Here are all of the posts tagged ‘Twitter’.
L’ultimo social network a aumentare i tipi di “azioni” possibili nel proprio social content è stato Twitter, presentando un nuovo formato di card, poche ore fa. In questo caso “ultimo” solo in senso temporale, vista che la crescita di questo canale lo pone sempre tra i primi in termini di utilizzo.
Le “card” sono contenuti che Twitter permette di aggiungere ai tweet, per fornire più informazioni come l’abstract di un link, aggiungere immagini o video. Si tratta di approfondimenti che le persone possono decidere di vedere, se interessate, espandendo il singolo tweet. Questo ha permesso a Twitter di andare oltre i 140 caratteri, ma solo quando è interessante per gli utenti.
Ieri Twitter ha proposto un nuovo formato di card promoted: una soluzione che permette alle persone di espandere il tweet e svolgere un’azione precisa, attraverso un pulsante personalizzato abbinato al contenuto. Questo pulsante, a chi lo desidera, di trasferire informazioni dall’utente al brand che ha effettuato il tweet: Nome, @username e email, consentendo così, ad esempio, di entrare a far parte di un programma di loyalty, di redimere offerte, di aderire a un gruppo, di rimanere informato su un tema. Le possibilità d’uso sono moltissime e varie, dalla più commerciale (simile al meccanismo delle Facebook Offers) alla più “branded” e informativa.
Le azioni diventano sempre più parte integrante delle conversazioni, attraverso contenuti social.
Questo avviene per Twitter, ma non solo: Pinterest ha proposto pochi giorni fa i “rich pins” che aggiungono informazioni arricchite rispetto a ricette, film e prodotti oggetto dei “pin”.
E Facebook è tra i leader in questo tipo di sperimentazione. Ricorderete forse le azioni “Want” e “Collect” che si aggiungono alle Facebook Offers ormai molto diffuse.
Insomma, anche per i social network che propongono le interazioni più semplici (come Twitter), vengono proposte nuove possibilità di approfondimento e soprattutto di azione. Le marche che scelgono di offrire questa possibilità hanno un enorme vantaggio: consentire a chi è interessato (e soprattutto in modo non invasivo) di concretizzare una propria esigenza. Di evolvere la conversazione in un’azione.
Mercoledì Social #163
Ciao Socials! Vi eravamo mancati vero? Eccoci qui con il nostro appuntamento settimanale del mercoledì in cui si parla di restyling e nuove funzionalità sviluppate da diversi social network e non.
Google+ si rinnova con le immagini
Iniziamo con il grande “tuttologo” del web, ovvero Google.
A Mountain View il lavoro per vincere la sfida sui social network non ha mai fine e così, nel giro di una settimana, Google presenta delle novità sia desktop sia mobile per il suo Google Plus.

Punto fermo di questo restyling è l’importanza data alle immagini (come avevamo già visto in precedenza sul nostro blog) riprendendo, in sostanza, quanto fatto da Facebook e da Pinterest.
Partiamo dal layout della pagina che nella versione desktop non sarà più basato su una sola colonna ma su tre colonne enfatizzando le immagini che troveranno visibilità nella colonna centrale.
Su G+, ora, i post saranno visualizzati nel flusso delle news come delle vere e proprie card facilitandone così la lettura, la condivisione e l’apprezzamento con un bel +1.
Un’interessante novità, lato comunicazione, riguarda l’introduzione di una sorta hashtag in stile Twitter, abbinato alle immagini, che consente una miglior fruizione dei contenuti di interesse grazie ad una categorizzazione efficace. Cliccando sull’hashtag, infatti, l’utente viene reindirizzato ad una search web in grado di mostrare tutti i contenuti a cui è stato associato lo stesso hashtag.
Ma la possibilità di feed non si limita a questo, Google infatti introduce anche un highlight per i migliori contenuti visivi che verranno postati con l’intento di mostrare per primi i contenuti che dovrebbero essere di maggior interesse per l’utente finale.
Le novità, però, non finiscono qui! L’importanza data alle immagini vale anche per le foto personali dei singoli utenti.
Grazie alle funzione Auto Enhance Google potrà agire automaticamente sulla qualità degli scatti postati migliorandone contrasto, brillantezza, saturazione e, inoltre, immagini simili potranno diventare una gif animata.
Insomma, Google per guadagnare visibilità nell’ampio panorama dei social network prende spunto dai competitor e punta deciso sulla comunicazione visiva sempre più mirata sul singolo utente. Un tipo di comunicazione molto efficace perchè in linea con lo spirito dei social network, ovvero catturare l’attenzione nel tempo di un semplice scroll.
Flickr cambia immagine

