Here are all of the posts tagged ‘trend’.
Hello everybody!
Benvenuti nel nostro consueto appuntamento di metà settimana con le ultime news sul social web: parleremo di diversi argomenti con un unico denominatore comune, la conversazione. Mettetevi comodi, cominciamo con…
Social TV: “The new power of television”
Un’attenta analisi curata da Initiative a livello internazionale sulla Social TV ha evidenziato l’impatto estremamente positivo sugli ascolti televisivi della conversazione online, grazie a un nuovo gruppo di appassionati telespettatori che, commentando e condividendo la loro esperienza sul social web, influenza le scelte e le opinioni riguardo ai contenuti e, soprattutto, ai brand.
La fruizione televisiva combinata ai social media, secondo questa ricerca, ha contribuito a creare un gruppo molto influente di nuovi telespettatori, i “TV Talkers”. Questa nuova realtà è composta da utenti di età compresa tra i 16 e i 54 anni, e tende a condividere sui social network contenuti sui programmi e sui personaggi protagonisti dei TV Show, contribuendo in maniera determinante ad influenzare il sentiment della conversazione.
Come si muoveranno i broadcaster nel nuovo anno, per capitalizzare a proprio vantaggio questo trend ormai ampiamente consolidato nel 2012? La ricerca consiglia quattro step:
- Sostenere la conversazione non solo durante la trasmissione ma, in maniera strategica, anche prima e dopo
- Creare un’esperienza multischermo e multi contenuto che permetta agli utenti di condividere e approfondire la conoscenza del brand;
- Implementare strategie social per mantenere una relazione con i TV Talkers di rilievo;
- Investire in analisi volte a misurare il valore del TV Talking sulla brand equity;
- Muoversi in ottica “test & learn” all’interno nuove tecnologie per assicurare al brand il vantaggio del “first mover”.
Voi vi sentite parte dei Tv Talkers? Quale programma seguite e commentate attraverso i vostri profili social? Rispondete nei commenti.
Multi-taskers & Multi-screeners
Orami è consolidato: siamo utenti sempre più multi-tasker. Mentre state leggendo questo articolo, probabilmente state facendo anche altro o state intervallando la lettura con altre attività. Non solo, secondo l’ultima ricerca di Google “The New Multiscreen World” siamo sempre di più multi-screener, ovvero creiamo, condividiamo e consumiamo contenuti attraverso diversi device nello stesso momento.
Secondo BigG il 90% delle interazioni degli utenti sono “screen based“, sviluppate attraverso smartphone, tablet, laptop e TV ed in media ogni utente utilizza 3 differenti screen al giorno. Diverse attività su diversi screen, ma svolte in simultanea.
Quali sono le attività sviluppate contemporaneamente più gettonate dai multi-screener? Fare un check alla casella mail, visitare un website e utilizzare i social media sono le principali, ma è interessante il dato sul gaming (25%) che, anche a livello mobile, sta assumendo un’importanza sempre più rilevante.
Social Media 2012. un anno da record
L’anno che ci lasciamo spalle per il social web è stato un anno di grandi traguardi raggiunti e di nuovi record infranti, una serie impressionante di dati che Creotivo ha provato a riassumere in questa interessante infografica.
(per l’infografica completa, clicca qui)
100 mila tweet, 2 milioni di ricerche su Google, 3600 foto su instagram e 48 ore di video caricati su Youtube, 684.478 contenuti condivisi su Facebook: è quanto accade in un minuto sui social network. Secondo voi che cifre verranno raggiunte nel 2013? Dite la vostra nei commenti al post.
Waze, nuovi traguardi per nuovi obiettivi
Waze, la celebre piattaforma gratuita di navigazione stradale per dispositivi mobile aggiornata in tempo reale dalla community, ha annunciato di aver raggiunto la cifra record di 34 milioni di utenti attivi. Nell’infografica in seguito, la company israeliana ha voluto celebrare il traguardo identificando l’obiettivo per il 2013, ovvero il raddoppio della user base (70 milioni di utenti).
Voi utilizzate Waze? Secondo voi è un traguardo raggiungibile? Nei commenti potete partecipare alla conversazione.
Meno soli, grazie a Facebook
Chiudiamo con una notizia che non ci sorprenderà, ma che fa sorridere. L’Università di Berlino ha provato scientificamente, grazie ad uno studio su un campione di 100 studenti, che postare un update su Facebook migliora l’umore e fa sentire meno soli.
