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Mercoledì social #259

di Matteo Vassallo

Buon pomeriggio, come ogni mercoledì eccoci pronti a deliziarvi con le news più interessanti provenienti dal mondo dei social!

Eclissi Solare 2015

Iniziamo l’appuntamento numero 259 parlando di eclissi solare: venerdì 20 marzo la luna ha transitato davanti al sole, dando vita ad uno spettacolo sorprendente e affascinante che è stato possibile osservare da tutta Europa. Moltissimi i brand che hanno cavalcato l’evento, di seguito trovate alcuni contenuti che ci sono particolarmente piaciuti:

 

Vigorsol

 

Dal canto nostro non siamo stati a guardare. Di seguito trovate alcuni contenuti realizzati ad hoc per i nostri clienti:

REALTIME

 

VodafoneIT

Ve la siete persa? Niente paura, potrete documentare la prossima eclissi nel 2017!

Nuova app targata Instagram, Layout  

Instagram ha appena lanciato sul mercato Layout, una nuova app per realizzare collage fotografici. Dato che una persona su 5 ricorreva ad applicazioni esterne scomode e macchinose, gli sviluppatori hanno ben pensato di crearne una ad hoc che potesse sopperire a questa mancanza.

La meccanica di Layout è molto semplice: basta selezionare le foto che si vogliono inserire nel collage (massimo 9), scegliere un template, aggiungere gli effetti che si desiderano e – dulcis in fundo – condividere il risultato finale su Instagram. Di seguito trovate un esempio, come modello ovviamente la nostra fidata mascotte Ambrogino!

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Potete scaricare Layout qui.

Facebook punta in alto: New York Times, Buzzfeed e National Geographic nel mirino. 

Stando ad alcune voci, pare che Facebook sia in trattativa con testate quali The New York Times, Buzzfeed e National Geographic per la pubblicazione esclusiva di alcuni loro articoli. Non solo editoria, ma anche contenuti video, dato che il colosso californiano sta portando avanti una trattativa simile anche con Vice e Vox. Nei mesi a venire ci aspetta quindi un Facebook sempre meno social network, sempre più piattaforma a 360°.

Restando in tema, concludiamo con una piccola chicca: è stato lanciata oggi On This Day, un’applicazione che permette di ripercorrere le proprie pubblicazioni sul social network avvenute lo stesso giorno, in anni però passati. Al momento l’app non è ancora disponibile in Italia, ma molto presto anche noi saremo in grado di concederci un bel tuffo nel passato.

YouTube manda in pensione le “note”. 

Basta alle note su YouTube, quei cartelli cliccabili che gli utenti potevano sovrapporre ai propri video. La piattaforma sta infatti lanciando una nuova feature chiamata Cards: questo nuovo servizio sarà ottimizzato per la visione da mobile, sarà rinnovato nelle grafiche (che appariranno alla destra del video) e permetterà l’uso di sei differenti tipi di testo/immagine: Merchandise, Fundraising, Video playlist, Website associato e Aumento di fan.

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Per questo mercoledì è tutto, alla prossima!

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5 insegnamenti dal 2014, per affrontare il 2015

di Luca Della Dora in News

Orwell Quote

E allora, nonostante non sia un amante dei resoconti di fine anno (o di inizio anno nuovo), è interessante dare un’occhiata a quello che è stato il 2014 sui social media, in modo da capire qual è il punto di partenza di questo 2015.

Partiamo dal dato numerico complessivo: oggi quasi 3 persone su 10 sono utenti attivi di almeno una piattaforma social. I social media hanno infatti raggiunto una penetrazione del 28% sulla popolazione globale, superando così i 2 miliardi di utenti attivi:

Facebook conta 1.3 miliardi di utenti
Google+ 343 milioni
Linkedin 300 milioni
Instagram 300 milioni
Twitter 280 milioni
Tumblr 230 milioni

Social Media Addiction
Qui l’infografica completa

Si tratta di persone che accedono frequentemente a queste piattaforme, e lo fanno utilizzandone sempre di più, dedicandovi – complessivamente – sempre più tempo: il 28% del tempo trascorso online è oggi speso sui canali social (i ragazzi tra 15 e 19 anni spendono, mediamente, 3 ore al giorno interagendo sui social network; quelli tra i 20 e i 29, mediamente, 2 ore al giorno).

