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I piani (molto diversi) di Facebook e Twitter per il futuro

di Stefano Maggi in News

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Negli ultimi giorni, Facebook e Twitter hanno affrontato la propria “earnings call”, raccontando le proprie performance e parlando delle evoluzioni future. È un ottimo momento per vedere come si siano evoluti due tra i player principali nell’ambito del social networking, entrambi nati in California, nello stesso periodo (2004 per Facebook, 2006 per Twitter), ma con obiettivi, caratteristiche e risultati completamente differenti.

Non è solo la storia a differenziare questi due social network: la strada percorsa e le informazioni condivise lasciano intendere che anche il futuro, le scelte e le evoluzioni che si prospettano per i due canali andranno in direzioni diverse.

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Le persone e i canali

Entrambe sono piattaforme pensate per una fruizione principalmente mobile, entrambe hanno mantenuto le aspettative relative alla crescita degli utenti unici mensili, anche se con numeri molto diversi: 284 milioni raggiunti da Twitter, contro 1,35 miliardi per Facebook.

Nel breve termine Facebook ha intenzione di fare crescere il Newsfeed, WhatsApp e Instagram, con l’obiettivo di raggiungere, con ciascuno, almeno un miliardo di utenti. Prima di tutto quindi è importante raggiungere la scala più ampia possibile, lasciando a un secondo step il discorso sulla monetizzazione.

Twitter raggiunge un numero di persone molto più ristretto, ma ha intenzione di espandere la base utenti in due modi. Prima di tutto considerando in modo più preciso tutte quelle persone che utilizzano Twitter senza effettuare il login (ad es da ricerche o all’interno di altre app). Un altro passo importante è l’aumento della diffusione di Twitter attraverso l‘inserimento delle funzionalità del social network in applicazioni di terze parti. L’introduzione della piattaforma Fabric va proprio in questa direzione. L’obiettivo? Costruire la “largest daily audience in the world”, secondo il CEO di Twitter, Dick Costolo. La strategia di Twitter già oggi coinvolge molte persone che accedono ai tweet al di fuori dell’applicazione o del website del social network.

La promozione del contenuto
I business di Twitter e di Facebook sono sostenuti per la maggior parte dal media: l’investimento che i brand possono attivare per promuovere i propri contenuti. Da una parte, Twitter, sta investendo per aumentare in modo esponenziale il reach dei contenuti promossi, mentre dall’altra Facebook ha ridotto il numero di impression (del 56%), alzando il “price per ad” del 274% anno su anno. Questo significa che Facebook si sta focalizzando su meno contenuti, di qualità migliore e con un targeting più efficace rispetto a quanto avveniva in passato.

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Il futuro
Le novità introdotte da Twitter (Fabric in particolare) consentiranno ai brand di includere i Tweet e l’esperienza Twitter all’interno di applicazioni e esperienze create per le proprie community, estendendo il reach del canale social. Il focus del social network è soprattutto sull’estensione della base utenti e dell’impatto sulle abitudini quotidiane delle persone, con particolare attenzione all’aspetto real-time e mobile che caratterizza la piattaforma.

Facebook ha descritto un percorso più ampio rispetto a Twitter. Nei prossimi tre anni il focus sarà continuare a crescere e supportare lo sviluppo delle proprie community, migliorando il proprio servizio anche per i brand che promuovono il contenuto sul social network, attraverso un targeting più efficace e un’attenzione sempre più forte alla misurazione. La diffusione di contenuti video e lo sviluppo delle tecnologie per renderli integrati con l’esperienza degli utenti è stata definita come una priorità molto importante per Facebook.

Nel giro di cinque anni, Facebook si aspetta che i prodotti principali raggiungano una scala molto ampia (almeno un miliardo di persone): Instagram, Search e WhatsApp in primis. In parallelo, desidera offrire sempre maggiore supporto ai developer per permettere l’integrazione sempre più forte della tecnologia propria social nelle app.

Non si è fermata qui la vision che Facebook ha condiviso: entro 10 anni, il social network vuole investire per costruire la piattaforma di computing del futuro (con riferimento al lavoro iniziato su Oculus, all’augmented reality e al progetto Internet.org).