Gli studenti sono stati divisi in due gruppi e ad uno dei due è stato chiesto di incrementare in una settimana il numero di post pubblicato. Il gruppo più attivo su Facebook ha poi dichiarato di essere più sereno, più soddisfatto e più sicuro grazie alle interazioni ricevute dai propri amici e alla quantità di nuove connessioni ottenute. Tutto ciò ha avuto risvolti positivi, e provati, sulla loro vita sociale e sui risultati degli esami universitari.
Che dire, non ci resta che chiudere qua il nostro Mercoledì Social invitandovi a sentirvi tutti più felici, condividendo attraverso i vostri canali social questo post
Grazie a tutti!
Adesso abbiamo la prova: il 22 dicembre non si è fermato il mondo, nonostante le ipotesi catastrofiche di quelli che Gary Alexander definirebbe “apocaholic”. Niente catastrofi, nessuna invasione aliena, nessuna apocalisse.
Questo periodo, però, rimane un’ottima occasione per riflettere su ciò che è successo nel 2012 e per dedurre alcuni dei temi che potranno essere significativi nel 2013. Nell’ambito della conversazione e del marketing ne abbiamo individuati moltissimi: si tratta di temi in evoluzione rapidissima.
Tra questi abbiamo selezionato i sette che ci sembravano i più forti in questo momento specifico e con più potenzialità di svilupparsi nel breve termine.
Un buon punto di partenza è un breve aggiornamento sullo stato del social web, grazie all’ultimo aggiornamento dell’ormai famoso video di Erik Qualman
- Coinvolgimento: i social media sono canali sempre più caratterizzati da un alto livello di coinvolgimento. Lo ha dichiarato anche Facebook: ”Tutti i contenuti dovrebbero essere così coinvolgenti come i post della nostra famiglia e dei nostri amici”.
Nascono soluzioni creative che permettono di mantenere un livello di engagement molto alto grazie alla personalizzazione delle esperienze e alla crescita sempre più significativa di linguaggi paralleli a quello testuale all’interno delle esperienze social: le immagini e i video sono ormai all’ordine del giorno nella conversazione tra persone e i brand con engagement rate alti producono contenuti social creativi di altissimo livello.I contenuti sono pensati come “social object“: oggetti facili da scambiare e condividere: i brand che riescono a capitalizzarli al meglio sono quelli che generano più visibilità a parità di investimenti media.
La logica di interruzione dell’advertising è sempre meno efficace sui social media e – in generale – online. La conversazione tra marche e persone funziona solo quando aggiunge valore a un’esperienza e non la interrompe. L’evoluzione dei comportamenti social verso “dynamic aggregation” e “content curation” dimostra l’importanza del contesto;
- Social TV: nell’ottica di creare prodotti e servizi che integrino l’esperienza con la conversazione, il campo della televisione è tra quelli con più potenzialità. Attraverso la conversazione le persone possono partecipare, influenzare, migliorare lo spettacolo e costruire vere e proprie community di nicchia insieme ai brand e ai broadcaster.
Non sorprende che istituti come Nielsen stiano lavorando a stretto contatto con i social network per individuare metriche che unifichino conversazione e fruizione televisiva. Assistiamo ogni giorno all’evolversi della conversazione riguardo le produzioni che generano più coinvolgimento e attivano meglio le community; - Mobile: il declino della logica di advertising come interruzione si sposa perfettamente con la crescita della conversazione su mobile. Il concetto di “mobility” è ispirato ai principi di contestualizzazione, personalizzazione, integrazione con l’esperienza che una persona sta vivendo.
Pensate al mobile come “secondo schermo” in supporto alla fruizione televisiva, o come strumento per individuare informazioni e amici rilevanti rispetto a un luogo. I brand che capiscono meglio le esigenze delle persone attraverso un’attenta attività di ricerca e pianificazione riusciranno più facilmente a creare esperienze mobile rilevanti per gli utenti. La conversazione è tra gli strumenti più personali e legati profondamente al contesto che un brand ha a disposizione; - Network di nicchia: continueranno a crescere i network di nicchia. Non più necessariamente alternative ai social network più mainstream, ma anche al loro interno: community verticali in cui le persone si aggregano sulla base delle proprie passioni e interessi. Le marche avranno l’opportunità di stimolare la crescita di community, favorendo gli interessi più vicini al proprio DNA;
- Partecipazione: la conversazione diventerà sempre più strumento per “fare”, oltre che per “dire”. I progetti di crowdfunding sono oggi ancora in fase di sviluppo ma permettono già agli interessati di partecipare (fisicamente o economicamente) ai progetti preferiti.
