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FUTURE FACTORS 2014: 10 provocazioni per un futuro sempre più connesso e integrato

di Luca Della Dora in News

La nostra vita è sempre più influenzata da nuove tecnologie che permettono di essere sempre connessi e in modo sempre più integrato, come abbiamo visto nel report Social, Digital e Mobile in Europa 2014.

Ma che impatto avrà tutto questo nel futuro delle persone? Come cambierà il mondo grazie a una connettività sempre più presente nelle nostre vite?

L’abbiamo chiesto ai colleghi dei nostri uffici di tutto il mondo e abbiamo raccolto il risultato di questa ricerca in un documento che vogliamo condividere con voi.

Non si tratta di vere e proprie previsioni, ma di provocazioni che vogliono fungere da spunto per articolare delle riflessioni più ampie, che sappiano quindi stimolarci a pensare a come sfruttare le innovazioni e i big data che abbiamo a disposizione per creare qualcosa che abbia un valore reale per le persone che ogni giorno entrano in contatto con quello che le marche e le organizzazioni condividono.

Sappiamo bene che prevedere il futuro non fa parte delle nostre competenze (se fa parte delle vostre invece, beh, fatecelo sapere), ma per avere successo è fondamentale cercare di avere un ruolo attivo nel condividere con gli altri la propria visione del futuro in modo da costruirlo insieme in maniera attiva, dandosi da fare per essere parte del cambiamento.

Ringraziamo Simon Kemp, Managing Director del nostro ufficio di Singapore, per avere raccolto tutti i nostri spunti e per averli sintetizzati in questo documento.

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I tweet che contengono immagini ricevono +35% di RT (48% se legati allo sport)

di Luca Della Dora in News

Twitter offre alle aziende l’opportunità di prendere parte a migliaia di conversazioni che ogni giorno si sviluppano spontaneamente, ma anche di attivarne di nuove, facendo leva sulle passioni e sugli interessi delle persone.

Capire la propria audience, i suoi interessi e le sue motivazioni ha un impatto decisivo nelle attività di qualsiasi brand, sui social media e non: è scontato dire che è un’operazione che non può essere standardizzata, e che riguarda ogni singola azienda da vicino.

Measure Twitter

Una ricerca condotta da Douglas Mason – data scientist di Twitter - ci permette di capire in modo concreto come diverse community reagiscono a differenti messaggi, o meglio, a come interagiscono se stimolate in un certo modo.

Cosa rende un tweet più condivisibile rispetto agli altri?

È questa la domanda a cui Mason ha voluto dare una risposta, analizzando più di 2 milioni di tweet inviati da migliaia di account verificati, legati a diversi ambiti di interesse durante un periodo di un mese (sono stati scelti account verificati perché maggiormente rappresentativi in termini di follower base). Mason ha misurato l’impatto che ogni singolo tweet contenente link a immagini, #hashtag, link, link a video o solo testo ha ottenuto in termini di RT, e quindi di amplificazione all’esterno della follower base dell’account monitorato.

La – doverosa – premessa è che la presenza di un brand su Twitter va molto oltre dal misurare il numero di RT dei propri contenuti, ma è certamente una metrica che può aiutare a comprendere perché alcuni contenuti ricevano più interazioni di altri.

L’analisi mette in evidenza come ogni area d’interesse sia legata a formati e contenuti diversi: a livello generale i tweet con immagini sono più condivise del 35% rispetto a quelli che non le contengono, ma se osserviamo quello che accade relativamente ai tweet legati agli show TV ci rendiamo conto di come siano le citazioni ad essere i contenuti più condivisi (+53%), mentre quando a twittare sono account legati al mondo della musica sono i video ad assicurare il maggior numero di RT.

Quest’analisi sottolinea, ancora una volta, l’importanza di differenziare l’attività del proprio brand prima di tutto comprendendo il tipo di audience a cui ci si rivolge, facendo leva sulla tipologia di contenuti che il proprio brand ha l’opportunità di condividere e individuando i migliori formati per farlo.

