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TV + Twitter: dallo spot a una storia condivisa

di Stefano Maggi in News

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Lo spot è stato un ottimo strumento per i brand che volevano costruire awareness, coinvolgimento e rafforzare il proprio posizionamento. Come fa notare Twitter, però, finito lo spot, finiva anche la storia.

Grazie ai social media, lo spot è diventato una parte di qualcosa di più ampio: è un elemento di una conversazione condivisa, tra brand e persone. E se Twitter fosse lo strumento ideale per proseguire le storie, estendendole oltre lo spot?

Il social network basato su microinterazioni si è posto davvero questa domanda e la risposta è stato il nuovo targeting televisivo proposto da Twitter.

Questo nuovo strumento analizza i programmi televisivi e le conversazioni, individua i tweet legati agli show e, di conseguenza, deduce quali spot le persone hanno visto. I brand che vogliono continuare la storia raccontata attraverso uno spot ora possono raggiungere le persone che sono venute a contatto con il loro contenuto televisivo e coinvolgerle tramite Twitter: in una conversazione o – addirittura – in un’azione.

Secondo Twitter, grazie a questa soluzione, le storie raccontate in uno spot non dovranno più terminare in televisione, ma potranno vivere, in una conversazione.

La soluzione è ancora sperimentale ma ha tutte le carte in regola per essere un passo importantissimo di avvicinamento ulteriore tra la fruizione televisiva e la conversazione sui social media. Per le marche è fondamentale considerare gli spot televisivi come parte di un “ecosistema” di canali, in cui possono diffondersi, declinarsi, contaminarsi e diventare parte di una conversazione.

 

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Il futuro social della TV: Twitter e gli eventi

di Stefano Maggi in News

Pochi giorni fa abbiamo assistito all’evento televisivo “più social” della storia. Con più di 30 milioni di commenti, il SuperBowl ha battuto la notte delle elezioni americane (28 millioni) e dei grammy awards (13 milioni).

Il record è dovuto, in parte, all’importanza dell’evento, ma anche al ruolo sempre più importante che hanno i social media durante gli eventi televisivi. Twitter, in particolare, è uno dei canali di riferimento per le conversazioni su uno spettacolo in onda:

  • La forma breve che lo caratterizza si presta a una fruizione da “secondo schermo” e non interrompe troppo a lungo l’esperienza televisiva;
  • La dinamica degli hashtag permette di sapere in diretta quale sia il polso della conversazione e di partecipare attivamente;
  • La conversazione su Twitter è prevalentemente pubblica: è più immediata la connessione con persone attraverso temi rilevanti;
Il fenomeno è forte anche in Italia: lo dimostrano casi come quello di Masterchef o X-Factor, progetti su cui abbiamo il piacere di lavorare con il nostro cliente Sky, che hanno battuto diversi record di interazione attraverso i canali social.
Non si tratta solo di Twitter: è importante definire una strategia di canale che abbia un impatto sulle piattaforme dove interagiscono le persone a cui  rivolgersi. Capita spesso di attivare conversazioni tra Facebook e Twitter, con il supporto di applicazioni dedicate: desktop e mobile. Le dinamiche variano caso per caso e devono essere “tailor-made” in base tipo di evento e soprattutto in base al tipo di community.
La forza del fenomeno “social TV” è dimostrata anche dal tasso di utilizzo di “second screen” durante la fruizione televisiva, anche nel nostro paese, come si può vedere da questo infographic
Twitter è molto interessato a diventare un supporto di riferimento per la conversazione legata a grandi eventi. Lo dimostra la recente acquisizione di Bluefin Labs, un’azienda specializzata sulla raccolta di dati social legati a Social TV. Lo conferma anche la partnership che Twitter ha attivato con Nielsen, per individuare metriche social sincronizzate con la misurazione televisiva.
Ali Rowghani, COO di Twitter, ha dichiarato
Twitter is an amazing complement to live television viewing. We look forward to working with Bluefin and our partners in the television industry to make the experience of Twitter and television even better.
Questo approccio ha un impatto anche sull’advertising tradizionale. In questa analisi di Altimeter Group sul SuperBowl è evidente quanto stia diventando importante per i brand includere una call to action alla conversazione negli spot, spesso tramite hashtag.

