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Una ricerca recente ha dimostrato che Facebook ha dimezzato il reach per i singoli post delle Facebook Page di marca. Il risultato? I fan vedono i post con un livello di engagement più alto, ma, rispetto al passato, hanno molte meno probabilità di vedere quelli non coinvolgenti.
Facebook sostiene che “tutti i contenuti dovrebbero essere così coinvolgenti come i post della nostra famiglia e dei nostri amici”. È evidente come le mache debbano cambiare la propria strategia di social content, investendo di più in post migliori, con un valore maggiore, che creino un impatto con la propria community, sostenendoli anche attraverso la promozione del contenuto.
Tutto è iniziato un paio di settimane fa, quando un report non verificato sosteneva che Facebook avesse cambiato il proprio algoritmo EdgeRank, riducendo il numero di post da parte di pagine di marca visualizzato nelle bacheche. Il documento suggeriva una diminuzione del reach tra il 5% e il 40%.
Lunedì scorso è stata pubblicata la prima verifica indipendente del cambiamento, con uno studio su 3000 pagine Facebook. La ricerca ha evidenziato una diminuzione di reach del 20% per le pagine esaminate.
Per capire cosa stava succedendo e per vedere come si è sviluppata la situazione da allora, mi sono rivolto ai nostri amici e partner di Socialbakers per verificare i dati.
Reach organico medio per post tra il 10.08.12 e il 09.10.12, basata su 15380 post creati dalle 157 pagine commerciali più attive nel periodo.
Come si può vedere, sembra essersi verificato un declino significativo nel reach, dalla fine di agosto. Il reach medio dei post è diminuito di circa 50%, fino a una media di circa 12%.
La diminuzione precisa varia da pagina a pagina, ma, prima di questo cambiamento di EdgeRank, il reach variava da una media di 33% per le pagine con meno di 500 fan, fino a 5,6% per le pagine con più di un milione di fan.
Sembra ci sia stata una leggera oscillazione nel livello di engagement medio per post, ma il cambiamento in questo caso è stato contenuto, intorno allo 0,4%.
Engagement rate medio per post tra il 10.08.12 e il 09.10.12, basata su 15380 post creati dalle 157 pagine commerciali più attive nel periodo.
Se l’engagement rate è rimasto stabile a fronte di una riduzione del reach medio per post del 50%, significa che i post che vengono visti dai fan generano mediamente più coinvolgimento.
Cosa sta succedendo quindi? È una mossa cinica di Facebook per aumentare le revenue derivate dall’advertising? O si tratta di un comprensibile aggiustamento per compensare il numero crescente di pagine di cui le persone sono fan e l’incremento di attività su queste page?
Ecco ciò che Facebook ha dichiarato in merito
Ottimizziamo il news feed continuamente, in modo che mostri i post con cui le persone hanno più probabilità di sviluppare un coinvolgimento, assicurandoci che vedano le storie più interessanti. Questa scelta dipende dalla nostra vision: tutti i contenuti dovrebbero essere così coinvolgenti come i post della nostra famiglia e dei nostri amici.
Secondo questa dichiarazione e secondo quanto ricaviamo dai dati di Socialbakers, è chiaro come Facebook abbia cambiato il proprio algoritmo EdgeRank per ridurre la quantità di post da parte delle pagine di brand visualizzati dagli utenti nelle loro bacheche.
Nello specifico, Facebook sta cercando di fare in modo che le persone vedano i post più coinvolgenti da parte delle marche ma abbiano meno probabilità di vedere quelli con un engagement rate più basso.
Questo principio ha sempre ispirato EdgeRank, ma ora è stato valorizzato in modo ancora più significativo: in questo modo le mache competono per una “share of newsfeed” ancora più ridotta, quindi ottimizzare i post perché abbiano un engagement forte è ancora più rilevante.
Un reach organico ridotto, considerato alla luce della recente prova da parte di Facebook che “il reach influenza la revenue per i marketer online“, significa che valorizzare al massimo il reach dei propri post con la promozione del contenuto su Facebook è molto importante. Ma è fondamentale considerare che sono i post più coinvolgenti ad avere performance migliori. Sponsorizzare post con basso engagement rate è uno spreco di denaro.
Come conseguenza, le mache dovranno cambiare le proprie strategie di social content, investendo di più su post migliori e con più valore, che creino un legame con la community. O, come diciamo in We Are Social, parlare CON le persone, non ALLE persone.