Due strade diverse e complementari
In sostanza, Facebook e Twitter rimangono due social network profondamente diversi, con obiettivi separati e complementari tra loro. In futuro sarà sempre più importante dare peso agli insight social, per ricavare una comprensione profonda di come le persone utilizzino questi canali. A partire da questo, i brand potranno definire le proprie strategie social, dando priorità alle persone e alle loro esigenze, scegliendo tecnologie e canali di conseguenza.

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Mercoledì Social #238

di Antonella D'Alessio in News

Nel mondo social, è tempo di update e di risultati. Approfittiamo del nostro Mercoledì Social #238 per parlarvi di rapporti trimestrali, nuovi modi di condividere le foto su Facebook, curiosi aggiornamenti di Pinterest in occasione di Halloween e previsioni ottimiste in casa Twitter.

Il rapporto trimestrale di Shareaholic, i social network e il traffico sul web

Il portale internet Shareaholic ha da poco diffuso il suo rapporto per il terzo trimestre 2014 con le statistiche di traffico che i social network più importanti riescono a generare verso i siti web. I dati raccolti provengono da oltre 300.000 siti internet di diverse dimensioni, dai colossi dell’editoria a piccoli blog indipendenti, raccogliendo un totale di circa 400 milioni di utenti.

Non stupirà nessuno che Facebook rimane sempre il social network che porta maggior traffico sul web, e non pare intenzionato a lasciare la pole position agli altri. Il colosso di Mark Zuckerberg si piazza al primo posto con il 22% di traffico generato e continua a dominare incontrastato con una crescita pari al 115%.

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In crescita anche il traffico generato da Pinterest, che si piazza inaspettatamente al secondo posto con il 4% di traffico generato. Twitter precipita invece al terzo posto con l’1% di traffico e, a seguire, con percentuali ben al di sotto dell’1%, StumbleUpon, Reddit, Google Plus, YouTube e Linkedin.

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Non siate sorpresi, è facile capire perché Facebook guidi così tanto traffico: la gente va sempre di meno sui motori di ricerca per trovare le notizie, e preferisce cercarle direttamente sul popolare social network.

Facebook per iOS e Android si aggiorna e facilita la condivisione delle foto

Cosa serve per ottenere dei buoni risultati se non migliorare sempre più la user experience? Lo sanno bene Facebook, Pinterest e Twitter, sempre pronti a regalarci update per facilitare la vita di tutti noi utenti.

Facebook ha in cantiere un nuovo aggiornamento per iOS e Android: pare infatti stia introducendo un nuovo modo di organizzare e pubblicare le foto sullo smartphone per rendere più facile e veloce la condivisione delle immagini. In pratica, quando gli utenti caricheranno più foto sulle app per iOS e Android, verrà generata una rapida anteprima su come verranno visualizzate. In questo modo gli utenti potranno modificare l’ordine di visualizzazione premendo a lungo su una foto e trascinandola nella posizione prestabilita.

Sarà possibile selezionare fino a 30 foto in una sola volta e potranno essere aggiungi tag, luoghi, didascalie e commenti alle singole immagini. Quando gli utenti avranno finito di caricare le immagini, le foto appariranno nel nuovo layout in una sorta di collage e potranno decidere l’ordine in cui appariranno. Fino ad ora, infatti, l’ordine delle foto si poteva modificare soltanto nella versione web di Facebook.

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Queste foto, chiamate da Facebook Storie, sono sostanzialmente diverse dagli album: non appariranno nella sezione “Album”, ma verrano visualizzate nella scheda “Le tue foto”, per sottolineare la loro condivisione in realtime.