Majority of 2013 Superbowl Ads Integrated URLs, Hashtags –Few use Facebook

I presupposti sono molto interessanti per le persone, per le marche e le community a cui partecipano. Attraverso i canali social è possibile partecipare alla conversazione riguardo gli eventi che hanno un impatto su chi è legato al brand e aggiungere valore all’esperienza di fruizione.
È importante definire una strategia in linea con le esigenze del target per capire al meglio quali tattiche attivare, in base agli obiettivi che ha il brand. Il futuro della social TV, come succede spesso, si basa sull’ascolto e sulla comprensione delle persone che partecipano alla conversazione e si realizza attraverso interazioni che sono sempre più umane, rilevanti e creative.

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Mercoledì Social #124

di Marco Cassanmagnago in News

Le vacanze sono ormai un dolce ricordo? Dovete ancora partire per godervi il meritato riposo? In ogni caso non perdetevi il mercoledì social per conoscere tutte le novità provenienti dal social web!

 

Social media e recruitment 

Che impatto stanno avendo i social media sulla ricerca di candidati per le offerte di lavoro? Questo articolo pubblicato da The Drum lascia spazio a diverse considerazioni.
LinkedIn prende, con pieno diritto, il titolo di sovrano in questo ambito e, se da un lato può eliminare dei passaggi nell’ambito del recruitment per la gioia delle aziende (meno per gli intermediari), dall’altro può essere una grande risorsa utile agli HR specialist per individuare profili assolutamente coerenti con quanto ricercato.
Non solo LinkedIn, ma anche Facebook, Twitter, Pinterest, YouTube, Google Plus e blog, aiutano i selezionatori a costruire immagini dei candidati sempre più tridimensionali, individuando così sfaccettature utili per stilare shortlist quanto più possibile vicine all’obiettivo. Tra l’altro, è anche molto più facile pubblicizzare le offerte e attrarre candidati.

 

Novità per gli utenti di iOS

Tutti gli utenti di dispositivi mobili Apple saranno contenti di sapere che (finalmente!) è possibile condividere foto tramite l’app di Skype. Non meno importante, sembrano essere risolti i problemi relativi al consumo della batteria, un grave deterrente all’uso dell’app. Finora almeno.

Novità anche per gli automobilisti: utilizzando l’app di Tom Tom, ora, sarà possibile navigare verso gli indirizzi trovati online (tramite browser o app) semplicemente copiandoli e incollandoli nell’app. Comodo!
Inoltre, collegando Foursquare al navigatore, sarà semplicissimo impostare la destinazione del Tom Tom direttamente dal social network. Come sostiene Corinne Vigreux, Managing Director Consumer presso Tom Tom (The Next Web) “Drivers now have new ways to find places with their Tom Tom app. They can find great place to visit and get there fast with Foursquare or a quick copy-paste”. Un utilizzo dei device mobili sempre più rapido e intuitivo!

 

“Metti giù il telefono, comincia il film!” -  “Appunto!”

Continuiamo a parlare di device mobili: circa il 24% delle persone (su 2.000 intervistati, dati pubblicati da Econsultancy) usa qualche dispositivo connesso in rete mentre guarda la tv, per discutere di ciò che stanno osservando.

Da un certo punto di vista, non è una grossa novità. In fondo, è sempre stato normale parlare con qualcuno durante o nelle pause di un film/programma/reality o quant’altro. Adesso però quel qualcuno non è esattamente in quella stanza. Conversazioni sempre più grandi, nelle quali gli interlocutori interagiscono spontaneamente sulla base di un tema condiviso. Siano le #Olimpiadi, sia #Sanremo, sia #TronoDiSpade.
Differenti programmi, inoltre, veicolano la conversazioni su argomenti diversi, mostrando diversi tipi di comportamento online. Dai dati risalta come i programmi TV in diretta, quali Reality Show o incontri sportivi, si prestino maggiormente a stimolare dibattiti strettamente legati all’evento (non-commerce related activities). Vogliamo dire la nostra!
All’opposto, sono i programmi in differita, i film e le serie TV a stimolare maggiormente a far registrare incrementi nelle attività commerciali online (commerce related activities).