Social Media Addiction

L’Italia è il paese dove, rispetto al 2013, è cresciuto maggiormente l’utilizzo di canali social nel 2014: 3 utenti internet su 4 hanno interagito sui social media almeno una volta a settimana (contro il 69% registrato nel 2013, secondo questo studio di Ofcom).

Ofcom

Le aziende stanno reagendo all’evoluzione dello scenario in cui si trovano a interagire con le persone, e lo stanno facendo ridefinendo alcuni concetti molto importanti: eccone 5, frutto di una razionalizzazione che potete trovare in quest’infografica, e che abbiamo voltuo approfondire di seguito.

1. Real-time ≠ Right-time

“Real-time marketing” è stato uno dei termini più usati (e spesso abusati) degli ultimi mesi, ma il focus si sta spostando oggi sull’individuazione del right-time, piuttosto che del real-time (seguendo la definizione di Monica BhandarkarVP, Social Media di KSHA&A Communications): ci sono stati alcuni casi – come il morso di Suarez durante i Mondiali di calcio in Brasile – che hanno visto molte aziende competere tra loro per guadagnare l’attenzione delle persone sfruttando un singolo episodio, ma il 2014 è stato anche l’anno in cui è stata sancita l’importanza di pensare a come distribuire al pubblico giusto, il miglior contenuto nel momento in cui poteva creare un vero valore delle persone.

adidas #allin

È il caso della campagna #allin che abbiamo realizzato insieme ad Adidas durante la manifestazione brasiliana, che Christian Purser, chief digital officer di M&C Saatchi Group, ha definito:

“An industry defining campaign that shows the power of well planned, well-conceived and well delivered social media at scale.”

2. Media e contenuto non sono due mondi separati

Il 2014 è stato anche l’anno in cui sono cambiate le dinamiche di distribuzione dei contenuti: la qualità dei contenuti necessita oggi di una strategia media dedicata, che non faccia più leva su un approccio di campagna, ma di pianificazione always-on. Ogni giorno cresce il numero di singoli contenuti prodotti e condivisi non soltanto dagli utenti, ma anche dai brand, ed è quindi sempre più importante che la strategia media e quella di contenuto vengano sviluppate insieme, in modo da assicurare visibilità in momenti importanti, per i contenuti che si desidera vengano fruiti da audience specifiche.

Questo non riguarda soltanto Facebook, ma anche Instagram (che ha annunciato, e iniziato il roll-out, i propri promoted products) e di Twitter, che con l’introduzione della feature “While you were away” punta a creare un’esperienza basata anche sugli interessi dei propri utenti, oltre che sulla distribuzione “temporale” dei contenuti.

Organic vs Paid

I brand focalizzati sulla generazione di lead, che hanno già iniziato a sviluppare una strategia di contenuto legata a quella di pianificazione media, hanno visto incrementare le conversioni: l’impatto dei contenuti che hanno potuto contare su un sostegno media hanno ottenuto risultati migliori del 25%. La promozione di contenuti permette infatti di segmentare in maniera più precisa ed efficace l’audience e di far sì che sia possibile raggiungere persone effettivamente interessanti (e interessate) in momenti specifici, con contenuti adatti alle loro esigenze.

3. L’approccio editoriale è sempre più importante

I brand sono sempre più consapevoli dell’importanza di creare contenuti di qualità: basti pensare a come sta cambiando un’azienda come RedBull (il cui business è sempre più sbilanciato verso la creazione di un mondo in grado di emozionare e coinvolgere le persone attraverso i contenuti creati, come un vero e proprio broadcaster), o di Volvo (che attraverso un progetto di contenuto ha saputo comunicare con il proprio pubblico in modo completamente nuovo – anche considerando la tipologia di target che aveva la sua campagna).

Il 59% delle aziende prevede di incrementare i budget dedicati alla creazione di contenuto durante i prossimi 12 mesi.

