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Mercoledì Social #206

di Davide Gonzato

Il giorno della settimana è quello giusto, quindi sotto con un nuovo mercoledì social che con oggi sale a quota #206!

Agenda di oggi: peso dei social media in ambito business, video che impattano sul processo di acquisto e che governeranno a breve l’interno web, di Favourite People su Twitter e infine del mio adorato Foursquare che ha in serbo grandi cose per tutti i suoi più assidui utilizzatori.

 

Social media Business.

Se vi dicessi che, come trend generale, i social media sono sempre più una delle leve centrali all’interno del marketing mix di un’azienda, non direi certamente a voi attenti lettori di questo blog nulla di nuovo. Se dovessimo invece iniziare a snocciolare meticolosamente dati e numeriche, la cosa si farebbe sicuramente più interessante e precisa. E’ quello che ha fatto Somemto in una delle sue ultime infografiche, dandoci una chiara visione di quanto i social media siano ormai per il consumatore il punto di ingresso preferenziale nel percorso d’acquisto.

 

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Con una percentuale di penetrazione sul totale degli utenti internet che ormai si assesta sull’85% per Facebook e di quasi il 50% per Twitter, e soprattutto con la loro peculiarità di media che “accompagna” l’utente in tutte le fasi della giornata, è facile intuire come questo tipo di social media sites siano in grado di generare una conversion rate doppia rispetto a molti strumenti di marketing online e offline, e soprattutto di averla più alta di quasi il 50% rispetto alla media di lead generati da tutti gli strumenti di marketing.

Qui tutta l’infografica.

 

Impatto dei video nel campo business. 

Bene, stabilito quanto piattaforme come Facebook e Twitter siano effettivamente un ottimo strumento di conversione per il business, sapete qual è un altro strumento che si sta rendendo fondamentale quando si parla di decisione d’acquisto? Esatto, i video online. Tre quarti dei consumatori, ce lo dice l’ultimo studio di Animoto, sembra essere infatti più incline all’acquisto di un prodotto quando ha avuto la possibilità di vedere prima un video sul prodotto stesso.

 

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Questa forza è data da un insieme di caratteristiche, che vanno dalla possibilità di racchiudere in un solo video molte informazioni sul prodotto, al fatto di farlo in modo veloce, coinvolgente e volendo anche molto divertente

 

 

State dunque pensando di avviare o consolidare la presenza online del vostro business, il suggerimento allora non può che essere quello di non dimenticarvi di prevedere anche un supporto video. E, con il sempre maggior numero di persone che utilizzano i loro smartphone per vedere i video, non scordatevi di utilizzare come host piattaforme video che siano già ottimizzate per il mobile come YouTube e Vimeo. Caricare infatti video su YouTube significa anche avere accesso diretto a un social network che già supera Facebook e Twitter per attenzione e per tempo trascorso sulla pagina (in media quasi 4 minuti) e soprattuto per pagine viste oltre quella inizialmente di atterraggio (in media altre 5 pagine).

 

Social Video.

Va bene, probabilmente non avete (ancora?) nessun business personale da supportare con il mezzo video, ma ne sarete comunque interessati visto che la stima è che entro il 2017 il 67% del traffico dell’intero web sarà rappresentato dai video Vale la pena essere quindi preparati, e aver ben chiare quali sono le principali caratteristiche e possibilità che le diverse piattaforme social garantiscono.

 

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Vi consiglio quindi questa infografica di Mediabistro che analizza oltre a Youtube (che vi ricordo essere già oggi il secondo website più visitato al mondo), anche Vimeo, Google Hangouts, Instagram e Vine. Buona visione.

 

Facciamo un po’ di ordine su Twitter.

Nei mesi, e poi anni, vi siete lasciati un po’ sfuggire la situazione di mano sul pulsante “Segui” e ora avete un profilo Twitter che segue centinaia e centinaia di altri account, tanto che ormai non riuscite più a riconoscere nello scorrere senza fine del vostro feed quelli veramente interessanti da tutto i restanti. Tranquilli, è successo anche a me. E se la situazione era in parte già migliorata con l’introduzione da parte di Twitter della sezione “Liste”, ora il sito di micro-blogging ci viene ulteriormente incontro.

