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C’era una volta il contenuto…

di Luca Della Dora in News

Il 2014 è stato un anno ricco di novità e cambiamenti, sia per quanto riguarda il modo in cui le persone accedono ai contenuti, sia per l’approccio di molti brand alla loro creazione e distribuzione.

Cambiano le piattaforme perché cambia il modo in cui le persone accedono ai contenuti, e cambiano le modalità di fruizione perché cambiano le piattaforme: questo processo circolare fa sì che risulti sempre più importante, per le marche, trovare un equilibrio tra quello che vogliono comunicare e l’individuazione di quello che cercano davvero le persone quando entrano in contatto con loro.

Perché dovrei desiderare interagire con un brand? Qual è il valore generato da questa interazione? C’è un reciproco scambio o è solo uno degli “attori” coinvolti a beneficiarne?

Sono queste le domande a cui le aziende devono saper rispondere nel momento in cui decidono di stabilire una presenza sui social media: durante gli ultimi mesi è cresciuto ulteriormente il volume di informazioni che ognuno di noi incontra ogni volta che accede a Facebook dal proprio computer, o quando scorre la propria timeline di Twitter (senza scordare che il 2014 è stano un anno di crescita straordinaria per piattaforme di condivisione “private”, come Snapchat, WhatsApp, Line o WeChat).

Chat Apps
We Are Social’s Digital Statshot 003

Emerge sempre più l’importanza, per i brand, di avere un approccio editoriale focalizzato al raggiungimento di obiettivi specifici, che sappia supportare la strategia che guida la presenza in luoghi che le persone vivono quotidianamente per ragioni molto diverse, e con sempre meno frizioni e differenze legate al dispositivo con cui accedono a internet.

How Technology Is Changing Media

Più di 7 persone su 10 dichiarano di fidarsi dei contenuti che vengono condivisi dai brand quando questi li aiutano a migliorare la propria conoscenza relativamente a un tema specifico, ma questa percentuale crolla al 30% quando il contenuto risulta chiaramente promozionale (fonte: Kentico Digital Experience Survey), e appare quindi come “contorno” a una comunicazione di prodotto: si tratta di una linea molto sottile, ed è quindi sempre più importante abbandonare l’approccio tipico dell’advertising tradizionale – da questo punto di vista.

Per questo motivo i messaggi di puro marketing non vengono digeriti dalle persone: è una cosa che Facebook sa molto bene, e per questo ha comunicato che il suo algoritmo penalizzerà sempre di più i post puramente promozionali.

FB Newsroom

Quello che rende un contenuto editoriale efficace è la capacità di essere fruito al momento giusto, e che risponda a un’esigenza (che può essere di supporto, o legata all’approfondimento di informazioni che si stavano cercando, ma anche di puro intrattenimento): sono questi due ingredienti a definire quello che le persone intendono come scambio di valore, e a creare un contenuto editoriale forte.

Le aziende più brillanti sono quelle in grado di sviluppare relazioni e conversazioni con le persone, e – soprattutto – “entrare nella loro narrativa” (come la definisce in modo molto efficace l’antropologo Bob Deutsch): la narrativa ha una trama, dei personaggi con il proprio punto di vista, ha un momento in cui viene messa in scena, ma ha anche dei conflitti e degli ostacoli che rendono la storia imprevedibile e in grado di regalare dei colpi di scena.

I social media sono il luogo attraverso cui le aziende possono sviluppare perfettamente questo approccio insieme alle persone, evolvendo l’approccio passato secondo cui le marche “costruivano” e raccontavano storie in cui le persone dovevano riconoscersi o a cui aspirare: oggi si tratta di costruire un rapporto sull’identità delle singole persone con cui i brand entrano in contatto, e costruire insieme storie di cui vorranno far parte.

La nostra soglia di attenzione è precipitata da 12 a 8 secondi in poco più di 10 anni (sì, anche un pesce rosso ci batte), e ci ritroviamo ogni giorno a leggere più di 100 mila parole: lo facciamo passando dallo schermo del nostro computer a quello dello smartphone decine di volte al giorno.

Come detto, le piattaforme si stanno adattando a questo cambiamento (favorendolo), dando sempre più spazio ai contenuti visuali (che il nostro cervello elabora 60.000 volte più velocemente rispetto a quelli testuali).