 

 

Loccit

Quanti post avete pubblicato su Facebook? Quante foto su Instagram? Difficile ricordarli tutti… Dei tweet non parliamone. Sarebbe bello poterli riunire tutti!
Bene, Loccit è nata (ieri) proprio per rispondere a questo scopo. Raccoglie all’interno di una scatola quanto abbiamo condiviso tramite i social, da Facebook a Flickr, da LinkedIn a Foursquare, passando per Twitter e Instagram, ricostruendo una storia. E non finisce qui, perché questa storia potrà essere stampata su diari, calendari, tazze… Vi piace l’idea?

 

Who’s that girl

Siamo giunti al termine di questo appuntamento ma, prima dei saluti, gustiamoci questa bella infografica riguardo al comportamento tenuto sui social dalle girls. Lontani i tempi delle telefonate notturne di nascosto e dei bigliettini scritti a mano…

Ancora un buon rientro a chi è già rientrato e buone vacanze a chi ancora non è partito!

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Thank God We Are Social #53

di Letizia Rosini in News

Ciao a tutti!

Come ogni sabato, eccoci tornati con il nostro appuntamento settimanale sulle novità social di questi giorni! Oggi vi parlerò del nuovo #Twitterbird, del primo newsfeed game di Kleenex ma soprattutto, in vista dell’estate, dei nuovi trends per organizzare una vacanza.

Taking flight: #Twitterbird

In questi giorni ci stiamo preparando per salutare l’uccellino blu con il ciuffo, il terzo in sei anni, ma questa volta sembra proprio che si tratti di una scelta strategica ben precisa, che mette regole ben precise da rispettare. Dietro tutto questo ci sono dei valori profondi che hanno portato Doug Bowman, responsabile creativo della società, a prendere questa decisione. Per saperne di più sul blog di Twitter troverete le ragioni e le regole per utilizzare il nuovo logo. Ecco un piccolo anticipo.

“un uccello in volo è la migliore rappresentazione di libertà, della speranza e delle possibilità senza limiti”

Appena la notizia si è diffusa, è successo di tutto: violatetwitterbrandguidelines.com è la sintesi migliore di “cosa non si deve fare”. La variante ideata da Josh Helffrich, ne siamo sicuri, diventerà un tormentone:

How mobile technology  is changing world travel?

Dopo aver parlato di uccellini volanti, non ci resta che parlare di voli, voli nel vero senso della parola, infatti mi riferisco alle vacanze e complice di tutto questo è l’estate imminente. Cosa c’è di meglio se non una bella vacanza per riprendersi dalle fatiche lavorative e non? Per questo vi propongo un’infografica molto mobile, ecco come lo smartphone ha cambiato il modo di viaggiare e come lo sta ancora cambiando. Per visualizzarla cliccate qui!

“Hay fever hub” by Kleenex

Dopo aver parlato di vacanze ritorniamo a parlare di lavoro, lavoro che in questo caso ci rende fieri, infatti mi sto riferendo ai nostri colleghi inglesi che hanno sviluppato insieme a Kleenex un’applicazione/gioco molto divertente ed addictive, riuscite a battere il record di fazzoletti estratti nel minor tempo possibile? Tutto questo perché voglio sottolineare che ancora una volta la conversazione può nascere anche da un gioco così semplice. Allora cosa aspettate a provarlo? Non dimenticate di farci sapere qual è il vostro record.

All Inclusive Trends: ecco qualche consiglio per godervi al meglio le vacanze! 

Come avrete capito, oggi è una giornata tutta wearesocial e vacanze, infatti il nostro appuntamento si conclude con un altro progetto che abbiamo realizzato con il nostro cliente Wind: All Inclusive Trends. Una webtv che analizza i socialtrend e li segnala a tutta la community. In questa puntata si parla, indovinate un po’? Di vacanze! Non perdetevi gli utilissimi consigli e curiosità che  vi permetteranno di organizzare al meglio e alla grande le vostre vacanze, ovviamente totalmente social.

Dopo un sabato intenso e ricco di novità, vi saluto!

Buon weekend a tutti e buona estate!

 

 

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Mercoledì Social #93

di Silvia Raimondi in News

Siamo ormai entrati a pieno regime nel 2012: benvenuti all’appuntamento con il mercoledì social, anzi, con il mio primo mercoledì social! :)

Oggi ci occuperemo non solo di social in senso stretto, ma anche di argomenti un po’ collaterali, che però potrebbero assumere un’importanza strategica nell’immediato futuro dell’universo dei social media.

