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Mercoledì Social #232

di Daniele Ciacci

Buongiorno,

oggi il Mercoledì Social compie la sua 232esima settimana di vita.
Vediamo di festeggiarla a dovere, con un po’ di news interessanti sul mondo della rete e dei social network.

Chi è più app-dipendente?
Lo dicono i dati (per gli US) di
comScore Mobile Metrix: i 25-34enni usano app mobile per 75 ore al mese. Il segmento più giovane (18-24) “solo” 74.

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Le ragioni di questo trend? Anche in questo caso i dati parlano chiaro: il segmento 25-34 ha una penetrazione degli smartphone pari al 48%, mentre i giovani soltanto del 35%.

Mobile advertising: l’ultima frontiera di Twitter
Twitter allarga i suoi orizzonti con alcuni tool per facilitare la creazione di promoted tweet, permettendo di segmentare i target e di gestire liste di utenti.

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Secondo la compagnia di San Francisco, questo update permetterà di trovare nuovi users simili a quelli delle liste già caricate.
Un vantaggio in più per chi vuole muovere i propri passi nel mondo dell’advertising digitale.

Pronti (o quasi) gli Sponsored Post di Instagram
Instagram sta preparando i contenuti sponsorizzati per la propria piattaforma. Questo lo sapevamo già da un po’, ma ieri Charlotte Williams ce ne ha fatto pregustare un’anteprima su Twitter.

Per quest’anno, l’evoluzione apparirà soltanto negli stream targati Canada, Australia e UK. Chissà che nel 2015 non tocchi anche all’Italia!

Ecco Facebook Media

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Facebook Media è una piattaforma creata per aiutare organizzazioni e personalità famose ad usare Facebook per scovare nuovi fan con cui condividere le proprie storie.

Con Facebook Media, infatti, si potranno imparare le basi per:
aumentare e ingaggiare la propria audience
guidare i referrals tramite link e contenuti
condividere video
integrare social content per connettere i propri canali televisivi alla piattaforma.

Video, video delle mie brame
Difficile dire se Facebook voglia scardinare YouTube quale prima piattaforma per fruire contenuti video. Tuttavia, è chiaro che l’azienda di Zuckerberg vuole cavalcare l’onda dei contenuti visuali, capaci di creare un forte engagement (come già trattato nel nostro blog).

Facebook sta cercando di convincere molti producers di YouTube a spostarsi sulla propria piattaforma, caricandovi direttamente i video. Tra i grandi nomi, ci sarebbero Maker Studios (di proprietà della Walt Disney Co.) e Collective Digital Studio, i creatori della serie virale Annoying Orange.

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© Cartoon Network/Associated Press

Il nuovo veicolo di pagamento
È stato presentato il nuovo iPhone 6, che non ha mancato di suscitare stupore e polemiche. Quel che è certo, è che anche l’ultimo nato in casa Apple ci regalerà belle sorprese.

L’iOS 8 del nuovo iPhone 6, infatti, conterrà anche la nuova feature Apple Pay: gli utenti potranno accedere a pagamenti sicuri direttamente dal loro smartphone.

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C’è chi si aspetta che, già nel 2015, l’iPhone 6 diventi il veicolo di pagamento principale.

Staremo a vedere!

Sono utili i social media per il B2B?
L’agenzia Omobono ha risposto a questa domanda con uno studio, che ha coinvolto 115 senior business marketer con un questionario con domande sui propri obiettivi, sui budget, sulle attività e sulle sfide della propria professione.

I risultati sono stati raccolti in questa infografica.

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Enjoy!
E al prossimo mercoledì social!

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Mercoledì Social #230

di Giulia Parisi

Mercoledì Social #230. Facciamo l’en plein: si parla di Youtube, di Twitter, di Facebook e Whatsapp. E della relazione tra benessere e social, con uno studio e l’app “Somebody” che gli risponde a tono. #230, ovvero il prefisso internazionale delle Mauritius. Buona lettura, sempre che non abbiate chiamate urgenti per l’Oceano indiano.

Videomakers: preparate il barattolo delle offerte per il vostro canale Youtube

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Individuata una nuova funzione di Youtube, per il momento in beta in US, Australia, Giappone e Messico. Si tratta di fan funding, una sorta di barattolo delle offerte pensato per i gestori di canali Youtube che non intendono disturbare il loro pubblico con overlay e preroll.