Parlando di immagini non si può trascurare Flickr.
In questo caso le immagini sono sempre state il core del servizio grazie alle otto milioni di foto caricate dal 2005 a oggi.
La logica più evidente nel rinnovamento del servizio è l’abbattimento dei limiti attuato tenendo conto di due parametri.
Il primo è l’ampliamento delle spazio messo a disposizione per l’upload che passa a un terabyte senza più distinzione tra account pro e account free.
Il secondo riguarda la qualità delle immagini stesse. Non vi saranno più limiti di pixel per caricare una foto, professionisti del settore o semplici amatori potranno caricare immagini in alta definizione senza più preoccuparsi dei limiti di storage della piattaforma grazie all’innalzamento gratuito a un terabyte.
Non solo foto, anche per i video vi è un innalzamento dei limiti. Ora sarà possibile caricare tutti i video che si ritiene necessario tenendo conto che il limite per filmati in HD è stato fissato a tre minuti.
Bene, ma qui si sta parlando solo di tecnicismi! Dove sono le novità social che ci interessano?
Detto fatto, con la nuova versione Flickr ha introdotto un nuovo feed delle attività che sarà in grado di mostrare in homepage, grazie ad una barra laterale, gli ultimi upload dei contatti personali nonché le attività che gli amici fanno sulle foto personali dell’utente.
Il tutto viene concentrato in una nuova veste grafica dell’homepage che pone al centro, e ancora più grandi, le immagini.
Anche in questo caso, quindi, appare evidente come anche Flickr si stia evolvendo verso una modalità di interazione che privilegi sempre di più le immagini e soprattutto la proposizione di contenuti che siano rilevanti per gli utenti.
Cambia anche la pagina personale dei singoli richiamando le principali caratteristiche che contraddistinguono gli spazi dei singoli sui social network. Ora è possibile caricare un’immagine di copertina e una foto profilo ad alta risoluzione.
Aspetto social presente anche grazie alle applicazioni mobile rivisitate secondo la nuova grafica con l’intento sia di dare maggior spazio a uno dei principali canali di upload delle foto, sia cercando di facilitare e agevolare la natura stessa del mezzo ovvero la condivisione delle foto.
Basta con la solita TV!
Parlare di social non significa solamente trattare di Facebook, Google Plus e Twitter, solo per citarne alcuni.
Lo sviluppo del mobile ha aperto infinite possibilità di marketing e comunicazione grazie soprattutto alle applicazioni che consentono a ciascun brand di sviluppare contenuti speciali in modo da poter differenziare sempre più l’offerta rispetto ai competitor oltre a creare e implementare la propria brand identity o possibilità di engagement dei prospect.

Tali applicazioni consentono anche di cambiare radicalmente il modo di fruizione dei media in primis della televisione, regina incontrastata del panorama media tradizionale, sfruttando la logica della personalizzazione ed elaborazione dei contenuti messa a disposizione dal web e dai social network.
Non solo Social Tv quindi!
Un esempio interessante di utilizzo di applicazioni mobile rapportate alla cara e vecchia televisione ci viene fornito da Sky.
Lo spunto per questo articolo ci viene offerto dall’ultima novità nata in casa BSkyB (British Sky Broadcasting).
Ma andiamo con ordine.
La costola inglese del noto gruppo multimediale cerca di attrarre nuovi clienti grazie a Sky Sports TV, applicazione per iPhone che consente ai non abbonati Sky di vedere lo sport sul proprio smartphone in modo gratuito per un mese.
Per i già clienti troviamo l’ormai nota Sky Go che consente un accesso cross-platform ai servizi previsti dal singolo abbonamento.
Ok, ma come fare per chi vuole un consumo personalizzato? Ecco Now TV che consente di visualizzare, pagando, solo i contenuti che interessano all’utente.
Bene, in questo modo abbiamo visto come l’offerta possa arricchirsi e differenziarsi per andare incontro alle esigenze dei singoli.
Si ma…la personalizzazione da social network dove la trovo!?
Per rispondere a questa domanda troviamo Sky Sports for iPad.
Grazie a questa applicazione lo spettatore può guardare una partita di calcio visualizzando guide e moduli, profilo dei giocatori, statistiche del match in tempo reale, dividere lo schermo come meglio crede seguendo le sue esigenze.
Ultima novità interessante che verrà introdotta con la prossima finale di Champions League sarà la possibilità di personalizzare la visualizzazione della partita scegliendo l’inquadratura che più ci piace tra venti disponibili fornendo, inoltre, la possibilità di rivedere contrasti, goal, azioni salienti a nostro piacimento.
Grazie alle applicazioni, quindi, la marca non solo riesce a coprire al meglio la domanda dei clienti o potenziali tali ma consente anche agli stessi di salire in cabina di regia personalizzando, a piacimento, il modo di fruizione della “non più così immobile” televisione.
Lunga vita a Facebook
Facebook è spesso protagonista dei nostri post nei quali vi spieghiamo quanto sia diventato uno dei social network più usati, ma avete davvero idea di quanti utenti riesca davvero a raggiungere? A darci una stima delle percentuali ci aiuta uno studio condotto da Pew Internet & American Life Project che, insieme a Harvard’s Berkman Center, ha condotto un’indagine su di un campione di teeneger negli USA.
Secondo questo studio, infatti, ben il 95% dei teenager americani utilizza internet e l’81% di questi usa Facebook come sito di social networking preferito.
Attenzione! Questo non significa che Facebook sia l’unico social network su cui puntare gli occhi, soprattutto per quei brand che voglio comunicare con efficacia agli utenti. Infatti Twitter e Instagram stanno conquistando sempre più terreno aumentando considerevolmente la loro schiera di fedelissimi, soprattutto a partire dallo scorso anno. Sempre secondo lo studio di Pew, se nel 2011 erano il 12% gli adolescenti che usavano Twitter, nel 2012 sono il 26%. Ancora più sensibili i dati relativi a Instagram che nel 2011 non poteva essere classificato mentre nel 2012 raggiunge l’11% del totale del campione utilizzato.

