano se non messi in relazione tra loro e soprattutto se non legati ad obiettivi coerenti con il proprio business.
L’importanza della creazione di relazioni attraverso i contenuti è certificata dall’interesse crescente che riguarda questo tema, ed il volume di ricerche ad esso legato ne certifica la popolarità negli ultimi mesi (+38% di ricerche contenente il termine “content marketing” da Gennaio ad oggi), ma anche nella consapevolezza crescente dimostrata dai brand con cui abbiamo il piacere di lavorare tutti i giorni, che conferma quanto raccontato dall’infographic di Pardot (che potete vedere in hi-res qui).

Creare contenuti di valore permette di ricavare insight fondamentali, grazie ai feedback che le persone restituiranno interagendo (o non facendolo) con quanto condiviso: è un’ottima opportunità non soltanto di comprendere che tipo di temi sono maggiormente utili e graditi dai propri consumatori, ma anche ottenere feedback fondamentali per i prodotti/servizi che il proprio brand offre.

Con 500 milioni di utenti registrati e più di 140 milioni di utenti attivi, Twitter è senza dubbio un indicatore molto importante di quello di cui le persone parlano quotidianamente, dei loro comportamenti e dei loro sentimenti rispetto ai temi più importanti.
Un’interessante infografica creata e condivisa da Diffbot risponde a 3 domande che possono aiutarci a capire qualcosa di più sulle abitudini di chi utilizza Twitter:
- Che tipo di contenuti condividiamo?
- Attraverso quali canali?
- In che lingua lo facciamo?
Ecco l’infographic completa, mentre, se volete analizzare i link condivisi da un account, potete farlo da qui:

HE’S HERE!! Alessandro Del Piero arrives to a HUGE welcome from hundreds of fans to begin a 2 yr journey with @sydneyfc twitter.com/SydneyFC/statu…
— Sydney FC (@SydneyFC) September 16, 2012
Ogni estate ha il suo tormentone. Quello del 2012 ha visto protagonista Alessandro Del Piero, capitano e bandiera della Juventus che, dopo 19 gloriosi anni in bianconero, ha annunciato l’addio alla maglia che lo ha visto scrivere la storia del calcio italiano (ok, avrete intuito la mia fede calcistica). Per quasi due mesi giornali e trasmissioni specializzate hanno alimentato il “toto-Del Piero”: dove deciderà di spostarsi la stella padovana? Quale lido accoglierà il capitano dopo il sofferto distacco dalla Mole? Tutte le ipotesi più suggestive, dai Celtics di Glasgow al Liverpool, dagli Stati Uniti a meno probabili opzioni italiane, sono state spazzate via il 5 settembre con l’annuncio ufficiale: Alex ha firmato per il Sydney FC.
Alzi la mano chi aveva sentito parlare della squadra di Sydney prima di questo evento straordinario. Nessuno? Bene, dal 5 settembre è cambiato tutto. Il club e la federazione calcistica australiana sono usciti dall’ombra, piombando in cima alle cronache di tutto il mondo. Ma al di là dell’impatto sentimentale che questa notizia ha avuto sul sottoscritto, sono rimasto colpito dalla reazione delle conversazioni online riguardanti il Sydney FC e la crescita della community di tifosi che si è registrata in seguito all’annuncio della firma del nuovo eroe locale.
Conversazioni online
In media, vengono registrate circa 212 conversazioni al giorno che si riferiscono direttamente al Sydney FC (considerando blog, forum e twitter). Nel solo giorno dell’annuncio dell’ingaggio di Alex, è stato registrato un picco di oltre 21.500 conversazioni (e un picco molto simile si è registrato due giorni prima, in concomitanza di una dichiarazione non ufficiale del club sulla possibilità di aggiudicarsi il cartelino del campione italiano). Riuscite a immaginare i principali temi di discussione? Date un occhio alla wordcloud…
Dando un’occhiata ai canali ufficiali del club sui social media, notiamo subito come Twitter abbia fatto registrare una crescita esponenziale dei follower nei giorni immediatamente successivi l’annuncio dell’ingaggio di Alex: nonostante la base utenti tuttora piuttosto limitata, che conta poco meno di 14 mila follower, la variazione registrata nella settimana del 5 settembre è stata prossima al 100%, come possiamo notare dal grafico qui sotto.
Anche la pagina facebook ufficiale del brand ha fatto registrare una crescita notevole, segnando un aumento della fan base del 62% in 20 giorni.
Ma i dati più interessanti riguardano il numero di persone che parlano del Sydney FC su Facebook (talkabout), dato solitamente stabile su una media intorno alle 1.000 persone/giorno che, dopo aver registrato due picchi in occasione della firma del contratto e dell’arrivo di Alex in Australia, si è assestato su una media superiore alle 8.000 persone/giorno.