Pare infatti sia in test in questi giorni una timeline di “Favourite People”, che raggruppa e rende visibile in un sezione ad-hoc gli account selezionati come “preferiti”.

Questi sono i primi screenshot apparsi su TechCrunch.

 

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E se proprio sarete tra coloro che proprio non vorranno perdersi nemmeno un cinguettio fatto da uno dei vostri profili “preferiti”, è in test anche la possibilità di ricevere delle notifiche push ogni qualvolta questi posteranno un nuovo tweet.

Mi raccomando, questa volta però riflettiamo bene sul chi indicare come “preferito”, altrimenti ci ritroveremo inevitabilmente nella situazione di partenza!

 

Il futuro di Foursquare, costruito sul presente.

“We realize that even though check-in was really interesting in the right tense, what was really interesting was if you had all this check-in data going back to months or years. What could you do with that?”

Con questa domanda è iniziata nel 2009 l’avventura di Foursquare per Dennis Crowley, che ne è co-founder e CEO.

E sembra che la risposta piano piano stai affiorando, anche grazie a un approccio crowd-founding garantito dagli utenti della piattaforma, visto che Foursquare sta diventando sempre meno uno strumento di alert su dove si trovano i tuoi amici, e sempre più un aggregatore di dati che contengono informazioni riguardo le abitudini degli utenti, siano essi privati o business. Il fine ultimo è sempre più quello di trasformare questi dati in nuovi servizi per l’utente (e ovviamente anche per gli advertising partners che saranno lì pronti a promuovere i loro prodotti).

 

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Con i suoi 45 milioni di utilizzatori, che esprimono quotidianamente preferenze su locali e ristoranti (e non solo), sugli orari in cui li frequentano, su quello che preferiscono e/o sconsigliano del menù, l’azienda sta immagazzinando milioni di dati con l’intenzione poi di trasformali in un prossimo futuro in consigli su venue che potrebbero interessare l’utente in base alla sua posizione, filtrandoli rispetto a scelte (e quindi check-in e commenti) fatte precedentemente.

Quello che Dennis Crowley contesta, o comunque su cui punta come differenziazione rispetto a piattaforme come Google Maps o website come TripAdvisor, è la mancanza di personalizzazione partendo dallo storico di abitudini e informazioni già espresse dall’utente, che porta gli stessi risultati di ricerca indipendentemente da chi la stia facendo.

Ovvero: avete mangiato una pizza la sera prima? Bene, Foursquare sapendo quanto sia importante avere un’alimentazione diversificata, vi suggerirà magari su un cinese o un greco.

 

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Cosa ne pensate dunque di un futuro dove noi spenderemo sempre meno tempo a decidere quale esperienza fare, e sempre più invece a viverla grazie al costante lavoro di profilazione fatto ogni volta sui nostri interessi e preferenze tramite semplici interazioni da smartphone?

Vi lascio con la lettura qui dell’intervista integrale fatta da Readwrite a Mr. Foursquare, in cui si entra nel dettaglio di aspetti del passato che hanno fatto Foursquare quello che è oggi, e di altri che appunto lo trasformeranno un domani.

A presto!

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Olimpiadi di Sochi, brand coinvolti e conversazioni

di Andrea Savarino in News

Pochi giorni fa vi abbiamo parlato di alcune iniziative social realizzate da Sky Sport per le Olimpiadi di Sochi [disclosure: Sky Sport è cliente di We Are Social].

Le Olimpiadi non sono soltanto un’occasione per i media (tradizionali e non) di parlare di un tema interessante, bensì sono l’opportunità per numerosi brand-sponsor di ottenere visibilità e tentare di padroneggiare il fiume in piena di conversazioni che ruotano attorno a un evento di enorme portata.

2014-sochi-logo

Quali sponsor delle Olimpiadi sono riusciti, fino a ora, a far parlare maggiormente di sé? E soprattutto, che tipo di conversazioni sono stati in grado di attivare sulla rete? 

Nei risultati dell’indagine (svolta dai nostri colleghi di Londra) troverete le risposte relative a questo tema. Tutti i dati si basano sul totale conversazioni in inglese, che si sono sviluppate su Twitter, Blog e Forum nel periodo compreso tra il 7 e il 18 febbraio.