Lo studio è chiaramente una semplificazione: creare una presenza che porti veramente valore alla community che si sta costruendo è un’operazione molto più complessa (e di lungo termine) rispetto alla comprensione dei formati maggiormente RT dalle persone, ma è comunque interessante notare come siano molto differenti le reazioni quando vengono trattati temi diversi, anche diversificando un singolo tweet in termini di formato.

Se volete approfondire ogni singola categoria, osservando esempi di tweet particolarmente coinvolgenti, potete farlo visitando i singoli report condivisi da Twitter sul suo blog:

TV
News
Musica
Politica
Sport

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Vedere, vivere e partecipare: il rapporto tra persone e brand su Instagram

di Stefano Maggi in News

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Instagram come lo conosciamo oggi si è evoluto moltissimo da quando era un semplice canale di condivisione di istantanee scattate con lo smartphone. È diventato un social network in cui il core non è la fotografia, ma la conversazione attraverso contenuti visivi. L’introduzione della comunicazione diretta con Instagram Direct è solo l’ultimo step di un graduale cambiamento che ha portato Instagram a essere tra i social network più utilizzati al mondo.

Come vi abbiamo raccontato in una infografica pochi mesi fa, Instagram non solo è tra i social network più utilizzati in Italia, con 1,8 milioni di utenti attivi ogni mese, ma è anche uno dei canali in cui le marche possono partecipare in modo molto rilevante alla conversazione.

Uno report recente di L2 Intelligence ha analizzato l’utilizzo di Instagram da parte dei brand nel settore lusso, ma soprattutto ha evidenziato come rispondono le persone alla presenza delle marche su questo canale. I risultati sono molto interessanti: Instagram è il canale con un tasso di interazione più alta nel settore lusso (1,53%) se paragonato con Facebook (0,10%), Google+ (0,09%) o Twitter (0,04%). Questo dato, anche se relativo a un settore specifico, è emblematico: si tratta infatti di una industry in cui l’aspetto visivo è fondamentale. Non sorprende l’attenzione dei brand nel creare un coinvolgimento su questo canale (la ricerca ha rilevato la presenza del 92% dei brand analizzati).

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Quali elementi è importante tenere in considerazione nello sviluppo della strategia editoriale su Instagram?

  • Capire le persone: come avviene su Facebook o su Twitter, il contenuto di un brand si trova “in competizione” con le foto e i video degli amici e delle persone più vicine all’utente. È molto importante che sia rilevante. Per questo motivo, prima di qualsiasi tipo di azione sul canale, è importantissimo studiare gli interessi, le passioni e le preferenze delle persone a cui la marca si rivolge;
  • Capire la logica di diffusione: la modalità principale di utilizzo di Instagram non prevede un aggregatore di contenuti, simile al News Feed di Facebook o paragonabile alla sezione Discovery di Twitter. Le dinamiche principali di diffusione del contenuto sono la distribuzione alle community che seguono il brand e la scoperta tramite hashtag tematici (a queste si aggiungono i primi esperimenti di advertising Instagram). Per questo motivo (soprattutto per la presenza della seconda modalità, tematica), i brand devono ascoltare le persone, individuare le nicchie di riferimento più rilevanti e produrre contenuto aggiornato e interessante per tematiche specifiche, evitando il più possibile l’approccio generalista;
  • Sviluppare una strategia coerente: partire dalle caratteristiche della marca, dai suoi valori, dal motivo per cui ha senso che partecipi a una conversazione. Definire gli elementi fondamentali del modo di esprimersi e conversare del brand su questo canale e individuare aree tematiche in cui la marca possa esprimersi efficacemente a livello creativo. In questo modo sarà possibile ispirare le persone alla partecipazione e all’azione;

È importante ricordare che Instagram è parte dell’ecosistema di Facebook e che la condivisione sul social network più grande del mondo è molto frequente: lo studio di L2 parla di 9 condivisioni di video Instagram su 10 effettuate tramite Facebook. Non bisogna quindi considerare “solamente” gli 1,8 miglioni di utenti attività, ma il numero di utenti che è possibile raggiungere anche tramite “l’estensione” Facebook.