Pinterest e i Pin Picks

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In occasione di Halloween, Pinterest – il famoso social network nato per la visual content curation che connette persone con gli stessi interessi in tutto il mondo – ha annunciato nelle ultime settimane una grande novità: i Pin Picks, una bacheca con i migliori contenuti della piattaforma per fornire ai nuovi utenti iscritti al social network, ma anche agli utenti addicted e sempre alla ricerca di nuovi contenuti, pins con immagini di alta qualità e di grande interesse per la community. Se ad esempio si entra all’interno della sezione dedicata al cibo, ci troveremo in automatico in una pagina che ci consiglierà nuovi utenti che “pinnano” spesso foto di cibo, profili di personaggi famosi legati al mondo della cucina, e tantissime ricette racchiuse in altrettante boards.

I contenuti Pin Picks di Pinterest si aggiornano settimanalmente e si possono trovare direttamente sul profilo ufficiale di Pinterest, all’interno della board “Pin Picks“. Al momento sono presenti 9 pins che riguardano diversi temi tra cui: moda, viaggi, cibo, sport e Halloween.

Per il lancio ufficiale dei Pin Picks, Pinterest ha scelto il sito web Funny or Die, magazine dedicato al mondo dell’entertainment, per una campagna tematica di 4 settimane dedicata alla festa più paurosa dell’anno.

Curiosi? Date un’occhiata al video.

Twitter, Wall Street vuole di più

Il social network che cinguetta ha rilasciato negli ultimi mesi numerosi aggiornamenti di successo, fra cui le Schede Audio in partnership con Spotify e Soundcloud per ascoltare la musica in streaming direttamente sulle timeline. Eppure, ultimamente non se la sta passando tanto bene in Borsa. Nonostante l’azienda abbia confermato le aspettative degli analisti, infatti, Wall Street chiede di più. I suoi cinguettii non sono piaciuti agli investitori che, nelle ore successive all’annuncio dei risultati fiscali del terzo trimestre 2014, hanno fatto perdere oltre il 10% al titolo in borsa.

361 milioni di dollari (circa 284,4 milioni di euro) di profitti, +114% rispetto al 2013, e un margine operativo lordo di di 68,3 milioni di dollari (circa 53,8 milioni di euro); guadagni per singola azione non GAAP (ossia utilizzando principi contabili non standard) pari a 0,01 dollari mentre quelli GAAP registrano una perdita pari a 0,29 dollari; gli utenti sono saliti da 277 a 284 milioni e le “timeline views”, l’indice usato dalla società per valutare quanto e come gli utenti usano il suo social network, sono salite del 14% rispetto allo scorso anno.

Ma allora cos’è andato storto?

Nonostante la forte crescita dei ricavi, le perdite sono quasi triplicate rispetto all’anno scorso, arrivando a 175,5 milioni di dollari, al cambio 138,2 milioni di euro.

Ciò che più preoccupa il mercato è che la crescita degli utenti e le ”timeline views” segnino il passo. Le aspettative sono state confermate, ma per dare fiducia a Wall Street sarebbero stati necessari almeno 288 milioni di utenti; l’aumento delle “timeline views” è stato del 14% ma è comunque calato rispetto al +15% segnalato nel secondo trimestre a confronto del 2013. Quest’ultimo dato sarebbe alla base delle principali opposizioni degli azionisti: negli ultimi tre trimestri fiscali, il miglioramento rispetto al 2013 è stato stabile.

In ogni caso, le stime per il quarto trimestre e per l’interno anno fiscale sono positive: guadagni tra 440 e 450 milioni di dollari, superiori ai 351 milioni previsti da Wall Street.

Staremo a vedere.

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Thank God We Are Social #177

di Martina De Siervo

Buon sabato!

Stamani parliamo dell’ironia utilizzata da due compagnie aeree per comunicare con gli utenti, del lancio di app e servizi da parte di Facebook e Google e di un video realizzato da Ikea Singapore per Halloween davvero imperdibile. Let’s go!

I tweet di Easyjet e Icelandair

Nella settimana che si sta concludendo due compagnie aeree di sono distinte per aver saputo cogliere delle occasioni impreviste su Twitter.

Come molti di voi sapranno, martedì non è stata una giornata positiva per i tifosi della Roma. La squadra ha, infatti, perso in modo schiacciante la partita di Champions League contro il Bayern Monaco.
EasyJet ha cavalcato l’onda della notizia e, qualche minuto dopo il termine della partita, sul suo profilo è stato pubblicato il seguente tweet:

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Il messaggio è stato rilanciato anche successivamente.