Atos - at the Winter Olympic Games - Olympic Park - panorama by daylight
Photo by Atos [Flickr]

Le Olimpiadi di Sochi hanno fino ad ora generato più di 7 milioni di mention: un volume elevatissimo. Ecco i 6 hashtag più popolari durante la manifestazione:

  1. #sochi2014, con 2.170.000 mention
  2. #sochi, con 552.500 mention
  3. #olympics, con 524.900 mention
  4. #teamusa, con 172.500 mention
  5. #winterolympics, con 161.700 mention
  6. #sochiproblems, con 138.100 mention

A livello di target, sempre su Twitter, gli uomini hanno contribuito a generare il 56% delle conversazioni (le donne il 44%)

Abbiamo analizzato le conversazioni relative a tutti i brand-partner delle Olimpiadi e alla loro associazione con le Olimpiadi stesse; dall’analisi sono emersi diversi aspetti interessanti.

I 3 brand-partner più discussi sono stati: Visa (con 49.700 mentions); McDonald’s (con 18.800 mentions); Procter&Gamble (con 12.000 mentions). Coca Cola si è posizionata quarta, se consideriamo le conversazioni in inglese overall, ma in UK è stato il brand più discusso in assoluto.

I volumi di conversazione sono importanti, certo, ma è l’analisi del contenuto e del sentiment delle stesse che consente di capire il valore reale delle conversazioni generate. Analizzando infatti in dettaglio le conversazioni, il podio dei top 3 brand muta notevolmente:

Visa ha generato quasi esclusivamente conversazioni di carattere neutrale (il 99% del totale mention) e per questo motivo dovrebbe scendere al secondo posto. Tale risultato è stato possibile grazie alla strategia adottata su Twitter, dove il brand ha preferito restare in secondo piano per focalizzarsi invece sulla divulgazione di contenuti relativi agli atleti e agli eventi sportivi, combinando il tutto con un utilizzo efficace di immagini e di Vine. Con questa strategia Visa è quindi riuscita a produrre dei contenuti che hanno spinto gli utenti alla condivisione, dando quindi visibilità anche al brand.

Ecco uno dei tweet del brand che ha ottenuto forte diffusione (più di 10.000 retweet)

McDonald’s, che a livello di volumi ricopre il secondo posto, dovrebbe scendere al terzo se consideriamo il valore delle conversazioni generate: oltre alle conversazioni neutrali (63% del totale) ha infatti registrato il 37% di conversazioni negative, di cui il 2% relative al tema dell’omosessualità e il 35% sul tema dell’obesità. Mentre il primo tema ha riguardato sia diversi brand che le autorità Russe in generale, il secondo è quello che ha maggiormente messo in difficoltà McDonald’s: nonostante il brand abbia pensato a una strategia narrativa convincente, per legittimare il proprio ruolo di partner delle Olimpiadi, gli utenti della rete non hanno potuto fare a meno di percepire e denunciare una certa dissonanza tra il brand e un evento sportivo. Ecco un esempio della criticità che ha travolto il brand:

 

Il brand che merita il primo posto, a nostro avviso, è invece Procter&Gamble. Perché? Perché ha attivato le conversazioni relative a questo momento molto prima dei competitor, pubblicando lo spot TV su YouTube già a partire dal 5 gennaio. In questo modo è riuscito a guadagnare e rafforzare la propria awareness in netto anticipo, totalizzando più di 18 milioni di visualizzazioni (contro 900.000 di Visa e 58.000 di McDonald’s), ma non solo: Procter&Gamble ha generato il 33% di mention neutrali e ben il 67% di mention positive. Come ci è riuscito? Semplice a dirsi ma non a farsi: anziché limitarsi a parlare degli atleti e dello sport, il brand ha parlato delle madri degli atleti, ha trovato quindi un linkage, nuovo ed efficace, tra il mondo dello sport e quello dei suoi prodotti, del senso di “casa” e della cura della persona. Il risultato è stato quindi un forte coinvolgimento personale ed emotivo del proprio target, che ha trovato nei social il proprio canale preferenziale.