Sono finiti i giorni in cui le mache potevano sopravvivere su Facebook comprando fan e sviluppando un community management di base. I cambiamenti di Facebook significano che i brand dovranno creare contenuti social “così coinvolgenti come i post della nostra famiglia e dei nostri amici” e veicolarli anche tramite una strategia precisa di paid promotion. E, a meno che non abbiano questi skill all’interno dell’azienda, sarà necessario il supporto da parte di agenzie di conversazione specializzate, con la capacità di creare questo contenuto coinvolgente e una pianificazione efficace.
Un’altra ricerca sulla percezione dell’advertising da parte delle persone, un altro segno di cambiamento. Dall’ultima analisi di Nielsen, pubblicata pochi giorni fa, è evidente come le persone percepiscano le comunicazioni di marca.
Ecco, in sintesi, quali sono i tipi di comunicazione di cui si fidano le persone:
- I media “earned” suscitano la fiducia più forte: il coinvolgimento di consumatori disinteressati è garanzia di imparzialità. Parliamo ad esempio di social network, blog, forum e piattaforme non proprietarie;
- I media “owned” sono degni di fiducia: sono “della marca”, ma lo sono esplicitamente, apertamente. Le persone si fidano del messaggio di questi canali sia perché i brand se ne assumono la responsabilità in modo diretto, sia perché – sempre più spesso – le marche coinvolgono le persone sui propri canali. In questo caso si intendono soprattutto piattaforme di conversazione, ad esempio blog di marca o luoghi di discussione facilitati dal brand;
- I media “paid” funzionano solo quando hanno una componente “social”. In altre parole, quando mantengono la caratteristica di acquisto di uno “spazio” o di “visibilità”, ma lo fanno includendo un elemento di conversazione. Parliamo ad esempio dei “social ads” di Facebook o dei “promoted tweets” di Twitter. Questi canali funzionano quando sono utilizzati sfruttandone le peculiarità social e non quando vengono intesi come “spazi banner” tradizionali, ma contestualizzati in un social network. Gli “ads” con una componente social non solo sono più affidabili per le persone, ma sono ricordati più facilmente;
Un report di ComScore pubblicato pochi giorni fa lascia intuire una tendenza interessante: gli utenti di Facebook sono sempre più interessati anche ad altri social network. La chiave per leggere questo cambiamento è la complementarietà dei canali: Google Plus, LinkedIn, Tumblr, Twitter e Pinterest non sono considerati competitor del social network più diffuso al mondo, ma vengono utilizzati in abbinamento ad esso, sempre di più.
Per quasi tutti questi canali è facile intuire come non si tratti di una sovrapposizione, quanto piuttosto di un’integrazione, un completamento: se il canale è specifico e specializzato su un tema o un tipo di interazione è facile che conviva efficacemente con Facebook.
Non si tratta di una “perdita di terreno” da parte di Facebook, ma piuttosto di un cambiamento graduale nell’utenza che abbina un approccio “di nicchia” a un approccio mainstream ai social media.
L’opportunità per Facebook e per i brand attivi su questo canale è molto importante: il social network fondato da Zuckerberg ha i numeri per divenire l’hub centrale per la conversazione, il punto di riferimento nello sviluppo di una relazione. I canali più specialistici, come Pinterest, hanno un valore molto rilevante soprattutto quando sono legati a un’esigenza specifica di nicchia. Quando una marca vuole rivolgersi a un gruppo di utenti che predilige un tipo di interazione specifica o che utilizza un canale specifico in modo preferenziale, è utile che sfrutti lo stesso canale per interagire con le persone.
Facebook sta integrando nella Timeline degli utenti in modo sempre più forte le azioni che nascono su canali esterni (come Instagram, Twitter o Pinterest), favorendo così la diffusione di altri canali e permettendo di rivolgersi a un target decisamente trasversale attraverso i milioni di nicchie che lo compongono.
Nessuno dei canali che crescono anche grazie a Facebook è sostitutivo per il social network più grande del mondo: ognuno ha una serie di caratteristiche peculiari che lo rendono unico e importante per un utilizzo specifico. Anche Google Plus, che ha alcuni elementi in sovrapposizione con Facebook, presenta dei punti di differenziazioni rilevanti, come ad esempio gli “Hangout”: asset che Google potrà sfruttare per fare parte dell’ecosistema social degli utenti.