4. Video non significa soltanto Youtube

Gli ultimi mesi dello scorso anno hanno visto verificarsi un sorpasso “storico”: per la prima volta sono stati visti più video su Facebook che su Youtube. Non si tratta solo del dato numerico in sé, ma di una tendenza sempre più diffusa di fruire di contenuti video da piattaforme diverse: video non significa più soltanto Youtube, ma anche Vine e Instagram, oltre a Facebook appunto.

Facebook vs Youtube Video Views

È sempre più importante capire l’audience che si desidera raggiungere e il tipo di progetto di contenuto che si desidera realizzare: Youtube rimane una piattaforma unica e con una penetrazione elevatissima, ma ci sono diversi fattori che oggi è sempre più importante tenere in considerazione, anche viste le diverse modalità di accesso ai contenuti da parte delle persone.

E non sono soltanto le visualizzazioni a rendere Facebook un canale sempre più importante per la creazione di video, ma anche le condivisioni – come ci racconta questo studio di Socialbakers.

Youtube vs Facebook Shares

Non stupisce quindi l’introduzione, anche da parte di Twitter, dei video nativi, annunciati poche ore fa al #CES2014, come anticipato da The Verge:

5. Visual, visual, visual

Durante gli scorsi mesi abbiamo parlato spesso della sempre maggior importanza dei contenuti visuali, fondamentali per conquistare l’attenzione delle persone: sempre più contenuti fanno sì che sia sempre minore la soglia di attenzione per il singolo “pezzo di contenuto” e impongono ai brand di capire al meglio il linguaggio con cui parlare all’audience (e il canale su cui farlo).

Instagram ha superato i 300 milioni di utenti, ma ha registrato soprattutto un incremento dell’engagement del 416% in soli 24 mesi (come riportato da Simply Measured).

Instagram ER

✔︎ BONUS. Chat apps on the rise

Il 2014 è stato anche l’anno in cui le applicazioni di messaggistica hanno saputo imporsi, sia a livello numerico (WhatsApp conta oggi più di 700 milioni di utenti – con un incremento di 200 milioni da quando è stato acquisito da Facebook – che inviano qualcosa come 30 miliardi di messaggi ogni giorno), sia in termini di nuovi linguaggi attraverso cui le persone interagiscono (basti pensare a Snapchat, e al modo in cui alcuni brand hanno già iniziato a usarlo – o ancora a WhatsApp e al modo in cui è stato in grado di fungere da ulteriore fonte di traffico – ad esempio – per FTW, sezione dedicate allo sport di USA Today).

FTW Share

La crescita di queste piattaforme è un segnale molto chiaro del grado di maturità raggiunto dai social media in senso più ampio: la presenza ormai trasversale su tutte le fasce d’età della popolazione sui canali più diffusi impone una sorta di auto-segmentazione che permetta di esprimersi, di volta in volta, nel modo più adatto. È quindi evidente che – soprattutto i ragazzi più giovani – utilizzino Facebook o Instagram in modo diverso, e preferiscano relegare a luoghi più “privati” determinate conversazioni.

GWI - Social Apps vs Messaging Apps

Facebook rimane un luogo di relazione fondamentale, ma non è più popolato soltanto dai propri coetanei, e le persone sono sempre più coscienti del suo utilizzo, così come Twitter: piattaforme di instant messaging offrono la possibilità di “eludere” le restrizioni imposte da questi canali, e di creare delle micro-reti di relazione con cerchie più ristrette di amici, dove condividere informazioni privati, ma anche i contenuti più divertenti trovati sui canali social “tradizionali” o opinioni “delicate”.

Sarà sempre più importante per i brand favorire e facilitare la distribuzione di contenuti anche su queste piattaforme, facendo sì che siano poi gli utenti – spontaneamente – a voler interagire, ma senza commettere l’errore di voler invadere quello spazio così prezioso proprio perché considerato privato dagli utenti. Si tratta di un terreno decisamente interessante soprattutto per i publisher, che dovranno preoccuparsi di rendere sempre più semplice e immediata la possibilità di condividere i contenuti che creano anche su queste piattaforme, ma - in fondo - i social media stanno rendendo l’approccio di moltissimi brand sempre più vicino a quello dei publisher, quindi l’evoluzione di queste piattaforme riguarda molto da vicino chiunque desideri mantenere una presenza davvero rilevante.

