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Un nuovo modo per capire le persone

di Stefano Maggi in News

Anni fa, quando i social media dovevano ancora diventare uno strumento per attivare conversazioni tra persone e marche, per ascoltare le esigenze delle community e per capire i loro desideri, le aziende non avevano strumenti altrettanto efficaci per comprendere il target delle proprie iniziative.

Le possibilità consentivano di individuare uno o pochi profili molto ampi a cui rivolgere le iniziative di marketing, le strategie di comunicazione, i prodotti. La “distribuzione di comportamenti” rilevata dalle aziende si concentrava nel centro, nella media, nella normalità.

distribution of behaviors 1955 - seth godin

Per questo motivo, i brand, per avere successo, dovevano investire per creare prodotti, campagne, strategie mirate alla “media”, differenziando poco le proprie azioni dalla “normalità”, il minimo indispensabile.

Questo pensiero ha avuto una graduale evoluzione, ma fino a qualche anno fa è rimasto radicato nel modo di pensare delle marche. Definire profili della maggiore ampiezza possibile, individuare strutture ricorrenti per non dover creare troppe costose e rischiose variazioni, standardizzare, industrializzare i processi.

Basti pensare al lavoro pubblicato nel 2007 (non 1957) dall’antropologo Clotaire Rapaille: “The Culture Code”. I presupposti del libro sono interessanti: è importante analizzare in profondità ciò che dicono le persone, ma anche considerare agli elementi latenti e inconsci del loro comportamento. Attraverso un’analisi, Rapaille sostiene sia possibile individuare degli “archetipi”, “codici”: le “lenti” attraverso cui le persone interpretano concetti, eventi, prodotti e marche. Ad esempio, decodificando (o codificando) il “culture code” statunitense, Rapaille individua paralleli come Automobile = Identity, Love = False expectation, Sex = Violence, Alcohol = Gun, Fat = Checking out, Young = Movement, Money = Proof.

Al di là dei singoli concetti, che meritano una contestualizzazione e un approfondimento, è interessante vedere come, solo sei anni fa, un approccio che procede per archetipi culturali fosse tra i sistemi più validi per ispirare una strategia.

Oggi (in pochi anni) è cambiato moltissimo: non ha più senso individuare un unico archetipo culturale, ma al contrario, grazie agli strumenti di conversazione è utile lavorare sulle singole nicchie a cui appartengono le persone e le community a cui le marche si rivolgono.

I social media e l'analisi del target dal punto di vista sociografico

Un’analisi approfondita del target dal punto di vista demografico, psicografico e sociografico permette di rivolgersi a una “curva di distribuzione” radicalmente diversa, in cui gli elementi rilevanti non sono più solo al centro, nella media e nella normalità, ma appartengono alle estremità. Lo evidenzia anche questa curva di distribuzione, riferita al cambiamento dal 2010 a oggi, interpretata da Seth Godin. In questo contesto, rimane valido l’elemento di analisi approfondita sulla conversazione, ma non è più valido da solo il concetto di “archetipo”, che rischia di avvicinarsi all’idea di “stereotipo”.

Screen Shot 2013-08-30 at 09.38.06Attraverso la conversazione oggi le marche possono ascoltare e capire le esigenze delle persone, considerando non solo coloro che non sono al centro della curva, ma anche quei gruppi di persone non “mede”, o “normali”, sempre più numerose e sempre più coinvolte nelle proprie community.

 

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Evoluzione dei social media in Italia e implicazioni sulle attività dei brand

di Andrea Savarino in News

È stata appena presentata una ricerca di Demoskopea e comScore sui trend emergenti dell’universo digitale in Italia. All’interno di questo studio vi sono ovviamente parecchi risvolti “social” e non potevamo certo esimerci dal sottoporvi le nostre osservazioni in merito, come sempre “fresche di giornata”.

Giusto per darvi una panoramica su quanto sta succedendo in Italia: i canali social hanno raggiunto ormai 27 milioni di utenti, pari al 94% della popolazione online.

Ma chi sono i protagonisti della scena? E per quali ragioni?

Facebook è sicuramente il leader in termini di penetrazione sulla popolazione online:

  • Vi si passa 1/3 del tempo totale speso online
  • Per il 50% degli utenti è il sito visitato per primo durante la propria sessione di navigazione

Il dato più interessante però è relativo all’audience di Facebook: rispetto al passato, questo canale social sta abbracciando sempre di più anche la popolazione più adulta; 1/3 dei visitatori del canale ha infatti più di 45 anni, mentre gli over 55 sono aumentati del 15%. Questi trend sono ancora più evidenti se si guardano gli accessi a Facebook mediante Smarthpone: aumentano del 144% gli accessi dei 45-54 enni, +130% per quelli degli over 55.

Facebook si conferma pertanto come canale social fortemente strategico e che andrebbe presidiato anche dai brand che hanno un target meno giovane.