Le marche nel 2013 avranno modo di stimolare la community nell’azione di “creare”, incoraggiando la partecipazione attiva delle persone per creare output concreti e di interesse per una community il più possibile ampia;
- Contenuto: il contenuto continuerà a essere un elemento importantissimo della conversazione, il carburante più efficace. Attraverso la collaborazione della community, il contenuto potrà essere sempre più condiviso e creativo e assisteremo a forme di storytelling collaborativo, in cui le persone, stimolate dai brand, prendono parte alla costruzione di una storia.
Non pensiamo più però solo ai modelli tradizionali di raccolta di contenuto dalla community, pensiamo piuttosto a processi di produzione di contenuto continuativi, in cui le marche sollecitano, raccolgono e guidano gli input da parte delle proprie community; - Marketing al di là del marketing: la conversazione è uno strumento unico per avvicinare persone e brand. Genera awareness, stimola la fiducia e il goodwill, comunica il posizionamento, stimola la partecipazione e l’advocacy. La conversazione è però anche parte del prodotto o del servizio scelto: sempre più persone durante l’acquisto prendono in considerazione la possibilità di connettersi con un brand sui social media. Una recente ricerca (“Social care – social media meets customer care, McKinsey Chief Marketing & Sales Officer Forum”) conferma l’importanza del “caring” sui canali social: quasi la metà di tutti gli utenti ha usato i social media per ricevere aiuto, 1 su 3 preferisce il “social caring” al “customer service”, chi ha un’esperienza positiva sui social media ha 3 volte più probabilità di raccomandare il brand ai propri amici.
Non solo customer care sui social media, quindi: ma la possibilità di aggiungere valore all’acquisto fatto tramite la conversazione stessa. Sempre più aziende si stanno muovendo per costruire servizi, contenuti e prodotti supportati dai social media.Anche in Italia assistiamo a importanti passi di avvicinamento tra conversazione e CRM: le marche immaginano servizi personalizzati in base alle esigenze espresse tramite la conversazione;
Ciao a tutti!
Come ogni sabato, eccoci tornati con il nostro appuntamento settimanale sulle novità social di questi giorni! Oggi vi parlerò del nuovo #Twitterbird, del primo newsfeed game di Kleenex ma soprattutto, in vista dell’estate, dei nuovi trends per organizzare una vacanza.
Taking flight: #Twitterbird
In questi giorni ci stiamo preparando per salutare l’uccellino blu con il ciuffo, il terzo in sei anni, ma questa volta sembra proprio che si tratti di una scelta strategica ben precisa, che mette regole ben precise da rispettare. Dietro tutto questo ci sono dei valori profondi che hanno portato Doug Bowman, responsabile creativo della società, a prendere questa decisione. Per saperne di più sul blog di Twitter troverete le ragioni e le regole per utilizzare il nuovo logo. Ecco un piccolo anticipo.
“un uccello in volo è la migliore rappresentazione di libertà, della speranza e delle possibilità senza limiti”
Appena la notizia si è diffusa, è successo di tutto: violatetwitterbrandguidelines.com è la sintesi migliore di “cosa non si deve fare”. La variante ideata da Josh Helffrich, ne siamo sicuri, diventerà un tormentone:
How mobile technology is changing world travel?
Dopo aver parlato di uccellini volanti, non ci resta che parlare di voli, voli nel vero senso della parola, infatti mi riferisco alle vacanze e complice di tutto questo è l’estate imminente. Cosa c’è di meglio se non una bella vacanza per riprendersi dalle fatiche lavorative e non? Per questo vi propongo un’infografica molto mobile, ecco come lo smartphone ha cambiato il modo di viaggiare e come lo sta ancora cambiando. Per visualizzarla cliccate qui!