Per non parlare dell’imponente aumento delle interazioni con i post della pagina. Ecco un esempio che mette a confronto un “normale” post del pre-Del Piero e il post di annuncio dell’arrivo di Alex tra gli Sky-Blues.
Insomma…l’avventura di Del Piero in terra australiana è appena iniziata, ma i numeri fanno presagire un grande successo, oltre che un’ondata di ottimismo e interesse verso il calcio che può avere un forte impatto su tutto il movimento australiano. In bocca al lupo, capitano.
Facebook, Twitter e Pinterest sono utilizzati più dalle donne che dagli uomini, LinkedIn invece ha tra i suoi utenti un perfetto equilibrio, mentre Google+ è popolato soprattutto da uomini. Ma queste sono cose che probabilmente sapevate già – o comunque immaginavate. onlineMBA – attraverso l’infographic che trovate qui sotto – va però nel dettaglio, e ci racconta demographic e abitudini delle persone che vivono il social web.
È così che scopriamo che la presenza femminile su Pinterest è schiacciante (82%), o che gli utenti di Twitter sono ben distribuiti in tutte le fasce d’età (con una leggera prevalenza per gli over 45 – il 33%), mentre a popolare Google+ sono soprattutto uomini single (ben il 71% sono infatti maschi, ed il 44% dichiarano di non avere una relazione stabile). Questo studio riporta molti dati utili a capire chi utilizza ognuno di questi canali e come lo fa: questo permette di capire qual è la miglior strategia per entrare in contatto con le persone, in modo da sviluppare modalità d’interazione ad hoc a seconda del canale utilizzato e dell’audience che si vuole coinvolgere.

Clicca l’immagine per vedere l’infographic in hi-res
Qual è il dato che vi stupisce di più? Se pensiamo che è ormai il 66% della popolazione online ad essere connessa sul social web, è evidente l’importanza di conoscere il pubblico con cui il proprio brand vuole interagire.
Noi di We Are Social lavoriamo in un ambito in continuo cambiamento e ci troviamo spesso a dover prevedere, insieme ai nostri clienti, come cambieranno i comportamenti e le esigenze delle persone.
Forse è deformazione professionale, forse è il contatto continuo con realtà italiane e internazionali molto all’avanguardia, ma in questo periodo dell’anno ci piace raccontarvi come, secondo noi, si evolverà il mondo della conversazione sui social media.
Ecco perché, anche per il 2012, nonostante la concorrenza dei Maya e di Nostradamus, vogliamo condividere con voi sette trend emergenti sui social media in Italia:
- Il contenuto ad hoc per i social media diventa sempre più importante: è la scintilla che può attivare la conversazione e rappresenta una risorsa sempre più irrinunciabile per le marche che vogliono dialogare con le persone. Quasi una persona su sei su Facebook segue una marca, quasi due su dieci attraverso Twitter: ecco perché è fondamentale costruire una base editoriale comune;
- I progetti di social business diventeranno concreti: in media, un dipendente ogni 330 interagisce sui social media per lavoro. È facile capire come sia importantissimo preparare le aziende anche internamente e non solo esternamente per la conversazione sui social media. Nel 2012 verranno messi in pratica processi, linee guida e pianificazioni per fare “diventare” social alcune parti strategiche delle aziende, secondo quella che Jeremiah Owyang definisce “gerarchia dei bisogni”, applicata ai social media;
- La geolocalizzazione diventerà trasparente: con una penetrazione smartphone del 24% della popolazione, l’utilizzo di soluzioni di geolocalizzazione sarà sempre più parte del nostro quotidiano e sempre meno un’attività a sé stante. Applicazioni integrate nel sistema operativo degli smartphone (pensate all’assistente virtuale di iPhone, Siri) forniscono informazioni e permettono di interagire con i propri contatti dipendentemente dal luogo in cui ci si trova. Il “check-in” fine a sé stesso avrà sempre meno importanza, mentre la condivisione delle esperienze legate ai luoghi saranno sempre più rilevanti, come ha capito da tempo Foursquare;
- Il social graph degli utenti si trasforma un elemento chiave per costruire esperienze personalizzate: l’insieme dei contatti, dei contenuti e delle azioni che le persone ogni giorno intraprendono sui canali social sono molto utili a costruire interazioni dedicate e ad aggiungere valore alle azioni più comuni, come ad esempio l’acquisto. Alcuni esperimenti preliminari di applicazione dell’elemento social allo shopping, che vanno oltre il like e le recensioni, fanno intuire sviluppi interessanti, portando avanti il concetto di “open graph” introdotto da Facebook;
- L’integrazione con la fruizione televisiva sarà sempre più forte: sulla scia di esperimenti come il programma di Fiorello #ilpiugrandespettacolodopoilweekend o #serviziopubblico o la maratona Telethon (di cui abbiamo seguito per un cliente l’aspetto “social”), anche in Italia i social media stanno diventando un punto di riferimento per la conversazione legata alla TV: alimentano il coinvolgimento delle persone e vengono utilizzati sempre più in prima persona da cosiddetti “social broadcaster“;
- I social media saranno “come l’aria”: come sostiene Charlene Li, i social media saranno sempre più integrati con le nostre attività di tutti i giorni che li utilizzeremo sempre più in modo naturale. È interessante vedere come l’integrazione sia già avvenuta in un ambito molto significativo: alcuni sistemi operativi, come Mac OS o iOS, hanno integrato la possibilità di twittare direttamente. Nel 2012 questa tendenza si svilupperà ancora di più e estendere un’azione verso i social media sarà sempre più semplice;
- Aggregare e filtrare saranno due azioni chiave: anche nel 2012, avremo sempre meno tempo e ci saranno sempre più contenuti a disposizione (ad esempio, ogni minuto vengono caricate 48 ore di video su YouTube). Avranno successo quei brand che aiuteranno le persone a focalizzare la propria risorsa più scarsa, l’attenzione, sui temi e le conversazioni interessanti per loro. Questo avverrà sia a livello “umano”, nelle interazioni dirette, che a livello “software” con il successo di soluzioni per content curation, come Flipboard.
Questa, secondo noi, è una selezione di alcuni tra i temi più importanti che si troverà ad affrontare chiunque si occuperà di conversazione. Quali altri punti aggiungereste?
Bonus: il trend più forte del 2011, la transizione dalla “tradigital era” alla “connected era”, continuerà a rafforzarsi nel 2012.
A noi sono piaciute molto le previsioni del nostro amico Augie Ray, quando avete un po’ di tempo, vi suggeriamo di leggerle.
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Mercoledì di festa questo per chi vive, ma soprattutto per chi lavora, a Milano: thank God is Sant’Ambrogio quindi. Un mercoledì di vacanza che qualcuno passerà in città, qualcun altro sulle piste da sci… a raccogliere margherite viste le temperature estive che regnano nelle località di montagna. Ma veniamo a noi, e soprattutto alle più importanti notizie che sono state condivise questa settimana sul social web.
Facebook compra Gowalla. Anzi no
Già, perché nonostante rimbalzino via Twitter continue notizie sull’acquisizione di Gowalla da parte di Facebook, la verità è che sarà il suo dev team a trasferirsi a Palo Alto, per lavorare sull’ottimizzazione della navigazione via mobile della Timeline di Facebook (che è appena stata finalmente lanciata in modo ufficiale – i primi a poterla utilizzare saranno gli utenti che abitano esattamente dall’altra parte del mondo rispetto a noi: i neozelandesi). Niente badge legati ai check-in su Facebook quindi, e neppure tonnellate di dati spostati da un social newtork all’altro: lo assicura Josh Williams stesso – CEO di Gowalla – che tranquillizza gli utenti su qualsiasi possibile cessione di dati personali. D’altra parte anche per Facebook non è esattamente il momento di rischiare altri problemi legali…