Visual Content

Non stupisce quindi che Instagram stia continuando a crescere e che abbia superato Twitter in termini di utenti attivi (superando i 300 milioni), o che Facebook continui la propria strategia che pone i video sempre più al centro dell’esperienza offerta ai suoi utenti (e che abbia visto – per la prima volta – il numero di video visti sulla sua piattaforma, superare quelli presenti su Youtubela presenza dell’autoplay su Facebook influenza sicuramente questo dato, che resta comunque molto sigificativo).

Facebook Video VS Youtube.001

Siamo certi che il 2015 sarà un anno ancor più interessante per tutte quelle marche che sapranno avere un approccio di questo tipo – incentrato sulla comprensione delle persone, e sulla partecipazione nella “loro” narrativa – e siamo davvero entusiasti di poter far parte di questa storia, una storia che dovrà sempre più prescindere dalle singole piattaforme, e vivere sempre più di un vero scambio di valore tra marche e persone.

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Mercoledì Social #232

di Daniele Ciacci

Buongiorno,

oggi il Mercoledì Social compie la sua 232esima settimana di vita.
Vediamo di festeggiarla a dovere, con un po’ di news interessanti sul mondo della rete e dei social network.

Chi è più app-dipendente?
Lo dicono i dati (per gli US) di
comScore Mobile Metrix: i 25-34enni usano app mobile per 75 ore al mese. Il segmento più giovane (18-24) “solo” 74.

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Le ragioni di questo trend? Anche in questo caso i dati parlano chiaro: il segmento 25-34 ha una penetrazione degli smartphone pari al 48%, mentre i giovani soltanto del 35%.

Mobile advertising: l’ultima frontiera di Twitter
Twitter allarga i suoi orizzonti con alcuni tool per facilitare la creazione di promoted tweet, permettendo di segmentare i target e di gestire liste di utenti.

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Secondo la compagnia di San Francisco, questo update permetterà di trovare nuovi users simili a quelli delle liste già caricate.
Un vantaggio in più per chi vuole muovere i propri passi nel mondo dell’advertising digitale.

Pronti (o quasi) gli Sponsored Post di Instagram
Instagram sta preparando i contenuti sponsorizzati per la propria piattaforma. Questo lo sapevamo già da un po’, ma ieri Charlotte Williams ce ne ha fatto pregustare un’anteprima su Twitter.

Per quest’anno, l’evoluzione apparirà soltanto negli stream targati Canada, Australia e UK. Chissà che nel 2015 non tocchi anche all’Italia!

Ecco Facebook Media

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Facebook Media è una piattaforma creata per aiutare organizzazioni e personalità famose ad usare Facebook per scovare nuovi fan con cui condividere le proprie storie.

Con Facebook Media, infatti, si potranno imparare le basi per:
aumentare e ingaggiare la propria audience
guidare i referrals tramite link e contenuti
condividere video
integrare social content per connettere i propri canali televisivi alla piattaforma.

Video, video delle mie brame
Difficile dire se Facebook voglia scardinare YouTube quale prima piattaforma per fruire contenuti video. Tuttavia, è chiaro che l’azienda di Zuckerberg vuole cavalcare l’onda dei contenuti visuali, capaci di creare un forte engagement (come già trattato nel nostro blog).

Facebook sta cercando di convincere molti producers di YouTube a spostarsi sulla propria piattaforma, caricandovi direttamente i video. Tra i grandi nomi, ci sarebbero Maker Studios (di proprietà della Walt Disney Co.) e Collective Digital Studio, i creatori della serie virale Annoying Orange.

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© Cartoon Network/Associated Press

Il nuovo veicolo di pagamento
È stato presentato il nuovo iPhone 6, che non ha mancato di suscitare stupore e polemiche. Quel che è certo, è che anche l’ultimo nato in casa Apple ci regalerà belle sorprese.

L’iOS 8 del nuovo iPhone 6, infatti, conterrà anche la nuova feature Apple Pay: gli utenti potranno accedere a pagamenti sicuri direttamente dal loro smartphone.

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C’è chi si aspetta che, già nel 2015, l’iPhone 6 diventi il veicolo di pagamento principale.

Staremo a vedere!