Gli account su cui la funzione è già attiva mostrano una piccola icona con un cuoricino nell’angolo del video, e sarà possibile donare cliccando sia su questa icona oppure cliccando sul bottone “Support” nel riquadro delle informazioni dell’autore. Youtube conferma la release e specifica il dettaglio delle fee.

 

E alla fine arriva lui, Twitter Analytics. 

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Twitter Analytics per tutti! Per chi vuole andare al sodo, iniziamo da: come si fa? Scorrendo fino a “statistiche” dopo aver cliccato sulla rotellina in alto a destra (oppure cliccando qui se siete già loggati). E comunque no, non è possibile guardare le statistiche di un altro account. 

La dashboard era già disponibile per gli advertisers da luglio, ma solo da settimana scorsa è  attiva su tutti gli account. La struttura rimane la stessa però, e mostra informazioni sull’account a tutto tondo.

Sarà possibile ricavare dettagli sui followers (info socio-demografiche ma anche i followers generati da un tweet), fino ai dettagli relativi ai alle twitter card e ai tweet, come le visualizzazioni ottenute da un tweet, il numero di clic su “Espandi” o il numero di clic al profilo originati da uno specifico tweet. A questo si aggiungono le statistiche in tempo reale: 24 ore su 24, un buffet di reply, follows, click su hashtag e “stelline”.

Twitter Analytics dashboard

 

Checkup completo per l’acquisizione di Whatsapp da parte di Facebook

La Commissione europea vuole andare a fondo dopo le prime analisi di luglio 2014, quando aveva inviato ai diretti competitor europei di Facebook (Telegram, Line, WeChat, Snapchat) un primo documento d’indagine, più breve. Invia adesso un nuovo questionario, anomalo nel suo genere per lunghezza e dettaglio, facendo un primo passo verso un’investigazione formale. 

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70 pagine di domande, rivolte non solo a competitor di Facebook ma anche a consumatori di un certo livello del social network (operatori di telcom, creatori di app e  fornitori di servizi internet). Infatti la notizia arriva dal Wall Street Journal che ha ricevuto ieri il documento, mentre per il momento nessuno tra Facebook, Commissione Europea e Whatsapp ha commentato ufficialmente.

Competizione, Privacy, Dati personali. L’intento dichiarato è comprendere del panorama competitivo e approfondire cosa distingue un social network da una app di messaggistica istantanea. Ovviamente tra le righe, ma neanche troppo, si tratta di tutelare privacy e dati personali. Ma si indaga anche su come una fusione tra i due giganti possa influenzare l’efficacia degli strumenti adv su mobile e desktop. 

Alcune domande riportate dal Journal e da Register:

  • Do you consider traditional electronic communications services, such as voice calls, SMS, MMS, emails, etc., to be substitutable with the consumer communications services functionalities offered by your app(s)?
  • Which is the difference “between services primarily designed to enable users to keep in touch with their existing friends / relatives as opposed to services primarily designed to enable users to enter into contact with new people”
  • In your view, what would be the likely impact on WhatsApp and its user base, if post-transaction WhatsAp were to start collecting increased amount of data about its users (e.g. user location, age, gender, message content, etc.)?
  • Which of the following websites/apps in your view can be described as a provider of social networking services? Please tick as many boxes as you consider appropriat,” elencando poi piattaforme e servizi come Flickr, Foursquare, Google+, LinkedIn, Myspace, Meetup, Tumblr, Twitter, Skyrock, Pinterest, Ask.FM.

 

Benessere e social, ma non solo digital per carità!

Parliamo della ricerca “Online networks and subjective well-being” in collaborazione tra Università la Sapienza di Roma e Statec Lussemburgo. 

Condotta su un campione di 50.000 italiani appartenenti ad una banca dati Istat, la ricerca intreccia il benessere individuale con dati come la  frequenza con cui le persone si incontrano e la fiducia verso il prossimo in relazione all’uso di Facebook e Twitter. Domanda: l’uso di reti online riduce il benessere soggettivo? e in che modo?

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Come gli autori spiegano direttamente alla rivista del MIT risulta che “il networking online gioca un ruolo positivo nel benessere individuale quando è associato a interazioni fisiche”. Quando la relazione resta solo online, la fiducia verso il prossimo ne risente negativamente.

E se la distanza non è accorciabile? Se non vogliamo per forza abbassare il livello di fiducia, i detentori di iPhone possono sempre usare Somebody App.