“Hay fever hub” by Kleenex
Dopo aver parlato di vacanze ritorniamo a parlare di lavoro, lavoro che in questo caso ci rende fieri, infatti mi sto riferendo ai nostri colleghi inglesi che hanno sviluppato insieme a Kleenex un’applicazione/gioco molto divertente ed addictive, riuscite a battere il record di fazzoletti estratti nel minor tempo possibile? Tutto questo perché voglio sottolineare che ancora una volta la conversazione può nascere anche da un gioco così semplice. Allora cosa aspettate a provarlo? Non dimenticate di farci sapere qual è il vostro record.
All Inclusive Trends: ecco qualche consiglio per godervi al meglio le vacanze!
Come avrete capito, oggi è una giornata tutta wearesocial e vacanze, infatti il nostro appuntamento si conclude con un altro progetto che abbiamo realizzato con il nostro cliente Wind: All Inclusive Trends. Una webtv che analizza i socialtrend e li segnala a tutta la community. In questa puntata si parla, indovinate un po’? Di vacanze! Non perdetevi gli utilissimi consigli e curiosità che vi permetteranno di organizzare al meglio e alla grande le vostre vacanze, ovviamente totalmente social.
Dopo un sabato intenso e ricco di novità, vi saluto!
Buon weekend a tutti e buona estate!
Poche ore fa è nato Airtime: un video social network fondato da Sean Parker e Shawn Fanning. Il nuovo canale ha alcune caratteristiche interessanti: consente di attivare una chat video velocemente con persone del proprio network o sconosciute, grazie a un abbinamento basato sugli interessi. Le differenze sostanziali rispetto a Chatroulette sono i punti di forza di Airtime:
- L’abbinamento degli interlocutori sulla base degli interessi;
- La privacy garantita a chi non vuole condividere i propri dettagli;
- L’utilizzo delle proprie identità reali;
Contemporaneamente, Google ha investito molto negli Hangouts: la soluzione che consente a più utenti di interagire via video attraverso i canali social (in particolare Google+). Il lancio di “Hangouts On Air”, con la possibilità di estendere lo streaming e la conversazione live relativa a un evento a un pubblico allargato, ha preparato il terreno per la crescita di adozione di questo strumento.
Live + Micro interazioni
Facebook, oltre ad abilitare l’implementazione di servizi come Airtime, mette a disposizione strumenti dedicati per l’interazione spesso utilizzati in abbinamento a dirette video (come il widget “Comments“).
Per le marche è molto importante considerare il trend emergente dell’integrazione tra video, micro interazioni e live: scegliendo le piattaforme più utilizzate dal proprio target e individuando le forme di distribuzione del contenuto più rilevanti per le persone di riferimento. Soprattutto nei casi in cui la marca sviluppi eventi e esperienze concrete, questi strumenti, se scelti in modo coerente all’interno di una strategia, consentono di estendere nel tempo e nello spazio l’impatto delle proprie attività.
Qualche settimana l’acquisizione di Instagram da parte di Facebook è stato il tema più discusso tra chi si interessa di social media. La notizia è stata sorprendente per molti, soprattutto alla luce della cifra investita, ma in realtà rappresenta solo uno degli ultimi sviluppi in ambito “visivo” del social web.
Instagram è tra i principali social network “mobile” per la condivisione di immagini e i numeri (sintetizzati in questo interessante infographic) lo confermano.
Ma l’evoluzione “visiva” dei social media e della conversazione non è solo nella diffusione di Instagram: ci sono tre tendenze molto importanti da considerare per le marche.