Facebook dalla sua ha però il vantaggio di proporre frequenti e interessanti novità di cui noi vi parliamo frequentemente per tenervi sempre aggiornati come in questo post ed in questo solo per fare degli esempi.
Ma torniamo allo studio condotto da Pew. Un altro dato interessante emerso dalla ricerca è il cambiamento dell’atteggiamento degli adolescenti nei confronti dei social network. Questi, intatti, tendono a condividere molte più informazioni di quanto non fossero disposti a fare nel 2006 anche se sono sempre pochi quelli che hanno contenuti totalmente pubblici caricati sui propri profili.
Arrivano le pins “arricchite”
Pinterest ha appena sfornato una novità di grande interesse per i brand e per le loro strategie di marketing sul canale, sono nate infatti le “rich pins”, ovvero delle pins alle quali i brand possono allegare numerose informazioni. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e che cosa implica questa novità. Al momento ci sono tre possibili ambiti in cui i brand possono usare le rich pins: prodotti, ricette e film.
Nel primo caso i brand (ad esempio) di abbigliamento potranno pubblicare la foto di una t-shirt e specificarne il prezzo o la disponibilità per l’acquisto. Nel caso delle ricette, tutte le marche che operano nel food potranno rendere più appealing le proprie pins integrandole con ricette, suggerimenti e (ovviamente) rimandi al proprio sito.