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La compagnia aerea ha quindi utilizzato il risultato della partita per comunicare l’aumento del numero di rotte dalla città. Suggerisce forse anche una possibile fuga di tifosi giallorossi dalla capitale? Certo, non tutti gli utenti hanno accolto i tweet in modo positivo, ma il messaggio di marketing sembra sia passato.

Passiamo ora ad Icelandair. Anche la compagnia aerea islandese ha deciso di rispondere in modo divertente alla provocazione di un passeggero.

Tutto ha inizio con un tweet dell’attore della famosa serie Game of Thrones, Hafþór Björnsson, detto nella saga La Montagna per la sua imponente stazza, che ha pubblicato sul suo profilo un tweet accompagnato da un’immagine di se stesso un po’ compresso all’interno di una toilette di un aereo Icelandair.

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La compagnia aerea, avendo riconosciuto l’attore protagonista della famosa serie, noto appunto per la sua forza e la sua fisicità, ha deciso di rispondergli per le rime.

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 Rooms: una nuova app per creare forum di discussione

Questa settimana, Josh Miller, Product Manager di Facebook, ha lanciato Rooms, un’applicazione che consente di creare delle community basate sugli interessi degli utenti in forma anonima.

L’app, creata da Facebook Creative Labs, recupera il concetto delle “vecchie” chat room, delle quali forse alcuni utenti non sentivano tanto la nostalgia tanto che qualcuno non si è tirato indietro dall’ironizzare.

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Come spiegato anche qui, Rooms però è pensata per il mobile. Gli utenti, infatti, possono accedere ai contenuti anche da desktop, ma possono interagire solo attraverso la app.

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Come funziona?

Gli utenti che hanno scaricato l’app Rooms possono creare delle chat room specifiche – spazi virtuali in cui postare immagini, messaggi e video a tema – e invitare gli altri utenti a partecipare. I fruitori di questa app potranno invitare gli amici all’interno dello spazio di discussione tramite degli speciali QR code generati automaticamente dall’applicazione.

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Come anticipato, Rooms non richiede l’utilizzo del nome reale, ma consente di registrarsi con un nickname che, all’occorrenza, può essere anche diverso in base alle chat room alle quali si partecipa.

L’applicazione per il momento, è disponibile per iOS e solo su App Store USA, e assicurano che non sarà collegata a Facebook.

Google Inbox: una nuova app per la posta elettronica

Questa settimana anche Google ha presentato un nuovo servizio chiamato Inbox.
Si tratta di una nuova applicazione che vuole innovare e semplificare l’attuale sistema di posta elettronica.

L’esigenza di questo nuovo servizio sembra essere nata dall’analisi dell’attuale situazione: le persone ricevono numerose email al giorno, ma spesso le informazioni importanti vengono sepolte da quelle inutili e in molti passano tanto tempo ad organizzare e sistemare la propria inbox.

Il sistema è stato quindi progettato per fare in modo che gli utenti possano concentrarsi sui contenuti rilevanti e ha tra le sue caratteristiche principali quella di organizzare i messaggi simili in “macro categorie”, utili per leggere le mail tematiche assieme o per cancellare interi thread velocemente.
Inbox permette inoltre di visualizzare non tanto l’oggetto della mail, ma i dettagli più importanti contenuti nel testo e le informazioni correlate al contenuto della posta elettronica come, ad esempio, lo status di un volo aereo o eventuali ritardi generalizzati.

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Inoltre tra le varie novità introdotte, c’è anche quella di poter posticipare azioni ed email. Questa opzione può essere utile, ad esempio, se si riceve una mail che a cui non si può rispondere fino a quando non si è a lavoro. Con Inbox, infatti, si potrà indicare il momento più opportuno in cui l’applicazione dovrà riproporre la mail.

L’applicazione è stata progettata sia per iPhone che per Android, ma per il momento è accessibile solo tramite invito. Chi volesse richiedere l’invito può scrivere a: inbox@google.com.