 

Everybody need Somebody (app)

Giusto giovedì scorso Miranda July presentava la sua app che permette di consegnare fisicamente messaggi istantanei, attraverso la persona più vicina al destinatario.

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Come funziona? Primo, individuare a quale amico inviare un messaggio (è stata anche prevista  la possibilità per il destinatario di confermare se è un buon momento o meno per ricevere il messaggio). A questo punto scegliere il messaggero, il vostro avatar, in base a reviews e rating. Next step: mandare una foto del destinatario e i dettagli del messaggio, incluse le “actions” da compiere: abbracci e sbadigli, canzoni o strepiti.

Se l’app rientra sotto l’ombrello della Public Art e se è vero che non è nemmeno il massimo della comodità, bisogna ammettere che abbatte la barriera impersonale della chat.

Forse non sarà più solo lei, la chat impassibile, ad assistere a tutti i nostri picchi emotivi.

 

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Ripensare i contenuti video come parte di una conversazione

di Stefano Maggi in News

L’aumento della fruizione di video online è costante, da desktop ma soprattutto da mobile e tablet, anche in Italia.

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Significa che gli italiani continuano a guardare film o video online nel modo in cui l’hanno sempre fatto, ma utilizzando mezzi digitali? Non solo.

L’aumento costante della fruizione video online è influenzato da un profondo cambiamento del modo in cui le persone utilizzano i canali social e i device mobile. Le persone non hanno portato modelli tradizionali su canali diversi, hanno radicalmente modificato il proprio rapporto con il contenuto video. Il modo di guardare la televisione non si è trasferito online, immutato, su canali video – come YouTube. Si è evoluto il comportamento delle persone.

Il concetto di “clip” è fondamentale: contenuti brevi, pensati per essere visti in mobilità e non corti estratti di un contenuto più ampio (come ad esempio un programma televisivo). Ma ancora più importante è il concetto di “condivisione”: sono contenuti che fanno parte di una conversazione, che stimolano le persone a interagire tra loro attraverso dinamiche social. Il suggerimento del contenuto ai propri amici, il like, il commento, l’attivazione di una conversazione pubblica o di una conversazione one-to-one.

Insomma, il contenuto video, sta entrando nel modello di utilizzo dei canali social e online in generale con una presenza che diventa sempre più simile e pervasiva come quella delle immagini.

Non solo: ogni video all’interno di una conversazione non solo racconta una storia, ma fornisce gli strumenti per interagire. Facebook, cogliendo questa tendenza, ha introdotto oggi un nuovo strumento: la call to action personalizzata alla fine dei video, per consentire alle persone che hanno visto di compiere un’azione.

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Molti brand finora hanno inteso YouTube come un “repository” di spot televisivi o una leggera evoluzione, con la pubblicazione di contenuti di approfondimento rispetto a tematiche informative e commerciali, limitandone così il potenziale. Le marche che hanno interpretato meglio il cambiamento sono partite da un’analisi profonda di come la fruizione video si inserisca nella vita di tutti i giorni del proprio target.

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Sono nati così molti esperimenti interessanti, in cui il video è pensato proprio come parte di una conversazione e non come la pubblicazione su un canale digitale di un contenuto immaginato per un mezzo monodirezionale e broadcast come la televisione.

Facebook, Twitter, Vine e Instagram, stanno offrendo ogni settimana nuove modalità per rendere la fruizione video sempre più integrata con le abitudini delle persone. Anche YouTube è consapevole del cambiamento e si sta muovendo per evolvere il proprio tipo di proposta. Ad esempio, facendo leva sul tema informativo: sempre più persone utilizzano YouTube per informarsi, trovare soluzioni e capire temi verticali. In modo provocatorio, YouTube sta rimpiazzando Google come motore di ricerca per alcune esigenze di conoscenza specifica.

Come ha detto Susan Wojcicki, CEO di YouTube, ”If people want to learn about the world today, they should look it up on YouTube, that’s how the world is learning about the world around us.”

Insomma, i brand che stanno andando oltre il semplice utilizzo di YouTube come repository di video e che pensano a questo tipo di contenuti come parte di una conversazione, colgono il meglio da questo mutamento nel comportamento delle persone e riescono a rendere i video una parte di una conversazione e di rapporto più ampio, non una semplice azione di visualizzazione passiva.