E, tanto per confermare che la geolocalizzazione è ormai molto più di un trend destinato alle nicchie, Foursquare ha oggi ufficialmente superato i 15 milioni di utenti registrati: auguri!
#2011
E per restare in tema di trend, ecco i trending topic più caldi del 2011, suddivisi per area tematica. È incredibile come semplicemente osservando alcuni di questi temi possano spiegare cos’è successo di rilevante nel corso dell’anno: i tragici eventi giapponesi, insieme alle rivolte egiziane ed agli avvenimenti bellici della Libia, spiccano tra i TT legati a luoghi geografici.

Ma non solo, perché attraverso yearinreview possiamo sapere che – ad esempio – ad Aprile si è iscritto a Twitter Nelson Mandela, o che a Luglio ha iniziato a tweettare Rafa Nadal. Cliccate qui per vedere chi altro potreste decidere di seguire in questi giorni.
Ma se proprio non vi accontentate di ciò che suggerisce Twitter, ecco un infographic pubblicato da What the Trend che mette in fila tutti i maggiori trending topic del 2011:

La psicologia degli acquisti online
I comportamenti d’acquisto sono – ovviamente – condizionati dalla nostra mente, dalle nostre abitudini e dal modo in cui interagiamo con le persone: il social web offre, in questo senso, un’ottima opportunità per le marche di capire in che modo rispondere ai bisogni delle persone. TabJuice ha pubblicato un interessante infographic che evidenzia alcuni fattori chiave nel social commerce. Cliccate sull’immagine qui sotto per scoprire che il 77% delle persone si serve di review per prendere decisioni legate agli acquisti online, e molto altro.

Il 93% degli europei online naviga sul social web
… ed il 68.4% di loro lo fa su Facebook. È questo il dato che emerge da uno studio condotto e pubblicato da ComScore, che evidenzia la sempre maggior rilevanza di Facebook anche nel Vecchio Continente. E gli italiani? Beh, l’Italia dimostra – ancora una volta – di essere uno dei paesi con il tasso di penetrazione più alto sia per la navigazione su Facebook (con il 79.8%) che su piattaforme di social networking in generale (dove la percentuale supera il 93%).

E anche per questa settimana speriamo di avervi regalato informazioni interessanti, che vi possano essere utili per capire sempre meglio come muovervi sul social web. Se volete approfondire qualche tema particolare, o capire come ottimizzare la presenza del vostro business in termini di conversazioni ed interazioni, non dovete far altro che scriverci; se invece desiderate rimanere sempre aggiornati su tutto ciò di cui parliamo, potete abbonarvi al nostro feed RSS o seguirci su Twitter.











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