Ah, buon 2015. :)

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Mercoledì Social #247

di Alessandra Maffei

31 dicembre: l’ultimo giorno e l’ultimo Mercoledì Social del 2014. Se avete scelto di leggerci dalle misteriose ed esotiche destinazioni del vostro Capodanno, benvenuti alla rassegna delle più recenti novità dal social web.

Promoted Pins per tutti nel 2015

Partiamo con un aggiornamento da Pinterest, che ci porta direttamente all’anno prossimo. Dopo una fase beta riservata a una ristretta cerchia di inserzionisti (ve ne avevamo parlato a maggio qui), a partire dal primo gennaio 2015 i Promoted Pins – unico formato adv della piattaforma – saranno aperti, per ora solo con offerte basate su CPM, per tutti i partner in territorio statunitense.

Pinstitute - promoted pins

Si tratta di pin in tutto e per tutto identici a quelli che siamo abituati a vedere sul canale, differenziati solo dal disclaimer “Promoted By”. La comunicazione dell’opportunità arriva insieme a un bilancio sulle performance della fase beta – positivo per impression, engagement e durata – e al lancio di Pinstitute: un programma dedicato ai partner (grandi brand, agenzie, PMI) interessati a ottimizzare la propria presenza su Pinterest, sia dal punto di vista della creatività che della misurazione dei risultati.

“Year in Review” di Facebook (e i suoi rischi)

A fine anno, come vi abbiamo mostrato qualche sabato fa, i principali canali social amano mostrare di aver presidiato gli eventi mondiali più memorabili degli ultimi dodici mesi. Facebook ha però fatto un passo ulteriore, permettendo a ogni utente – a partire dal CEO – di condividere con gli amici il proprio personale “Year In Review”.

Trattandosi di uno slideshow inizialmente generato in automatico – con un algoritmo che attinge alla Timeline di ognuno di noi – per alcuni il risultato è stato però il forzato ricordo di eventi dolorosi avvenuti nel 2014. Un esempio è quello del web designer Eric Meyer, cui Facebook ha poi fatto le sue scuse. Lesson learned: più le persone condividono la propria vita online, più diventa cruciale comprendere la natura delle loro conversazioni prima di prenderne parte.

#MyAmex, un esempio di “social media takeover” su Instagram

Ci spostiamo ora su Instagram, dove una recente operazione di coinvolgimento influencer può aiutarci a capire come usare questo canale in modo sempre più efficace. A novembre (prima che Instagram venisse inondato da foto di abeti illuminati, tavole imbandite e piste da sci) American Express ha lasciato “le chiavi” del proprio account a sei Instagrammer: graphic e fashion designer, cuochi e imprenditori, che tramite le loro foto e l’hashtag #MyAmex hanno mostrato il ruolo di AmEx nello sviluppo del loro business.

Come risultato, i contenuti degli influencer dall’account del brand hanno ricevuto il 23% di engagement in più rispetto alle altre foto pubblicate da @americanexpress; hanno inoltre permesso di duplicare per due settimane il numero di follower giornalieri, generando più di 10 milioni di impression. Un’attività che è riuscita a comunicare, tramite contenuti di qualità, l’impatto positivo di AmEx sulla vita quotidiana delle persone.

L’evoluzione del mobile video nel mondo

Pochi giorni fa abbiamo condiviso con voi dati e riflessioni sull’evoluzione dei video, in ottica di integrazione con la conversazione sui canali social. Arricchiamo questo approfondimento con uno studio recente, focalizzato sui dispositivi da cui le persone – a livello globale – fruiscono dei video digitali in relazione alla loro durata.