Per celebrare le azioni più virtuose da parte delle marche e per ispirare nuovi brand su questo social network, Instagram ha presentato un blog con alcuni tra i casi più interessanti.

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I ragazzi tra i 18 e i 24 anni interagiscono sempre di più su Facebook. Nonostante tutto

di Luca Della Dora in News

Qualche giorno fa abbiamo parlato di quanto i titoli che sancivano l’imminente “Declino di Facebook” fossero decisamente esagerati. La ricerca pubblicata dai ricercatori della Princeton University (potete scaricare il pdf della ricerca da qui) ha trovato immediata risposta da parte di Facebook stesso, che ne contesta metodologia e conclusioni: i ragazzi più giovani non stanno abbandonando Facebook in massa, ma stanno iniziando ad usarlo in modo differente, sfruttando altre piattaforme per svolgere attività che prima svolgevano grazie a Facebook.

È normale che in 10 anni cambino le opportunità offerte a brand, investitori e utenti, così come è del tutto normale che cambino le abitudini di tutti gli attori coinvolti: questo accade perché è il mondo stesso a cambiare, così come il rapporto delle persone con le tecnologie esistenti e il loro approcciarsi a tecnologie del tutto nuove.

Uno studio di SocialBakers sottolinea come le interazioni dei ragazzi di età compresa tra 13 e 24 anni siano ancora oggi le più numerose, evidenziando come i giovani siano ancora presenti in modo massiccio su Facebook, sia a livello numerico, sia di coinvolgimento: la crescita rispetto al 2013 è stata del 29.12% in termini di reach.

The Sky is Not Falling: Teens Still Active on Facebook

La fascia d’età 18-24 è ancora la più rappresentativa e il reach delle sue azioni è cresciuto del 39.33% nel corso degli ultimi 12 mesi, nonostante le alternative che sono nate nel frattempo (da Line a WeChat, alla continua crescita di Instagram).

Andando ad analizzare i numeri complessivi emergono altri dati interessanti, che spiegano in modo chiaro come l’evoluzione non sia legata – soltanto – alle piattaforme, ma – soprattutto – al modo in cui le persone accedono al social web: le connessioni da mobile influiscono sempre di più, ed è interessante notare come anno dopo anno sia sempre maggiore il numero di persone che si connettono a Facebook soltanto attraverso smartphone o tablet.

FB - Only mobile

Altro dato interessante riguarda quello relativo alle revenue provenienti dall’advertising per Facebook: dopo una flessione durante Q1 del 2013, il trend ha continuato a crescere in modo evidente (non è un fenomeno prettamente americano, anzi, Europa e Asia stanno guidando la crescita in modo deciso).

FB Revenue adv

Anche a livello di utenti attivi ogni giorno, sono Europa e Asia a dimostrare i maggiori tassi di crescita.

FB Users

Siamo convinti che molto dipenderà dal modo in cui Facebook saprà adattarsi alle nuove modalità di fruizione dei contenuti, e quanto sarà capace di guidare le persone nell’approcciarsi con la propria piattaforma. Quello che siamo certi non cambierà sarà il nostro approccio alla conversazione tra brand e persone, che prescinde dalle tecnologie e dai canali che ogni giorno offrono nuove enormi opportunità di dialogo, supporto e interazione.

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I giovani stanno abbandonando Facebook o stanno iniziando ad usarlo in modo diverso?

di Luca Della Dora in News

Negli scorsi mesi abbiamo visto decine di titoli che sancivano l’inarrestabile declino di Facebook, il suo abbandono da parte dei suoi utenti più giovani in favore di altre piattaforme (come Snapchat e Line, ad esempio).

I ragazzi non vogliono condividere le loro attività con i propri genitori, non vogliono vedersi controllati quando interagiscono con i loro amici.