The post social media era
Cominciamo con un titolo lievemente allarmante: stiamo già superando l’epoca dei social? Considerando che il mondo business sta cominciando solo ora a riconoscere in modo unanime l’importanza del canale social, mentre moltissime piccole imprese ancora non sono entrate in quest’ottica, la notizia può suonare giustamente poco rassicurante. Eppure c’è chi, come Nick Decrock, già sta codificando nuovi modi in cui i brand interagiranno con i social media.

La presentazione che vi voglio presentare è stata esposta lunedì al Click Asia Summit, un evento di grande importanza nel panorama del digital in Asia che si è svolto proprio in questi giorni a Mumbai con il contributo di moltissimi esperti.
Nel suo studio, Decrock ci propone una visione aggiornata del rapporto che i brand creano con i propri consumatori-utenti: non più semplicemente basato sulle logiche del web 2.0, ma consapevole che il mondo social sta cambiando anche le aspettative nei confronti delle marche. Cinque sono i punti strategici:

  1. Contestualità: è essenziale creare collegamenti di valore tra i contenuti della marca e i contenuti di interesse per l’utente, così come unire la socialità virtuale alle esperienze della vita reale.
  2. Everything is for free: come i servizi di maggiore successo e utilità sono gratuiti (vedi Google), a maggior ragione i contenuti delle marche devono essere messi a disposizione dei propri clienti.
  3. Il controllo agli users: i consumatori vogliono essere non solo attivi e partecipativi, ma avere potere sul mondo della marca, costruirlo ed influenzarlo.
  4. Il brand è dei consumatori: se si vuole farli sentire davvero protagonisti è essenziale coinvolgerli nei processi di co-creation, dando loro strumenti e credito.
  5. Sharevertising: il social si basa sulla condivisione. Ma bisogna che gli utenti abbiano qualcosa da condividere e vogliano farlo di loro spontanea volontà. Un’esperienza positiva del prodotto è la chiave irrinunciabile per stimolarli.

Novità da Open Graph
Sono attese proprio per oggi alcune importanti novità per gli sviluppatori che si occupano di applicazioni per Facebook: in un evento a San Francisco, sarà presentato il passaggio dalle applicazioni che siamo abituati ad utilizzare a quelle che si basano sulla piattaforma di sviluppo Open Graph.

L’adozione del nuovo protocollo è avvenuta in concomitanza con la release di Timeline, ma ora sarà alla base anche di nuove importanti features. A quanto pare, infatti, gli utenti Facebook richiederebbero metodi di condivisione diversi dal famoso Like Button. Il Mi Piace è spesso ritenuto un’azione con cui ci si espone, che dà un giudizio o esprime un’opinione forte rispetto alla semplice condivisione, che invece può essere utilizzata anche per segnalare un contenuto che non ci trova concordi.

Ecco allora nascere le Gestures. Insieme al Like saranno possibili altre azioni, come Read o Watch, con meno implicazioni di giudizio, ma che dovrebbero alimentare la linfa vitale del social network: la condivisione.

Le gestures vivranno nella piattaforma Open Graph e, non appena Timeline sarà adottata da tutti gli utenti, gli sviluppatori potranno creare molte altre azioni per gli utenti.

Lo sviluppo di applicazioni sarà però soggetto a nuove regole e restrizioni per l’approvazione: niente di sconvolgente, ma il management di Facebook ha ritenuto fondamentale regolamentare le applicazioni, soprattutto in seguito a casi in cui vengono eseguite azioni non specificamente autorizzate dall’utente o che lo ingannano con informazioni carenti.

Per le ultime news sulla piattaforma Open Graph, stay tuned @FBOpenGraph!

Nasce Ubuntu TV
La seconda notizia che questa settimana ci ha colpiti arriva dal mondo open source: la grande famiglia Linux è pronta per mostrarci l’ultima nata, la Ubuntu TV. Per il momento le informazioni ufficiali sono poche e si limitano alla parte software, mentre per l’hardware ci toccherà attendere altre comunicazioni. Quello che per il momento ci è dato sapere è che l’interfaccia del mediacenter open source sarà semplice ed elegante, ci darà la possibilità di “consumare” format televisivi dei canali gratuiti e a pagamento, la visione di film che possiamo acquistare online e una libreria personalizzata. Tutto questo con un unico device dal controllo intuitivo e rapido. L’integrazione con altri sistemi sembra essere il punto focale del nuovo prodotto: Android, iOS e il mondo Windows saranno perfettamente compatibili, sia da mobile che dalle versioni desktop. Promesse, ma non ancora specificate, sono le integrazioni con Youtube e gli altri servizi di sharing musicale e video online.