Di seguito un esempio del successo di Procter&Gamble (il tweet vanta, ad oggi, quasi 2.000 retweet e più di 4.000 “preferiti”)

 

Il successo di Procter&Gamble (e le difficoltà incontrate da McDonald’s) sono l’ennesima conferma del fatto che la strategia di comunicazione di un brand deve tenere conto di molti aspetti, che vanno studiati e compresi prima di attivare il processo creativo: i contenuti proposti devono essere rilevanti per il target di riferimento; la comunicazione deve da una parte mettere in luce il brand e dargli una voce che sia distintiva rispetto ai competitor, ma dall’altra deve evitare che il brand possa prevaricare sul contenuto stesso; infine, i contenuti devono essere adatti (o adattati) ai canali cui è destinato il messaggio.

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Mercoledì Social #200

di Giovanni Balsamo in News

Se è vero che l’unico vero lettore è il lettore attento, fermatevi un attimo, distogliete il pensiero da tutto ciò che potrebbe distrarvi e dedicate cinque minuti del vostro tempo prezioso a questo Mercoledì social, che per la cronaca è il numero 200. Un traguardo importante, ma ogni traguardo – come diceva Stephen Littleword – altro non è che un nuovo inizio. Passiamo quindi in rassegna alcune delle news più interessanti, utili e di rilievo degli ultimi giorni.

Facebook introduce i Trending Topics anche in Italia

Sono passati poco più di sette mesi dall’introduzione degli hashtag su Facebook, che all’interno della strategia di Zuckerberg dovevano da una parte aggregare i post per argomento – rendendo facile e immediato scoprire le conversazioni che si sviluppano intorno ad una parola chiave – dall’altra rappresentare uno strumento utile e di un certo appeal per gli inserzionisti. Con gli hashtag, infatti, essi hanno la possibilità d’inserirsi in maniera funzionale all’interno di determinate conversazioni considerate d’interesse e raggiungere in modo più immediato il proprio target o interlocutore di riferimento. Niente di nuovo rispetto a quanto accadeva e accade da tempo su altri social network vedi Twitter, Pinterest, Tumblr e – dulcis in fundo - Instagram.

Gli hashtag però erano – il 12 giugno scorso – solo una delle diverse novità annunciate dall’headquarter di Palo Alto, che a breve, per mantenere la promessa fatta, lancerà anche in Italia i Trending Topics (già disponibili agli utenti Facebook americani, canadesi e inglesi). Anche questi ultimi non rappresentano di certo una novità rivoluzionaria rispetto a Twitter, tuttavia delle differenze ci sono.

Trending Topic.002

Su Twitter gli argomenti più popolari del momento sono individuati in base agli hashtag e alle parole più condivise, su Facebook – invece – sono gli utenti a scegliere le tematiche da seguire. A seconda poi delle preferenze di ognuno, saranno enfatizzati gli argomenti più ricercati del momento con tanto di commenti e notizie (per approfondire la tematica, consiglio questo articolo di Techcrunch.comFacebook Launches Trending Topics On Web With Descriptions Of Why Each Is Popular).

Che scenario si prospetta per gli inserzionisti a cui Facebook da sempre strizza l’occhio? La domanda è per ovvie ragioni retorica, dato che la risposta consiste in una pubblicità più mirata e capace di raggiungere con efficacia maggiore il segmento di mercato a cui si fa riferimento.

Facebook Paper, l’alter ego di Google Reader, lancia la sfida a Flipboard

Da due giorni – sfruttando la chiusura di Google Reader – Facebook ha lanciato un aggregatore molto simile negli USA. Facebook Paper è di fatto un’app che si pone l’obiettivo di permettere alle persone di creare il proprio magazine digitale completamente customizzabile. La nuova App di Facebook è composta da una prima sezione dov’è visibile il proprio News Feed e da cui è possibile postare e condividere foto, video e messaggi e da sezioni tematiche personalizzabili per seguire ogni notizia relativa ai propri interessi principali.

Saranno disponibili, inoltre, più di dodici aree diverse e riguardanti argomenti disparati come: fotografia, sport, food, scienza e design, per creare come si diceva il proprio paper. I contenuti delle sezioni saranno generati a partire da un ampio e differenziato mix di informazioni provenienti non solo dalla propria rete di contatti, ma anche da influencer e testate autorevoli nel panorama editoriale.

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Particolare non indifferente, Facebook Paper – così come proprio i Trending Topics – rappresenta per Zuckerberg un ottimo mezzo sia per dare vita a flussi di informazioni e condivisioni sempre più mirati, sia per contrastare il monopolio del grande rivale Twitter nel campo del citizen journalism.