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Mercoledì Social #206

di Davide Gonzato

Il giorno della settimana è quello giusto, quindi sotto con un nuovo mercoledì social che con oggi sale a quota #206!

Agenda di oggi: peso dei social media in ambito business, video che impattano sul processo di acquisto e che governeranno a breve l’interno web, di Favourite People su Twitter e infine del mio adorato Foursquare che ha in serbo grandi cose per tutti i suoi più assidui utilizzatori.

 

Social media Business.

Se vi dicessi che, come trend generale, i social media sono sempre più una delle leve centrali all’interno del marketing mix di un’azienda, non direi certamente a voi attenti lettori di questo blog nulla di nuovo. Se dovessimo invece iniziare a snocciolare meticolosamente dati e numeriche, la cosa si farebbe sicuramente più interessante e precisa. E’ quello che ha fatto Somemto in una delle sue ultime infografiche, dandoci una chiara visione di quanto i social media siano ormai per il consumatore il punto di ingresso preferenziale nel percorso d’acquisto.

 

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Con una percentuale di penetrazione sul totale degli utenti internet che ormai si assesta sull’85% per Facebook e di quasi il 50% per Twitter, e soprattutto con la loro peculiarità di media che “accompagna” l’utente in tutte le fasi della giornata, è facile intuire come questo tipo di social media sites siano in grado di generare una conversion rate doppia rispetto a molti strumenti di marketing online e offline, e soprattutto di averla più alta di quasi il 50% rispetto alla media di lead generati da tutti gli strumenti di marketing.

Qui tutta l’infografica.

 

Impatto dei video nel campo business. 

Bene, stabilito quanto piattaforme come Facebook e Twitter siano effettivamente un ottimo strumento di conversione per il business, sapete qual è un altro strumento che si sta rendendo fondamentale quando si parla di decisione d’acquisto? Esatto, i video online. Tre quarti dei consumatori, ce lo dice l’ultimo studio di Animoto, sembra essere infatti più incline all’acquisto di un prodotto quando ha avuto la possibilità di vedere prima un video sul prodotto stesso.

 

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Questa forza è data da un insieme di caratteristiche, che vanno dalla possibilità di racchiudere in un solo video molte informazioni sul prodotto, al fatto di farlo in modo veloce, coinvolgente e volendo anche molto divertente

 

 

State dunque pensando di avviare o consolidare la presenza online del vostro business, il suggerimento allora non può che essere quello di non dimenticarvi di prevedere anche un supporto video. E, con il sempre maggior numero di persone che utilizzano i loro smartphone per vedere i video, non scordatevi di utilizzare come host piattaforme video che siano già ottimizzate per il mobile come YouTube e Vimeo. Caricare infatti video su YouTube significa anche avere accesso diretto a un social network che già supera Facebook e Twitter per attenzione e per tempo trascorso sulla pagina (in media quasi 4 minuti) e soprattuto per pagine viste oltre quella inizialmente di atterraggio (in media altre 5 pagine).

 

Social Video.

Va bene, probabilmente non avete (ancora?) nessun business personale da supportare con il mezzo video, ma ne sarete comunque interessati visto che la stima è che entro il 2017 il 67% del traffico dell’intero web sarà rappresentato dai video Vale la pena essere quindi preparati, e aver ben chiare quali sono le principali caratteristiche e possibilità che le diverse piattaforme social garantiscono.

 

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Vi consiglio quindi questa infografica di Mediabistro che analizza oltre a Youtube (che vi ricordo essere già oggi il secondo website più visitato al mondo), anche Vimeo, Google Hangouts, Instagram e Vine. Buona visione.

 

Facciamo un po’ di ordine su Twitter.

Nei mesi, e poi anni, vi siete lasciati un po’ sfuggire la situazione di mano sul pulsante “Segui” e ora avete un profilo Twitter che segue centinaia e centinaia di altri account, tanto che ormai non riuscite più a riconoscere nello scorrere senza fine del vostro feed quelli veramente interessanti da tutto i restanti. Tranquilli, è successo anche a me. E se la situazione era in parte già migliorata con l’introduzione da parte di Twitter della sezione “Liste”, ora il sito di micro-blogging ci viene ulteriormente incontro.

Pare infatti sia in test in questi giorni una timeline di “Favourite People”, che raggruppa e rende visibile in un sezione ad-hoc gli account selezionati come “preferiti”.

Questi sono i primi screenshot apparsi su TechCrunch.