Per i movies, infine, sarà possibile specificare informazioni sui cast, nonché inserire recensioni e giudizi.
Che implicazioni ha tutto questo per i brand? Le “rich pins” consentiranno un maggiore livello di engagement e di interattività da parte degli utenti sulle immagini postate; gli utenti infatti non saranno più semplici fruitori e “divulgatori” di pins, bensì saranno parte di un sistema che spazia da Pinterest agli altri social network e ai branded sites e che mette al centro l’esperienza e le necessità dell’utente stesso.
E’ chiaro quindi come questo tipo di approccio possa impattare positivamente sull’acquisto finale dei prodotti e in questo senso si possono già fare delle ipotesi sui prossimi sviluppi delle rich pins, ad esempio la possibilità di acquistare i biglietti per il cinema semplicemente facendo click sulla pin.
Per oggi abbiamo finito, ci rivediamo al prossimo post!
Il sabato è arrivato e ha portato con sé il sole (almeno a Milano): vi consigliamo di sedervi sull’erba con i vostri smartphone o tablet e godervi qualche news prima del tramonto. Pronti? Via!
Cibo, foto e social network
La volontà di condividere diversi aspetti della propria personalità attraverso attività svolte ogni giorno è sempre più diffusa: la creazione di contenuto è infatti una delle principali abitudini di alcune fasce di target online, e gli hashtag sul tema sono infiniti. (Devo ammettere di essere una perfetta rappresentante di questo tipo di persona, come dimostra il mio account Instagram).
Ma perché fotografare solo i propri piatti, quando tutt’intorno a noi c’è un altro gran numero di sconosciuti che ha davanti piatti diversi? Un’ottima occasione per continuare a scattare e condividere, migliorando le proprie skills fotografiche!
Cheers… friends!
Certo, fotografare i piatti di sconosciuti potrebbe essere un ottimo sistema per fare nuove amicizie. Niente di più semplice se nel frattempo avete davanti a voi una birra da bere nella nuova Buddy Cup di Budweiser. Basterà un brindisi per entrare immediatamente in contatto su Facebook, creando nuove occasioni di interazione con le persone. Importante: non lasciare il proprio bicchiere incustodito per non ritrovarsi con “amici indesiderati”…
No spoiler, please!
Gli appassionati di serie TV si dividono fra chi ama e chi odia gli spoiler. C’è chi non vede l’ora di conoscere i futuri sviluppi per immaginarsi l’evoluzione del plot, chi invece preferisce l’attesa impaziente della prossima puntata per scoprire cosa ci sarà dopo. La 17enne Jennie Lamere, evidentemente appartenente alla seconda categoria, ha avuto un’idea che le ha fatto vincere il TVnext Hack: Twivo, un’estensione per Google Chrome capace di bloccare in modo selettivo i tweet relativi ad attori, show o altri topic, e di sbloccarli in seguito per andare a leggere cosa hanno detto le altre persone e prendere quindi parte alla conversazione. Semplice ed efficace, questa dinamica può essere declinata secondo diverse modalità per scegliere come e quando fruire di specifici contenuti.
Censura sì, censura no
Sulla più nota carta stampata si torna a parlare di Twitter in relazione al tema della censura. L’ha fatto qualche giorno fa Mentana, e ora lo fa anche Saviano in un articolo su La Repubblica, in cui si parla di “diritto ai social network”, chiedendosi se non sia più efficace censurare, chiudere i rubinetti, impedire alle persone di comunicare attraverso piattaforme e modalità che ormai fanno parte della vita quotidiana di tutti noi.
Lasciamo a voi la lettura delle argomentazioni, ma quello che ci chiediamo è: non sarebbe, piuttosto, più utile comprenderne in modo approfondito le dinamiche sociali, promuovere uno scambio leale di opinioni per una conversazione pacata e trasparente?
#mothersday
Per chiudere in dolcezza, non dimenticate che domani si festeggia la festa della mamma. Avete già pensato a qualcosa di speciale? Un pranzo fuori, un piccolo viaggio insieme? Tutte ottime idee… E se la vostra mamma non è vicino a voi? Che fare? In questo caso, Twitter ha già fornito il migliore dei consigli in modo molto efficace. Siete d’accordo?
Le conversazioni sui social media sono un elemento importantissimo nelle nostre attività di tutti i giorni, basti pensare che gli italiani che utilizzano i social network, vi passano in media 1,9 ore al giorno (fonte: GlobalWebIndex – 10.12 / 03.13). Questa fortissima integrazione con ciò che facciamo abitualmente è resa possibile dalla mobilità che le piattaforme social consentono e incoraggiano: in Italia, il 67% degli utenti accede ai social network da mobile (fonte: GlobalWebIndex - 10.12 / 03.13).
Le strategie dei social network si muovono di conseguenza, sviluppando un approccio “mobile first”: secondo cui le esperienze devono essere pensate prima per un utilizzo in mobilità e poi adattate al desktop, al contrario di quanto storicamente avveniva nella definizione di user experience. Per dare un’idea di questa ossessione all’approccio mobile: Josh Williams, ex CEO di Gowalla e ora product manager in Facebook, racconta che l’accesso alla versione website desktop del social network è stata disattivata a lui e al suo team per costringerli a focalizzarsi sull’esperienza in mobilità.
L’interazione sempre più frequente e l’utilizzo sempre più mobile generano una moltitudine di input con cui veniamo a contatto ogni giorno.Diventa così sempre più difficile e importante classificare e filtrare le conversazioni che per noi sono più interessanti, evitando di essere distratti dal “rumore” di tutte le informazioni a cui abbiamo accesso ma che non sono rilevanti. Questo è ancora più evidente in mobilità, quando le parentesi che possiamo dedicare allo smartphone, al tablet e ai social media sono anche molto frequenti, ma di durata più breve rispetto a quando ci troviamo alla scrivania.
Per venire incontro a questa esigenza sono nate diverse soluzioni che aiutano a “scoprire” conversazioni e contenuti interessanti. Il principio alla base di queste applicazioni è, sulla carta, molto semplice: analizzare le conversazioni che si svolgono nel “social graph” dell’utente per proporre gli elementi più rilevanti, che hanno generato più attenzione e che – sulla base dei comportamenti passati dell’utente – potrebbero essere più importanti.
Applicazioni come Zite si basano su questo principio: selezionano i post potenzialmente più rilevanti analizzando il social graph dell’utente.
Facebook, forte del proprio approccio “mobile first”, nella sua rivisitazione dell’app mobile (ma anche nella versione desktop) propone il news feed: strumento che permette di “scoprire” contenuto che viene selezionato dal social network sulla base del profilo dell’utente e di ciò che avviene nel suo social graph. Recentemente il news feed è diventato “multiplo”: l’utente potrà scegliere quale tipologia di scoperta è interessante per lui in un momento specifico e visualizzare solo quella selezione. Ad esempio “solo conversazioni da amici”.
Anche Twitter partecipa a questo trend, in modo molto interessante: ha introdotto la funzione “Discovery” che permette, all’interno del social network di capire cosa è più rilevante per le proprie community. Pochi giorni fa, Twitter ha anche lanciato #music: uno strumento desktop e mobile per scoprire la musica più interessante sulla base del proprio social graph (l’applicazione mobile per ora è disponibile per il download da alcuni app store non italiani, tra cui quello statunitense). Attraverso l’analisi di ciò che i propri amici (followed / followers) segnalano, twitter propone varie classifiche aggiornate in tempo reale: gli artisti “top”, quelli “emergenti”, quelli “suggeriti” in modo specifico all’utente e quelli ascoltati in questo momento dalle persone connesse con l’utente.
Per i brand che vogliono rimanere rilevanti e partecipare alle conversazioni delle persone aggiungendo valore anche in mobilità è importante seguire alcuni spunti:
- Sviluppare contenuti coinvolgenti da un punto di vista social: questi generano reazioni da parte delle persone, quindi un livello più alto di engagement e vengono selezionati maggiormente dagli algoritmi che filtrano le conversazioni;
- Ascoltare le conversazioni pubbliche per individuare le tematiche più interessanti per la propria community;
- Proporre formati di contenuti utili agli utenti e sviluppare conversazioni al momento giusto (il fattore tempo indispensabile);
- Mantenere una riconoscibilità e una coerenza evidenti non solo a livello visivo, ma in ogni singola interazione;
- Analizzare i modelli di interazione delle persone per capire quando e come desiderano sviluppare un contatto con la marca;
- Considerare che il “social graph” delle persone che si vogliono coinvolgere è fondamentale perché attraverso gli amici viene filtrata la maggior parte dei contenuti;
Buon mercoledì a tutti, per la 159esima volta siamo felici di condividere con voi la rassegna settimanale delle notizie più interessanti legate ai social media, al marketing ed alla comunicazione. Questo mercoledì è – per molti – particolarmente atteso, perché precede un periodo di vacanza che una volta tanto il calendario concede. Ah, mancano 250 giorni alla fine dell’anno (ndr).
Un tweet fa tremare la Casa Bianca, e i mercati

È bastato questo tweet a far tremare Dow Jones. Si è trattato, ovviamente, di un hack subito dall’account Twitter di Associated Press, che si è affrettata a smentire la notizia ed a comunicare l’attacco subito, ma i mercati hanno reagito immediatamente: 2 minuti sono stati sufficienti a bruciare più di 136 miliardi di dollari (sì, avete letto bene, miliardi).