EMarketer Mobile Video

Gli smartphone vengono utilizzati principalmente per formati più brevi, con un focus (52%) sui video da meno di 10 minuti; il quasi 70% del tempo trascorso nella fruizione di video via tablet, invece, si concentra su contenuti più lunghi di 10 minuti. Da notare infine che, nei video tra i 30 e i 60 minuti, la visione via tablet ha superato quella tramite desktop.
La rilevanza dei dispositivi mobile continua dunque ad aumentare: lo conferma una ricerca di GlobalWebIndex ripresa da eMarketer, per cui il 39% degli utenti internet nel Mondo ha dichiarato di aver visitato YouTube da mobile nel Q3 2014. La percentuale era 33% nel Q3 2013 e 36% nel Q2 2014.

2014 was social: cosa è successo e cosa abbiamo imparato?

Approfittiamo infine delle ultime ore dell’anno per una rassegna delle iniziative più memorabili realizzate, nel corso del 2014, dai brand sui social media. Abbiamo iniziato a gennaio con Mom Song (Old Spice)#BeautyIs (Dove): poi? Vi basta cliccare sull’immagine per rivivere i mesi successivi.

Awesome Things Brands Did on Social Media in 2014
[Per visualizzare l'infografica completa >> qui]

Come mostra l’infografica di Unmetric qui sopra, il 2014 è stato ricco di traguardi raggiunti per chi come noi si dedica ogni giorno alle conversazioni tra brand e persone: ma quali trend del 2014 sono il migliore punto di partenza per l’anno prossimo?
SimplyMeasured ci ha lasciato 6 possibili spunti, segnalando che alla fine di quest’anno

  1. la rilevanza del “Visual Content” è ancora in ascesa
  2. i Blog non sono morti
  3. Google+ continua ad attrarre (ma necessita di una content strategy ad hoc)
  4. i Disappearing Media come Snapchat sono diventati interessanti
  5. il Podcast è tornato
  6. il Calcolo del ROI è diventato più fattibile.

La lista vi convince o cambiereste qualche elemento? Avete qualche ora per rifletterci su. Ci vediamo nel 2015!

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Video Killed the Video Star

di Stefano Maggi in News

Il modo in cui il marketing ha inteso il linguaggio video ha ruotato, fino a qualche anno fa, intorno a un concetto elementare: lo spot. Questo approccio ha previsto che, in passato, buona parte degli sforzi strategici, creativi e produttivi di un brand e dell’agenzia venissero orientati alla creazione di un singolo pezzo di contenuto. Anche se declinabile in formati differenti, e fruibile su diversi canali, lo spot ha rappresentato un territorio chiuso, da cui poi potevano derivare altri elementi creativi (digitali e non), tutti sincronizzati con il film: il vero elemento principale.

Oggi la realtà è molto diversa. Cosa è cambiato oggi? La discriminante più consistente è la storia che il brand vuole raccontare: in passato si esauriva in uno o pochi spot. Oggi è parte di una conversazione, si articola tra più contenuti. Proprio come avviene quando ci relazioniamo con un’altra persona, quando veniamo a contatto con la storia che un brand ci vuole comunicare non ci basta il tempo di uno spot perché diventi parte della nostra giornata e elemento di uno scambio comunicativo.

Il video e la strategia editoriale oggi

La storia che i brand vogliono comunicare (costruendola per le persone e con le persone), deve adattarsi con il modo in cui le persone utilizzano i device, deve realizzarsi sui canali dove le persone desiderano avere uno scambio, senza interromperle, scegliendo modalità, tempi, frequenze e linguaggi in modo che siano rilevanti per le persone, come ha raccontato Luca qualche giorno fa. Questo approccio è alla base della strategia di contenuto (che include anche il linguaggio video) che i brand stanno adottando in modo sempre più efficace.

Non significa eliminare lo spot, anzi. Significa ripensarlo, in modo che sia parte di un sistema di contenuti, che giochi (dove serve) un ruolo da importante comprimario rispetto a altre forme espressive di una storia che si svolge giorno per giorno davanti alle persone e che prende la forma di una conversazione grazie alla loro partecipazione.