Sono utili i social media per il B2B?
L’agenzia Omobono ha risposto a questa domanda con uno studio, che ha coinvolto 115 senior business marketer con un questionario con domande sui propri obiettivi, sui budget, sulle attività e sulle sfide della propria professione.

I risultati sono stati raccolti in questa infografica.

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Enjoy!
E al prossimo mercoledì social!

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Mercoledì Social #230

di Giulia Parisi

Mercoledì Social #230. Facciamo l’en plein: si parla di Youtube, di Twitter, di Facebook e Whatsapp. E della relazione tra benessere e social, con uno studio e l’app “Somebody” che gli risponde a tono. #230, ovvero il prefisso internazionale delle Mauritius. Buona lettura, sempre che non abbiate chiamate urgenti per l’Oceano indiano.

Videomakers: preparate il barattolo delle offerte per il vostro canale Youtube

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Individuata una nuova funzione di Youtube, per il momento in beta in US, Australia, Giappone e Messico. Si tratta di fan funding, una sorta di barattolo delle offerte pensato per i gestori di canali Youtube che non intendono disturbare il loro pubblico con overlay e preroll.

Gli account su cui la funzione è già attiva mostrano una piccola icona con un cuoricino nell’angolo del video, e sarà possibile donare cliccando sia su questa icona oppure cliccando sul bottone “Support” nel riquadro delle informazioni dell’autore. Youtube conferma la release e specifica il dettaglio delle fee.

 

E alla fine arriva lui, Twitter Analytics. 

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Twitter Analytics per tutti! Per chi vuole andare al sodo, iniziamo da: come si fa? Scorrendo fino a “statistiche” dopo aver cliccato sulla rotellina in alto a destra (oppure cliccando qui se siete già loggati). E comunque no, non è possibile guardare le statistiche di un altro account. 

La dashboard era già disponibile per gli advertisers da luglio, ma solo da settimana scorsa è  attiva su tutti gli account. La struttura rimane la stessa però, e mostra informazioni sull’account a tutto tondo.

Sarà possibile ricavare dettagli sui followers (info socio-demografiche ma anche i followers generati da un tweet), fino ai dettagli relativi ai alle twitter card e ai tweet, come le visualizzazioni ottenute da un tweet, il numero di clic su “Espandi” o il numero di clic al profilo originati da uno specifico tweet. A questo si aggiungono le statistiche in tempo reale: 24 ore su 24, un buffet di reply, follows, click su hashtag e “stelline”.

Twitter Analytics dashboard

 

Checkup completo per l’acquisizione di Whatsapp da parte di Facebook

La Commissione europea vuole andare a fondo dopo le prime analisi di luglio 2014, quando aveva inviato ai diretti competitor europei di Facebook (Telegram, Line, WeChat, Snapchat) un primo documento d’indagine, più breve. Invia adesso un nuovo questionario, anomalo nel suo genere per lunghezza e dettaglio, facendo un primo passo verso un’investigazione formale. 

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70 pagine di domande, rivolte non solo a competitor di Facebook ma anche a consumatori di un certo livello del social network (operatori di telcom, creatori di app e  fornitori di servizi internet). Infatti la notizia arriva dal Wall Street Journal che ha ricevuto ieri il documento, mentre per il momento nessuno tra Facebook, Commissione Europea e Whatsapp ha commentato ufficialmente.

Competizione, Privacy, Dati personali. L’intento dichiarato è comprendere del panorama competitivo e approfondire cosa distingue un social network da una app di messaggistica istantanea. Ovviamente tra le righe, ma neanche troppo, si tratta di tutelare privacy e dati personali. Ma si indaga anche su come una fusione tra i due giganti possa influenzare l’efficacia degli strumenti adv su mobile e desktop. 

Alcune domande riportate dal Journal e da Register:

  • Do you consider traditional electronic communications services, such as voice calls, SMS, MMS, emails, etc., to be substitutable with the consumer communications services functionalities offered by your app(s)?
  • Which is the difference “between services primarily designed to enable users to keep in touch with their existing friends / relatives as opposed to services primarily designed to enable users to enter into contact with new people”
  • In your view, what would be the likely impact on WhatsApp and its user base, if post-transaction WhatsAp were to start collecting increased amount of data about its users (e.g. user location, age, gender, message content, etc.)?
  • Which of the following websites/apps in your view can be described as a provider of social networking services? Please tick as many boxes as you consider appropriat,” elencando poi piattaforme e servizi come Flickr, Foursquare, Google+, LinkedIn, Myspace, Meetup, Tumblr, Twitter, Skyrock, Pinterest, Ask.FM.