 

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E se proprio sarete tra coloro che proprio non vorranno perdersi nemmeno un cinguettio fatto da uno dei vostri profili “preferiti”, è in test anche la possibilità di ricevere delle notifiche push ogni qualvolta questi posteranno un nuovo tweet.

Mi raccomando, questa volta però riflettiamo bene sul chi indicare come “preferito”, altrimenti ci ritroveremo inevitabilmente nella situazione di partenza!

 

Il futuro di Foursquare, costruito sul presente.

“We realize that even though check-in was really interesting in the right tense, what was really interesting was if you had all this check-in data going back to months or years. What could you do with that?”

Con questa domanda è iniziata nel 2009 l’avventura di Foursquare per Dennis Crowley, che ne è co-founder e CEO.

E sembra che la risposta piano piano stai affiorando, anche grazie a un approccio crowd-founding garantito dagli utenti della piattaforma, visto che Foursquare sta diventando sempre meno uno strumento di alert su dove si trovano i tuoi amici, e sempre più un aggregatore di dati che contengono informazioni riguardo le abitudini degli utenti, siano essi privati o business. Il fine ultimo è sempre più quello di trasformare questi dati in nuovi servizi per l’utente (e ovviamente anche per gli advertising partners che saranno lì pronti a promuovere i loro prodotti).

 

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Con i suoi 45 milioni di utilizzatori, che esprimono quotidianamente preferenze su locali e ristoranti (e non solo), sugli orari in cui li frequentano, su quello che preferiscono e/o sconsigliano del menù, l’azienda sta immagazzinando milioni di dati con l’intenzione poi di trasformali in un prossimo futuro in consigli su venue che potrebbero interessare l’utente in base alla sua posizione, filtrandoli rispetto a scelte (e quindi check-in e commenti) fatte precedentemente.

Quello che Dennis Crowley contesta, o comunque su cui punta come differenziazione rispetto a piattaforme come Google Maps o website come TripAdvisor, è la mancanza di personalizzazione partendo dallo storico di abitudini e informazioni già espresse dall’utente, che porta gli stessi risultati di ricerca indipendentemente da chi la stia facendo.

Ovvero: avete mangiato una pizza la sera prima? Bene, Foursquare sapendo quanto sia importante avere un’alimentazione diversificata, vi suggerirà magari su un cinese o un greco.

 

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Cosa ne pensate dunque di un futuro dove noi spenderemo sempre meno tempo a decidere quale esperienza fare, e sempre più invece a viverla grazie al costante lavoro di profilazione fatto ogni volta sui nostri interessi e preferenze tramite semplici interazioni da smartphone?

Vi lascio con la lettura qui dell’intervista integrale fatta da Readwrite a Mr. Foursquare, in cui si entra nel dettaglio di aspetti del passato che hanno fatto Foursquare quello che è oggi, e di altri che appunto lo trasformeranno un domani.

A presto!

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Olimpiadi di Sochi, brand coinvolti e conversazioni

di Andrea Savarino in News

Pochi giorni fa vi abbiamo parlato di alcune iniziative social realizzate da Sky Sport per le Olimpiadi di Sochi [disclosure: Sky Sport è cliente di We Are Social].

Le Olimpiadi non sono soltanto un’occasione per i media (tradizionali e non) di parlare di un tema interessante, bensì sono l’opportunità per numerosi brand-sponsor di ottenere visibilità e tentare di padroneggiare il fiume in piena di conversazioni che ruotano attorno a un evento di enorme portata.

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Quali sponsor delle Olimpiadi sono riusciti, fino a ora, a far parlare maggiormente di sé? E soprattutto, che tipo di conversazioni sono stati in grado di attivare sulla rete? 

Nei risultati dell’indagine (svolta dai nostri colleghi di Londra) troverete le risposte relative a questo tema. Tutti i dati si basano sul totale conversazioni in inglese, che si sono sviluppate su Twitter, Blog e Forum nel periodo compreso tra il 7 e il 18 febbraio.