I principali canali social stanno contribuendo a questo cambiamento, favorendo l’integrazione del linguaggio video nella conversazione in modo naturale e meno invasivo possibile. Facebook, ad esempio, si trova con una partecipazione molto distribuita fra le varie età, in cui anche i teen hanno ricominciato a crescere come numero e a tornare attivi. Questa caratteristica impone che modelli televisivi basati sull’interruzione di un’esperienza non siano più validi.

Facebook Usage by Age Group (source: Digiday 16.12.14)

Facebook Usage by Age Group (source: Digiday 16.12.14)

Nascono così nuove tipologie di fruizione, stimolate dai canali social. Facebook, oltre a favorire in modo sostanziale il linguaggio video attraverso soluzioni come l’autoplay, sta sperimentando delle pagine di canale video per chi desidera visualizzare i contenuti video di un media o di un brand (un po’ come avviene per gli YouTube Channel).

Facebook Video Channel

Non si tratta solo di scegliere gli strumenti comunicazione più interessanti per le persone. Si tratta di sviluppare contenuti mirati e dedicati alle nicchie che compongono il target a cui un brand si rivolge. Cosa hanno in comune alcune tra le realtà che producono contenuto YouTube più efficace, non solo per i brand? Si dedicano in modo verticale a una tipologia di interesse, non producono contenuti “generici”.

Molti brand stanno cogliendo questo cambiamento. Un segnale viene dallo shift verso la piattaforma Facebook per pubblicare i propri video, in modo che siano più integrati con la conversazione che tutti i giorni i brand sviluppano con le persone. Ovviamente non significa abbandonare YouTube, ma semplicemente dare peso nelle proprie strategie alle scelte più vicine alla vita di tutti i giorni delle persone.

Share of Facebook Interactions on Video Posts (Source: SocialBakers, Dec 14)

Share of Facebook Interactions on Video Posts (Source: SocialBakers, Dec 14)

La vita di tutti i giorni delle persone raramente prevede interrompersi volontariamente per vedere un contenuto di 30 secondi non richiesto.

Questo approccio alla strategia editoriale e video è ogni più concreto e evidente per i brand che sviluppano una relazione con le proprie community. Studiare in modo approfondito le abitudini, i gusti e le esigenze delle persone a cui rivolgersi assume per i brand un’importanza ancora maggiore in vista di questo tipo di pianificazione strategica.

In passato, lo spot (e la pubblicazione online dello stesso, ad esempio tramite pre-roll) è stata completamente separata dal piano editoriale continuativo o legata da riferimenti concettuali. Oggi, sempre più frequentemente, i brand scelgono di porre al centro della propria strategia di contenuto la pianificazione editoriale, dove si esprime la creatività attraverso video in forma breve, media o lunga. Lo spot è parte di questa pianificazione, la estende, la rende più frequente e familiare per le persone. Ma è diventato una parte della pianificazione editoriale: non è più la “video star” isolata dalla strategia di contenuto continuativa.

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C’era una volta il contenuto…

di Luca Della Dora in News

Il 2014 è stato un anno ricco di novità e cambiamenti, sia per quanto riguarda il modo in cui le persone accedono ai contenuti, sia per l’approccio di molti brand alla loro creazione e distribuzione.

Cambiano le piattaforme perché cambia il modo in cui le persone accedono ai contenuti, e cambiano le modalità di fruizione perché cambiano le piattaforme: questo processo circolare fa sì che risulti sempre più importante, per le marche, trovare un equilibrio tra quello che vogliono comunicare e l’individuazione di quello che cercano davvero le persone quando entrano in contatto con loro.

Perché dovrei desiderare interagire con un brand? Qual è il valore generato da questa interazione? C’è un reciproco scambio o è solo uno degli “attori” coinvolti a beneficiarne?

Sono queste le domande a cui le aziende devono saper rispondere nel momento in cui decidono di stabilire una presenza sui social media: durante gli ultimi mesi è cresciuto ulteriormente il volume di informazioni che ognuno di noi incontra ogni volta che accede a Facebook dal proprio computer, o quando scorre la propria timeline di Twitter (senza scordare che il 2014 è stano un anno di crescita straordinaria per piattaforme di condivisione “private”, come Snapchat, WhatsApp, Line o WeChat).