Aldilà di Facebook, che spicca sempre grazie alla sua forte penetrazione, è in realtà Twitter a mostrare il potenziale maggiore, nell’ultimo anno il numero di visitatori unici al canale è infatti triplicato e un utente su 10 frequenta il canale.
E’ interessante notare inoltre che la visita media di un utente su Twitter dura circa 3 minuti e questo vale sia per gli utenti più giovani che per gli adulti.
Da questi dati si evince che Twitter è certamente diventato un canale sul quale i brand dovrebbero focalizzare la loro attenzione, ma per poterlo presidiare non basta che il brand “ci sia”, occorre invece che il brand sappia farsi sentire mediante un’attività costante e pianificata, in modo da riuscire a catturare l’attenzione degli utenti, anche nel nel breve periodo di tempo che viene dedicato alla consultazione del canale.

Un altro grande protagonista del mondo digitale è senza dubbio lo Smartphone, il quale ha ovviamente un forte impatto sulla frequenza e la modalità di fruizione dei canali social:

  • Circa il 50% degli italiani muniti di cellulare possiede uno Smartphone e il consumo di Mobile Media è cresciuto del 26% rispetto all’anno scorso
  • Facebook si riconferma il leader poichè è il social network al quale si accede di più mediante Smartphone (67%)
  • Altro dato interessante è il trend positivo mostrato dal target femminile (si registra +43% di donne che usano Smartphone)

Grazie agli Smartphone aumentano ulteriormente per i brand le possibilità di comunicare in modo diretto ed efficace col proprio target: più del 60% di coloro che accedono ai social network da Smartphone, leggono infatti i post dei brand e cliccano sui link che portano ai siti dei brand stessi (almeno una volta alla settimana). Si riconferma comunque cruciale il ruolo di amici e conoscenti nella diffusione delle informazioni: i post delle persone conosciute personalmente vengono infatti letti tutti i giorni dal 50% degli utilizzatori di Smartphone. Ogni azienda/brand dovrebbe quindi cercare di porsi sui social media come “essere umano”, sviluppando contatti personali con gli utenti, avvalendosi di attività di Research & Insight per individuare e coinvolgere le persone in target e in grado di incrementare il reach delle comunicazioni e delle attività proposte.

Ultimi, ma non meno importanti: anche i video online possono ormai essere definiti come dei veri e propri generatori di traffico “social”: 1 spettatore su 3 infatti commenta i video online, 1 su 2 è solito condividere video, mentre 2 utenti su 5 sono soliti caricare video sulla rete.

 

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Le marche su Pinterest

di Stefano Maggi in News

Le probabilità che abbiate sentito nominare Pinterest ultimamente sono piuttosto alte e ci sono buone possibilità che vi sia capitato più di una volta: è uno dei social network più discussi in questo momento. Ma di cosa si tratta realmente? Pinterest è un social network che permette di scoprire contenuto visivo rilevante, attraverso una dinamica di sharing e commento (il “Pin”): gli utenti individuano immagini o video interessanti e li segnalano attraverso un’azione semplice come attaccare un ritaglio a una bacheca.

Anche se non siete ancora iscritti, la probabilità che questo social network sia entrato “nei vostri radar” è molto alta: l’integrazione di Pinterest con Facebook è forte e le interazioni degli utenti vengono spesso riprese e pubblicate nelle timeline, grazie all’uso di Open Graph. Questo approccio focalizzato sull’estensione delle interazioni al di fuori del social network fa in modo che la community di utenti si estenda più facilmente.

Questi ingredienti hanno reso Pinterest uno dei social network con la crescita più interessante: si stimano più di 13 milioni di utenti e, soprattutto, sembra che le interazioni generate da questo social network siano perfette nello stimolare traffico verso altri website.

Diverse marche internazionali (tra cui Time Magazine, Gap, Unicef) hanno iniziato ad utilizzare questo canale e – da poco – anche Telecom Italia.

Ma perché le marche decidono di attivare una conversazione attraverso Pinterest, al di là dell’attenzione che questo canale sta attirando per la sua novità? Già oggi, dopo pochi mesi di vita di questo canale, si possono intuire alcune attività interessanti:

  • Costruzione di una leadership di pensiero attraverso la scelta e condivisione di contenuti visivi: il brand – con un’attività di “content curation” – scopre e segnala alla propria community le immagini e i video più in linea con i propri valori e progetti;
  • Showcase di prodotti: con una logica non aggressiva, ma integrata nella conversazione, le marche possono dare visibilità ai propri prodotti, lasciando poi che sia la community a diffondere i contenuti più rilevanti, attraverso la logica del “repin” (che permette di segnalare un contenuto ai propri follower: l’analogo del retweet);
  • Individuazione di trend: attraverso un’attività di ascolto su Pinterest è possibile scoprire trend visivi che possono essere utili alle marche sia da un punto di vista di comunicazione che di sviluppo del prodotto;
  • Interazione con la community: è possibile costruire modelli di contatto e dialogo ad hoc con la community. Threadless, in occasione di San Valentino, ha invitato la community a creare delle “Board” (gruppi di Pin) dedicate alla festa, che includessero dieci immagini, di cui almeno 5 prodotti del brand. Una giuria ha poi assegnato un premio alla board migliore;
  • Individuazione di persone e contenuti: attraverso un’attività di analisi della community e dei suoi contenuti, le marche possono scoprire le persone più rilevanti in termini di produzione e segnalazione contenuti, per poterle coinvolgere in interazioni dedicate;
Pinterest, insomma, è molto giovane ma mostra già delle potenzialità davvero interessanti per le marche. È per le marche monitorare il livello di utilizzo del canale da parte del proprio target per poter decidere correttamente, quando e come possa essere utile attivare una conversazione su questo social network.