Gli utenti Facebook sono sempre più attivi anche su altri canali social, ma le loro esperienze vengono integrate all’interno del social network che si è appena quotato in borsa, rendendolo un hub di conversazione molto importante.
Per i brand è importantissimo esplorare vie parallele a Facebook, tenendo però sempre in considerazione l’enorme valore di coordinamento e di connessione reso possibile dal social network più frequentato al mondo e sviluppando la propria strategia di canale come un vero e proprio ecosistema, piuttosto che come una serie di canali che procedono in autonomia.
L’utilizzo dei social media è cresciuto così velocemente che molte aziende si stanno ancora attrezzando per gestire al meglio la presenza delle proprie marche su questi canali.
L’istituto di ricerca Altrimeter Group ha appena pubblicato un report di Jeremiah Owyang che racconta come le aziende (e le agenzie che le supportano) si stiano strutturando per gestire i canali social, delineando anche un panorama dei principali software di collaborazione e amministrazione dei social media: i Social Media Management System (SMMS).
Noi di We Are Social siamo molto contenti di aver dato il nostro contributo offrendo il nostro punto di vista ad Altimeter Group, da osservatori privilegiati del panorama social medi. È anche per questo che vorremmo condividere con voi i risultati molto interessanti dell’analisi.
Alcuni highlight:
- C’è bisogno di organizzare i propri canali: mediamente, le aziende hanno più di 39 account Twitter e 29 account Facebook;
- Ci sono molti tool per gestire i canali social e spesso le differenze sono poco evidenti: ecco perché è fondamentale scegliere il tool corretto;
- In alcuni casi è utile integrare più tool: di monitoraggio e di gestione;
- Adattare i processi interni e il coordinamento con l’agenzia social media per la gestione dei canali social è una priorità per le aziende;
Altimeter Group ha individuato cinque principali aree di utilizzo per i Social Media Management System: coinvolgimento, diffusione di contenuti sui canali social, pubblicazione di campagne social, distribuzione della presenza del brand e personalizzazione dei canali di conversazione.

Se volete approfondire questi trend e conoscere più nel dettaglio le valutazioni di Altimeter Group rispetto al panorama SMMS, vi suggeriamo di leggere il report completo.
Come suggerito da Altimeter Group, anche Forrester raccomanda nel proprio report di individuare “social media boutique agencies” specializzate, come We Are Social. Questa scelta consente di capire quale sia la migliore soluzione per gestire la conversazione: molto spesso, le agenzie specializzate selezionano tre o più tool a supporto del lavoro dei propri specialisti.
Il cambiamento è nell’aria. Google, lo strumento più utilizzato a livello italiano e mondiale per accedere a informazioni, marche, esperienze si sta evolvendo radicalmente. Il colosso di Mountain View ci ha abituati ormai al rilascio di decine di novità ogni settimana per i propri prodotti, ma ora il cambiamento è strategico, non tecnologico.
La missione di Google è ancora organizzare l’informazione del mondo e renderla accessibile e utile, ma il modo in cui l’informazione viene organizzata, resa accessibile e utile è sempre più “umano”.
Il recente lancio di Google+, tentativo di Google divenire “social” a tutti gli effetti, è solo un segnale di questa tendenza. Per capire come stia cambiando il web e il social web, diamo uno sguardo alle ultime mosse del motore di ricerca più popolare del mondo.
Dal lancio di tool attraverso cui gli utenti possono gestire la propria reputation online, all’annuncio di funzionalità che analizzano le interazioni social sui website, fino alla scelta di dare – nei risultati di ricerca - visibilità a chi crea un contenuto online (e non più solo al contenuto). In questo panorama Google+ è l’ultimo elemento in ordine di tempo, ma uno dei più rilevanti.
Eric Schmidt, Executive Chairman di Google, è stato molto chiaro in una sua recente dichiarazione a Cannes: “Our social strategy is to take our current products, get users to give us social information and make our current products better”. Le persone, quindi, diventano la base per Google: l’elemento fondamentale. Non più solo contenuti, ma tutto l’universo “umano” che si riferisce ad essi e che li rende utili e interessanti.