Twitter punta dritto sull’e-commerce?

Se si parla di Facebook, sembra che in quel di San Francisco stiano seguendo il motto dantesco “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. Sembra, appunto, ma non è così. Novità importanti all’orizzonte potrebbero esserci eccome. Twitter, infatti, a sei mesi di distanza dallo sbarco in Borsa, pare voler provare a diversificare le sue fonti di ricavi. Oltre alla ormai fedele compagna pubblicità, secondo Financial Times, starebbe seriamente valutando lo sbarco nell’e-commerce insieme a Fancy.

Twitter E-commerce

L’idea di inviare un tweet con la foto di un oggetto e la scritta “Compralo su Fancy“ è allettante, soprattutto ora che le App per mobile, di cui Twitter è specialista incontrastato, sono individuate come il prossimo Eldorado dell’e-commerce. Resta da capire come – nel caso diventasse realtà – potrebbero reagire gli utenti nel vedersi inondati di foto con prodotti da acquistare.

A volerla dire tutta, Twitter ha già sperimentato un servizio di acquisti simile, attraverso un tweet in collaborazione con American Express, senza però mai manifestare l’intenzione di aprire un vero e proprio canale e-commerce. Forse la crew di San Francisco, dopo aver fatto i conti con la difficoltà di generare utili dalla semplice raccolta pubblicitaria, ha preso in seria considerazione un aumento e una diversificazione delle proprie fonti di ricavi? Se così fosse, Fancy – gruppo americano di vendite online con articoli originali che spaziano dalla casa alla moda – potrebbe rivelarsi un ottimo alleato. Per approfondire il tema trattato, consiglio il seguente articolo di  recode.net: Is This What Twitter Commerce Will Look Like?.

Super Bowl 2014, la sfida nella sfida!

Febbraio è tempo di RBS 6 Nazioni e soprattutto di Super Bowl. Si poteva mai chiudere questo duecentesimo Mercoledì social senza toccare la sfida più attesa? E non ci riferiamo a quella tra i Seattle Seahawks e i Denver Broncos (43-8 il risultato finale), finita agli archivi con il terzo scarto (35 punti) più ampio di sempre, ma all’ancora più sentita sfida in campo social fra Facebook e Twitter. I due giganti dei social network si giocavano, infatti, il primato del second screen più utilizzato dai 111.5 milioni di telespettatori. Facebook – stando ai dati raccolti da Marketingland – ha ricevuto più mention rispetto a Twitter.

I veri vincitori, però, sono stati gli hashtag, utilizzati nel complesso nel 57% dei messaggi pubblicitari trasmessi a livello nazionale nel corso del match. Rispetto all’edizione precedete del Super Bowl la crescita è stata del 7%! I due principali social network, per contro, si sono fermati rispettivamente al 9% e al 7% degli spot, mentre YouTube non è andato oltre il 6%. Interessante notare come Google+ non abbia trovato sponsor.

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Hyundai è il marchio che più di tutti ha investito sul Super Bowl 2014 per avere una visibilità degna dell’evento. Nella sua scia si è inserita Subway, catena di ristoranti fast food, e T-Mobile che ha approfittato dell’occasione per lanciare una campagna online utilizzando come vetrina tutti i canali social più popolari: Facebook, Twitter, YouTube, Instagram e Google+.

L’ultimo dato, ma non per questo meno importante, che vorrei menzionare è l’imponente numero di tweet inviati nel corso della gara, intervallo compreso, con l’hashtag #SB48, 24.9 milioni! L’ultima edizione si fermò a 24.1 milioni. Nel salutarvi e ringraziarvi per l’attenzione, vi lascio con un’interessantissima infografica elaborata da Nielsen che vi permetterà di avere una visione d’insieme chiara di come i broadcaster televisivi si sono comportati su Twitter durante l’evento sportivo più amato d’America.

Twitter TV Ratings

 

 

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Thank God We Are Social #132

di Sofia Pomoni in News

Quante volte in queste settimane vi hanno chiesto che programmi avete per capodanno? Seriamente. Quante.
Il nostro TG WAS oggi esorcizza la perenne questione di come passare la vigilia dell’anno nuovo stilando una review sull’anno che ci stiamo lasciando alle spalle.
Perché è ancora il 2013. Quindi parliamone.

 

Cos’abbiamo guardato?