Questa è una delle ragioni  per cui piattaforme di messaging sono sempre più popolari tra i ragazzi tra i 13 ed i 20 anni, ma quanto pesa realmente tutto ciò sull’impatto di Facebook sulla popolazione globale?

Un recente studio condotto da Global Web Index ci dice che quei titoli erano largamente esagerati e Facebook non è morto e sepolto: Facebook rimane – di gran lunga – il social network più popolare tra tutte le fasce di popolazione a livello globale, e anche tra i giovani tra i 16 e i 19 anni (48.5%).

Global Web Index - Social Network Usage

È vero che – nella seconda metà del 2013 – Facebook ha visto decrescere del 3% il numero dei suoi utenti attivi, mentre altri canali sono cresciuti molto da quel punto di vista: Instagram in primis (+23%), seguito da Reddit (+13%), Linkedin e Tencent Weibo (entrambi +9%).

Global Web Index - Social Network Increase

Facebook rimane tuttavia il canale con più utenti registrati (83% sul totale degli utilizzatori internet), di utenti attivi (49%) e di frequenza di visite al sito (il 56% dei suoi utenti accede più di una volta al giorno). Ed è quest’ultimo il dato veramente interessante: chi usa Facebook, lo fa in modo costante, a dimostrazione che è il canale che maggiormente è entrato nella routine quotidiana delle persone.

Global Web Index - Social Network Frequency

Un altro dato molto interessante è quello legato all’accesso via mobile: Global Web Index sottolinea come il numero degli utilizzatori di social network via smartphone o tablet sia ancora leggermente minore rispetto a quello delle persone che accedono da desktop, ma i mobile networkers sono molto più attivi.

Il 69% di chi ha utilizzato Facebook durante lo scorso mese l’ha fatto attraverso l’applicazione mobile (il 57% per Youtube ed il 37% di chi ha usato un Google+ account via mobile). Per quanto riguarda l’utilizzo di questi dispositivi, le maggiori percentuali di crescita sono legate ai nuovi servizi di messaging e di condivisione di foto e video (anche vista la loro recente introduzione): WeChat è cresciuto del 379%, mentre SnapChat del 59% e Vine del 105%.

Insomma, è vero che l’attenzione delle persone (e la loro presenza) si sta spostando su nuovi luoghi dove intrattenere conversazioni ed interagire con altri utenti, ma è esagerato parlare di totale abbandono di Facebook (o di altre piattaforme) da parte delle fasce d’età più giovani: è invece vera la loro voglia di sperimentare nuovi social network, come dimostra la loro forte presenza su Instagram (39%), Tumblr (45%) e Pinterest (31%).

Global Web Index - Social Network Demographics

 

In conclusione, sono due i fatti che emergono chiaramente da questo studio:

  • stanno cambiando le modalità di fruizione di tutti i canali a disposizione: gli utenti più giovani non stanno abbandonando in massa Facebook, ma stanno iniziando ad utilizzarlo in maniera diversa (ad esempio per condividere album fotografici o per interazioni che non hanno problemi a rendere pubbliche), sfruttando le nuove piattaforme emergenti per restare in contatto con i propri amici senza sentire la loro sfera personale “invasa” dalla presenza di genitori o persone più adulte.
  • il numero di utenti registrati (tra i ragazzi tra i 16 e i 19 anni) è cresciuto costantemente, mentre è diminuito il loro accesso quotidiano alla piattaforma: in Italia gli utenti registrati sono passati da 600 mila di inizio 2013 a 900 mila di fine anno, mentre gli utenti attivi sono decresciuti a livello percentuale dal 77% al 48%. Un trend molto simile ha riguardato gli Stati Uniti, dove a inizio 2013 gli utenti registrati erano più di 13 milioni, mentre a fine anno non raggiungevano gli 11.5 milioni: quelli attivi sono passati dal 77% al 56%.

Qui potete scaricare il report di Global Web Index, mentre le ultime statistiche (anche relative all’Italia) sono frutto dell’analisi della piattaforma di GWI.

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