Per le marche, è sempre più evidente che “ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca” non sarà più sufficiente: è importante coinvolgere le persone, creare una relazione e offrire valore attraverso una conversazione. Scrivere contenuti (o “pagine web”) con alcuni “accorgimenti tecnici” continuerà a essere importante, ma non più sufficiente, visto il graduale (e necessario) sbilanciamento dei tool di ricerca verso l’analisi non solo del contenuto ma anche della conversazione e del contesto in cui le informazioni nascono.
Le scelte di Google, inoltre, sembrano avere effetti interessanti sulla qualità dei tool social a disposizione di brand e persone: maggiore possibilità di scelta (ad esempio tra Facebook e Google) può creare valore in modo efficace per l’utente. C’è chi – come Chris Brogan – intravede nel nuovo Google+ un’attenzione maggiore alla conversazione “di valore”: ci attendono forse interazioni “social” più rilevanti e meno dispersive? Lo scopriremo presto.
Come percepite questo cambiamento di Google? Sta già iniziando a creare valore nella vostra vita di tutti i giorni o pensate sia ancora troppo presto perché generi un impatto? Intanto, per essere sempre aggiornati sulle evoluzioni “social” della comunicazione e del marketing, vi suggeriamo di iscrivervi al blog di We Are Social.
I social media sono un ottimo strumento per creare una relazione attraverso una conversazione, un rapporto diretto e un continuo scambio tra le marche e le persone. Questi canali, se utilizzati correttamente da un punto di vista strategico, sono anche un ottimo strumento di business.
Sì può vendere sui social media? Sì e no.
- Sì, se la “vendita” è un elemento naturale all’interno della conversazione, parte di un processo più ampio e conseguenza di una condivisione (non superficiale) tra l’utente e la marca;
- No, se la “vendita” è la semplice trasposizione su un canale social di call to action di advertising, fuori da ogni conversazione, da ogni interesse comune e da un rapporto diretto, personale;
Ci sono molte “scorciatoie” sui social media: tattiche che permettono di aumentare l’attenzione verso il prodotto o il brand facendo leva su elementi di utilità immediata, come una promozione o un’offerta speciale e non si basano su una conversazione.
Fai “Like” e spendi meno. Fai un “Retweet” e vinci. Queste dinamiche funzionano solo se inserite in una conversazione più ampia, se sono iniziative “one-shot” per generare awareness, non hanno forti effetti positivi. Generano più attenzione momentanea, ma verso persone che non sono direttamente interessate ai contenuti della marca o del prodotto e che, se “disturbate” ulteriormente, possono facilmente decidere di uscire dalla community in cui sono entrate e a cui non sentono di appartenere.
Alcune iniziative social legate a promozioni o offerte speciali riescono, però, a essere molto “conversational” e a creare una relazione (non solo un “like”). Questo avviene perché riescono a inserire l’azione semplice (fai “like” o “retwitta”) all’interno di uno scambio più ampio e significativo.
Due esempi differenti:
- Toyota in Australia abbassa il prezzo di una FJ Cruiser. Cinque dollari in meno per ogni Like;
- Uniqlo in UK crea una piattaforma social che permette agli utenti di caricare immagini dei propri outfit e confrontarli con quelle di altri membri della community, commentare e condividere. Alla stessa community propone un’attività spot che invita a effettuare un Retweet di capi di abbigliamento. Ogni retweet abbassa il prezzo;
Entrambe le attività hanno portato o porteranno verosimilmente un aumento di visibilità. Secondo voi quale delle due attività è parte di una conversazione e può portare più valore aggiunto alla marca e alle persone nel lungo termine? Si tratta di due modi diversi di interpretare l’approccio tattico al social web.
I commenti sono a vostra disposizione. Se vi è piaciuto questo post, considerate l’opportunità di iscrivervi al blog We Are Social.
In alcuni casi, sviluppare contenuto interessante e che stimoli la conversazione è una scelta strategica di marketing sui social media molto efficace. Come al solito, vi raccomandiamo di capire bene il vostro target per sapere se e come i contenuti possono essere utili.
Avere contenuti interessanti a disposizione, però, non basta: è indispensabile prevedere delle modalità di diffusione dei contenuti che siano utili ad aumentarne la visibilità e a facilitarne la condivisione. Si tratta solo in minima parte di aspetti tecnologici: inserire un pulsante “Mi piace”, una funzionalità “ShareThis” o un “Add This” button è molto semplice, ma molto poco utile se il contenuto non è pensato per essere condiviso.