Godiamoci il video di presentazione.

Stop Online Piracy Act
Chiudiamo infine con un aggiornamento sui famigerati SOPA e PIPA, che in questi giorni infiammano il dibattito politico statunitense. Mentre Wikipedia, Google, Yahoo! e altri “big” dell’online si sono accordati per sospendere i propri servizi in segno di protesta (proprio nella giornata di oggi), il grande pubblico rischia di perdere i dettagli più controversi della proposta di legge. Possiamo leggere su Wikipedia una descrizione formale dei contenuti, mentre vale la pena di soffermarsi sulla sintesi, opinabile ma ragionata, che ci offre Il Post.

Il punto focale delle proposte di legge, attualmente al vaglio del parlamento che ha presentato parecchi emendamenti, è la possibilità di bloccare i siti web che mettono a disposizione degli utenti materiale soggetto a copyright e diritto d’autore. L’oscuramento dei siti web potrebbe avvenire anche prima dell’effettivo accertamento della violazione, mentre i gestori degli spazi rischiano condanne pesanti, fino a cinque anni di carcere.

Le implicazioni non si fermerebbero qui: anche i siti che non ospitano direttamente i contenuti incriminati, ma che ne consentono la sola condivisione (leggi i social media per loro natura), sarebbero soggetti a sanzioni e dovrebbero quindi esercitare un controllo preventivo sui contenuti che gli utenti vogliono condividere. Anche se il PIPA è stato depotenziato, togliendo dalla proposta di legge il sistema di filtro dei DNS, con il quale si sarebbero potute praticare opere di azione diretta sui siti colti in violazione, è chiaro che colossi come Youtube e Twitter vedrebbero minate le fondamenta della propria leadership nel campo delle comunicazioni e sono quindi intenzionati a dare battaglia contro i difensori dei diritti di case cinematografiche e produttori di software.

Per un aggiornamento sugli ultimi sviluppi e le opinioni della rete vi rimando all’hashtag su Twitter #SOPA e #PIPA o all’articolo dell’Huffington Post.

Ed eccoci giunti alla fine del nostro post di aggiornamento settimanale: vi ha un po’ risollevati dopo il Blue Monday o ha accresciuto le vostre preoccupazioni? Fateci sapere se il vostro sentiment è positivo o negativo nei commenti!

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La TV diventa conversazione

di Stefano Maggi in News

Settembre è – nel mondo occidentale – il momento della nuova stagione televisiva, del lancio di nuove serie e delle nuove edizioni che riprendono, magari concludendo il cliffhanger che ha tenuto il pubblico in sospeso per mesi. In questo momento di forte attenzione verso i contenuti televisivi, è interessante capire come si sta evolvendo il rapporto delle persone con la TV.

La fruizione si sta evolvendo sempre di più in una conversazione, in una relazione, come dimostrano le analisi degli ultimi mesi.  Il cambiamento, come per tutti i mutamenti sociali, è graduale. Possiamo però individuare delle fasi, a cui i brand possono partecipare insieme alle persone, aggiungendo valore.

  • Ascoltare la conversazione spontanea: le persone parlano degli show durante la messa in onda, con il proprio network di conoscenze (ad esempio su Facebook) o con un approccio tematico (ad esempio usando gli hashtag Twitter). Per le marche esiste un’enorme opportunità nell’ascolto di queste conversazioni e nell’aggregazione e highlight delle più rilevanti;

  • Stimolare la partecipazione: i brand hanno la possibilità di partecipare attivamente alla conversazione, aggiungendo valore, mettendo in contatto le persone e il mondo del contenuto legato alle serie TV, amplificando l’effetto delle sponsorizzazioni. Pensate all’impatto dei brand che possono fornire un accesso privilegiato ad alcuni contenuti, personaggi e situazioni;
  • Facilitare l’engagement: fornire la possibilità di esprimersi in relazione a un contenuto è un’altra strategia sempre più diffusa, che permette alle persone di esprimere la propria appartenenza e il proprio coinvolgimento rispetto a una “tribù”, a una community di persone coinvolte rispetto a un contenuto. Ci sono numerosi casi in cui la marca può diventare “enabler” di una relazione, ad esempio fornendo gli strumenti per condividere la propria passione. Un esempio tra molti in questa direzione è l’iniziativa “Mad Men Yourself”;