 

Benessere e social, ma non solo digital per carità!

Parliamo della ricerca “Online networks and subjective well-being” in collaborazione tra Università la Sapienza di Roma e Statec Lussemburgo. 

Condotta su un campione di 50.000 italiani appartenenti ad una banca dati Istat, la ricerca intreccia il benessere individuale con dati come la  frequenza con cui le persone si incontrano e la fiducia verso il prossimo in relazione all’uso di Facebook e Twitter. Domanda: l’uso di reti online riduce il benessere soggettivo? e in che modo?

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Come gli autori spiegano direttamente alla rivista del MIT risulta che “il networking online gioca un ruolo positivo nel benessere individuale quando è associato a interazioni fisiche”. Quando la relazione resta solo online, la fiducia verso il prossimo ne risente negativamente.

E se la distanza non è accorciabile? Se non vogliamo per forza abbassare il livello di fiducia, i detentori di iPhone possono sempre usare Somebody App.

 

Everybody need Somebody (app)

Giusto giovedì scorso Miranda July presentava la sua app che permette di consegnare fisicamente messaggi istantanei, attraverso la persona più vicina al destinatario.

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Come funziona? Primo, individuare a quale amico inviare un messaggio (è stata anche prevista  la possibilità per il destinatario di confermare se è un buon momento o meno per ricevere il messaggio). A questo punto scegliere il messaggero, il vostro avatar, in base a reviews e rating. Next step: mandare una foto del destinatario e i dettagli del messaggio, incluse le “actions” da compiere: abbracci e sbadigli, canzoni o strepiti.

Se l’app rientra sotto l’ombrello della Public Art e se è vero che non è nemmeno il massimo della comodità, bisogna ammettere che abbatte la barriera impersonale della chat.

Forse non sarà più solo lei, la chat impassibile, ad assistere a tutti i nostri picchi emotivi.

 

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Ripensare i contenuti video come parte di una conversazione

di Stefano Maggi in News

L’aumento della fruizione di video online è costante, da desktop ma soprattutto da mobile e tablet, anche in Italia.

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Significa che gli italiani continuano a guardare film o video online nel modo in cui l’hanno sempre fatto, ma utilizzando mezzi digitali? Non solo.

L’aumento costante della fruizione video online è influenzato da un profondo cambiamento del modo in cui le persone utilizzano i canali social e i device mobile. Le persone non hanno portato modelli tradizionali su canali diversi, hanno radicalmente modificato il proprio rapporto con il contenuto video. Il modo di guardare la televisione non si è trasferito online, immutato, su canali video – come YouTube. Si è evoluto il comportamento delle persone.

Il concetto di “clip” è fondamentale: contenuti brevi, pensati per essere visti in mobilità e non corti estratti di un contenuto più ampio (come ad esempio un programma televisivo). Ma ancora più importante è il concetto di “condivisione”: sono contenuti che fanno parte di una conversazione, che stimolano le persone a interagire tra loro attraverso dinamiche social. Il suggerimento del contenuto ai propri amici, il like, il commento, l’attivazione di una conversazione pubblica o di una conversazione one-to-one.

Insomma, il contenuto video, sta entrando nel modello di utilizzo dei canali social e online in generale con una presenza che diventa sempre più simile e pervasiva come quella delle immagini.

Non solo: ogni video all’interno di una conversazione non solo racconta una storia, ma fornisce gli strumenti per interagire. Facebook, cogliendo questa tendenza, ha introdotto oggi un nuovo strumento: la call to action personalizzata alla fine dei video, per consentire alle persone che hanno visto di compiere un’azione.

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Molti brand finora hanno inteso YouTube come un “repository” di spot televisivi o una leggera evoluzione, con la pubblicazione di contenuti di approfondimento rispetto a tematiche informative e commerciali, limitandone così il potenziale. Le marche che hanno interpretato meglio il cambiamento sono partite da un’analisi profonda di come la fruizione video si inserisca nella vita di tutti i giorni del proprio target.