- I canali social si stanno evolvendo dando più peso alle immagini:
- Facebook ha lanciato il formato “Timeline” sostituendo le vecchie immagini profilo e la visualizzazione delle Facebook Page analoga, con un nuovo modello di interazione che mette in primo piano l’aspetto visivo della conversazione. In particolare le immagini legate agli amici e ai propri gruppi di conoscenze e amicizie più strette stimolano maggiormente l’attenzione di chi partecipa alla conversazione sulle Facebook Page, come è possibile vedere da un esperimento di “Eye Tracking” condotto Mashable. Una gran parte dei cambiamenti (anche contenuti, ma continui) di Facebook è legato all’impatto visivo;
- Twitter ha introdotto da qualche mese un nuovo design che incorpora direttamente nei tweet i video e le immagini, privilegiando la condivisione degli elementi visivi
- Gli utenti ricercano in modo sempre più consistente forme di interazione basate su immagini: sono sempre più rilevanti i canali social che consentono la condivisione di immagini (non solo la creazione), tra cui Pinterest (molto rilevante, anche dopo la fase di boost iniziale, in cui si è verificata una crescita molto più forte). L’importanza delle immagini è uno degli ingredienti alla base del recente consolidamento del successo di Tumblr;
- I brand stanno integrando nella conversazione elementi di interazione visiva. Nuovi esperimenti, come quello recente di Rovio, che permette di giocare a Angry Birds direttamente nella Timeline dimostrano le enormi possibilità in fase di sviluppo. Numerose marche (alcune insieme a noi) stanno sviluppando modalità di interazione con le persone basate su immagini e video. I brand che hanno più successo in questo senso sono quelli che integrano l’aspetto visivo in una conversazione, in uno scambio, anziché limitarlo a un’interazione fine a sé stessa;
Una nuova forma di commercio dove le persone, stimolate da tecnologie e comportamenti social, superano i canali tradizionali e si scambiano direttamente più informazioni, beni e servizi.
La definizione di social business data da Augie Ray (Executive Director of Community & Collaboration at USAA) è molto interessante, soprattutto per due motivi: si focalizza sull’aspetto “umano” (interazione tra persone) del social business e considera la tecnologia uno stimolo per abilitare uno scambio, non un punto di arrivo.
In altre parole, attivare un canale di e-commerce e includere funzioni di “Like” e condivisione rappresenta solo un passo (non sempre così rilevante) verso il social commerce, ma non l’ingresso in un nuovo approccio di scambio tra persone, favorito dalle marche. Ci sono quattro punti fondamentali da tenere in considerazione per chi desidera attivare un programma di social business con un forte orientamento al “social commerce”:
- Abilitare una relazione tra persone: sui canali social siamo abituati a interagire con persone come noi, ad avere un approccio diretto e “umano”. L’approccio automatizzato funziona solo quando l’interazione non si ferma alla tecnologia, ma consente un dialogo tra persone o tra marca e persone;
- Capitalizzare le informazioni che le persone mettono a disposizione: le marche più di successo in questo ambito saranno quelle che sapranno utilizzare le informazioni che le persone volontariamente (in una logica di “permission marketing”) condividono una selezione delle proprie informazioni per poter facilitare i loro scambi e le loro relazioni;
- Attivare un’esperienza accessibile: uno degli ingredienti principali del successo di Amazon è la facilità con cui è possibile scegliere e comprare il proprio prodotto, con il percorso di acquisto più breve possibile e con un’esperienza integrata con la situazione di chi compra, da Web, da App, da browser mobile. È importante che qualsiasi esperimento di social commerce sia il più possibile integrato con i luoghi dove si trovano le persone. Si tratta sempre più di una relazione in cui le marche facilitano uno scambio, meno di un “negozio” verso cui si dirigono i clienti;
- Facilitare la condivisione: l’esperienza di acquisto è – per sua natura – sociale e orientata alla condivisione. È utile che le marche tengano in considerazione questo aspetto e integrino nelle esperienze di social commerce una serie di soluzioni per condividere la propria esperienza che non si limitino a uno “share” finale, ma che siano parte integrante dell’esperienza stessa;
È molto interessante vedere come alcuni esperimenti di “social commerce” stiano nascendo in modo più efficace dal marketing, piuttosto che dal mondo dell’e-commerce. Sono sempre più rilevanti le azioni di brand che forniscono alcuni degli elementi più significativi del social commerce all’interno di un’attività di marketing che ha dei confini stabiliti, ma che domani potrebbero diventare le basi per un rapporto continuativo di social commerce in cui la marca è un abilitatore fondamentale.
Negli ultimi giorni abbiamo visto alcuni movimenti interessanti in questa direzioni, probabilmente perché queste soluzioni – visto l’approccio di condivisione molto forte – funzionano bene applicate al concetto di “regalo” e non esiste un periodo migliore di quello pre-natalizio per sperimentarle. Ecco due esempi, che alcuni hanno considerato al limite dello “scherzo”, ma che in realtà contengono elementi molto interessanti (la percezione leggera è dovuta alla logica di “gaming” attivata in queste esperienze).