Chat Apps
We Are Social’s Digital Statshot 003

Emerge sempre più l’importanza, per i brand, di avere un approccio editoriale focalizzato al raggiungimento di obiettivi specifici, che sappia supportare la strategia che guida la presenza in luoghi che le persone vivono quotidianamente per ragioni molto diverse, e con sempre meno frizioni e differenze legate al dispositivo con cui accedono a internet.

How Technology Is Changing Media

Più di 7 persone su 10 dichiarano di fidarsi dei contenuti che vengono condivisi dai brand quando questi li aiutano a migliorare la propria conoscenza relativamente a un tema specifico, ma questa percentuale crolla al 30% quando il contenuto risulta chiaramente promozionale (fonte: Kentico Digital Experience Survey), e appare quindi come “contorno” a una comunicazione di prodotto: si tratta di una linea molto sottile, ed è quindi sempre più importante abbandonare l’approccio tipico dell’advertising tradizionale – da questo punto di vista.

Per questo motivo i messaggi di puro marketing non vengono digeriti dalle persone: è una cosa che Facebook sa molto bene, e per questo ha comunicato che il suo algoritmo penalizzerà sempre di più i post puramente promozionali.

FB Newsroom

Quello che rende un contenuto editoriale efficace è la capacità di essere fruito al momento giusto, e che risponda a un’esigenza (che può essere di supporto, o legata all’approfondimento di informazioni che si stavano cercando, ma anche di puro intrattenimento): sono questi due ingredienti a definire quello che le persone intendono come scambio di valore, e a creare un contenuto editoriale forte.

Le aziende più brillanti sono quelle in grado di sviluppare relazioni e conversazioni con le persone, e – soprattutto – “entrare nella loro narrativa” (come la definisce in modo molto efficace l’antropologo Bob Deutsch): la narrativa ha una trama, dei personaggi con il proprio punto di vista, ha un momento in cui viene messa in scena, ma ha anche dei conflitti e degli ostacoli che rendono la storia imprevedibile e in grado di regalare dei colpi di scena.

I social media sono il luogo attraverso cui le aziende possono sviluppare perfettamente questo approccio insieme alle persone, evolvendo l’approccio passato secondo cui le marche “costruivano” e raccontavano storie in cui le persone dovevano riconoscersi o a cui aspirare: oggi si tratta di costruire un rapporto sull’identità delle singole persone con cui i brand entrano in contatto, e costruire insieme storie di cui vorranno far parte.

La nostra soglia di attenzione è precipitata da 12 a 8 secondi in poco più di 10 anni (sì, anche un pesce rosso ci batte), e ci ritroviamo ogni giorno a leggere più di 100 mila parole: lo facciamo passando dallo schermo del nostro computer a quello dello smartphone decine di volte al giorno.

Come detto, le piattaforme si stanno adattando a questo cambiamento (favorendolo), dando sempre più spazio ai contenuti visuali (che il nostro cervello elabora 60.000 volte più velocemente rispetto a quelli testuali).

Visual Content

Non stupisce quindi che Instagram stia continuando a crescere e che abbia superato Twitter in termini di utenti attivi (superando i 300 milioni), o che Facebook continui la propria strategia che pone i video sempre più al centro dell’esperienza offerta ai suoi utenti (e che abbia visto – per la prima volta – il numero di video visti sulla sua piattaforma, superare quelli presenti su Youtubela presenza dell’autoplay su Facebook influenza sicuramente questo dato, che resta comunque molto sigificativo).

Facebook Video VS Youtube.001

Siamo certi che il 2015 sarà un anno ancor più interessante per tutte quelle marche che sapranno avere un approccio di questo tipo – incentrato sulla comprensione delle persone, e sulla partecipazione nella “loro” narrativa – e siamo davvero entusiasti di poter far parte di questa storia, una storia che dovrà sempre più prescindere dalle singole piattaforme, e vivere sempre più di un vero scambio di valore tra marche e persone.

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