Qui potete leggere i dettagli di ciò che è successo, ma la considerazione che ci impone quanto accaduto è legata, ancor prima che alla sempre maggior importanza dei social media oggi, al ruolo sempre più centrale che deve svolgere un supporto umano a ciò che viene monitorato da tool di ascolto della rete. In questo caso è stato sufficiente che l’algoritmo identificasse il tweet di Associated Press come critico, per provocare un terremoto tra i trader. Lo stesso discorso, in scala ovviamente ridotta, potrebbe essere portato su qualsiasi brand e sulla sua reputazione: è per questo motivo che riteniamo la componente umana fondamentale nel nostro lavoro di ricerca, monitoraggio e analisi delle conversazioni, e siamo certi che sarà sempre più questo il valore aggiunto, che può supportare l’attività svolta dagli strumenti scelti.
Facebook lancia un nuovo layout per le Facebook Page, da mobile
Più di 680 milioni di persone accedono ogni mese a Facebook utilizzando smartphone e tablet, e, come Zuckerberg ha ribadito diverse volte, la direzione di Facebook è sempre più quella di offrire un’esperienza che permetta di vivere in modo continuo la fruizione, a prescindere dal dispositivo utilizzato. Il lancio di Facebook Home, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, va proprio in questa direzione, così come l’annuncio di ieri: le Facebook Page, fruite da mobile, avranno un nuovo design.

Le maggiori novità riguardano la disposizione delle informazioni della pagina ed il modo in cui vengono presentate le call to action alle persone. Sarà anche più semplice la gestione delle pagine da parte degli amministratori, utilizzando dispositivi mobile, ma per leggere nel dettaglio tutti i cambiamenti introdotti potete leggere l’annuncio direttamente da qui.
Fruizione di contenuti: Digital vs Traditional
Uno studio di GlobalWebIndex racconta quali sono le differenze, in termini di tempo speso, tra accesso ai media tradizionali rispetto a quelli digitali. Emergono alcuni trend molto interessanti, che chiunque lavori in ambiti vicini al marketing ed alla comunicazione non può ignorare, e che devono per forza di cose essere osservati con occhi sempre più attenti anche dai brand.

Lo scenario italiano è allineato con la media globale quando si tratta di media tradizionali, mentre dimostra una minor esposizione ai contenuti digitali (poco più di 5 ore, contro le quasi 6 della media globale). Qui trovate lo studio completo.
Mobile ads per Tumblr
Tumblr sta crescendo molto rapidamente, e con più di 104 milioni di blog attivi e 30 milioni di visitatori al mese(Marzo 2013) è una piattaforma sempre più interessante anche per i brand, come dimostra anche la presenza di GE, Warner Bros, ABC o di Adidas (per cui abbiamo lavorato al lancio di adidasfootball.tumblr.com e myformula.tumblr.com).

È di poche ore fa la notizia che Tumblr ha iniziato il rollout di un nuovo sistema di ads, integrato nello stream di chi fruirà della piattaforma da iOS o Android. È la prima volta dal 2007 che l’advertising viene portato nello stream degli utenti (fino ad oggi era possibile spingere i propri contenuti attraverso Radar, che li inseriva in una sezione dedicata).

Secondo quanto riporta AdAge, gli utenti visualizzeranno un massimo di 4 ads al giorno, e li potranno riconoscere da un’icona rappresentante un dollaro in alto a destra del contenuto.
Più di un terzo dei link condivisi via Twitter sono immagini
Che le immagini siano i contenuti che aiutano maggiormente a coinvolgere le persone è cosa risaputa e testimoniata da molti studi, ma l’infografica pubblicata da LTU Technologies ci dice qualcosa di più, evidenziando il tipo di link maggiormente condivisi attraverso Twitter. Sapete, vero, qual è il tweet più popolare di sempre?
Four more years. twitter.com/BarackObama/st…
— Barack Obama (@BarackObama) November 7, 2012
Tra i link più condivisi le immagini coprono il 36% del totale, seguite molto da lontano da tutti gli altri tipi di contenuti.

E quali sono i brand e le categorie di prodotto più condivise?

Qui trovate l’infografica completa, che racconta altri fatti interessanti sulle tipologie di contenuti condivisi.
Il 26% dei consumatori pubblicano recensioni e commentano prodotti via mobile
Come riporta infatti eConsultancy – citando uno studio di Reevoo (effettuato sui website di Currys e PcWorld), a Settembre 2011, questa percentuale non toccava il 10% (precisamente l’8%), mentre oggi sono più di 1 su 4 le recensioni pubblicate utilizzando un dispositivo mobile.