  • Coinvolgere gli influencer: un’altra dimensione molto importante del coinvolgimento è quella che passa dall’attivazione degli influencer, delle persone più rilevanti per la community legata a un contenuto o a una serie, in modo da fornire loro la possibilità di condividere la propria passione e le proprie esperienze con un gruppo di persone più ampio e interessato;

  • Influenzare la narrazione con la conversazione: nascono i primi esperimenti di narrazione che comprende elementi di scambio continuo con il pubblico. Da un lato, esistono già situazioni in cui la trama si evolve sulla base dei risultati dell’interazione con il pubblico, come avviene per la produzione Covert Affairs o TV Lab: nel primo caso i fan influenzano la trama partecipando alla conversazione, nel secondo, la trama è condivisa con la community per raccogliere suggerimenti e reazioni. Un altro punto di vista è lo svolgimento della trama sui social network. Avviene ad esempio per lo show Haven di SyFy, in cui i personaggi interagiscono anche sui social media, conversando e interagendo tra loro;

Cosa pensate dell’evoluzione social della televisione e del contenuto? In che fase si trovano gli show che vi piacciono di più? Come vorreste interagire con la vostra serie preferita? Reccontatecelo nei commenti.

Ecco come la conversazione e la televisione si stanno avvicinando sempre di più.

Social Television: roads converge

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La social TV che vorremmo [Ricerca]

di Stefano Maggi in News

La televisione ha un ruolo importantissimo in Italia: abbiamo assistito alla crescita esponenziale dell’utilizzo di internet negli ultimi anni, ma la TV è rimasta uno dei canali di comunicazione preferiti nel nostro paese.
Un’altra caratteristica descrive bene l’approccio ai media dell’Italia: l’approccio “social”. Non a caso siamo il primo paese al mondo per tempo di utilizzo mensile dei social network.

Ecco perché è molto importante capire – per un paese come il nostro – quale sia il modo più efficace e utile di unire social media e tv: si parla di Social TV, di modelli di fruizione e di soluzioni tecnologiche.

Una recente ricerca di Miso ha evidenziato quali siano le esigenze più importanti rispetto a chi guarda la televisione e interagisce con un device connesso al social web, con dei risultati interessanti anche per le marche. Vi consigliamo di scaricare l’intero report per capire le modalità dell’esperimento alla base della ricerca.

Cosa è emerso:

  • Lo spettatore televisivo cerca un’esperienza attiva sul “secondo schermo” che ha a portata di mano (cellulare, tablet), contestualizzata con il contenuto che sta vedendo. L’opportunità, per le marche, è quella di uscire dalla classica logica dell’advertising “per interruzione”: vedi uno spettacolo che ti piace, lo interrompo con il contenuto pubblicitario. I brand possono fornire invece contenuti complementari e interazioni che consentono agli utenti di informarsi e interagire tra loro contestualmente al contenuto;
  • Lo spettatore si aspetta – sul secondo schermo – un’esperienza totalmente personalizzata, social e non “standard”. Il secondo schermo è più intimo, personale: non siamo abituati a leggere solo messaggi mainstream sul nostro smartphone. È importante, per le marche che vogliono creare un’esperienza rilevante, integrare il “social graph” dell’utente, in modo da includere – nell’esperienza – le connessioni, i contenuti e i profili di ogni singolo “spettatore”;
  • Attraverso la fruizione di un contenuto, lo spettatore si autosegmenta e si aspetta un’interazione dedicata. I brand possono sfruttare i contenuti televisivi come momento di aggregazione, per individuare “tribù” di interessi e fornire loro esperienze uniche e personalizzate. Non significa “vendere”, ma attivare una relazione, che può durare nel tempo, tra la marca e le persone;

L’esperimento interessante di Miso, insomma, ci mostra come l’esigenza di personalizzazione e di connessione con il proprio “social graph”: l’insieme delle connessioni social.