È molto importante quindi progettare il contenuto pensando alle “maniglie” virtuali che consentiranno di trasportarlo e condividerlo. Ecco sette caratteristiche che rendono un contenuto facilmente condivisibile, da tenere presente nell’elaborazione delle content strategy e dei piani editoriali per i progetti sui social media che implicano attività di contenuto:
- Stimola una conversazione: un contenuto che deve essere solo fruito può essere molto utile per raggiungere degli obiettivi di awareness. Un contenuto che rappresenta la “scintilla” iniziale per una conversazione ha un valore inestimabile. Pensare a contenuti conversazionali, che favoriscano cioè un’interazione ulteriore alla “visualizzazione” è molto importante. Le conversazioni sono molto più visibili da altri utenti rispetto alle semplici visualizzazioni e generano attenzione;
- È finito: un contenuto che può vivere “da solo” e senza bisogno di troppa contestualizzazione rende la condivisione più facile perché agevola il lavoro di chi lo vuole segnalare e di chi viene a contatto per la prima volta: meno informazioni collaterali da trasferire. Un video che non finisce ma che rimanda ad un altro video raramente si diffonde;
- È contestualizzato: un contenuto proposto in un contesto appropriato ha molte più possibilità di diffondersi nella “tribù” interessata. Un visual infografico a proposito della serie A si diffonde in modo più veloce e naturale se viene proposto in un contesto calcistico, mentre avrà vita più difficile in un blog di cucina;
- È automaticamente visibile: spesso i contenuti raggiungono gli utenti tramite il loro social graph, da gli amici che lo hanno pubblicato (o ripubblicato) sui propri canali (ad esempio il profilo Facebook). Se l’anteprima di questo contenuto (ad esempio il fotogramma di preview del video o l’immagine thumbnail) è interessante, il destinatario finale è più invogliato a interagire con il contenuto stesso;
- È seriale: un contenuto che vive bene da solo, ma che fa parte di una serie ha un valore molto più alto di un’attività “one shot”, perché rende il rapporto tra chi veicola il contenuto e chi ne fruisce uno scambio continuativo;
- È portatile: un limite molto forte è non pensare alla portabilità del contenuto. La piattaforma utilizzata è compatibile con gli strumenti che usa il target? Il contenuto è visibile su mobile? Ha senso anche su uno schermo piccolo? La tecnologia con cui è riprodotto diminuisce il numero di persone raggiungibili? Questi aspetti sono da verificare in una strategia di contenuto efficace;
- È predisposto tecnicamente: l’aspetto tecnologico è la conseguenza della strategia di contenuto e deve dipendere dal target, dalla strategia e dagli obiettivi. È però molto importante rendere facile la condivisione anche a livello tecnologico: dotare i contenuti di sharing tools (come il Like button o gli altri strumenti di cui abbiamo parlato) è spesso una buona scelta che facilita molto il lavoro a chi decide di presentare il contenuto ai propri amici;
Avete previsto le maniglie per i vostri contenuti? Avete considerato la condivisione come uno degli elementi principali nella vostra strategia di contenuto?
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Menù ricco per il Mercoledì Social. Questa settimana sono molte le news interessanti, e Facebook è il protagonista assoluto.
Facebook: l’Indonesia sorpassa il Regno Unito
La scorsa settimana si è registrato il sorpasso: l’Indonesia è il secondo paese con più utenti su Facebook dopo gli Stati Uniti. Solo nell’ultimo anno, la nazione asiatica, ha triplicato il numero di utenti sul social network. Ma questa crescita non si registra solo in Indonesia: a gennaio il numero di utenti attivi su Facebook era pari a 73.5 milioni, con un tasso di crescita dell’8,5%, che non si è smentito nemmeno negli ultimi mesi.
Contando che buona parte dei paesi del continente asiatico non ha acceso ad internet per motivi politici o di semplice mancanza di strutture, questa notizia fa riflettere su come l’Indonesia e i paesi asiatici, possano rappresentare un’enorme opportunità per i social media e per i brand che li usano.