Quello che emerge da questo studio è che non soltanto la diffusione di smartphone e tablet ha cambiato le abitudini di utilizzo del web per le persone, ma ne ha completamente influenzato anche il modo di interagire con i brand e con altre persone con cui desiderano scambiare opinioni e ricevere consigli.
È importante per i brand dimenticare l’assunto “mobile first”, e pensare ad un’esperienza continua tra mobile e non-mobile, proprio come quella che le persone stanno già vivendo: un approccio che imponga una strategia mobile prima di quella “tradizionale” sottintende che ci si stia riferendo a due diversi paradigmi, e non dev’essere così se si desidera offrire un’esperienza rilevante alle persone che interagiscono con il proprio brand.
Le esperienze di customer service influenzano altre persone nell’88% dei casi
È soltanto uno dei dati che emerge da uno studio condotto da dimensionalresearch.com e che ZenDesk ha pubblicato in forma di infografica. Interessante è anche il dato riguardante la differenza tra propoensione a condividere con la propria cerchia di contatti – o pubblicamente – esperienze di customer service negative rispetto a quelle positive.

I social media giocano, ovviamente, un ruolo primario nella condivisione di questo tipo di contenuti, ed è quindi sempre più importante per i brand tenerlo in considerazione: il 58% degli intervistati ha infatti dichiarato di essere molto più propenso a raccontare e condividere la propria esperienza rispetto a 5 anni fa.

È evidente come questa sia da una parte una potenziale criticità per le marche, dall’altra una grande opportunità di entrare in contatto e valorizzare il rapporto con i propri consumatori più entusiasti e soddisfatti.
Le persone entrano in contatto ogni giorno con un volume sempre maggiore di informazioni, e lo spazio di interazione per i brand è sempre più difficile da conquistare: tempo e attenzione sono risorse limitate, ed è quindi fondamentale individuare contenuti che creino valore.
Come fare? Da una parte ascoltando ciò che le persone dicono, e prendendo parte alle loro conversazioni – anziché interromperle, come accadeva sui media tradizionali – dall’altra offrendo contenuti rilevanti che saranno gli utenti stessi a ricercare in modo spontaneo.

Il social advertising funziona secondo questo paradigma e consente alle marche di individuare le persone più adatte ad entrare in contatto con un determinato messaggio, potenzialmente interessante per loro.
Quello che Twitter ha annunciato Mercoledì rappresenta un’enorme opportunità in questo senso, perché permette a qualsiasi brand di sfruttare al massimo l’interest graph in modo da proporre contenuti perfettamente personalizzati alle persone, facendo leva sui temi di cui quelle stesse persone stanno già parlando.

L’esempio riportato sul blog di Twitter può chiarire molto bene di cosa stiamo parlando.
Immaginiamo che un utente abbia twittato di aver appena ascoltato l’ultimo album della sua band preferita. La band è in tour proprio in quel momento, e a giorni suonerà a pochi km dalla città in cui vive l’utente. Il locale che organizza il concerto (o il distributore dei biglietti) potrà lanciare una campagna geotargetizzata utilizzando keyword legate a quella band, magari contenente il link diretto all’acquisto dei biglietti. In questo modo l’utente che ha twittato, troverà nella sua timeline un Promoted Tweet che gli segnalerà il passaggio del tour per la sua città, consentendogli di acquistare direttamente i biglietti.
È evidente che questo sia uno strumento con enormi potenzialità, come dimostrano anche i test che sono stati già effettuati da alcuni brand.

Questo approccio è molto simile a quello di Google, che propone alle persone annunci – potenzialmente – rilevanti per persone che effettuano determinate ricerche, facendo leva su termini correlati.
I punti di forza del Keyword Targeting di Twitter sono molto legati alla possibilità di individuare utenti interessati ai contenuti della marca in tempo reale, partendo dalle conversazioni spontanee delle persone, che dialogano con i propri contatti o condividono notizie che interessano loro.
La dashboard che permette di pianificare una campagna di questo tipo è molto semplice: consente di inserire le parole chiave su cui si desidera targettizzare e specificare la posizione geografica, il dispositivo (computer, dispositivi mobile – scegliendo tra iOS e Android, o scegliendo di proporre il messaggio in modo trasversale).