Happy Halloween da Ikea Singapore

Halloween è ormai alle porte e molti brand hanno realizzato materiali promozionali collegati alla ricorrenza. Tra i tanti, risulta davvero ben costruito e auto-ironico il video di Ikea Singapore in cui, come nel film Shining, un bambino pedala sul suo triciclo ma non all’interno dei corridoi dell’Overlook Hotel, bensì dello store apparentemente vuoto.

Come accade in una scena nel film, al termine della corsa il bambino vede davanti a sé due gemelle (anche se stavolta forse non proprio gocce d’acqua). …Il giorno di Halloween il negozio chiuderà alle 23.

Buon weekend a tutti.

Ah, mi raccomando stanotte ricordatevi di spostare la lancetta un’ora indietro!

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Mercoledì Social #237

di Andrea Savarino in News

Benvenuti al nostro consueto Mercoledì Social, quale giorno migliore se non il 22 ottobre per parlare di comunicazione e di ascolto delle conversazioni? Dovete infatti sapere che proprio il 22 ottobre 1924, in California, nasceva Toastmasters International, l’organizzazione operante attraverso migliaia di club nel mondo, che offre programmi di progetti educativi di comunicazione e di leadership, con lo scopo di aiutare uomini e donne ad imparare l’arte del parlare e dell’ascoltare.

Tanti più fan, quanti più clienti

E’ un dilemma che ormai attanaglia qualunque brand presente su Facebook, nonché tutti gli attori che come noi ruotano attorno alla presenza social dei brand: avere più fan, significa davvero avere più clienti/consumatori? Come avrete intuito si tratta della famosa questione del calcolo del ROI per quanto riguarda le attività intraprese da un brand sui social.

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Proviamo a fare un po’ di chiarezza e a lanciare qualche stimolo, parlando di un interessante studio fatto da Collective Bias e YetiData per conto di un’importante catena di supermercati. In breve sono stati analizzati per un anno i comportamenti di acquisto dei possessori di loyalty card della catena, mettendo però a confronto coloro che sono fan del brand rispetto a coloro che invece non lo sono. L’idea di fondo era quindi quella di capire se effettivamente i clienti con un legame “social” al brand, evidenziassero comportamenti di acquisto migliori rispetto agli altri clienti.

Volete sapere cosa è emerso? Riportiamo solo qualche dato e vi rimandiamo alla notizia per saperne di più:

- I Fan più attivi del brand hanno speso il 95% in più rispetto ai clienti “not engaged” sui profili social della catena

- I Fan del brand hanno acquistato in media il 35% di articoli in più

- I Fan del brand hanno visitato i punti vendita il 30% di volte in più

La conclusione in questo caso è palese: esiste sicuramente un ROI legato al social media engagement, ovvero (per tornare al dilemma citato all’inizio) i fan di un brand possono rappresentare un bacino di clienti di maggiore valore per il brand, rispetto ai non fan.

Come spesso ricordiamo, perché questo avvenga non è tuttavia sufficiente che un brand sia presente sui social e abbia quindi una propria community: la partita si gioca nella relazione che il brand saprà instaurare coi propri fan, per farli sentire partecipi, per intuire i loro bisogni, per entrare in contatto con loro usando i mezzi, i modi e i tempi più adatti.

Proviamo ad approfondire ulteriormente il tema del ROI, parlando anche di uno studio di eMarketer. Lo studio evidenzia come, nel mercato US, circa 9 brand su 10 utilizzano i social media per alimentare il proprio business; emerge anche l’intenzione di incrementare per i prossimi anni il budget allocato sul social media marketing…tuttavia il 52% dei brand afferma di avere difficoltà nel misurare il ROI delle attività intraprese.