Facebook attribuisce valore ai “Like”
Chi sono i likers di Facebook? La domanda ha trovato una risposta grazie alla collaborazione tra lo stesso team del social network, Hacks/Hackers e la Online Publishers Association. Dalla ricerca è emerso che i likers, rispetto agli altri utenti Facebook, sono persone più attive e impegnate nel social web, hanno più del doppio degli amici e cliccano 5,4 volte in più su link esterni. Di conseguenza è utile, per tutti i brand che vogliono aumentare la loro awareness sul Faebook, adottare metodi per attrarre e mantenere il proprio target. Alcuni esempi: l’uso di social plugins, di attività feed e di recommendations; il posizionamento strategico del “Like” button; la pubblicazione continua di contenuti; l’uso del live streaming per coinvolgere gli utenti in grandi e piccoli eventi. Il bisogno di avere maggiori informazioni riguardo gli utenti che cliccano sul “Like” button è quindi sempre più forte, soprattutto per aiutare editori e brand a capire il profilo, le potenzialità e la esigenze del proprio target.
Uno studio per capire quando gli utenti di Facebook sono più attivi
Non è una novità che gli utenti del web passano più tempo sui social media che in altri luoghi virtuali. Da poco la social media management company Vitrue, ha pubblicato uno studio che identifica i giorni e le ore in cui gli utenti del network di Zuckerberg sono più attivi. A quanto pare sono tre gli orari che, in un giorno lavorativo, segnano un picco delle conversations: le 11, le 15 (il picco maggiore) e le 20. Di conseguenza, i post pubblicati durante la mattinata, hanno un efficacia maggiore (circa il 40%) di quelli pubblicati nel pomeriggio o in serata. La ricerca evidenzia inoltre come gli utenti siano maggiormente attivi il mercoledì, e meno attivi nel week-end.
Qual’è l’importanza di questa analisi? Sicuramente aiuta chi lavora con i social media a pianificare strategie efficaci, intervenendo negli orari e nei tempi in cui gli utenti amano stare online, ed evitando quelli in cui non hanno tempo e strumenti per creare momenti di contatto e conversazione.
I nuovi gruppi di Facebook: alcuni consigli utili per le imprese
Durante l’ultimo mese, Facebook ha revisionato lo strumento dei Gruppi, facendoci comprendere meglio le potenzialità di questo strumento per le PMI. Prima di tutto è necessario affermare che i gruppi, al contrario delle pagine, non sono strumenti per la promozione di un brand. In pratica i gruppi sono un trasferimento sul social web delle relazioni tra persone reali, non solo legate al business, ma anche per interessi comuni, rapporti di amicizia o parentela. Tuttavia possono essere molto utili per avvicinarsi meglio ai consumatori (inserendosi nelle discussioni più approfondite riguardo il brand), e per fare comunicazione interna all’azienda (la bacheca diventa il luogo dove condividere idee, progress, aggiornamenti e link utili a tutti i dipendenti). Ma il risultato finale che si ottiene da questa riflessione sono le grandi opportunità che questi gruppi possono fornire ad un’azienda: essi possono diventare dei focus group di consumatori, delle live chat e dei luoghi di scambio di documenti da legare direttamente a piattaforme per l’upload di dati.
Social media e midterm elections
I social media hanno raggiunto anche la politica, a partire dalle ultime elezioni di midterm negli Stati Uniti, svoltesi pochi giorni fa. Primo fra tutti Twitter, che ha mostrato sensazioni, attese e speranze durante la lunga maratona elettorale: il tag #ivote è stato scelto per le persone che avevano appena espresso il loro voto alle urne, mentre il tag #votereport per riunire le opinioni e le esperienze sul voto. Interessante l’infografica creata dal New York Times sui tweet dei candidati, che mostra come ormai la campagna elettorale si è in buona parte trasferita sul social web. Facebook non è stato a guardare a ha stretto un accordo con l’emittente ABC, i cui utenti potevano commentare gli eventi e partecipare ai sondaggi in tempo reale, come era già accaduto per le elezioni di due anni fa, ma con una quantità di utenti più che raddoppiata (per maggiori informazioni sui dati raccolti dal Facebook Data Team si veda l’articolo di Anthony Calabrese). Prima volta in politica per Foursquare: sono stati più di 50 mila le persone che hanno fatto check in ai seggi.
E in Italia? Si potrebbe avere lo stesso riscontro e la stessa partecipazione da parte di candidati ed elettori nelle prossime elezioni?
Anche per questo Mercoledì Social è tutto. Non dimenticatevi di iscrivervi al nostro feed RSS per rimanere sempre aggiornati sul mondo dei social media. Alla prossima settimana!










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