In we are social siamo assolutamente convinti che la sempre maggior personalizzazione del messaggio sia un’opportunità unica per i brand che hanno la volontà di entrare in contatto con le persone in modo davvero rilevante.
Lo scenario attuale – e non soltanto del social web – impone alle marche di creare contenuti sempre più personalizzati e quindi interessanti per le persone, per guadagnare la loro attenzione, ma devono anche essere in grado di proporlo agli utenti giusti, nel miglior momento e sul canale più corretto.
Hello everybody!
Bentornati al nostro consueto appuntamento di metà settimana con le ultime news sul social web. Cercate un modo per sopravvivere alle prime alte temperature in ufficio? Prendiamo una boccata d’aria con l’attesissimo Twitter Music, Social Caring, Bad Ads, EdgeRank spiegato da un testimonial d’eccezione (spoiler) e chiudiamo con gli avvenimenti di Boston.
Twitter Music
Twitter music non è ancora disponibile ufficialmente, ma continuano ad uscire indiscrezioni sul nuovo servizio di digital music streaming. Le prime voci riguardano la data di uscita, ormai davvero prossima: si parlava di un possibile lancio in occasione del Coachella music festival, di fatto non avvenuto, mentre altri parlano della prossima settimana.
La mancanza di informazioni contribuisce a far crescere l’attesa e a far nascere diverse ipotesi tra la community, come la doppia interfaccia (web e app separata) e l’integrazione tra questa app e Youtube, iTunes, Spotify, Vevo e SoundCloud. Chissà se i ragazzi di Jack Dorsey avranno guardato al successo di Spotify per sviluppare o migliorare il proprio progetto, dite la vostra nei commenti
Social Caring
La tendenza dei consumatori di ricercare un contatto con i brand attraverso i canali social è sempre più diffusa: per gli utenti ricevere assistenza diretta e personalizzata è un valore aggiunto, anche in fase di decisione d’acquisto, mentre per i brand è un servizio che se strutturato permette di gestire la conversazione online al meglio, evitando crisis e perdite in reputation. L’ultima analisi di SocialBakers ci segnala quanto sia stato recepito il tema dai brand ed i grandi passi avanti, su scala worldwide, in termini di Response Rate negli ultimi tre trimestri.
Negli ultimi nove mesi la crescita del Response Rate, ovvero il numero di richieste della community gestite e moderate in rapporto al tempo impiegato per rispondere, è cresciuto del 100%, con particolare incremento nel settore finance, fashion e fast-moving consumer goods.
Quale settore secondo voi in Italia dovrebbe investire di più in social caring? Segnalatelo nei commenti.
L’impatto del Customer Service
Sappiamo da tempo che la brand reputation e la gestione del caring online influiscono direttamente su brand preference, vendite e loyalty. Ma qual è esattamente l’impatto del customer service sul vostro business? A questa domanda ha cercato di rispondere Zendesk che ha cercato di quantificarne le conseguenze sul lungo termine, riassunte in un’infografica.
Interessante il dato riguardante il ruolo dei social media, canale dove i rapporti tra persone>brand, brand>persone e tra le persone portano a sviluppare in maniera naturale la conversazione e a condividere le esperienze.
Facebook EdgeRank
EdgeRank è per definizione l’algoritmo sviluppato da Facebook per gestire i contenuti visualizzati dagli utenti nel newsfeed; ma come funziona nello specifico? Per rispondere a questa domanda ci sono ormai diversi articoli disponibili online (come questo) che presentano i vari parametri da cui è influenzato e come comparire con più frequenza nel newsfeed degli utenti ma nessuno, prima d’ora, aveva mai pensato di coinvolgere uno dei supereroi più celebri, Batman, per semplificare il concetto e renderlo comprensibile a tutti. Riuscirà il Cavaliere Oscuro in questa difficile missione? La creatura di Zuckerberg si dimostrerà un avversario più ostico di Jocker o Pinguino? Giudicate voi stessi!
Bad ads & Social media
Ok, mettiamo il caso che Batman abbia risolto ogni vostro dubbio su EdgeRank e siete pronti per condividere dalla vostra Facebook Page un contenuto, come fare per promuoverlo sui social ed incrementare reach/interazioni? Come spesso accade nell’evoluzione dei media, anche per i social si sta verificando un fenomeno tipico dei canali tradizionali, come TV, radio e stampa, ovvero l’interruzione dell’esperienza e la conseguente perdita dell’attenzione dell’utente. Non basta difatti comprare visualizzazioni ed interazioni per ottenere una campagna efficace, ma bisogna focalizzarsi sulla creazione del contenuto e la cura del suo formato, che sono sempre più importanti per non annoiare la community con update poco rilevanti. Proprio sul tema della noia è incentrata l’ultima analisi di InsightsOne che ha portato alla luce come sempre più utenti sono sottoposti a messaggi noiosi, artefatti e fastidiosi.
I canali in cui questo fenomeno si presenta più spesso sono TV e strumenti web tradizionali, come banner, pop-up ads e direct email, ma non è da sottovalutare il dato, in crescita nel 2013, dedicato ai social media. Un motivo in più per investire sui social con un approccio diverso dal web tradizionale, volto a promuovere la conversazione.
Pixel Dropr
Un nuovo plug in per Photoshop ha tutta l’aria di voler rivoluzionare il mondo dei tool per web designer, inserendo un nuovo livello social, basato sulla condivisione e sulla open source. Il software, creato da UI Parade, permette ai designer di creare delle e proprie collezioni di icone, illustrazioni, foto e bottoni che possono essere caricate ed utilizzate gratuitamente. Scopriamo come funziona:
#prayforBoston