La prima è Walmart Shopycat: un’applicazione (per ora attiva su Facebook) che, analizzando le informazioni condivise dai vostri amici, vi suggerisce i regali ideali per loro. È interessante come la funzione di “e-commerce” sia totalmente integrata nell’esperienza, che l’applicazione si trovi inun luogo totalmente integrato con le abitudini degli utenti (Facebook) e che la condivisione sia un elemento fondamentale in ogni fase dell’interazione. Walmart in questo caso “abilita” uno scambio. Ecco un video che racconta Shopycat.
La seconda è Heineken BeerFriender, che individua gli amici con gli stessi gusti in termini di birra e consente di accordarsi per scambiarsi lo stesso regalo, in modo da trasformare un acquisto egoistico in un gesto di condivisione. L’approccio è leggero e scherzoso, ma si tratta di un’altra applicazione del concetto, in cui la marca abilita uno scambio. In questo video, Heineken spiega il funzionamento di BeerFriender.
Ci sono altri esempi interessanti secondo questo approccio? Raccontateceli nei commenti. Se vi è piaciuto questo post, non dimenticatevi di iscrivervi al nostro blog, per rimanere sempre aggiornati.
C’era una volta la “tradigital era”. Sono passati pochi anni dai momenti d’oro di quel periodo, ma il modo in cui usiamo i canali digitali oggi è talmente diverso che quel periodo sembra lontano come una favola. C’era una volta un modo di comunicare attraverso i canali digitali ereditato dall’advertising tradizionale. Le marche acquistavano spazi pubblicitari (spesso banner) o inviavano messaggi email interrompendo l’esperienza che le persone vivevano altrove, per segnalare il proprio prodotto sul proprio website, o la propria attività tattica sul proprio minisito in flash.
I risultati attesi si esaurivano in fretta: click e visite erano i parametri più considerati.
Poi sono arrivati i social media. Le persone hanno imparato a comunicare tra loro e ad apprezzare lo scambio a pari livello con le marche.
Nella connected era, la strategia che funziona meglio è ascoltare, comprendere e partecipare alla conversazione delle persone. Interromperle con un messaggio non sollecitato, non atteso e non rilevante per portarle verso i propri canali funziona sempre meno. Le marche ora partecipano sempre più alla conversazione e sono attive nei canali dove si trovano le persone. I “minisiti” hanno sempre meno senso, soprattutto ragionando in logica di lungo termine, mentre i website hanno una componente social e sono una parte importante di un vero e proprio ecosistema di marca: un’architettura di tutti i canali del brand (come il website) o partecipati dalla marca (come le Facebook Page, i canali YouTube o i profili Twitter). A livelli diversi, i brand caratterizzano il proprio ecosistema, composto anche da piattaforme di ecommerce con implicazioni social.
I risultati attesi sono rivoluzionari: costruzione di fiducia, creazione di una community (non one-shot, ma pensata per il lungo termine) di persone con interessi affini, acquisto (come estensione di una relazione forte) e soprattutto advocacy.
Il passaggio dalla “tradigital” alla “connected” era non è automatico né netto: è un percorso graduale. Alcune marche si stanno rendendo conto ora dell’opportunità, altre hanno già abbracciato il nuovo modo di pensare, orientato alla conversazione.
Quanto vedete della connected era nella vostra vita di tutti i giorni? Vi imbattete ancora in strutture “tradigital”? I commenti sono a vostra disposizione per raccontarcelo. Se vi è piaciuto questo post, considerate la possibilità di iscrivervi al nostro blog, per rimanere sempre aggiornati su come le persone comunicano e come le marche partecipano alla conversazione.
Sapevate che Facebook è il sito più visitato al mondo (più di Google)? O che esistono più utenti Facebook che automobili? O sapevate che su Twitter, ogni secondo, sono pubblicati quasi 2000 tweet e che, nello stesso tempo, si iscrivono a LinkedIn due nuovi utenti?
Questi sono solo alcuni dei dati impressionanti raccontati da questo videoinfographic di VideoInfographs.com. Nel tempo in cui guarderete il video, su YouTube verranno caricate più di 96 ore di video.
La prossima sfida dei social media? Aiutare le persone a individuare messaggi rilevanti, filtrando il rumore. Ecco perché le marche dovranno portare avanti solo conversazioni rilevanti, personali, attese e interessanti.
Se volete sapere tutto sull’evoluzione dei social media continuate a seguirci, magari iscrivendovi al nostro blog.




















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