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Come uscire quindi dall’impasse e approcciare i social media con maggiore consapevolezza anziché fare un atto di fede sulla loro efficacia ai fini di business? La soluzione risiede nell’identificare dei metri di misura interni (alla singola azienda) anziché esterni, ovvero dei criteri di misurazione che siano specifici per il mercato del brand e per gli obiettivi specifici che il brand vuole perseguire in quel mercato. Come sappiamo, le statistiche e i dati forniti dai social media sono plurimi ma il più delle volte sono utilizzati in modo autoreferenziale: aiutano principalmente a gestire meglio la presenza social stessa e non ci dicono quindi se e quanto la presenza social stia contribuendo al business. Ad esempio, ci sono ormai modelli di analisi complessi che misurano il valore (anche economico) di ogni singola paid impression…ma quanto vale invece l’earned media? E quanto vale un “like” rispetto a un commento sui post del brand? La stessa identica cosa vale anche per le azioni che un utente (cliente o prospect che sia) può fare al di fuori dei canali social del brand: ad esempio per un brand di automotive, quanto vale un test drive fatto da un potenziale cliente? E il fatto che ad esempio un potenziale cliente riesca a reperire sul sito del brand il numero di una concessionaria?

Concordiamo con Joe McCaffrey, di Huge, sul fatto che siamo ormai in un mercato abbastanza maturo perché i modelli di misurazione più tradizionali vengano ampliati e raffinati, affinché possano includere le nuove metriche offerte dai social, nonché adattarsi meglio alle finalità di business dei singoli brand e mercati.

Quando il tweet è suggerito

Risale ormai a quest’estate il fenomeno dei tweet suggeriti da Twitter: se non ci avete fatto ancora caso, agli utenti sta capitando sempre più spesso di vedere nella propria timeline dei contenuti che non sono relativi alle persone seguite. In altre parole vengono proposti all’utente dei contenuti prodotti da “estranei”, con la motivazione (fino a poco fa solo presunta) che una persona seguita da quell’utente ha “preferito” il contenuto di quell’estraneo, oppure, più semplicemente, lo segue. Inizialmente le reazioni degli utenti non sono state troppo positive perché l’istinto è stato quello di chiedersi subito il perché della presenza di contenuti “estranei” all’interno della propria timeline.

Finalmente, la scorsa settimana, Twitter ha fatto ulteriore chiarezza su questo nuovo algoritmo, che corrisponde ovviamente a una nuova strategia del network. L’idea infatti è quella di cercare di stimolare e incuriosire gli utenti, proponendo nuovi contenuti e account che vanno aldilà della propria cerchia più ristretta di contatti. Una logica che, se vogliamo, contrasta con l’approccio iniziale di Twitter, che prevedeva appunto la connection tra due utenti perché questi potessero mandarsi messaggi privati e ovviamente vedere l’uno i contenuti dell’altro. All’interno di questa nuova strategia c’è invece, ad esempio, il fatto che quando un utente non ha nulla di nuovo da visualizzare nella propria timeline (relativamente alle persone che segue) Twitter propone automaticamente una serie di tweet suggeriti.

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Dal punto di vista dell’utente, queste novità possono rendere l’uso di Twitter più stimolante e dinamico, dal punto di vista dei brand invece riconferma quanto sia cruciale riuscire a proporre contenuti interessanti e mirati sul canale: gli algoritmi di Twitter, infatti, non suggeriscono i tweet basandosi sul semplice criterio dell’amicizia tra utenti, bensì sulla capacità dei tweet di generare interazioni e di diventare quindi potenzialmente rilevanti per l’utente.  Sono questi gli obiettivi che, ancora più di prima, deve perseguire un brand se vuole incrementare le proprie possibilità di essere visto da più utenti, ovvero di essere “suggerito” da Twitter.

L’inarrestabile ascesa del digital advertising

Vogliamo condividere con voi l’ultimo report rilasciato da Adobe sul digital ADV, aggiornato al terzo trimestre 2014. Se non li avete ancora visti, i report di Adobe sono molto utili poiché raccolgono milioni di consumer data sui branded site e li confrontano con l’anno precedente, così da individuare i trend più interessanti e azzardare anche dei forecast. Vi riportiamo qui solo alcuni dati interessanti mentre vi rimandiamo al report per approfondire l’analisi di Adobe.