Il potenziale per un cambiamento radicale del mezzo televisivo nei prossimi anni è enorme e significherà un cambiamento epocale nel modo in cui le marche si relazionano con gli utenti grazie alla TV: da una serie di messaggi “broadcast” che interrompono un’esperienza, a una serie di input per iniziare una relazione e che sono complementari all’esperienza di contenuto.

Cosa pensate dell’evoluzione della televisione? La state già sperimentando in qualche caso, magari utilizzando applicazioni che consentono di fare “check-in” nei contenuti?

Se volete conoscere Miso (un esempio di tecnologia per fare check-in nei contenuti) e volete scoprire meglio come funziona, ecco un video che lo racconta:

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Photo credit: Titounet, Miso

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La conversazione in salotto: TV, Tablet e Social Media

di Stefano Maggi in News

Se vi siete collegati a internet negli ultimi 10 giorni e avete visitato un blog statunitense, è quasi certo abbiate sentito parlare del Consumer Electronic Show di Las Vegas: un’esposizione dedicata alla tecnologia che si tiene ogni anno e che mostra il meglio dei prodotti proposti dalle principali marche tecnologiche.

Oltre all’ormai tradizionale attenzione per le proposte dedicate al mondo mobile (al CES i principali brand – esclusa Apple – presentano i nuovi modelli), si è parlato molto di due temi: TV e Tablet.

Cosa è emerso? Quali sono le tendenze per la televisione del 2011?

La televisione del futuro, secondo quanto visto a Las Vegas, è sempre più coinvolgente: il 3D è all’ordine del giorno, ma soprattutto viene suggerito un modello di fruizione “condiviso” e “social”. Sono molte le soluzioni che considerano l’esperienza di fruizione come qualcosa legato non solo al contenuto, ma anche (anzi, in alcuni casi “soprattutto”) alla conversazione e alla condivisione: le marche hanno colto la volontà di interagire con il proprio social graph durante la fruizione.

Dalle soluzioni che implementano la Google TV, alle “Connected TV” proposte da LG, Panasonic, Sony e Samsung, fino a arrivare a set-top box (come Roku o Boxee) che consentono di interagire con il proprio social graph mentre si vede uno show: tanti prodotti interessanti, ma con qualche limite.

Le televisioni connesse

Infatti, se – da un lato – è evidente come l’esigenza di fruizione TV sia sempre più “social”, dall’altro c’è ancora molto da costruire per poter rispondere a questa necessità nelle delle nuove televisioni.

Quali sono le incertezze più significative?

Ci sono molti motivi per cui la “Connected TV” potrebbe faticare ad affermarsi a brevissimo:

  • Da un punto di vista di marketing, l’offerta di “TV connesse” è ancora confusa, come sostiene Jeremy Toeman di Stage Two;
  • È ancora in una fase embrionale, quindi c’è preoccupazione ad acquistare un prodotto che fa riferimento a uno standard non ancora affermato;
  • Non è chiaro il modello di interazione proposto: applicazioni, web o player proprietari sono alternative proposte che creano distrazione in chi vuole acquistare;

La fruizione contestualizzata

Come spesso avviene, sono le esigenze dei consumatori a trainare il mercato, e pare proprio che la volontà di vivere la televisione in modo social si sia concretizzata efficacemente già oggi, in cui le tecnologie interne alla televisione non sono ancora affermate come standard.

Tablet, iPad e smartphone diventano sempre più spesso i compagni ideali per interagire con i propri amici sui social network commentando lo show o interagendo in un contesto affine allo spettacolo. Anche in questo caso le proposte non mancano, e l’adozione sembra molto più lineare rispetto ai modelli di consumo attuali: dal PlayBook di BlackBerry, al nuovo Motorola Atix 4G, al promettente Sony Xperia Arc i device che possono candidarsi al ruolo di complementi ideali per la fruizione televisiva sono molti e si aggiungono gli altri prodotti Android e Apple iOs, rappresentativi per questo tipo di utilizzo.

La TV  social, insomma, non vive solo nella TV. E – come sostiene Brian Solis – il futuro dei “broadcast media” è “social”. Quali sono i device, le applicazioni o i canali social che trovate più interessanti in questo senso?

I commenti sono a vostra disposizione. Se vi è piaciuto questo post, potete considerare la possibilità di iscrivervi al blog We Are Social per essere sempre aggiornati.

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