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Sono nati così molti esperimenti interessanti, in cui il video è pensato proprio come parte di una conversazione e non come la pubblicazione su un canale digitale di un contenuto immaginato per un mezzo monodirezionale e broadcast come la televisione.

Facebook, Twitter, Vine e Instagram, stanno offrendo ogni settimana nuove modalità per rendere la fruizione video sempre più integrata con le abitudini delle persone. Anche YouTube è consapevole del cambiamento e si sta muovendo per evolvere il proprio tipo di proposta. Ad esempio, facendo leva sul tema informativo: sempre più persone utilizzano YouTube per informarsi, trovare soluzioni e capire temi verticali. In modo provocatorio, YouTube sta rimpiazzando Google come motore di ricerca per alcune esigenze di conoscenza specifica.

Come ha detto Susan Wojcicki, CEO di YouTube, ”If people want to learn about the world today, they should look it up on YouTube, that’s how the world is learning about the world around us.”

Insomma, i brand che stanno andando oltre il semplice utilizzo di YouTube come repository di video e che pensano a questo tipo di contenuti come parte di una conversazione, colgono il meglio da questo mutamento nel comportamento delle persone e riescono a rendere i video una parte di una conversazione e di rapporto più ampio, non una semplice azione di visualizzazione passiva.

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Mercoledì Social #206

di Davide Gonzato

Il giorno della settimana è quello giusto, quindi sotto con un nuovo mercoledì social che con oggi sale a quota #206!

Agenda di oggi: peso dei social media in ambito business, video che impattano sul processo di acquisto e che governeranno a breve l’interno web, di Favourite People su Twitter e infine del mio adorato Foursquare che ha in serbo grandi cose per tutti i suoi più assidui utilizzatori.

 

Social media Business.

Se vi dicessi che, come trend generale, i social media sono sempre più una delle leve centrali all’interno del marketing mix di un’azienda, non direi certamente a voi attenti lettori di questo blog nulla di nuovo. Se dovessimo invece iniziare a snocciolare meticolosamente dati e numeriche, la cosa si farebbe sicuramente più interessante e precisa. E’ quello che ha fatto Somemto in una delle sue ultime infografiche, dandoci una chiara visione di quanto i social media siano ormai per il consumatore il punto di ingresso preferenziale nel percorso d’acquisto.

 

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Con una percentuale di penetrazione sul totale degli utenti internet che ormai si assesta sull’85% per Facebook e di quasi il 50% per Twitter, e soprattutto con la loro peculiarità di media che “accompagna” l’utente in tutte le fasi della giornata, è facile intuire come questo tipo di social media sites siano in grado di generare una conversion rate doppia rispetto a molti strumenti di marketing online e offline, e soprattutto di averla più alta di quasi il 50% rispetto alla media di lead generati da tutti gli strumenti di marketing.

Qui tutta l’infografica.

 

Impatto dei video nel campo business. 

Bene, stabilito quanto piattaforme come Facebook e Twitter siano effettivamente un ottimo strumento di conversione per il business, sapete qual è un altro strumento che si sta rendendo fondamentale quando si parla di decisione d’acquisto? Esatto, i video online. Tre quarti dei consumatori, ce lo dice l’ultimo studio di Animoto, sembra essere infatti più incline all’acquisto di un prodotto quando ha avuto la possibilità di vedere prima un video sul prodotto stesso.

 

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Questa forza è data da un insieme di caratteristiche, che vanno dalla possibilità di racchiudere in un solo video molte informazioni sul prodotto, al fatto di farlo in modo veloce, coinvolgente e volendo anche molto divertente

 

 

State dunque pensando di avviare o consolidare la presenza online del vostro business, il suggerimento allora non può che essere quello di non dimenticarvi di prevedere anche un supporto video. E, con il sempre maggior numero di persone che utilizzano i loro smartphone per vedere i video, non scordatevi di utilizzare come host piattaforme video che siano già ottimizzate per il mobile come YouTube e Vimeo. Caricare infatti video su YouTube significa anche avere accesso diretto a un social network che già supera Facebook e Twitter per attenzione e per tempo trascorso sulla pagina (in media quasi 4 minuti) e soprattuto per pagine viste oltre quella inizialmente di atterraggio (in media altre 5 pagine).

 

Social Video.