Atos - at the Winter Olympic Games - Olympic Park - panorama by daylight
Photo by Atos [Flickr]

Le Olimpiadi di Sochi hanno fino ad ora generato più di 7 milioni di mention: un volume elevatissimo. Ecco i 6 hashtag più popolari durante la manifestazione:

  1. #sochi2014, con 2.170.000 mention
  2. #sochi, con 552.500 mention
  3. #olympics, con 524.900 mention
  4. #teamusa, con 172.500 mention
  5. #winterolympics, con 161.700 mention
  6. #sochiproblems, con 138.100 mention

A livello di target, sempre su Twitter, gli uomini hanno contribuito a generare il 56% delle conversazioni (le donne il 44%)

Abbiamo analizzato le conversazioni relative a tutti i brand-partner delle Olimpiadi e alla loro associazione con le Olimpiadi stesse; dall’analisi sono emersi diversi aspetti interessanti.

I 3 brand-partner più discussi sono stati: Visa (con 49.700 mentions); McDonald’s (con 18.800 mentions); Procter&Gamble (con 12.000 mentions). Coca Cola si è posizionata quarta, se consideriamo le conversazioni in inglese overall, ma in UK è stato il brand più discusso in assoluto.

I volumi di conversazione sono importanti, certo, ma è l’analisi del contenuto e del sentiment delle stesse che consente di capire il valore reale delle conversazioni generate. Analizzando infatti in dettaglio le conversazioni, il podio dei top 3 brand muta notevolmente:

Visa ha generato quasi esclusivamente conversazioni di carattere neutrale (il 99% del totale mention) e per questo motivo dovrebbe scendere al secondo posto. Tale risultato è stato possibile grazie alla strategia adottata su Twitter, dove il brand ha preferito restare in secondo piano per focalizzarsi invece sulla divulgazione di contenuti relativi agli atleti e agli eventi sportivi, combinando il tutto con un utilizzo efficace di immagini e di Vine. Con questa strategia Visa è quindi riuscita a produrre dei contenuti che hanno spinto gli utenti alla condivisione, dando quindi visibilità anche al brand.

Ecco uno dei tweet del brand che ha ottenuto forte diffusione (più di 10.000 retweet)

McDonald’s, che a livello di volumi ricopre il secondo posto, dovrebbe scendere al terzo se consideriamo il valore delle conversazioni generate: oltre alle conversazioni neutrali (63% del totale) ha infatti registrato il 37% di conversazioni negative, di cui il 2% relative al tema dell’omosessualità e il 35% sul tema dell’obesità. Mentre il primo tema ha riguardato sia diversi brand che le autorità Russe in generale, il secondo è quello che ha maggiormente messo in difficoltà McDonald’s: nonostante il brand abbia pensato a una strategia narrativa convincente, per legittimare il proprio ruolo di partner delle Olimpiadi, gli utenti della rete non hanno potuto fare a meno di percepire e denunciare una certa dissonanza tra il brand e un evento sportivo. Ecco un esempio della criticità che ha travolto il brand:

 

Il brand che merita il primo posto, a nostro avviso, è invece Procter&Gamble. Perché? Perché ha attivato le conversazioni relative a questo momento molto prima dei competitor, pubblicando lo spot TV su YouTube già a partire dal 5 gennaio. In questo modo è riuscito a guadagnare e rafforzare la propria awareness in netto anticipo, totalizzando più di 18 milioni di visualizzazioni (contro 900.000 di Visa e 58.000 di McDonald’s), ma non solo: Procter&Gamble ha generato il 33% di mention neutrali e ben il 67% di mention positive. Come ci è riuscito? Semplice a dirsi ma non a farsi: anziché limitarsi a parlare degli atleti e dello sport, il brand ha parlato delle madri degli atleti, ha trovato quindi un linkage, nuovo ed efficace, tra il mondo dello sport e quello dei suoi prodotti, del senso di “casa” e della cura della persona. Il risultato è stato quindi un forte coinvolgimento personale ed emotivo del proprio target, che ha trovato nei social il proprio canale preferenziale.

Di seguito un esempio del successo di Procter&Gamble (il tweet vanta, ad oggi, quasi 2.000 retweet e più di 4.000 “preferiti”)

 

Il successo di Procter&Gamble (e le difficoltà incontrate da McDonald’s) sono l’ennesima conferma del fatto che la strategia di comunicazione di un brand deve tenere conto di molti aspetti, che vanno studiati e compresi prima di attivare il processo creativo: i contenuti proposti devono essere rilevanti per il target di riferimento; la comunicazione deve da una parte mettere in luce il brand e dargli una voce che sia distintiva rispetto ai competitor, ma dall’altra deve evitare che il brand possa prevaricare sul contenuto stesso; infine, i contenuti devono essere adatti (o adattati) ai canali cui è destinato il messaggio.

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