- Rispetto allo scorso anno, la spesa per il Search AD ha avuto un andamento differente a seconda dei mercati: per l’automotive ad esempio è cresciuta del 30%, mentre per il finance è scesa del 9%

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- Il Click Through Rate sta aumentando, trasversalmente ai paesi e ai motori di ricerca: nell’insieme è aumentato del 18%. Le campagne dei brand risultano infatti più performanti grazie alla maggiore efficacia dei SEM ads in termini di targeting

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- Lato social è interessante notare il netto incremento di post su Facebook e delle interazioni generate. In particolare, per il settore media ed entertainment, il posting sul canale è aumentato del 100%, mentre è il mercato retail ad avere generato l’incremento maggiore di interazioni (+13%)

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Le ragioni di questi trend sono diverse ma probabilmente accomunate da una cosa sola: il calo del reach organico sul canale. E’ a fronte di questo calo infatti, che i brand hanno da una parte incrementato la frequenza di posting, dall’altra hanno intensificato il paid media (proponendo quindi i propri contenuti ad un pubblico sempre più allargato) e si stima infatti un incremento del 10%-20% nel prossimo trimestre; infine Facebook stesso ha privilegiato una selezione più accurata dei contenuti da mostrare gli utenti, che se da una parte ha comportato appunto il calo del reach organico, dall’altra ha impattato positivamente sulle interazioni con gli stessi.

Dal reale al virtuale e viceversa

Nell’arco dell’anno abbiamo più volte trattato il tema dei teenager e del loro rapporto coi social network; in particolare abbiamo cercato di fare un po’ di chiarezza (qui e qui) sul loro presunto abbandono graduale di Facebook. Ciò che emerge, in realtà, è che i giovani rappresentano ancora una parte fondamentale dell’audience di Facebook, nonché degli utenti più attivi sul canale…parallelamente però è anche vero che si stanno allargando anche ad altri territori, quali ad esempio la fruizione internet da Mobile, l’uso di Instagram e soprattutto dell’instant messaging.

Ma cosa si cela dietro a questo fenomeno? Alcuni suggerimenti ci vengono dati da un sondaggio online realizzato in UK,  su circa 1000 teenagers, da Comres.

Tra i dati più interessanti ritroviamo infatti che:

- Il 25% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi più felice online che nella vita reale

- Il 25% si definisce “social media addicted”

- Il 10% ritiene di essere compreso (e conosciuto) di più dagli amici online piuttosto che da quelli reali

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Eppure emergono anche queste altre evidenze:

- il 66% ha dichiarato di ritenere più importanti gli amici reali

- il 33% ha incontrato di persona almeno una volta qualcuno conosciuto inizialmente tramite i social network

Non è facile ovviamente avere un quadro completo (e corretto) di un fenomeno così complesso quale quello delle relazioni tra teenagers; quello che si evince da questi pochi dati è che c’è sicuramente un conflitto di interessi e di aspettative tra le amicizie reali e quelle virtuali: da una parte i teenager tentano probabilmente di mettersi in gioco nelle relazioni reali, tuttavia a fronte o a seguito di difficoltà e delusioni approdano al mondo virtuale, dove però si ritrovano nuovamente a desiderare una relazione vera, correndo di conseguenza il rischio di incontrare un estraneo.

L’uso crescente di Instagram (dove, grazie alle immagini, i teenager raccontano di sé e della propria vita in modo diretto e immediato) e dell’instant messaging (dove, nuovamente, i teenager hanno trovato una modalità di comunicazione immediata e diretta ma stando nel contempo al riparo da un confronto diretto con l’interlocutore) costituiscono in sostanza lo scenario di questo conflitto di interessi e di aspettative.

La sfida per i brand che vogliono parlare a questo target è quindi quella di riuscire ad inserirsi in un rapporto “personale” col teenager e tra i teenager, consentendo loro di esprimersi e di interagire (sia tra di loro sia col brand) offrendo dei contenuti che possano essere ritenuti rilevanti.

Per questo mercoledì social è tutto, ci vediamo alla prossima!