Va bene, probabilmente non avete (ancora?) nessun business personale da supportare con il mezzo video, ma ne sarete comunque interessati visto che la stima è che entro il 2017 il 67% del traffico dell’intero web sarà rappresentato dai video Vale la pena essere quindi preparati, e aver ben chiare quali sono le principali caratteristiche e possibilità che le diverse piattaforme social garantiscono.

 

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Vi consiglio quindi questa infografica di Mediabistro che analizza oltre a Youtube (che vi ricordo essere già oggi il secondo website più visitato al mondo), anche Vimeo, Google Hangouts, Instagram e Vine. Buona visione.

 

Facciamo un po’ di ordine su Twitter.

Nei mesi, e poi anni, vi siete lasciati un po’ sfuggire la situazione di mano sul pulsante “Segui” e ora avete un profilo Twitter che segue centinaia e centinaia di altri account, tanto che ormai non riuscite più a riconoscere nello scorrere senza fine del vostro feed quelli veramente interessanti da tutto i restanti. Tranquilli, è successo anche a me. E se la situazione era in parte già migliorata con l’introduzione da parte di Twitter della sezione “Liste”, ora il sito di micro-blogging ci viene ulteriormente incontro.

Pare infatti sia in test in questi giorni una timeline di “Favourite People”, che raggruppa e rende visibile in un sezione ad-hoc gli account selezionati come “preferiti”.

Questi sono i primi screenshot apparsi su TechCrunch.

 

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E se proprio sarete tra coloro che proprio non vorranno perdersi nemmeno un cinguettio fatto da uno dei vostri profili “preferiti”, è in test anche la possibilità di ricevere delle notifiche push ogni qualvolta questi posteranno un nuovo tweet.

Mi raccomando, questa volta però riflettiamo bene sul chi indicare come “preferito”, altrimenti ci ritroveremo inevitabilmente nella situazione di partenza!

 

Il futuro di Foursquare, costruito sul presente.

“We realize that even though check-in was really interesting in the right tense, what was really interesting was if you had all this check-in data going back to months or years. What could you do with that?”

Con questa domanda è iniziata nel 2009 l’avventura di Foursquare per Dennis Crowley, che ne è co-founder e CEO.

E sembra che la risposta piano piano stai affiorando, anche grazie a un approccio crowd-founding garantito dagli utenti della piattaforma, visto che Foursquare sta diventando sempre meno uno strumento di alert su dove si trovano i tuoi amici, e sempre più un aggregatore di dati che contengono informazioni riguardo le abitudini degli utenti, siano essi privati o business. Il fine ultimo è sempre più quello di trasformare questi dati in nuovi servizi per l’utente (e ovviamente anche per gli advertising partners che saranno lì pronti a promuovere i loro prodotti).

 

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Con i suoi 45 milioni di utilizzatori, che esprimono quotidianamente preferenze su locali e ristoranti (e non solo), sugli orari in cui li frequentano, su quello che preferiscono e/o sconsigliano del menù, l’azienda sta immagazzinando milioni di dati con l’intenzione poi di trasformali in un prossimo futuro in consigli su venue che potrebbero interessare l’utente in base alla sua posizione, filtrandoli rispetto a scelte (e quindi check-in e commenti) fatte precedentemente.

Quello che Dennis Crowley contesta, o comunque su cui punta come differenziazione rispetto a piattaforme come Google Maps o website come TripAdvisor, è la mancanza di personalizzazione partendo dallo storico di abitudini e informazioni già espresse dall’utente, che porta gli stessi risultati di ricerca indipendentemente da chi la stia facendo.

Ovvero: avete mangiato una pizza la sera prima? Bene, Foursquare sapendo quanto sia importante avere un’alimentazione diversificata, vi suggerirà magari su un cinese o un greco.

 

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Cosa ne pensate dunque di un futuro dove noi spenderemo sempre meno tempo a decidere quale esperienza fare, e sempre più invece a viverla grazie al costante lavoro di profilazione fatto ogni volta sui nostri interessi e preferenze tramite semplici interazioni da smartphone?

Vi lascio con la lettura qui dell’intervista integrale fatta da Readwrite a Mr. Foursquare, in cui si entra nel dettaglio di aspetti del passato che hanno fatto Foursquare quello che è oggi, e di altri che appunto lo trasformeranno un domani.

A presto!

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