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Più felici e più rilevanti: ecco come usiamo i social media oggi

di Stefano Maggi in News

Più post positivi, meno post neutri. Si può riassumere così uno dei risultati principali dello studio che Sysomos ha appena pubblicato, sui cambiamenti nell’utilizzo dei social media.

Analizzando milioni di blog, forum, aggregatori di news e tweets, l’azienda canadese ha scoperto che, in tutto il mondo, rispetto allo scorso biennio, si è verificato un incremento della percentuale di post con un “sentiment” positivo: conversazioni più felici dunque. Il dato più interessante, però, è la diminuzione dei post con “sentiment” neutro: quei contenuti, conversazioni, scambi che non sono caratterizzati da un’opinione.

Da questi dati si possono ricavare due ipotesi molto importanti:

  • Le persone stanno imparando a raffinare il proprio network partecipando a community con cui spesso hanno un’alta affinità;
  • L’aspetto “personale” e “umano” è sempre più una caratteristica cruciale del modo in cui utilizziamo i social media;
Queste riflessioni ci portano a una conclusione significativa: i social media sono oggi un elemento integrante del nostro modo di vivere e di comunicare, soprattutto perché riflettono il modo naturale in cui le persone si relazionano tra di loro.
Ecco perché, per tutte le marche che si vogliono relazionare con una community, diventa indispensabile studiare profondamente quali siano i gusti, le passioni, le abitudini, gli interessi e i bisogni delle persone. Questo tipo di analisi sarà sempre più facilitata dagli strumenti social, che diventano ogni giorno più rappresentativi e integrati nella vita delle persone.

I social media e l'analisi del target dal punto di vista sociografico

È cambiato anche il vostro modo di comunicare sui social media? Siete più personali, diretti e meno distaccati rispetto a due anni fa?
Se vi è piaciuto questo post, considerate la possibilità di iscrivervi al blog di We Are Social.

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Io ti vedo

di Stefano Maggi in News

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Sì, ti vedo.

Considerando il blog che stai leggendo in questo momento, la lingua in cui scrivo e le statistiche di questo sito posso dire “statisticamente” che c’è una buona possibilità che tu – oltre a un fruitore di contenuti “social” sia attivo sui social network, molto probabilmente Facebook è nella lista dei social network che utilizzi. C’è una possibilità che ti piaccia commentare contenuto creato da utenti come me, mentre sei leggermente più restio a creare contenuto da zero o a salvarlo in servizi di bookmarking. Con strumenti di media planning posso immaginare che la tua provenienza sia Google e che tu abbia visitato ultimamente LinkedIn, Facebook e un portale di news. Posso sbagliarmi anche su tutti questi punti, ma statisticamente, i dati che posso verificare confermano che il profilo di chi interagisce qui è questo. È possibile conoscere le persone a cui ci rivolgiamo a livello demografico e psicografico.

Ma “io ti vedo”, piuttosto, nel senso di “Sawu bona”. Sawu bona è un saluto Zulu che significa, appunto, “ti vedo“, “ti capisco“, cerco di afferrare quali siano le tue esigenze. Se non siete tra le otto persone che in Italia non hanno visto Avatar, sapete che anche il saluto dei Na’vi “io ti vedo” ha questo significato. È un segno di rispetto e di riconoscimento. Tornando al mondo digitale, è fantastico poter capire “chi c’è dall’altra parte”, studiarne le azioni a livello “sociografico” e non solo dal punto di vista “statistico”, demografico e psicografico. È così utile indagare quali sono i temi interessanti per chi interagisce e quali esigenze e passioni li caratterizzino. Si tratta di uno degli elementi principali che differenziano l’approccio di una conversation agency da chiunque si occupi di “media planning”.

Sociographics

E voi? Vi è già capitato di relazionarvi con delle marche che avrebbero potuto dirvi “Sawu bona” / Io ti vedo nel senso più alto e rispettoso del termine? O ne avete sentito parlare, magari anche all’estero? Marche che – semplicemente cogliendo i vostri segnali – hanno anticipato le vostre esigenze, che vi hanno aiutato a risolvere un problema o – semplicemente – che si sono ricordate di voi per offrirvi un’opportunità di conversazione personalizzata?

Sawu bona.

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