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Durante il 2013 il numero di follower dei brand è aumentato del 43%: ecco come

di Luca Della Dora in News

279 milioni di utenti attivi. 8 su 10 accedono da dispositivi mobile. Il 94% cerca informazioni su prodotti da acquistare dal proprio smartphone o tablet, e il 56% è influenzato – nel proprio processo d’acquisto – dai contenuti che trova sulla piattaforma tutti i giorni.

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Sono solo alcuni dei dati che chiariscono come in 8 anni Twitter sia stato in grado di cambiare il significato della parola tweet, e – soprattutto – del modo in cui le persone hanno accesso a informazioni che contribuiscono a incrementare la loro consapevolezza su ciò che accade nel mondo che le circonda.

Ma Twitter ha anche modificato profondamente i comportamenti delle persone quando si devono relazionare con le marche: il 66% degli utenti lo utilizza infatti mentre guarda la TV, e il 25% cerca informazioni relative a ciò che sta vedendo, mentre il 40%in quel momento – esegue ricerche legate a prodotti che desidera acquistare, influenzando – come detto – il processo d’acquisto di altre persone (il 31% degli utenti dichiara infatti di twittare a proposito dei propri acquisti recenti).

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Tutto questo contribuisce alla condivisione di 4 miliardi di tweet a settimana (mediamente): SalsesForce ne ha analizzati più di 3 milioni e ha creato il Social Engagement Benchmark Report, che ci aiuta a capire come questo enorme volume di contenuti viene creato e che tipo di conversazioni genera (e in che momenti).

Il primo dato che emerge è relativo alle differenze in termini di engagement rate e di volume di tweet prodotti in riferimento a industry diverse (SalesForce ha suddiviso l’analisi in 7 settori merceologici): i tweet legati a tematiche di Media e Intrattenimento generano un tasso di interazioni più che doppio (in alcuni casi triplo) rispetto a tutti gli altri settori; se osserviamo invece il volume di tweet prodotti, sono Retail ed E-Commerce a guidare la graduatoria, spinti – probabilmente – dal grande volume di contenuti atti a promuovere e a portare le persone direttamente in luoghi dove convertire il contatto immediatamente.

Twitter Engagement Rates per Tweet by Industry

Ci sono momenti in cui le persone sono più propense a interagire, e altri in cui è importante stimolare invece le conversazioni: Ottobre e Novembre sono - mediamente - i mesi in cui si twitta di più, ma il mese in cui il tasso di risposta ai tweet è più alto è Maggio (o almeno lo è stato nel 2013). A Dicembre si registra invece il tasso più elevato di RT, probabilmente anche grazie ai contenuti “celebrativi” che si prestano molto alla ri-condivisione, se contenenti messaggi apprezzati dalle persone.

Twitter Engagement Rates per Tweet by Month: All Industries

L’analisi che riguarda invece un arco temporale più circoscritto (la settimana) ci dice invece che martedì e venerdì sono le giornate in cui viene prodotto il maggior numero di tweet, mentre è la domenica il giorno in cui c’è il maggior tasso di risposte ai singoli tweet (così come il maggior tasso di RT).

Twitter Engagement Rates per Tweet by Day of Week: All Industries

Lo studio di SalesForce evidenzia in modo molto chiaro come esistano enormi differenze tra mercati diversi, e come sia impossibile implementare una strategia di presenza del proprio brand su Twitter che esuli da una profonda analisi del mercato e del comportamento dell’audience che si desidera coinvolgere: le persone interessate in Media e Intrattenimento -ad esempio - dimostrano una forte propensione all’interazione durante tutti i mesi dell’anno, mentre per i brand legati al mondo del Retail e dell’E-Commerce è cruciale il periodo di avvicinamento alle festività (il numero di reply registrate a Dicembre è più che doppio rispetto a quello registrato in altri mesi dell’anno).

Twitter Engagement Rates per Tweet by Month: Media and Entertainment

Twitter Engagement Rates per Tweet by Month: Retail and E-Commerce

Qui potete scaricare il report completo per approfondire verticalmente le informazioni relative a tutti e 7 i mercati analizzati.

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