Come abbiamo visto più volte, le dinamiche social si innescano sempre di più nella vita quotidiana delle persone come nei grandi avvenimenti che la sconvolgono. Nelle prime ore successive alla tragedia di Boston Google ha lanciato lo strumento di ricerca Person Finder per coloro che vogliono ricevere notizie su persone scomparse tra le strade della maratona. Il Boston Marathon Person Finder consente di scegliere tra le opzioni “Sto cercando qualcuno” oppure “Ho informazioni su qualcuno” per lasciare tracce importanti e utili durante le ricerche di persone disperse. Nella pagina sono anche presenti indicazioni per mettersi in contatto con le autorità locali. Lo strumento era già stato lanciato con successo nel gennaio 2010 a seguito del terremoto di Haiti.
Pochi minuti dopo le esplosioni, le persone hanno cominciato ad utilizzare Facebook non solo per condividere news sull’attentato, ma anche per sostenere chi ne è stato coinvolto e donare alla American Red Cross. La pagina Facebook ufficiale della Boston Marathon è stata utilizzata dagli organizzatori per confermare che le esplosioni sono state causate da due bombe:
Su Twitter è stato lanciato dalla Boston Police Department l’hashtag #tweetfromthebeat per raccogliere tutte le foto ed i video creati dai testimoni diretti, in modo da aiutare le forze dell’ordine a ricostruire l’accaduto. Ogni contributo creato dagli utenti può essere utile per ricostruire questo complesso puzzle di informazioni ed identificare gli autori.
Testimonianze che sono state pubblicate anche da Dennis Crowley, co-founder di Foursquare, che trovandosi a correre la maratona ha dato vita ad un vero e proprio live tweet direttamente dal suo profilo personale. Dopo le esplosioni, Crowley ha rassicurato i suoi familiari ed i suoi quasi 63.000 follower ed ha aggiornato la community in tempo reale sugli eventi.
Infine, ci sentiamo di dedicare un pensiero alle vittime dell’attentato. Bersagli innocenti di chi ha voluto trasformare una giornata di sport per famiglie in un evento così drammatico. Probabilmente è banale, ma davanti a queste scene non ci stancheremo mai di provare sconcerto e commuoverci.
La cosa migliore da fare per onorare le vittime? Iscriversi alla Boston Marathon 2014.
Grazie a tutti, non dimenticate di farci sapere cosa ne pensate del nostro Mercoledì Social nei commenti.. alla prossima!
Una delle virtù principali di Twitter rappresenta anche la sua limitazione principale ed è forse la caratteristica distintiva più importante di questo social network. Chiedete a chiunque di descrivervi Twitter e difficilmente riuscirà a farlo senza nominare la brevità dei messaggi o, più nello specifico, i 140 caratteri a disposizione per esprimersi. Qualsiasi utente, inclusi brand e personaggi famosi, si è allineato a questa esigenza.
Oltre il tweet
Offrire un livello di approfondimento aggiuntivo è importantissimo per i tweet: chi è interessato ha la possibilità di interagire oltre i 140 caratteri. Per questo molto spesso i tweet sono corredati da un link per approfondire o interagire, seguendo una call-to-action.
Twitter ha riconosciuto il potenziale di questo “secondo livello” di interazione e approfondimento e – da giugno dell’anno scorso – ha introdotto le “Twitter Cards“: un modo molto semplice di approfondire un tweet. La dinamica delle “cards” permette agli utenti di rimanere all’interno dell’esperienza Twitter durante l’approfondimento e non uscire necessariamente a seguire il link. Al click per approfondire, il tweet stesso si espande, mostrando una “Card” con il contenuto aggiuntivo: immagini, video, brevi “abstract”. Le card si applicavano solo a un numero limitato di contenuti e di fonti.
Espandere i tweet, ma non solo
Da pochi giorni, Twitter ha presentato una nuova possibilità per andare “oltre il tweet”. Al click su un singolo tweet ora sarà possibile attivare molte nuove possibilità interessanti, per le persone e per i brand:
- Visualizzare un prodotto, con i dettagli per acquistarlo. Se contestualizzato in una conversazione, può aggiungere valore. Pensiamo a chi chiede ai propri amici consiglio su un prodotto da acquistare;
- Visualizzare e installare una applicazione, con un dettaglio sul tipo di applicazione menzionata nel tweet e un link diretto al luogo dove poterla scaricare;
- Gallery di foto, non più solo una foto: alle persone potrà essere proposta una selezione di card raggruppate, simile alla preview di un album;
Un ecosistema
Pensare a Twitter come parte di un ecosistema di canali è ancora più importante per i brand, perché l’esperienza all’interno del canale è sempre più completa e include anche elementi aggiuntivi rispetto ai tradizionali 140 caratteri. L’aspetto interessante di queste “card” è che sono visualizzate solo da chi è interessato, da chi approfondisce il tweet, senza il rischio di intasare la timeline di chi vuole solo scorrere l’elenco dei tweet.
Le applicazioni sviluppate dalle marche possono essere sempre più integrate con Twitter, come avviene per Facebook: condividere conversazioni approfondite all’interno dello stream del social network da oggi è più semplice e integrato nell’esperienza degli utenti.
Analizzando il target in modo approfondito, le marche possono capire quali canali siano più rilevanti per le persone che vogliono coinvolgere, attraverso le “fonti multiple” e i canali che le persone utilizzano nella propria “Dynamic Customer Journey”. Da oggi possono immaginare esperienze più integrate anche con Twitter, avvicinandosi al livello di integrazione del contenuto a cui ci ha abituato Facebook.

























ottavionava
Viraland
RobertaDeMattia
tweetandshooty
gabcuc
La_Dedi
Luca2D
ricaputo
DimitriSquaccio
Lswitch
bomeniconi


