Su YouTube vengono visualizzati in media 6 milardi di ore di video al mese. Non si sbaglia a dire sia un vero e proprio termometro per capire cos’ha avuto un successo virale su Internet nel 2013.

Quali sono state le nostre preferenze? La classifica di YouTube non ci lascia così sorpresi.

Ecco 4 dei video in top ten.

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Se non avete visto nemmeno uno di questi video probabilmente siete degli eremiti tibetani.

Qualora foste davvero uno di quegli eremiti, non preoccupatevi, nessuna discriminazione: questo è un bigino-mashup di 5 minuti dei video più popolari del 2013. Il risultato è sorprendente, ma l’abilità sta nel cogliere tutti i riferimenti.

Voi quanti viral-video avete riconosciuto?

 

Chi ha cambiato le nostre vite?

“It’s hard to remember a year as tumultuous, as exciting, and as surprising as 2013″.
 The Verge è chiarissimo: nel 2013 sono state le persone a fare la differenza, più che le invenzioni.
Nella classifica delle 50 personalità di quest’anno l’imprenditore Elon Musk si aggiudica il primo posto. Non poteva essere altrimenti per uno che pensa così in grande (“I’ve said I want to die on Mars. Just not on impact).

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Jeff Bezos, Marissa Mayer e Daniel Ek continuano la classifica… Ma vale la pena sfogliarla tutta (e lasciarsi ispirare).

 

Cos’abbiamo perso? 

Vogliamo guardarci indietro anche per capire cosa abbiamo perso.
Dalla morte di Google Reader alla sospensione dell’iPhone 5, sono molti i servizi e i prodotti che non ci porteremo nel 2014.

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Di alcuni non avevamo grandi aspettative (vedi Facebook Phone), ma con altri abbiamo passato almeno delle belle serate (grazie Blockbuster).

 

Cos’abbiamo tumblrato? (Molto sicura non sia un verbo) 

Anche Tumblr ha fatto una rassegna dei migliori contenuti del 2013.
I risultati derivano dall’analisi di milioni di blog, note, tag e messaggi… Per scoprire il risultato cliccate su uno di questi quadrati.

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Le parole d’ordine sono state: creatività, umorismo e condivisione.
E gif. Un sacco di gif!

 

Cos’abbiamo twittato? 

Anche Twitter ha deciso di auscultare il suo 2013. E questo è il risultato.

Tra gli eventi che hanno scatenato i più alti picchi di traffico su Twitter in Italia (misurati in termini di Tweet al secondo) emerge che abbiamo una passione per eventi politici e calcio.

Alcuni degli hashtag che non ci dimenticheremo: #PapaFrancesco (dibattuto sulle vicende politiche del Paese) e #ForzaSardegna (dopo l’alluvione sull’isola).

Tra i profili che hanno avuto maggiore successo invece c’è @astro_luca, aka Luca Parmitano, l’astronauta italiano che ha emozionato l’Italia con le sue foto dallo spazio.

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E come dargli torto.

 

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SocialBakers #SocialStory2013: il 2013 dei social media in 100 secondi

di Luca Della Dora in News

Ancora poche settimane, e anche il 2013 sarà alle spalle. Come ogni anno, questo è il periodo dei bilanci e dei “best of”: è il caso di Youtube, che poche ore fa ha condiviso il suo Rewind (qui tutti i video che lo compongono, e qui il suo making of).

Ci è piaciuto molto il modo in cui SocialBakers ha deciso di ripercorrere il 2013 dei social media: The Story of Social Media in 2013 #SocialStory2013.

Ci è piaciuto perché non riporta soltanto i numeri che hanno caratterizzato la crescita dei canali più utilizzati, ma sottolinea l’importanza del social web dal punto di vista delle relazioni e delle opportunità che hanno i brand per interagire con le persone: l’approccio broadcast non è più l’unico possibile, e soprattutto non è quello più efficace, perché non consente una relazione a 2-vie.

Ma quanti sono i brand che rispondono effettivamente alle richieste? Solo 1/10. È quindi evidente quanto spazio ci sia per migliorare la propria presenza, dando una motivazione sempre più forte alle persone di seguire le marche sui canali social che hanno attivato. Nei 100 secondi di video ci sono però altri spunti interessanti, quindi… buona visione.

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